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di Antonella Sabia

 

 

 

Solamente due mesi fa, con la prima giunta comunale del sindaco Guarente, la città di Potenza aderiva al progetto ‘Italia Smart Working Place’, ideato da Everywhere Tew, una piattaforma che accoglie quanti, in fuga dalle città, desiderano lavorare in mobilità per un certo periodo di tempo, per vivere un’esperienza autentica all’insegna di uno stile di vita più sostenibile. Non solo, l’ex assessore comunale al turismo, Galella, aveva affermato che “si intendeva puntare sul rilancio turistico della nostra città partendo dall’anima di questo territorio, dalla prossimità che si respira attraversando le nostre strade, per raggiungere dei viaggiatori differenti in grado vivere e valorizzare il nostro Borgo-Città”.

È proprio questa caratteristica della città di Potenza, in particolare del centro storico, caratterizzato da vicoli, scalinate che dovrà essere messa in risalto se, per il post Covid, si vorrà attrarre nuovi flussi di viaggiatori, turisti di passaggio o semplici curiosi, e avvicinarli al capoluogo per la sua affascinante struttura urbanistica, l’attrattività del paesaggio, la cultura e il ricco patrimonio storico-architettonico custodito. Anche alla luce dei recenti apprezzamenti da parte di registi, e attori del piccolo e grande schermo che hanno avuto modo di soggiornare in città e apprezzarne tutte le caratteristiche di “Città verticale”. Non dimentichiamo però, il realistico commento dell'attore Haber che l'ha definita brutta.

Per comprendere le necessità di un centro storico oramai in abbandono, abbiamo chiesto a chi Via Pretoria la vive ogni giorno. Per rilanciare il turismo in città, di cosa c’è bisogno? A rispondere è Sergio Mattioli di Ubik, tra i pochi in Centro aperti anche di domenica. “Considerando la storia della città e i vari terremoti nel corso dei secoli (che hanno devastato il territorio), non la rendono città “storica”, ma ciò non significa “brutta”, semmai architettonicamente migliorabile (qui c’entra ovviamente la politica passata e presente); il miglior modo per far ritornare il Centro fulcro della città è legato alle infrastrutture, al ripristino di alcuni vecchi uffici pubblici (che “costringevano” il cittadino a frequentare il Centro), all’introduzione, nuovamente, dei mercatini di frutta e verdure (vedi Piazzetta “dei Poverelli”, quella del Pesce, etc etc) e, magari anche, con la possibilità di alcuni pulmini che raggiungano il pieno centro (i vecchi “Pollicini”). Attrarre, quindi, coi i servizi primari, potrebbe essere una idea, vecchia ma sempre utile. Sviluppare anche la vita universitaria dei fuori sede, potrebbe essere di aiuto”.

Per dare una forte impronta e una identità al centro storico, sarebbe interessante poter dare dei nomi o installare delle targhe sulle gradinate, vicoli caratteristici molti dei quali –INCREDIBILMENTE- non recano nomenclature evidenti al passante e/o eventuale turista (a prescindere o meno che “derivino” il proprio nome dalla strada principale). Interpellato il neoassessore alla viabilità Massimiliano Di Noia su questa questione, ha “rinviato” la proposta ai cittadini, i quali potrebbero proporre al Comune, a suo dire, delle idee in tal senso. È una via percorribile? O il Potentino si è rassegnato al destino della città e del suo centro storico? Ancora Mattioli a rispondere: “L'idea delle targhe e di una maggiore informazione sulla storia, cultura e tradizione potentina è assolutamente positiva, da fare subito. Si potrebbe, anche, pensare di agevolare l’artigianato, per incrementare il lavoro e caratterizzare Potenza. Considerando che turisti negli ultimi anni se ne vedono, perché non anche offrire loro, sabato e domenica un pranzo a prezzo agevolato, tipico potentino (in convenzione magari del Comune con i ristoratori). Ottima idea quella di coinvolgere i cittadini, con proposte ed idee. Non mi pare, inoltre, che siamo rassegnati al decadimento del Centro, fermo restando che è un problema di tante città, anche quelle più famose, storiche e d’arte e turistiche in genere (ovunque i Centri stanno morendo, purtroppo). Mi è capitato spesso di dover rispondere a turisti che chiedevano il perché di chiese e musei chiusi di domenica, tutto questo -si sa- ha dei costi, ma del resto quando andiamo in altre città, è proprio quello che cerchiamo”.

Parole invece disilluse, quelle di un altro storico commerciante del Centro, Vincenzo Domizio: “Purtroppo capita sempre più spesso di vedere gente triste in giro. Per rilanciare il centro storico sono necessarie un miliardo di cose, ma bisogna partire ridando dignità a questa strada. La stessa Piazza Matteotti, per quanto chiunque ci lascia il cuore passando, non si può non notare che è tenuta male, è adorna, cadono pezzi di cornicioni. E non parliamo dei negozi abbandonati, sfitti, questo è il risultato purtroppo delle cose fatte con poco amore. Ricordo le parole di Alessandro Haber, che penso sia stato onesto con se stesso, dicendo che è una città brutta, tra l’altro non è il primo a dirlo”. Sull’identità e la caratterizzazione di vicoli e gradinate: “Esco tutte le mattine a correre, e purtroppo mi tocca constatare che proprio le scale di cui si parla sono tenute male, molto spesso anche sporche di escrementi, tutte cose che comunque abbiamo sempre ripetuto all’amministrazione. Purtroppo, molto spesso, il potentino non si ribella più, accetta quello che si fa nel bene e nel male. Abbiamo Palazzo Loffredo quasi abbandonato a sé stesso, e penso anche ai ragazzi del progetto Erasmus da Spagna, Turchia che cercavano brochure su Matera e Potenza, ma hanno trovato poco e niente. Ricordo che era stato preso un impegno anche per dedicare una strada o una piazza al nostro conterraneo Pino Mango: è mai stato fatto?”, ha concluso Domizio.

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di Walter De Stradis

 

 

 

 

Sindaco (al secondo mandato consecutivo) di Montescaglioso (Mt), col “vizio” dello scrivere (ha pubblicato un romanzo “storico ed esoterico” e tiene molto all’iniziativa del “Paese dei Libri”, che a maggio vedrà il Comune presente alla Fiera di Torino con un suo stand), il cinquantaquattrenne gemoetra Vincenzo Zito è anche Presidente della comunità Parco Archeologico Storico Naturale delle Chiese Rupestri del Materano, ed è stato vice presidente di FarBas (Fondazione Ambiente e Ricerca).

d: Come giustifica la sua esistenza?

r: Cercando di dare, come sindaco, un supporto alla mia comunità, affinché possa crescere.

d: Mi consenta la battuta: fuori dai confini, Montescaglioso è più che altro conosciuto per essere il “paese di Bubbico”.

r: (Sorride) Sotto l’aspetto politico è così, perché lui ha dato molto, anche a livello nazionale, e grazie alle sue capacità il paese ha avuto la sua giusta visibilità. Ma Montescaglioso è anche molto altro; chi ha preceduto noi (e ha preceduto anche Bubbico) ci ha lasciato tutto un patrimonio storico e archeologico (l’Abbazia, il Centro e gli altri beni culturali). Montescaglioso è la città dei quattro monasteri. Io sono al secondo mandato, ma già nei primi cinque anni di governo avevamo messo parecchie cose in campo, e il paese è cresciuto tantissimo, tramite appunto lo sfruttamento del patrimonio culturale, del turismo, dell’enogastronomia, unitamente all’artigianato storico (noi abbiamo materiali tipici, come il tufo).

d: Venendo qui, abbiamo in effetti visto alcuni turisti stranieri armati di macchine fotografiche. Ma si possono però fornire dei dati e/o dei segnali più precisi di questo indotto? Che so, la diminuzione dello spopolamento, l’aumento della natalità, il numero dei locali e delle nuove attività nate…

r: Il turismo c’era già da prima, ma se n’è parlato soprattutto negli ultimi dieci anni, anche grazie al “traino” di Matera 2019. Oggi in paese abbiano circa 20mila turisti annui, certificati (dati fornitici da chi gestisce l’Abbazia, la nostra attrattiva principale). E’ chiaro che non basta, ma questo può essere l’asse portante delle nostre comunità. E pur vero che Montescaglioso, negli ultimi anni, ha accusato una leggera decrescita demografica, dopo alcuni anni di relativa stabilità. Tutto ciò qualche difficoltà la crea, ma noto anche che molti giovani stanno tornando, dopo aver studiato al Nord, proprio perché c’è questa nuova voglia di mettere a frutto idee che possono dare economia.

d: Lei ha citato “il traino” di Matera 2019: occasione colta a pieno o no? Mi riferisco alle infrastrutture, ai trasporti…E’ una domanda che di solito rivolgo a tutti gli amministratori (e non) del materano.

r: Montescaglioso è il comune più vicino a Matera, è c’è sempre stato un contatto importante. Ho spesso potuto interloquire col sindaco De Ruggieri, a cui spesso segnalavo che l’indotto di rinnovamento innescato da Matera 2019 doveva partire proprio dalle infrastrutture, ma non è accaduto granché (se non grazie alla Regione Puglia che ci ha consentito di avvicinare la Città all’aeroporto). Io e altri sindaci siamo rimasti delusi, perché di miglioramenti all’accessibilità dei nostri territori non ce ne sono stati. C’è un problema serissimo sulla via Appia, sulla Matera-Ferrandina… e le difficoltà sono state anche altre. Anzi, posso dire che sui territori limitrofi a Matera a un certo punto c’è stata addirittura una ricaduta NEGATIVA.

