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di Walter De Stradis

 

 

L’ingegner Alfonso Metello Francesco Andretta, potentino, sessantadue anni a giugno, viene da una famiglia di avvocati originaria di Forenza. L’incarico di amministratore unico di Acquedotto Lucano (giugno 2021) gli ha consentito di tornare, dopo tanti anni, nella sua città di origine. Nonché di poter andare finalmente al Viviani a veder giocare la squadra di cui è tifosissimo.

d: Come giustifica la sua esistenza?

r: La mia è la storia di un Potentino che a diciotto anni è andato a studiare fuori (Bologna) e ha avuto la possibilità di formarsi affianco a un maestro come il professor Foraboschi (già collaboratore del premio Nobel per la chimica, professor Natta). Ho lavorato nel suo studio per dieci anni e poi mi sono dato alla libera professione. Adesso, a distanza di tanti anni, poter ricoprire questo ruolo ad Acquedotto Lucano è enormemente gratificante, perché mi dà la possibilità di fare qualcosa per la mia terra. E questo oggi “giustifica” la mia esistenza, nonché il mio ritorno a Potenza.

d: Eppure al suo arrivo ci furono comunque polemiche: anche lei, se non ricordo male, fu inserito nel calderone dei dirigenti “stranieri” giunti in Basilicata. Ma nel suo caso si tratterebbe di uno dei -tanto invocati- “cervelli di ritorno”. O no?

r: Innanzitutto la ringrazio per il “cervello”! (ride) Dal 1980 mi sono trasferito a Bologna, ma essendo molto legato alla mia città di origine, sono sempre venuto a “santificare le feste”. Molte delle mie vacanze estive le trascorrevo poi a Forenza, paesino di origine della mia famiglia paterna.

d: Aveva dunque il polso delle situazioni lucane?

r: Sì, anche se fatto più di sensazioni, che di informazioni. Il contatto con gli amici mi trasferiva i sentori, i modi di pensare riferiti ai fatti successi in questi ultimi decenni.

d: E quali erano questi sentori che lei coglieva, prima di tornare a viverci, in Basilicata?

r: La completa sfiducia nelle istituzioni, l’assenza totale di meritocrazia, l’economia bloccata: sentimenti e fattori (alla luce di un’analisi forse sintetica e se vuole anche approssimativa) che spingevano i giovani ad andarsene, portando allo spopolamento della nostra terra.

d: E questi sentori, venendo qui, sono stati dunque smentiti?

Beh, già il mio essere qui può essere un segnale…essendo la mia nomina un fatto meritocratico, e non politico.

d: Entriamo nel vivo delle (tante) questioni pratiche. Qualche settimana fa abbiamo chiesto al presidente di Federconsumatori Basilicata, Michele Catalano, quale sia la bolletta che “preoccupa” di più i Lucani. E lui ha risposto “quella di Acquedotto Lucano”, anche a causa di alcuni “dati poco trasparenti, o meglio, che andrebbero spiegati maggiormente”, come “le perdite occulte”.

r: In effetti siamo al secondo posto in Italia, in ambito di “preoccupazione” degli utenti circa la “leggibilità” delle bollette dell'acqua. Ma ci siamo già mossi. Al di là di qualche errore nell’emissione (su cui stiamo indagando), la nuova bolletta (gennaio) è molto più leggibile e completa (inoltre era stata discussa preventivamente con le associazioni dei consumatori, recependo alcune delle loro osservazioni). Se invece parliamo di “preoccupazione” degli utenti in riferimento agli importi alti, bisognerebbe fare più ragionamenti: 1) confrontare comunque gli importi con quelli di altre regioni o paesi; 2) la scarsa densità della popolazione fa sì che qui noi si abbia chilometri e chilometri di tubi per servire in realtà delle utenze ridotte, il che aumenta i costi del “trasporto”; 3) suddetta rete è estremamente fragile e vetusta, soggetta dunque a danni e perdite: pensi che sul totale dell’acqua che “captiamo”, se ne perde circa un 60%; ne consegue che anche il 60% di ciò che AL spende per l’energia (uno dei nostri costi maggiori) lo si butta dalla finestra.

d: E tutto ciò va a finire nella bolletta dei Lucani?

r: Esatto.

d: E quindi bisogna rassegnarsi?

r: No. Diciamo meglio. Da un punto di vista storico, l’idea di “staccarsi” dalla Puglia e creare Acquedotto Lucano è stata fatta nell’ottica di salvaguardare questa nostra risorsa; ma da un punto di vista economico o gestionale, ha significato costi più alti. In Puglia infatti i costi si possono suddividere su un numero molto elevato di utenti e le tariffe possono essere dunque basse; in Basilicata no, perché, come le dicevo, le spese energetiche per portare l’acqua anche da 600 metri in su –e per giunta per pochi utenti- sono molto alte.

d: Quindi essendoci alla base questo “peccato originale”, più di tanto non si può fare?

r: Con la situazione attuale, no. Ma da un punto di vista tecnico, possiamo migliorare molto. Oggi grazie al Pnrr –e in particolare attraverso lo strumento di finanziamento “React EU”- abbiamo la possibilità di attivare dei fondi per ridurre le perdite. Abbiamo già richiesto un finanziamento del genere, e stiamo attendendo la risposta. Ciò che AL, Regione ed Egrib ora si aspettano è un finanziamento di circa 50milioni, per una prima tranche di lavori che avremo l’obbligo di terminare entro il 2023. I tempi sono dunque strettissimi (e molti esperti dicono già che non ce la faremo), tuttavia noi ce la metteremo tutta per realizzare questi interventi, che incarnano le linee guida del nuovo management di Acquedotto.

d: Che sarebbero?

r: La prima è la “transizione digitale”, ovvero una gestione basata sull’ “information technology”. Uno degli interventi previsti per il citato finanziamento è quello di sostituire più di 70mila contatori con modelli “smart”, che verranno letti da sistemi esterni e che dunque non necessiteranno più di una lettura o auto-lettura “in presenza” (ne beneficerà la trasparenza della bolletta e la possibilità, da parte dell’utente, di verificare GIORNALMENTE i propri consumi, e casomai ridurli). Il che ci porta alla seconda linea-guida, la “transazione ecologica”: l’utente capirà che la risorsa idrica è un bene essenziale e che non va sprecata. Il discorso del consumo d’acqua tuttavia non si limita al solo cittadino, ma va esteso alle strategie di azienda di tutte le imprese che operano sul territorio. Tutto ciò ha rilievo anche nel discorso “cambiamenti climatici”. Noi abbiamo una ricchezza che altre regioni non hanno: se dunque un domani dovessero esserci richieste per attività idro-esigenti, avere molta acqua diventa uno “skill” in più per la Basilicata.

d: Conferma che c’è un problema di allacci abusivi nelle contrade e nelle periferie?

r: Rientrano in quel 60% di perdite di cui parlavamo prima: perdite di carattere “amministrativo”, che cioè non riusciamo a fatturare. A quanto pare è un problema sviluppatosi soprattutto nelle periferie e nelle campagne di Potenza e Matera, a seguito della famosa “esplosione edilizia” (forse poco controllata), avutasi a margine del Terremoto 80: il cittadino, di fronte all’inerzia di chi non realizzava le infrastrutture, ha provveduto da sé. Aggiunga che spesso i contatori sono “interni”, il che rende difficile la lettura degli stessi. Da qui l’importanza dei “contatori smart”, che risolveranno anche questi problemi.

d: C’è anche la questione dei “pozzi neri”.

r: A quanto mi risulta è un fenomeno molto presente nella contrada Giarrossa a Potenza, ove i cittadini non possono usufruire delle fognature e quindi del trasporto dei loro reflui verso il depuratore. Perché? Per collegare la contrada al depuratore c’è necessità di un attraversamento ferroviario. Sono dieci anni che questa cosa è stata chiesta a Ferrovie, senza riposta. Tuttavia ho la fortuna di conoscere personalmente il presidente di RFI, e speriamo di sbloccare la situazione (rafforzeranno il tratto ferroviario, e si potrà finalmente mettere quel benedetto tubo!)

d: A proposito del Depuratore (che riversa le acque reflue della città, ripulite, nel Basento), è vero che fra poco dovrà trattare anche l’organico (con prevedibile risparmio per il Comune di Potenza, non più costretto al “tour della monnezza” verso Nord)?

r: Anche questo non è un progetto di AL, bensì dell’Egrib, circa il trattamento della frazione umida dei rifiuti urbani. Il progetto è in fase di stesura finale: noi di Acquedotto Lucano saremo coinvolti in una verifica congiunta per accertare se le strutture sono compatibili. Io penso di sì, ma bisogna accertarlo.

d: Fino al 2021 i Consorzi industriali gestivano gli impianti di depurazione: oggi sono in carico ad AL. Come incide questo sui –mi dicono già “precari”- bilanci di Acquedotto?

r: Questa presa in carico dei depuratori dei Consorzi ASI di Potenza e Matera, manco a farlo apposta, è avvenuta in concomitanza di una forte diminuzione del nostro personale. Ai circa 170 depuratori civili, se ne sono aggiunti otto industriali. In seguito ad alcuni “audit” interni, abbiamo appreso che le cose da fare sono tante, per mettere questi impianti a norma e renderli efficaci (leggi investimenti). Ma è bene dire che la gestione economica di questi impianti incide sì sul bilancio dell’ente, ma NULLA di tutto ciò andrà a finire sulle bollette del cittadino.

