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di Antonella Sabia

 

 

A un anno dalla pandemia, rimane centrale il ruolo dell’informazione, basti pensare che i DPCM che si sono susseguiti nel tempo, hanno sempre considerato le edicole attività di prima necessità. Tra carta stampata, TV e social, circolano ogni giorno una quantità indefinibile di informazioni, ed è proprio in questi ultimi che spesso “girano” notizie poco affidabili, le cosiddette fake news. A pochi giorni dal giuramento a Palazzo Chigi, abbiamo contattato il neo Sottosegretario all’Informazione e all’Editoria, il lucano Giuseppe Moles.

d: Qual è il ruolo di questo settore e quanto ha contribuito in questo lunghissimo anno?

r: È un dato di fatto che è uno degli elementi fondamentali di un Paese libero e democratico. Una giusta informazione fa sì che tutti i cittadini abbiano la possibilità di essere correttamente informati, del resto anche la linea di comunicazione introdotta dal Presidente Draghi va in questo senso: molte meno chiacchiere e un’informazione circa la pandemia finalizzata alla correttezza delle notizie da veicolare. Allo stesso tempo, in una situazione di enorme disagio sociale, economico e sanitario, purtroppo anche il settore dell’informazione e dell’editoria ne hanno risentito profondamente, tra cassa integrazione, e diminuzione delle vendite. C’è poi il problema delle fake news, che anche il mio predecessore aveva iniziato ad affrontare e che proveremo a contrastare, poiché danneggiano la vera e corretta informazione.

d: A pochi giorni dalla sua investitura, c’è già qualcosa in agenda su cui lavorare?

r: Non ancora, da qualche giorno ho iniziato a studiare i vari dossier del Dipartimento Editoria, i temi sono tanti e complessi, la direttiva europea sul copyright, le fake news, i contributi all’editoria. Proprio in questi giorni è stata approvata in Senato una proroga per il rinvio dei tagli al settore, credo sia un primo passo perché ritengo che il settore dell’informazione in questa situazione di estrema emergenza non può essere lasciato indietro. Non è solo cultura, non è solo impresa, non è solo informazione, ma posti di lavoro.

d: Si parla ormai da anni di stampa in crisi: quanto hanno influito l'avvento del digitale e i social?

Può essere uno degli elementi, ma se da parte delle istituzioni c’è il sostegno corretto di tutti i settori dell’informazione, a quel punto diventa più semplice fare giornalismo di qualità.

d: Questa crisi è percepita in maniera molto forte in Basilicata: da lucano sente il peso e la responsabilità del suo ruolo?

r: Assolutamente sì, forse avrò anche perso la cadenza, ma sono orgogliosamente Lucano. Credo e spero che il ruolo che occupo potrà essere utile anche e soprattutto al Sud e alla nostra regione. Tenendo conto che questo governo nasce sulla base di un appello del presidente della Repubblica Mattarella, nessuno di noi può tirarsi indietro e siccome sarà fondamentale il sostegno generale attraverso i fondi europei, la nostra regione sicuramente non può essere penalizzata, anzi deve essere sostenuta ed io ci sarò.

d: Anche perché la Basilicata è fortemente rappresentata in questa complicata fase: due ministri, un sottosegretario e un commissario straordinario per l’emergenza Covid.

r: Vuol dire che, come abbiamo sempre sostenuto, dobbiamo essere orgogliosi della nostra regione, e vorrei che in qualche modo i Lucani possano avere la possibilità di esprimere le loro capacità, professionalità e competenze anche nella nostra regione e non essere costretti ad andare fuori.

d: Si aspettava di poter ricoprire questo ruolo e cosa ha contato nella scelta del suo nome per l’informazione e l’editoria?

r: Ero al corrente che sarei entrato nella compagine di governo perché me lo aveva comunicato il presidente Silvio Berlusconi, dicendomi che voleva questo, senza darmi la possibilità di pensarci. In secondo luogo credo che sia il riconoscimento a 25 anni di militanza in Forza Italia, sin da quando ero ragazzino, ma soprattutto per tutto ciò che abbiamo fatto con la squadra di donne e uomini della Basilicata. Avevo espresso il mio gradimento per la Difesa o l’Interno che sono settori di cui mi sono già occupato, poi ad un certo punto per una serie di polemiche durante il Consiglio dei Ministri, il presidente Draghi pare che abbia scelto di affidarmi questo ruolo sulla base del mio curriculum, il che mi rende molto felice, e cercherò di lavorare il più velocemente possibile.

 

 

 

 

 

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di Walter De Stradis

 

Lorenzo Bochicchio, giovanile quarantottenne nativo di Salerno, è dirigente di ruolo del Ministero dell’Economia. Si è occupato di verifiche di natura contabile e amministrativa negli enti pubblici. Per sette anni è stato direttore generale dell’Università degli studi della Basilicata e due anni fa è stato nominato, dalla giunta regionale, direttore generale dell’Azienda Sanitaria Locale della provincia di Potenza.

D: Come giustifica la sua esistenza?

R: In questo momento storico particolare, tutti siamo chiamati a dare un contributo importante, ciascuno con il proprio lavoro e ruolo, non ultimo quello di genitori e di consorti.

D: Lei è un manager della sanità pubblica nel momento più complicato che si possa immaginare. Tutti gli occhi sono puntati sull’Asp. Ma vorrei iniziare con la domanda che in questo momento probabilmente passa per la testa di molti lucani: ma cosa sta succedendo? Oggi (martedì) è il secondo giorno di “zona rossa”, un “marchio” determinato dall’ “indice di contagio” del Covid e non più di tanto dal numero di contagi stessi. Ci sono polemiche politiche in atto, lettere al Governo, ricorsi al Tar: mai come in questo caso, ai lucani non sembra andare giù questa ennesima decisione “dall’alto”. Secondo lei queste rimostranze hanno una ragione d’essere?

R: Il presidente Bardi e molti sindaci lo hanno già detto. L’ordinanza che ha dichiarato la Basilicata “zona rossa” è conseguenza degli esiti del sistema di monitoraggio nazionale, che ha talvolta offerto un quadro -se vogliamo- non facilmente “sovrapponibile” con la realtà sostanziale dei fatti. La Basilicata è classificata come regione “a rischio moderato” e gli indicatori diversi dall’Indice di Trasmissibilità presentano valori adeguati; le attività di tracciamento, di testing, di sorveglianza sanitaria vengono svolte in maniera puntuale. Sulla dichiarazione di zona rossa ha “impattato” l’oscillazione dell’Rt, che in regioni di piccole dimensioni (come anche il Molise), laddove la base di calcolo è bassa, risente facilmente della presenza di focolai anche contingenti: sono sufficienti numeri contenuti perché gli incrementi in termini percentuali siano elevati e tali da determinare un aumento significativo dell’Rt. In generale, mi sentirei di dire che sarebbe opportuno l’inserimento di alcuni correttivi o una diversa modulazione del sistema degli indicatori perché - quand’anche ispirati a un principio di correttezza scientifica e di ragionevolezza- può accadere che innestino valutazioni forzate.

D: Alcuni sostengono che sarebbe stato più giusto istituire singole zone rosse nei comuni con il più alto tasso di contagi.

R: Anche se non l’unica, è una scelta possibile. I focolai da noi sono sufficientemente circoscritti e interessano in maniera puntuale alcune realtà. Complessivamente posso dire che la situazione epidemiologica lucana è governata in maniera attenta.

D: Secondo lei cosa dobbiamo aspettarci? Sappiamo che le settimane di “zona rossa” -di base- sono due, ma questa variabile dell’Rt, così come l’abbiamo descritta, è piuttosto aleatoria.

R: Sì, soprattutto laddove i numeri sono contenuti: basti pensare che due settimane fa eravamo gli unici in Italia a presentare i requisiti per poter passare in “zona bianca”! La verità di fondo è che trovare un punto di sintesi tra esigenze di natura sanitaria ed istanze di carattere economico-sociale è difficile, e bisogna capire qual è l’interesse pubblico preponderante: in questa fase si pone attenzione prioritariamente ad esigenze di natura sanitaria e in virtù di queste vengono sacrificati interessi parimenti importanti e costituzionalmente tutelati. E’ evidente che un fermo di due settimane metterà ulteriormente in difficoltà tutti coloro i quali esercitano attività private e che hanno assoluta necessità di dare continuità alle stesse.

D: Se lei potesse prendere sottobraccio Bardi (che immagino contatti giornalmente) o meglio ancora Speranza, cosa direbbe loro?

R: La dichiarazione di zona rossa è conseguenza del valore degli indicatori assunti a riferimento dal Ministero per le attività di monitoraggio, ma è chiaro che a distanza di qualche tempo dalla definizione di quel sistema, sulla scorta dell’esperienza di questi mesi, lo stesso dovrebbe essere rimodulato, attraverso l’inserimento di variabili che tengano conto delle dimensioni delle regioni e della eventualità che i piccoli numeri possono indurre oscillazioni dell’RT rapide e significative.

D: Il “primo turno” delle vaccinazioni over 80 a Potenza è stato ultimato, mentre la situazione in alcuni paesi è un po’ più complicata, perché c’è stato un rinvio del programma così come inizialmente concepito, a causa del mancato arrivo delle dosi previste.

R: Sì, ma vi è un elemento da valorizzare: la Regione Basilicata è stata l’unica che ha deciso –scelta meritoria- di portare i punti vaccinali “presso i cittadini”. D’accordo con l’Assessorato alla Salute, abbiamo previsto l’istituzione di tante sedute vaccinali quanti sono i comuni della Basilicata, secondo un principio di prossimità molto spinto. Altrove non è stato fatto, e comprenderà che è molto più semplice chiedere a 550mila cittadini di convergere verso pochi punti vaccinali, piuttosto che raggiungere quegli stessi cittadini in 131 paesi della regione e, laddove necessario (lo stiamo facendo in maniera diffusa), anche presso i propri domicili. Le prime tre settimane di campagna vaccinale per gli over 80 -con il contributo determinante dei sindaci, delle amministrazioni e dei cittadini stessi, ai quali abbiamo chiesto un grande sforzo- si sono svolte in maniera ordinata, senza alcuna sbavatura. Dopodiché, sulla scorta dei prospetti di flusso da ultimo inviatici dalla Pfizer, abbiamo dovuto differire e riprogrammare la campagna vaccinale, atteso che per le prossime due settimane avremo forniture sufficienti per la somministrazione delle sole dosi di richiamo. Sarebbe del tutto irresponsabile non accantonare i quantitativi necessari per la seconda somministrazione. La ripresa della campagna vaccinale sugli over 80 nei restanti comuni della provincia di Potenza richiederà l’arrivo di forniture maggiori da parte della Pfizer o, anch’esse previste, da parte di Moderna. Non appena disporremo di quantitativi congrui, ripartiremo con grande solerzia.