d: Negativa???

r: Sì: negli ultimi vent’anni in questo nostro paese si era riusciti a costruire un percorso culturale importante, 365 giorni l’anno, che portava tanta, tanta gente a Montescaglioso.

d: Cosa sta cercando di dire? Che Matera 2019 vi ha “succhiato” i turisti?

r: Purtroppo ha fatto sì che i turisti –ma penso anche ai Pugliesi che venivano spesso qui- si siano riversati tutti nella Città dei Sassi. Nel periodo estivo, mi hanno dunque svuotato questa grande opportunità che Montescaglioso stava alimentando da anni. Poi c’è stata la Pandemia, e non ne parliamo proprio. L’obiettivo è ora di tornare a crescere grazie alle NOSTRE forze. Però va detto anche che l’attrattore Sassi ha dato al territorio una visibilità mondiale, e su questo non ci piove...

d: …ma se non ha funzionato il “circuito”, viene da pensare che le responsabilità non siano da cercare solamente a Matera, ma anche a livelli regionali…

r: Effettivamente è così. L’idea di Matera 2019 era regionale (ma a mio avviso doveva essere allargata anche alla Puglia). Lei ha ragione: doveva essere la Regione a programmare che Matera fosse al cuore della visibilità mondiale (come accaduto), ma in modo tale che la ricaduta positiva interessasse TUTTI i territori. Questo non è avvenuto.

d: Ma ora al governo regionale ci sono anche i suoi, visto che lei è della Lega. Ed è proprio l’assessore Merra a occuparsi delle infrastrutture.

r: Sicuramente c’è stata un’interlocuzione più veloce ed è stato possibile fare proposte dal territorio. Io ho interloquito anche con Fanelli (Montescaglioso è comune agricolo) e sono state messe in campo azioni sinergiche con entrambi. I famosi fondi ReNDiS per il dissesto idrogeologico, fermi da anni, sono stati sbloccati proprio grazie a questa sinergia: Bardi stesso ne ha capito l’importanza e ha dato incarico a un commissario straordinario, che subito si è attivato. E’chiaro però che c’è tanto ancora da fare.

d: La famosa strada bloccata dal 2013… quando siamo venuti qui era ancora chiusa.

r: I lavori della Montescaglioso-Piani Bradano -la cosiddetta “scorrimento veloce” bloccata da quella maledetta frana di nove anni fa- stanno per essere ultimati, specie se il Ministero snellisce i tempi per la sua parte di risorse. Siamo davvero agli sgoccioli però.

d: Abbiamo parlato di assessori: la giunta “ter” di Bardi ha creato dei malumori anche nella stessa Lega (i cui assessori non erano comunque in discussione). Come spiegare al cittadino le “tarantelle” a cui ha assistito?

r: Eh, purtroppo non è facile. Bisogna essere sinceri e fare autocritica, perché quando si fanno due giunte in una settimana, significa che qualcosa non ha funzionato. In verità, la Lega aveva chiesto a Bardi di azzerare la giunta (dopo i due anni spesi a cercare, giustamente, di capire le problematiche -anche burocratiche –interne alla struttura regionale) affinché si impiegasse il tempo rimanente per avviare una reale fase di rilancio di questa regione, con segnali concreti nei territori, effettuando anche i cambi necessari allo scopo.

d: E invece cosa è successo?

r: E’ successo che alcuni personalismi hanno creato questa situazione, che non fa bene alla Basilicata, non fa bene ai territori e non fa bene alla politica. Il cittadino vede che manca il senso di appartenenza e si allontana.

d: Potrebbe non essere finita. In caso di recrudescenza dei fenomeni descritti, sarebbe il caso di tornare a votare?

r: Dal mio punto di vista, se non ci sarà il rilancio per la Basilicata, sarebbe GIUSTO, non solo opportuno, tornare al voto per creare un nuovo progetto.

d: Le situazioni di impasse nella politica regionale certo non sono di aiuto in faccende che pendono come una spada di Damocle su alcuni comuni lucani, Montescaglioso compreso. Mi riferisco alla più recente mappa Sogin sui siti adatti –a loro dire- a ospitare il famigerato deposito unico di scorie radioattive.

r: I comuni lucani, insieme alla due Province e alla Regione, si sono mossi contro questa eventualità. E’ stata fornita tutta la documentazione tecnico-scientifica necessaria per dimostrare che tutti i siti individuati in Basilicata – non solo Montescaglioso- non sono idonei a ospitare il deposito in sicurezza. Anche con i comuni della vicina Puglia interessati c’è stata unità d’intenti. Tuttavia non ci sono ancora giunte le risposte ufficiali rispetto alle nostre obiezioni.

d: Questa storia va in qualche modo avanti dai tempi di Scanzano. Non teme che i piccoli numeri della nostra regione possano sempre e comunque essere considerati “decisivi”, meglio ancora se presenti in una terra considerata…silenziosa e/o divisa?

r: Quando parliamo di scorie parliamo soprattutto del FUTURO dei territori. Purtroppo a volte, anche in altre occasioni, nelle valutazioni a livelli alti si è tenuto principalmente conto dell’aspetto demografico e della tenuta di “unità” dei cittadini di un territorio. E questo è segno di preoccupazione per noi, vista la scarsa densità abitativa della regione. Per questo, noi siamo preoccupati e sempre per questo abbiamo dovuto PIU’ VOLTE, in questa ultima occasione, far presente che il nostro territorio non è idoneo per il deposito unico. Se dovesse succedere qualcosa del genere, tra l’altro riguarderebbe tutta l’Italia meridionale. Siamo preoccupati, e abbiamo interessato tutti i parlamentari lucani.

d: Lei è stato vice presidente FarBAS: in ambito petrolio siamo ancora in credito, per quanto riguarda le giuste compensazioni, specie se di carattere occupazionale e/o economico?

r: Francamente io farei volentieri a meno delle royalties, perché in Basilicata c’è tanto altro su cui puntare (turismo, cultura etc.). Quindi tendenzialmente io sarei un “No estrazioni”; ma seppur queste devono esserci, devono avvenire in MASSIMA garanzia dei territori. E non devono essere le società stesse a controllare. Dico questo perché io mi sono occupato di una questione simile, quella della cementeria di Matera: fummo l’unico comune del circondario a mettere in evidenza –in occasione del via libera all’incremento di produzione nel 2017 (pur in presenza di una vecchia tecnologia e dell’utilizzo anche di rifiuti non pericolosi)- che le compensazioni non hanno alcun significato se si mettono in discussione ambiente e salute (viepiù se l’unica centralina di controllo è in gestione al controllato, come in quel caso). Accade più o meno lo stesso col petrolio. E in questa maniera le royalties non creano né economia né sviluppo.

d: Se potesse prendere Bardi sottobraccio cosa gli direbbe?

r: Di tornare a parlare non ALLA gente, ma TRA la gente. Di girare i territori lucani e di ASCOLTARE.

d: Qui è venuto?

r: No, se non quando era in campagna elettorale.

d: Il libro che la rappresenta?

r: L’opera omnia di Pirandello e di Herman Hesse.

d: La canzone?

r: Seguo la musica new age e adoro i Secret Garden.

d: Il film?

r: “The Passion”: perché da lì è iniziata la visibilità mondiale della Basilicata.

d: Mettiamo che fra cent’anni al Comune scoprano una targa a suo nome: cosa le piacerebbe ci fosse scritto?

r: «Il sindaco che ha dato l’anima alla comunità»

 

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di Walter De Stradis

 

 

 

Deposito nazionale di scorie nucleari: i comuni lucani interessati dall’ormai famigerata, e reiterata, mappa Sogin dei “papabili” sono ben sette: Matera, Irsina, Bernalda, Montescaglioso, Montalbano Jonico, Genzano, Acerenza, e Oppido Lucano.

Quanto concreto è questo pericolo?

Mercoledì scorso, presso il ristorante “Dalla padella alla brace”, sito nel Centro della Città dei Sassi, ne abbiamo potuto discutere diffusamente col Presidente della Provincia di Matera (il più giovane della storia dell’ente, al momento dell’elezione nel 2018) e sindaco di Montalbano Jonico, l’avvocato Piero Marrese, a marzo scorso riconfermato anche alla guida regionale dell’UPI (Unione Province d’Italia).

Con lui abbiamo poi allargato il discorso alla situazione politica regionale.

d: Presidente, nel diffondere la notizia sulla mappa dei siti “idonei”, la Sogin ha riferito di aver fatto tutto “in trasparenza”, dopo essersi confrontata cioè con gli enti locali. Le nostre due province hanno lavorato insieme per scongiurare questo pericolo?

r: Assolutamente sì. I nostri due enti sono stati i primi a manifestare ufficialmente, nel corso di alcuni nostri consigli provinciali “aperti”, la netta contrarietà ad allocare il deposito di scorie nei siti lucani. E’ stato ribadito in modo chiarissimo, sia da un punto di vista politico, sia da un punto di vista tecnico-scientifico.

d: Infatti è importante far capire alla Sogin che non è una mera logica in stile “Non nel mio giardino”.

r: Infatti. Parliamo di siti, quelli nostrani, a forte valenza turistica, ma addirittura di “riserva speciale”, se ci riferiamo alla zona dei Calanchi. La nostra è una battaglia contro un’ipotesi assurda -che tra l’altro ha unito tutti i territori limitrofi alle aree interessate- nella quale abbiamo dunque opposto motivazioni geologiche, anche dal punto di vista sismico (tramite puntuali schede di carattere scientifico). Si tratta poi di zone a vocazione agricola, che col deposito di scorie sarebbero messe in ginocchio in maniera irreversibile (con tutto quello che i nostri agricoltori sono già costretti a subire con la crisi attuale).

