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di Walter De Stradis

 

 

 

Su una parete della segreteria al centro medico Kos a Potenza, sono incollati diversi “post-it” con i suoi “aforismi”. Uno di questi recita: «Oltre alla cipolle che fanno piangere, bisognerebbe inventare quelle che fanno sorridere».

Settantatre anni portati in maniera invidiabile, occhi azzurrissimi, il dottor Giambattista D’Andrea –aviglianese di razza- è un noto pediatra del capoluogo, ma è stato anche giudice onorario al Tribunale dei Minori, nonché, in tema “vaccini”, Coordinatore Regionale della SIAIP (Società italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica).

Come si accennava in apertura, ha però un certa propensione letteraria (è già al secondo volume della sua raccolta di racconti e poesie, “AntoloGianni”) ed è un realizzatore seriale di presepi (in stile napoletano). L’ultimo di questi suoi allestimenti “tematici” (in un vano del suo appartamento, nel quale vengono invitati parenti e amici) è dedicato al vaccino anti Covid: i suoi re magi, zampognari e pastorelli indossano tutti la mascherina o esibiscono il green pass. E oltre alla capanna della Natività, c’è anche la nostrana, famosa, tenda del Qatar…

d: Come giustifica la sua esistenza?

r: Mi sono laureato a Bologna e facevo il medico generico a Cortina D’Ampezzo, ma a un certo punto ho preferito tornare nella mia terra, a cui sono legatissimo. Per me è un principio fondamentale che la sanità lucana sia affidata a LUCANI, perché spesso i “trapianti eterologhi” (ovvero fra soggetti che sono diversi - ndr) non attecchiscono. E spesso la Basilicata è stata terra di conquista.

d: Velatissimo riferimento alle nomine “napoletane” di Bardi...

r: Esattamente. Ci succhiano il sangue e se ne vanno, e noi siamo sempre più poveri. Non è un caso che io mi sia interessato molto all’istituzione della facoltà di medicina in Basilicata, a cui sta lavorando il dott. Maroscia e in merito alla quale anche il dottor Cannizzaro si era molto speso (era un suo pallino).

d: Uno dei suoi (tanti) pallini invece è quello di fare presepi “tematici”.

r: Una passione che nasce da mio nonno, aviglianese e ciabattino, che mi coinvolgeva sin da bambino. Dal canto mio, sono ormai quarantun anni (da quando è nato mio figlio, che ora lavora al Gemelli) che faccio presepi “a tema”. Ne feci uno sulla tragedia del ponte Morandi, con tanto di pupazzetti “morti” a terra, e ne ho fatto anche uno sui bimbi migranti scomparsi in mare.

d: Sempre drammatici?

r: Sempre “a tema”: nel mio presepe dello scorso anno c’erano soltanto animali in libertà, a significare la loro ri-conquista dello spazio vitale, sovente sottratto dall’Uomo, che invece in quel momento si trovava chiuso in casa.

d: E quest’anno il tema è la vaccinazione (e green pass annesso).

r: Io sono medico vaccinatore, ho cominciato nel 1980, sono stato un antesignano della vaccinazione contro il morbillo. Quest’anno per il presepe ho scelto questo tema, che è fondamentale: il vaccino è L’UNICO MODO per venir fuori dalla pandemia. Ci dobbiamo vaccinare tutti.

 

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d: Quindi lei propugna l’obbligo vaccinale.

r: Certo. Tuttavia so bene che è difficile convincere i No Vax.

d: Non si può certo generalizzare, ma lei che spiegazione si dà di certi atteggiamenti, sostenuti anche da persone di una certa levatura culturale, che facilmente scivolano nella teoria del complotto? Su cosa si regge in realtà il rifiuto del vaccino?

r: Nelle farmacie ci sono file di persone in attesa di fare il tampone, pur di non fare il vaccino. Credo che sia gente con delle idee ben precise, versata in tutta una cultura contraria alla vaccinazione, difficilissima da estirpare.

d: Un’avversione  “a prescindere”, insomma.

r: Sì, ma così come io non mi metto a dare dei consigli a un artigiano su come fare un tavolo di legno, allo stesso modo loro dovrebbero ASCOLTARE i suggerimenti di chi somministra vaccinazioni da una vita e sa che soltanto in questa maniera oggi ce la potremmo cavare.

d: L’avversione al vaccino è dunque spesso un’idiosincrasia, una fobia?

r: No. E’ una cosa che si è costruita negli anni ed è strutturata. Queste persone sono irriducibili: soltanto se vengono toccate direttamente dalla malattia -e neanche sempre- possono ravvedersi.

d: Siamo alla somministrazione delle Terze Dosi: il presidente della Regione sciorina numeri e primati sui social: lei che voto dà alla gestione dell’emergenza sanitaria in Basilicata?

r: Io mi sono fatto la terza vaccinazione da poco e ho notato un’organizzazione perfetta, l’Asp diretta dal dottor Bochicchio è all’altezza della situazione.

d: Però in tv abbiamo visto che a Matera hanno chiamato la polizia...

r: Non mi posso esprimere sulla situazione in quella città, ma su Potenza, ripeto, sono rimasto entusiasta, ed era di sabato, in presenza di una pletora di gente!

d: Torniamo alla facoltà di medicina, lei citava il dottor Maroscia, suo collega al KOS, ma se potesse dare un suo sommesso consiglio a chi se ne sta occupando ...?

r: Direi di scegliere come tutor le professionalità del posto; di non farsi abbindolare da quei professori universitari (di fuori) che magari non hanno mai posato le mani sull’addome di un ammalato. E’ chiaro comunque che abbiamo bisogno di alcune professionalità esterne, perché qui non tutto c’è. In Basilicata, ad esempio, abbiamo validissimi chirurghi pediatri (come il dottor Caiazzo, eccezionale), ma pensi che non c’è ancora la rianimazione pediatrica! E tocca rivolgersi a Napoli…L’anno scorso ho seguito centootto bambini col Covid, di questi uno solo ricoverato per una miocardite, un “bambino dalle mani rosse”. Mi ha dato l’ispirazione per un nuovo racconto da inserire nel mio prossimo “AntoloGianni”.

d: Il primo di questi suoi libricini parla di violenze sui minori.

r: Di bambini maltrattati. Ho anche fatto il giudice minorile per dieci anni e sono stato in Corte d’Appello per altrettanti, e ne ho viste di tutti i colori.

d: Si può tracciare un qualche bilancio sui maltrattamenti?

r: Direi che i nostri dati sono in linea con quelli nazionali…

d: Leggo che ha addirittura un master in “Investigazioni criminali per i delitti mostruosi”.

r: Sì, è attinente ai cosiddetti “baby killer”. Sono stato col professor Bruno e qualche anno fa lo feci venire a Potenza per un convegno.

d: In Basilicata non mi sembra ci sia una realtà in questo senso… o no?

r: (Silenzio). Queste situazioni ci sono dappertutto. Il termine “baby killer” si riferisce anche ai ragazzi di 16-17 anni. Comunque, la mia esperienza giudiziaria è ormai conclusa. Dopo vent’anni di indagini su situazioni patologiche -in famiglia, serie- ho detto basta, sono cose difficilmente digeribili.

d: Torniamo alla sanità e alla politica: l’assessore regionale al ramo, Leone, è un suo stimato collega pediatra. Che voto gli dà come politico?

r: Sui colleghi non mi esprimo mai. E non ho preso in considerazione la sua posizione politica.