D: Quanti sono i comuni interessati da questo stop momentaneo?

R: In questa settimana avremmo dovuto somministrare i vaccini in venti comuni della provincia di Potenza. Ricordo che la settimana passata abbiamo chiuso, tra le altre, la prima fase della campagna vaccinale sugli over 80 nel capoluogo di regione, somministrando circa 4mila e 100 vaccini e –devo dire- con grande soddisfazione da parte di tutti. Lo spiegamento di forze è stato imponente: abbiamo utilizzato ogni giorno contestualmente all’incirca venti squadre di operatori sanitarie, oltre che volontari della Protezione civile e di altre associazioni, e le operazioni si sono svolte in maniera esemplare.

D: E questi dati hanno fatto balzare Potenza al primo posto in Italia. Tuttavia lei citava i comuni e i sindaci: in un comunicato dell’Anci di stamane, si lamenta che i primi cittadini «si sono dovuti sostituire» al sistema sanitario regionale. Insomma, ci sarebbe stato quasi uno “scarica-barile” ai loro danni.

R: La scelta di portare i punti vaccinali nei comuni ha richiesto un contributo determinante ai sindaci e alle amministrazioni, chiamate sostanzialmente a gestire due fasi, di concerto con l’Asp: la convocazione dei cittadini e –per il tramite dei medici di famiglia- la compilazione della documentazione (schede anamnestiche) presupposte all’inoculazione del vaccino. Abbiamo chiesto uno sforzo significativo e di ciò abbiamo piena consapevolezza (e non ho perso occasione per ringraziare i sindaci), ma in questo momento storico siamo tutti chiamati (e i primi cittadini non si sono mai sottratti, anzi!) a spenderci anche in attività che in “tempo di pace” sarebbero irrituali. Detto ciò, scontiamo la presenza di una “variabile indipendente”: il vero fattore limitante per noi è l’insufficienza dei vaccini, ed è un dato contro il quale le Regioni, le aziende sanitarie e i sindaci nulla possono. Abbiamo una struttura organizzativa pensata in maniera accorta: quando arriveranno quantitativi più consistenti di dosi vaccinali, saremo nelle condizioni di riprendere rapidamente la campagna delle prime dosi per gli over 80.

D: Una “variabile indipendente” che, presumo, non ci consente di fare ipotesi sulle tempistiche delle vaccinazioni per le altre fasce di popolazione…

R: Sì, perché vi sono ancora alcuni elementi di indeterminatezza sulle forniture. La Pfizer–dopo un momento di flessione di alcune settimane fa- ha ricominciato a consegnare vaccini con sostanziale continuità; è ancora altalenante, invece, la fornitura di vaccini da parte di Moderna, mentre iniziano ad essere più consistenti quelle della AstraZeneca; tant’è che in questi giorni siamo partiti con la campagna vaccinale per gli under 65. Operiamo in una fase di grandi incertezze, che ci ha indotti ad allestire una macchina organizzativa “modulare” che, di volta in volta, dovrà adeguarsi alle condizioni di contesto. Comprendo che queste dinamiche hanno dei riverberi pesanti sui cittadini, sui sindaci e sulle amministrazioni comunali, che sono chiamati a gestire anche le interlocuzioni con le proprie comunità, ma questo momento storico richiede sacrificio ed intelligenza nella lettura degli eventi.

D: Tutti i giorni arrivano comunicati, da parte di varie categorie professionali (dagli avvocati ai veterinari etc.), sociali o –per così dire- sanitarie, con la richiesta di essere inserite, da subito, nelle fasce di popolazione da vaccinare. Lei non può fare certo classifiche, ma ritiene ugualmente che vi sia una qualche categoria da tenere prioritariamente in considerazione?

R: Gli scenari sono in continua evoluzione. Le aziende sanitarie non hanno alcun margine di discrezionalità nell’individuazione dei target della popolazione da sottoporre a vaccinazione. I principi sinora assunti a riferimento sono due: si è andati per “fragilità” o per “esposizione”. Per gli over 80 e i cittadini con patologie importanti e comorbilità siamo in tema di “fragilità”; gli insegnanti e le forze dell’ordine sono stati ricompresi in questa fase vaccinale in quanto esposti al rischio di infezione da Covid-19; sarebbe opportuno –ma si arriverà anche a questo- consentire un rapido accesso alla pratica vaccinale a tutti coloro i quali, per motivi professionali e sociali, versano in condizioni di particolare esposizione. Su queste categorie stiamo strutturando un progetto di mappatura epidemiologica, d’accordo con l’Assessorato alla Salute, perché siano oggetto di sorveglianza sanitaria in maniera specifica, anche attraverso la somministrazione periodica di tamponi molecolari.

Le cronache ci hanno narrato di presunte “filiere di privilegiati”, prima del tampone e successivamente del vaccino. Immagino che lei non possa dire più di tanto in presenza di indagini, ma qual è la sua sensazione quando legge queste cose?

R: Le competenti Autorità, nel doveroso esercizio delle loro prerogative, hanno ritenuto opportuna e necessaria un’attività di verifica, e ad essa ci affidiamo. Sui vaccini, allo stato delle mie conoscenze, non ho motivo di ritenere che la nostra Azienda Sanitaria abbia operato in deroga ai principi e alle direttive fissati a livello nazionale e regionale. Dico tutto questo al netto -ovviamente- degli esiti delle indagini in corso. I criteri di individuazione dei target sono codificati e – ripeto - superata una fase iniziale di maggiore incertezza nella declinazione delle Raccomandazioni ministeriali, al momento non sussistono margini di discrezionalità nella individuazione dei cittadini da sottoporre a vaccinazione.

D: Qual è stato il momento più difficile per lei, anche umanamente?

R: Chi lavora nel sistema sanitario deve inevitabilmente confrontarsi con la sofferenza e i bisogni delle persone. Ricordo sempre che quando arrivai qui, un bravo dirigente mi disse: «Direttore, se lei vuole lavorare bene, deve tenere presente soltanto una cosa: in fondo a tutto, c’è sempre la salute e la vita dei nostri concittadini». E’ dunque motivo di dolore per me e per noi tutti la notizia di una perdita umana, della condizione di sofferenza di un cittadino o del disagio di chi rivendica l’erogazione di servizi migliori.

D: Il suo omologo all’ospedale San Carlo -il dottor Spera, che tra l’altro era stato direttore amministrativo proprio qui all’Asp- mi raccontava delle prime fasi della Pandemia, caratterizzate da difficoltà tecniche -come quelle del reperimento dei tamponi- che inducevano quasi allo sconforto.

R: Sì, le abbiamo condivise quelle fasi. Gli approvvigionamenti –non soltanto di tamponi, ma anche di dispositivi di protezione individuali- erano davvero limitati e quantitativamente inadeguati; circostanza che in quella fase ha molto limitato la capacità di intervento delle aziende sanitarie: abbiamo dovuto inventarci di tutto perché i nostri operatori lavorassero senza soluzione di continuità e in condizioni di piena sicurezza. Ricordo che un giorno di allora fui finanche costretto a contattare un piccolo negozio di merceria di un piccolo paese dell’entroterra lucano, perché mi era stata segnalata la probabile presenza di un piccolo quantitativo di tute a bio-contenimento, necessarie per i servizi di emergenza urgenza del 118…. Dopodiché, con l’istituzione delle Unità speciali Covid nel mese di marzo e l’arrivo di approvvigionamenti via via più consistenti abbiamo strutturato un’organizzazione adeguata, che ha funzionato in maniera egregia per tutto il tempo e che ha reso l’Asp – e non lo dico soltanto io - un paradigma assoluto a livello nazionale nella gestione dell’emergenza pandemica.

D: Tuttavia in questi mesi si sono lette anche diverse critiche sull’Asp, in merito alle gestione pandemica. Ce n’è qualcuna che magari è stata detta con un fondo di verità? O non si rimprovera proprio nulla?

R: Ritengo che la gestione sia stata assolutamente virtuosa, pure in un momento di grandi difficoltà e a fronte di risorse limitate. Ho il dovere di dirlo, perché il merito è tutto degli operatori sanitari, socio-sanitari, amministrativi e tecnici dell’ASP, che hanno speso il proprio tempo e la propria professionalità in questo tempo, con serietà e senso di responsabilità. Saprà che molti ci riconoscono il primato di migliore azienda sanitaria territoriale a livello nazionale nella gestione dell’emergenza pandemica, tanto in relazione all’attività di sorveglianza sanitaria sui cittadini in isolamento domiciliare, quanto in relazione all’attività di testing (siamo stati diffusamente primi in Italia in moltissime operazioni di mappatura) e di tracciamento. Nel corso dell’ultimo anno abbiamo assunto all’incirca novanta infermieri ed ottanta medici di continuità assistenziale per le Unità Speciali Covid-19 e istituito una centrale di tracciamento con ulteriori operatori sanitari, a supporto dei circa venti medici di igiene e sanità pubblica già nei ruoli dell’Azienda. Lo sforzo organizzativo è stato notevole e ha prodotto risultati importanti. E’ fisiologico che quando i numeri dei contagi crescono (e ci sono state delle fasi in cui sono cresciuti in maniera esponenziale) alcune attività vadano sotto stress (ma non per demerito di alcuno) e scontino dei rallentamenti, ma mai nessun cittadino è stato lasciato solo.

D: Quindi l’Asp sta funzionando al 100% dei suoi servizi?

R: L’Azienda ha funzionato e funziona, ripeto. Inevitabilmente ci sono e sono stati sbavature e momenti di forte criticità (il Covid è un’emergenza storica, sovra-ordinata alle nostre capacità di azione, e tutto il sistema è andato in difficoltà). La struttura ha, però, retto bene ed è riuscita – elemento che spesso passa sottotraccia- ad assicurare anche la contestuale erogazione, senza interruzioni –fatto salvo il periodo di lockdown sanitario- delle attività ordinarie e delle prestazioni socio-assistenziali non riconducibili al Covid.

D: E allora cos’è che la fa incazzare quando legge i giornali?

R: Mah, ho come l’impressione che non si abbia sempre la capacità di leggere in maniera attenta gli accadimenti di questo tempo e la pregevolezza di quello che stiamo facendo. Riceviamo, d’altra parte, quotidianamente, da parte di cittadini ed amministratori, manifestazioni di encomio e di gratitudine per il lavoro dell’Azienda e dei nostri operatori. Dovremmo essere più bravi a valorizzare il lavoro e i risultati del nostro sistema sanitario e a credere più convintamente nelle nostre capacità.