----Essendo presente anch’egli al ristorante, coinvolgiamo per un attimo su questo tema anche il Presidente della Provincia di Potenza, Rocco Guarino, che sottoscrive quanto affermato dal collega materano, confermando di aver esposto con fermezza la contrarietà all’eventualità profilata dalla mappa della Sogin, nel corso delle audizioni da questa tenute a gennaio scorso; rispetto alla vicenda che interessò Scanzano, afferma Guarino, c’è stata maggiore trasparenza da parte della stessa Sogin, ma ciò ha consentito di verificare che nei loro studi MANCAVANO molti aspetti legati alla fauna protetta, al territorio e alla produzione locale (vedi grano di Genzano).----

A questo punto la parola torna a Piero Marrese:

Abbiamo GIA’dato. Noi Lucani siamo ancora enormemente in credito, sotto molti punti di vista, compresa l’acqua (che forniamo anche ad altre regioni). E poi le nostre produzioni agroalimentari sono all’avanguardia, basti prendere ad esempio la fragola del Metapontino. Posso dire che lo studio tecnico del nostro territorio –quello che ha fatto Sogin– come dimostrano ulteriori studi che le nostre Province hanno eseguito, è stato abbastanza superficiale.

d: Ritiene che possa esserci –visti già i trascorsi- il rischio di un qualche “accanimento” nei confronti della nostra regione?

r: Proprio con la marcia dei centomila di Scanzano abbiamo dimostrato che se dovesse esserci un accanimento noi non ce lo faremmo certo passare sotto il naso. Siamo pronti a combattere su ogni fronte affinché venga scongiurata anche solo l’idea di fare il Deposito in una terra bella come la nostra. Spero dunque che prevalga il buonsenso, e che la valutazione nei nostri confronti sia oggettiva.

d: A proposito della risorsa turismo, su cui questa terra punta molto, ritiene che l’occasione di Matera 2019 sia stata colta appieno? Sa, c’è qualche suo collega sindaco che ritiene che la Città dei sassi abbia attirato a sé tutti i visitatori, in pratica, e che non sia stato dunque attivato un “circuito” atto a valorizzare anche i comuni limitrofi.

r: Matera è una grande opportunità anche oggi. Grazie al lavoro fatto sul “2019” si può dire che “l’impresa” cammina ormai da sola. Ritengo sia stato fatto contestualmente anche un buon lavoro nel capire come e dove potenziare le infrastrutture, che in effetti rappresentano un limite enorme. Sono state stanziate delle risorse, e certo bisogna accelerare, ma non sono affatto d’accordo con chi continua a dire che Matera è isolata. Non è affatto così: è più agevole e veloce raggiungere Bari da Matera, che girare nel Centro di Roma. Per quanto riguarda i territori, anch’io ho registrato qualche criticità (non tutti erano preparati per raccogliere questa grande sfida), pertanto penso che oggi vada creato un grande contenitore per far RIVIVERE ai turisti quella grande esperienza del 2019, trascinandola e trasferendola su TUTTI i territori della nostra provincia (ricordo anche la positiva esperienza dei comuni “Capitale per un giorno”). E’ ovvio, però, che in questo senso il limite infrastrutturale è comunque grande: la guerra che io combatto da Presidente della Provincia è proprio quella di avere maggiori risorse, perché non si può parlare di “turismo” se per raggiungere un certo comune bisogna poi attraversare strade a dir poco non idonee.

d: Il suo voto politico all’assessore Merra?

r: Non è mio costume dare voti, ma certo chiederei una maggiore condivisione sulla programmazione, perché i sindaci sono coloro che vivono le criticità dei territori; e i Presidenti di Provincia, checché se ne dica, a loro volta rimangono l’unico punto di riferimento vero per i sindaci stessi. Per questo il dialogo della Regione con le Province, e con i Comuni, deve aumentare.

d: La riforma delle Province, dal canto suo, qualche problema certo lo ha creato

r: Ha creato disservizi per i cittadini. Le Province sono state depauperate, ma sono rimaste in piedi con delle responsabilità gigantesche, se lei pensa –ad esempio- che i collegamenti fra i nostri comuni consistono quasi esclusivamente in strade provinciali, molte delle quali necessitano di manutenzioni addirittura straordinarie. Vanno dunque stanziate le risorse necessarie –eliminate da quella Riforma- anche in ambito scuole superiori: in Italia l’istruzione sembra essere stata alla fin fine suddivisa in istituti di serie A e di serie B. Prenda Montalbano: le scuole comunali siamo riusciti a metterle in sicurezza, ben prima di ciò che si sta facendo con le scuole superiori. Ci vogliono risorse concrete, non chiacchiere. Il Pnrr non può essere chiamato in causa, in quanto non c’è un canale di finanziamento circa la viabilità; di conseguenza, il dialogo con la Regione e con l’assessore al ramo diventa strategico, altrimenti non si va da nessuna parte.

d: Immagino che la continua bagarre in giunta regionale, con cambi di formazione continui e relative situazioni di stallo, finora non abbia aiutato in questa prospettiva. Come spiegarlo al cittadino?

r: Sicuramente è stata data una brutta immagine della politica regionale.

d: … e i Materani lamentano di essere stati penalizzati con la nuova giunta.

r: Perché Matera è stata completamente estromessa, ed era già successo. Spero, al momento di discutere il bilancio e la nuova finanziaria, che ci sia una reale attenzione alla situazione che Province e comuni vivono; è stato istituito un Fondo, il Fual, ma Anci e Upi insieme hanno chiesto di rimpinguare quelle risorse, e dunque di condividere quel minimo di programmazione necessaria per poter garantire i servizi ai cittadini (che non chiedono certo la luna, ma almeno di poter percorrere le strade in sicurezza). E poi c’è il problema dell’ambiente, gestito da noi, e delle scuole superiori, che DEVONO essere sicure.

d: Il suo momento più difficile durante la Pandemia?

r: Avevamo tutti già consapevolezza delle criticità presenti a monte, e pertanto la paura era quella di sovraccaricare le strutture sanitarie, ma i sindaci hanno lavorato bene nei loro territori, incarnando un aiuto fondamentale per i cittadini e per chi operava contro il virus.

d: Si è mai sentito lasciato solo?

r: In alcuni momenti è stato difficile. Sulle spalle del sindaco poggia un’intera comunità: vedere le attività chiuse, nonché anziani e bambini avere paura, è stata una cosa straziante. E spesso, in questi casi –sì- si è soli, ma si è comunque nella posizione di dover infondere coraggio agli altri, e dunque non è mai concesso manifestare le pur legittime paure e incertezze.

d: Quando legge sul giornale che l’ex assessore alla Sanità si è sentito lasciato a se stesso dal presidente della Regione, di averne subito alcune decisioni (tanto da suscitare, si legge, l’interesse della Magistratura)…

r: … se ha subito delle imposizioni è sicuramente una cosa da condannare. Dal canto mio, devo dire che il presidente Bardi, almeno con le province, si è confrontato in molte occasioni, e sovente anche coi sindaci. I momenti di discussione, anche accesi, non sono mancati, ma non posso dire che non è stato presente.

d: La domanda tormentone: se potesse prendere Bardi sottobraccio, confidenzialmente, cosa gli direbbe?

r: Che in questo momento c’è bisogno di programmazione: questo è l’anno più importante per la nostra regione, l’anno in cui è possibile programmare le risorse, e se non saremo all’altezza, rischieremo di rimanere ancora più indietro. Oggi è il momento del coraggio, e bisognerà avere la capacita di SPENDERE in modo corretto quelle risorse. Sommessamente, chiedo dunque al Presidente di continuare a confrontarsi con i territori, con i sindaci, con i presidenti di provincia e con le associazioni datoriali. Spesso, in alcuni momenti, questa cosa è venuta a mancare, e dunque il dialogo va rafforzato per costruire una programmazione che guardi al territorio lucano a 360 gradi. I nostri bambini, i ragazzi devono poter RESTARE in questo territorio, e in questo ragionamento non ci deve essere spazio per le “chiacchiere di poltrone”.

d: Nel caso la “maretta” in Regione non terminasse, sarebbe giusto tornare a votare?

r: Sicuramente. Se dovesse continuare a esserci un’assenza di amore per il proprio lavoro, bisognerà ridare voce ai cittadini.

d: Il libro che la rappresenta?

r: “Il lato positivo” di Matthew Quick.

d: Il film?

r: “La vita è bella” di Benigni.

d: La canzone?

r: “Io penso positivo” di Jovanotti.

d: Mettiamo che fra cent’anni scoprano una targa a suo nome al comune di Montalbano: cosa le piacerebbe ci fosse scritto?

r: Mah, un riconoscimento che certifichi l’amore che ho profuso nel mio lavoro, rivolto non solo alla comunità, ma anche alle future generazioni.