d: Ma alla fin fine il costo dell’acqua è uguale per il ricco come per il povero? Abbiamo la segnalazione di un residente di Bucaletto, indigente, che confida in una rateizzazione in dieci rate della sua bolletta di oltre 400 euro. Quali sono i vostri strumenti in favore di chi ha difficoltà economiche?

r: Come sa, è comunque previsto un “bonus idrico” per una certa fascia della popolazione, stabilito dalla Regione. Dal canto nostro, a quanto ne so, i nostri uffici sono sempre stati disponibili ad attuare le rateizzazioni. In quest’ottica di massima apertura, è comunque sempre importante il colloquio con le associazioni dei consumatori.

d: Da cittadino “di ritorno” a Potenza: che città ha trovato? Cosa chiederebbe al sindaco?

r: Non farei una domanda a lui, ma a chi lo ha preceduto negli anni. Lo scempio urbanistico è sotto gli occhi si tutti, e mi chiedo come sia stato possibile. La città è brutta, e lo dice uno che Potenza la AMA. Devo dire, però, che bastano poche cose a renderla più bella: prenda il cielo terso di oggi e la possibilità di vedere la campagna alla sua luce. A Bologna certe cose io non le vedo.

d: Il libro che la rappresenta?

r: Non mi rappresenta, ma lo trovo interessante: “L’animale sociale”, di David Brooks. Tratta del cervello “inconscio”.

d: Il film?

r: Non saprei…ultimamente mi è piaciuto molto “Avatar”.

d: La canzone?

r: “Basilicata on my mind” di Rocco Papaleo. Mi ha rappresentato in tutti questi anni da emigrato.

d: Quindi, alla fin fine, dopo 40 anni, anche un professionista come lei si sentiva comunque “un emigrato”.

r: Sì. Perché non sei né carne né pesce.

Sviluppare forme di collaborazione per attribuire alle donne un ruolo fondamentale nelle azioni promosse dall’Ufficio della Consigliera regionale di parità e dalla Fondazione Ambiente Ricerca Basilicata (Farbas) per la sostenibilità ambientale e sociale: è l’obiettivo di un protocollo d’intesa firmato dai vertici dei due organismi, Ivana Pipponzi e Antonino Capuano.

La partnership riguarderà le attività di formazione, informazione e diffusione delle attività della Consiglierà di parità e della Fondazione e lo svolgimento di iniziative congiunte per l’inclusione lavorativa delle donne, la promozione e diffusione della “Carta delle pari opportunità ed uguaglianza sul lavoro”, con l’obiettivo di diffondere una cultura imprenditoriale ed una politica di gestione delle risorse umane mirata alla prevenzione delle discriminazioni di ogni natura, ad implementare la sostenibilità e la cura dell'ambiente un'ottica di genere.

In particolare, Ufficio della Consiglierà di parità e Farbas collaboreranno per individuare, anche, a livello europeo, bandi e programmi di maggiore interesse da progettare e realizzare anche in collaborazione con altre istituzioni e soggetti privati; promuovere modalità di formazione specifica rivolta alle istituzioni scolastiche e universitarie; progettare, istituire e realizzare un premio rivolto a studentesse universitarie lucane per tesi di laurea e ricerche scientifiche in materia di sostenibilità ambientale e sociale; progettare, istituire e realizzare iniziative congiunte in materia di ambiente e salute in una prospettiva di genere.
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di Walter De Stradis

 

 

 

 

A metà anni Settanta conduceva un programma radiofonico su una radio locale, e successivamente –anche grazie alla voce stentorea- le è stato spesso tributata una somiglianza con la celebre giornalista Carmen Lasorella. Dopo diverse esperienze politiche a livello comunale, Maria Di Lascio è sindaca di Lagonegro, provincia di Potenza, da poco più di un anno, dopo aver vinto le ultime elezioni con la lista “Insieme con Maria Di Lascio”, vicina all’attuale amministrazione regionale di centrodestra.

d: Come giustifica la sua esistenza?

r: Cercando di essere utile. Cercando proprio, cioè, di “giustificare” un’esistenza. Questo anno e poco più da sindaca, io e i miei consiglieri lo abbiamo passato “spostando le macerie”. Come sa, nel 2016 c’era stata una dichiarazione di dissesto e successivamente una gestione commissariale durata quasi due anni. E i commissari prefettizi sono bravissime persone che però non hanno il polso della situazione, e non fanno nulla al di là dell’ordinaria amministrazione. Ciò ha significato, per due anni, mancanza di progettualità e programmazione, nonché personale andato in pensione che non è stato sostituito.

d: Un problema che hanno anche molti altri comuni lucani. Lei a lungo ha gestito un ristorante a Lagonegro. Nel film “Quei bravi ragazzi” uno dei protagonisti afferma “si capiscono un sacco di cose guardando la gente mangiare”. Questa cosa le è tornata utile anche in politica?

r: Avendo a che fare con la clientela ho avuto modo di affinare l’empatia. Mi piace ascoltare e capire. Ho imparato a guardare le persone quando abbassano le difese, cosa che di solito avviene a tavola. Ed è il motivo per cui lei fa le interviste a pranzo. (risate)

d: A microfoni spenti mi ha detto che preferisce l’appellativo “sindaca”. Ha un suo fondamento affermare che oggi per una donna è comunque difficile entrare nell’agone politico (e trovare le “macerie”)?

r: La funzione della donna in politica è recente e non ancora stabile: per questo credo che –per ancora un altro po’ di anni- le quote rosa siano utili e necessarie. Tenga anche conto che abbiamo fallito l’elezione di una Presidente-Donna al Quirinale, quindi vuol dire che per certe cose non siamo ancora pronti. Quando una donna -sindaca o deputata che sia- entra in una stanza piena di dirigenti maschi, a loro appare ancora un elemento spurio, scomodo addirittura. Speriamo che le cose cambino presto.

d: A proposito di riunioni e di dirigenti (maschi), oggi (martedì – ndr) lei è reduce da una riunione coi vertici regionali, a proposito dell’ospedale di Lagonegro. Le ultime news?

r: Abbastanza positive: grazie alla vicinanza del consigliere Piro (di Lagonegro, e “Per Lagonegro”) e dell’assessore al ramo Leone, per fortuna una vicenda che sembrava ormai naufragata nel porto delle nebbie, in questi ultimi tre anni è stata riportata a sintesi. Tuttavia non siamo ancora nella fase “definitiva”. Oggi abbiamo sì un’idea un po’ più precisa, ma bisogna ancora lavorare per realizzare finalmente la ristrutturazione di un presidio VERO per quel territorio. Noi siamo la cerniera fra la Campania e la Calabria, in qualche modo distanti dai “centri di potere” (Potenza e Matera); il Lagonegrese è poi composto da piccoli paesi, spesso divisi da tendenze campanilistiche, e con la presenza “preponderante” di un comune molto importante come Lauria, ove c’è la situazione che ben conosciamo. Quindi serve davvero questo “punto di ascolto” regionale, per esigenze che non siano della sola Lauria, bensì di tutto il Lagonegrese (ove oggi ci sono anche altri “portavoce”). Adesso bisogna finalizzare.

d: Questi gli aspetti politici, ma se un suo concittadino la ferma per strada e le chiede dettagli pratici?

r: Ci sono dei punti fermi; un primo intervento di appalto si potrebbe concretizzare già dai primi giorni di maggio (il progetto esecutivo del nuovo padiglione dovrebbe essere presentato a giorni, validato dall’Asp, e quindi passare alla stazione appaltante della Regione per essere messo a bando). L’inizio dei lavori si potrebbe verificare dunque entro questo 2022.

d: Non le chiedo se Bardi era presente all’incontro, perché già so che era impegnato altrove.

r: Era impegnato, ma essendo la riunione al Dipartimento della Sanità, c’erano l’assessore, il Dirigente, il direttore della Sua-Rb, del San Carlo…mancava solo l’Asp, perché il nuovo dirigente è entrato in carica da pochissimo.

d: Il precedente direttore dell’ASP ha ricevuta una lettera di ringraziamento da parte di voi sindaci lucani: ma come sa, nei mesi precedenti c’erano state polemiche su un presunto “pressing” politico subito affinché se ne andasse.

r: Bochicchio è stato sempre vicino a noi sindaci e pronto all’ascolto. Non di meno credo che in certi ruoli –come in tutte le cose- ci sia bisogno di una rotazione. Ciò non toglie che era giusto tributare a Bochicchio il riconoscimento per il lavoro svolto, specie nei momenti più difficili del Covid. In certe cose la vicinanza istituzionale è importantissima: aver consentito di organizzare le sedute vaccinali nei paesi come i nostri è stato davvero cruciale.

d: Alcuni suoi collegi sindaci ritenevano però –e ci sono stati degli interventi pubblici- che sulle loro spalle fosse stata scaricata troppa responsabilità, specie nelle prime fasi della gestione dell’emergenza.