D: Passiamo a una nota di colore, non “rosso”, ma rosa: qual è il rimprovero che le fa più spesso sua moglie?

R: Ah! (Ride). E’ una donna piuttosto paziente. Il rimprovero dovrebbe farmelo lei, ma me lo faccio io: ahimè, spesso sono poco presente a casa. Questo tipo di lavoro, purtroppo, è difficilmente conciliabile con dimensioni della vita molto importanti ed il prezzo che siamo chiamati a pagare è davvero alto.

D: Mi viene da pensare che lei a casa ha una specie di “telefono rosso” come quello dei film, che squilla nei momenti critici, anche di notte.

R: Esattamente (ride).

D: Suona spesso?

R: Ininterrottamente. Ma è giusto così.

D: Il libro che la rappresenta?

R: Mah, posso dirle quello che mi è piaciuto di più tra gli ultimi che ho letto: “Anna Karenina”.

D: La canzone?

R: Sono molto legato ai Radiohead.

D: Il film?

R: Amo Sergio Leone…

D: “C’era una volta l’Asp”.

R: (Risate).

D: Ma, a questo proposito, se fra cent’anni scoprissero una targa a suo nome in questi uffici, cosa vorrebbe ci fosse scritto?

R: Ho il piacere e l’onore di collaborare con professionisti e con uomini e donne di assoluto spessore. Alle figure apicali di un’Azienda è soprattutto richiesta la capacità di fare squadra e di coagulare forze, tanto più in un momento così difficile. Insomma, credo di poter dire, forse in maniera un po’ forzosa, di aver concorso, assieme ad altri e al pari di altri, a creare le condizioni perché in Azienda si potesse lavorare in un contesto di serenità ed in maniera strutturata.

D: L’ultimissima: un messaggio ai potentini e ai lucani tutti.

R: I lucani hanno gestito con senso di responsabilità questa emergenza storica. Adesso siamo tutti stanchi, nel corso dell’ultimo anno abbiamo dovuto ripensare le nostre vite. E’ forse il momento più difficile. Dobbiamo trovare la forza di guardare con speranza e fiducia al futuro e –come le accennavo- di credere più convintamente nelle capacità e nelle risorse della nostra terra e della nostra gente.

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È stata ufficialmente ratificata una intesa tra l’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Potenza, presieduto dal dr. Rocco Paternò e l’Ufficio della Consigliera regionale di Parità della Basilicata, rappresentato dall’avv.ta Ivana Enrica Pipponzi. L’iniziativa nasce grazie alla condivisione di obiettivi congiunti e azioni di prevenzione trasversali e, in particolare, l’impegno sarà quello, per entrambe le parti, di promuovere l'attuazione di politiche di genere nel rispetto del principio della pari dignità e trattamento sul lavoro; di superare gli stereotipi di genere, attraverso la richiesta di adeguate politiche aziendali, di formazione e di sensibilizzazione, anche promuovendo i percorsi formativi ECM; di pretendere il rispetto del principio di parità di trattamento nei processi che regolano tutte le fasi della vita professionale e della valorizzazione delle risorse umane, affinché le decisioni relative ad assunzione, formazione e sviluppo di carriera vengano prese unicamente in base alle competenze, all’esperienza, al potenziale professionale delle persone; di sensibilizzare e formare adeguatamente i medici sul valore della diversità e sulle modalità di gestione delle stesse; nell’organizzare periodicamente convegni e seminari in materia di medicina di genere; nell’individuare iniziative utili ad assicurare uguaglianza e pari dignità sul posto di lavoro tra uomini e donne, allo scopo di migliorare la qualità della vita nell’ambiente di lavoro e individuando ogni forma di discriminazione diretta e indiretta che ne ostacola la piena realizzazione; nell’attuare una sistematica collaborazione sui temi delle pari opportunità dei diritti e doveri contrattuali, detta conciliazione lavoro-famiglia, della sicurezza sul lavoro; nel realizzare attività seminariali di informazione, formazione e aggiornamento al fine di coinvolgere tutti i soggetti interessati alle tematiche di cui sopra e a diffondere i contenuti delle medesime iniziative.

 

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di Antonella Sabia

 

Da oltre una settimana sono iniziate in Basilicata le procedure di vaccinazione sulla popolazione over 80.

Lunedì hanno preso il via anche a Potenza, secondo un calendario per cognomi e orario, e dovrebbe concludersi nella serata di domani. Senza alcuna prenotazione, sono 5500 gli over 80 chiamati a vaccinarsi presso le ormai note tende del Qatar nel piazzale della stazione di Macchia Romana.

Più lente, invece, le procedure a Matera, per consentire ai medici di famiglia di completare le schede per il consenso informato: numeri ridotti nei primi giorni con precedenza ai più anziani.

A un anno dall’inizio della pandemia, rappresenta un primo passo per un più veloce ritorno alla vita di ogni giorno, oltre che una speranza per la ripresa economica del Paese.

QUI BANZI:          

«Si aveva la sensazione che la tensione dovuta al periodo Covid cominciasse un po’ a scemare»

Negli occhi dei nonnini lucani, felicità e speranza, come hanno documentato operatori sanitari e medici nei vari comuni della regione, e come ci è stato riferito anche dal Sindaco di Banzi, Pasquale Caffio, dove le vaccinazioni si sono tenute nella giornata di mercoledì 17 febbraio, in una struttura comunale ad uopo allestita per l’occasione. “Le operazioni sono state molto ordinate, un grande senso di responsabilità, era palpabile anche la serenità di quella giornata. Erano felici di fare il vaccino, si aveva la sensazione che la tensione dovuta al periodo Covid cominciasse un po’ a scemare”. Su 120, solo 10 non si sono presentati poiché non attualmente domiciliati nel paese o perché sconsigliato, dietro indicazione del medico. A Banzi, il richiamo, è stato già calendarizzato per il 10 Marzo. “Ho ringraziato pubblicamente il dottor Pinto, a capo dell’Ufficio di Igiene del distretto di Venosa, e il suo staff infermieristico per il grande lavoro svolto, stanno facendo dei turni pazzeschi pur di velocizzare le procedure di vaccinazione. Noi abbiamo organizzato la comunicazione verso i cittadini, ci siamo fatti carico di precompilare in parte i moduli per il consenso informato, e quella mattina le vaccinazioni si sono svolte in maniera molto fluida. Sono state circa 20 le somministrazioni domiciliari per quelle persone impossibilitate a recarsi al punto vaccinale”, ha dichiarato il Sindaco Caffio.

QUI MARSICOVETERE:

la comunità “più giovane della Basilicata” deve ancora aspettare un po'

L’attesa sarà un po’ più lunga, invece, per gli ultra ottantenni di Marsicovetere, che stando al calendario regionale, si vaccineranno nelle giornate del 19 e 20 marzo, per poi fare il richiamo a distanza di 21 giorni, sulla base delle scorte presenti in regione. “Il principio che ha guidato la priorità di inoculo del vaccino è stata l’anzianità della popolazione. Marsicovetere è la comunità più giovane della Basilicata, abbiamo un’incidenza degli over 80 di circa il 5,35%, per un totale di 298 ultra ottantenni, su una popolazione attiva di quasi 5600 abitanti”, ci ha detto il Sindaco Marco Zipparri. Nel frattempo, il Comune si è attivato per organizzare al meglio le procedure di vaccinazione: “Abbiamo individuato una palestra facilmente raggiungibile per tutti gli anziani, senza barriere architettoniche, adiacente a via Verdi, una strada centralissima prima di Villa D’Agri. Con la Protezione Civile, stiamo anche organizzando un servizio navetta per quegli anziani che vivono soli, non sono automuniti, o non hanno un congiunto che li possa accompagnare fino al punto di somministrazione”, ha concluso Zipparri.

QUI LAGONEGRO:

«C’è l’intoppo di alcuni medici di base»

Non sono mancate polemiche, invece, a Lagonegro, dove la campagna vaccinale ai circa 500 over 80 è prevista dal 3 al 5 marzo. “Come Comune stiamo cercando di metterci totalmente a disposizione, in collaborazione con il direttore del distretto di Lagonegro, dr. Alberto Dattola, per facilitare quanto più possibile l’attività vaccinale. È stata messa a disposizione la palestra dell’istituto D’Alessandro, dove stiamo provvedendo ad allestire le postazioni”, ci ha detto la Sindaca, Maria Di Lascio. Negli scorsi giorni, è successo però che 3 medici di base su 4 hanno restituito al Comune i plichi contenenti i moduli del consenso informato, che avrebbero dovuto completare con l’anamnesi e poi consegnare al paziente. “Immagino che i medici di base lamentino una scarsa comunicazione, da parte del comparto sanitario, rispetto a una procedura che viene implementata per la prima volta. Si tratta di svolgere una funzione che rientra nei compiti morali di un medico di medicina generale, a mio giudizio. Ad oggi, dei tre medici, due stanno comunque aiutando i cittadini a completare le schede, un terzo li manda via dallo studio. Per quei pazienti, probabilmente si procederà con la compilazione al momento del vaccino, con un aggravio in termini di tempo, ma né il Comune né il personale ASP lascerà questi cittadini abbandonati”, dice la Sindaca, che sottolinea come il comune in primis si è adoperato a proprie spese, a stampare e compilare il modulo con l’anagrafica per garantire a tutta la popolazione ultraottantenne il diritto a vaccinarsi. “Confido molto nella capacità e nella sensibilità dei medici di base di Lagonegro. Conosco la correttezza professionale e la serietà di molti medici di base quindi credo che alla fine tutto rientrerà nell’alveo della polemica di qualche giorno. L’obiettivo principale è sicuramente il bene della salute dei cittadini, i medici di base hanno questo come faro”, ha concluso Maria Di Lascio.

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di Walter De Stradis

 

 

 

Da bambino sognava di fare l’avvocato e il sindaco della sua città. Cita Bruno Vespa e dice che dal “virus” della politica non guarirà mai.

Cinquantacinque anni, ciuffo candido e barbetta, con un’esperienza da consigliere regionale forzista alle spalle, l’avvocato potentino Sergio Lapenna è il Presidente della Camera Penale Distrettuale di Basilicata.

Giova ricordare che, per definizione, una Camera penale è un’associazione formata dagli avvocati penalisti che operano in un distretto di Corte d’Appello, avente lo scopo, fra gli altri, di discutere di problemi in funzione di eventuali iniziative da intraprendere.

Un ultimo, simpatico inciso: l’avvocato Lapenna, cresciuto professionalmente in “casa Bardi”, è uno di quelli che anticipa le domande, e pertanto l’intervista se la sarebbe potuta anche fare da solo. Chi scrive, praticamente, nel corso dell’intervista a pranzo che segue si è limitato a masticare.