 

 

 

 

 

progetto_Geoscuola_una_lezione.jpgIllustrare ai giovani i segreti della geologia, migliorare le loro conoscenze sul tema dell’energia e introdurli ai concetti di geodiversità e geoturismo sono gli obiettivi di “Geoscuola”, il progetto di sviluppo sostenibile avviato da TotalEnergies EP Italia che coinvolgerà, fino a maggio, gli studenti delle scuole primarie dei comuni della Concessione Gorgoglione. L’organizzazione scientifica è coordinata dalla società ExtraGEO, spin-off accademico dell’Università degli Studi della Basilicata, nato dal progetto Shell InventaGIOVANI, condotto da Shell Italia in Basilicata da oltre dieci anni.

L’iniziativa è articolata in sei lezioni a classi unificate per ciascun istituto. Oltre cento gli alunni partecipanti all’iniziativa, provenienti dai plessi scolastici facenti capo all’Istituto omnicomprensivo “16 Agosto 1860” di Corleto Perticara, e all’Istituto comprensivo “Rocco Montano” di Stigliano.

Il programma affianca a lezioni teoriche alcune esercitazioni per mettere alla prova gli alunni nel riconoscimento, ad esempio, di campioni di roccia e fossili provenienti dai geositi più caratteristici dell’Appennino lucano.

“Geoscuola” terminerà a maggio:l’ultima lezione consisterà in un’escursione geologica per ciascuna scuola partecipante, in un geosito fra quelli di Sasso di Castalda, delle Dolomiti lucane e della val d’Agri.

Per tutta la durata del progetto il livello di apprendimento degli studenti verrà testato al termine di ogni lezione attraverso un “geoquiz” con l’assegnazione di un punteggio: alla fine del corso, la classe che avrà ottenuto quello complessivo più alto vincerà un trofeo, consegnato nel corso di una cerimonia conclusiva del progetto organizzata entro la fine dell’anno scolastico.

Il progetto formativo Geoscuola ha la finalità di far conoscere il territorio sotto un punto di vista scientifico particolare, quello della geologia - dichiara Ambrogio Laginestra, responsabile del dipartimento Rapporti con il territorio. Il gioco a quiz stimola la partecipazione attiva dei ragazzi mentre le lezioni all’aperto presso i geositi locali rappresentano un modo innovativo e coinvolgente per far scoprire loro le unicità del nostro territorio. Ringrazio le istituzioni scolastiche e gli insegnanti per aver accolto e sostenuto l’iniziativa”, conclude Laginestra.

 

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di Antonella Sabia

 

 

In un momento così difficile, alle prese con la ripartenza, nonostante il Covid sia ancora in mezzo a noi, e guardando dalla finestra il conflitto russo-ucraino, abbiamo contattato -a distanza di un anno- Marina Buoncristiano, voce della Caritas diocesana di Potenza. Una sorta di “censimento” periodico sulla povertà, il nostro, alla luce dei rincari sulle bollette e dell’aumento del carburante; per capire quanto tutto questo ha peggiorato la situazione (già precaria) delle famiglie indigenti della città.

d: Con i rincari, sono aumentate e/o si sono modificate le richieste di aiuto?

r: Già prima dello scoppio del conflitto tra Ucraina e Russia, c’era stato un aumento nella bolletta elettrica del 130% circa e dell’84% in quella del gas. A febbraio si è sentito questo rialzo e anche famiglie che non si erano mai rivolte alla Caritas, hanno cominciato ad andare in sofferenza. Riporto un esempio per capire la portata: ultimo in ordine di arrivo, un signore che percepisce una pensione sociale intorno ai 630 €, a cui è arrivata una bolletta di energia elettrica di 670 € cioè, un importo superiore rispetto alla pensione. Ora, è vero che nel nuovo decreto c’è la possibilità di rateizzare il 50% del costo, ma bisogna tenere conto che dopo un bimestre, la storia si ripete e si sommano alle bollette successive. Aggiungiamo poi il caro benzina e il rincaro di tutti i prodotti di prima necessità, pane-pasta-latte, le famiglie che già prima con grandissimo sacrificio facevano i salti mortali, privandosi di tutto, oggi davvero non ce la fanno più. È evidente che non si potrà più reggere un carico così grande sulle spalle.

d: La Caritas propone dei report periodici per avere contezza dei numeri?

Non abbiamo report, ma da gennaio ad oggi c’è un trend di crescita che ci lascia presagire che le richieste di aiuto aumenteranno più del 100%. Solo il nostro Centro di Ascolto Diocesano supporta 900 persone, che non hanno bisogno solo di beni di prima necessità, ma proprio di aiuti economici. Quando parliamo di “presa in carico”, non ci riferiamo solo a beni alimentari, perché quelli sono garanti a tutti più volte in un mese, ricordiamo infatti che è presente l’Emporio con progetti dedicati alle famiglie. A livello diocesano, i 25 comuni che vi appartengono, possono fruire dell’aiuto di 32 Centri di Ascolto disseminati in tutta la diocesi e le Caritas parrocchiali sono subissate da richieste di aiuto, oltre alle persone che già venivano aiutate.

d: Abbiamo detto prima che al Covid si è aggiunta la guerra che per quanto ci può sembrare lontana, ci coinvolge molto da vicino. In questa triste vicenda, colpisce molto a livello locale, la grande generosità dei potentini e il forte senso di accoglienza. Ce lo può confermare?

r: Assolutamente sì, Potenza è una città generosissima, abbiamo ricevuto tante donazioni in denaro, che poi attraverso la Caritas italiana, trasferiamonelle sedi in Polonia, Romania, Ungheria e in prima battuta sul fronte Caritas Ucraina, per dare aiuti immediati alle persone che hanno necessità sul posto.Tante famiglie e gruppi di amici, si sono poi resi disponibili alla accoglienza prendendosi carico di qualche famiglia.

d: Tante associazioni si stanno muovendo in questo senso, Portatori del Santo, Magazzini Sociali, Potenza Calcio, quanto conta fare rete in queste circostanze?

r: La rete è vincente, se uno pensa di poter fare tutto da solo, non ce la farebbe. La bellezza della solidarietà risiede nel fatto che ognuno mette un po’ del suo, solo insieme possiamo fare grandi cose e dare delle risposte. Proprio negli scorsi giorni, sono arrivate a Potenza una quarantina di persone, di queste, sei sono state ospitate nella Parrocchia Santa Maria degli Angeli a Pignola, altre sei nella Casa Canonica Santo Spirito di Lavangone, altri sono andati in appartamenti messi a disposizione da gruppi di amici che si fanno carico delle spese. Possiamo dire quindi che siamo un popolo molto solidale, dal grande cuore, dal punto di vista del reddito pro capite tra i più poveri in Italia ma nonostante tutto siamo generosissimi.

d: A livello nazionale e locale si parla tanto di PNRR, secondo lei parte di questi fondi potrà essere impiegata per combattere il fenomeno della povertà? C’è già qualcosa in programma?

r: Assolutamente, il PNRR vede coinvolti anche i Servizi Sociali degli ambiti territoriali, per garantire livelli essenziali di prestazioni, che potrebbero migliorare la qualità della vita dei cittadini più poveri. È chiaro che il mondo del volontariato, nella fattispecie la Caritas, sarebbe lieta di confrontarsi su questi temi con i Comuni, con molti già collaboriamo in maniera sinergica da prima del Covid, dopo se ne sono aggiunti altri. Per cui, esiste già questa sorta di collaborazione e di co-progettazioneper l’inclusione sociale. È un’opportunità, perché i fondi se spesi bene, possono avere un riverbero positivo per la nostra cittadinanza. Bisogna sempre tener conto che la Basilicata continua a spopolarsi in modo davvero preoccupante, è sempre minore la presenza dei giovani rispetto agli anni precedenti, molti servizi sono stati tagliati. È necessario sedersi tutti insieme ad un tavolo e riflettere davvero su cosa si può fare, partendo dalle piccole cose, che mettono in moto processi generativi.

d: È iniziata la stagione dei concorsi alla Regione Basilicata, ci sono state già tantissime polemiche, secondo lei è una buona opportunità per i giovani o un tampone? Teme possano essere favoriti i soliti noti?

r: Sarebbe auspicabile un cambio di passo, per ritornare alla meritocrazia,questa bella parola che tutti invochiamo, ma nella pratica... È mio auspicio e della Caritas, che la meritocrazia cominci a fare la differenza se vogliamo strutturare una società sull’abbattimento delle disuguaglianze, che sono il vero male della nostra terra, sempre più ampie e incolmabili. Siamo un popolo di poveri, a dirlo sono tutte le statistiche, non ce lo stiamo inventando noi. È un fatto culturale, abbiamo bisogno di allungare lo sguardo ecominciare a seminare, per arrivare ad una società in cui i diritti vengono garantiti a tutti. E bisogna anche migliorare sulla rete infrastrutturale, sulle politiche per la famiglia, alla conciliazione tra lavoro e famiglia. Per tutto questo, ci vuole un grande impegno, una grande capacità di governance e ci vuole soprattutto la visione chiara di quello che vorremmo che diventasse la nostra regione domani.

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di Walter De Stradis

 

 

 

E’ il primo materano alla guida della Cisl Basilicata.