r: E’ inevitabile. Sarebbe stato bello avere un Sistema Sanitario perfettamente funzionante, ma purtroppo non è stato così, anzi si sono viste delle crepe enormi. Penso alla mancanza cronica di medici: ne approfitto per rivolgere un appello affinché si abolisca il numero chiuso alle Facoltà di medicina. I medici mancano come il pane; e quelli che ci sono spesso hanno dimostrato di non essere adeguati ai nuovi metodi –magari anche per età- e in questa situazione i cittadini hanno trovato un riscontro nei sindaci. In una prima fase ci siamo sentiti TUTTI abbandonati, perché non avevamo ben chiaro cosa e a chi chiedere, poi man mano le cose sono migliorate -anche grazie all’intervento dell’esercito- e allo stato attuale a Lagonegro abbiamo vaccinato, con le tre dosi, più di mille cittadini!

d: Ma se dovesse prendere Bardi sottobraccio cosa gli direbbe?

r: Che i Lucani sono capaci e competenti e che qualche dirigente LUCANO nei posti chiave è indispensabile. Nominiamo i Lucani! Io comunque apprezzo molto il Presidente, davvero, mi piace il suo piglio e il suo modo di trattare le vicende senza “aggredirle”.

d: E quando c’era un altro Presidente, il lauriota Pittella, ritiene che il Lagonegrese avesse più attenzione rispetto a oggi?

r: Ne aveva di meno, perché Pittella non poteva dare l’idea di “privilegiare” il suo territorio di provenienza.

d: E quindi oggi Bardi…

r: …ci sta dando più attenzione. Proprio perché non ha quell’impedimento che aveva il suo predecessore.

d: Qualche settimana fa c’è stato quell’episodio relativo a un comunicato stampa di alcuni consiglieri regionali di centrodestra, che sembrava stigmatizzare (ma i firmatari smentiscono) il “lungo periodo di assenza” di Pittella, che però aveva avuto problemi di salute...

r: No, non credo ci fosse alcun riferimento a lui, anche perché quel comunicato l’hanno siglato persone che stimano Pittella.

d: "Stimano Pittella"???

r: Sì, alcuni di loro lo conoscono molto bene, e al di lù della politica, come uomo lo stimano pure. Guardi, io stessa –che non sono del suo partito- devo riconoscere che Lagonegro deve molto a Pittella, che da Presidente della Regione ci ha garantito (così come ad altri comuni) quel contributo economico utile a uscire dal dissesto.

d: E oggi invece Lagonegro di cosa avrebbe bisogno?

r: Di tutto. C’è bisogno di personale per non rimanere fuori da tutto ciò che passerà dal discorso Pnrr.

d: Pare ci sia un problema di norme nazionali circa le “quote” di personale che si può assumere.

r: E’ stato fatto il famoso “concorsone” per 2800 addetti: Lagonegro è in graduatoria e ha diritto a UNA unità, che dovrebbe essere a carico del Governo, ma questa unità ancora non ce l’abbiamo. Le persone che si sono presentate al concorso sono state la metà e comunque nessuno ha indicato Lagonegro. E quindi io oggi mi chiedo: come può gareggiare, il nostro comune, sui tavoli dei fondi del Pnrr, avendo UNA sola persona all’Ufficio Tecnico?

d: Il segretario comunale ce l’avete?

r: Lo perderò tra un mese. Ha fatto un’altra scelta. E non ho la responsabile finanziaria (quella amministrativa, gentilmente, si è presa in carico l’interim). L’appello va dunque lanciato anche alla Regione, che dovrebbe farsi da tramite per le esigenze dei comuni: in quell’Ente hanno meno vincoli, quindi potrebbero prendere del personale e trasferirlo ai comuni che hanno bisogno, in maniera quasi “diretta”. Ma è soprattutto il Governo che deve metterci in condizione di affrontare i tavoli del Pnrr, altrimenti vinceranno sempre i comuni del Nord, che il personale adeguato ce l’hanno eccome.

d: E su quale tema del Pnrr Lagonegro deve essere particolarmente presente?

r: Sulla sua vocazione, che è prevalentemente quella dei servizi (ospedale, tribunale, scuole), anche nell’ottica della vicinanza della più “commerciale” Lauria, che ha la Zes. A Lagonegro c’è il Centro nazionale delle ricerche geologiche, che oggi si trova nell’ex carcere, e c’è comunque la questione turistica (abbiamo l’unica montagna innevata fino ad aprile, ma dal 2015 siamo senza seggiovia)... ma ripeto, se non ci sono i tecnici che progettano e che mi consentono di “entrare” nei bandi, noi resteremo ai margini, e non possiamo. Senza contare che oggi ci sono questioni importanti come quelle dei rifiuti; dei giovani che emigrano (perdiamo 120-130 persone l’anno e anche per questo i concorsi pubblici ci vogliono); e –naturalmente- la preoccupante situazione di San Sago, ovvero la minaccia incombente che un depuratore di rifiuti speciali possa riprendere le attività vicino al fiume Noce. Ma almeno in questo caso, siamo uniti oltre i campanilismi, e tutti i comuni interessati stano portando avanti una battaglia –FUORI dalla politica- perché le regioni Basilicata e Calabria scongiurino questa eventualità.

d: La canzone che la rappresenta?

r: “Blowing in the wind” di Bob Dylan.

d: Il Libro?

r: “Una stanza tutta per sè” di Virginia Wolf.

d: Il film?

r: Ce ne sarebbero troppi…

d: Mettiamo che fra cent’anni scoprano una targa a suo nome al comune di Lagonegro: cosa le piacerebbe ci fosse scritto?

r: «Per aver riedificato, dopo aver tolto le macerie».

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di Antonella Sabia

 

 

 

Lo conosciamo come uomo politico e giornalista ironico e pungente, ha messo più volte “le mani nel petrolio”, cioè raccontando in libri e reportage la situazione ambientale. Abbiamo chiamato in causa il segretario dei Radicali lucani, Maurizio Bolognetti, per un’altra triste situazione che affligge la nostra amata regione, arterie stradali e trasporti pubblici. Lo scorso 6 dicembre si è tenuto l’Osservatorio Opere Pubbliche nel quale l’assessore regionale Merra, ha riferito sulla situazione di alcune delle arterie principali della nostra regione.

d: È tra le più trafficate, la Potenza-Melfi da sempre fa parlare di sé come “strada della morte”, interrotta in più punti, da ormai molto tempo.

r: Da fin troppo tempo si aspetta che quella strada maledetta venga messa in sicurezza per garantire a chi ci viaggia, di farlo senza rischiare la vita. Ci saranno poi certe persone imprudenti, senza dubbio, ma quella è una strada oggettivamente molto pericolosa. Qualcuno in passato aveva ben pensato di risolvere la questione mettendoci un autovelox. Un provvedimento inutile, pericoloso e insensato perché riguarda pochi metri di quella tratta; fatto sostanzialmente per fregare gli automobilisti e non certo per la sicurezza. Avrebbe molto più senso sapere che per tutta la tratta si è monitorati.

d: Pensiamo alla postazione della statale 658 che impone una velocità di 70 km/h, limite che viene rispettato in quel punto per poi dopo accelerare nuovamente.

r: Paradossalmente queste cose rendono la strada ancora più pericolosa perché l’utente che magari è distratto, inchioda improvvisamente, e la situazione diventa decisamente peggiore. Il cittadino avrà quindi l’impressione che sia solo un modo per fregare dei soldi dalle tasche dei contribuenti, già sono fin troppo tartassati, e che nonostante paghino le tasse sono costretti a percorrere strade indecenti come la Potenza-Melfi. Non credo però sia un problema solo della Basilicata, quando si parla di opere pubbliche e lavori che procedono con una lentezza esasperante. C’è una nota strada, la Nerico-Muro Lucano che è stata completata in 38 anni, ci auguriamo che per la Potenza-Melfi si possa impiegare meno tempo!

d: La stessa speranza va riposta per la Basentana, bloccata dai suoi lavori di adeguamento.

r: Ah quella?! È un’altra Via Crucis, c’è una tratta in particolare dove, parafrasando Dante, potremmo dire “perdete ogni speranza o voi che passate”; nemmeno ricordo da quanto tempo ci sia il cartello “lavori in corso”. Ma è possibile che in questo Paese le cose funzionino in questo modo? Per chi poi abita nelle aree interne, spostarsi da un capo all’altro di una regione che non è affatto piccola (10.000 kmq, solo 3.000 meno della Campania) è decisamente problematico. In Basilicata la densità abitativa però è bassa e la situazione orografica è ben nota a tutti: una regione fatta di montagne, con grandi distanze tra i vari centri abitati. Il tutto si traduce in tempi di percorrenza inevitabilmente lunghissimi per spostarsi da un capo all’altro di questa bella terra. Il tempo è importante, è un valore, bisogna quindi portare la gente a vivere meglio il suo tempo, anche mettendola in condizioni di viaggiare in maniera decente. Questo vale anche per le tratte ferroviarie. Penso a Matera dove non è ancora arrivato il treno veloce ed è servita dalle pittoresche Ferrovie Appulo-Lucane. Direi che noi Lucani potremmo rivendicare qualcosa in più..

