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di Walter De Stradis

 

La notizia non è da poco: a giugno finalmente riaprirà il Parco della Grancia e con esso il cine-spettacolo “La Storia Bandita”. Ci voleva. Ne abbiamo parlato con Nicola Manfredelli, presidente del Consorzio che gestisce la struttura, anch’egli un personaggio …“multimediale”.

d: Cito solo alcune delle cose presenti nel suo curriculum: già segretario della fondazione antiusura “Interesse Uomo”; già direttore del Gal Csr Marmo Melandro; già vice presidente della Camera di Commercio di Potenza; già presidente della CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) Basilicata; già consigliere provinciale, nonché candidato alla presidenza della Provincia di Potenza; attualmente è presidente del Consorzio Eccellenze Turistiche Italiane, che gestisce il Parco della Grancia; è presidente del movimento Lucania Viva, nonché promotore del Comitato Referendum Basilicata che si sta costituendo contro il DDL sull’Autonomia Differenziata. Giornalista, conduce da anni una rubrica su Radio Tour. Quanto ha ragione il saggio a dire che quando si vogliono fare troppe cose, si rischia di non farne bene nessuna?

r: (sorride) Il rischio c’è, certo. Pertanto, per scongiurarlo, sono uno che dorme poco e si applica anche di notte. E poi, tutto quello che ha detto, appartiene al campo delle esperienze maturate, che servono sempre, soprattutto quando ci sono di mezzo le questioni del proprio territorio.

d: Quale di quelle funzioni avrebbe potuto svolgere meglio?

r: Quale? Difficile. Sicuramente direi quella che devo ancora portare a termine, ovvero quella di presidente del Consorzio Eccellenze Turistiche Italiane. C’è tanto da fare ed è un ruolo difficile, che si interfaccia con tanti altri soggetti istituzionali e sociali.

d: Iniziamo dunque proprio dalla Grancia (di cui è stato tra gli ideatori). La notizia è che, finalmente, a inizio giugno si riparte.

r: C’è stato un lungo stop, dovuto sia alla Pandemia sia a questioni di ordine procedurale, inerenti i rapporti con i vari enti. C’era dunque la necessità di ripartire, rilanciando. Tant’è vero che abbiamo programmato una stagione lunga, con l’aggiunta di animazioni e attrazioni ulteriori. Si inizia il due e il tre di giugno, per arrivare a fine settembre: quattro mesi di programmazione e di rappresentazioni spettacolari, come mai avvenuto nel passato. Cogliendo inoltre le indicazioni e le strategie turistiche regionali, abbiamo pensato di aggiungere alcuni eventi nel corso dell’anno, a partire dal periodo natalizio, nel quale sperimenteremo “Il Bosco di Babbo Natale”.

d: E sarà possibile col freddo, nel bosco?

r: Sì, stiamo pensando a come risolvere dal punto di vista logistico; ma si tratta di iniziative che non sono disgiunte dalle nostre tradizioni, anzi, forse c’è una curiosità: sembra che la slitta di Babbo Natale abbia origini lucane, ideata da un nostro emigrato di Castelmezzano (di cognome faceva “Paterno”), che la “collaudò” proprio in un bosco, per far felici i nipoti.

d: Ma come è stato possibile che il primo, grande attrattore turistico della Basilicata sia stato fermo quattro anni? Par di capire che non è stata solo colpa della Pandemia…

r: E’ stato proprio a causa del fatto che si tratta del primo, grande attrattore, ma anche del più complesso (a suo tempo selezionato dall’Unione Europea come progetto pilota, proprio in virtù di questo). Non a caso si chiama “Parco Storico Rurale e Ambientale di Basilicata”. Ne consegue che lo sforzo organizzativo, non indifferente, richieda la compartecipazione di più soggetti. La fase iniziale è stata pubblico/privata, poi seguita da una fase gestionale prettamente pubblico/politica (con tutti gli annessi e connessi). Pertanto, dopo alcuni anni, si è reso necessario tornare (tramite bando pubblico) a una gestione più che altro privatistica. Gli oneri (anche economici), gli adempimenti, e le responsabilità sono impegnativi, e c’è voluto del tempo. Oggi, con uno sforzo un po’ di tutti, siamo nelle condizioni di poter ripartire, e agli enti pubblici diciamo questo: vogliamo -né più né meno- le stesse attenzioni riservate, nelle altre regioni, alle iniziative di interesse collettivo.

d: Che nel pratico si traduce?

r: Trattandosi di turisti e di visitatori (quindi di un interesse generale), quel che si chiede è un supporto nella messa in sicurezza dell’area, nella realizzazione dei lavori straordinari (abbiamo chiesto a Regione e Comune l’autorizzazione a intervenire con urgenza)…

d: Quindi si tratta più che altro di snellire alcune procedure burocratiche. Però è sicuro che si partirà. Giusto…?

r: Sì, questo sì.

d: E chi lo spettacolo lo ha visto già, ci troverà qualcosa di nuovo?

r: Il format dello spettacolo è quello e bisogna rispettarlo per contratto, ma nulla vieta di introdurre quei piccoli accorgimenti che possono migliorare una cosa di per sé già gradevolissima. In diciotto anni, infatti, ci sono stati oltre mezzo milione di spettatori paganti.

d: E quei soldi dove sono andati?

r: Nei costi che le gestioni precedenti hanno dovuto sopportare (e, secondo le notizie in nostro possesso, pare che si siano prodotte anche delle diseconomie). Bisogna tuttavia tener presente che quello è uno spettacolo molto oneroso, che si avvale di tecnologie costosissime!

d: E non temete anche voi di rimetterci?

r: E certo. Per questo stiamo cercando di muoverci con grande oculatezza, e soprattutto di puntare su nuovi segmenti di turisti, che possano arrivare in Grancia in un arco di tempo allungato. In questi anni il turismo è stato più che altro lucano e di vicinanza (pugliese, in particolare). Adesso, grazie alle collaborazioni realizzate, contiamo di intercettare anche quei flussi turistici che un tempo, dopo aver visitato Matera, se ne tornavano indietro.