Nativo di Montalbano Jonico, il cinquantanovenne Vincenzo Cavallo è stato riconfermato segretario regionale nel corso del congresso conclusosi a Matera a inizio marzo. Assieme a lui è stata confermata anche la segreteria uscente, composta da Luana Franchini e Carlo Quaratino.

d: Come giustifica la sua esistenza?

r: E’ una domanda da un milione di euro. Io vengo da una famiglia umile di Montalbano (mia madre era bracciante e mio padre operaio) e i valori che io oggi cerco di portare nell’organizzazione sono quelli insegnati da loro: su tutti umiltà e rispetto. Mi trovo a gestire la grande casa della Cisl non per un qualche “premio” calato dall’alto (come avviene di solito per i dirigenti del sindacato), ma perché io vi ho fatto tutta la trafila, partendo da semplice delegato di un cantiere forestale all’inizio degli anni Ottanta. E tenga conto che questa, che non ho cercato, è comunque una poltrona che scotta.

d: Perché?

r: Una cosa è fare il segretario regionale di una Federazione, con questioni limitate, che ben conosci, un’altra è guidare una Confederazione, con 45mila iscritti, nella quale devi farti carico dei problemi di tutte le categorie e dei servizi.

d: La sua preoccupazione maggiore oggi qual è?

r: Nonostante la Pandemia sia tutt’altro che finita, sembrava ci fossero degli spiragli sulla ripresa economica (l’anno scorso col +6%, quest’anno le previsioni erano sul 4,7), ma poi la crisi innescata dalla guerra è entrata nelle nostre case. Tuttavia con la Pandemia, l’Europa ha avuto l’occasione di rivedere i meccanismi di solidarietà interna, partorendo il Pnrr, che a sua volta doveva essere un’occasione di SVOLTA per la nostra regione, con tutte quelle risorse in arrivo.

d: Perché dice “doveva”?

r: Perché la mia preoccupazione è questa…anche come Cisl nazionale, da sempre stiamo chiedendo un forte patto sociale vero, anche a livello locale, ove ognuno –sindacati, imprenditori, politici- si assume le proprie responsabilità. Ma intanto il tempo passa, e in questa regione noi abbiamo un vuoto, un’assenza politica che dura da mesi. Una politica che si è arroccata soltanto sulle poltrone.

d: Bardi ha nominato la terza giunta, ma potrebbe non essere finita qui.

r: Non si può giocare sulla pelle dei Lucani. Stando alle notizie, i numeri per andare avanti non li hanno e non si sa cosa accadrà. Noi come Cisl vogliamo dunque un interlocutore serio e stabile, che ha i numeri, perché i fondi del Pnrr sono davvero l’ultimo treno per legare la Basilicata alle regioni più evolute, non già del Nord Italia, ma del Nord Europa.

d: Passiamo alle questioni “quotidiane”. A microfoni spenti mi diceva che tutti i giorni viene a Potenza da Montalbano, immagino che il suo sia una sorta di “viaggio della speranza”…

r: Sì, sono un pendolare, ed è sotto gli occhi di tutti che i lavori sulla Basentana (diventata nel frattempo “strada della morte”) sono fermi; giornalmente osservo che in quei cantieri non ci sono mai operai. In alcuni tratti –ove stanno mettendo gli sparti-traffico- nella migliore delle ipotesi ce ne sono in tutto una decina. L’Anas ha detto che quei lavori saranno pronti per agosto, ma la mia preoccupazione è che ci vorranno anni.

d: Quando il gatto non c’è i topi ballano.

r: Beh, anche quando la politica C’ERA era più o meno la stessa cosa. Bisognerebbe dunque capire perché quei cantieri non vanno avanti.

d: Lei era un operaio forestale: mentre parliamo è in atto l’ennesima emergenza nel settore, perché ancora non si sa quando ripartiranno le giornate lavorative.

r: In dieci anni siamo passati da 7000 addetti ai circa 3000 lavoratori di oggi (più 1000 unità rinvenimenti da altri progetti). E’ vero che nel frattempo sono aumentate le giornate lavorative, ma il problema è che la politica (vecchia e nuova) non ha mai creduto nella reale potenzialità della forestazione in Basilicata. Aprire i cantieri a giugno, per raggiungere gli obiettivi prefissati fra Natale e Capodanno, implica far lavorare i forestali con condizioni climatiche difficili in autunno. La “prima” giunta Bardi aveva affermato che quest’anno si sarebbe aperto con largo anticipo, ma siamo a fine marzo e non c’è stata nessuna interlocuzione: nella migliore delle ipotesi se ne parlerà a giugno, come l’anno scorso.

d: Sa bene, tuttavia, che contestualmente c’è chi ritiene la Forestazione un bacino clientelare, e che pertanto il puntuale gioco del “tira e molla” (con operai che protestano e la Regione che poi li “accontenta”) sia una pantomima messa in atto da entrambe le parti.

r: La classe politica, nel corso degli anni, ha voluto e creato questo gruppo di lavoratori come “assistenzialismo”. Ma il problema non è questo. Una volta per tutte, dobbiamo smettere di pensare che questa classe di lavoratori debba essere asservita alla Politica come bacino di voti. Oggi, anche grazie alle risorse del Pnrr, è possibile andare verso una nuova economia ecologica, in virtù dei nostri boschi e delle nostre acque. Ma i boschi vanno tutelati, e per mancanza di risorse, negli ultimi anni i forestali non hanno più lavorato lì, bensì nei comuni, a pulire aiuole e scuole; impieghi certamente utili e necessari, ma la stragrande maggioranza delle giornate lavorative dovrebbe interessare il ripristino boschivo.

d: A proposito delle nostre risorse, è annosa anche la questione delle “quote lucane” dell’indotto lavoro generato dal petrolio. A quanto pare siamo ancora lontani da un’adeguata contropartita.

r: Sì, confermo. I vari accordi con le compagnie non hanno portato a quella ricompensa, in termini occupazionali, che la gente residente vicino alle trivelle si aspettava. Le royalties stesse non hanno portato miglioramenti in ambito lavoro e sviluppo, ma sovente sono state utilizzate per rifare piazze e marciapiedi. Ma rimane il fatto che la gente va via. Oggi il fenomeno interessa anche gli anziani che, privi di assistenza, raggiungono i figli. E perdendo gli anziani, noi Lucani perdiamo le nostre origini, le nostre radici e le nostre tradizioni. In tutto questo, la classe politica locale continua a fare il gioco delle compagnie.

d: E’ così difficile immaginare di PRETENDERE veri e propri numeri, in ambito assunzioni lucane?

r: Il problema è questo: parliamo di aziende non lucane, che si sono portate dietro i LORO dipendenti; quindi diventa anche difficile per noi sindacalisti chiedere di licenziarli per assumerne di nuovi. Ciò che noi chiediamo è dunque di fare formazione in loco, onde creare quelle figure che servono (e che le stesse aziende ci contestano di non avere sul territorio). Ma per fare questo, ci vuole anche una regia politica, che in Basilicata da tanto tempo non c’è.

d: Veniamo alla Salute: negli ultimi giorni, con i dissidi interni alla maggioranza regionale, abbiamo “scoperto” che l’ex assessore Leone “subiva” molte delle decisioni di Bardi (che non condivideva), pur sperticandosi nelle lodi di circostanza; e che –di converso- per il Governatore, lo stesso Leone oggi non sarebbe buono manco a fare il semplice consigliere. Se stanno davvero così le cose, c’è da domandarsi se i Lucani negli ultimi due anni e mezzo non siano stati presi in giro.

r: La realtà, con la Pandemia, era sotto gli occhi di tutti: i governi italiani avevano via via ridotto la spesa sulla Sanità e in Basilicata, di conseguenza, ancora di più. La politica dei due poli ospedalieri non ci aveva mai convinto, e i fatti ci hanno dato ragione. Non siamo una piccola regione, con 131 comuni distanti tra loro, una popolazione sempre più anziana e strade che non abbiamo: occorre creare dunque una Sanità “di prossimità”. E poi avevamo detto anche un’altra cosa: l’assessore Leone era stato “commissariato” da mesi. Dal canto suo era un medico, quindi alcune cose riusciva a capirle, ma fin quando la Sanità sarà sempre gestita dalla politica (a qualsiasi livello, si pensi a quella Lombarda, a cui tutti guardavamo come modello), ci saranno di questi problemi.

d: La settimana scorsa il vescovo di Melfi esprimeva grande preoccupazione per le sorti di Stellantis e soprattutto dei suoi operai. Si legge di investimenti altrove in Italia…ma noi siamo davvero l’ultimo dei pensieri dell’Azienda?

r: Stellantis continua a dire che Melfi è un sito strategico a livello nazionale, a parole, ma anche l’investimento che partirà da qui a due anni viene messo in discussione da una crisi dell’automotive che è GLOBALE. Acquistare un’auto oggi potrebbe infatti significare aspettare mesi e mesi. Dal canto nostro, non oso pensare cosa comporterebbe per la Basilicata la chiusura di uno stabilimento del genere: un’eventualità che va scongiurata assolutamente. Il passaggio all’auto elettrica non sarà a costo zero, ma in ogni caso non dovrà inficiare i posti di lavoro. Purtroppo, però, Stellantis al giorno d’oggi va a giornate, naviga a vista. Oggi si produce, domani no.

d: La domanda tormentone: se potesse prendere Bardi sottobraccio, magari anche in dialetto, cosa gli direbbe?

r: In “dialetto” gli direi: “Lascia perdere. Per il bene tuo e dei Lucani. Fai un passo indietro, dài la possibilità di tornare al voto». Avere una giunta che non naviga né a vista né a naso, non serve più a nessuno.

d: Avrà sicuramente sentito parlare del deprecabile gesto dell’attore Will Smith. Lei a chi –metaforicamente parlando- darebbe uno schiaffo da Oscar?

r: A QUELLA classe politica che ha governato questa regione per tanto tempo, e che oggi ha dato la possibilità di avere QUESTA classe politica. Che è deludente al massimo, e che il popolo lucano non merita. Ma, come dicevo, il “vulnus” nell’elettorato l’ha creato quella precedente.

d: Il film che la rappresenta?

r: “La vita è bella”, anche tenendo conto di ciò che succede oggi.

d: La canzone?

r: Sono un fan di Ligabue, ma non ho un pezzo preferito.

d: Il Libro?

r: In genere i libri di avventura, perché mi distraggono.

d: Mettiamo che fra cent’anni scoprano alla Cisl una targa a suo nome, cosa le piacerebbe ci fosse scritto?

r: In genere sono contro le targhe, ma vorrei essere ricordato come uno che portato un cambiamento all’interno dell’organizzazione, ovvero come colui che ha riportato in auge “il gioco di squadra”.