d: Per non parlare poi delle stradine interne, molto spesso dissestate e mal ridotte…

r: Abbiamo delle bellissime strade provinciali che dobbiamo valorizzare. Ahimè le Province, a cui spetta la manutenzione di queste strade, sono in bancarotta, e quindi impossibilitate a svolgere anche solo una manutenzione ordinaria. Percorrere queste strade, anche a piedi, è un piacere che però rischia di diventare pericoloso, tra buche, smottamenti, frane. Queste strade, un po’ alla volta, vanno recuperate perché sono un patrimonio della Basilicata. Per dirne una, la strada che porta a Craco è qualcosa di spettacolare. Per ragioni di lavoro e politica, percorro queste strade in lungo e in largo da oltre trent’anni. Penso di conoscerle bene, si potrebbe fare un film intitolato “Sulle strade della Basilicata”, per far vedere quanto sono belle, ma anche quanto sono malmesse.

d: Secondo lei, per quale motivo i tempi sono così dilatati? Burocrazia, motivi economici?

r: Intanto comincerei a domandarmi se davvero abbia fatto bene questa storia dei ribassi; poi c’è la questione dei subappalti; poi la burocrazia, male atavico di questo paese, che tra l’altro non fa nemmeno rima con controlli adeguati. Guardo i risultati di meccanismi farraginosi, assenza di fondi adeguati: una serie di concause che portano a un risultato finale che è uno e uno solo. Tranne rare eccezioni, e mi riferisco al caso del ponte di Genova, in questo Paese un’opera pubblica sappiamo quando inizia, ma non la fine, e a volte, purtroppo, rimangono tante cattedrali nel deserto.

d: Per chi invece non può muoversi con le auto e deve usare il trasporto pubblico?

r: Eh, in quel caso si fotte!! Dobbiamo fare qualcosa per favorire la mobilità, non so, magari dei taxi collettivi, ma qualcosa bisognerà inventarsi perché solo la SITA non ce la fa. Se aspettiamo le Ferrovie dello Stato rischiamo di invecchiare e dobbiamo sperare di raggiungere l’età di Matusalemme. La Lauria-Candela? Chi l’ha vista più! Io vivo a Latronico e per andare nel Vulture-Melfese impiego molto più tempo di quello che ci metto per andare a Napoli. È inaccettabile, noi dobbiamo avvicinare le “Basilicate”. Questa è una regione particolare: in pochi chilometri cambia il dialetto e con esso anche le tradizioni; ci saranno probabilmente 131 dialetti, tanti quanti sono i comuni della regione. Di chiacchiere ne abbiamo sentite tante, soprattutto in campagna elettorale diventano temi utilizzati per fare promesse che rimangono nel libro dei sogni. Ricordo tutto questo sorridendo. Provo a usare l’arma dell’ironia e della satira nella certezza che il sorriso e un po’ di leggerezza aiutino a riflettere.

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di Walter De Stradis

 

 

 

Il cinquantacinquenne Luigi De Lorenzo, geometra dalla cravatta allacciata lenta e dal cipiglio simpatico, ha sulle spalle –ormai da tre mandati- un carico non da poco. E’ il primo cittadino di Aliano (il paese, in provincia di Matera, in cui lo scrittore e pittore Carlo Levi visse il suo periodo di confino) e che oggi si candida (nuovamente) a Capitale Italiana della Cultura per il 2024. Siamo a non molti chilometri da Matera, in realtà, già Capitale Europea nel 2019, ma la proposta di Aliano è sostenuta da numerose associazioni di livello nazionale e internazionale e dall’Unione dei comuni della montagna materana.

d: Sindaco, come giustifica la sua esistenza?

r: Aliano è sempre stata il punto di riferimento nella mia vita. E anche se non avevo mai pensato che un giorno avrei fatto il sindaco, nel 2011 alcuni amici mi convinsero che era mio dovere dare il mio contributo.

d: Lei è ormai al terzo mandato, ma oggi più che mai Aliano è nel “cuore” della Basilicata culturale: immagino che su di sé avverta una responsabilità non da poco.

r: Una grande responsabilità lo è sempre stata, e si riallaccia al lavoro fatto qui negli ultimi vent’anni, dalla nascita del Parco Letterario “Carlo Levi”. Nel 1998 la situazione era piuttosto precaria: la casa di Levi non era fruibile, il museo della Civiltà Contadina era stato colpito da un’ordinanza di sgombero; nel museo storico del Palazzo Caporale erano crollati i tetti. Noi siamo partiti da qui. Negli anni 2000 abbiamo gestito questa fase della sovvenzione globale, agendo sempre in prospettiva, tant’è che oggi possiamo parlare di “cose realizzate”. Con grandi sacrifici. Oggi il turista che viene ad Aliano può usufruire appieno tanto dei luoghi d’ispirazione letteraria del “Cristo si è fermato a Eboli”, quanto di tutta una rete importante.

d: Quindi, per chiarirci, il turista viene qui e trova sempre APERTI la casa del confino di Levi, il Museo della civiltà contadina…

r: Le strutture museali sono SEMPRE aperte (mattina e pomeriggio), tranne il lunedì, e sin dal 2000. Si parte dalla chiesa di san Luigi Gonzaga –un autentico contenitore di arte sacra (con opere di scuola caravaggesca, di Carlo Sellitto, e il presepe artistico di Franco Artese); per poi arrivare alla pinacoteca “Carlo Levi” nel Palazzo De Franchi; al museo dell’espressionismo astratto americano riferito a Paul Russotto (artista di origine alianese); alla casa-confino di Carlo Levi; al Museo della Civiltà Contadina; al Museo dei Calanchi (punto di partenza degli itinerari del Parco dei Calanchi). Ci sono inoltre tre nuovi contenitori che inaugureremo nei prossimi mesi.

d: Ma come mai nel 1998 c’era ancora quella situazione disastrosa?

r: Le iniziative culturali nel nome di Carlo Levi iniziarono subito dopo la morte (avvenuta nel 1975 -ndr). Poi, sì, c’è stata una quindicina d’anni di stasi, da cui si è usciti grazie a una nuova generazione politica che ha capito che Aliano sta a Carlo Levi come Carlo Levi sta ad Aliano. Una proporzione importante per il futuro della nostra comunità.

d: Diceva di tre nuovi contenitori culturali.

r: Si tratta del Museo della Maschera e del Carnevale di Aliano (che è diventato “Carnevale storico italiano” nel 2018); il Centro di accoglienza turistico, con il museo della fotografia (con opere di Cartier Bresson e Fosco Maraini) e il Museo delle maschere rivisitate dall’artista Nicola Toce; il nuovo Museo storico di Carlo Levi, che conterrà anche il patrimonio di Levi stesso e quello di Umberto Saba, acquistato dal Comune negli anni precedenti.

d: Nell’ottica della presentazione della candidatura di Aliano a “Capitale Italiana della Cultura 2024” (e in attesa di sapere se verrete inclusi nella “shortlist” dei comuni papabili) siete carrozzati più che bene; ma non temete che il precedente di Matera (già Capitale Europea della Cultura nel 2019), possa rivelarsi un “handicap”? Insomma, qualcuno potrebbe pensare che questa regione “ha già avuto”…

r: Potrebbe in effetti essere un deterrente, ma quella di Aliano non è una candidatura isolata, bensì del territorio, della montagna materana, della Val d’Agri, del Metapontino: insomma, è in rappresentanza di TUTTI i piccoli borghi della Basilicata. Vede, per fare Cultura in un piccolo centro bisogna crederci molto di più che in una città, anche lucana, perché ogni cosa che nasce viene dal basso e nessuno ti regala niente. Aliano era già stata candidata a Capitale Italiana della Cultura nel 2016 (quando la nomina andò a Palermo), ma il dossier che approntammo per quell’occasione lo abbiamo poi TOTALMENTE messo in pratica e realizzato. Pertanto, questa nuova, ulteriore candidatura deve servirci come “linea guida” per le cose da fare: nel 2024 arriveremo preparati e onoreremo questo dossier. A PRESCINDERE de come vada a finire.

d: Mi spiega però –all’atto pratico- COME e SE la Cultura ha portato benefici, economici e di sviluppo, al suo paese? SONO nate nuove attività in questi anni? La qualità della vita E’ effettivamente migliorata?

r: So bene che molti dicono: “Con la Cultura non si mangia”. E noi invece possiamo dimostrare il contrario. Quand’è nato il “Parco Letterario Carlo Levi” non c’era nessun ristorante: oggi ce ne sono tre, importanti a livello regionale, con oltre 25mila coperti all’anno. Oggi abbiamo delle “residenze d’epoca” importanti, il borgo-albergo comunale (utilizzato principalmente per laboratori e i vari festival che facciamo, quali “La Luna e i Calanchi”). Solo il Festival di paesologia porta ogni volta in paese quindicimila presenze (in un borgo con ormai meno di novecento abitanti). Sono poi nate attività artigianali, negozi che vendono prodotti del nostro territorio, e anche i bar si sono adeguati al turismo.

d: E dunque cosa manca, oggi, ad Aliano?

r: Direi che non manca nulla. C’è la questione di far sì che i giovani non debbano andare via, e su questo stiamo lavorando molto bene, e confidiamo che continuino a nascere attività economiche.