d: Recentemente avete fatto un primo “casting” per le comparse…ma si tratta di gente pagata? E quali sono le ricadute lavorative del Parco?

r: Il grande riscontro di partecipazione ottenuto da questo primo casting, ci fa capire che la componente di passione e di protagonismo sociale (in quella che è comunque una manifestazione di teatro popolare), continua a essere molto presente. Ma ciò non comporta che chi è impegnato per un lungo periodo come comparsa, non debba perlomeno ricevere il rimborso delle spese sostenute. In generale, riconoscere le professionalità per noi è fondamentale, se pensiamo già agli effetti speciali…

d: Quante persone lavorano in totale?

r: Considerando l’indotto e le varie attività, circa cento persone, tutte locali. Un aspetto importante l’abbiamo verificato proprio negli anni di chiusura, ovvero la mole dell’indotto che genera nella parte economica della ricettività (alberghi, ristoranti, agriturismi).

d: Quindi siamo messi bene da quel punto di vista, cioè, un turista che viene e vuole rimanerci, trova tutto il necessario…

r: …siamo messi bene, negli ultimi anni si è cresciuti, ma bisogna migliorare ancora, mediante un’offerta “di rete” (che appunto eviti al turista di dover fare “ricerche”, bensì di trovare tutto già pronto).

d: Il fatto che lo spettacolo abbia a che fare col Brigantaggio, è connesso alla sua personale attività politica “meridionalistica”? E cos’è questa “Carta di Venosa”?

r: Sì, certo. La Carta di Venosa è la volontà di riportare nell’agenda politico-istituzionale un tema scomparso: la Questione Meridionale. Una scomparsa che ha provocato un arretramento della nostra situazione: la Basilicata non si è mai trovata sull’orlo del burrone come adesso. Ce lo dicono tutti gli indicatori; quello più terribile riguarda l’indice demografico: da qui ad alcuni decenni saremo poco più di trecentomila abitanti. La metà di adesso.

d: I briganti divennero emigranti, ma dopo gli emigranti cosa c’è?

r: Il rischio estinzione. Che si salda con le preoccupazioni esagerate destate dagli appetiti che ci sono intorno alle risorse della Basilicata. Preoccupazioni fortemente acuite da questo provvedimento scellerato, l’Autonomia Differenziata. Per questo, abbiamo pensato di ricorrere –cosa mai fatta in Basilicata- allo strumento del referendum consultivo, partendo quindi dal basso, dalla gente, e non dall’alto. Perché proprio la Regione Basilicata ha assunto un’adesione al disegno di legge, leghista, di Calderoli.

d: Un’adesione acritica o consapevole?

r: Non sappiamo. Non sappiamo quanto per superficialità e quanto per tatticismo politico (che sarebbe anche più grave). L’iniziativa del Referendum nasce proprio con lo scopo di richiamare l’attenzione della gente, perché, parliamoci chiaro, questi temi sono ostici…

d: … e il cittadino medio può pure pensare che siano distanti da lui. Quale sarebbe invece una conseguenza, pratica, concreta, da esorcizzare?

r: Sarebbero ancora minori i servizi, ancora maggiori le discriminazioni, nel campo delle infrastrutture, dell’istruzione, della sanità. Il Veneto ha opzionato circa un quarto dell’intero gettito fiscale nazionale: è chiaro che avrà le risorse per pagare meglio gli insegnanti e per spostare dal Sud al Nord personale qualificato. E sappiamo tutti quanto ci costa un laureato: dai 250mila ai 500mila euro, che noi “regaleremo”, in termini di competenza e di qualità, al Nord. Pensiamo inoltre al cosiddetto “hub energetico”: una risorsa per i servizi che servono al Nord, ma che il Nord stesso pretende che sia allocata a Sud, a gratis. Si tratta dunque di difendere la nostra possibilità di continuare a esistere, facendo rispettare anche le risorse che abbiamo.

d: Se potesse prendere Bardi sottobraccio, cosa gli direbbe, magari in dialetto?

r: “Parla con noi. Sei di Filiano, conosci il nostro dialetto, e dunque ascolta di meno Calderoli e Zaia che parlano in veneto. Che oltretutto non si capisce neanche”.

 

 

 

 

 

7d586abe-22a2-4b99-b22f-a10b1d17df41.jpgIn un incontro in Regione Basilicata la Compagnia ha presentato gli approfondimenti annunciati nell’ultimo tavolo tecnico con i sindaci della concessione Gorgoglione

TotalEnergies EP Italia conferma che il progetto del Centro Eccellenza Droni a Stigliano si farà. L’annuncio è stato dato ieri dal direttore Affari istituzionali, Relazioni esterne e CSR della Compagnia, Stefano Scisciolo, insieme all’assessore regionale alle Attività produttive, Alessandro Galella, in occasione dell’incontro convocato nella Sala Inguscio della Regione Basilicata.

All’incontro, al quale hanno preso parte anche le amministrazioni locali e i rappresentanti del mondo istituzionale, imprenditoriale e sindacale, TotalEnergies EP Italia ha presentato lo stato di avanzamento del progetto e gli approfondimenti annunciati nell’ultimo tavolo tecnico con i 13 sindaci della concessione Gorgoglione.

A valle dell’approvazione della giunta regionale avvenuta nel secondo semestre 2021, la Compagnia ha avviato il processo di sviluppo del progetto. In particolare, il processo amministrativo volto ad assicurare la disponibilità delle aree interessate nel comune di Stigliano e la selezione del partner industriale attraverso una richiesta internazionale di manifestazione d’interesse; nello specifico, sarà un’impresa italiana a occuparsi del processo di industrializzazione delle linee di assemblaggio e fabbricazione locale dei componenti. Allo stesso partner è stata affidata la produzione di un primo lotto di quattro droni prototipo (di cui due già realizzati) per lo sviluppo delle interfacce di pilotaggio automatico e di trasferimento dati. Infine, nel corso del 2022 si è avviato il processo di affidamento competitivo per la costruzione e il collaudo del CED.