D: Come giustifica la sua esistenza?

R: La giustifico con una professione, quella dell’avvocato, che ritengo di svolgere con diligenza, e che era il mio “sogno nel cassetto” di bambino. E questo perché vicine alla mia famiglia vi erano alcune figure autorevoli, su tutte colui che è stato il mio “padre giuridico”, l’avvocato senatore Francesco Bardi, con suo figlio Piervito. Sono stati loro i miei esempi. Un lavoro che ti piace diventa quindi la “medicina” della vita.

D: Prima di arrivare al cognome Bardi, parliamo un attimo della situazione del tribunale di Potenza: sui giornali si sono lette tante cose sulla sua fatiscenza, si sono viste foto di infiltrazioni piovose...

R: Il tribunale di Potenza vive una situazione drammatica sul piano della struttura, ormai fatiscente: non sono stati fatti i lavori negli anni e quindi si vedono addirittura bacinelle messe a raccogliere l’acqua. Non si può più andare avanti così, proprio per il decoro di chi fa questa professione. Però il nostro tribunale ha tutta un’altra serie di problemi, che vorrei dire.

Prego.

R: Prima questione: l’esercizio della funzione giurisdizionale, oltre a essere fatta in maniera retta e leale, deve soprattutto APPARIRE tale. E purtroppo nei palazzi di giustizia della Basilicata probabilmente questo non sempre avviene.

D: L’annosa questione delle parentele?

R: Non avviene perché nel sistema italiano dell’ordinamento giudiziario abbiamo un vizio: i magistrati del posto svolgono l’attività lì dove sono nati e cresciuti. In una regione di 550mila abitanti (ultimo censimento), con 50/60mila “falsi residenti”, lei capisce bene che a un magistrato capita di conoscere spesso le persone coinvolte nei casi che deve trattare; e la conoscenza di una persona non ti consente di avere uno spirito libero nel giudizio, perché è di per sé un pregiudizio.

D: Anche nella persona più serena, lei dice...

R:...guardi, qui non si mettono in discussione rettitudine e onestà, non mi permetterai mai, ma si mette in discussione il come apparire nella decisione.

D: Lei parla di una sorta di condizionamento psicologico?

R: Faccio un esempio: metta che io e lei siamo andati a scuola assieme e che lei, per dirne una, è stato più bravo di me con una ragazza che piaceva a entrambi; io questo fatto me lo lego al dito, e così, persino da un fatto banalissimo come questo, può rimanere un pregiudizio. E questo pregiudizio può andare a inficiare sia negativamente sia positivamente. Ne consegue che come prima regola i magistrati dovrebbero svolgere la loro attività lontani dai loro centri d’interesse.

D: Quindi lei dice che questo è un problema nazionale che si acuisce nei piccoli centri.

R: Sì, perché qui i magistrati di fuori difficilmente si radicano e si costruiscono una famiglia, anzi, dopo un po’ se ne tornano nei loro luoghi d’origine. Pertanto, i posti messi a concorsi sono sempre più attrattivi per i locali, che sono ottimi magistrati, ma c’è questo problema.

D: Mi diceva però di più problematiche riguardanti il Tribunale di Potenza.

R: Come Camere Penali stiamo conducendo una battaglia, con proposta di legge, sulla separazione delle carriere. Fin quando il pubblico ministero non sarà diverso dal giudice che decide, noi avremo sempre una giustizia dopata. Le sembra mai possibile che in Cassazione (ove ricorre chi il processo l’ha perso, ovvero i pm o i legali), sul 70% di inammissibilità dichiarate, solo l’ 11% è dei procuratori e il restante 60 degli avvocati?! Quando un collegio della Cassazione giudica un ricorso del pubblico ministero, casomai preferisce rigettarlo, ma non dichiararlo inammissibile. Questa vicinanza non è più possibile. Se parliamo poi dell’ultimo libro di Sallusti con Palamara... beh, dica lei, se quelle stesse cose fossero state dette a proposito di giornalisti o avvocati, ci sarebbero stati già indagini, mandati di cattura o altro, mentre qui non succede nulla. Questo è un vero problema per il Paese, senza dimenticare il tema delle lungaggini processuali...

D: Che anche in Basilicata sembra essere concreto.

R: Però devo dire che l’attuale presidente della sezione penale del tribunale di Potenza, il dottor Baglioni, lo ha ridotto molto e quindi gli va dato atto di aver ridimensionato l’arretrato.

D: Ma com’è cambiata la professione di avvocato ai tempi del Covid? Quali i disagi maggiori?

R: La professione d’avvocato è diventata residuale. In quest’anno di pandemia, nei primi mesi noi abbiamo solo fatto le udienze con gli arrestati, diciamo così, poi mere udienze di rinvio. Da fine autunno abbiamo ripreso, ma sempre con molta difficoltà. In un momento del genere, di crisi sanitaria, economica e sociale, le bandiere che dovrebbero essere più dritte sono proprio quelle della salute e della giustizia, ma si registra un ritardo: i processi sono molti, spesso le aule sono piene di testimoni e quindi non si possono svolgere. Nel civile invece, col giudizio cartolare in cui perlopiù si scrive, il problema si è sentito di meno. Nel penale si possono invece fare solo le udienze più urgenti, le altre si stanno pure cominciando a fare, ma videoconferenze e video-chiamate nel penale sono di difficile applicazione. Un testimone non lo si può interrogare in video... il processo penale necessita della presenza delle parti, perché è fatto anche di emozioni e di sensazioni.

D: Di sudore.

R: Tra l’altro il Governo dovrebbe riconoscere che avvocati, magistrati e personale sono anch’essi “categorie a rischio” e quindi da vaccinare per poter lavorare. E c’è poi, qui in Basilicata, il tema, concreto, della prescrizione.

D: Si spieghi. E perché in Basilicata, in particolare.

R: In un processo dell’altro giorno è diventata definitiva una pena relativa a un fatto-reato contestato risalente al 2005. La sentenza definitiva è arrivata nel 2020: immagini quindi un cittadino che quindici anni fa magari aveva diciotto anni, che poi abbia cambiato tipo di vita, e che ora dovrà scontare la pena! La prescrizione, invece, su queste cose offre una garanzia, perché mette un limite oltre il quale è giusto che un cittadino non venga più processato. Il principio costituzionale della “rieducazione della pena” intanto funziona in quanto vicino al fatto. Se passano vent’anni, non ha più senso. La prescrizione ha abbattuto tanti processi, ma il 70 % di questi prima del rinvio a giudizio. I Travaglio e i Bonafede raccontano la favola della “colpa” degli avvocati, ma se noi chiediamo un rinvio, ci asteniamo o ci ammaliamo, la prescrizione è sospesa. C’è poi una questione locale, quella della impugnazioni. La Corte di Appello di Potenza, fino al 2016, era la seconda in Italia per annullamenti in Cassazione, quindi c’è qualcosa che non funziona. E anche su questo, noi chiederemo conto: stiamo raccogliendo i dati fino al 2020, e se questo trend dovesse essere confermato, ne chiederemo ragione al Ministero.

D: Passiamo alla Politica. Lei è stato consigliere regionale di Forza Italia, ma all’opposizione, mentre oggi c’è un governo regionale di centro-destra. Tra l’altro lei ha affermato di essersi fatto le ossa in casa dei Bardi e il governatore attuale è un loro parente. Sulla carta è quindi un altro suo sogno che si realizza. Ma nella realtà è veramente così?

R: Sono contento di questa vittoria e Bardi l’ho sostenuto, nel 2019. Oggi però sono un po’ perplesso. Bardi è un’ottima persona e sta svolgendo una politica seria sui temi seri; l’assessore Cupparo sta facendo tanto, è un valoroso, e ci sono consiglieri regionali che sono persone perbene...tuttavia, la Basilicata oggi ha bisogno di uno “shock”: noi non possiamo trattare i temi del petrolio e dell’acqua, con le “chiavi” degli anni Novanta. O si propongono iniziative realmente nuove, o questa regione rimane indietro.

D: Quindi trova Bardi poco “scioccante”.

R: Faccio una battuta: il cugino, l’avvocato Piervito Bardi, sarebbe stato molto più “scioccante”, cioè dinamico, come governatore. E’ possibile che nessuno pensi a usare le royalties del petrolio per vaccinare tutti i lucani? Chi si opporrebbe? E’ poi possibile che -tranne il discorso della card benzina che fu fatto da Viceconte- le royalties vadano ai trentacinque comuni dell’area e... ma lì è necessario fare una programmazione! Cioè, se io devo dare 20mila euro per il concerto di un cantante famoso a Viggiano, io vorrei sapere qual è la ricaduta! E allora perché non prendere quei soldi e aggiustare almeno le strade comunali, interpoderali...

D: E quindi se potesse prendere Bardi sottobraccio cosa gli direbbe?

R: Di farsi una settimana di ritiro spirituale...

D: Dove?

R: A Viggiano. C’è un bel monastero lì, ci abbiamo la Madonna: si fa guidare da don Paolo D’Ambrosio e invita Carlo Rubbia e qualche altro grande nome, e si fa indicare cosa serve alla Basilicata. Dopodiché direi a tutti: o si fa così, o me ne vado a casa. Tanto lui non ha problemi in questo senso.

D: Non è un politico di mestiere.

R: Il grande errore del mio amico Marcello Pittella è stato che... io dico, ma è mai possibile che oggi in Basilicata dobbiamo avere tutta una classe dirigente nominata da lui? Io non ci sto!

D: Ma lei, che è così sul pezzo, sta forse pensando a ricandidarsi?

R: (Sorride). “Una pena al giorno”, ma se ci saranno le condizioni e le occasioni, io mi rendo disponibile, ma più come elemento di coagulo, non più a guerreggiare per la preferenza.

D: Un allenatore-non giocatore.

R: Esatto. Perché perdere le esperienze è errato. Del governo Pittella non salvo nessuno, ma dico lo stesso che se c’era qualche personalità che aveva fatto bene, andava recuperata in qualche modo. Ma non certo tutti, perché così non funziona.

D: Il libro che la rappresenta?

R: “Il Piccolo Principe”.

D: La canzone?

R: “Perdere l’amore” di Massimo Ranieri.

D: Il film?

R: “Il tempo delle mele”, mi rimanda alla mia giovinezza e al mio tentativo, vano, di conoscere il mondo delle donne (ride).

D: Fra cent’anni cosa vorrebbe fosse scritto sulla sua lapide?

R: «Ho tentato di aiutare qualcuno, spero di esserci riuscito».

