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di Walter De Stradis

 

 

 

Ci accoglie nel suo “salotto musicale” in via Torraca a Potenza, indossando un maglioncino nero a collo alto da esistenzialista, con una cicca stropicciata tra le labbra. Si direbbe dunque che Toni De Giorgi ha anche il look adatto per essere il presidente del Jazz Club Potenza, da lui fondato.

Un bicchiere di vino con gli ospiti (noi), e poi si siede al piano ed esegue il primo “standard” che ci racconta di aver imparato, “Georgia” di Ray Charles.

d: Come giustifica la sua esistenza?

r: La mia “esistenza” nasce dagli studi di pianoforte negli anni Ottanta. Poi, avendo dato vita a molte formazioni, ho collaborato con molti musicisti. Da lì mi è poi venuta l’idea di aprire un “salotto” (ho sempre avuto il pallino di raccogliere quante più persone possibili) ove ascoltare dei concerti, o semplicemente bere un bicchiere di vino e stare insieme. Il Jazz Club nasce -come associazione culturale vera e propria- a gennaio scorso, ma in realtà ci sto lavorando da una decina d’anni, da quando organizzai i primi concerti con la mia “Tumbao School”.

d: Il jazz è la musica d’improvvisazione per eccellenza. A lei cosa ha insegnato? A improvvisare anche nella vita?

r: Questo di sicuro. Ma a improvvisare nel modo giusto…

d: Non ad “arronzare”, come si dice da noi.

r: (ride) Esatto. Perché la musica ha comunque una disciplina e delle regole precise da rispettare. Altrimenti non è più musica.

d: Immagino che il Club viva delle sue adesioni.

r: Sì, siamo arrivati intorno ai 160 soci, e sono loro i maggiori sostenitori. Non ho chiesto contributi ad alcuno. Mai.

d: Dalla politica non ha mai ricevuto soldi?

r: Mai.

d: Non li ha voluti? Non ve li hanno dati?

r: Principalmente non li ho voluti chiedere. Perché –come sa- se chiedi alla politica…poi devi avere un legame. E io sono da sempre uno spirito libero e l’arte dev’essere slegata da certe situazioni. Ma, ripeto, questo è possibile grazie agli amici che aderiscono.

d: Lei dice: se chiedi alla politica poi devi ridare.

r: Di solito è così. A Potenza so che è così. In tanti anni ho visto molte cose…per cui ho scelto di essere una persona libera. La Cultura dev’essere di tutti, e non una cosa “indirizzata” (tipo “Devi fare questo perché io ti ho dato quello”).

d: Esistono i “raccomandati” della musica in Basilicata?

r: Sì, qualcuno c’è.

d: Come funziona?

r: Non lo so, ma so che esistono dei personaggi che chiedono alla politica dei fondi per andare avanti. E infatti io sto cercando di valorizzare musicisti locali (non solo nel jazz), bravi, ma che altrimenti non hanno spazi e che quindi poi devono andare a “bussare” a qualcuno. E’ una cosa che non riesco a concepire. La politica dovrebbe avere un ampio raggio di vedute, e valorizzare musicisti, artisti, pittori, che ci sono, e sono eccezionali. In tanti anni, collaborando con un’altra associazione, abbiamo visto che queste persone ci sono, ma è come se si arrampicassero sugli specchi, perché alla politica manca la visione e l’interesse, al contrario di ciò che accade nelle altre città.

d: Al Di Meola, grandissimo jazzista internazionale –originario anche di Potenza- è venuto a suonare proprio nel Capoluogo. Secondo lei, da parte delle istituzioni, ha avuto la giusta accoglienza?

r: Non lo so. So soltanto che noi -come Jazz Club- abbiamo voluto omaggiare il musicista con una targa, perché la mamma era di Potenza. Non credo che la politica abbia pensato a… non so, non credo.

d: Al concerto era presente qualcuno del Comune, o delle istituzioni, in veste ufficiale?

r: C’era talmente tanta gente, non saprei dirle.

d: Quali sono le difficoltà nel proporre un certo tipo di musica, a Potenza e in Basilicata?

r: Prima di tutto non ci sono gli spazi. Non ci sono persone attente a queste realtà e diventa tutto difficile. A meno che non si sia musicisti, è difficile che qualcuno si avvicini a questi ragazzi che hanno voglia di fare (e non hanno possibilità economiche), salvo che non ci siano i soliti grossi nomi di mezzo. Fare dischi e concerti, fra stampe, bollini Siae e quant’altro, costa. Delle realtà bellissime, ripeto, per fortuna ci sono: ragazzi, anche nei paesi, che hanno studi di registrazione. Ma vanno aiutati.

d: La politica (assessorato comunale, uffici regionali) può avere un ruolo in tutto questo?

r: Hanno L’OBBLIGO.

d: E finora non l’hanno rispettato?

r: Solo in parte. Come dicevo, non hanno vedute ampie, non conoscono la realtà artistica locale e regionale. La “percezione” ce l’hanno solo per alcuni personaggi. Si fermano lì e non guardano oltre.

d: Troppa esterofilia?

r: Esatto, anche.

d: Dicevamo lo stesso, però, che Al Di Meola forse non ha ricevuto riconoscimenti…

r: Non lo so. NOI ci siamo mossi. Ma lo abbiamo fatto anche con Dado Moroni, uno dei più grandi pianisti in Italia, e con altri.

d: In questi anni ci ha rimesso anche dei soldi?

r: Eh, sì. Un po’ sì. Siamo partiti che eravamo in dieci.

d: Il momento di maggiore soddisfazione?

r: Quando vengono i musicisti, protagonisti dei nostri concerti, perché molti jazz club hanno chiuso. In Basilicata siamo in tutto tre o quattro. Ci confrontiamo molto con l’Associazione dei Jazz Club Italiani (di cui da quest’anno facciamo parte) e sappiamo che il problema è esteso a tutta l’Italia, ove molte strutture –anche con ristorante etc.- hanno chiuso, anche a causa della Pandemia e della Crisi. Pertanto mi fa particolarmente piacere quando i musicisti –gente che gira- si compiacciono per l’accoglienza ricevuta in questo Club. Sono nate anche alcune amicizie.

d: C’è stato un momento in cui, invece, ha pensato “Chi me l’ha fatto fare?”.

r: Ai primi concerti, perché un po’ ci stavo rimettendo. Le persone, appena sentivano la parola “jazz”, dicevano “No grazie”. Poi pian piano le cose sono cambiate.

d: Il più grosso personaggio che ha fatto venire a Potenza?

r: Il già citato Dado Moroni, ma anche Tommy Smith e molti altri.

d: Di solito che impressione hanno della nostra città?

r: Guardi, proprio Tommy Smith (grande sassofonista americano), ha fotografato tutto il Centro, da Porta Salsa fino alla Ragioneria. Sono foto bellissime. qui al Club è voluto venire a piedi, perché stava in centro storico. Gli è piaciuto moltissimo.

d: Quali sono le caratteristiche del “popolo del jazz” potentino? Nel profano a volte c’è lo stereotipo di intellettuali un po’ snob…

r: No, no, è finito quel periodo. La gente ha capito che se ci sono cose belle – e a Potenza ci sono- poi partecipa. E se tu fai delle cose…così così, se ne accorge! Non ci vengono più. A Potenza se sbagli una volta sei fregato.

d: Se potesse prendere il presidente della Regione e il sindaco sottobraccio, cosa direbbe loro?

r: Direi loro di fare meno passerelle, e di vedere la realtà. Potenza è una città storica, con tanti personaggi storici che ci sono venuti, e quindi culturalmente partiamo bene, ma questa tradizione pian piano è svanita. La cosa bella però è che ci sono ancora persone che combattono, perché coltivare l’arte è un modo di vivere. Quello di gente che, come me, si rifiuta di tornare a casa la sera e sedere in pantofole davanti alla tv.

d: Lottate contro la “Potenza dormitorio”.

r: Sì. E’ la musica, l’arte, che ti spinge a farlo.

d: Ma come semplice cittadino cosa migliorerebbe?

r: Guardi, direi che quando muore un centro storico, muore tutta una città. Con “Gocce d’Autore”, per sei sette anni, in un piccolo vicolo del Centro, abbiamo fatto diverse manifestazioni (tra queste la Giornata del Libro, nel corso della quale mi avvalsi di un pianoforte con le ruote, per portare la musica e la letteratura nei negozi).

d: Perché il Centro sta morendo?

r: Non saprei, forse perché non ci sono più gli uffici, non c’è utenza: una volta il centro storico era pieno, mattina e sera, perché ci veniva anche la gente dai paesi.

d: Come definire la Potenza di oggi in chiave jazz?

r: Potenza potrebbe essere uno Swing, perché nell’anima dei Potentini c’è quella voglia di vivere e di confrontarsi. Ripeto, ci sono ragazzi davvero in gamba.

d: Il libro che la rappresenta?

r: Sicuramente un saggio su Chet Baker.

d: Il film?

r: I “Blues Brothers”. Lo vidi da ragazzino –quando studiavo solo musica classica ed ero quasi un prete (ride)- e fu una vera folgorazione.

d: La canzone?

r: La prima che metterei su un piatto è sempre Billie Holiday, ma il primo “standard” che ho studiato è stato “Georgia on my mind” di Ray Charles. Mi piacciono però anche i cantautori come Fossati.

d: Mettiamo che fra cent’anni, qui al Jazz Club, scoprano una targa a suo nome, cosa le piacerebbe ci fosse scritto?

r: Posso dirlo in Potentino? «Meh, hai fatto ‘na cosa bella!» (risate)

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LO SPECIALISTA RISPONDE

 

Otto domande al direttore dell’Unità Operativa di Neurologia del San Carlo, il dr. Nicola Paciello

 

Chi è il neurologo e quali patologie tratta?