Alla luce di un contesto di mercato radicalmente e repentinamente cambiato, la Compagnia, a partire dall’ultimo trimestre 2022, ha rimodulato il progetto nell’ottica della sostenibilità dell’investimento, individuando diverse e nuove applicazioni dei droni che consentiranno di cogliere nuove opportunità nel mercato italiano e in quello estero.

I droni progettati e prodotti nel CED saranno utilizzati nell’ambito dei settori energy, ambiente e dell’agricoltura di precisione, in attività ispettive al servizio delle infrastrutture idriche e civili, per la sorveglianza delle realtà industriali, nel monitoraggio della qualità dell’aria e nel trasporto rapido di materiali sanitari.

La sostenibilità economica dell’investimento deriverà in modo significativo, oltre che dalla produzione dei droni, anche dalle attività di controllo e raccolta dati svolte attraverso servizi erogati dal personale CED in favore di clienti industriali in Italia e all’estero.

Il progetto del Centro di Eccellenza Droni offrirà nuova occupazione altamente qualificata di profilo tecnico, ingegneristico e specialistico.

“Si tratta di un’iniziativa mirabile che punta a creare un ecosistema unico nel panorama mondiale e opportunità occupazionali in un settore in grande espansione - afferma l’assessore allo sviluppo economico, lavoro e servizi alla comunità Alessandro Galella.

Ringrazio TotalEnergies EP, per la grande opportunità che vedrà coinvolto il comune di Stigliano e complessivamente i paesi della concessione Gorgoglione. Un progetto che risponde alla politica di riqualificazione, tutela e salvaguardia del territorio lucano, attraverso tecnologie di altissimo livello”.

“La decisione comunicata al tavolo di concertazione - afferma il direttore Affari Istituzionali, Relazioni Esterne e CSR di TotalEnergies EP Italia, Stefano Scisciolo - è frutto di un approfondito lavoro di analisi tecnico-economica condotto dalla Compagnia con senso di responsabilità nei confronti delle risorse finanziarie impiegate e delle comunità coinvolte. È con viva soddisfazione che proseguiamo le attività di sviluppo del CED, certi di offrire una grande opportunità per quest’area e per tutta la Basilicata; in tal senso, le competenze necessarie al progetto saranno sviluppate attraverso percorsi formativi volti a creare figure professionali ad hoc, con il coinvolgimento del mondo universitario”.

 

 

 

 

 

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di Walter De Stradis

 

 

L’avvocato rionerese Antonio Zottarelli, fresco cinquantenne (febbraio scorso), è il Presidente dell’Ardsu (Azienda Regionale per il Diritto allo Studio Universitario) della Basilicata. Poco prima dell’intervista, finito di parcheggiare, grazie al colpo d’occhio di un amico, ha ritrovato un paio di occhiali a cui teneva molto, e che da tempo si erano persi in qualche dispettoso anfratto della sua auto. «Quello con Controsenso -afferma- evidentemente è un incontro fortunato».  

d: Presidente, dall’Ardsu ci sono passati in molti, brevemente però tracciamone lo stesso un identikit.

r: L’Ardsu è un ente sub-regionale, e dunque sostanzialmente è la Regione a contribuire a realizzare gli obiettivi che l’Azienda si propone, annualmente, in favore degli studenti. Siamo ben presenti sul territorio lucano già dal 1997, e la “mission” è precisa: favorire l’accesso alle università nel territorio lucano.

d: “Le” università?

r: Sì, oltre all'Unibas, c’è il Conservatorio, così come strutture convenzionate come la Cattolica (con molti corsi in materia di formazione sanitaria)… insomma, gli istituti di rilevanza nazionale presenti sul territorio. Lo scopo è quello di rimuovere gli ostacoli socio-economici che possono incontrare i ragazzi nell’accesso e nell’esercizio del diritto allo studio universitario. Ne consegue, che per quanto riguarda i contributi economici (borse di studio), non ci rivolgiamo alla totalità degli studenti, ma ci basiamo –tramite bandi- su due requisiti fondamentali: il merito e il reddito; si presta insomma particolare attenzione alle famiglie economicamente più svantaggiate. E’ l’incarnazione di un dettato Costituzionale.

d: Dare a tutti le stesse possibilità di ottenere il grado di studio più elevato.

r: Oltre ai contributi economici ci sono gli altri servizi, di eguale importanza, relativi al vitto e all’alloggio. Sempre attraverso un bando, ogni anno vengono assegnati gli alloggi universitari: l’Ardsu in totale dispone di settanta posti alloggio.

d: Che sarebbero posti letto. Su Potenza e Matera…?

r: No, al momento solo su Potenza. Però posso anticiparle che dal prossimo anno accademico (2023-2024) i posti alloggio saranno superiori a cento, il tutto grazie ai fondi del Pnrr, e dunque all’intervento della Regione e al prezioso lavoro del nostro personale; anzi, mi sia consentito fare un plauso allo loro abnegazione; in particolare ringrazio il direttore generale, la dottoressa Rosanna Gruosso, una vera “battagliera delle istituzioni”. Tornando alla situazione di Matera, da quando sono in carica (novembre 2019), c’è l’impegno a “reperire” i posti alloggio: al momento non ci sono, non certo per volontà della Regione (sempre attiva su questo fronte), bensì per la propensione degli operatori locali del settore, più interessati al turismo che ai nostri bandi (negli anni ne sono stati pubblicati già tre).

d: Domanda: a Matera non ci sono edifici di proprietà della Regione, o di qualche altro ente pubblico, destinabili allo scopo?

r: In effetti sì. Grazie all’impegno profuso dal governatore, di concerto con l’assessore alle infrastrutture, la Regione si è resa stazione appaltante di un importante progetto di recupero di una parte dell’ex ospedale Sant’Anna, da destinare appunto a residenza universitaria. Ovviamente ci vorranno dei tempi tecnici, ma ritengo che già entro fine mese ripartirà l’appalto pubblico per il completamento della prevista struttura. Pertanto, in un prossimo futuro, ci saranno gli alloggi anche a Matera.