d: Lei prima ha detto “nessuno ti regala niente”. I rapporti con la Regione come sono stati e come sono adesso? Si è capito appieno il “messaggio” che sta arrivando da Aliano?

r: La Regione ha sostenuto sempre le nostre attività culturali e anche infrastrutturali; segno che ha capito, capirà o sta capendo che anche in un piccolo borgo si può fare cultura, turismo, e risultare ospitali in un panorama nazionale e internazionale.

d: Mi pare che Aliano sia stato uno dei primi –pochi per la verità- paesi visitati dal Presidente della Regione, Vito Bardi.

r: Sì, credo che siamo stati proprio i primi, in occasione de “La Luna e i Calanchi”. Con lui ci siamo intrattenuti parecchio, abbiamo visitato i luoghi e ci siamo confrontati. Spero che questo dialogo possa continuare, anche nell’ottica di una Candidatura che –come dicevo- è in rappresentanza di tutta la Regione.

d: Molti dei suoi colleghi -in questo giro di interviste tra i sindaci- hanno lamentato alcune difficoltà di interlocuzioni col Governatore, specie nelle fasi più calde della Pandemia. Lei ha trovato sempre una porta aperta in Regione e qualcuno che rispondeva al telefono?

r: Non ho mai avuto difficoltà, e quando ho posto problemi seri mi è sempre stata prestata attenzione, anche se magari si sono usati toni un po’ più alti e si è riscontrata qualche oggettiva difficoltà. Ma sono convinto che se c’è sempre un dialogo, andare avanti si può.

d: Se oggi potesse prendere Bardi sottobraccio cosa gli direbbe?

r: Di seguire con molta più attenzione i piccoli comuni, che sono l’anello debole di una regione, in cui certe difficoltà comunque ci sono, e oggi in Pandemia ancora di più. Gli direi di investire sempre più su Cultura e Turismo: una reale possibilità per molti paesi e per quei sindaci che –non solo ad Aliano- stanno mettendo in campo iniziative con grandissimi sacrifici.

d: Veniamo al dossier sulla candidatura di Aliano a Capitale Italiana della Cultura 2024: può riassumerci i principi cardine del documento? Cosa c’è di diverso rispetto al dossier precedente?

r: Il tema portante è sempre l’attrattività turistica a grandi livelli. Ci sono progetti importanti per completare e connettere il sistema museale di Aliano, magari con un nuovo contenitore culturale, che oggi manca, e che potrebbe unire la grande archeologa lucana, dall’area metapontina a quella della aree interne, degli Enotri. Vogliamo inoltre che il premio letterario “Carlo Levi” diventi un punto di riferimento anche internazionale. C’è poi in ballo la grande musica del Mediterraneo, gli allestimenti scenografici del borgo, l’abbellimento del borgo stesso (sono in itinere finanziamenti importanti). Soprattutto, come dicevo, l’obiettivo è quello di far restare i giovani nelle nostre comunità, offrendo loro opportunità, ma facendo capire il significato del concetto di “appartenenza”. Il dossier aspira poi alle grandi mostre relative ai Calanchi, ma si estende anche all’agricoltura e all’enogastronomia.

d: In tutto questo, al di là del dossier, c’è da incastrare il discorso del Pnrr, una grande occasione che non va sprecata.

r: Direi che su quello stiamo lavorando bene. Ci siamo fatto trovare pronti già al primo bando della Regione, circa l’edilizia residenziale pubblica (che fortunatamente ci vede primi in graduatoria). Un altro bando finanziatoci dal Dipartimento Ambiente (500mila euro) è quello sulle aree verdi dell’abitato.

d: Stiamo parlando di Cultura come sviluppo. La figura di Carlo Levi, che caratterizza la vostra offerta culturale e turistica, pone comunque una difficile sfida: da un lato, mettere a frutto questa risorsa; dall’altro, cercare di evitare accuse di “levismo”, termine critico, inteso in senso negativo da quegli intellettuali che ritengono che la nostra terra debba allontanarsi dai cliché del sottosviluppo e da un immaginario ritenuto obsoleto.

r: Carlo Levi è stato esiliato qui dal settembre del 1935 al maggio del 1936, poco meno di un anno. Ha lasciato tuttavia una grande eredità a TUTTA la regione: aldilà della polemica di cui parla lei, molte cose che poi sono accadute qui sono avvenute sulla sua scia: la venuta di Olivetti, di De Martino, di Cartier-Bresson, di Pasolini… Se Matera oggi è patrimonio mondiale dell’Unesco, lo si deve legittimamente anche a Levi e a quello che fatto a livello politico (il suo libro-denuncia smosse le coscienze a livello nazionale).

d: Il libro che la rappresenta? (Ovviamente, al di là di “Cristo si è fermato a Eboli”).

r: Posta così, è una domanda difficile (sorride). Direi “Il Diario di Anna Frank”.

d: Il film?

r: “La vita è bella”, di Benigni.

d: La canzone?

r: Eh… “E sono ancora qua” di Vasco Rossi. Che ne dice? (ride)

d: Mettiamo che fra cent’anni scoprano una targa a suo nome su in Municipio: cosa le piacerebbe ci fosse scritto?

r: Targhe e busti non mi interessano. Mi piacerebbe essere ricordato per l’impegno dato per la comunità.

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Sono tredici le aziende individuate che parteciperanno a ‘Lucanica 2.0’ e che hanno preso parte all’incontro di inizio progetto il 26 gennaio.

Entra così nel vivo la seconda edizione dell’iniziativa ideata e promossa da Total Energies EP Italia in collaborazione con l’agenzia di consulenza Octagona, per promuovere l’internazionalizzazione e l’innovazione delle PMI lucane.

Fra le aziende che prenderanno parte al progetto, quattro sono impegnate nella produzione di olio (Lallo, Azienda agricola Grimaldi Motta Giuseppina,Frantoio Oleario Cavalcante Mario, Società agricola Maro), due nel comparto vinicolo (Società Agricola Taverna, Vigne del Vulture), due in quello dei prodotti da forno (Panificio Villone, Forno Sorelle Palese), due nel settore della pasta (Pasta di Stigliano, Pastificio Cirigliano), una in quello dei salumi (Salumificio Sapori Mediterranei), una nella produzione e vendita di chips di peperone crusco (Novafood) e, infine, una che si occupa di e-commerce (Sudrise di Michele Guerra).

Ad accompagnare le aziende e presentare il progetto e le sue fasi: Ambrogio Laginestra (responsabile dei rapporti con il territorio di TotalEnergies), Maria Teresa Lapadula (sviluppo sostenibile Total Energies), Alessandro Fichera e Brando Bruschi, rispettivamente Managing Director e Project Manager di Octagona.

I diversi momenti che scandiscono il progetto Lucanica 2.0 sono finalizzati a supportare le aziende nell’acquisizione e nella gestione di clientela all’estero. In seguito all’evento di lancio,nell’ambito di successivi incontri, si procederà operativamente allo sviluppo delle relazioni commerciali all’estero, per accompagnare in modo continuativo le aziende sui mercati target.

Durante l’incontro sono state presentate le diverse fasi del progettoLucanica 2.0, finalizzate a supportare le aziende nell’acquisizione e nella gestione di clientela all’estero. In seguito all’evento di lancio,nell’ambito di successivi incontri, si procederà operativamente allo sviluppo delle relazioni commerciali all’estero, per accompagnare in modo continuativo le aziende sui mercati target.

L’incontro – dichiara Ambrogio Laginestra, responsabile dei rapporti con il territorio di Total Energies EP Italia -segnerà l’inizio delle attività progettuali e sarà anche l’occasione per conoscere la storia di ciascuna realtà aziendale. Con l’occasione verranno presentate le opportunità che alcuni mercati esteri possono offrire, le successive fasi operative che verranno intraprese e le best practices per un’attività export di successo, ciò a concretizzare la volontà e l’impegno della Società per la valorizzazione del territorio lucano e delle sue ricchezze”.

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Clikka sulla foto per guardare il video andato in onda su Lucania TV

 

 

 

di Walter De Stradis

 

 

 

La FMMG (Federazione italiana medici di medicina generale) ha di recente tenuto un incontro con l’assessore regionale Leone e il governatore Bardi, ove ha messo sul tavolo –tra le altre cose- le criticità rilevate nella gestione dei tamponi rapidi, concessi –com’è noto- anche alle farmacie (oltre che ai laboratori di analisi, ai medici di famiglia e ai pediatri di libera scelta).