 

 

 

 

 

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di Walter De Stradis  

 

 

 

 

Ha la voce bassa, con un flebile accento pugliese (è originario di Lucera, provincia di Foggia).

Dai modi affabili, monsignor Ciro Fanelli, cinquantasette anni, è vescovo della diocesi Melfi-Rapolla-Venosa dall’agosto del 2017. Dalle finestre della sua stanza in Largo Duomo 12, complici anche questi tempi di Pandemia (e non solo), il suo è uno sguardo da un punto di osservazione privilegiato, ma anche seriamente preoccupato.

d: Come giustifica la sua esistenza? Quando ha capito che nella sua vita sarebbe stato un sacerdote?

r: Il desiderio, vero, del sacerdozio mi ha accompagnato sin dall’infanzia. In età giovanile quel desiderio si è però trasformato in interrogativo, facendo sì che io non entrassi sin da subito in seminario (a Napoli, con i Gesuiti), bensì dopo il liceo. La mia, se vogliamo, è dunque stata anche una scelta maturata, sofferta, ma in ogni caso decisa, forte, chiara.

d: La sua famiglia di cosa si occupava? E c’è stata una figura che magari l’ha particolarmente ispirata?

r: Per quanto riguarda il cammino sacerdotale no, ma certamente in me c’era il fascino esercitato da alcuni preti carismatici, questo sì. I miei erano entrambi agricoltori: lì a Lucera, dove sono nato, avevano degli appezzamenti di terreno, ove conducevano quella vita semplice, tipica del mondo contadino dei nostri territori. Da loro ho appreso il mondo valoriale, dell’onesta, dell’accoglienza, e dell’operosità. Perché il pane a casa non arrivava con lo stipendio del 27 del mese, ma con le stagioni e i raccolti, e quindi col Tempo, con la Volontà del Buon Dio e soprattutto con la fatica.

d: Il tema è anche attuale, con l’incancrenirsi delle povertà (anche sociali) e dello spopolamento, causato dalla penuria di opportunità. Che quadro ha lei dell’indigenza nei territori della sua diocesi, e dei Lucani in generale?

r: Direi che la prima "povertà" attuale è proprio il calo della popolazione. Sulle altre siamo in un equilibrio simile alle altre regioni del Sud. Ciò che ci differenzia, pertanto, è proprio questa fuga dei cervelli; cosa che, in sé per sé, se ci riflettiamo, non è una cosa negativa, poiché i nostri giovani portano altrove la ricchezza del territorio di provenienza (a mo’ di biglietto da visita) e poi comunque fanno palestre scientifiche e culturali. Il punto è che dovrebbero essere messi in condizione di TORNARE in Basilicata, con quel valore aggiunto acquisito, e così dare alla loro terra la “scossa” necessaria.

d: E perché non accade?

r: Beh, dipende dalle singole persone, ma anche dal territorio, dall’assetto sociale che non crea le condizioni tali affinché certi profili professionali possano ben radicarsi. Il ruolo della politica dovrebbe essere fondamentale nel creare queste condizioni.

d: Impossibile, proprio qui a Melfi, non parlare delle grandi speranze, e forse anche delle delusioni, rappresentate dalla “Fiat” (oggi Stellantis). Respira anche lei i segnali di preoccupazione che aleggiano, oggi più che mai, sui lavoratori dello stabilimento?

r: Li respiro, sì. Sono arrivato qui nel 2017, proprio nel momento più delicato della “crisi”, diciamo così, della Fiat (la morte di Marchionne e i nuovi assetti di gestione); poi c’è stata l’incidenza della Pandemia e il verificarsi di alcune scelte dell’Azienda, che non sempre hanno risvolti positivi sul nostro stabilimento. Più volte ho partecipato a incontri pubblici, facendo sempre notare che le questioni Stellantis non sono confinate al “piccolo” stabilimento lucano, o al Vulture-Melfese, ma sono bensì una costola del sistema-Italia. La soluzione può essere dunque solo governativa e internazionale.

d: Come “esorcizzare”, secondo lei, lo spettro della delocalizzazione e/o dei licenziamenti?

r: Potenziando il più possibile le professionalità dei nostri operai, facendoli entrare nel nuovo assetto con una maggiore formazione. E poi, potenziare il “nuovo”: a quanto mi risulta quello di Melfi è l’impianto meglio attrezzato. E’ logico, però, che non si può programmare il futuro e lo sviluppo di un intero territorio esclusivamente su Stellantis, poiché anche una sedia ha almeno quattro piedi. E’ un’illusione pensare che la Fiat, da sola, possa risolvere tutti i problemi sociali ed economici. Il lavoro si basa sulla valorizzazione della cultura, dell’ambiente e delle tante altre opportunità che la politica dovrebbe saper intercettare e far crescere.

d: Cosa le chiedono più spesso i fedeli? Immagino il lavoro…

r: Soprattutto nella situazione pazzesca di oggi, gente che sette anni fa magari aiutava gli altri, oggi ti viene a chiedere aiuto per la bolletta, per il condominio, per le cose più elementari. Le mense e gli aiuti alimentari oggi entrano in case che prima nemmeno conoscevano. E penso di aver detto tutto.

d: Immagino abbia parlato col nuovo sindaco, Maglione…

r: Sì, ci siamo incontrati già due volte, e simbolicamente nel corso della festa del santo patrono di Melfi del febbraio scorso. Ma ho preso parte anche a consigli comunali aperti (su suo invito). Con lui abbiamo focalizzato alcuni aspetti, a cominciare da quello del lavoro. Anche in riferimento al Pnrr, che entrambi ci auguriamo possa arrivare DOVE deve arrivare. C’è poi, come accennavo, l’indotto culturale: la cattedrale, il castello, il museo civico, il museo ecclesiastico, le chiese rupestri... C’è tutto un mondo…

d: …che finora è stato valorizzato come? poco, molto…

r: E’ stato valorizzato, anche bene (il museo dell’episcopio di Melfi è straordinario, al pari di quello del castello, e anche le chiese rupestri sono tenute bene). Il punto è non perdere un treno che potrebbe avere effetti più “allargati”. Col sindaco abbiamo però parlato anche di ambiente ed eco-sostenibilità, e in lui ho trovato una persona attenta, così come i suoi collaboratori.

d: Abbiamo accennato anche al Covid, c’è stato per lei un momento particolarmente difficile, una storia particolare che l’ha segnata…

r: Le storie sono tante, ma ce n’è stata una in particolare… quella di una famiglia, a noi vicina, che si è vista distrutta dal virus, con la morte di padre, madre e cugino. E poi c’è tutta la questione del distanziamento, che ci ha creato dei “vulnus” profondi. Tutti siamo stati colpiti, ma ne soffrono particolarmente anziani e giovani, che non hanno potuto socializzare.  

d: Per quel che ha visto, il nostro sistema sanitario regionale ha tenuto botta, ha funzionato bene?

r: Hanno fatto fatica, come tutti gli altri in Italia. Non erano attrezzati per una problematica di tale impatto.

d: Nel frattempo, a “sopire” un po’ molti discorsi sulla Pandemia, è intervenuta una guerra.

r: C’è un momento di crisi mondiale che Papa Francesco aveva intravisto, richiamandosi ai valori della fraternità e più volte aveva acceso la lampadina dell’allarme sugli investimenti nel mondo delle armi; così come più volte alcuni scienziati avevano fatto comprendere come alcune delle risorse economiche o energetiche potessero diventare fattori di conflitto a livello mondiale. E questa è una guerra fratricida (sarebbe come se il nostro Sud combattesse contro il Nord) che, come qualcuno ha detto, sta a cento passi da noi.

d: Tornando a questioni più locali, le faccio la nostra domanda “tormentone”: se potesse prendere il presidente della Regione Basilicata sottobraccio, cosa gli direbbe?

r: Le stesse cose che ho detto al sindaco di Melfi: di attenzionare soprattutto il lavoro, per togliere quelle sacche di povertà, di investire molto sulla ricerca di possibilità lavorative, diffuse e diversificate, atte a ridare DIGNITA’ a famiglie e persone; valorizzare il tessuto culturale della Basilicata, che è di suo ricco e denso e che non è secondo a nessuno. E poi c’è il discorso ambiente.

d: Nei giorni scorsi, a proposito di Basilicata & Cultura, si è riparlato spesso del “Vangelo” di Pasolini, regista e scrittore di cui ricorre il centenario. Siamo anche prossimi alla Pasqua e, come sa, quel film fu girato in gran parte in Basilicata, a Matera e a Barile. Il film fu supervisionato e plaudito, anche, dalla Chiesa cattolica. Lei che giudizio ne dà oggi?

r: E’ stata un’operazione di alta cultura. Pasolini a suo tempo era anche una figura controversa, ma era anche un poeta, uno autore che ha saputo usare i diversi “tasti” della cultura per comunicare un messaggio che voleva –ieri, ma potrebbe essere anche oggi- scardinare dei meccanismi che imbrigliavano la società. Tra l’altro, da quello che ho letto di recente, non sembrerebbe che Pasolini fosse totalmente ateo: certo, si dichiarava tale, ma aveva un animo sicuramente religioso. Lui ci ha mostrato la figura di Gesù in una prospettiva cruda…

d: …“rivoluzionaria”…

r: Sì.

d: Il film che la rappresenta?

r: Non ne vedo molti, preferirei citare due libri -dalle tematiche molto attuali- di una scrittrice lettone, Zenta Maurina Raudive: “Perché il rischio è bello” e “Il Lungo viaggio”.

d: Ha anche una canzone?

r: Beh, mi viene in mente quella di Jovanotti, “A te”.

d: Mettiamo che fra cent’anni scoprano una targa a suo nome qui alla Diocesi, cosa le piacerebbe ci fosse scritto?

r: «Un uomo che ha creduto nel Vangelo».