d: Dicevamo poi del servizio mensa.

r: Sì, è ben presente sia a Potenza sia a Matera. Mediamente ne usufruiscono circa mille studenti al giorno.

d: A prezzi agevolati.

r: Sì, ma ovviamente si tiene molto conto della fascia di reddito. Grazie ai trasferimenti annuali della Regione (che ci consentono di fare azioni mirate a vantaggio del corpo degli studenti), da maggio/giugno 2022 garantiamo un ulteriore servizio, addirittura il catering, per gli studenti del Conservatorio di Potenza. La loro sede è molto distante dalla mensa di Macchia Romana, ragion per cui –dando seguito a una precisa richiesta della rappresentanza studentesca- garantiamo il pasto, “a domicilio”, presso il Conservatorio stesso. Particolare non di secondo piano è che i pasti di cui usufruiscono gli studenti si rifanno molto, per quanto possibile, alla tradizione lucana.

d: Da come parla, mi pare di capire che la sinergia con il presidente Bardi e il governo regionale è totale, o magari, invece, ha comunque qualcosa da chiedere alla Regione?

r: La Regione è sempre stata molto attenta alle esigenze degli studenti. L’Ardsu vive di finanza derivata (i trasferimenti dall’ente regionale), e posso dire che la Regione Basilicata, tramite l’Ardsu, riesce a erogare il 100% delle borse di studio, e cioè a TUTTI gli studenti che si collocano in posizione idonea in graduatoria.

d: Non ci sono ritardi o…?

r: Qualche ritardo ci può pure essere, ma il dato statistico importante è questo:la Regione Basilicata è una delle poche, in Italia, a potersi appuntare il merito di pagare TUTTE le borse di studio, a coloro che ne hanno merito.

d: altre regioni non riescono a pagarle tutte?

r: No, perché evidentemente non hanno fondi. Per il resto, è chiaro che si può fare sempre di più e meglio. Ma anche questo è nei programmi.

d: Ritiene di avere un numero di dipendenti adeguato?

r: Oggi sì. L’Ardsu, nata nel 1997, ha sempre avuto una atavica carenza di personale, avvalendosi perlopiù di impiegati comandati dalla Regione o di precari (Co.co.co. etc.). Oggi invece, grazie ai citati trasferimenti regionali, l’Ardsu ha una capacità finanziaria che ha consentito di stabilizzare il personale nel dicembre 2020, sulla scorta della legge Madia. E’ un obiettivo di non poco conto.

d: Quanti sono i dipendenti?

r: Quattro.

d: E riuscite a fare tutto?

r: Sì, e per questo debbo ringraziarli, perché riescono ad assolvere, quotidianamente, a tutti i bisogni degli studenti.

d: Le è di Rionero, ma lavora qui a Potenza. E’ dunque a conoscenza della polemica sullo “svuotamento” del nostro centro storico, causato anche dal dislocamento di molti uffici pubblici; sa dunque che molti additano anche l’assenza dell’Università nella parte vecchia della città. Anche una sua decisione è stata oggetto di polemiche in questo senso: quella di aver spostato la storica e centrale sede dell’Ardsu di Corso Umberto, nel più periferico rione Francioso (nei pressi dell’Università). Viepiù, molti opinionisti ritengono che proprio gli studenti fuorisede possano rivelarsi una “soluzione” contro la desertificazione del Centro.  

r: Sì, nei prossimi mesi realizzeremo il trasferimento della nostra sede. Guardi, la nostra “mission” è garantire i servizi a tutti gli studenti, e garantire i contributi economici agli studenti più meritevoli ed economicamente più svantaggiati. Ne consegue che destinatari dei servizi dell’Ardsu sono solo e soltanto gli studenti stessi. Lo scopo è dunque quello di concepire un'istituzione il più possibile “di prossimità”, e quindi ha maggiore senso individuarla laddove gli studenti si recano giornalmente. Lei obietterà che a Macchia Romana, invece, una vera e propria sede Ardsu non c’è: ma posso dirle che è comunque presente un nostro front-office, gestito da una persona preparatissima, Antonio Luongo, che attende a tutte le istanze sottopostegli dal corpo studentesco. E mi lasci dire che l’Ardsu ha comunque puntato a valorizzare il centro storico di Potenza: una delle nostre residenze universitarie è infatti ubicata lì nei pressi, in via Via della Pineta; attualmente ospita venti studenti, ma -come accennavo- grazie ai fondi Pnrr, dal prossimo anno accademico saranno in totale sessantuno.

d: Ma lei che tipo di studente universitario è stato? In sede, fuorisede, pendolare?

r: Ho studiato giurisprudenza a Foggia (sede distaccata di Bari) e ho fatto il pendolare. Tutte le mattine mi alzavo alle sette e tornavo a casa la sera tardi. Non è un caso se, a seconda delle fasce in cui rientrano gli studenti (in sede, pendolari e fuorisede), il nostro contributo delle borse di studio varia di conseguenza.

d: capita di incontrare gli studenti, anche informalmente? Quali sono le richieste più frequenti?

r: Io presiedo anche il Comitato paritetico di amministrazione Ardsu, che include una rappresentanza studentesca (oltre che dell’Università stessa). E vorrei ringraziare Aurelia Sole, già magnifica Rettrice, sempre attenta alle esigenze dei ragazzi, nonchè la prorettrice Paola D'Antonio, particolarmente attenta alle esigenze degli studenti disabili.    

d: Ma non le è capitato di recepire istanze dagli studenti – al di là dei servizi Ardsu- magari –chessò- a proposito dei collegamenti in e con la Basilicata...?

r: Certamente alcuni servizi vanno implementati, in primis quello del trasporto, ma ci sono delle azioni messe in campo, che la Regione credo metterà in atto nel minore tempo possibile. Ma io insisto nel dire che, per quanto riguarda l’Ardsu, i servizi sul territorio ci sono e ci sono tutti, e possono ben incentivare un giovane di fuori a iscriversi presso le nostre università.