Il neurologo è uno specialista, da non confondere con lo psichiatra, perché cura le patologie organiche del cervello a cominciare da ictus cerebrale, sclerosi multipla, epilessia, malattia di Parkinson, le demenze e tutte le malattie del sistema nervoso periferico, quali le neuropatie, la sclerosi laterale amiotrofica, la miastenia gravis, oltre alle patologie neurodegenerative del cervello.

Quando è necessaria e in che cosa consiste la visita neurologica?

Qualora dovesse presentarsi qualunque sintomo inquadrabile come anomalia del sistema nervoso che può essere un disturbo della vista, una cefalea, una perdita di coscienza, un disturbo di forza di un braccio, un disturbo di sensibilità, un disturbo di equilibrio. La visita neurologica consiste in un’accurata anamnesi sulla storia clinica del paziente, perché molte malattie neurologiche possono avere un esordio molto insidioso, poi si effettua un esame obiettivo neurologico su tutti gli organi dipendenti dal sistema nervoso centrale, per valutare la coordinazione motoria, la forza, il linguaggio e le sensibilità profonde, i nervi cranici e i riflessi osteo-tendinei, cioè un esame molto approfondito sul paziente. In neurologia abbiamo un’unica grande fortuna, cioè che ad un’anomalia in una parte del sistema nervoso centrale corrisponde un segno clinico e un sintomo da parte del paziente.

Ci sono delle cause che sono scatenanti più di altre o sintomi che devono farci preoccupare maggiormente?

Sicuramente una difficoltà per esempio nel linguaggio, un disturbo di forza ad esordio acuto, una perdita di coscienza improvvisa sine materia, senza anomalie della pressione arteriosa, un’anomalia della marcia: sono dei sintomi che assolutamente ci devono mettere in allarme. Le cause scatenanti sono dipendenti dalla patologia che andiamo a trattare, cioè nell’ictus cerebrale, la pressione alta e il diabete sono dei fattori di rischio che possono condurre ad un fatto vascolare al cervello.

In medicina solitamente si parla molto di prevenzione, vale anche per la neurologia? In che modo si fa, esistono screening appositi?

Assolutamente sì, soprattutto per quanto riguarda le patologie cerebrovascolari, perché i fattori di rischio sono numerosi, per esempio un paziente che ha una fibrillazione atriale, quindi un anomalia del ritmo cardiaco della quale è a conoscenza, è un paziente ad elevato rischio cardio embolico, quindi di sviluppare la patologia vascolare. Così come un paziente forte fumatore, uno con diabete di lungo corso o ipercolesterolemia anche se solo familiare: tutti questi sono fattori di rischio che possono essere assolutamente modificati.

Un capitolo a parte va dedicato all’Alzheimer, rientrante tra le patologie trattate dalla neurologia.

Nel caso specifico dell’Azienda ospedaliera San Carlo, abbiamo un’unità di valutazione per l’Alzheimer a cui fanno capo sia neurologi, sia geriatri, sia psicologi: un team multidisciplinare proprio perché la patologia riveste più branche.

L’Alzheimer è una malattia degenerativa, c’è qualcosa che a oggi ancora non sappiamo e quali passi avanti si stanno facendo?

Sono stati fatti numerosi passi in avanti, poi noi abbiamo la fortuna di avere un nostro conterraneo, il dr. Marcello D’Amelio, che è stato ospite gradito a Pignola qualche mese fa in una manifestazione in cui anch’io ero partecipe, perché ha scoperto delle vie di trasmissione del sistema nervoso centrale che sono implicate nella genesi dell’Alzheimer. Quindi adesso sappiamo che l’Alzheimer non è più quello che consideravano una volta, cioè solo una patologia dell’adulto che va verso la senescenza, ma possono esserci anche esordi più precoci. La ricerca sta facendo numerosi passi in avanti, ci sono tutta una serie di farmaci come le cellule staminali e gli anticorpi monoclonali, alcuni di questi sono già in “fase due” di studio, quindi il futuro è aperto al miglioramento della cura di questi pazienti. Allo stato attuale abbiamo dei farmaci che possono andare a reintegrare un po’ la circuiteria colinergica che è deficitaria nell’Alzheimer, in qualche modo supplire alla funzione che viene persa. Chiaramente, più precoce è la diagnosi, più i farmaci hanno una loro efficacia reale di rallentare un po’ la storia naturale della malattia…Anche se la cura definitiva ancora non ce l’abbiamo.

Quali tecnologie vengono incontro alla Neurologia?

Abbiamo tre campi di utilizzo: le neuroimmagini, l’esame gold standard per il paziente, la risonanza magnetica dell’encefalo e del midollo spinale. Adesso abbiamo diverse tecniche della risonanza magnetica: in diffusione per vedere precocemente le lesioni ischemiche; la risonanza magnetica di perfusione; poi quella funzionale per vedere alcune anomalie, per esempio nella cura di tumori cerebrali per trovare circuiti implicati. Poi c’è tutto il discorso della Neurofisiopatologia, quindi l’Elettromiografia, l’Elettroencefalogramma; qui a Potenza abbiamo anche la possibilità di fare la video EEG con lo studio del sonno e i potenziali evocati. Poi c’è la parte relativa alla Neurosonologia, cioè l’Ecodoppler, l’Ecodoppler-transcranico, tutte indagini diagnostiche che noi possiamo effettuare qui al San Carlo. Abbiamo la fortuna di avere un’ottima Medicina Nucleare che ci aiuta con gli esami di Scintigrafia cerebrale, per esempio nella diagnosi della malattia di Parkinson, con traccianti per i recettori dopaminergici che si chiama “DaTscan”, un esame che conferma la genesi degenerativa della patologia. In questo momento abbiamo quindi numerosi macchinari in uso.

Cosa si sente di dire ai pazienti lucani che molto spesso scelgono di curarsi fuori?

Proprio negli ultimi tempi mi è capitato un esempio calzante: un paziente in cura da noi con una patologia estremamente complicata, ha scelto di richiedere un secondo parere fuori, e dopo essersi rivolto a un neurologo di un prestigioso ospedale lombardo (tra l’altro un mio collega, ci conosciamo e lavoriamo per protocolli condivisi), questo direttore gli ha consigliato di rimanere in cura presso la Neurologia della Basilicata, proprio perché ha riconosciuto il prestigio di questa eccellenza sul territorio. L’expertise che abbiamo è obiettivamente molto capace, e in Basilicata siamo in grado di fare diagnosi di pressoché tutte le patologie neurologiche. Chiaramente c’è poi un discorso legato alla genetica, con alcune patologie estremamente rare, che possono essere inquadrate attraverso esami diagnostici che al San Carlo non si fanno ancora, ma sono piccolissime fette della Neurologia.

(a cura di Antonella Sabia)

 

 

 

 

 

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di Walter De Stradis

L’

aggettivo che Rocco Stella usa più spesso è “incredibile”, e si può dire che il vice sindaco di Sasso di Castalda, Pz (impegnato prevalentemente nei settori Cultura e Ambiente), ne abbia ben donde: dal suo splendido borgo (amministrato attualmente dalla giunta di Rocchino Nardo) hanno origine molte cose di grande rilievo, a cominciare dal fiume Basento, per giungere a tutta una nutrita serie di personaggi di spessore assai elevato. Non ultimo, Sasso sarà (questa sera) per la seconda volta la sede di una prestigiosa kermesse musicale, il “Festival di Potenza” di Mario Bellitti.

d: Come giustifica la sua esistenza?

r: Rispondendo soprattutto alla mia coscienza. Jean-Paul Sartre, che ho studiato all’università, diceva che una delle cose più importanti della vita è potersi guardare allo specchio la mattina.

d: Molti personaggi illustri, a livello nazionale e internazionale, sono originari di questo posto: Rocco Petrone, Mariele Ventre, Mimmo Beneventano, Don Giuseppe De Luca…

r: …e tanti altri.

d: Cosa c’è qui di speciale, l’acqua, l’aria?

r: (sorride) Mah, in effetti forse è questione di luogo, e sicuramente anche di geni. Anche se credo che queste siano risorse comuni a tutta la Lucania.

d: Vero, ma non tutti i comuni lucani possono vantare contemporaneamente così tante personalità di spicco.

r: Sì, ha ragione, spicchiamo per questa particolarità.

d: Cominciamo allora a parlarne, iniziando da Rocco Petrone, che era direttore di lancio nientemeno che alla NASA…

r: Sì, si occupò dell’Apollo 11, che portò i primi uomini sulla Luna. Di Petrone siamo particolarmente orgogliosi e commossi ogni volta che ne parliamo: lui nacque da genitori praticamente analfabeti e perse il padre in tenerissima età. La sua è dunque, mi sia concesso, una storia “dalle stalle alle stelle”, perché uno che convince Kennedy, in un famoso “briefing” a investire sull’allunaggio …è una cosa straordinaria.