La farmacie –spiega il segretario regionale del sindacato, il dottor Antonio Santangelo, originario di Vaglio (Pz)- non facevano altro che riversare su noi medici di famiglia l’onere di registrare l’esito del tampone rapido su altre piattaforme. E in un momento, come quello di inizio anno, in cui la Piattaforma regionale è andata in crisi, ci siamo trovati a dover rispondere a centinaia di telefonate per compiti rispetto ai quali non eravamo preparati (si trattava di caricare esami fatti da altri, sovente senza documenti scritti, ma con gli esiti comunicati solo “a voce”).

d: Adesso la situazione è dunque rientrata?

r: Sì. Adesso tutti gli operatori abilitati (dai medici di famiglia alle farmacie e così via) registrano ciascuno i propri tamponi sulla Piattaforma regionale, che a sua volta invia i dati al Sistema nazionale.

d: In settimana, attraverso un comunicato, lei ha inoltre avvertito la necessità di precisare che SOLO i medici possono certificare l’avvenuta guarigione dal Covid.

r: Prima del 31 dicembre, per un soggetto positivo al tampone antigenico rapido, c’era l’obbligo di sottoporsi a un tampone molecolare; e quindi noi medici dovevamo inserire il paziente in Piattaforma e richiedere quell’esame (e a quel punto scattava anche l’isolamento del soggetto). Tuttavia, a causa dell’intasamento del sistema, le persone –anche dopo dieci giorni di attesa- non venivano chiamate presso la struttura pubblica per fare il tampone molecolare, e quindi si trovavano in una sorta di “limbo”, dato che non venivano “liberate” dal tampone molecolare. Di conseguenza, noi medici di famiglia ci siamo fatti carico di accettare anche l’esito di un tampone antigenico per poter liberare i soggetti (trascorsi i tempi stabiliti dalle norme ministeriali). Dunque abbiamo anche ribadito che la certificazione sull’avvenuta guarigione è sempre e comunque un atto medico.

d: Avete anche ribadito che non vanno confusi “isolamento” (precauzione che riguarda i soggetti positivi) e “quarantena” (che attiene alle persone venute a contatto con un positivo).

r: C’è stata un po’ di confusione anche a causa di alcune norme ministeriali. Lo scorso anno la quarantena veniva equiparata dall’Inps a periodo di malattia; quest’anno, le leggi sono cambiate (sono venuti meno i finanziamenti dello Stato per detta misura), ma –grazie ai progressi ottenuti in virtù della campagna vaccinale- un cittadino che ha chiuso il ciclo di vaccinazioni non è più soggetto alla quarantena, bensì all’auto-sorveglianza (si tiene a distanza di protezione e, se non sviluppa sintomi, dopo 5 o 10 giorni è libero di fare ciò che vuole).

d: Lei ha fatto riferimento al “tilt” che ha riguardato la Piattaforma del sistema sanitario regionale, a cavallo delle Festività. La situazione è ancora quella di un …“flipper”?

r: Direi che al 70% la situazione della Piattaforma si è risolta (si è ovviato alle difficoltà incontrate dai sindaci ed è stata potenziata la struttura informatica e dei server). C’è ancora da affinare il collegamento fra la Piattaforma regionale e quella nazionale (il Sistema che regge sulla tessera sanitaria), che è poi quella che rilascia il Green pass. Ma grosso modo si è in dirittura d’arrivo.

d: Ma perché c’è questo ripresentarsi “cronico” di situazioni di stallo nei sistemi informatici?

r: Qui esco fuori dal mio seminato e non faccio un discorso medico: non vorrei che, a un certo punto, a livello nazionale si sia ripercorsa la strada tracciata già da altri Paesi (come la Gran Bretagna), ovvero far circolare il virus, visto che l’ultima variante è meno patogenica e fa meno danni della Delta. Altrimenti non si spiega perché questa volta non ci siano stati limiti alla circolazione dei soggetti.

d: Forse non ho capito bene: perché FAR CIRCOLARE il virus??? (Sembra pane per i complottisti)

r: Per ottenere prima l’immunità di gregge. Il ragionamento potrebbe essere: se questo virus –che è più contagioso, ma meno aggressivo- infetta più persone, alla fin fine non troverà più individui suscettibili, e quindi man mano, variando la sua architettura (si spera), diventerà una banale influenza.

d: Sarebbe questo dunque il motivo per cui vanno in tilt le piattaforme?

r: Una cosa è gestire dieci/cento casi al giorno, ben altra è gestirne, all’improvviso, diecimila. Le linee informatiche quelle sono.

d: Tra i suoi pazienti c’è sicuramente qualche No vax, e magari anche qualche complottista. Che spiegazioni si dà? E cosa cerca di dire a questo tipo di pazienti?

r: Non mi do spiegazioni, il loro mondo è variegato: c’è chi è ultra-convinto dell’inutilità del vaccino, ma soprattutto c’è chi HA PAURA del vaccino stesso. Sabato mattina scorso ho provato a convincere un imprenditore (che non è manco mio paziente) a venire a farsi il vaccino; non c’è stato nulla da fare, ma almeno ho avuto più fortuna con uno suo dipendente. In quel frangente, mi sono accorto che l’imprenditore stava visibilmente male per la paura. E la paura è un fatto viscerale. Ma prima o poi una soluzione bisognerà pur trovarla.

d: E’ un cane che si morde la coda. Come se ne esce?

r: Eh, come le dicevo, con l’immunità di gregge.

d: E quindi secondo lei Speranza e soci hanno fatto quel ragionamento di cui parlavamo prima?

r: Non posso sapere cosa ci sia nella testa di Speranza. Ripeto, è un ragionamento che mi sono fatto io: la libera circolazione delle persone ha permesso che circolasse anche il virus, proprio in virtù della sua minore capacità di fare danni (la maggior parte dei miei pazienti quest’anno è infatti rimasta a casa, senza neanche la necessità di attivare le Unità speciali).

d: Ovviamente, chiariamolo, nonostante questa sua ipotesi, il messaggio è sempre quello di utilizzare TUTTI gli strumenti di protezione e di precauzione.

r: Assolutamente sì, su questo non ci piove. Anche in casa, in presenza di soggetti positivi (che devono comunque restare separati in una stanza), va indossata la mascherina! E questo fin quando, proseguendo con le dosi booster, non arriveremo almeno al 90% dei soggetti vaccinati.

d: Le dosi booster sono dunque la chiave per raggiungere l’immunità di gregge.

r: Assolutamente sì, sono la chiave, soprattutto se si vuole evitare che i contagiati finiscano in ospedale.

d: Chiariamo ulteriormente: lei dice che, secondo un ragionamento prettamente matematico, la circolazione di questa particolare variante del virus (che fa meno danni) alla fin fine potrebbe portare all’immunità di gregge; ma dice anche che la chiave per ottenere sempre l’immunità di gregge è comunque la protezione individuale e il vaccino. Vuol spiegare questa che sembra una contraddizione in termini?

r: Partirei dalla mia esperienza personale. Ho fatto la prima dose di vaccino il 6 gennaio 2021, e tre giorni dopo ho preso il virus (e sono guarito); dopo sei mesi ho fatto la seconda dose, e dopo altri cinque mesi la terza. Nonostante tutto, indosso ancora la mascherina. Perché? Perché ciò che è certo oggi diventa incerto domani; la vaccinazione ci aiuta moltissimo, ma vediamo anche soggetti -che hanno fatto la dose booster- che contraggono comunque il virus. Cosa vuol dire tutto questo? Da un lato il vaccino tutela (il vaccinato che contrae il Covid poi non sviluppa la malattia), ma un conto è se si ammalano cento, un altro conto è se se ne ammalano diecimila: in quei diecimila possono esserci anche persone fragili e superfragili, che invece rischierebbero la vita.

d: Cosa raccomandare dunque al cittadino? Vaccinarsi e tutelarsi sempre...

r: Esatto. E NON abbassare mai la guardia. Anche perché non è da escludere che prima o poi esca fuori un’ulteriore variante, questa volta PIU’ patogena.

d: Non può entrare nella testa di Speranza, ma che giudizio ne dà come ministro?

r: Come medico di famiglia, il mio non può che essere un giudizio positivo. E non perché è un conterraneo. Posso inoltre testimoniare l’accoglienza entusiastica ricevuta al congresso nazionale del mio sindacato. Ha dovuto fronteggiare qualcosa che fino a qualche tempo fa era del tutto inimmaginabile, e aver saputo dare "una dritta" è un grosso risultato. Errori possono anche esserci stati, ma non è compito mio entrare nel merito. Mi viene da pensare che la "pecca" di Speranza è forse quella di appartenere a un partito troppo piccolo.

d: Il sistema sanitario regionale, dal canto suo, ha tenuto bene?

r: Nei primi mesi di pandemia riscontrammo difficoltà, se penso alla carenza dei presidi di protezione (era quello il periodo della polemica con l’assessore Leone a seguito di certe sue controverse dichiarazioni); la Fimmg nazionale fece una sottoscrizione di fondi, e io stesso girai la provincia a distribuire dalle sette alle dieci mascherine per ogni iscritto. Man mano poi la macchina è andata oliandosi e diciamo che, grosso modo, la cose sono rientrate (se si tengono fuori le problematiche riscontrate dal Dipartimento di Prevenzione, tra l’altro svuotato di personale, andato in pensione). Dal canto nostro abbiamo dato a Bardi la nostra disponibilità a gestire in Piattaforma il discorso delle guarigioni dei soggetti positivi.

d: Se potesse prendere Bardi sottobraccio, cosa gli direbbe?

r: Di “prendere in mano” il discorso della Sanità territoriale, perché se è vero che i nostri paesi si stanno svuotando, si sta svuotando anche la classe medica a supporto della nostra popolazione. Lei pensi che io per primo, a quasi sessantotto anni suonati, ho fatto la guardia medica a Vaglio, la sera della Vigilia e dell’Ultimo dell’anno. Non c’erano medici disponibili a garantire il servizio nel mio paese. C’è bisogno di una ristrutturazione del servizio sanitario regionale. Non si può pensare di creare dodici cattedrali nel deserto, e poi lasciare scoperto il piccolo paese, i cui abitanti hanno gli stessi diritti degli altri. So che Bardi ha a cuore questo problema, che però ha bisogno di un confronto serio e serrato, che non può essere solo stimolato dall’emergenza. Ci vogliono quotidianità e programmazione.