d: Nello specifico del vostro lavoro, la Facoltà di medicina ha comportato qualche cambiamento?

r: Marginalmente, in quanto gli iscritti (una sessantina) sono a numero chiuso, e non influiscono molto sulla nostra azione complessiva.

d: C’è una domanda che non le ho fatto? Altrimenti passo a quelle conclusive…

r: Faccia pure quelle conclusive (sorride).

d: C’è un libro, una canzone o un film che la rappresenta?

r: Mi piacciono molto i libri “legal thriller”, tipo quelli di Ken Follett. Per quanto riguarda i film, mi piacciono quelli con Totò o i fratelli De Filippo.

d: Mettiamo che fra cent’anni scoprano una targa a suo nome alla sede Ardsu, cosa le piacerebbe ci fosse scritto?

r: Il presidente Zottarelli ha cercato, per quanto di sua competenza, di contribuire in modo significativo a raggiungere gli obiettivi posti dall’Ardsu a favore degli studenti».

 

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di Walter De Stradis

 

 

 

Alto, occhialuto, e dai modi affabili, il sessantunenne Angelo Lovallo, potentino verace, è da pochi giorni il nuovo Presidente, per la provincia di Potenza, di Confcommercio - Imprese per l’Italia, eletto per acclamazione.

d - Come giustifica la sua esistenza?

r - Sono in Confcommercio da un bel po’, avendo anche fatto il vice presidente, per una decina d’anni, col mio predecessore, De Mare. Pertanto, diciamo che è stato quasi “automatico” continuare, anzi, direi che la mia candidatura è partita con un’esigenza, quella di proseguire l’opera di ri-organizzazione avviata nella fase finale della consiliatura precedente.

d - Come tutti i membri del direttivo lei ha una attività sua, che in questo caso è quella di agente di commercio, nel settore edilizia, che vive un momento molto particolare.

r - Già, dovuto a questo blocco del superbonus 110%, a mio avviso preso troppo alla leggera.

d - Da parte di chi?

r - Da chi ha deciso di chiuderlo senza stare troppo lì a pensarci. Negli ultimi due anni il PIL è salito del 5-6%: col momento di crisi attuale, ottenere questo tipo di crescita è piuttosto difficile. Pertanto il “110” andava forse rivisto, sì, ma non bloccato. Occorreva, insomma dare tempo di capire.

d - Lei è al vertice di Confcommercio da poco, ma cosa crede che gli associati si aspettino dalla sua presidenza?

r - Per tutta una serie di vicissitudini, che sarebbe complicato elencare qui, diciamo che Confcommercio –pur essendo riuscita a stare in tutti i tavoli delle trattative (regionali, provinciali etc.)- era stata un tantino limitata nelle sue attività, con la sede chiusa per un lungo periodo. Oggi abbiamo finalmente una sede aperta (presso Palazzo Franco, all’uscita di Bucaletto), con un funzionario che finalmente abbiamo potuto mettervi, e finalmente possiamo ricominciare a parlare di servizi ai soci. Una delle prime iniziative è quella di rifondare le “sottoassociazioni” di categoria (di cui Confcommercio è un po’ “il cappello”), quali Federalberghi (ricostituitasi soltanto a novembre), Federmoda, Fipe, Federauto...

d - “Ricominciamo” è dunque il “refrain” principale.

r - Esatto. Nella realtà è così. Il riavvio delle attività sarà importante anche e soprattutto per la provincia, in quanto finora ci si era occupati soprattutto del Capoluogo. L’attività era stata eseguita quasi esclusivamente dal presidente e dalla giunta: eravamo in quattro/cinque persone, e più di tanto non si poteva fare.

d - Proprio la Confcommercio ha diffuso quei dati che hanno fatto scalpore: negli ultimi dieci anni, ben ottantaquattro esercizi commerciali hanno chiuso nel centro storico di Potenza. Che idea si è fatto delle cause?

r - Credo che le cause vadano cercate un po’ negli anni: aver dato la possibilità di “delocalizzare” i negozi, specie in via del Gallitello, ha influito molto. I commercianti, come sa, operano la scelta più comoda e conveniente, e l’assenza di parcheggi in Centro è un problema non di ieri, bensì dell’altro ieri.

d - Quindi, la politica, innanzitutto.

r - Sì, ma anche il fatto che si sono spostati tutti gli uffici pubblici, a partire dall’esigenza pratica venutasi a creare col terremoto dell’Ottanta; ma a tutto ciò, però, poi non è seguita la politica di riportarli in Centro.

d - Però i residenti di zone come il Gallitello potrebbero obiettare: “ma perché il Sindaco, o chi per lui, dovrebbe “salvare” il Centro a nostro discapito?”. E’ un po’ come nel caso degli scongiuri di Trapattoni con l’acqua santa per far vincere l’Italia ai Mondiali (il punto è: “perché mai Dio dovrebbe far vincere noi e far perdere la Germania?”).

r - (Sorride) Io sono un agente di commercio e ho avuto la fortuna di girare. Il Centro di una città è la prima cosa che uno vuole visitare e a cui uno pensa, perché è un bene comune, il bigliettino da visita di una comunità, e allora io dico: forse, non lo abbiamo curato abbastanza.

d - Nelle interviste e nei pareri raccolti è emersa anche una critica ai commercianti del posto, che non sempre sarebbero competitivi…

r - …ma infatti quando io dico “non lo abbiamo curato”, intendo un po’ tutti.