d: Ma se potesse prendere Bardi sottobraccio, cosa gli direbbe?

r: Il presidente della Regione ha origini prossime alle mie, essendo di Filiano. Ergo, dovrebbe essere più “Filianese” e meno “Napoletano”.

d: Però Bardi stesso ha detto che questo tipo di discorsi (al pari di quelli relativi alle sue nomine “campane”) sono di cattivo gusto.

r: Ma secondo lei chi si può interessare con passione e con amore alla Basilicata??? Soltanto uno che ha il cuore qui!!! Prenda il San Carlo, ove ho lavorato fino al 1995: molti direttori venuti da fuori, dopo due o tre anni se ne sono andati, a scapito degli attuali! C’è stata insomma gente che è venuta qui per acquisire punteggio e poi è andata via, lasciando un vuoto. Se lei ricorda, ad esempio, in un’intervista al suo giornale in tempi non sospetti ebbi a dire –e fui facile profeta- che l’operazione “Bambin Gesù” sarebbe stata un fallimento. Ripeto: “i trapianti eterologhi” non funzionano!

d: Su uno dei suoi libri c’è questa intestazione “Ai miei bimbi tutte le caramelle del mondo”.

r: Alla fine della visita ai miei piccoli pazienti regalo sempre caramelle speciali, senza coloranti e senza conservanti. Sono molto felici e non piangono durante la visita, perché sanno che avranno questo “premio”.

d: … e la Basilicata di quale “caramella” avrebbe bisogno in questo momento?

r: Di una valorizzazione turistica. Potenza potrebbe essere promossa al pari di Matera, magari inventandosi (tipo Arezzo) dei weekend con mercatini particolari. Magari una volta al mese si potrebbe allestire una “Fiera del Giocattolo”.

d: La canzone che la rappresenta?

r: Una qualsiasi di Vasco Rossi, sono tutte belle. Di recente è comparso in una storia con Dylan Dog (io leggo anche molti fumetti).

Il film?

r: Ultimamente mia moglie mi ha fatto vedere un film su Leopardi (“Il giovane favoloso” - ndr), ed è stato un polmonazzo! (Risate)

d: Il Libro?

Consiglierei l’ultimo che ho letto: “Come torturavano nelle SS”. Oggi si parla tanto di fascismo, e allora è bene ricordarsi cos’è r: la mostruosità.

d: Fra cent’anni cosa vorrebbe fosse scritto sulla sua lapide?

r: La frase di prima, e l’ho anche già raccomandato ai miei figli: «Lascio ai miei bimbi tutte le caramelle del mondo».

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di Antonella Sabia

 

 

“L’era del colonialismo è finita da molto tempo”: è l’urlo a gran voce dell’avvocato Leonardo Pinto, presidente onorario dell’Associazione Nuova Sanità e Benessere, contro ENI e TOTAL, “assenti ingiustificati” al convegno che si è tenuto negli scorsi giorni a Stigliano (Mt) alla presenza del governatore Bardi, che aveva come tema la tutela dell’ambiente e della salute, che in nessun modo possono essere disgiunte.

Viviamo in una regione dove c’è una presenza molto forte delle compagnie petrolifere, e questo convegno si è reso necessario non per fare una passerella di natura politica o per acquisire consensi, ma è stata una giornata di studio per comprendere se è possibile far convivere le estrazioni petrolifere con la tutela della salute e dell’ambiente e, nel caso, a quali condizioni”, ha affermato l’avvocato Pinto.

Tra i relatori il dottor Giambattista Mele che ha svolto una magistrale relazione sugli effetti nefasti delle estrazioni degli idrocarburi su salute e territorio. Non impressioni personali, ma una relazione fondata su documenti, analisi su dati precisi che nessuno ha confutato. “Come presidente onorario dell’ANSB ho invitato ripetutamente ENI e TOTAL ad essere presenti, in tutta risposta è stata confermata l’impossibilità a partecipare, ma è stato sottolineato che la tutela della salute e dell’ambiente sono condizioni imprescindibili del loro operato. Contesto fermamente la loro assenza perché sarebbe stata l’occasione di confrontarsi sui dati, anche alla presenza del Procuratore Distrettuale Antimafia Francesco Curcio, che ha la competenza in materia di disastri ambientali, e del presidente della regione Vito Bardi, che ha responsabilità politiche e istituzionali in materia di estrazioni petrolifere”, ha continuato Pinto.

Presente anche il vescovo di Tricarico, Monsignor Intini, che ha invitato i lucani a diventare protagonisti del loro futuro e della tutela dell’ambiente; su questa materia anche la Chiesa è chiamata a prendere posizioni in linea con quanto affermato da Papa Francesco.

Il tema della tutela della salute e dell’ambiente è ineludibile e dalla relazione del dottor Mele è emerso un aumento delle malattie tumorali come conseguenza delle attività estrattive. La finalità del convegno è stata proprio quella di “suonare la sveglia alla politica e alle istituzioni” per cercare ciascuno, nell’ambito delle proprie funzioni, di adempiere agli obblighi istituzionali, dai quali non ci si può discostare.

L’iniziativa di ANSB ha avuto successo per il tema, per la presenza qualificata dei relatori, suscitando enorme interesse pubblico, con una partecipazione corale di sindaci. Ferma la critica dell’Avvocato Pinto anche ai direttori delle Aziende Sanitarie Locali e ai parlamentari, assenti, mentre tra gli assessori regionali, presenti solo Braia, Perrino e Quarto. “Questo la dice lunga sull’interesse della classe politica lucana, nei confronti di problematiche che riguardano la comunità e il futuro della Basilicata, che guarda caso è la regione più ricca d’Italia, ma al tempo stesso tra le più povere d’Italia ed Europa. Abbiamo stigmatizzato fermamente l’assenza di TOTAL ed ENI che si sono sottratte ad un confronto di grande interesse pubblico e sociale: se pensano di poter continuare a fare i loro comodi senza rendere conto a nessuno, sbagliano di grosso”, ha concluso Pinto.

Il grande successo riscosso dall’iniziativa, è solo il primo passo dell’Associazione Nuova Sanità e Benessere verso più importanti iniziative che si organizzeranno nei mesi a venire. È in gioco il futuro di una regione che ha la fortuna di avere tante ricchezze, dalle quali però non si riescono a trarre grandi benefici, e che molto spesso rappresentano causa di malessere comune, come ANSB ha dimostrato in più occasioni e numeri alla mano.