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Inserire nel Piano strategico regionale il Gender procurement per favorire l’effettiva parità di genere. Lo sollecita la Consigliera regionale di parità, Ivana Pipponzi.

“Si tratta di uno strumento che va oltre le azioni positive finalizzate alla mera promozione della parità di genere – spiega – perché è una misura che rende concreta la parità. Il Gender procurement’, infatti, assurge ad elemento di valutazione per l'affidamento degli appalti pubblici, in quanto consente di introdurre nei bandi premialità importanti per quelle aziende che avranno dimostrato di essere “sane” quanto ad attuazione di policy in favore del personale femminile”.

Già il 15 settembre scorso la Consigliera regionale di parità aveva inviato al presidente Bardi e alla giunta regionale una nota con la richiesta di adottare questo importante strumento alla luce dell’approvazione in itinere del Piano Strategico regionale, che stabilirà le direttrici per i futuri investimenti in infrastrutture e darà il via alla realizzazione di opere strategiche.

A livello europeo sono stringenti gli indirizzi per l’introduzione del Gender Responsive Pubblic Procurement, previsto dalla Agenda Onu 20/30 come leva dello sviluppo economico sostenibile, prevedendo una nuova responsabilità sociale rivolta alle imprese e al mondo del lavoro. Il Gender Procurement introdotto dalla Commissione Europea, poi, è stato inserito nel Pnrr nell’ambito dei cicli di programmazione, per favorire gli investimenti in parità. In riferimento agli appalti della pubblica amministrazione, anche quelli che saranno attivati con il Recovery fund, sono previsti punteggi che premiano le imprese che adottano l’uguaglianza di genere nelle retribuzioni, nelle carriere, nel management valutati sulla base di indicatori adeguati. E in ossequio ai dettami sovranazionali, inoltre, potranno essere individuati una serie di criteri che richiedano alle imprese partecipanti a gare di appalto concrete azioni a favore della parità in azienda, con specifici traguardi da raggiungere quanto ad equilibrio di genere nelle posizioni manageriali e di eliminazione del divario retributivo/salariale.

“Recuperando, dunque, i dettami del Piano europeo di ripresa economica - prosegue la Consigliera regionale di parità - auspico che la Basilicata, alla stregua di quanto fatto in altre Regioni d’Italia, ponga in essere un approccio innovativo alle politiche di programmazione, orientato al genere. L’obiettivo è quello di sviluppare una nuova responsabilità sociale sulla parità, una leva per favorire la partecipazione delle donne ai processi di sviluppo sostenibile e all’innovazione promuovendo la partecipazione al mercato del lavoro, sia nei settori produttivi ad alta concentrazione femminile che in quelli innovativi ed emergenti. Si garantirebbe, così, a tutti i cittadini, indipendentemente dal genere, la possibilità di ricevere servizi uguali, aumentando l’efficienza e la qualità dei servizi stessi e incoraggiando i fornitori a sviluppare e offrire servizi che siano coerenti con gli obiettivi della parità di genere”.

Attraverso il Gender Responsive Pubblic Procurement (Grpp) nelle procedure di gara per gli appalti pubblici si potrebbero introdurre criteri e misure specifiche. Con la previsione di “punteggi tabellari” nell’aggiudicazione della gara potrà essere possibile valutare la qualità della struttura organizzativa del personale coinvolto nell’esecuzione della prestazione oggetto dell’appalto. In presenza di offerte stimate come equivalenti, inoltre, si potrebbero introdurre criteri aggiuntivi che non siano strettamente connessi all’oggetto della prestazione, in particolare valutando positivamente l’assenza, negli ultimi tre anni, di verbali di conciliazione extragiudiziale e di sentenze passate in giudicato di condanna al reintegro nel posto di lavoro della lavoratrice licenziata per discriminazione di genere nonché la presenza di politiche aziendali che favoriscono la conciliazione vita-lavoro (es. la flessibilità oraria, il ricorso allo smart working, l’apertura di asili nido nell’ambito dell’azienda).

Sulla base di alcune esperienze già realizzate, si potranno individuare elementi premianti per le imprese che dimostrino di aver condotto periodicamente (con cadenza almeno annuale) un’analisi interna, in ottica di genere, orientata alla conciliazione vita-lavoro, o che abbiano attivato percorsi di formazione finalizzati a considerare “la diversità come valore” e a costituire team multidisciplinari ed equamente composti tra generi: Come anche ci potrebbe essere una premialità per quelle aziende che abbiano introdotto misure family friendly, quali i congedi obbligatori per i padri, il bonus gravidanza, l’estensione della durata del congedo obbligatorio.

“A questo riguardo potrebbe essere utile mutuare quanto già predisposto dalla vicina Puglia - conclude la Consigliera Pipponzi, - che ha calibrato tale mappatura nell’ambito dell’Agenda di Genere regionale. Secondo alcuni osservatori indipendenti, tra cui lo Svimez, il divario di genere è causa efficiente del sottosviluppo economico del Sud del Paese. Da qui la necessità di intervenire con un approccio innovativo, quale quello incentivato dal Gender Responsive Pubblic Procurement”.

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DI ANTONELLA SABIA

 

Dopo il nostro articolo del 6 novembre, in cui si riportavano diverse segnalazioni, relativamente alla pavimentazione divelta di via Mazzini che in più occasioni sembrano aver provocato delle cadute, nuove segnalazioni sono arrivate alla nostra redazione, perché a distanza di due mesi, i lavori che sarebbero dovuti partire a distanza di qualche giorno, non hanno avuto mai inizio.

L’assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Potenza, Giuseppe Pernice, ci aveva detto che “l’affidamento dei lavori era già stato completato e che nella settimana successiva il marciapiede sarebbe ritornato in stato di completa sicurezza”. Come dicevamo, però, a distanza di due mesi, abbiamo sentito nuovamente l’assessore che ha sottolineato che il rifacimentodei marciapiedi di via Mazzini rientra tra i lavori già affidati, nella più ampia opera di riqualificazione del tratto. “Chiediamo ai cittadini un po’ di pazienza, poiché i lavori potranno partire solamente con il miglioramento delle condizioni atmosferiche, poiché quelle attuali potrebbero comportare la rottura del cemento, così come nell’asfalto, sarebbe dunque inutile. Con il maltempo purtroppo non si può far nulla, qualsiasi lavoro sul manto stradale è legato a temperature più calde che permettono di trattare materiali come cemento e asfalto”, ci ha riferito.

A questo proposito, l’assessore Pernice ha voluto sottolineare inoltre, in aggiunta a quanto già detto sempre su queste pagine nella scorsa settimana sui lavori pubblici nel capoluogo, che per quanto riguarda i cinque progetti sul dissesto idrogeologico nella città di Potenza, “tutti hanno superato la prima fase di affido, attraverso un bando di gara per progetti di messa in sicurezza idrogeologica”.

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di Walter De Stradis

 

 

A quanto pare era un habitué della sezione Pd della Città Federiciana già da bambino. Avvocato, fresco di giuramento (ma lavora da tempo con studi legali a Melfi e a Roma, ove è impiegato anche come assistente universitario), il ventinovenne Marco Zampino è il segretario lucano dei Giovani Democratici.

d: Come giustifica la sua esistenza?

r: Dal punto di vista professionale, spero di essere un buon avvocato, che in Basilicata significa anche saper interpretare questa terra. Per quanto riguarda la sinistra giovanile, che ho l’onore di rappresentare, spero serva a rendere diffuso un concetto d’impegno per la nostra regione, che ne ha fortemente bisogno.

d: Lei è fresco avvocato (ma ha già avuto esperienza di tribunale, da praticante), tuttavia non le chiedo di fare l’avvocato del diavolo, bensì di limitarsi a commentare (da un punto di vista politico) l’assoluzione di Marcello Pittella. Soprattutto perché, probabilmente, la vicenda di “sanitopoli” ha portato (in percentuale) anche alla debacle del centrosinistra alle ultime regionali.

r: E’ un discorso che infatti interseca politica e giustizia. In Basilicata accade un fatto particolare: viene arrestato un presidente della Regione e questo conduce a una crisi politica, che a sua volta si trascina alla elezioni, che vedono il centrosinistra perdere (anche se non solo per quello). Oggi, dopo tre anni e mezzo (compreso un periodo di arresti domiciliari) si arriva a un’assoluzione che può e DEVE avere anche conseguenze politiche. Io credo infatti che il Pd ne esca rafforzato, non solo per la posizione personale di Marcello, che comunque è una risorsa di spessore su cui contare.

d: Lei ha detto che il Pd ha perso anche “per altri motivi”. Al di là delle questioni dibattute in aula, ritiene comunque che ci fosse un qualche “sistema Pd”, ciò che in molti hanno denunciato dal punto di vista politico?