d: C’è quel filmato di Piero Angela in cui racconta di quando conobbe Petrone e di come questi si presentò in dialetto lucano, dicendo «Io sono di Sasso di Castalda».

r: In realtà lo disse con un accento simil-napoletano: «Je song’ ‘e Sasso ‘e Castaldo». Una volta c’era una commistione di dialetti, anche perché all’epoca far credere di essere originari di Napoli, piuttosto che della Basilicata (che non si sapeva nemmeno dove fosse), conferiva un’altra dimensione.

d: Poi c’è Mariele Ventre, la celeberrima “maestra” dello Zecchino D’Oro.

r: Una grande pedagogista e musicista. Fu anche una messaggera di pace, ha portato la pace nel mondo: la sorella Maria Antonietta mi racconta che nel 1971 Mariele, con le sue canzoni e con i suoi bambini, fu la prima a portare la pace fra Israele e Palestina, recandosi proprio in Isarele e cantando per entrambi i popoli.

d: Lo Zecchino D’Oro era comunque un contesto in cui si incontravano le culture.

r: Adesso ci sembra una cosa normale, ma all’epoca era una questione molto delicata, e mettere e far cantare insieme bambini nella propria lingua e in lingue diverse era una cosa incredibile, anche “ardita” in un certo qual senso.

d: In questa direzione è anche molto interessante l’epistolario di Mariele Ventre.

r: Ecco. Aveva la capacità di comunicare con parole semplici e con tutti: ha scritto più di 20mila lettere. Rispondeva a TUTTI i bambini. Il suo è un insegnamento prezioso, specialmente oggi.

d: Emissario di pace fu anche Don Gisueppe De Luca, un ecclesiastico influentissimo.

r: Parliamo di un personaggio a dir poco immenso, specie per un paese come Sasso, grazie alla sua esperienza e cultura incredibili. E’ stato anche un po’ l’ambasciatore segreto del Vaticano e ha corrisposto con due papi, prima che divenissero tali: Paolo VI e Giovanni XXIII, di cui poi è stato consigliere. E’ stato infatti “ghost writer” di molti dei discorsi di quel Pontefice, ed è stato uno di quelli che ha avuto maggior peso sull’apertura della Chiesa, il famoso “ecumenismo”, altra cosa che oggi ci sembra normale, quando invece a quei tempi non ci voleva molto perché uno fosse etichettato come “eretico”. Don De Luca ci insegnava che «anche negli atei troviamo lo stigma di Dio, del Creato».

d: Tra l’altro questa figura è dietro anche a delle storiche risoluzioni di pace, in momenti di gravi crisi internazionali.

r: Incredibile. Per qualcuno è una goccia nel mare della diplomazia, qualcun altro ritiene sia stata una cosa rivoluzionaria. In occasione degli 80 anni del Papa (era il 1960), De Luca invitò il suo amico Togliatti a pregare a sua volta Krusciov (capo dell’ex URSS) affinchè inviasse un telegramma al Pontefice. Questa cosa è stata poi replicata, nel 1962, in occasione della crisi dei missili a Cuba.

d: Anche Mimmo Beneventano, rimettendoci la vita, è stato testimone di un messaggio importantissimo.

r: Altro personaggio incredibile. Quando penso a lui penso a Brecht che dice “Sfortunato quel paese che ha bisogno di eroi” e Mimmo, quasi profeticamente, prevedeva la sua morte, a seguito del suo impegno alle falde del Vesuvio, nel comune di Ottaviano, lottando contro camorra organizzata e speculazione edilizia. Al suo impegno è stato dedicato il Parco del Vesuvio nonché le prime assemblee antimafia e i primi coordinamenti anticamorra, in quanto prima non si riteneva che fosse un’organizzazione criminale al pari della Mafia.

d: Il vostro paese in che modo cerca di fare tesoro, dal punto di vista culturale e –perché no- turistico, di tutti questi personaggi?

r: Per quanto riguarda Rocco Petrone, la precedente amministrazione ha creato uno degli attrattori di maggior successo in Basilicata, il Ponte alla Luna, che ha valorizzato un luogo fino a quel momento ritenuto abbandonato (un po’ come i Sassi di Matera). Stiamo inoltre ristrutturando il palazzo di Mariele Ventre che diventerà un centro musicale e un museo (il “Palazzo del suono e della musica”). Con il nipote di papa Giovanni, Marco Roncalli, stiamo realizzando un docu-film su Don Giuseppe De Luca, anche la Curia di Potenza e la Regione Basilicata paiono interessati, perché si tratta di valorizzare non solo Sasso, ma anche i paesi vicini. La chiave è proprio questa, valutare anche un interesse territoriale e non solamente localistico, perché qui parliamo di “Basilicata Occidentale”: Don Giuseppe De Luca ha a che fare anche con Brienza ed esiste già un parco che abbraccia anche Potenza (includendo la Trinità, ove ha operato lo zio di De Luca, Don Vincenzo D’Elia).

d: A proposito di Beneventano abbiamo citato la famosa frase “Sfortunato quel paese che ha bisogno di eroi”: -al netto delle differenze fra Basilicata e Campania, specie in riferimento alla criminalità- di quale tipo di eroi necessita la nostra regione?

r: La Basilicata ha bisogno di essere amministrata. E di vivere una vita normale, non eccezionale. I nostri comuni devono essere amministrati e quelli che sono stati eletti devono fare delle scelte, concrete e sul campo. Non possono abdicare. E questo vale anche a livello regionale. La stagnazione non favorisce la nostra regione e le persone che la abitano.

d: Perché dice che c’è bisogno “di vivere una vita normale, non eccezionale”?

r: Perché a volte si vuole strafare… Noi siamo abituati alla lentezza, abbiamo una storia contadina, fatta di stagionalità, di percorsi lenti. Non dobbiamo stravolgere questo ritmo, ancestrale, che ci è stato comunicato dall’antichità e dal nostro territorio. Che ha bisogno di lentezza.

d: E cos’è che oggi la stravolge?

r: Una certa modernità, un po’ troppo esageratamente tecnologica.

d: Questo tuttavia è un problema globale.

r: Sì, che però potrebbe riguardare i nostri borghi: noi possiamo sopravvivere solo se preserviamo questa atmosfera, questa tranquillità che abbiamo ereditato dai nostri avi. Mi riferisco sia all’aspetto architettonico, sia ambientale. Non dobbiamo stravolgere, rispettando natura e ambiente, in sintonia con quello che già c’è.

d: Il numero di Topolino ambientato nei Sassi e nel Pollino ha avuto uno straripante successo.

r: Sono occasioni da cogliere. La pubblicità, quando non è sguaiata, bensì giusta, e soprattutto legata a elementi nazional-popolari (quale può essere un “semplice” fumetto) è una cosa bella e utile. Ci auguriamo che lo stesso accada anche per Sasso e altri territori lucani.

d: Qual personaggio vorrebbe come “testimonial” per Sasso?

r: Beh, io mi ritrovo non in Topolino, bensì in Paperino. Come tutti siamo portati a sbagliare, ma riconosco in noi la capacità di capire l’errore. La cosa tragica sarebbe perseverare.

d: Se potesse prendere Bardi sottobraccio, cosa gli direbbe?

r: Tante cose, una di queste sarebbe quella di parlare con le persone. Soprattutto con quelle che hanno bisogno: c’è tanta gente che non riesce a pagare le bollette, a trovare un lavoro, per sé e per i figli. La gente vive di piccole cose, e molte volte la politica emana un grido troppo roboante, riservato a poche persone. Invece bisogna tornare ad ascoltare. Sarebbe una cosa molto “British”, nella mia permanenza a Londra ho scoperto che lì ti fanno tante domande, ti ascoltano.

d: Quindi vorrebbe un Bardi più “British”.

r: Assolutamente sì, un Bardi che ascolta di più e che deve decidere dopo aver ascoltato. Sasso, di suo, avrebbe bisogno di un maggiore flusso turistico, sostenibile e responsabile, che coinvolga tutti, perché le persone che si sentono coinvolte oggi sono poche. Noi siamo Bandiera Arancione e le persone che ci sono dovrebbero essere empatiche, orgogliose di questo luogo eccezionale. L’Italia PUÒ ripartire dai piccoli borghi: io penso che saranno la spina dorsale, il nuovo centro da cui ricominciare.

d: Il libro che la rappresenta?

r: “Il nome della rosa” di Umberto Eco.

d: Il film?

r: “Basilicata Coast to Coast”, lo vidi a Monaco e dovetti fare la fila al botteghino.

d: La canzone?

r: Sono molto legato a Battiato, direi “Centro di gravità permanente”.

d: Mettiamo che fra cent’anni scoprano una targa a suo nome al Comune di Sasso: cosa le piacerebbe ci fosse scritto?

r: «Una persona che ha cercato di fare quello che ha capito, e soprattutto lo ha fatto in buona fede, cosciente anche dei possibili sbagli»

 

 

 

 

 