 

 

 

 

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In seguito alla sottoscrizione del Protocollo di intesa tra Parole O_Stili e il Comitato Paritetico Ufficio Scolastico Regionale e Consigliera Regionale di Parità, da settembre 2021 partirà in Basilicata un percorso per supportare i docenti e gli studenti nell’insegnamento dell’educazione civica e digitale, a partire dai dieci principi del Manifesto della comunicazione non ostile che, per la trasversalità dei contenuti che affronta, si presta a favorire una riflessione e approfondimenti in ambito civico, volti anche alla promozione della parità di genere ed al contrasto di stereotipi e pregiudizi. Ne dà comunicazione la Consigliera regionale di parità, Ivana Pipponzi.
Il percorso coprirà tutti gli ordini e gradi scolastici, partendo dalla scuola primaria e arrivando alla classe quinta della scuola secondaria di secondo grado. Rivolge l'attenzione anche verso i temi della sostenibilità, nelle sue differenti accezioni e della costituzione.

Il percorso sarà declinato in maniera specifica a seconda del tipo di indirizzo scolastico con contenuti modulabili e customizzabili a seconda delle esigenze di approfondimento.
Il percorso prevede il coinvolgimento delle studentesse e degli studenti e dei docenti.
Per le ragazze e per i ragazzi, il progetto si svilupperà attraverso il lavoro con gli insegnanti dove saranno affrontate le tematiche relative all’educazione civica e digitale e saranno sviluppati liberamente progetti specifici.
Per gli insegnanti, invece verranno proposti incontri formativi online di supporto al progetto di cittadinanza civica e digitale e uno sportello di supporto. La partecipazione è aperta a tutti gli insegnanti della Regione Basilicata, e avrà l’obiettivo incidere attivamente sul processo di educazione culturale per contrastare l’odio on line.

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di Antonella Sabia

Lo scorso venerdì ha preso forma il nuovo Governo. Il presidente incaricato, Mario Draghi, ha scelto figure di primissimo piano per i ruoli cruciali, dividendo la squadra in 8 “tecnici” e 15 “politici”; 3 le conferme: Di Maio e i potentini Speranza e Lamorgese. Questa settimana, parola ai segretari regionali di CGIL, CISL e UIL, rispettivamente Angelo Summa, Enrico Gambardella e Vincenzo Tortorelli.

 

SUMMA (CGIL)

«La Regione spenda i soldi senza sprecarli»

D: Cosa dovrebbe chiedere la Basilicata al Governo Draghi?

R: È sotto gli occhi di tutti il divario territoriale, sia infrastrutturale che dei servizi sociali, l’isolamento del mezzogiorno rispetto al resto del paese. La Basilicata, insieme alle regioni del sud, deve spingere affinché nel recovery fund vi siano risorse abbondanti da destinare al Mezzogiorno, che sta pagando negli ultimi vent’anni l’assenza di risorse economiche in conto capitale, basti solo pensare che la quota del 34% non è stata mai raggiunta (nel Sud si è attestata la media del 24%). Non si tratta solo di sviluppo ma di garantire i diritti di cittadinanza. Abbiamo di fronte a noi il tema dello spopolamento, su cui se non c’è una politica seria non si va da nessuna parte.

D: E cosa il Governo Draghi potrebbe invece “chiedere” alla Basilicata?

R: La Basilicata è una delle regioni che più di altre ha dato tanto al paese in termini energetici. Brilla anche il settore manifatturiero, l’industria, l’automotive. I governatori dovrebbero però spendere le risorse a disposizione senza sprecarle, come è stato fatto negli ultimi anni, ma utilizzarle per rafforzare il nostro sistema di sviluppo locale. Parte della responsabilità ritengo sia delle classi dirigenti meridionali, basti pensare che in quasi due anni dall’insediamento del governo Bardi non c’è ancora uno stralcio di piano strategico di programmazione regionale.

D: La Basilicata appare davvero coesa nelle istanze delle regioni del Sud, o viaggia per conto proprio?

R: La debolezza del Meridione è data proprio dal fatto che in tutti questi anni le regioni del sud non hanno fatto sistema, non c’è stata nessuna politica industriale di sviluppo coordinata. Questo ha impoverito il Sud sia come peso specifico politico, ma anche come traiettoria di sviluppo, non possiamo immaginare una ripresa senza avere una visione comune sia dal punto di vista infrastrutturale che per le politiche economiche di sviluppo.

D: Come giudica la riconferma del ministro Speranza? Quali errori non dovrebbe ripetere?

R: Ho salutato positivamente la conferma del Ministro Speranza, che in questo anno ha avuto il grande merito di porre al centro la salute pubblica e il sistema universalistico del nostro paese, inoltre ha rafforzato il fondo sanitario di circa 7 milioni in più. La traiettoria di Speranza è quella che da tempo la CGIL a livello nazionale rivendica, investire sulla sanità pubblica e un maggiore coordinamento con le regioni. È emerso anche il limite del regionalismo, credo che ci debba essere una centralità nazionale senza il “fai da te” come emerso da alcuni presidenti di regione che stanno invocando di acquistare i vaccini in prima persona. Fa bene il Ministro Speranza a mantenere una visione univoca della sanità a livello nazionale perché il diritto alla salute deve essere garantito in modo uniforme in tutte le regioni, altrimenti avremmo diritti differenziati. Speranza credo che oggi rappresenti quell’elemento centrale del diritto alla salute sancito dal nostro articolo 32 della costituzione.

GAMBARDELLA (CISL)

«L’economia lucana ha reagito meglio, ma non per merito della Regione»

D: Cosa dovrebbe chiedere la Basilicata al Governo Draghi?

R: Viviamo una condizione di gap infrastrutturale diventata storia comune a molta parte del mezzogiorno, la Basilicata in maniera particolare come area interna. Si parta da un piano infrastrutturale per garantire il diritto alla mobilità sul territorio e i collegamenti. Ci sorprende che ancora una volta questa Terra sia stata individuata come un potenziale sito per il deposito delle scorie nucleari, una Terra che negli ultimi decenni ha avviato una sua riconversione sul piano industriale, ma anche turistico e di tutela ambientale. Nell’utilizzo del recovery plan, ci aspettiamo innanzitutto che il governo regionale faccia chiarezza, non c’è stato un confronto, non è mai stato aperto un tavolo in tal senso. Per noi le priorità da chiedere al governo Draghi dovrebbero essere il recupero delle aree interne, una politica demografica di intervento più efficace soprattutto sul piano dei servizi sociali e della sanità.

D: E cosa il Governo Draghi potrebbe “chiedere” alla Basilicata?

R: Penso che alla Basilicata si chieda già tanto, partendo dal presupposto che viene chiesto uno sforzo pari al fabbisogno del 10% del consumo di idrocarburi del paese. Siamo in fase di rinegoziazione della concessione Eni, bisognerà cambiare il modello di utilizzo delle royalties sul nostro territorio che si è dimostrato tutto sommato fallimentare, non ha creato occupazione ne quello sviluppo economico che ci si aspettava. L’utilizzo in maniera disorganizzata, senza alcuna idea di sistema da parte delle autonomie locali, ha determinato i risultati che abbiamo sotto gli occhi: alti tassi di disoccupazione e il livello dei servizi sociali e sanitari scarsi.

D: La Basilicata appare davvero coesa nelle istanze delle regioni del Sud, o viaggia per conto proprio?

R: In questo periodo ho guardato con più attenzione i dati economici della nostra regione (Svimez, Invitalia) ho notato che la Basilicata è riuscita a reagire meglio alla stretta dell’emergenza Covid. Stando ai dati dell’Inps, c’è stato sì un ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali, ma il sistema ha reagito meglio, sono meno le imprese che hanno chiuso, o che hanno interrotto le proprie produzioni. Di questo non riconosco alcun merito all’esecutivo regionale, credo che invece siamo di fronte ad un’imprenditoria di piccole dimensioni ma sana, ad una forte volontà dei lavoratori lucani di andare avanti con le proprie attività per non perdere questa opportunità. Poi c’è da dire che questa Terra viene sistematicamente penalizzata nell’ambito della ripartizione della spesa pubblica nazionale, che per il mezzogiorno dovrebbe essere pari al 34% rispetto alla spesa nazionale, nel Mezzogiorno si attesta intorno al 24%, in Basilicata arriviamo al 22%.

D: Come giudica la riconferma del ministro Speranza? Quali errori non dovrebbe ripetere?

R: Fin dalla prima fase, il Ministro Speranza ha assunto un ruolo decisamente ingrato e molto gravoso perché assunto la guida di un sistema particolarmente provato dalla crisi economica che ha penalizzato fortemente l’intero sistema sociale italiano. Si è trovato sostanzialmente alla guida di un esercito che non aveva armi. Le difficoltà dei sistemi sanitari sono stati nelle politiche europee di tutti i paesi europei, la “Cenerentola” per quanto riguarda la destinazione delle risorse pubbliche. Il ministro ha fatto quello che ha potuto, fermo restando che ho apprezzato intanto lo spirito e la dedizione. Forse dovrebbe rivedere il suo apparato, che a volte non è stato particolarmente efficace nella comunicazione, è stato improvvido, e nel caso di alcune scelte anche discutibile.

TORTORELLI (UIL)

«Bisogna dire bastaalla Sanità per pochi, alla fuga delle eccellenze»

D: Cosa dovrebbe chiedere la Basilicata al Governo Draghi?

R: Bisogna chiedere un’attenzione maggiore alle infrastrutture, investimenti per far avanzare la nostra regione e tutto il Mezzogiorno, investimenti che devono garantire occupazione, un futuro migliore alla nostra Terra affinché possa essere una cerniera del Mezzogiorno e la porta del Mediterraneo.

D: E cosa il Governo Draghi potrebbe “chiedere” alla Basilicata?

R: Questo nuovo governo, che non è politico, ma nasce sotto una stella completamente diversa, può avere tanto dalla Basilicata, che sta già dando tanto sotto il profilo dell’energia e del petrolio, abbiamo i giacimenti più importanti a livello europeo. Anche sotto il profilo dell’industria, esportiamo eccellenza in tutto il mondo, qui vengono prodotte tra le migliori auto ibride, inoltre abbiamo l’unico stabilimento che produce la Jeep. Una terra che può dare tanto anche dal punto di vista turistico, ricordiamo quello che ha rappresentato Matera Capitale della cultura 2019, una cartolina da esportare in tutto il mondo. Pensiamo poi al G20 che si terrà proprio a Matera a fine giugno, se decidono di portare i 20 capi di Stato mondiale in Basilicata, significa che la nostra è una Terra da far visitare, far vivere, ricca di eccellenze che in tutto il mondo ci rappresentano.