 

 

 

 

sicurezza_in_bici_foto_1.jpgPromuovere la mobilità leggera e offrire agli alunni della scuola primaria l’opportunità di acquisire le prime nozioni di segnaletica stradale, svolgendo allo stesso tempo una sana pratica sportiva. Sono questi, gli obiettivi del progetto “Sicurezza in bicicletta”, che TotalEnergies EP Italia propone nell’anno scolastico 2021-2022. L’iniziativa coinvolgerà, fino al termine dell’anno scolastico, i giovanissimi studenti dei 13 comuni della Concessione Gorgoglione.

Vogliamo dare il nostro contributo - dice Paola Ferretti, responsabile della Comunicazione di TotalEnergies - nel promuovere tra i giovani non solo la pratica sportiva, ma anche i princìpi che oggi devono essere considerati irrinunciabili, come la mobilità leggera e stili di vita più sostenibili”.

Realizzato in collaborazione con l’Asd Motostaffette Potenza, associazione appartenente alla Federazione Ciclistica Italiana che da diversi anni organizza e gestisce nelle scuole lucane progetti analoghi,“Sicurezza in bicicletta” si svilupperà in tre ore di lezioni teoriche e in due ore di prove pratiche per gruppi di 15 persone. Gli studenti coinvolti sono circa 200, per un totale di 30 classi impegnate in 28 lezioni. Nel corso delle lezioni teoriche in aula, saranno illustrateagli alunni le basi dell’educazione stradale, l’uso della bicicletta sia a livello amatoriale che sportivo e dunque le regole per pedalare sulle strade cittadine nel rispetto del codice stradale. Saranno inoltre forniti consigli sulla manutenzione e sulle piccole riparazioni e dato spazio, infine, alle principali nozioni su una sana alimentazione, per un corretto utilizzo delle risorse energetiche in fase di sforzo. La fase praticasi svolgeràcon biciclette fornite dalla Asd Motostaffette Potenza in adeguati spazi messi a disposizione delle strutture scolastiche e consisterà in prove di abilità e gimcane. Alla fine dell’anno scolastico saranno organizzate due manifestazioni conclusive rivolte a tutte le classi partecipanti alla presenza dei rappresentanti della Federazione Ciclistica Italiana e delle istituzioni scolastiche.

 

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di Antonella Sabia

 

 

 

 

Si dice che il rugby sia lo sport di squadra per eccellenza. Insegna il rispetto verso gli altri, compagni e avversari, tecnici e arbitri, aiuta a credere in se stessi e aumenta la capacità di socializzazione. La nostra inchiesta sugli impianti sportivi potentini e il nostro viaggio all’interno delle federazioni locali, oggi ha come protagonista Michele Sabia, presidente FIR (Federazione Italiana Rugby).

d: Quali sono i numeri del rugby a Potenza?

r: Tra grandi e piccoli, su Potenza e nei comuni di Oppido e Genzano, contavamo all’incirca 200 tesserati. È fondamentale non fare paragoni, penso ad esempio al calcio, perché in tutta Italia i numeri del rugby sono decisamente inferiori rispetto ad altri sport. Per noi era assolutamente un numero eccezionale, avevamo circa 50 tesserati seniores e una squadra di serie C che negli anni ci ha dato grandi soddisfazioni, vincendo dei campionati. Le nostre attivitàsono cominciate all’incirca nel 2009 con il CUS Potenza Rugby, sono diventato Delegato regionale nel 2012, quindi si tratta sostanzialmente di una disciplina sportiva nuova. Aggiungiamo poi due anni di Covid in cui siamo dovuti stare fermi, si può dire che abbiamo lavorato non più di 10 anni.

d: Si parla in alcuni casi di “sport minore”, o se vogliamo dire di nicchia…

r: Nonostante a rugby si giochi dandosele di santa ragione, perché è uno sport fisico e rude,mi piace sempre sottolineare i suoi valori: il grande rispetto delle regole e per l’avversario. Nello stesso stadio dove si gioca a calcio, il rugby dimostra che si può vivere una giornata di sport senza problemi di ordine pubblico, i tifosi bevono e stanno tutti insieme davanti allo stadio, all’interno si può stare seduti accanto all’avversario, e ognuno tifa per la propria squadra. Proprio nelle scorse settimane, abbiamo portato una scuola di Pietragalla ad assistere ad un match della nostra nazionale, i ragazzi hanno potuto toccare con mano la famosa educazione indiretta, vivendo sulla propria pelle l’evento sportivo, e il terzo tempo fuori dallo stadio.

d: A Potenza (e provincia), esiste un solo campo dedicato solo al rugby, il Campo Scuola. Si ritiene soddisfatto?

r: Io mi ritengo fortunato perché è vero che si gioca solo al Campo Scuola, ma per quelle che sono le nostre esigenze è più che sufficiente. A Potenza esiste una sola squadra, CUSPotenza Rugby, e un’altra società che si chiama Giovani Leoni Potenza Rugby. La prima lavora con i grandi, molti però per esigenze personali legate all’università o al lavoro si sono dovuti spostare fuori regione; mentre la seconda lavora con i più piccoli e cerca di fare reclutamento nelle scuole; avevamo intenzione di portare questo progetto giovanile anche nelle scuole della provincia, ma ci siamo dovuti fermare.

d: La difficoltà di entrare nelle scuole oggi è legata al Covid?

r: Principalmente legata alla pandemia, ma abbiamo comunque fornito gli insegnanti del materiale necessario per procedere ad una primaparte teorica. Prima del covid, invece, porto l’esempio della Sinisgalli che uno degli istituti con cui abbiamo lavorato di più negli anni passati, facevamo un progetto pomeridiano che prevedeva attività sportiva nella palestra della scuola, per poi portarli sul campo verde.

d: Prima del Covid, quando si faceva attività anche nella provincia, dove veniva svolta?

r: In linea generale in Italia, ma principalmente al sud, esistono pochissimi campi dedicati esclusivamente al rugby, bensì esistono campi polivalenti dove si fa sia rugby che calcio, considerando che si gioca all’aperto.

d: A Potenza, per quanto riguarda il Campo Scuola, l’amministrazione è stata vicina alle vostre esigenze?

r: Da sempre, devo dirlo, il Comune è vicino alla nostra Federazione, negli ultimi tempi grazie al lavoro svolto dall’ex assessore allo sport, Patrizia Guma, sono stati montati anche i nuovi pali. Il nostro spazio nel campo scuola siamo lieti di condividerlo con l’atletica leggera, lo facciamo da tanti anni, ma non è assolutamente un problema. Mi preme sottolineare inoltre la sensibilità e la disponibilità del Comune non solo della parte politica, ma anche degli uffici, il mio pensiero speciale è rivolto a Donato Sabia, che ci ha sempre sostenuti anche partecipando ai nostri eventi, sia locali che internazionali, come quando seguimmo il Sei Nazioni allo Stadio Flaminio (nella foto).

d: Potenza Città Europea dello Sport 2022: il Covid ha costretto a rimandare l’evento, siamo a marzo, ma purtroppo ancora non esiste un cartellone degli eventi. Stiamo perdendo un’occasione?

r: Quando è iniziato questo discorso, eravamo in piena corsa, presi dai campionati e tante iniziative sul territorio. Era infatti nei nostri obiettivi, organizzare un evento a livello interregionale, perché no guardando anche al nazionale. Era un’idea di carattere generale, soprattutto rivolta al settore giovanile che poi è quello che ti dà la linfa vitale.

d: Per il futuro avete in mente qualche progetto?

r: Siamo in attesa di capire ciò che potremo fare, il mio desiderio è quello di creare presto un evento che coinvolga le scuole della città, ma essendo ormai ferma da due anni l’attività di promozione negli istituti non so dire alla fine come andrà. Mi auguro di poter tornare a lavorare già verso la fine di quest’anno scolastico, anche se mancano soltanto due mesi e ripartire poi a settembre.

 

 

 

 

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di Walter De Stradis

 

 

 

 

«Sono diventato scrittore, fra molte virgolette, il 17 marzo 2010. All’epoca avevo un’agenzia di viaggi in Centro, e un amico entrò e disse: “Hanno trovato il cadavere di Elisa alla Trinità. Adesso dobbiamo fare qualcosa”. Nel giro di pochissime settimane uscì dunque un mio libro-denuncia, intitolato “Senza occhi”, che feci supervisionare –prima di tutto- al fratello Gildo. In quel testo denunciavo la micidiale omertà locale».