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S
i è formato alla corte di Mogol, ma non è mai diventato “un cortigiano” della musica. Col cantautore Raffaele Tedesco, originario di Moliterno (Pz), continua la nostra “rubrica nella rubrica”, ovvero l’analisi della realtà musicale lucana, così come vista dai suoi protagonisti.

d: Come giustifica la sua esistenza?

r: Beh, domanda impegnativa. Sicuramente la mia esistenza è legata musica.

d: Quando ha capito che avrebbe fatto il musicista e il cantautore?

r: Credo da subito, perché nella mia famiglia si è sempre respirata arte, il mio prozio –Michele Tedesco- è stato un pittore di grandissimo rilievo tra le fila dei Macchiaioli.

d: Al quale, tra l’altro, rassomiglia, a guardare alcuni ritratti.

r: Qualcosa c’è. Era lo zio di mio nonno, falegname di professione e a sua volta violinista di passione. Come dicevo, l’arte c’è sempre stata in famiglia e mi è stata tramandata. Pensi che la prima volta che salii su un palco avevo tre anni, era ad una sorta di Zecchino d’oro dell’epoca. Non ho mai pensato, in realtà, di fare altro.

d: Fare musica in Basilicata, in particolare, significa investire più che mai su se stessi...

r: Certo, fino ai diciotto anni mi sono esibito nei locali del Sud Italia, poi verso la metà degli anni Novanta Mogol mi scelse e mi ritrovai al CET. Divenni membro di un gruppo vocale e strumentale che si chiamava “Cime di Rap” (nome più che altro goliardico, suggerito da una mia amica, grande cantante barlettana).

d: Il periodo al quale si riferisce è lo stesso durante il quale il CET di Mogol ha intrapreso una collaborazione con la nostra Regione?

r: No, in realtà la mia collaborazione è nata prima. Solo in seguito sono partite delle borse di studio per aspiranti musicisti. Io mi sono iscritto, ho pagato, ma ci fu comunque una selezione, in quanto non prendevano tutti. Dopo il corso, ci fu l’idea di promozionare la scuola con dei gruppi. Ebbi dunque l’opportunità di suonare nei più importanti teatri d’Italia e di partecipare a trasmissioni Rai nazional-popolari, particolarmente seguite dal pubblico. Fu una lunga collaborazione col CET, durata dal 1995 al 2003.

d: Si narra delle famose partite di calcio organizzate da Mogol al CET. Lei ha mai partecipato?

r: Certamente, anche perché ho sempre giochicchiato a calcio. Ricordo che Mogol abbandonava interviste o lezioni per rincorrere un pallone. Non se ne perdeva una.

d: Qual è l’insegnamento più importante che le ha lasciato Mogol?

r: Che fare il musicista è un lavoro, ma forse questo aspetto non viene ancora percepito.Infatti ancora oggi spesso ti chiedono “Fai altro nella vita?”, oppure “Suoni? E allora facci una canzone, và”… Comunque, dopo il 2003 ho avuto un contratto discografico con la Warner Chappell Music italiana, leader nel mercato editoriale, e le mie canzoni sono state usate come colonne sonore di trasmissioni Rai. Le ho cantate io stesso. Il mio primo disco si intitola “La strada”.

d: Quindi c’è anche tutto un discorso legato ai diritti d’autore…

r: Il discorso del diritto di autore si è un po’ azzerato con l’arrivo delle App, che hanno complicato il mercato.

d: Giungiamo così al nocciolo della questione: quanto è difficile scegliere un lavoro come questo, specie in Basilicata?

r: In realtà in questa regione qualsiasi lavoro si faccia comporta delle difficoltà notevoli. C’è sempre la famosa differenza tra chi opera e vive in altre realtà, già tra Milano (dove recentemente ho cantato un brano inedito, in occasione della presentazione del fumetto su Dalla Chiesa) e Roma ci sono delle differenze molto forti, figuriamoci al Sud.

d: Ritiene che se si fosse buttato nel Folk, come molti dei suoi colleghi, avrebbe avuto maggiori opportunità?

La Basilicata è, storicamente, la patria del folk. Tuttavia, ognuno deve fare la musica che sente. Io sono un appassionato delle canzoni d’autore e non mi vedrei proprio a fare altro.

d: È più difficile però proporsi come musicista d’autore rispetto a chi sceglie le tradizioni popolari?

r: Direi di sì, anche perché stiamo attraversano un momento culturale assolutamente difficile. Un presidente della Regione, un assessore, un sindaco dovrebbe avere gli stessi strumenti –ammesso che ci siano per le altre attività- per valutare e valorizzare una giusta proposta musicale. Generalmente la carica “alla Cultura” è considerata quasi inutile, e di conseguenza non ci sono gli strumenti atti a valorizzare al meglio una proposta.

d: Quindi lei crede che la politica, regionale o locale, abbia delle responsabilità in una non adeguata promozione della musica lucana?

r: Credo sia un problema generale, che in Basilicata c’è, certamente. La politica anziché essere al servizio dell’arte e della musica se ne impossessa solo quando le conviene.

d:...e quand’è che le conviene?

r: Per poter poi dire magari, “Questo l’ho fatto fare io!”. Ma ci sono tante cose che possono essere convenienti per un politico. Non c’è una valutazione oggettiva, e come dicevo, a volte mancano gli strumenti. Se il politico di turno ha trenta euro di budget, sicuramente li dà a chi fa il musicista come terza professione: chi è musicista professionista non ci può venire, per trenta euro. Ma al politico in realtà non interessa cosa fa uno e cosa fa l’altro, per lui ”chi viene, viene” va bene. Spesso succede questo.

d: Esistono secondo lei nella musica lucana i raccomandati della politica?

r: Beh, probabilmente sì, come esistono per tutte le altre attività, credo.

d: Ma è vero che per suonare in Basilicata bisogna per forza interagire con la politica (il che non è un fatto negativo in sé, poiché –come dicevamo- la politica molto spesso gestisce gli eventi)?

r: Mmm, dipende da cosa si va a fare, per alcuni eventi sicuramente sì.

d: Quali sono le differenze che nota suonando in Basilicata e in altre regioni?

r: In Basilicata, ahimè, spesso ci si ritrova di fronte a un pubblico che poco conosce la canzone d’autore. E’ più difficile qui in Basilicata portare avanti una proposta del genere.

d: Torniamo al famoso discorso dell’imbracciare un tamburello.

r: Sì, certamente è più facile, anche se il mio non è un atto d’accusa. In Puglia e Campania invece c’è sicuramente anche un ascolto diverso.

d: Se potesse prendere il presidente della Regione sottobraccio, cosa gli direbbe?

r: Beh, le cose da dire sarebbero tante! (sorride). Rimanendo nel mio ambito, gli proporrei di dare più importanza all’arte, di dare più fondi alla musica, pur comprendendo che ci sono delle priorità. Qualcuno più importante di me disse “Senza cultura non c’è progresso”.

d: E se potesse “cantargli” qualcosa, che titolo le viene in mente? Cosa si può adattare alla momento che vive la nostra terra?

r: (Sorride) C’è una canzone che si adatterebbe a lui, come a tutta la classe politica: “Sono solo canzonette”, di Bennato. Specialmente per la parte in cui dice: «Guarda invece che scienziati, che dottori, che avvocati, che folla di ministri e deputati! Pensa che in questo momento, proprio mentre io sto cantando, stanno seriamente lavorando». Dice tutto: «Non mettetemi alle strette/Sono solo canzonette».

d: Secondo lei il panorama musicale lucano cosa ha da offrire in realtà? Cosa andrebbe promozionato di voi autori lucani? Spesso si parla dei successi ottenuti dalla promozione musicale che avviene nelle altre regioni…

r: Bisognerebbe portare la musica nelle scuole. Molti problemi nascono da lì e la musica in quell’ambiente sarebbe una grande conquista.

d: Educare dunque a un uso “consapevole” della musica?

r: Assolutamente sì. La musica italiana è nota nel mondo per la sua melodia, si pensi alla canzoni classiche napoletane –o persino ai Ricchi e Poveri!- e poi ci sono i testi che parlano di nobili sentimenti. Una tradizione che all’estero ci invidiano. Non ho nulla contro il Rap o la Trap, ma non ci appartengono, non c’entrano nulla con la musica italiana. Non sento più la melodia e oltretutto i testi sono zeppi di violenza e volgarità. Ci siamo un po’ dimenticati di quei sani valori, basti pensare che la Ricordi, la più grande casa discografica italiana, è stata venduta ai Tedeschi!

d: Questa estate ha portato in giro –anche fuori regione- uno spettacolo dedicato ai “due Lucio”, ovvero Dalla e Battisti. È stato difficile cambiare registro?

No, perché la mia passione per la musica è nata proprio grazie a loro. Questo spettacolo tra l’altro è già rodato, poiché in replica da molti anni.

d: C’è stato poi lo spettacolo con Fabrizio Bosso, qui a Potenza.

r: E’ nato anche un docufilm. Ha dato quel qualcosa in più alla mia musica. Il mio ultimo disco, “Che fortuna la musica”, tratta proprio di libertà espressiva e improvvisazione. Quella con Bosso è stata una bella esperienza, ho conosciuto una bella persona oltre che un grande artista.

d: Le è invece mai capitato di rimanere deluso dopo aver conosciuto di persona un artista famoso?

r: Be’, sì. Il grande artista è colui che è realmente consapevole di esserlo, dunque assume un atteggiamento assolutamente rilassato con gli altri. Se il musicista non è sereno con se stesso, lo è anche con gli altri, e questo l’ho notato anche in alcuni artisti di grande fama. Ricordo invece quando vidi Guccini a Sanremo. Lo chiamai e fu lui a venirmi incontro.

d: La canzone che la rappresenta?

r: “A muso duro” di Bertoli.

d: Il Film?

r: “Shine”, degli anni Novanta. Quello del famoso pianista.

d: Il libro?