 

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di Walter De Stradis

 

 

 

Da Di Toro a Di Nitto: la cittadinanza di Rionero in Vulture (Pz) ha da poco scelto il suo nuovo, primo cittadino: un giovane avvocato (trentasette anni, con esperienza già da consigliere comunale) eletto con una coalizione di centrosinistra, che pare piuttosto attento allo scorrere delle lancette sul quadrante delle opportunità, vecchie e nuove, che si affacciano sul suo territorio e sulla Basilicata in generale.

d: Come giustifica la sua esistenza?

r: Provo umilmente a ispirarmi a una filosofia secondo la quale siamo tutti su questa Terra per provare a migliorare le condizioni di vita degli altri. Di conseguenza la mia passione per la politica è storia vecchia.

d: Oggi è sindaco della sua città, nota per un ardore “brigantesco” che in qualche modo permane.

r: Questa è una città notoriamente vivace, anche culturalmente, in cui a volte si manifestano anche dinamiche conflittuali, ma questo fa parte del mio lavoro, e cioè ridurre i contrasti che possono paralizzare alcune situazioni e lavorare insieme per sviluppare i portatori di queste grandi potenzialità, che sono tutti i cittadini rioneresi. Io credo che Rionero, come altri comuni lucani, abbia già in sé le risorse necessarie.

d: Il problema però può essere proprio questo: dover amministrare in presenza delle risorse, e non in assenza di esse. Avverte su di sé una qualche responsabilità in merito a un tema particolare?

r: Nessun dubbio: la nostra ricchezza ambientale. Il materiale (la ruralità, la montagna…) per pensare a un contesto di sviluppo innovativo dunque c’è, e va messo a valore. Veniamo da decenni in un cui la valorizzazione di queste risorse non è stata ottimale.

d: Basti pensare ai laghi di Monticchio.

r: E non solo. Veniamo comunque da giorni di discussione con gli altri sindaci e con il Parco: stiamo provando a cominciare a costruire le nuove strategie di sviluppo di un’area, a partire dal dialogo coi cittadini. Servizi culturali e turistici: in generale, ritengo che l’altissimo livello di scolarizzazione e la possibilità di rimettersi in contatto con talenti che al momento suono fuori regione siano valori da tenere in considerazione, sempre in un ambito di ripensamento, partecipato, di quelle strategie di sviluppo.

d: Che tipo di macchina amministrativa ha trovato al momento del suo insediamento? Immagino che una delle questioni sia la carenza di personale.

r: E’ in effetti un problema generale, se il sindaco di Melfi mi dice di essere in una certa situazione e se persino il sindaco di Napoli chiede a gran voce risorse umane. Tutti i comuni come il nostro sono molto sotto-organico, a causa di pensionamenti (quota 100 e altro), e dell’arrivo a scadenza di tutte quelle assunzioni fatte nel post Terremoto. Le procedure per le nuove assunzioni sono quantomeno complesse, c’è dunque bisogno di una semplificazione, altrimenti si rischia tutti –specie in Basilicata- che il famoso Pnrr, ovvero la “Bibbia” dei prossimi anni, rimanga per lo più lettera morta. Abbiamo dunque la necessità di sostituire del personale: stiamo deliberando gli ultimi atti possibili entro l’anno, ma confido nello snellimento generale delle procedure. C’è però un grande tema, che ho toccato con mano già dai primi giorni: in molti casi le inefficienze sono imputabili anche a deficit organizzativi. La macchina va ripensata e la digitalizzazione della PA può essere un grande strumento di accelerazione delle procedure, ma va riempito di contenuti.

d: Il tema della burocrazia nella PA è fondamentale, l’attività politica può essere in effetti rallentata da eventuali “ostacoli” amministrativi...

r: Esatto. La parte tecnica e la parte politica devono poter comunicare in maniera fluida. Per la verità io ho la fortuna di avere responsabili di servizio bravissimi, ma certo vanno ottimizzate tutta una serie di procedure.

d: Può accadere che degli impiegati o dei funzionari si siano “affezionati” troppo al sindaco di prima?

r: Possono accadere tante cose, ma generalizzare è ingiusto e scorretto. Io penso che ci sia piuttosto un eccesso di burocratizzazione che connota il sistema in generale. A volte dietro tutto ciò spesso si nascondono anche gli strumenti che determinano in alcuni casi forti e “insperati” rallentamenti, e in molti altri casi la paralisi di cui parlava lei, a fronte di una buona volontà, ma di una scarsa possibilità di attuarla. Il tutto si riflette sui servizi al cittadino. Questo è l’aspetto a proposito del quale nel mio municipio ci sarà un giro di cambiamenti rapidi.

d: Una cosa come quella che sta facendo Bardi alla Regione coi suoi dirigenti?

r: No (sorride). Noi non siamo sottoposti allo “spoil system” come alla Regione. Alcuni aggiustamenti sono determinati più che altro dai pensionamenti etc.  

d: Veniamo sui temi: c’è ancora la preoccupazione di evitare, i più volte paventati, presunti e/o futuribili depotenziamenti del Crob?

r: Dovrebbe essere una preoccupazione di TUTTA la regione, che il Crob venga messo in condizione di lavorare sempre al meglio e con standard sempre più ambiziosi. Anche nell’ottica di ridurre i saldi passivi della sanità lucana, che ahimè riguardano sovente proprio le patologie oncologiche.

d: Non mi ha detto però se c’è da preoccuparsi.

r: Mmm, mi arrivano segnali discordanti. Su certe cose c’è sempre da preoccuparsi, ma non mi pare comunque che ci siano atti concreti e precisi che vadano in quella direzione. Non credo sempre alla politica dello scippo e rifuggo totalmente dall’idea che ci sia qualcuno che voglia depotenziare il Crob: sarebbe una cosa del tutto irragionevole per la sanità lucana. Significherebbe mandare all’aria anni di lavoro: la Regione ha investito milioni di euro nel corso degli anni, e magari in molti casi si è peccato di eccessiva ingerenza. Allo stato attuale mi auguro che le ingerenze sulla gestione del Crob si riducano e che ci si concentri invece costantemente sugli standard qualitativi delle prestazioni.

d: Anche perché molti dei soldi investiti nella sanità (Crob compreso) vengono dal …petrolio. Sembra un cane che si morde la coda.

r: Il fatto è che il bilancio della Regione si regge sulla royalties, che hanno finito per finanziare parti di spesa corrente, ovvero il calderone generale (che comprende università, sanità…), senza però risolvere nessun problema in ambito sviluppo. Io su questo ho sempre avuto un’altra idea: canalizzare quelle risorse –visto che le concessioni ci sono e ci rimarranno- per costruire una strategia e soprattutto un “modello” sul piano energetico (coniugando massimo pregio ambientale, energie rinnovabili, alternative, riduzione di emissioni in atmosfera).

d: Quale “cancro” lucano nessun Crob potrà mai estirpare?

r: Il nostro atavico complesso di inferiorità. In molti ambiti (industria, turismo, attività produttive, agroalimentare) abbiamo la tendenza a guardare e a replicare ciò che fanno altri, a scapito delle nostre peculiarità, come le nostre risorse enogastronomiche. In questa nuova fase globale ci sono inoltre nuove e inedite opportunità per regioni come la nostra. Ma ahimè a livello regionale NON si discute dello sviluppo di questa regione. Vede, è purtroppo profetizzabile una qualche crisi allo stabilimento e/o nell’area di San Nicola di Melfi. La Regione Basilicata ha istituito un tavolo permanente, ma che lavora pochissimo, laddove invece occorrerebbe riunirsi con costanza. Bisogna chiamare in causa anche il Ministero dello Sviluppo Economico! Se, come sembra, le nuove strategie industriali di Stellantis potranno implicare un calo dei volumi occupazionali, bisognerà immediatamente capire come reinserire chi è rimasto fuori in un processo di sviluppo continuato e integrato. Bisogna parlarne e stare seduti a un tavolo, però!

d: In attesa che Bardi faccia sapere chi saranno i nuovi assessori, se ci saranno.