d - Si è parlato anche di locatari che chiedono canoni di affitto esorbitanti e poco realistici (vista la situazione); e il ragionier Fusco, decano dei commercialisti, lamentava la troppo breve vita del Consorzio del centro storico, che a sua volta paleserebbe una certa qual difficoltà nel mettere insieme i commercianti stessi…

r - …è un po’ un problema, atavico, da Roma a scendere in giù. Insomma, la parola “collaborazione” ancora non riusciamo a metterla in pratica. I problemi di base sono spesso comuni, ma ognuno va per la propria strada. Di conseguenza, a mio avviso, i commercianti si parlano poco tra di loro. Ed è un errore, perché le problematiche sono le stesse, e se va bene a uno, va bene anche agli altri. In aggiunta, ci sono gli abitanti del Centro che sono andati a vivere lì perché volevano un posto tranquillo, e quindi non tollerano un certo tipo di cose: ne consegue che ci sono esigenze diverse da connettere. E’ inutile, ad esempio, che i commercianti facciano cento richieste diverse (che non verranno mai esaudite), ma è forse il caso di puntare su una, due o tre. Posso dirle che quando l’anno scorso facemmo l’iniziativa “Moda e Sapori”, beh, non è stato facile mettere insieme un certo numero di espositori (può immaginare i vari “se c’è lui è inutile che venga io” etc.). Francamente mi aspettavo un atteggiamento diverso: se c’è un certo tipo di evento, mi aspetto che gli attori interessati lo facciano proprio, e non che se lo attendano “calare dall’alto”.

d - Voi avete già approntato un protocollo sul centro storico.

r - Proprio nell’occasione di “Moda e Sapori”, abbiamo avuto di interloquire con Regione, Comune, Camera di Commercio, tutti intorno a un tavolo, per cominciare ad affrontare le problematiche. Il protocollo d’intesa già stilato è solo un primo passo, quello di creare un impegno nelle istituzioni (e in chiunque vorrà entrarci).

d - Una specie di mozione.

r - Esatto. Bisogna definire un percorso. Dal canto nostro abbiamo già una serie di studi che la Confcommercio sta mettendo in campo a livello nazionale, e quindi abbiamo già l’Ok per far venire qui degli specialisti che hanno già affrontato problematiche come le nostre. Le loro soluzioni inizialmente saranno di carattere generale, ma poi dovranno essere calate sul nostro territorio.

d - Questione di visioni dunque. Qual è la sua, personale, a proposito de centro storico di Potenza? Come lo immagina/vorrebbe in un prossimo futuro?

r - In effetti una mia visione ce l’ho. Il Capoluogo si deve “allargare” a tutto il comprensorio, quantomeno. A parte Avigliano, collegato con una ferrovia, gli altri paesini non dispongono –che so- di un pullman per far sì che i giovani vengano a farsi una pizza e poi ritornare. Già solo questo…Pensi che Potenza e Picerno fanno entrambe la serie C, ma mi chiedo: è stata mai organizzata una giornata per far incontrare le due tifoserie? E’ stato mai invitato al Viviani il sindaco di Picerno, per vedere la partita insieme a quello di Potenza? Fanno una bella iniziativa ad Avigliano? Ma perché non farla venire in Città? Se a Pignola fanno la settimana “blues”, perché non organizzarla insieme? Prenda i “quadri plastici” aviglianesi: sono andati fino a Londra! ...ma, dico, non si potrebbe portarne il vincitore, per una serata, qui a Potenza? Specie se consideriamo che i 50% degli abitanti del Capoluogo hanno origini aviglianesi…? Insomma, oggi bisogna ricreare la vicinanza tra questi comuni. Questa cosa si è un po’ persa.

d - Alla fine la ricetta è “parlarsi”.

r - Se facciamo campanilismo col paese dappresso, figuriamoci con quello a cento chilometri!

d - Se potesse prendere Bardi sottobraccio, cosa gli direbbe?

r - Beh, innanzitutto lui ha origini lucane e…insomma, il discorso è sempre quello, ci vuole collaborazione. Da soli non si va da nessuna parte. Non è possibile che Melfi parli del suo castello senza citare quello di Lagopesole: sono entrambi federiciani. Visto che tra loro non riescono, ci vuole una regia, e credo che la Regione dovrebbe avere questo “coraggio”, quello di IMPORRE una strategia ai sindaci. In questo caso, una cosa “calata dall’alto” può essere la soluzione. Se pensa al Covid, beh, una soluzione la si è trovata perché è intervenuta TUTTA l’Europa, si è fatto un discorso univoco; ma qui, in un piccolo territorio dove basterebbe un fischio, non riusciamo a metterci attorno a un tavolo, come facciamo oggi io e lei! Qui siamo abituati a lamentarci (perché è nella natura umana), ma senza proporre soluzioni. Confcommercio è proprio questo: da noi non aspettatevi i forconi in piazza, ma una proposta, condivisa.

d - Il film che la rappresenta?

r - E’ questione di momenti. Adesso servirebbe un film un po’ “forte”, magari “Il Gladiatore”, perché sento che sto affrontando una sfida impegnativa.

d - Nell’arena dei gladiatori, oggi, quali sono “i leoni” più pericolosi?

r - Il problema è sempre il metodo: siamo bravi a lamentarci e, a volte, a crearci anche tutto il castello, cioè a ingigantire.

d - Insomma, questo leone (simbolo di Potenza, tra l’altro), più che ruggire, si lamenta.

r - Il lamento viene coltivato e diventa anche contagioso. E il periodo della Pandemia ha anche un po’ incattivito la gente, aumentando la diffidenza, altra cosa che dobbiamo smussare.

d - La canzone?

r - Sicuramente “Si può dare di più”.

d - Il libro?

r - Direi quelli di avventura, tipo Tolkien, ma solo perché li collezionano i miei figli e io li ho sfogliati un po’. Non leggo molto, in verità.

d - Fra cent’anni cosa vorrebbe fosse scritto in una eventuale targa a lei dedicata alla Confcommercio?

r - Mah, francamente…magari «Per l’impegno e la dedizione»? Penso che basterebbe.