D: La Basilicata appare davvero coesa nelle istanze delle regioni del Sud, o viaggia per conto proprio?

R: Abbiamo apprezzato l’invito del governatore Bardi quando abbiamo costruito insieme un documento in cui si rivendicava al premier Conte un’attenzione maggiore al Mezzogiorno, anche nelle scelte del recovery fund di aumentare le risorse destinate al Sud. Anche sull’esempio della pandemia, sappiamo tutti che ogni regione, spesso decide in autonomia, i presidenti hanno deciso e fatto gli interessi della propria regione, forse oggi serve più coesione e alleanza. La regione Basilicata deve far valere le sue potenzialità storiche, è sempre stata una regione molto generosa se pensiamo all’utilizzo delle risorse idriche. Credo che oggi però si debba rafforzare nel rapporto con le altre regioni, soprattutto le vicine Puglia e Campania.

D: Come giudica la riconferma del ministro Speranza? Quali errori non dovrebbe ripetere?

R: Il Ministro della Salute Speranza ha vissuto una fase complicata, per qualsiasi altra persona al suo posto sarebbe stato difficile. Ha dimostrato grandi potenzialità di ascolto, ha fatto scelte difficili con grande coraggio che hanno prodotto buoni risultati. Abbiamo sempre condiviso il fatto di dover investire sulla sanità, sulle competenze e l’occupazione, senza fare più tagli, rinforzando la sanità territoriale. Riconfermare il ministro significa riconfermare un progetto di una nuova dimensione di salute del nostro Paese. Bisogna dire basta alla sanità per pochi, creare le condizioni per non sentire più parlare di migrazione sanitaria, o di medici lucani che sono eccellenze fuori regione. Bisogna dare speranza a chi vuole curarsi nella propria Terra, e non solo, aspirare ad accogliere i bisogni di cura dei cittadini delle regioni limitrofe, come volano economico. La Basilicata è una regione accogliente, la sua lentezza è un valore da preservare. Essendo lucano, il ministro deve dare un segno tangibile per il Mezzogiorno e per la Basilicata, un segno da non intendersi come clientelismo politico, ma come l’attuazione di una scelta politica di rafforzamento del Meridione.

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di Walter De Stradis

 

Settant’anni, occhi chiarissimi, viso rotondo e bonario, il dottor Nicola “Nico” Grande è il Presidente (carica annuale) del Club LIONS “Potenza Host”, il primo e più longevo fra quelli presenti nel capoluogo lucano (gli altri sono il “Potenza Pretoria” e il “Potenza Duomo”, presieduti rispettivamente da Rocco D’Amato e Michele De Bonis).

Ginecologo del San Carlo in pensione, oggi medico legale per l’Inps, il Nostro ebbe anche una fugace esperienza politica, candidandosi una ventina d’anni fa alle regionali con Forza Italia.

Il dottor Grande, prima di ogni cosa, tiene a precisare che come “immagine” del particolare momento vissuto dal Pianeta, il “Governatore” del Club (a livello di distretto meridionale) Antonio Marte ha scelto la ginestra, simbolo di resilienza, che è un misto di resistenza e di pazienza in tempo di Covid.

D: Come giustifica la sua esistenza?

R: Ho cominciato da subito a leggere, a nove anni, nella biblioteca di mio zio, maestro elementare. Da allora non ho perso questo vizio: mi interesso, oltre che di ginecologia e di ostetricia, di psicologia e sociologia, di qualsiasi cosa abbia a che fare con la mente e con l’esistenza.

D: Il vostro Club fu il primo “Lions” a nascere a Potenza. Come e perché vi aderì?

R: A Potenza il nostro club nacque nel 1957. Io vi aderii ventitré anni fa perché mi piaceva la sua filosofia. I Lions (traducendo dall’inglese: “Libertà, Intelligenza a salvaguardia della propria Nazione” – ndr), in generale, nacquero da un interrogativo: che cosa accadrebbe se ognuno di noi si svegliasse una mattina e decidesse di migliorare il mondo? E (se lo domandava nel 1917 il fondatore Melvin Jones), che cosa riusciremmo a fare se ci mettessimo tutti in rete? La risposta è: niente sarebbe impossibile.

D: La vostra “Dichiarazione di Missione” in effetti è: «Dare modo ai volontari di servire le loro comunità, rispondere ai bisogni umanitari, promuovere la pace e favorire la comprensione internazionale attraverso i Lions club».

R: Noi siamo “donatori di tempo”, a titolo gratuito, sottraendo momenti alla nostra poltrona, ai nostri cari, alla nostra casa.

D: Come si entra nel Club? Si fa domanda? Quali meriti bisogna avere? Bisogna appartenere a qualche categoria sociale particolare?

R: Affatto. Quest’anno ho già fatto entrare sei persone, che hanno manifestato un cuore puro e una volontà a servire (il nostro motto è “we serve”). La “com-passione” è il valore fondante della nostra missione. Noi non chiamiamo nessuno, accogliamo persone che si propongono, umilmente (e sottolineo umilmente) per fare cose utili alla comunità.

D: Avete mai rifiutato qualcuno?

R: Mm, no.

D: Quindi prendete tutti?

R: No. Facciamo prima un colloquio, e quelli che manifestano un cuore puro... noi li prendiamo.

D: Un “cuore puro”? Mica facile stabilirlo così.

R: Sono loro stessi che a volte, dopo un po’, se ne vanno, anche come “insalutati ospiti”, perché non dimostrano una reale volontà di impegnarsi. E’ successo.

D: Mandati via?

R: Mandati via mai.

D: Ci sono operai che fanno parte del vostro club?

R: Certo. Così come i medici e gli avvocati.

D: Dottore, io la sto provocando un po’, perché –come di certo saprà- a volte si sente dire che realtà come i Lions sono “l’anticamera” della Massoneria.

R: Questo è totalmente falso. Tuttavia, nella misura in cui i Lions vengono associati a quella parte della Massoneria che fa speculazioni logiche e filosofiche (dopotutto era massone anche un certo Giordano Bruno)… insomma, in quell’ambito, noi accettiamo tutti quelli che fanno Cultura. Invece la Massoneria che intende lei è ben altro. Noi siamo degli umili servitori che “spengono il proprio ego” per essere utili agli altri. Se invece vuoi essere “protagonista” non fai niente di buono.

D: Quindi è capace comunque che qualche massone faccia parte del Lions.

R: Questo non lo so.

D: I vostri elenchi sono pubblici.

R: E trasparenti.

D: Non si infrange la privacy se si dice che uno fa parte dei Lions (risate).

R: No, tant’è vero che le ho appena dato dei documenti i cui i nomi ci sono.

D: Tuttavia qualche “complottista” con la vostra “Dichiarazione della Visione” ci andrebbe a nozze: «ESSERE IL LEADER MONDIALE nel servizio comunitario e umanitario».

R: Noi siamo la prima organizzazione non governativa al mondo: 48mila club, un milione e mezzo di affiliati. Doniamo milioni di dollari… Ci sono cinque aree tematiche: la vista; l’ambiente; il cancro pediatrico; la fame nel mondo e il diabete.

D: Mi interesserebbe sapere cosa avete fatto su Potenza.

R: Per quanto riguarda il discorso femminicidio, operiamo in sinergia con la Consigliera di parità e la Presidente del Crpo. Il Governo ha messo a disposizione un numero (il 1522), per le denunce di stalking etc, e noi lo abbiamo apposto su due panchine rosse (una santa Maria e una nel parco Mondo).

Per quanto attiene al cancro pediatrico, abbiamo portato dei doni all’Hospice di Lauria e interveniamo anche quando una famiglia non può pagare il biglietto per Roma o Milano (per le cure extra-regione di un figlio). Abbiamo inoltre avviato il progetto “Martina”, per far conoscere ai giovani quali sono le lesioni pre-cancerose.

Abbiamo donato un presepe gigante alla parrocchia di Bucaletto. Alla fondazione dei non vedenti abbiamo dato una mano, così come al Banco Alimentare.

In ambito diabete, fino al pre-covid, siamo andati nelle scuole per gli screening.

A breve pianteremo degli alberi in città. Organizziamo inoltre un premio –un corrispettivo economico- per le migliori tesi di laurea.

D: Ricevete contributi pubblici?

R: Si potrebbe verificare aderendo al Terzo Settore, ma questo è in itinere, dobbiamo ancora decidere. In quel caso ci sarebbe il discorso del 5 per mille

D: Ritiene che aderire ai Lions possa essere, per qualcuno, un trampolino di lancio per la politica? Qualche politico è mai venuto a cercare il vostro appoggio?

R: Parlo a titolo personale: no. Quest’anno ho anche avuto modo di chiarire che io sono super-partes e che sono (non a parole) il “Presidente di tutti”. Ho colloquiato col sindaco Guarente per il discorso panchine, ma se si tratta di discutere opere di bene, lo stesso farei con la sinistra. Sono in ottimi rapporti col vescovo Ligorio.

D: Non è un mistero che qualche consigliere comunale è membro del Lions.

R: Non c’è nessuna forma di “comparaggio” o altro. Chi mi conosce lo sa: a Potenza ho servito, con queste mani, per settant’anni.

D: C’è una cerimonia particolare quando uno entra?

R: C’è un cerimoniale, con una nostra preghiera. C’è il suono di una campana (una vibrazione del nostro cuore che ci richiama all’ordine), poi si ascolta l’inno nazionale, dopodiché si leggono gli intenti da rispettare. Ma il nostro valore principale è la Libertà.

D: Come accennava, lei mi ha fornito questa rivista (“108 Ya”, che è anche il nome del distretto a cui appartiene il Club Potenza Host e che comprende Campania, Basilicata e Calabria - ndr), al cui indice leggo “Opportunità in tempo di Covid”.

R: A livello internazionale sono stati stanziati milioni di dollari.

D: E a Potenza?

R: Entro un mese distribuiremo degli opuscoli a proposito di virus, vaccini e tutto, nell’intento di portarli nelle scuole (e in seconda battuta nelle famiglie).

D: Il suo momento più difficile durante questa pandemia?

R: Ho perso uno zio, a Torino, a cui ero legatissimo.

D: Lei è medico: perché la Sanità, ovunque, si è fatta trovare così impreparata?

R: Perché ci crediamo onnipotenti. Questo Covid ci ha dato tre lezioni fondamentali:

L’individualismo sfrenato non serve a niente: bisogna essere tutti solidali. non c’è una gerarchia fra esseri umani.

L’Io e la Natura sono una cosa sola, ma noi abbiamo espropriato la Terra fino al punto di non ritorno.