r: E in effetti penso ci sia un grandissimo limite sotto questo aspetto. Mi pare ci sia un eccesso di “politicismo” e una rarefazione di “politica”. Bisogna calarsi sui temi! Il centrodestra al governo della Regione non sembra aver una strategia ben chiara da attuare, ma a –onor del vero- il centrosinistra è in una fase di sbandamento forse anche più grave. Il Pd a breve va a congresso, ma non mi sembra di aver letto discussioni appassionate sui temi. E’ una questione che però riguarda un po’ tutte le forze politiche. La politica non può tardare ancora nel tentare di invertire un processo che crea anche un preoccupante scollamento e scontento nei cittadini (nonché tendenze aggressive e razziste).

d: Se potesse prendere Bardi sottobraccio cosa gli direbbe?

r: Senza sembrare campanilista, di puntare molto su questa parte del territorio lucano, che nel corso degli anni ha scontato un po’ di dis-investimento da parte della Regione, che si è concentrata perlopiù su Matera, Metapontino, Maratea, Castelmezzano e Pietrapertosa. Ne sono usciti fuori anche bei risultati, ma ora bisogna completare questa operazione, mettendo il Vulture nella condizione di potersi raccontare all’Italia e al Mondo (ne va comunque di un pezzo del destino regionale). E poi direi a Bardi di avviare una grande fase di partecipazione e di condivisione: a me sfugge qual è la visione strategica e unitaria della Basilicata che si vuole. Se qualcuno me la spiega, ne sarei contento e soddisfatto.

d: Il libro che la rappresenta?

r: “Essere o avere” di Erich Fromm.

d: La canzone?

r: Voglio citare un intero album, “Non al denaro non all’amore” di De Andrè.

d: Il film?

r: Ce ne sarebbero troppi da citare.

d: Mettiamo che fra cent’anni scoprono una targa a suo nome al Comune di Rionero: cosa le piacerebbe ci fosse scritto?

r: Mah, non tengo granché alle targhe, ma mi piacerebbe che nell’immaginario diffuso mi si riconoscesse che non sono sceso a compromessi con me stesso.  

 

 

 

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di Antonella Sabia

 

 

Noi un giro nelle scale mobili più lunghe d’Europa ce lo siamo fatto, e per poco non ce la facevamo “sotto”! Scherzi a parte, non abbiamo avuto la necessità di utilizzare i servizi pubblici, ma come testimoniamo le foto, e come più volte negli anni segnalato dai cittadini, lungo il percorso abbiamo incontrato quasi solo porte serrate e cartelli “Guasto”. Ad onor del vero, gli unici servizi aperti li abbiamo incontrati al “capolinea” di Santa Lucia, seppur uno solo "per genere" e anche abbastanza fatiscenti.

Si tratta di un problema che va avanti ormai da diverso tempo, ma non è l’unico disagio che si incontra percorrendo le varie tratte: tante le rampe ferme in discesa, e in alcuni tratti anche in salita, che diventano un vero e proprio problema per chi, un po’ in là con l’età, sceglie di muoversi con gli impianti meccanizzati. Che poi è quello che a gran voce hanno più volte chiesto gli amministratori, usare bus e scale mobili per muoversi in città e attenuare il traffico automobilistico. Tutto giusto e condivisibile, ma dovrebbero funzionare!

Abbiamo chiesto ai lavoratori della ditta che si occupa del TPL, informazioni relative ai servizi, ma come prevedibile, non ci hanno potuto aiutare, sottolineando che le chiusure non riguarderebbero il Covid, ma problemi di infiltrazioni, scarichi ecc. Abbiamo saputo inoltre che sono stati effettuati diversi sopralluoghi da parte di tecnici, ma la portata dei lavori non è di poca entità, e quindi tutto si è risolto con un nulla di fatto. Si parla da mesi di lavori di manutenzione lungo i 2 km di percorso, ma nel frattempo ci limitiamo a constatare ancora un servizio che “fa acqua da tutte le parti”, e a questo proposito, quando prendete le scale mobili, portate con voi anche un ombrello, i secchi non bastano per ripararvi!

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pavimentazione piazza Duomo

 

 

LA LETTERA - al direttore Walter De Stradis (Controsenso)

Abbiamo avuto notizia che al comune di Potenza hanno deciso di fare manutenzione ai marciapiedi (a Via Mazzini, nonostante gli annunci sullo scorso numero, gli operai non si sono ancora visti – ndr). Ma saranno sempre gli stessi? Qui in via Vescovado, da v. R Acerenza fino all’incrocio di v. Scafarelli i marciapiedi non esistono e l’infame pavimentazione per tutta piazza Duomo è degna dei peggiori tratturi. Noi ammalati gravi e quindi anche appiedati siamo relegati in casa tanto il sindaco e i suoi arrivano in comune in macchina. Noi ci “muoviamo” tra escrementi di cani e volatili evitando i trabocchetti della ignobile pavimentazione, in questi luoghi fermi a cinquanta e più anni or sono. Grazie di cuore sindaco assessori e consiglieri!

Lena Barrotta

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di Walter De Stradis

 

 

 

E’ assai probabile che molti, se non tutti, fra i turisti che si recano nello splendido borgo di Sasso di Castalda (Pz) per percorrere l’arcinoto Ponte alla Luna, ignorino che il distinto signore che prepara e serve loro il caffè nel bar in via Roma, a pochi passi dal Municipio, è il sindaco in persona.

Rocchino Nardo, cinquantaquattro anni, nel suo esercizio (ove di recente sono stati anche vinti 500mila euro al Gratta e Vinci!) a volte è ancora coadiuvato dalla madre novantenne, che quando vede il figlio “assediato” dalle richieste dei cittadini, tuona “Ma il sindaco prima non ce l’avevate?”

d: Come giustifica la sua esistenza?

r: Da ragazzino mi feci alcune domande e mi risposi che Dio non esiste. Attraversai così un lungo periodo di agnosticismo. Quando nacque mio figlio, a seguito di alcune serie complicanze, pregai la statua della Madonnina dell’ospedale. Dopo un quarto d’ora la situazione migliorò, e da allora vivo da cristiano, e nella mia vita c’è la speranza che l’esistenza non finisca con quella terrena.

d: Da quanti anni esiste il suo bar?

r: E’il bar di famiglia, esiste dal 1901. Aperto dal mio bisnonno, fu gestito dalla moglie per cinquant’anni: era una donna talmente di polso, che qui in paese la chiamavano “la masculedda”. Il bar si è spostato in questo locale nel 1964, e io lo gestisco da quando avevo 18 anni, avendo perso mio padre. Pensi che mia madre, quasi 90enne, ancora mi dà una mano la mattina, e fa il caffè molto meglio di me! Sono ormai 36 anni che lavoro nel mio bar, un’esperienza che ti consente di stare “per strada”, tra la gente, ed è il motivo per cui ho scelto di fare il sindaco. Io faccio il sindaco h24, ormai da tre anni e mezzo.

d: Anche quando è nel bar?

r: Soprattutto. L’abnegazione deve essere totale, alla Rocco Scotellaro. Se lei ha visto, nel mio ufficio su al Comune ho tolto la porta, proprio perché non ho orari e sono aperto a tutti e mi trovano dappertutto.