 

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di Antonella Sabia

 

 

 

 

È presidente dell’ARCAT BASILICATA (Associazione Regionale dei Club Alcologici Territoriali) dal 2014, dopo l’esperienza a livello provinciale a Matera. Umberto Miriello ci ha raccontato qualcosa di più sull'associazione, toccando anche pezzi di vita ed esperienze personali legate all'alcol e altre devianze.

d: Di che cosa si occupa l’associazione sul territorio?

r: Stiamo parlando di un insieme di club sparsi su tutto il territorio regionale, circa 27 in Basilicata, ognuno dei quali costituito da un Servitore Insegnante e massimo 12 famiglie. I club sono delle autentiche comunità che si incontrano una volta a settimana per qualche ora, fanno capo all’AICAT (Associazione Italiana dei Club Alcologici Territoriali) e al WACAT (Associazione Mondiale dei CAT), nati da un'idea del professor Vladimir Hudolin, neurologo, psichiatra e docente universitario jugoslavo esperto mondiale sui problemi alcol-correlati. Hudolin parlava dell’alcolismo non come una malattia bensì un comportamento, uno stile di vita, introducendo i principi della terapia familiare sistemica.

d: Come sono composti questi club? Chi può aderire?

r: Fino a qualche tempo fa, si potevano avere 10 famiglie con problemi di alcol e due con altre complessità, come la dipendenza dal gioco d’azzardo, droga ecc. Oggi invece i club sono aperti a tutti, anche a persone sole che possono venire accompagnate, creando di fatto una famiglia solidale, per mettersi in gioco, dare supporto a chi ha più bisogno, ma anche creare nuove relazioni. Nei nostri club non si viene solo per smettere di bere, ma in generale per migliorare la qualità della vita.

Visto che in pochi ne parlano, ho iniziato anche a trattare il tema dei nostri ragazzi, spesso giovanissimi e già schiavi della cocaina, che negli ultimi tempi è diventata di uso frequente, poiché tra le meno costose: la “neve bianca” ha preso il sopravvento, un po’ come successe negli anni '90 con l’eroina, ed è bene porre una grande attenzione su questo fenomeno.

d: Si sente spesso parlare di giovani e giovanissimi, maschi e femmine, ubriachi fino a stare male. C'è qualche fattore scatenante che li induce a lasciarsi andare e perdere il controllo?

r: Non sempre c’è un perché, e nemmeno c’è una predisposizione. Posso parlare della mia esperienza, sono sobrio da 15 anni, ma negli anni '90, per quattro anni circa, sono stato anche tossicodipendente. Ho smesso per mia volontà e senza andare in comunità. Allo stesso tempo, però, sono stato per 22 anni nell’alcolismo pesante.

d: Nella sua esperienza, cosa l'ha portata ad avvicinarsi a droghe e alcol?

r: Ero un ragazzo abbastanza timido, per esempio, quando andavo in discoteca difficilmente ballavo, vuoi per i pregiudizi o per timore di sentirmi osservato. Mi rifugiavo quindi nei bar, e con l'alcol diventavo disinibito, l’alcol mi dava la “forza”, andando a modificare totalmente la mia personalità. A lungo andare ovviamente diventa un problema, e non sto parlando solo di problemi fisici (cirrosi, tumori al pancreas ecc), ma proprio del dolore e della distruzione che si porta all’interno delle famiglie: molto spesso ne soffre più chi sta intorno che la persona stessa.

d: Ha detto che ne è uscito da solo, è stato spinto da una motivazione forte?

r: Per quanto riguarda la droga sì, ne sono uscito da solo. Fino al 2008 ho comunque continuato a bere, ma da quel momento in poi ho tolto anche il vizio delle sigarette, non gioco nemmeno più la schedina da due euro, sono diventato sobrio a 360°. Dopo la morte di mio padre decisi di andare nella comunità di Chiaromonte e dopo 45 giorni, ho iniziato a fare dei corsi di sensibilizzazione, ho iniziato a dedicarmi al volontariato, perché mi sono reso conto che negli anni ho fatto soffrire tante persone.

d: Dedicarsi agli altri è diventata quindi anche una forma di riscatto sociale?

r: Esattamente, infatti l’ARCAT è un’associazione di volontariato senza scopo di lucro. Sono diventato Servitore Insegnante dopo aver seguito un corso di sensibilizzazione di 52 ore sui problemi alcol-correlati e complessi, sempre basati sul metodo Hudolin.

d: Collaborate con Scuole, mondo dello sport, ma anche con le Istituzioni?

r: Scendiamo spesso nelle piazze, anche supportando altre realtà, e in quell’occasione raccontiamo e spieghiamo quello che facciamo e le problematiche correlate all’alcolismo. Aprile, per esempio, è il mese per la prevenzione nazionale sull’alcol e sicuramente ci saranno diversi eventi in programma. Nel 2018 siamo riusciti ad organizzare a Matera il Congresso Nazionale AICAT, che ha visto arrivare oltre 900 persone da tutta Italia, istituzioni nazionali, medici di fama internazionale. Sono stato inoltre in alcune scuole in qualità di Presidente Regionale, in occasione di alcune assemblee di istituto e ho parlato proprio ai giovani, di alcol e bullismo che molto spesso è correlato e abbiamo avuto un ottimo riscontro. Spesso si tende ad invitare e ospitare gente proveniente da San Patrignano, perché è una realtà più conosciuta, quando invece si hanno delle associazioni locali che si occupano ugualmente di devianze. In generale, bisogna raggiungere una mentalità tale che ti porta a lottare contro le dipendenze, penso che prima di cambiare stile di vita, bisogna cambiare la cultura. Molto spesso anche quando si fa un uso moderato delle cose si potrebbe finire nel problematico. Bisogna sempre fare sensibilizzazione e informazione su questi temi, in particolare, sottolineando che l’alcol è una sostanza tossica, anche se legale, che può far male anche in piccole quantità.