Abbiamo passato questo secolo a erigere muri e fili spinati per tenere fuori gli “intrusi”: ora l’intruso e tra noi. Come la mettiamo?

D: La Basilicata come ha gestito la Pandemia finora?

R: Tentando di fare il possibile. Io ho degli amici anestesisti che hanno visto la morte in faccia e qualcuno di loro è stato fra la vita e la morte. L’impegno dei medici è stato totale: io stesso vengo appena dal lavoro, dove ho incontrato dodici persone che vengono da fuori…

D: Il governo regionale come si sta comportando?

R: Le ho detto che io la politica non la faccio entrare…

D: Mi risponda da cittadino.

R: Vedo che i vaccini stanno arrivando, che i medici sono stati vaccinati…

D: Ma se potesse prendere Bardi sottobraccio cosa gli direbbe?

R: Di fare le cose nel modo migliore possibile, con un impegno totale.

D: Dottore lei ha questo faccione buono… su, mi dica una cosa cattiva. S’incazzi.

R: Mi creda, io le mie battaglie politiche le ho fatte, e quindi di cose da dirle ne terrei eccome. Ma ho deciso di fare dell’etica la mia strada maestra, anche per i trascorsi che ho avuto con mio padre, morto a cinquantasei anni dopo una serie di infarti: la Cultura si forma col dolore. A quindici anni avevo già finito tutta la biblioteca di mio zio. Credo nella Cultura, nella Compassione e nel prossimo, e ci credo veramente. Quindi, può dirmi quello che vuole, ma io sono così. I politici? Sono sempre “double-face”: è la Politica che lo esige. Io ci sono stato dentro.

D: La Politica esige un po’ di doppiezza.

R: No, la politica É doppiezza. A me lo fecero capire chiaramente: «Con te non possiamo fare molto: non hai scheletri negli armadi, quindi sei fuori gioco».

D: Il film che la rappresenta?

R: “Braveheart – Cuore Impavido” di Mel Gibson

D: Il libro?

R: “I Fratelli Karamazov”.

D: La canzone?

R: “Uè Marì”, la canzone del mio amore con mia moglie, che si chiama, appunto, Maria.

D: Fra cent’anni al Club scoprono una targa a suo nome. Cosa le piacerebbe ci fosse scritto?

R: «Visse con lealtà e senso dell’amicizia».

D: La domanda più delicata, l’ho tenuta per ultimo: il miglior direttore generale del San Carlo?

R: Cannizzaro.

 

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di Antonella Sabia

 

Mercoledì, nella stessa giornata in cui si è avuto un lieve aumento dei contagi in Regione, stando ai numeri diramati dalla task force regionale, è cominciata la fase di vaccino per la popolazione lucana ultra ottantenne, a partire dal Comune di Forenza (PZ).

Con il dott. Ernesto Esposito, Direttore del Dipartimento Politiche della Persona e Sanità, abbiamo fatto una panoramica sul tema vaccini, popolazione fragile e sui risultati raggiunti a distanza di un anno dall’inizio della pandemia.

D: La somministrazione dei vaccini procederà in un comune per volta o contemporaneamente?

R: Tutto dipende dalla disponibilità delle dosi che abbiamo, che oggi non sono presenti in maniera massiccia come si può pensare. Ci vengono fornite regolarmente, ma tenga presente che una quota (circa il 30%) deve essere stoccata per effettuare il richiamo.

D: È già stata stilata una lista di questi comuni?

R: Abbiamo iniziato con Forenza, domani (giovedì scorso, ndr) procederemo con Oliveto Lucano, poi ci sarà Cirigliano per quanto riguarda l’ASM. Proseguiremo dando la priorità ai Comuni che hanno una maggiore densità (in percentuale) di cittadini ultraottantenni per singolo distretto.

D: A proposito della prima fase dedicata al personale sanitario e ospiti di RSA, a che punto siamo come copertura vaccinale?

Tra la città di Potenza e la provincia, mancano all’appello circa 29 case di riposo. Purtroppo il blocco dei vaccini ha rallentato il processo. Si consideri comunque che siamo intorno all’83% delle dosi somministrate, tendendo conto del 20% di dosi stoccate, quando il Ministero ci raccomandava di stoccarne almeno il 30%. Ci siamo spinti già un po’ oltre.

D: È prevista qualche consegna nel breve periodo?

R: Oggi (mercoledì scorso, ndr) è prevista una consegna di Moderna, circa 1200 dosi. Ieri (martedì scorso – ndr) ne sono arrivate circa 3000 di Pfizer, e un’altra consegna massiccia è prevista la settimana prossima. Più in là, inizieranno anche le consegne da parte di AstraZeneca.

D: Ci sarà una differenziazione in base alle fasce d’età?

R: La popolazione ultra 55enne, tutto il personale sanitario e sociosanitario, verrà vaccinato con Pfizer o Moderna. Mentre tutta la popolazione al di sotto dei 55 anni, che non appartiene a categorie a rischio, pazienti fragili con almeno una comorbilità, verrà vaccinata con AstraZeneca.

D: A proposito delle categorie più fragili, in cui sono coinvolte tante altre patologie e fasce d’età anche giovanili, quando sarà il loro turno?

R: Subito dopo gli ultra ottantenni, si procederà con tutti i pazienti più fragili, di tutte le età. Queste sono le disposizioni del Ministero, su indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico.

D: Qualche settimana fa intervistammo il presidente ANCI Basilicata, Salvatore Adduce, proprio sul piano vaccinale, sul coinvolgimento delle amministrazioni locali. Come sono i rapporti tra i Sindaci lucani e il Dipartimento Salute?

R: C’è la massima collaborazione. Siamo l’unica regione in Italia che ha istituito un punto vaccinale in ogni Comune, mentre in quasi tutte le altre regioni sono stati istituiti pochi punti vaccinali dando l’onere al cittadino di recarsi direttamente nel più vicino. Questo è stato molto apprezzato dai sindaci, all’inizio ci hanno fatto presente che c’erano delle difficoltà relativamente alla raccolta dei dati, ma attraverso una serie di incontri in video conferenza è stato spiegato come fare. Tutto questo servirà a evitare che un cittadino, magari di una certa età, debba fare chilometri, trovare qualcuno che l’accompagni, creando non pochi disagi, quindi credo che quello che stiamo facendo sia una cosa fondamentale.

D: Tornando ai ritardi sulle consegne dei vaccini, secondo lei si corre il rischio che possano diventare meno efficaci rispetto alle nuove varianti?

R: La letteratura scientifica internazionale ci dice che i vaccini Pfizer e Moderna sono efficaci anche sulle varianti fin qui studiate. L’unica eccezione è AstraZeneca che pare non sia efficace sulla variante sudafricana.

D: La Basilicata è stata più volte presa come esempio virtuoso per la gestione e il contenimento della pandemia, in questi giorni anche un reportage dalla Francia titolava “Miracolo Basilicata”. Cosa si sente di dire rispetto al lavoro fatto in quest’anno?

R: Penso che le scelte strategiche fatte dalla regione Basilicata sono state azzeccate, ed effettuate in tempi non sospetti, infatti già a luglio avevamo un piano contro la seconda ondata ed eventualmente la terza che stiamo vivendo adesso. Ci siamo basati su quelle che sono le nostre risorse, fondamentalmente siamo una regione che non ha una rete ospedaliera radicata come alcune regioni settentrionali. La nostra sfida si è basata proprio sulla esperienza della prima ondata che ha visto il collasso delle strutture ospedaliere del Nord Italia, ci siamo posti il problema di dover tutelare le strutture ospedaliere lucane e cercare di fare arrivare il numero minore di malati possibile in ospedale. Abbiamo tenuto un atteggiamento di ricerca del virus, non siamo rimasti lì ad attendere di ricostruire la rete dei contatti di un positivo, ma abbiamo fatto una serie di screening a tappeto sulla popolazione bersaglio, su tutte le cose di riposo, sul personale sanitario, anche nelle scuole. E questo se ben si ricorda, nei primi giorni di novembre ci ha portato ad avere un RT molto alto, che però di contrappunto non si è tramutato in un aumento notevole dei ricoveri ospedalieri, che invece sono rimasti sempre al di sotto dei livelli di soglia. Nel momento di maggiore crisi, siamo arrivati ad occupare il 40% dei posti di terapia intensiva. L’unica criticità forse l’abbiamo avuta nei reparti di malattie infettive, nell’area sub-intensiva, però nel momento che sono stati attivati gli ospedali di Venosa e di Stigliano, il livello critico si è ridotto notevolmente. Abbiamo fatto un’operazione di tracciamento notevole: secondo le indicazioni europee su una popolazione come quella della Basilicata erano previsti 1250 tamponi al giorno, ci sono stati dei momenti in cui ne abbiamo fatti anche 2500, ben oltre la media riconosciuta a livello europeo. Questa secondo noi è stata la strategia vincente.

D: Non sono comunque mancate critiche e attacchi al vostro operato, è stato fatto anche qualche errore?

R: Sicuramente tutto è perfettibile, si poteva migliorare di tutto e di più, però alla fine se qualcuno d’Oltralpe ci ha visto addirittura come modello, probabilmente qualcosa siamo riusciti a farlo. Le critiche ci sono, ci saranno ed è anche giusto che sia così, ognuno la vede in modo diverso.

 

 

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di Walter De Stradis

 

 

Il taglio di capelli tradisce (in senso buono) un passato da insegnante elementare, ma sono già quaranta gli anni spesi come funzionario al servizio del Ministero dei Beni Culturali: Anna Maria Pilogallo, potentina verace, è il direttore (la declinazione al maschile è una sua preferenza) del Polo Bibliotecario di Potenza.

Un breve riassunto delle puntate precedenti: a novembre del 2017 c’era stato il Protocollo d’Intesa (tra MiBACT, Regione e Provincia di Potenza) per la costituzione del “Polo culturale integrato del territorio” (questa la definizione tecnica), in cui confluivano la Biblioteca Nazionale e la Biblioteca provinciale di Potenza, consistente nell’integrazione funzionale e gestionale delle due strutture e finalizzata alla valorizzazione del patrimonio librario, con annessa destinazione, quale sede del Polo, dell’immobile conosciuto come “Bibliomediateca provinciale”, sito nel capoluogo e appartenente al patrimonio edilizio della Provincia (concesso quindi in comodato d’uso).

Ultimati i trasferimenti di cose e persone, dal settembre 2019 tutto il personale è quindi in servizio presso la sede di via Don Minozzi (praticamente all’interno del vecchio parco dell’ex ospedale San Carlo, nel Rione Santa Maria).