d: Tra l’altro il suo bar in via Roma è anche un punto di riferimento culturale: c’è l’edicola, si trovano libri, dischi di folk locale…

r: … e di politica sono appassionato sin da piccolo. A sedici anni divenni “comunista del Pc” (a differenza di quelli che rinnegano, come Veltroni), mentre oggi sono anti-comunista, tanto quanto anti-fascista. Tant’è che Sasso è il primo paese in Basilicata ad aver adottato una delibera che vieta la concessione di aree e spazi pubblici ad associazioni, partiti e gruppi che si dichiarano apertamente “fascisti”, in linea con quanto già si leggeva nella Costituzione Italiana (XII disposizione transitoria e finale, secondo la quale è vietata la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del disciolto partito fascista – ndr). Un atteggiamento che anche il governo centrale avrebbe fatto bene ad adottare. Noi lo abbiamo fatto in tempi non sospetti. Dal canto mio, dal comunismo sono approdato alla sponda liberal-socialista: credo che la strada sia “la terza via”, ovvero il Lib-Lab proposto già negli anni Settanta. Tuttavia, come dice Popper, si deve essere tolleranti, ma con i tolleranti. Allo stesso modo, con gli intolleranti (come i fascisti), occorre essere intolleranti.

d: C’è qualcosa in Basilicata che la fa diventare, se non intollerante, particolarmente incazzato?

r: Il fatalismo dei lucani, che ci ha portato ad avere lo stesso tipo di governo per quarant’anni, subendo ogni volta chi si proponeva. Uno spirito che c’è ancora oggi, che sfocia nel qualunquismo (“in politica son tutti uguali”), e che mi fa andare in bestia. Noi qui abbiamo l’esempio di Mimmo Beneventano, che ha perso la vita battendosi per le sue idee, ad Ottaviano contro il clan Cutolo, e quindi abbiamo la prova che le persone “diverse” esistono.

d: Quelli dell’opposizione vengono a prendere il caffè nel suo bar?

r: Certo, c’è un rapporto cordiale, di dialogo, come non c’è mai stato in Consiglio negli ultimi quarant’anni.

d: Ovviamente lei, sindaco, e titolare di bar, il periodo “nero” del Covid (con chiusure e riaperture parziali) l’ha respirato con doppia intensità.

r: Da sindaco, la cosa più difficile era doversi rapportare con i Dpcm che Conte annunciava la sera per la mattina. Allora io correvo in Comune, che sta qui a fianco, magari anche in pigiama (in strada non c’era nessuno), per stampare tutto, leggermelo e chiamare il comandante della polizia locale –o addirittura in Prefettura- e chiedere delucidazioni per il giorno dopo. Ricordo che una di quelle mattine c’era un funerale, e io dovetti correre per strada e fermare tutti: ma siccome ho la fama di essere un tipo spiritoso, pensavano che stessi scherzando!!! Tenete conto che un piccolo comune come il mio il segretario ce l’ha una volta a settimana, e non ha un ufficio legislativo…e tu senti di avere tutta su di te la responsabilità della salute pubblica. Inoltre, mi lasci aggiungere che benché io sia uno dei maggiori beneficiari economici, come operatore commerciale, del Ponte Tibetano (ho due bar e un negozio di alimentari proprio sulla strada), a giugno scorso, in piena riapertura, chiesi a Bardi di valutare la zona rossa (a fronte di un’impennata di contagi), scatenando anche un putiferio.

d: «Senti di avere tutta su di te la responsabilità della salute pubblica»: i rapporti col sistema sanitario regionale come sono stati?

r: Rispetto al Covid abbiamo sempre avuto una interlocuzione buona con ALCUNI funzionari dell’Asp e della Regione, e meno buona con altri. Pensi che quando chiesi di valutare –e sottolineo valutare- la zona rossa, un funzionario della Regione mi disse che ero passibile di una denuncia per procurato allarme!

d: E con Bardi?

r: Lo lamentano un po’ tutti i sindaci: non c’è un gran dialogo. Ci sono stati anche degli incontri, ma poi le cose buttate sul tavolo rimangono lì, come dire, non “mangiate”.

d: Alcuni sindaci lamentavano anche la “velocità” di certi incontri.

r: Beh, ricordo che qualche volta Bardi è andato via perche diceva che aveva da fare, e noi siamo rimasti a parlare a una sedia vuota (sperando che almeno qualcun altro ci ascoltasse), ma sicuramente oggi il sindaco non ottiene ciò che gli spetterebbe, cioè l’ascolto. Col “poi vediamo” non si va molto lontano, certi incontri –se un sindaco li chiede- vanno fatti al momento.

d: A ciò si aggiunge la situazione di impasse creatasi in giunta, anche a seguito delle dimissioni (solo annunciate) di Cupparo, e in attesa del rimpasto. Emergerebbe la difficoltà, come segnalava la settimana scorsa il neo sindaco di Pisticci, di non sapere “con chi” parlare delle questioni.

r: Beh, come dicevo, c’è una situazione fin dall’insediamento di questo governo regionale, c’è qualche assessore più pronto (come lo stesso Cupparo, devo dire, che ci incontra spesso ed è sempre presente anche in ambito P.O. Val D’agri), ma ci sono altri che non abbiamo nemmeno mai visto.

d: Qual è l’esigenza primaria del suo paese in questo momento?

r: C’è da fare una premessa. Il macro-attrattore rappresentato dal Ponte alla Luna (che io ho ereditato) ha indubbiamente dato una svolta economica al paese, ma non c’è solo il PIL, come diceva Bob Kennedy. Al centro della nostra attenzione c’è l’essere umano: io ho investito 80mila euro, ovvero l’8% del nostro bilancio corrente, in un progetto innovativo circa l’assistenza domiciliare agli anziani, e in un altro attinente alle problematiche di tipo psicologico che dopo il Covid ci hanno investito in modo massiccio. Cosa chiedo io, dunque? La possibilità di fare assunzioni: nonostante tutti i nostri sforzi per sopperire a pensionamenti etc., ci serve ancora un dipendente stabile all’ufficio tecnico. Il problema è che a concorso bandito, il Governo ha cambiato le regole!!! E per giunta, in vista del Pnrr, nel nostro ambito di zona (14 comuni) arriveranno DUE ingegneri, cioè un giorno ciascuno per ogni paese. Così non andiamo da nessuna parte.

d: E se potesse prendere Bardi sottobraccio cosa gli direbbe?

r: Di incontrarsi con i sindaci almeno una volta al mese, di parlare con la gente, di andare per paesi. Lui può fare anche il rimpasto in giunta, ma l’atteggiamento lo deve cambiare lui, deve dare un segnale di presenza: basta con Napoli.

d: Ma se il Generale viene nel suo bar cosa gli offre?

r: Non un caffè, perché implica la necessità di un risveglio, e non mi permetterei. Gli offrirei un ottimo bicchiere d’acqua di Sasso: la nostra è una lunga battaglia, per l’acqua nostra che ci viene espropriata (siamo macro-fornitori dell’Acquedotto e abbiamo diritto a due centesimi per ogni metro cubo prelevato) per quattro lire che spesso manco ci vogliono dare. Quest’anno sono 130mila euro di royalties, ma ogni volta ci tocca fare una lotta perché la Regione li metta in bilancio, nonostante una legge lo preveda da quindici anni! Con Pittella ci siamo riusciti, adesso aspettiamo l’assestamento di bilancio, stiamo facendo pressing.

d: Il suo comune presto ospiterà il Festival di Potenza...

r: Per noi è un onore, una grande possibilità...

d:...e dunque qual è la canzone che la rappresenta?

r: “Ancora” di Edoardo De Crescenzo.

d: Il libro?

r: Adoro Sciascia, e mi sento di citare una sua biografia, “Il Maestro di Regalpetra”, di Matteo Collura.

d: Il film?

r: “La Stangata”, è legato a bei ricordi di gioventù.

d: Mettiamo che fra cent’anni scoprano una targa a suo nome al Comune: cosa le piacerebbe ci fosse scritto?

r: “Sindaco h24”.