“Il macchiaiolo lucano”, di Mimmo Mastrangelo.

d: Tra cent’anni cosa vorrebbe fosse scritto sulla sua lapide?

r: «Raffaele Tedesco, una persona onesta».

 

 

 

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Un omaggio alla Basilicata attraverso la valorizzazione di alcuni incantevoli angoli del territorio. Una guida ai luoghi da scoprire e visitare, destinata sia al turista in viaggio tra le bellezze della regione che agli stessi lucani. Si intitola “13 borghi da scoprire” il booklet di 32 pagine realizzato su iniziativa della JV Tempa Rossa (TotalEnergies EP Italia, Shell E&P Italia e Mitsui E&P Italia B). La guida, ricca di immagini scattate da fotografi locali e testi a cura di Maria Teresa Merlino, racconta al lettore veri e propri gioielli nascosti della Basilicata con cenni a storia, cultura e tradizioni dei 13 borghi della Concessione Gorgoglione. 

Un’utile guida - disponibile sul sito internet di TotalEnergies EP Italia e distribuita nei 13 Comuni in prossimità del Natale - anche per i tanti lucani residenti fuori regione che, durante le festività di fine anno, tornano in Basilicata. 

“13 borghi da scoprire”: un piccolo ma concreto contributo della Joint Venture Tempa Rossa allo sviluppo turistico del territorio in cui opera. 

Per scaricare e leggere “13 borghi da scoprire” link https://www.dropbox.com/s/4cwvsw80n2vqoku/13%20borghi%20da%20scoprire.pdf?dl=0

 

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A seguito della sfiducia tributata al segretario regionale Raffaele La Regina, ci sarà sicuramente un commissario regionale: tale procedura è prevista dallo statuto del Partito Democratico. Contestualmente alla sfiducia, è stato però chiesto di insediare subito la commissione congressuale, in modo tale da dare “subito” una nuova guida regionale al partito.

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di Walter De Stradis

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anti anni fa i suoi antenati fecero il viaggio al contrario, America-Italia (pare per questioni d’amore), e pertanto lei, nonostante il nome anglosassone, è comunque una potentina verace.

Mary William, capelli neri e coda altissima, è consigliera comunale di maggioranza in quota Fratelli d’Italia, nonché presidente della sesta commissione consiliare.

d: Lei è presidente di una commissione consiliare che si occupa di mobilità, “ambiente e qualità della vita”, particolare –quest’ultimo- che sembra inglobare praticamente tutto.

r: E’ vero, trattasi del benessere del cittadino e della vivibilità in città. Anche all’interno della commissione stessa qualcuno ha equivocato, pensando si trattasse dell’ambiente “naturale”, quando dal trasporto ai servizi sociali, ci si riferisce un po’ a tutto. E infatti una delle mie prime iniziative fu una passeggiata all’interno dei parchi con i membri dell’associazione non vedenti.

d: Un suo collega presidente di commissione (Beneventi, ndr) si è appena dimesso, lamentando inefficienze del governo cittadino proprio in ambito servizi sociali e altre cose.

r: C’è una differenza tra il dirigere una commissione facendo delle proposte, e poi riuscire a metterle in atto. Non è una difesa d’ufficio la mia, ma l’amministrazione sta portando avanti molte iniziative. Purtroppo si pecca nella comunicazione (io stessa ho rinviato più di una volta questo vostro invito, anche perché poco avvezza alle interviste). Proprio oggi, per esempio, ho appreso che l’assessore ai servizi sociali è riuscito a intercettare un finanziamento per la lotta contro alcolismo e dipendenze.

d: Le dimissioni di Beneventi nulla hanno a che fare con la tiritera sulla mancata nomina del Presidente del Consiglio?

r: Probabilmente sì, ma in ogni caso si tratta di valutazioni sue. Non è una volontà del consiglio quella di non eleggere Beneventi, bensì dei numeri, che non ci consentono, solo come maggioranza, di eleggere un presidente. Questa è la verità.

d: Conviene però che questo girare a vuoto comunque non è una bella immagine che si dà ai Potentini?

r: Guardi, il Presidente del Consiglio comunale è una figura garante dei lavori consiliari…e beh, credo che al Potentino interessi anche la gestione. Come dicevo, si è molto bravi a criticare ciò che non va, ma molto meno a pubblicizzare ciò che si riesce a fare.

d: Voi?

r: Noi stessi come amministrazione. Anche per il cittadino è più semplice criticare, ma essere poco informato su ciò che si fa. Certo, non abbiamo messo in atto la migliore amministrazione possibile, ma daremo risposte ai Potentini, considerando anche che a sette mesi dal nostro insediamento abbiamo dovuto lavorare nel contesto di un’emergenza sanitaria mondiale e sicuramente molte delle attività sono state rallentate. E oggi stiamo vivendo anche la crisi energetica. Mi piacerebbe dunque vedere subito attuato il progetto di efficientamento della scala mobile “Santa Lucia” con l’impianto fotovoltaico: parte dell’energia prodotta, ci è stato detto in Commissione, potrebbe anche illuminare un tratto della Fondovalle!

d: Pochi minuti fa (mercoledì – ndr) si è conclusa la riunione della sua Commissione col nuovo gestore degli autobus in città, la ditta Miccolis. Ci dica qualcosa “a caldo”.

r: Finora ho sentito pareri favorevoli, anche da parte del cittadino, in quanto Miccolis da subito ha dato l’idea di essere un’impresa solida. Non è stato facile attivare dal 1 ottobre il servizio, con le difficoltà note a tutti, specie nei passaggi tra le gestioni. Loro sono riusciti a garantire l’esecuzione del Piano di esercizio così come trasmesso dall’Amministrazione comunale, garantendo anche quelle corse che solitamente vanno vuote. Loro potranno dirci quali saranno le corse più utilizzate e in quale periodo, perché qui non si tratta di sopprimerne alcune, ma di migliorarne altre. Ci si sta attivando in tal senso, coinvolgendo anche gli autisti allo scopo di fornire al Comune una proposta di Piano di esercizio, per rendere più efficiente il trasporto pubblico, che per noi oggi è un progetto più ambizioso del solito. Con la crisi energetica bisogna infatti incentivare l’utilizzo dei mezzi pubblici, altrimenti si sperpereranno risorse pubbliche. Attualmente c’è poi un’interlocuzione con la Provincia affinché gli autobus che accompagnano gli studenti nella zona di Poggio Tre Galli possano sostare nel parcheggio sulla Fondovalle per incentivare l’uso a pieno regime delle scale mobili (sia quelle di Santa Lucia sia quelle di via Tammone sono oggetto di vari finanziamenti).

d: Beh, per cominciare, un buon biglietto da visita sarebbe riaprire i bagni delle scale mobili, chiusi da tempo.

r: Esatto. Proprio sulla base…diciamo degli errori del passato, è stato fatto il punto sulle attività di manutenzione ordinaria e straordinaria.

d: Ma si è capito finalmente a chi tocca pulire e gestire i bagni?

r: Sì, si è deciso che spetta alla ditta Miccolis. Abbiamo anche proposto di mettere dei fasciatoi che consentano un cambio pannolini alle mamme. Puntiamo ad aumentare anche il senso civico dei cittadini.

d: Lei è di Fratelli d’Italia, il partito della Meloni, prima premier donna: se dovesse –a parti invertite- anche lei scrivere un biglietto –come quello vergato da Berlusconi- sui “difetti” di qualcuno…

r: …no guardi, non è perché mi sta intervistando… prima di adesso io non ho mai fatto politica “attiva” (occupandomi, da geologa, più che altro di questioni ordinistiche), ma dico spesso ai cittadini che per capire bisognerebbe almeno una volta provare ad amministrare la cosa pubblica. Non esiste candidato che non si proponga il meglio per gli elettori, ma il libro dei sogni è un’altra cosa. Cosa rimprovero alla precedente amministrazione? Beh, ricordo gli ultimi asfalti fatti, forse, in occasione della visita del Papa.

d: E voi non li avete fatti in occasione del Giro d’Italia?

r: (ride) Me la sono tirata volontariamente! In città esiste una categoria, quella dei “continui scontenti”, che in effetti dice queste cose, quando invece è emerso che la Città di Potenza, negli ultimi due anni, ha asfaltato circa 24 chilometri di strada, laddove Firenze (che ha utenza e risorse ben maggiori) ne fa solo 12! Questi sono dati che la gente deve conoscere.

d: Beh, mi viene da considerare che forse Firenze è più “piastrellata”. In ogni caso mi viene anche da chiedere come mai a Via Mazzini si attende, da tempo immemore, proprio la risistemazione delle piastrelle del marciapiede, annunciata mesi fa da altro assessore e mai realizzata. Lì le vecchiette continuano a inciampare nelle mattonelle scomposte. E sui social abbondano comunque le foto di strade con le buche.