r: Penso di no, e penso che sia sempre più comodo stare all’opposizione che al governo; è infatti un tema che vale per tutti e a tutti i livelli, quello della politica che poi si chiude nel palazzo. Non c’è dubbio che compito dei partiti sia proprio quello di portare la politica “amministrativa” fuori dal palazzo: l’assenza dunque di un partito strutturato e l’incapacità di leggere alcune dinamiche hanno portato a una sconfitta, nella quale molto peso ha avuto la vicenda giudiziaria di Pittella. Ma dire che c’era un “sistema Basilicata” è una cosa sbagliata… e abbiamo visto anche che quelli che erano all’opposizione, e che ora sono al governo, beh, non sembrano all’altezza del compito.

d: Lei è un giovane che aderisce anima e corpo a un partito che per alcuni è già “vecchio”, o perlomeno logorato da atavici conflitti.

r: Non è così. Il nostro è un partito che ha eletto un segretario regionale che ha la mia stessa età, con una presidente dell’assemblea regionale che ha iniziato proprio con i Giovani Democratici (e che quindi non è espressione di nessuna corrente), e con l’assemblea stessa che è a sua volta formata per il 30% da ragazzi. Il Pd sa rinnovarsi su una linea di coerenza che appartiene alla sua storia. La Pandemia oggi ci impone di ripensare i modelli di sviluppo e di traghettare quindi la Basilicata in un mondo nuovo. La sfida per la mia generazione è vivere in questa regione, ma anche TORNARE a viverci. E questo Pd –fatto sì di giovani, ma anche di esperienza- può avviare meglio di tutti questo percorso, anche a partire dalle prossime regionali.

d: Veniamo ad alcuni temi pratici. Lei è di Melfi, e questa intervista è stata un po’ in bilico perché ieri la Potenza-Melfi era bloccata causa neve. La vexata quaestio: come può puntualmente ripetersi questa situazione, anche a fronte di eventi prevedibili?

r: Conosco bene il tema, che ieri ha riguardato molto gli operai Stellantis e che più in generale riguarda la competitività territoriale, e il mantenimento dei livelli occupazionali. Ma quello dei collegamenti non è l’unico argomento, se pensiamo anche alla drammatica vicenda di Rossella Mastromartino, giovane operaia e madre, scomparsa attraversando una strada in prossimità di un agglomerato industriale. Con tutte le sfide che il futuro ci impone, noi non siamo nemmeno in grado di cambiare una lampadina su un attraversamento pedonale!!! Ecco, anche l’Europa in qualche modo oggi ci impone di risolvere tutta una variegata serie di questioni che qui da noi sono ancora aperte.

d: L’arrivo dei fondi europei e il Pnrr stanno creando un’“ansia da prestazione” nella classe politica?

Questi temi rappresentano una speranza, che non può essere mortificata da un’ansia da prestazione che magari spinge a usare quei soldi non per guardare alle prossime generazioni, ma solo alle prossime elezioni. Io spero che il Pd possa fare da sentinella.

d: Nella (bozza del) piano strategico regionale, secondo alcuni economisti (tra cui il nostro D’Agostino), non è stata data la giusta “dimensione” proprio a Stellantis.

r: E’ così, ma “fortunatamente” (perché qualcosa va rivista) vicissitudini interne alla maggioranza stanno facendo slittare l’approvazione del Piano. Stellantis racchiude in sé le contraddizioni di una regione che vede da una parte le esigenze del capitale, e dall’altra il grande contributo umano che si offre. Bypassare il tema significa sorvolare sullo sviluppo e su un argomento cruciale, ovvero la creazione e il perdurare di un polo industriale attrattivo (dal punto di vista delle infrastrutture, dei presidi sanitari e anche giudiziari), a prescindere se vi sia Stellantis (visti i suoi interessi in Francia) o meno. Se quel polo smette di essere valore aggiunto (vuoi per Stellantis, vuoi per Barilla o per chi altri), domani potremmo trovarci col dover affrontare un problema sociale, molto, ma molto grosso!

d: Lei ha fatto cenno alla questione circa la riapertura del tribunale di Melfi. Come spiegare a chi di dovere, oltre ogni ragionevole dubbio, che non si tratta di una mera rivendicazione campanilistica?

r: Melfi è anche Foggia, è anche Avellinese; si trova sulla direttrice Napoli-Bari che conduce al porto di Taranto, e anche in virtù della presenza del polo industriale è molto “appetibile” per le mafie. Non aver saputo rappresentare tutto ciò è sintomatico di un limite delle classi dirigenti in quella fase, che pur era quella “della spending review” a livello nazionale. Ma oggi si può dire che costa molto di più il trasferimento a Potenza, con tutte le spese accessorie. Facevo cenno alla questione industriale: un presidio di giustizia celere nel dare risposte sarebbe anche utile per le aziende che ne avessero bisogno nell’ambito di una qualche loro causa. Il tribunale sarebbe un valore aggiunto, utile a testimoniare la centralità nostra agli occhi del Capitale, anche in raffronto ad altre aree del Mezzogiorno.

d: A Melfi da poco si è insediato un nuovo sindaco, di centrodestra: Maglione; che giudizio può dare a questi primi mesi di governo?

r: E’ un po’ presto, ma potrei dirle che a mio avviso ha speso troppi soldi per le luminarie di Natale etc. (in un momento in cui forse c’era bisogno di altro); diamogli il beneficio del dubbio, ma attenzione perché il tempo passa e noi saremo un’opposizione vigile.

d: Mi dice invece in cosa ha fallito e in cosa ha eccelso il sistema sanitario regionale nella lotta al Covid?

r: La parola che mi viene i mente è “confusione”, totale. Noi si è più volte sollecitato affinché si riunisse più spesso la cabina di regia, si facessero più tamponi, si aprissero nuovi centri covid (almeno nella fase più acuta), per poter curare i paucisintomatici. Rispetto a questa confusione generale i comunicati sono però sempre trionfalistici: io penso che questa incapacità di programmazione (che va oltre la semplice emergenza pandemica) sia dovuta a una litigiosità strutturale della maggioranza, che dopo due anni e mezzo ancora non riesce a trovare il bandolo della matassa circa la composizione interna dei propri organigrammi.

d: La costringo però a dirmi un aspetto positivo, per “par condicio”.

r: (sorride). Guardi, ho difficoltà. Anche nel Piano strategico non mi sembra ci sia una sola proposta seria per capire verso quale sanità si vuole andare, se territoriale, ospedaliera… In generale, direi che questo governo regionale in due anni e mezzo non ha manifestato la volontà di programmare nulla, e questo per la mia generazione è un fatto gravissimo.

d: Eppure di giovani assessori e consiglieri ce ne sono.

r: Sì, ma poi i giovani spesso sono andati in “controtendenza”, penso alla legge Aliandro sulla spartizione del “plus” riveniente dalla gestione del petrolio, andando a distribuire questi soldi ai comuni interessati dalle estrazioni senza cercare di capire come li spendono. Confido in un cambio di rotta.

d: Confida anche nell’ormai famoso “rimpasto” in giunta?

r: …anche.

d: Magari Bardi aspetta che Cupparo annunci nuove dimissioni.

r: Ma siamo ormai al gossip, questa non è più politica. E’ vero che noi del centrosinistra siamo stati (e siamo) litigiosi, ma a questi livelli non siamo mai arrivati. Penso ai motivi per cui ci si dimette…o al perché si cambia casacca, che è davvero qualcosa di inascoltabile.

d: Se potesse prendere Bardi sottobraccio cosa gli direbbe?

r: Di occuparsi di questa generazione che se ne va dalla Basilicata, che senza di essa non ha futuro. Si potrebbe agevolarne il rientro, creare delle “zone economiche giovanili”, provare a anche a fare una sorta di censimento di tutti i fuori sede (cercando di capire perché hanno fatto questa scelta e cosa stanno facendo) per poi organizzare una grande conferenza programmatica dei ragazzi che sono andati via (a prescindere dell’appartenenza politica), mettendoli a servizio del governo del territorio, costruendo insieme delle progettualità (penso alla transizione energetica, per dirne una).

d: E invece, come avvocato, a quale storico processo avrebbe voluto partecipare come difensore?

r: Mmm, proprio a quello di Pittella, un processo svoltosi in terra lucana che ha portato a una sentenza storica in terra lucana.

d: Marcello Pittella potrebbe tornare a essere un papabile candidato governatore alle prossime regionali?

r: Non lo so, vedremo cosa deciderà il gruppo dirigente. Certamente lui è una figura di grande spessore e un patrimonio del Pd, che insieme ad altri può sicuramente concorrere a svolgere quell’incarico.

d: Il film, la canzone e il libro che la rappresentano?

r: Il film è “Ricomincio da Tre” di Troisi.

d: Mi dica allora tre cose da cui deve ripartire il Pd.

r: Dalla sua storia, dalla sua organizzazione e dalla sua lungimiranza (si veda ad esempio l’elezione a segretario regionale di un giovane). Per la canzone citerei “Una vita da mediano” di Ligabue (perché quello è un ruolo che mi piace ricoprire nella politica); per il libro consiglierei il pamphlet di Erasmo da Rotterdam, “Elogio della Follia”.

d: Fra cent’anni cosa vorrebbe fosse scritto sulla sua lapide?

r: “Un bravo avvocato e un bravo compagno”.

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