 

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Presentato il rapporto 2020 sulla convalida delle dimissioni di lavoratrici madri – L’intervista alla Consigliera di Parità

Le donne lucane lasciano il lavoro per “la mancanza di sistemi di welfare” che consentano di conciliare il lavoro con la maternità. Ha un peso maggiore sulla scelta di licenziarsi la mancanza di strumenti di flessibilità e conciliazione dei tempi della famiglia con quelli del lavoro nell’organizzazione aziendale, dichiarata da 92 lavoratrici su 147. Incide, invece, per 47 donne su 147 l’assenza di adeguati strumenti di welfare sociale. E’ il principale dato emerso dalla presentazione alla stampa della “Relazione annuale per il 2020 delle dimissioni e risoluzioni consensuali delle lavoratrici madri e lavoratori padri in Basilicata”. Il rapporto è steso annualmente dall’Ufficio della consigliera regionale di parità insieme all'Ispettorato territoriale del Lavoro di Potenza e Matera. Nel 2020 sono stati 155 i provvedimenti di convalida emessi dall’Ispettorato del lavoro, in netto calo rispetto al dato dell’anno precedente di 212 convalide. L’impossibilità di conciliare i tempi di vita con i tempi del lavoro è stata avvertita in maniera consistente dalle lavoratrici impiegate nel commercio all’ingrosso e al dettaglio (99 donne) o in altre attività di servizi (31). Sete uomini su otto hanno lasciato il precedente lavoro per passare ad altra azienda, solo 1 per ricongiungersi con la famiglia. Altro dato emerso il netto calo delle convalide nella provincia di Matera rispetto allo scorso anno: 39 casi a fronte dei 97 del 2019.
“Il Rapporto – dichiara la Consigliera regionale di parità, Ivana Pipponzi - è un documento redatto ogni anno unitamente all'Ispettorato territoriale del Lavoro di Potenza e Matera. Annualmente viene redatto dall'Ispettorato nazionale del Lavoro, e successivamente da quello territoriale. Attraverso questa Relazione vengono riportati i dati delle dimissioni, disaggregati per provincia, sesso, numero di figli e causale. La motivazione prevalente fornita dalle lavoratrici madri è data dalla "impossibilità di conciliare tempi di vita e lavoro"; anche se il dato complessivo registra una flessione del 40%, frutto del blocco dei licenziamenti e della nuova modalità lavorativa dello smart/home working c.d. emergenziale (misure che hanno consentito alle lavoratrici di restare a casa e non essere perciò costrette a scegliere tra lavoro e cura della famiglia). Dalla lettura di questo documento, di grande valore istituzionale/politico, emergono le problematiche connesse al divario femminile nel lavoro ed alla tutela della genitorialità ed è strategico per programmare interventi significativi per le politiche attive sul lavoro femminile e sul welfare. Il Rapporto è il frutto di un'azione sinergica tra il mio Ufficio e l'Ispettorato territoriale del Lavoro di Potenza e Matera volta alla prevenzione ed al contrasto delle discriminazioni di genere sul posto di lavoro; azione implementata grazie anche al "Centro di Ascolto delle vittime di discriminazione di genere", istituito nel maggio del 2017”.
Hanno preso la parola oltre la Consigliera Pipponzi, il direttore regionale dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro Potenza e Matera, Michele Lorusso e il dirigente generale del Dipartimento Politiche di Sviluppo, Canio Alfieri Sabia. In videoconferenza sono intervenuti la Consigliera nazionale di Parità, Francesca Bagni Cipriani, e il direttore centrale tutela, sicurezza e vigilanza del lavoro, Orazio Parisi.

Immagini di Rocco Esposito

 

https://youtu.be/jFr_S3M3OOY

 

 

 

de_stradis_e_albano.jpgdi Walter De Stradis

 

 

 

Fresco cinquantanovenne, il medico di base Domenico Albano ha festeggiato la vittoria a un più che mai “rovente” ballottaggio (contro quel Di Trani di cui era stato vicesindaco) proprio nel giorno del suo compleanno. Era a capo di una coalizione con quattro liste di centrosinista. Pd compreso.

d: Come giustifica la sua esistenza?

r: Sono riuscito a fare ciò che mi ero prefisso come lavoro, come professione: sono un medico felice di riuscire a donare qualcosa agli altri, sia ai pazienti sia alla comunità. Io sono un civico arruolato undici anni fa nella politica, anche se all’inizio non mi interessava molto: mi piaceva molto di più lo sport, anzi sono stato il vice-presidente della Polisportiva Pisticci in serie D, fino a quando non sono stato coinvolto in questo progetto entrando attivamente in campo.

d: Mi vengono in mente tanti esempi di suoi colleghi che, prima di diventare sindaci, si sono occupati di sport. È il caso di Maglione a Melfi, che è stato il presidente dell’omonima squadra di calcio, oppure di Cupparo con il Francavilla. Secondo lei è un caso o esiste un collegamento?

r: Un collegamento vero e proprio secondo me non esiste, è piuttosto la voglia di fare qualcosa di concreto per la comunità e l’intera cittadinanza (anche se è pure vero che mio padre è stato consigliere comunale tra le fila della Dc per 25 anni, ed è anche da lì che ho ricevuto, seppur inconsciamente, questa voglia di essere utile).

d: Se dovessimo usare un gergo calcistico, si direbbe che lei ha vinto ai supplementari, quasi ai calci di rigore.

r: Direi di sì, è stata una lotta piuttosto sostenuta, al ballottaggio, dunque sofferta.

d:...E qual è stato il “golden goal” che l’ha fatta vincere?

r: Secondo me non si è trattato di un solo episodio specifico, anche perché la gente mi conosce e sa da dove vengo e ciò che faccio. Siamo riusciti, inoltre, a mettere insieme una bella squadra fatta di esperienza e anche di nuovi volti che si affacciano per la prima volta all’attività amministrativa o politica, con programmi degni di nota.

d: In campagna elettorale ha detto “il Pd ha fatto pace con questo territorio”. Cosa intendeva?

r: Noi siamo sempre stati oggetto di divisioni interne e parte dei cittadini ne ha sempre attribuito la colpa al Pd regionale o provinciale. Quest’anno con la nuova segreteria c’è stato un cambio di passo, una svolta, il desiderio di mettersi in gioco, ciò ha consentito di rinsaldare i legami con il territorio mediante l’ascolto e la condivisione con le civiche.

d: Secondo lei, dunque, è tempo che il Pd “faccia pace” anche a livello regionale?

r: Sicuramente sì, considerando che le scelte passate non hanno certo premiato. Dopo tanti anni di Governo di centro-sinistra si è passati bruscamente alla destra, dunque forse è il caso di fare autocritica e ripartire tutti insieme.

d: Quali segnali, dunque, deve dare il congresso ormai alle porte?

r: Apertura e vicinanza ai cittadini. Dovranno mettere alla base di tutto la comunità e il territorio, prima delle ambizioni personali dei singoli.

d: La sua vittoria e quella di Pittella a Lauria sono state salutate come un segnale di ripresa per il centro-sinistra. Secondo lei è realmente così o si tratta di un fatto estemporaneo, dovuto ai singoli casi?