r: …sì, ma è per questo che stiamo apportando dei correttivi. Non abbiamo la presunzione di aver fatto il meglio (nella mia famiglia mi insegnano che il traguardo non è la fine di un percorso). Però va evidenziato ciò che è stato fatto di buono. Ho letto di quei cittadini che hanno provveduto a riempire da soli le buche sulla strada, peccato che era già stato previsto il rifacimento e credo sia stato anche fatto. Purtroppo le amministrazioni hanno dei bilanci, e anche il trasferimento delle cifre da utilizzare ha una tempistica. Sono previsti da subito –e l’assessore Di Noia ci fornirà presto un elenco- degli interventi sulle buche in alcune strade, fra cui anche le complanari, e a breve saranno trasferite anche le prime economie provenienti dall’autovelox, destinate per una parte all’assunzione di nuovi vigili, e per la restante alle strade (600mila euro del milione già incassato).

d: C’è stata quella polemica sull’autovelox posto praticamente all’ingresso della Città, che disincentiverebbe chi ci vuole venire…

r: La Legge va rispettata. E’ un fatto di sicurezza delle strade… E inoltre Potenza offre servizi non solo all’hinterland, ma a tutta la regione. Ma a pagare le tasse siamo solo in 60mila abitanti, scarsi. Pertanto ci vuole un’attenzione particolare, e di spesa, e di impegni economici che devono i qualche modo arrivare alla nostra città.

d: Se potesse prendere Bardi sottobraccio cosa gli direbbe?

r: Di continuare ad attenzionare la Città capoluogo, proprio per i servizi che deve offrire.

d: Bardi fa bene a non dimettersi?

r: Bisogna dare tempo affinché i processi –mi riferisco a quelli amministrativi- possano giungere a compimento. Io mi sono stupita nell’apprendere, nello svolgimento dei consigli, QUANTI debiti fuori bilancio stiamo pagando! L’assessore di riferimento mi dice che sono stati appostati circa 3milioni di euro (soldi dunque tolti ad altre possibili attività) per pagare questi debiti, alcuni dei quali sono dei risarcimenti (a seguito di sentenze) che fanno seguito ad atti dell’inizio degli anni Ottanta! E il cittadino non lo sa. A volte le difficoltà sono maggiori delle possibilità di manovra della macchina pubblica. Non è questione di cattiva volontà, ai cittadini va chiesta solo un po’di pazienza. Faccio un esempio, parlando sempre di strade. C’è la questione dei ripristini a seguito dei lavori dei Sottoservizi sulla fibra: io ho proposto un regolamento nel 2020, condiviso e migliorato in Commissione, perché noi non si fa in tempo ad aggiustare una strada (sono arrivati circa 5 milioni di euro per le opere di mitigazione del dissesto idro-geologico nelle contrade), che subito c’è un intervento di manutenzione dei Sottoservizi! Il Regolamento prevede dunque che quelle diverse imprese ci forniscano annualmente un piano dei lavori sulle nostre strade (a meno di rotture improvvise).

d: Ma lei come giustifica la sua esistenza?

r: Credo che tutti, nella vita, abbiamo una missione. A me piace ascoltare, immedesimarmi nelle difficoltà, e cercare di trovare delle soluzioni, avendo la franchezza però di dirlo, quando soluzioni non ce ne sono. Non mi metto mai in cattedra, anzi dico spesso di essere l’ultimo dei consiglieri, poiché sono alla mia prima esperienza.

d: Il film, la canzone e il libro che la rappresentano?

r: Il film è “Rain Man”, perché ognuno è importante a modo suo. La canzone (ma non so se mi rappresenta) è “Vita spericolata” di Vasco Rossi. Il libro è “Io speriamo che me la cavo”.

d: Fra cent’anni cosa vorrebbe fosse scritto sulla sua lapide?

r: «ONESTA».

d: …che oggi è una cosa particolarmente importante.

Wal.De.S.

 

 

 

 

 

 

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Ottobre è rosa, anche quest’anno il mese è dedicato alla prevenzione del tumore al seno. Il 23 e il 25 ottobre il San Carlo di Potenza apre le porte per controlli gratuiti, organizzando, una giornata di prevenzione e promozione della salute. Abbiamo quindi voluto dedicare questa pagina divulgativa alle donne, approfondendo due temi di interesse comune: Chirurgia oncologica ginecologica con la dr. ssa Maria Teresa Orlando, Procreazione Medicalmente Assistita con la dr. ssa Assunta Iuliano.

Dr. ssa Maria Teresa Orlando, dirigente medico UOC Ostetricia e Ginecologia

In tema di prevenzione, a che età consiglia di iniziare a fare i primi screening? Quali tipi sono a disposizione della popolazione femminile?

La prevenzione e la diagnosi precoce dei tumori   rientrano nei Livelli Essenziali di Assistenza, cioè tra le prestazioni essenziali che devono essere garantite a tutti i cittadini nel nostro Paese. Anticipare la diagnosi di un tumore permette di intervenire tempestivamente con maggiori probabilità di guarigione e migliorare la qualità della vita delle persone. I programmi di screening si rivolgono a tutti i cittadini residenti in Basilicata e appartenenti alle fasce di età previste per ciascuno screening.

In particolare, i programmi di screening oncologico femminile sono rivolti alla diagnosi precoce dei tumori della mammella, del colon retto e della cervice uterina:

screening per la diagnosi precoce dei tumori della mammella: le donne di età compresa fra 45 e 74 anni vengono invitate ad eseguire gratuitamente una mammografia ogni due anni.

screening per la prevenzione e la diagnosi precoce dei tumori del colon-retto: donne (e uomini) di età compresa fra i 50 ed i 74 anni vengono invitati ad eseguire un test per la ricerca del sangue occulto nelle feci ogni due anni.

screening per la prevenzione e la diagnosi precoce dei tumori del collo dell’utero: le donne di età compresa fra i 25 ed i 34 anni vengono invitate ad eseguire un Pap test ogni tre anni, le donne fra i 35 e i 65 anni vengono invitate ad eseguire un test HPV ogni cinque anni.

Fondamentale è la prevenzione attraverso la vaccinazione anti HPV erogata gratuitamente a tutte le ragazze e ragazzi nel corso del 12° anno di età. Nell’ambito di questi programmi la Regione invierà una comunicazione ad ogni donna compresa nella fascia di età dello screening, con relativa prenotazione e numero verde per eventuali comunicazioni. Collegandosi ai siti online della Regione Basilicata è altresì possibile ricavare tutte le informazioni necessarie per accedere ai programmi di prevenzione e screening.

È possibile riconoscere i sintomi, attraverso dei campanelli d’allarme?

La comparsa di perdite ematiche atipiche in età menopausale, perdite ematiche tra una mestruazione e la successiva, perdite ematiche a seguito di rapporti sessuali possono essere un campanello d’allarme di anomalie del corpo dell’utero e/o del collo dell’utero. Eseguire una visita ginecologica di controllo con ecografia ginecologica può facilitare il percorso diagnostico. L’autopalpazione di nodularità mammarie, retrazioni del capezzolo, secrezioni mammarie atipiche possono essere un campanello di allarme per la patologia mammaria. Eseguire una visita senologica favorirà la diagnosi precoce di eventuali patologie della mammella.

Quali sono i consigli pratici?

Adottare stili di vita favorevoli alla salute; Non fumare; Mantenere un adeguato peso corporeo (normopeso); Fare attività fisica; Evitare rapporti promiscui; Avere rapporti protetti con preservativo: sono le abitudini che possono essere adottate per ridurre alcuni dei fattori di rischio per le patologie oncologiche della sfera genitale femminile.

Quali sono i principali fattori di rischio?

L’inizio precoce dell’attività sessuale; Il numero elevato di partner; Avere rapporti con partner sessualmente ad alto rischio (es. partner con più partner sessuali o con una nota infezione da HPV); La storia di infezioni sessualmente trasmesse (es. Clamidia Trachomatis, Herpes genitale. . . ); La giovane età alla prima gravidanza (meno di 20 anni) e gravidanze multiple (tre o più nascite a termine): sono i principali fattori di rischio per il tumore del collo dell’utero correlati all’esposizione al Papilloma-virus.

Uno status socio-economico basso (probabilmente correlato con l’accesso limitato all’assistenza sanitaria e ai programmi di screening di tali categorie);L’ uso di contraccettivi orali;Il fumo di sigaretta;La genetica: sono i fattori di rischio non HPV relati associati ad un aumento del rischio di tumore del collo dell’utero.

In che maniera si interviene? Il San Carlo come risponde alle esigenze dell’utenza?

L’Unità Operativa di Ginecologia ed Ostetricia dell’Ospedale San Carlo di Potenza offre il servizio di Patologia Cervico Vaginale che permette di effettuare una diagnosi precisa delle patologie del tratto genitale inferiore, garantendo poi il percorso terapeutico più idoneo.

Nell’ ambulatorio vengono eseguiti:

- screening citologico cervicale mediante pap-test su richiesta del medico o ginecologo curante;

- test HPV-DNA che consente di identificare la presenza dei ceppi di papilloma virus che possono favorire lo sviluppo del tumore del collo dell’utero.