Dal 6 luglio scorso, infine, c’è stata un’apertura graduale (modalità dettata dallo stato pandemico) del Polo. Tuttavia, come afferma la Pilogallo, «dal 3 agosto 2020 praticamente TUTTO il personale è in presenza in sede con un’organizzazione del lavoro con flessibilità dell’orario di servizio e turnazioni». Insomma, il momento è quel che è, ma loro garantiscono comunque le 11 ore di servizio al giorno. E non è poco.

D: Come giustifica la sua esistenza?

R: Impegnandomi al meglio in ciò che faccio e in ciò in cui credo.

D: Mi diceva di preferire “direttore” a “direttrice”.

R: Sì, “direttrice” mi sa di persona un po’ arcigna e poco disponibile.

D: Un retaggio di quando era maestra di scuola?

R: Può darsi (ride).

D: Quali caratteristiche deve avere un buon bibliotecario pubblico?

R: La disponibilità: essere aperti a qualsiasi tipo di informazione e di richiesta. Bisogna mettersi dalla parte dell’utente, ma anche recepire tutto quanto di nuovo c’è sul territorio, nonché in ambito tecnologico, onde poter apportare le novità relative alla biblioteconomia e alla gestione dell’istituto.

D: Lei parlava di disponibilità verso l’utente, ma immagino sia necessaria anche verso gli editori locali, non di rado bistrattati negli scaffali delle librerie.

R: La politica degli acquisti dev’essere mirata a questo. Una biblioteca deve conservare e testimoniare il passato e la cultura, in particolare quella del proprio territorio, senza preclusioni alcune. Da quando siamo in questa sede abbiamo istituito una sala fumetto, una sala grafica, e stiamo allestendo un laboratorio di digitalizzazione e di coding, di robotica. Se un utente viene e qui e non trova ciò che cerca, può benissimo fare richiesta d’acquisto di una particolare risorsa, anche elettronica. In generale la politica degli acquisti viene fatta tenendo conto delle esigenze e delle richieste delle scuole, di università e professori, degli utenti. Inoltre, come dicevo, dobbiamo testimoniare tutta la produzione letteraria a livello nazionale e locale.

D: Qual è il trend attuale nelle richieste?

R: La richiesta maggiore oggi è forse nei fumetti e nelle pubblicazioni per i ragazzi. Ma non mancano, ovviamente, anche quelle relative a testi giuridici, universitari, saggi, romanzi e riviste.

D: Il che fa ben sperare quanti temono che il virtuale soppianti prima o poi il cartaceo.

R: No, il cartaceo non andrà mai perduto. Il Polo Bibliotecario si è dotato anche di un nuovo scanner planetario per la digitalizzazione a colori di volumi di ogni formato, che consentirà di incrementare le risorse digitali già prodotte negli anni scorsi dalla Biblioteca Nazionale e dalla Biblioteca Provinciale e disponibili sulla Biblioteca e sull’Emeroteca Digitale italiane. Il personale viene formato all’utilizzo dello scanner e abbiamo già iniziato a digitalizzare cartoline e fotografie antiche della Basilicata e proseguiremo con dei bozzetti e delle stampe di materiale artistico-storico che noi conserviamo nei nostri depositi. Ma l’acquisto del libro cartaceo non verrà mai meno.

D: Con le restrizioni attuali della pandemia com’è organizzato il lavoro presso il Polo?

R: Avremmo dovuto inaugurare nella primavera scorsa, ma poi le note vicende non l’hanno consentito. Abbiamo aperto in maniera contingentata e ridotta dal luglio scorso, dopo aver garantito il rientro dei dipendenti (nonché di utenti, fornitori e manutentori) in tutta sicurezza. L’Istituto, aperto dalle 7.15 alle 18.15, offre il servizio al pubblico di prestito locale, con prenotazione online, nonché la consultazione presso la sala di lettura a piano terra per 15 utenti in orario antimeridiano e 15 utenti in orario pomeridiano, esclusivamente con prenotazione online anche dei testi necessari alla consultazione; da oggi (9 febbraio - ndr) è possibile la consultazione anche in emeroteca per ulteriori 10 utenti in orario antimeridiano e 10 in orario pomeridiano, sempre con prenotazione online. Tuttavia, anche quando non eravamo aperti, fino al luglio scorso la Biblioteca ha comunque funzionato, garantendo i servizi da remoto: si assicurano sempre il prestito digitale, tramite ReteINDACO e MediaLibraryOnLine (MLOL), e il servizio di “Document Delivery” gratuito di riproduzioni digitali per gli utenti del Polo Bibliotecario di Potenza.

D: Comunque è sempre possibile venire a prendere un libro e portarselo a casa.

R: Sì, tramite prenotazione. Per la restituzione, l’utente si avvarrà di un carrello all’ingresso, e imbusterà il libro; quest’ultimo verrà posto in quarantena per una settimana.

D:...Persino i libri vanno “in quarantena”!

R: Le disposizioni sono queste, è una questione di tutela, degli utenti come degli operatori. La pulizia e la sanificazione della struttura sono continuative.

D: Quanti sono i dipendenti?

R: E qui veniamo alle dolenti note. Al momento abbiamo ventuno unità del Ministero e due della Regione (quest’ultime erano in servizio presso la Biblioteca Provinciale). Causa pensionamenti, il personale sta diminuendo: nell’ultimo anno ne abbiamo persi una decina.

D: E non ci sono concorsi all’orizzonte?

R: Sono tutti bloccati. Il mio interpello richiesto a livello nazionale è andato deserto; a livello regionale la situazione di grave carenza di personale è identica in tutti gli uffici del MiBACT, per cui anche la collaborazione di colleghi di altri istituti risulta difficile. Dal prossimo 1 agosto, inoltre, andrà in pensione l’unico funzionario amministrativo contabile ancora in servizio e da tale data non vi sarà alcun funzionario o assistente amministrativo che potrà adempiere alle attività dell’ufficio economico/finanziario/contabile.

D: E come farete?

R: Non lo so, anche perché a tale situazione bisogna poi aggiungere gli ulteriori pensionamenti di bibliotecari, assistenti e operatori amministrativi. Al momento si riesce a garantire l’apertura al pubblico perché vi è il contingentamento degli accessi imposti dalla pandemia, ma qualora rientrasse la situazione epidemiologica, con il personale che resterà in servizio, sarà difficile garantire i servizi al pubblico sui 6 piani della nuova sede, così come realizzare le attività e le iniziative pianificate (mostre, convegni etc.) con il Protocollo d’Intesa firmato dal Segretariato Regionale con la Provincia e la Regione Basilicata.

D: Appunto, "la Regione e la Provincia"..., ma da parte loro nessun segnale?

R: La Provincia ci ha dato l'immobile, ma non ha titolarità sul personale... la Regione la titolarità sulle biblioteche del territorio ce l'ha...

D: Quindi potrebbe venirvi incontro quanto a dipendenti o collaboratori...

R: Questo non lo so, ma noi attiveremo una serie di contatti con loro per fare qualcosa. Anche perché, a livello regionale, la situazione è questa un po’ ovunque, basti pensare alla Biblioteca provinciale di Matera, alla “G. Fortunato” di Rionero, a quella di Moliterno, a quella di Montalbano Jonico.

D: Tutti “Figli di un dio minore”.

R: Ehhhh... sì. Abbiamo bisogno che la politica ci dia una mano. Dalle biblioteche può venir fuori una grande linfa vitale per tutto il territorio, anche del punto di vista occupazionale. Noi Polo Bibliotecario ci candidiamo a essere il centro del sistema delle biblioteche della Basilicata. Pensi che abbiamo anche avviato la procedura di cessione gratuita di beni mobili e immobili non più utilizzabili nella nuova sede e/o fuori uso. Le assegnazioni sono state improntate alla massima trasparenza e, dopo un’attenta valutazione delle richieste, con l’intento di realizzare una biblioteca “diffusa”, hanno riguardato la Croce Rossa Italiana, l’Hospice dell’Ospedale San Carlo di Potenza; Legambiente, l’Unione Italiana Ciechi, l’Arcidiocesi di Potenza, associazioni musicali e teatrali, il Coro polifonico di Potenza, la Casa di riposo di Avigliano…

D: Lei è di nomina ministeriale, quindi è una delle poche figure apicali sul territorio che non dipendono dalla Regione, ma quali sono i suoi rapporti con la politica locale? Bardi l’ha mai incontrato?

R: No, non l’ho mai incontrato e non l’ho mai visto.

D: E se potesse prenderlo sottobraccio cosa gli direbbe?

R: Di venire a visitare il Polo delle Biblioteche.

D: Perché non è mai venuto.

R: Infatti. Gli farei conoscere quest’istituto che è all’avanguardia e gli farei delle richieste. A nome del territorio. Guardi, nonostante noi si sia in pochi, abbiamo tante idee. È mia intenzione proporre un’opera di digitalizzazione ad ampio raggio sul territorio regionale, con l’obiettivo di mettere a disposizione il più ampio numero possibile di opere monografiche e fascicoli di periodici sulla storia della Basilicata. A questo fine, è stato già avviato un monitoraggio dei fondi librari più significativi, tra cui il Fondo Racioppi Lovito della Biblioteca comunale Giacomo Racioppi di Moliterno, una serie di opere della sezione lucana della Biblioteca Tommaso Stigliani di Matera, le opere di interesse locale del Fondo Ridola della Biblioteca Stigliani in dotazione al Museo archeologico nazionale Domenico Ridola di Matera, i Fondi della Biblioteca comunale Giustino Fortunato di Rionero in Vulture e della Biblioteca comunale Filippo Rondinelli di Montalbano Jonico. Tutte queste biblioteche, chiuse al pubblico o a regime ridotto, renderebbero possibile la fruizione del loro patrimonio in formato digitale grazie a questo Polo che, per le iniziative intraprese e le sue attività, viene riconosciuto sul territorio quale unico istituto culturale di riferimento per le biblioteche lucane in materia di tutela, conservazione, valorizzazione e fruizione dei beni librari...

D: Ma...?

R: Ma, come le dicevo, queste cose vanno discusse. E la politica ci deve supportare e deve credere fino in fondo, come facciamo noi, in ciò che stiamo facendo.

D: Il libro che la rappresenta?

R: Guardi, le posso dire l’ultimo libro che ho letto: “Il colibrì” di Sandro Veronesi.

D: Il film?

R: “Mine vaganti” di Ozpetek.

D: La canzone?

R: Il repertorio di Ligabue o di Antonacci.

D: Fra cent’anni qui scoprono una targa al primo direttore (lei) del Polo delle Biblioteche. Cosa vorrebbe ci fosse scritto?

R: Spero che dicano che ho lavorato al meglio per la mia Terra. Comunque, già il nome basterebbe (sorride).

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