r: A mio modo di vedere le cose, da un lato i cittadini hanno individuato una persona specifica nella quale riporre fiducia, dall’altro anche il centrosinistra riesce ad andare avanti e può dire la sua. I cittadini hanno dato fiducia, adesso è il tempo di risposte concrete.

d: I cittadini secondo lei si erano sentiti traditi dal centro-sinistra?

r: La volontà popolare di fatto dice questo. Se si sbaglia, una cittadinanza attenta priva gli amministratori della fiducia e, in concreto, è quel che è accaduto. Ripeto, è il momento giusto per ripartire, per fare a livello regionale ciò che si è fatto a livello comunale.

d: In cosa la gente si è sentita di punire il Pd e perché?

r: I motivi sono di carattere generale a fronte di una voglia di cambiamento manifestata, sebbene in presenza, certo, di note vicende ancora in corso che possono anche aver influito su certe scelte.

d: Lei è un medico: di quale patologia soffre attualmente la Basilicata?

r: La nostra Regione ha tutto: mare, energia, acqua, paesaggi incantevoli... eppure sono tante le sue mancanze, specialmente dal punto di vista infrastrutturale e dell’attività industriale, vedi il caso della Val Basento.

d:...tutto questo però non dipende dall’ultima Giunta, lei parla di problemi storici.

r: Assolutamente sì, di aspetti mai risolti e con ciò mi ricollego a quanto dicevo prima. La gente ha dato fiducia per molti anni e, non risolvendo nulla, pur avendo a disposizione ottime risorse, si è finiti col creare un impasse di questo tipo. Con tutte le risorse che abbiamo, potremmo essere una Regione autogestita.

d: E quelli di adesso come si stanno comportando?

r: La settimana scorsa ho avuto modo di incontrare il presidente Bardi, l’ho invitato a visitare Pisticci di persona, anche per fargli vedere i problemi reali del territorio. Questa Giunta la vedo un po’ troppo statica sui problemi, è come se non riuscisse a decollare. Tutta la fiducia che i cittadini lucani hanno posto in loro, finora non è stata certo ben ripagata. Io mi sono recato da Bardi con lo scopo di esplicitargli delle problematiche importanti, come quella dell’ospedale di Tinchi per il quale sono state spese delle somme importanti per la sua ristrutturazione. Ebbene ora tocca riempirlo di contenuti e non certo di uffici. Apriamo i poliambulatori con le tante eccellenze, con i day-surgery, con gli ambulatori oncologici, visto che purtroppo i casi continuano a crescere, insomma è tutto il Metapontino che lo chiede.

d: Lei parla di tumori, mi pare che i casi in questa zona siano elevati al punto che un parroco di queste zone fece un intervento pubblico nel quale abbinava tale patologia all’inquinamento...

r: Purtroppo, ed è inutile negarlo, i casi sono diversi e penso in particolare alla Val Basento e a Pisticci scalo. Quando ero vice-sindaco mi occupai di inquinamento elettromagnetico rendendo Pisticci l’unico borgo della Basilicata munito di un piano delle antenne, individuando anche una zona nella quale poterle allocare. Ho chiesto e chiederò al dottoressa Pulvirenti dell’Asm di dare seguito a quanto già stabilito anni fa, vale a dire al monitoraggio della popolazione di Pisticci scalo per valutare il grado di incidenza dell’inquinamento sulla loro salute. C’è un protocollo, ma è rimasto lì.

d: E Bardi che impressione le ha fatto? Le è sembrato reattivo rispetto alle sue segnalazioni?

r: La disponibilità l’ha data, i problemi li conosceva pure, però voleva allo stesso tempo parlarne con l’assessore di riferimento.

d: Eh. "Quale" assessore...

r: … infatti ho capito, quando l’ho incontrato, che ci sarà un rimpasto e che, pertanto, dovevamo ri-aggiornarci a Giunta definita.

d: Da cittadino, è sufficiente secondo lei un rimpasto di assessori?

r: Dipende certamente dalle persone che nominerà. Ieri abbiamo avuto via web un incontro con gli altri sindaci e con i sindacati per quanto riguarda lo sviluppo industriale della Val Basento, anzi c’è un tavolo permanente che per la prima volta vede insieme Enti locali e sindacati con lo scopo di portare avanti delle istanze, ma è da aprile che cercano di parlare con l’assessore competente, gli incontri sono a cadenza semestrale. Non si può andare avanti così, c’è qualcosa che non va. Capirà che qui bisogna correre e non marciare, come dico spesso ai MIEI assessori...

d: Pare che qualche assessore regionale sapendo che non sarà riconfermato sia già sparito.

r: Questo non lo so, ma è certo che i nuovi dovranno darsi da fare in velocità.

d: Dunque il messaggio, neanche tanto tra le righe è: “Fateci sapere subito con chi dobbiamo parlare”.

r: Esattamente: fateci sapere con chi. I problemi sono tanti e vanno affrontati. L’occasione del Pnnr è unica: non possiamo perdere questo treno proprio adesso!!!

d: Qual è, la prima pratica da sbrigare, quella in cima alle altre sulla sua scrivania?

r: Ce ne sono due o tre in realtà. Una è l’Ospedale, ma di questo abbiamo già parlato a sufficienza, poi c’è il luogo che ci ospita durante questo pranzo, rione Dirupo, per il quale è stato rimosso il vincolo di trasferimento, ma ancora dobbiamo riuscire a farlo rivivere. Le nostre caratteristiche casette bianche devono diventare il giusto volano per il turismo, e conto di candidare il rione a patrimonio dell’Unesco. Abbiamo poi, anche delle necessità su Marconia che, in presenza di eventi atmosferici sfavorevoli, è soggetta ad allagamenti. In breve tempo dobbiamo cercare di risolvere anche questa problematica stringente. In ultimo, è necessario restituire il giusto valore al nostro splendido litorale.

d: Ultimamente si è parlato molto dei compensi dei sindaci. Non per farle i conti in tasca, ma il suo a quanto ammonterebbe?

r: In realtà non mi sono ancora informato, nemmeno per curiosità.

d:...Però a fine mese dovrebbe saperlo, no?

r: (Risate) Direi di sì!

d: Il film che la rappresenta?

r: Mi piace molto “Mediterraneo” di Salvatores, mi ricorda il mio paese, con quelle casette bianche.

d: La canzone?

r: “Il cielo è sempre più blu” di Rino Gaetano, perché il cielo voglio sempre vederlo così.

d: Il libro?

r: “Lettera a un bambino mai nato”, della Fallaci.

d: Se tra cent’anni dovessero scoprire una targa a suo nome, cosa le piacerebbe ci fosse scritto?

r: Che sono riuscito nel mio intento circa il patrimonio dell’Unesco.

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Non di rado capita di vedere macchine ferme in sosta sui cigli delle strade, a ridosso dei marciapiedi e sentirsi ripetere la frase “Torno subito”, “Il tempo di un caffè” e chi più ne ha più ne metta. Oltre ad essere vietata la sosta e la fermata sui marciapiede, il rischio è soprattutto quello di distruggere la pavimentazione degli stessi rendendo pericoloso il passaggio dei pedoni. A Potenza questo lo sappiamo bene, come testimoniano anche le foto, ma soprattutto capita di sentire sempre più spesso di anziani inciampati e cadute rovinose a causa di mattonelle divelte. È il caso di via Mazzini, più volte segnalatoci dai nostri lettori. Abbiamo contattato quindi l’assessore alla Viabilità del Comune di Potenza, Giuseppe Pernice, a cui abbiamo chiesto lo stato dell’arte della situazione.