- colposcopia (la colposcopia consiste nel visionare a forte ingrandimento i genitali femminili (vulva, perineo, vagina, cervice uterina) servendosi di un particolare microscopio: il colposcopio)

- vulvoscopia.

Il Servizio di Patologia Cervico Vaginale dell’Ospedale San Carlo di Potenza è parte integrante del Programma di Screening Regionale garantendo settimanalmente approfondimenti di secondo livello.

Nelle donne con perdite ematiche atipiche l’esecuzione di un’ecografia transvaginale porta ad un miglioramento degli esiti importanti per la donna.

L’esecuzione di ecografia ginecologica (trans vaginale e/o addominale) è raccomandata in tutte le donne con perdite ematiche atipiche, sia in età fertile che in postmenopausa, perché consente una diagnosi differenziale, permette di identificare le pazienti ad alto rischio di carcinoma endometriale e contribuisce all’impostazione di un adeguato management.

Eseguire una ecografia transvaginale ed eventualmente transaddominale in tutti i casi di dolore pelvico (acuto e/o cronico) e/o nelle donne con massa annessiale (tubo-ovariche) è da raccomandare poiché consente una diagnosi differenziale e l’impostazione di un adeguato management, quindi un miglioramento degli esiti importanti per la vita della donna. Il servizio di Ecografia Ginecologica dell’Ospedale San Carlo di Potenza è costantemente garantito dai Medici della UOC di Ginecologia ed Ostetricia previa prenotazione attraverso il CUP Aziendale muniti di ricetta medica (visita ginecologica con/senza ecografia ginecologica).

 

Dr. ssa Assunta Iuliano, dirigente medico, staff di PMA, UOC Ostetricia e Ginecologia

Quando bisogna prendere in considerazione un percorso di procreazione medicalmente assistita e cosa prevede?

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’infertilità è “una vera e propria patologia” che interessa il 15-20% delle coppie. Si stima che 1 coppia su 6 al mondo abbia difficoltà nel concepire.

Secondo l’European Society of Human Reproduction and Embriology (ESHRE), la prevalenza dell’infertilità nelle donne europee, di età compresa tra i 20 e i 44 anni, è del 9%. Nella popolazione delle over 35 una donna su tre ha, quindi, problemi di infertilità. L’Istituto Superiore di Sanità stima che nel nostro paese più del 15% delle coppie in età fertile abbia problemi della sfera riproduttiva e che 45. 000 nuove coppie ogni anno incontrino difficoltà nel concepire. La risposta terapeutica a questo problema sanitario emergente è la Procreazione Medicalmente Assistita grazie alla quale ogni anno vengono al mondo 246. 000 bambini di cui 14. 000 soltanto in Italia. Secondo l’OMS e l’American Society for Reproductive Medicine (ASRM) l’infertilità è quella condizione che impedisce al nostro organismo di adempiere alle funzioni basilari della riproduzione dopo 12 mesi o più di rapporti sessuali non protetti, nella popolazione di donne di età inferiore ai 35 anni o dopo 6 mesi, nella popolazione di donne di età uguale o superiore ai 35 anni. La scelta della tecnica di Procreazione Medicalmente Assistita viene presa in relazione ai risultati dell’iter diagnostico che la coppia ha seguito per la definizione della diagnosi.

-Inseminazione intrauterina

È una tecnica di fecondazione in vivo, ambulatoriale, che prevede una stimolazione farmacologica moderata della follicologenesi. Consiste nell’ iniettare in cavità uterina gli spermatozoi capacitati del partner maschile mediante un apposito catetere. La metodica trova indicazione nelle coppie nelle quali sia stata fatta diagnosi di sterilità inspiegata, infertilità maschile di grado lieve moderato, endometriosi I-II stadio, patologie sessuali coitali, fallimento ripetuto di rapporti programmati.

-Fecondazione in Vitro e trasferimento dell’embrione in utero (FIVET)

È una tecnica di fecondazione in vitro che prevede la fertilizzazione “in provetta” dell’ovocita da parte dello spermatozoo. Trova indicazione nell’infertilità di origine tubo-peritoneale, nell’infertilità maschile di grado moderato non responsiva al trattamento medico e/o chirurgico, nell’endometriosi III-IV stadio, nel fallimento dell’iter terapeutico a bassa tecnologia.

-Iniezione intracitoplasmatica degli spermatozoi (ICSI)

È una tecnica di fecondazione che prevede l’iniezione dello spermatozoo direttamente nel citoplasma dell’ovocita. Trova indicazione nell’infertilità maschile di grado severo, nell’azoospermia ostruttiva o secretiva dopo aver prelevato gli spermatozoi mediante biopsia testicolare (TESE), nei casi di ridotta risposta alla stimolazione ovarica da parte della partner femminile.

Il percorso previsto per le tecniche di II livello (FIVET-ICSI) si articola nelle seguenti fasi:

Stimolazione ovarica controllata con gonadotropine: serve a reclutare un numero elevato di follicoli da fertilizzare con metodica FIVET o ICSI

Prelievo ovocitario: si esegue in sala operatoria in analgo-sedazione o anestesia generale; consiste nel recupero ovocitario sotto guida ecografica degli ovociti maturi, contenuti nei follicoli, mediante un apposito ago introdotto nella pelvi attraverso i fornici vaginali

Inseminazione degli ovociti

Coltura degli embrioni: prevede lo sviluppo degli embrioni in appositi terreni di coltura fino alla III (pre-embrioni) o V giornata (blastocisti)

Trasferimento embrionale: consiste nel trasferimento sotto guida ecografica dei pre-embrioni o delle blastocisti in cavità uterina mediante apposito catetere morbido o rigido.

Qual è l’età media di una donna che si rivolge a voi per un percorso di PMA?

Purtroppo, la donna giunge presso i centri di PMA in età riproduttiva avanzata. L’età media in Italia meridionale è 36 anni e l’accesso alle cure inizia mediamente con almeno 4 anni di ritardo rispetto alla diagnosi di infertilità.

Quali sono le probabilità?

Secondo i dati della Relazione Ministeriale del 2021 la probabilità di avere un ‘esito positivo è di circa il 27 % considerando una fascia di età compresa tra 18 e 45 anni. E quali fattori incidono? L’età della partner femminile è la principale variabile indipendente sugli esiti della PMA. Un’età della donna inferiore a 35 anni garantisce risultati migliori in termini di bimbo in braccio.

Quali consigli si sente di dare in tema di prevenzione?

Nel settore della Procreazione Medicalmente Assistita si parla molto poco di prevenzione ed attualmente nessuna società scientifica ha proposto ed individuato esami di screening. Sicuramente è fondamentale divulgare il concetto che la gravidanza va cercata spontaneamente prima del compimento del 35° anno di età della partner femminile. Pertanto, sarebbe auspicabile conoscere il proprio potenziale riproduttivo attraverso un semplice esame ecografico e valutazione ormonale. Sul versante maschile, sarebbe opportuno, così come fatto negli anni passati con la visita medica di leva, eseguire al compimento del 18° anno di età una valutazione andrologica associata a spermiogramma. Mai pensare che l’infertilità sia un problema esclusivamente femminile. L’infertilità è sempre un problema di coppia.

(a cura di Antonella Sabia)

 

 

 

 

pipponzi_intervista.jpgIl Giudice del Lavoro del Tribunale di Potenza ha riconosciuto i diritti di una lavoratrice dell’Ospedale San Carlo alla quale non era stato rinnovato il contratto di lavoro, adducendo l’incompatibilità tra lo stato di gravidanza e le prestazioni nei reparti Covid.

“Si è dovuti arrivare a chiedere l’intervento del magistrato – ha commentato la consigliera regionale di parità, Ivana Pipponzi - perché accertasse la condotta discriminatoria tenuta dall’Azienda ospedaliera nei confronti di una lavoratrice in maternità. La sentenza appena emessa segna una linea molto importante sul contrasto alle discriminazioni di genere sul posto di lavoro”.

La Consigliera, che ha seguito e sostenuto fin dal principio il procedimento della lavoratrice discriminata, ha affidato le ragioni del suo intervento in giudizio all’avvocato giuslavorista Salvatore Paolo Guarino. Nel giudizio è stato rilevato che altri lavoratori ai quali era stato prorogato il contratto a termine per prestare servizio nel reparto Covid erano stati invece assegnati ad altri reparti nei quali non sussisteva alcuna condizione di rischio, anche per la lavoratrice che, dunque, ”risultava palesemente discriminata rispetto ai colleghi solo in ragione del suo stato di maternità”.

“Accertata la condotta discriminatoria – ha evidenziato Pipponzi - il Giudice del Lavoro ha duramente sanzionato l'Ospedale San Carlo, condannandolo al risarcimento del danno in favore della lavoratrice, alla ricostruzione della sua posizione lavorativa e alla condanna alle spese di giudizio. Sempre maggiori sono i casi di lavoratrici discriminate sul posto di lavoro che si rivolgono al mio Ufficio per chiedere tutele – conclude la Consigliera - segno tangibile della acquisita consapevolezza di far valere i propri diritti”.

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di Walter De Stradis

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uest’anno sono 1.614 in meno gli studenti lucani tornati tra i banchi il 12 settembre scorso.