Dino De Angelis, pizzetto da moschettiere e inconfondibile ciuffo d’argento, un tempo volto noto del basket locale (è stato il coach di Potenza 84 e dell’Olimpia Matera), da alcuni anni è un “narrautore” (la definizione è di suo conio) di professione. Il suo ultimo spettacolo di “storytelling” (ovvero "racconto di storie") s’intitola “De Angelis e Demoni”.

d: Come giustifica la sua esistenza?

r: Assecondando i miei istinti, le mie tendenze, come fanno tutti. Io ho girovagato varie attività lavorative, prima di dedicarmi alla scrittura e alla narrazione, e non credo che mi fermerò qui.

d: Infatti se io le avessi fatto quest’intervista dieci/quindici anni fa, probabilmente avremmo parlato di Basket…

r: In effetti sì. Lo sport per me è un amore passato, di cui c’è nostalgia, ma senza “mancanze”. Sono stato per trentacinque anni coi piedi in quel mondo, bellissimo, che a -differenza di altre cose che accadono nella società- riconosce il MERITO. A fine gara c’è un tabellone, col punteggio, che sancisce se sei stato bravo o meno, a prescindere da valutazioni…personali.

d: Tocchiamo subito un nervo scoperto. A Potenza –magari cominciando proprio dall’ambito letterario- il “merito” è riconosciuto?

r: No, non lo è. La mia famiglia è di Portasalza, il che fa di me un potentino vero (e non siamo rimasti in molti) e dunque posso dirlo. Sì, noi siamo legati molto alle nostre radici, ma viene allora da chiedersi perché tanta gente - non solo i giovani- lascia questa terra. Proprio stamattina leggevo che le statistiche del 2021 ci dicono che altri 8mila lucani sono andati via e molti di loro sono potentini. Perché accade, allora, nonostante tutto questo amore? C’è l’assenza di lavoro, ok, ma forse c’è una mancanza nella riconoscenza, non solo dei meriti, ma anche delle PARI possibilità.

d: Eppure –per rimanere in ambito letterario- di eventi e occasioni sembra ce ne siano tanti. Girano però sempre gli stessi nomi?

r: Ed è un aspetto bello di Potenza, l’associazionismo, cioè il “basso” propulsivo che vuole fare e comunicare. No, non è questione di nomi. Ciò che manca è proprio un coordinamento, che pur da qualche anno qualcuno prova affannosamente a mettere in piedi. Le cose che ci sono allora proviamo a programmarle, a calendarizzarle!

d: Manca anche il fare rete comune.

r: Sì, forse manca anche un po’ una “rete”, cosa che invece noto in ambito musicale, che bazzico da qualche tempo, ove c’è un grande spirito collaborativo.

d: Dicevamo che Potenza è una città poco meritocratica. Da cosa dipende: cerchi magici, il familismo, la politica che dorme…

r: Ripeto, ciò che fa cadere le braccia è la mancanza di pari opportunità, e non è una questione di genere. Vuol dire invece che il figlio di una famiglia umile, o povera, in questo posto ha OBIETTIVAMENTE minori possibilità rispetto a chi vive in un ambito più agiato. E’ un dato di fatto. E non è solo questione di politica (che di sicuro ha le sue belle responsabilità): come dicevamo, fra noi stessi spesso non ci facciamo amare, non collaboriamo, non facciamo rete.

d: Come “narrare” al lettore quanto è successo sia alla giunta regionale sia alla giunta comunale di Potenza, con questo odioso “balletto” delle deleghe?

r: I vari assessori, essendo la nostra una realtà provinciale, li conosciamo tutti. Dal mio piccolo osservatorio, noto però che fino a quando non avevano incarichi politici, li vedevi girare in mezzo a noi, li incontravi al ristorante, e osservavano i problemi dalla NOSTRA angolazione: una volta ottenuti ruoli politici, il loro contatto con la realtà si è completamente AZZERATO. Il paradosso è che ora si trovano dunque a gestire cose e fatti che, da un certo momento della loro vita in poi, hanno IGNORATO. I problemi della Città sono numerosissimi: non credo che la nostra classe politica ne sia veramente al corrente.

d: Proviamo a ricordargliene qualcuno. Se potesse prendere Guarente sottobraccio, cosa gli direbbe?

r: Comincerei a parlargli della mobilità. Un problema complesso, che riguarda lo spostamento dei cittadini, e in cui già i semplici pedoni sembrano del tutti ignorati. Questi ultimi, insieme agli autisti di mezzi pubblici e agli automobilisti, costituiscono una massa che si muove in maniera sconsiderata, non c’è un progetto, non c’è un piano, nonostante noi si abbia il sistema di scale mobili che è il secondo al mondo (!). Uno sproposito, se ci pensa, calato fuori dal reale. All’epoca il buon Santarsiero ipotizzò 18mila passaggi al giorno (cifra che in effetti avrebbe giustificato la struttura), ma i numeri si rivelarono dal primo momento molto meno della metà. Ergo, erano state fatte delle valutazioni sbagliate: un progetto così mastodontico, per una città del tutto svuotata! Per pura passione, ho poi studiato a lungo il sistema di trasporto pubblico urbano (avvalendomi anche della collaborazione di tecnici), rilevando una miniera di incongruenze. Se racconti al forestiero che qui ci sono le scale mobili più lunghe d’Europa, o che qui per un periodo sugli autobus si viaggiava gratis, beh, quello non ci crede. Noi potentini ci siamo un po’ addormentati sui problemi, ma l’occhio del visitatore a volte ti dà la misura del reale.

d: E invece al presidente della Regione, sempre sottobraccio, cosa direbbe?

r: Che a parte il petrolio, la Basilicata ha una marea di altre risorse, che io vedo un po’ dimenticate: il turismo (che non è solo enogastronomia, ma penso anche allo splendore delle “ghost town”, i paesi “fantasma”, su cui ho scritto anche un libro), e i parchi naturali (non credo ci siano politiche specifiche per connetterli).

d: La copertina del suo libro “Con rabbia e con amore” reca uno splendido scorcio di Potenza, in chiaro-scuro. Cominciamo dallo scuro…

r: Le periferie: Serpentone e Bucaletto gridano SOS lancinanti tutti i giorni. Sono situazioni in cui ho messo le mani. Tra le altre cose, faccio parte da anni della Caritas Diocesana della Cittadella e a Cocuzzo ho molti amici che da tempo lamentano il problema della casa e dell’abusivismo. Questioni che andrebbero affrontate in maniera diversa.

d: La povertà sempre più, oltre che materiale, è anche sociale.

r: Il problema è questo. Le zone d’ombra sono sicuramente le periferie. Più in generale, noto una mancanza di “connessione” tra i quartieri. Potenza ha una marea di contrade, che fanno vita a sé, non sono minimamente coinvolte nel discorso urbano. Per un periodo proposi –inutilmente- di fare la sfilata dei Turchi a turno nei quartieri, era solo un’idea per far sentire coinvolti quei tanti, moltissimi, cittadini che non si sentono parte attiva.

d: Il suo ultimo spettacolo s’intitola “De Angelis e Demoni”. Il “demone”, il “mistero” al cuore di Potenza qual è?

r: Il caso di Elisa. Il punto più cupo della nostra storia degli ultimi anni, con quello stato omertoso che ha interessato cittadini a diversi livelli (e che –suppongo- ha visto anche responsabilità a diversi livelli). Ricordo a me stesso, solo a mero titolo di cronaca, che solo grazie a un’attenta giustizia anglosassone è stato riconosciuto il vero colpevole, che forse altrimenti non sarebbe mai venuto fuori.

d: Mi racconti anche di qualche luce, però.

r: Come dicevo, l’associazionismo. E poi il nostro centro storico è una perla. E ancora una volta ce lo dicono i forestieri, perché noi ormai è come se fossimo assuefatti. Io il Centro lo vedo davvero come un teatro di scena, che cambia abito e velocità di utilizzo a seconda dei momenti della giornata: la mattina le mamme portano i figli a scuola, il primo pomeriggio è momento di pranzi e di visite, e la sera –con i soli lampioni rimasti accesi- diventa luogo di passeggiate.

d: La canzone che la rappresenta?

r: Due canzoni “letterarie”: “Year of the cat” di Al Stewart, per le canzoni straniere, e “Atlantide” di De Gregori per quelle italiane.

d: Il film?

r: “C’era una volta in America” (lo vidi appena uscito), e “Il Padrino” (per le origini lucane del regista Coppola).

d: Il libro?

r: Il primo che mi viene in mente è uno dei meno noti di Baricco, “Questa storia”.

d: Ne approfitto: il libro che invece NON la rappresenta?

r: Guardi, non è che non mi rappresenta, ma un libro come “Il Pendolo di Focault” di Umberto Eco, beh… ho avuto un po’ di difficoltà a leggerlo.

d: Un mattonazzo?

r: Leggere dev’essere sempre un piacere, e sin dalle prime pagine.

d: La vedremo mai assessore alla Cultura?

r: (Ride). Su invito a “metterci la faccia”, una vola ci provai, perché era giusto, ma i cittadini non mi hanno votato. Quindi la vedo difficile senza un consenso.

d: Fra cent’anni cosa vorrebbe fosse scritto sulla sua lapide?

r: «Per vivere non ha mai leccato il culo a nessuno».

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