Siamo più che al corrente, abbiamo fatto anche tre sopralluoghi sul posto, la macchina amministrativa ha i suoi tempi, ma siamo ritornati in campo dopo un periodo di blocco. A metà ottobre abbiamo individuato già come risolvere il problema, e rifaremo quel tratto di marciapiede dove la pavimentazione è inesistente”.

d: Quali sono i tempi per questi lavori?

r:Abbiamo già fatto l’affidamento dei lavori e proprio in queste mattine la pratica verrà chiusa. Nella prossima settimana i cittadini di via Mazzini vedranno il marciapiede ritornare allo stato originale e in sicurezza. Non di rado si vedono però auto parcheggiate proprio a ridosso dei marciapiedi, ad intralciare sia il passaggio pedonale, ma soprattutto causando la rottura degli stessi.

d: I cittadini chiedono più controlli e la presenza capillare della polizia municipale nelle vie cittadine per contrastare questo fenomeno.

r: Si tratta di un’atavica storia di maleducazione, sono d’accordo sul fatto che esiste una parte di cittadini che parcheggia dove vuole, con grande strafottenza, non tenendo conto che ci sono anziani, donne con passeggini che utilizzano i marciapiedi, a cui arrecano un danno. Il mio invito pertanto ai cittadini che vedono episodi di questo tipo, dichiamare il numero fisso della Polizia Municipale proprio per segnalare queste situazioni. Magari lo facessero tutti, cosicché quei cittadini irrispettosi della legge, capirebbero che le auto non vanno lasciate sui marciapiedi, nemmeno il tempo di un caffè. Sento dire molto spesso che i vigili non fanno niente, ma questa è un’offesa nei confronti della Polizia Municipale che davvero fa tanto per questa città, ma non è possibile pensare di avere un controllo totale,sempre e in ogni luogo. L’unico modo per combattere l’inciviltà è quindi quello di contattare i vigili urbani che provvederanno a fare delle multe: la maggior parte delle volte, tra l’altro, i marciapiedi si rompono anche a causa di questi parcheggi selvaggi!

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di Antonella Sabia

 

 

 

Di tanto in tanto torniamo ad occuparci di una questione che sta a cuore a tanti in città: la situazione di Bucaletto. Nelle scorse settimane si è tenuto un confronto online tra l’ex Presidente del Comitato di quartiere di Bucaletto, Angelo Quaratino, e l’assessore comunale alle Politiche Sociali e Abitative con delega speciale a Bucaletto, Fernando Picerno, in cui si è discusso appunto della situazione di degrado che continua a imperversare nella nota area del capoluogo, con particolare riferimento a strade dissestate, prefabbricati fatiscenti, droga e rifiuti. Abbiamo contattato proprio il sig. Quaratino per capire se qualche passo avanti è stato fatto da quell'ultimo confronto con il Comune.

In quell’occasione ho esposto delle problematiche ormai storiche, che negli ultimi anni si sono ulteriormente aggravate. Con grande rammarico e preoccupazione mi sono reso conto che anche il cittadino non risponde più a tutto questo”. Pare dunque che gli abitanti di Bucaletto è come se si fossero rassegnati. “Direi “calcificati” – continua Quaratino – c'è ormai chi ha raggiunto la sua età, chi pensa non ne valga più la pena, altri perché condizionati dalla politica e dai favoritismi, mentre in questa situazione bisogna avere il coraggio di parlare, per evitare di finire sulla bocca di tutti, come più volte sta accadendo anche a livello nazionale. Il problema è che spesso la politica gioca su questo comportamento dei cittadini, così come accade ovunque”.

Il Sig. Quaratino ha poi toccato il tema dei Comitati di quartiere che da qualche anno sono rimasti senza rappresentanza in attesa di un nuovo Regolamento. “Fino a 15-20 anni fa, quando ero in carica come Presidente del Comitato di quartiere, qualcosa riuscivamo a risolverla, finché non ci fu lo sfratto dei comitati, su cui ancora oggi c’è molta incertezza anche a livello burocratico. Ai miei tempi, non si faceva politica nei comitati, ma eravamo in sintonia con gli altri presidenti, uniti da un senso di cooperazione e amore per il proprio territorio (ricordo con piacere i signori Scopa, Paciello, Colangelo)”.

Tornando al tema centrale, su Bucaletto ci ha detto: “Già 15 anni fa, avevo predisposto un sopralluogo igienico sanitario da cui emerse l’anti-igienicità dei prefabbricati, l’impossibilità di vivere al loro interno per le famiglie. Per non parlare della questione dell’eternit, oggi pian piano questo materiale viene disperso nell’ambiente e come tutti sappiamo è molto pericoloso per le persone che respirano quest’aria, in particolare i bambini che giocano nel quartiere, vicino zone transennate da semplici nastri. Sarebbe necessario che tutto questo venisse sgomberato con un decreto ufficiale dell’amministrazione regionale, di cui però non si è mai discusso”.

Sulla questione appartamenti: “Negli anni successivi al terremoto, la maggior parte delle famiglie sono andate a vivere a Malvaccaro, poche sono rimaste ancora Bucaletto, nel mentre il quartiere veniva completamente ghettizzato: si assiste tutt'oggi a situazioni di tossicodipendenza, famiglie con problemi di giustizia, il quartiere è abitato prevalentemente da extracomunitari, persone separate o vedove. A Bucaletto oggi ci sono tre centri Caritas, quando si parla di povertà diventa facile l’associazione con il nostro quartiere, anche nei servizi giornalistici, quando in realtà la povertà esiste in ogni zona della Basilicata, ma su di noi si pone sempre un occhio negativo”.

Al termine del confronto con l'assessore Picerno, la promessa di un nuovo incontro in presenza per cercare soluzioni immediate alle problematiche. “Mi risulta che oggi a Bucaletto sono destinati 36 milioni di euro, che rimangono inutilizzati a causa della burocrazia, come ha riferito l'assessore. Hanno speso tantissimi soldi per costruire una fontana che però non ha mai pianto acqua, oggi è diventata altro che un deposito di acque reflue. Penso inoltre alla disinfestazione che prima si faceva una volta ogni sei mesi, così come le buche diventate ormai profondissime. Si sta giocando sulla pelle dei cittadini, però, sarebbe necessario buttare a terra tutto quello che è stato costruito post terremoto, non singole unità, e ricostruire in toto il quartiere, senza però incorrere nell’errore dei precedenti 100 alloggi che sono stati costruiti e poi destinati non solo alle famiglie dei terremotati, ma per graduatoria sono andati a chi ne aveva diritto (su 100 famiglie, solo una quarantina appartengono a quelle del Terremoto)”, ha continuato Quaratino.

Una chiosa infine sulle Associazioni che insistono nel quartiere: “Voglio sottolineare che oggi io è come se non avessi l’autorità di andare a discutere di questo presso il Comune, poiché di fatto i comitati di quartiere non esistono più. Al tempo stesso, anche le associazioni non hanno diritto di prendere iniziativa sulle questioni di Bucaletto poiché non sono autorizzate a rappresentare il quartiere, bensì limitate ad aiutare le persone in difficoltà e organizzare manifestazioni culturali, poiché non eletti dai cittadini”.

SCARICA QUI L'ULTIMA EDIZIONE: 27 Novembre 2021

  

 

  

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