Oltre al numero degli iscritti, è calato anche quello delle classi, 15 in meno (4.080 quest’anno, 4.095 nel 2021), ma non si è registrato nessun accorpamento di istituti che restano 115 sul territorio lucano.

Nel dettaglio, sono 70.704 gli alunni dell’anno scolastico 2022/23, divisi tra Potenza (44.058 in 2.631 classi) e Matera (26.646 in 1.449 classi), a fronte dei 72.318 dell’anno scorso, quando già si registrò una riduzione di 1.617 unità.

A circa un mese dall’inizio dell’anno scolastico, ne abbiamo parlato con la dottoressa Claudia Datena, Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale.

d: Come giustifica la sua esistenza?

r: Per rispondere bisogna certamente distinguere tra il piano umano e personale (cioè il bagaglio che ci portiamo dietro grazie alla famiglia d’origine e a quella che ci costruiamo successivamente), e il piano professionale ove il mio scopo principale è quello di rendermi utile alla mia comunità.

d: Il suo è un incarico non da poco, poiché si rivolge alla società odierna e a quella futura...

r: Certo, è un impegno importante, anche perché si lavora sul materiale umano, cercando di assicurare alle scuole tutto il supporto necessario perché possano assolvere al meglio al compito di formare le generazioni future.

d: Quali sono gli ambiti di intervento che riguardano il suo ufficio?

r: Anzitutto mi occupo della gestione di tutta la parte amministrativa, dalla definizione dell’organico dei docenti e del personale amministrativo di tutte le scuole, alla definizione delle graduatorie per l’immissione in ruolo e le supplenze annuali, dei trasferimenti e delle iscrizioni provvisorie. Ciò specialmente all’inizio di ogni anno scolastico. In seguito il mio ufficio si dedica al coordinamento degli esami di Stato, della vigilanza sugli istituti paritari e del supporto amministrativo e contabile a tutti gli istituti scolastici.

d: In una nota che, se non erro, è stata diramata dall’ufficio che lei rappresenta si parlava di circa milleseicentoquattordici studenti in meno rispetto all’anno precedente, dunque quindici classi in meno in tutta la Regione, ma nessun accorpamento.

r: E’ dal 2018 che non si aggiorna il Piano regionale di dimensionamento al quale stiamo lavorando insieme alla Regione e agli altri attori per una riorganizzazione della rete scolastica. Ciò ovviamente determina magari situazioni di frammentazione, con istituti che andrebbero invece accorpati. C’è poi di fondo il fenomeno dello spopolamento che riguarda un po’ tutta l’Italia e la nostra Regione in maniera particolare. Sono numeri che si fanno sentire particolarmente sia nella composizione delle classi sia nella numerosità di queste.

d: Perché questi ritardi sul Piano di dimensionamento scolastico?

r: Avrebbe dovuto essere aggiornato dopo tre anni, ma poi c’è stata anche la pandemia che ha costretto ad andare avanti con proroghe. Nel frattempo ci sono state novità circa le scuole sottodimensionate e dunque si è ritenuto di attendere un attimo per l’aggiornamento del Piano, che è di competenza della Regione.

d: A quando risale l’ultimo?

r: L’ultima versione del Piano di dimensionamento risale al 2018, anche se ci sono stati in questi anni dei piccoli aggiornamenti.

d: Mia madre è stata una maestra per tanti anni e, in passato, le è capitato di insegnare in sedi periferiche e di campagna che restituivano visivamente anche un’immagine poetica dell’insegnamento. Esistono ancora oggi scuole di campagna?

r: Scuole di campagna proprio non direi, scuole di prossimità in alcune frazioni di piccoli comuni sì, anche se i casi sono sempre più sporadici e si va verso l’accorpamento, poiché non si raggiunge il numero minimo di alunni.

d: Non credo rientri tra le vostre competenze il tema della sicurezza degli edifici scolastici...

r: No, quell’ambito attiene piuttosto agli enti proprietari e ad altre Istituzioni pubbliche presenti sul territorio. Il mio ufficio offre supporto, piuttosto, in ambito del coordinamento delle attività di sicurezza.

d: Quindi non le chiedo qual è la situazione in Basilicata?

r: Preferirei non dare delle risposte, poiché potrei essere solo parzialmente esaustiva.

d: La situazione legata al Covid, però, ha lasciato numerosi strascichi, si veda ad esempio il caso –forse quello più “leggero”- dei famosi banchi a rotelle. La scuola lucana secondo lei ha retto bene o ci sono state delle difficoltà?

r: Dopo una prima fase di disorientamento abbiamo ricevuto delle comunicazioni dirette e dettagliate da parte del Ministero della pubblica istruzione, cosa che ha permesso, come Ufficio scolastico regionale, di diramare quelle stesse indicazioni a tutti gli istituti scolastici. Devo dire che dopo un primo periodo di difficoltà numerosi problemi sono stati risolti, ad esempio in merito ai trasporti si sono costituiti dei tavoli prefettizi. Penso che le scuole abbiano fatto del loro meglio e che decisamente abbiano retto bene.

d: Lo sto chiedendo a tutti gli amministratori che mi è capitato di intervistare in questi ultimi anni. Qual è stato il suo momento più difficile durante la pandemia?

r: Fornire istruzioni alle scuole in relazione a problematiche che non ci era mai capitato di affrontare, specialmente nel caso specifico dei trasporti. Credo che l’elemento più stressante per le scuole sia stato il continuo stop and go. C’è stata una fase di confusione che ha pesato non poco sull’evoluzione delle scuole.

d: A tal proposito le polemiche sulla didattica a distanza sono state molteplici, specialmente da parte degli esperti che sostengono che la mancanza di socialità abbia pesato non poco, specialmente tra i più giovani.

r: Ho avuto più volte l’occasione di sottolineare che la DAD è stata uno strumento preziosissimo specialmente durante la fase acuta della pandemia, anche perché ha consentito di mantenere un legame vivo con la comunità scolastica. Sicuramente qualche effetto negativo lo ha avuto, specialmente nelle relazioni sociali, non a caso la DAD si presta poco all’istruzione dei più piccoli, ovvero alle scuole per l’infanzia e a quelle primarie.

d: Lei come vive la vigilia dell’avvio di un nuovo anno scolastico. Dorme, è serena?

r: (Sorride) Serena non direi. Ci sono numerosi adempimenti da portare a termine ed è sempre una fase molto intensa di operazioni che si susseguono in un periodo di tempo stringente.

d: Nel suo messaggio augurale ha fatto cenno anche ai genitori, chiedendo loro maggiore collaborazione. Un tempo la parola dell’insegnante era pari al Verbo, oggi invece i genitori sono sì sempre più esigenti, ma anche pronti a contestare...

r: Abbiamo assistito nel tempo a numerosi episodi di invadenza da parte delle famiglie sull’operato degli insegnati, ma ciò rischia di avere effetti negativi sulla stessa autorevolezza che il docente deve avere nell’ambito del processo formativo, pur nel rispetto dei ruoli e della necessaria collaborazione.

d: Dunque non sente di rivolgere un messaggio particolare ai genitori?

r: La scuola può e deve assicurare ai ragazzi il pieno successo formativo. I genitori devono riporre fiducia in noi e rispettare l’ambito di azione dei docenti.

d: Dall’altro lato si sente dire spesso che proprio i docenti sono costretti a sopportare episodi deprecabili da parte degli alunni. Lo testimoniano video diffusi copiosamente sui social o dai telegiornali. Forse, dunque, alcuni docenti ci stanno rinunciando... Secondo lei è davvero così? Cosa chiede invece ai prof?

r: Penso che, con le eccezioni del caso, i docenti svolgano al meglio i propri compiti. Certo è innegabile che ci siano delle difficoltà legate all’evoluzione della società. Un tempo addirittura c’erano delle regole legate all’abbigliamento da usare in classe. Be’, forse chiederei ai docenti di essere un po' più empatici, di cercare di capire un po’ qual è il mondo dei più giovani e cercare di immedesimarsi.

d: Potenza è una città piccola. Immagino le sia capitato di incontrare dei docenti fuori dall’ambito lavorativo. Quali sono le richieste più frequenti che le rivolgono?

r: Dialogo per lo più con i dirigenti, i quali lamentano un eccessivo carico di adempimenti amministrativi; aspetto che li costringe a dedicarsi molto di più a tali problematiche che sulla programmazione della didattica.

d: Se il presidente della Regione Bardi fosse un alunno, cosa avrebbe da dirgli? Rielaboro così una domanda tipica di questa rubrica di interviste a pranzo.

r: Chiedo un po’ di attenzione che, in verità, non è sempre mancata nei confronti della scuola. Il coordinamento tra tutte le articolazioni assicura il miglior servizio scolastico possibile. Un obiettivo da raggiungere tutti insieme.

d: Il libro che la rappresenta?

r: “Va’ dove di porta in cuore” di Susanna Tamaro.

d: La Canzone?

r: “Sally” di Vasco Rossi.

d: Il film?

r: “L’ultimo dei Mohicani”, ma non so in che modo possa rappresentarmi.

d: Se tra cent’anni dovessero scoprire una targa in suo onore, cosa le piacerebbe ci fosse scritto?

r: «Tramite l’ascolto è riuscita a soddisfare le esigenze della sua comunità».

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