 

 

 

 

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ai seguenti link è possibile guardare il video dell'intervista andato in onda su LUCANIA TV

 

https://www.youtube.com/watch?v=N8C4GxTGtU8

 

https://www.youtube.com/watch?v=3tZMsE5ndaA

 

 

di Walter De Stradis

 

 

 

Settantunenne ex sindaco comunista di Melfi (nel 1988 e nel 1993), nonché parlamentare (eletto deputato nel 1987 e senatore nel 1992), di professione maestro elementare, Giuseppe “Peppino” Brescia è uno che sprizza una energia non comune mentre parla e gesticola. Ci racconta, infatti, che ai bei tempi dei comizi di piazza ogni volta perdeva uno-due chili. A tratti ci ha simpaticamente ricordato “El Grinta” di John Wayne.

d: Le va bene la definizione di “ex” della politica?

r: Va bene, va bene, io sono “ex” di tutto: ex sindaco, ex parlamentare…

d: Lei però milita ancora.

r: Sono un militante del Pd e un libero pensatore.

d: Anche a margine dei recenti cambiamenti a livello nazionale, quanto è davvero “militante” questo Pd, specie in Basilicata?

r: Noi usciamo da una serie di sconfitte elettorali iniziate alle Politiche nel 2018 per poi arrivare alle Regionali, senza contare le Comunali, incluse quelle della stessa Melfi. Tuttavia, se il centrosinistra avrà dimostrato di aver fatto una buona opposizione, da forza di governo, potrà ambire a sovvertire il risultato.

d: Però?

r: A mio parere, a livello regionale, paghiamo il prezzo di un mancato rinnovamento, che viene da lontano. Si è proseguito con un sistema, fatto anche di figure istituzionali, che non ha contribuito a formare una classe dirigente di rinnovamento. A livello nazionale, poi, il Pd è stato percepito come un partito né carne né pesce.

d: Specialmente in Basilicata.

r: Si è lavorato più che altro per favorire forme correntizie, non intese però come sensibilità culturali, che sono una ricchezza, ovvero confronto, esperienze e valori. Nel tempo questo tipo di correnti sono state infatti sostituite da un sistema di potere, che è servito a riprodurre se stessi o gruppi ristretti, gli amici degli amici. Perché né carne né pesce? Perché noi inizialmente rappresentavamo un mondo di lavoratori ampio, con un progetto e un’idea di governo qualificata, beh…questa cosa non è stata più percepita.

d: A proposito di “correnti”…parliamoci chiaro, il cittadino, ormai smaliziato e disincantato, mette in conto che un politico agisca anche per i propri interessi, ma spera sempre che la maggior parte del lavoro sia a favore della comunità.

r: No, no, no!!! Io insisto molto su questo! Io vengo dal Pc di Berlinguer (pur senza essere giustizialisti, quello era il periodo della “questione morale”). Pertanto io concepisco la politica come un servizio, un periodo di tempo da dedicare al bene pubblico, tramite impegno e confronto. Le ambizioni politiche possono pure essere legittime, gli interessi personali no.

d: Quindi è davvero possibile fare politica SOLO ED ESCLUSIVAMENTE nell’interesse del cittadino?

r: Come no. E’ un fatto anche educativo: alle nuove generazioni non deve arrivare il concetto che la politica è potere e interesse personale. Questo lo faceva Berlusconi. Io divenni consigliere comunale a 21 anni e ho sempre agito nell’esclusivo interesse della comunità.

d: Però nel Pd lucano non sempre è successo, a questo volevo arrivare.

r: Nel Pd come negli altri partiti. Ci sono tanti amministratori, e non solo, che in modo generoso si dedicano alla politica, disinteressatamente.

d: Chiarisca allora quel concetto di “correnti di potere”.

r: Trattasi di correnti organizzate, magari anche con pacchetti di tessere, atte a riconfermare gruppi dirigenti che per anni hanno diretto le istituzioni e il partito.

d: Insomma, la politica con l’ansia della ricandidatura.

r: Anche, come no. Ci possono essere persone che al momento in cui sono elette, dal giorno dopo vanno in ansia, perché vogliono essere riconfermate.

d: Ora invece mi parli del buono, se c’è, fatto dal Pd in Basilicata.

r: Il Pd, tramite i suoi uomini della Regione e delle istituzioni, ha fatto grandi cose. Siamo Pd dal 2007, ma il centrosinistra ha governato la regione Basilicata da dopo il 1995. E credo che le cose buone siano state tante.

d: Me ne dica una.

r: La sanità. Abbiamo avuto alcuni fra i migliori assessori regionali a livello nazionale. Penso a Filippo Bubbico: il suo piano sanitario regionale è ancora oggi uno dei migliori. Aggiungo che ci sono stati altri grandi amministratori regionali, uno di questi è stato senz’altro Fernando Schettini.

d: Mi invita a nozze: il miglior governatore?

r: Filippo Bubbico è stato bravissimo; Vincenzo Verrastro è stato uno dei “padri costituenti”; anche Tonio Boccia è stato bravo, e lui era democristiano, quando io ero sindaco -del Pds? non ricordo bene- dunque avversario politico. Era un grande lavoratore, grande legislatore (che approfondiva sulle carte), e soprattutto non era un “uomo di potere”. In politica anche la parola data conta molto. Io rappresentavo i sindaci del Vulture-Melfese e lui mi diceva “questo si può fare e questo no”: una semplice stretta di mano si trasformava però in progetti esecutivi e poi realizzati.

d: Il governatore peggiore? Quello che l’ha maggiormente delusa?

r: Beh, non esprimo un giudizio positivo sull’attuale giunta regionale, e non per questioni di vedute politiche.

d: Ci arriviamo: mi riferivo ai governatori del centrosinistra.

r: Mah, sono stati presi…(silenzio)…

d: Non faccia il democristiano, su, mi dica un nome.

r: No, non faccio il democristiano. E’ che, secondo me, dopo l’esperienza di Tonio Boccia e di Bubbico…le cose sono andate via via calando, diciamo così. Ma forse anche perché i partiti di riferimento non sono stati sufficientemente da stimolo. O forse perché già allora si iniziava ad allestire quel sistema, quell’ “ansia da prestazione” (sorride - ndr) di cui parlavamo prima.

d: Si dice che l’ansia da prestazione sovente conduca all’impotenza.

Eh, beh, appunto. (ride)

d: Diceva che Bardi non la convince.

r: Sì, ma io parlo di politica, non dell’uomo. C’è stato questo trasformismo esasperato ed esasperante: ho visto persone passare da un partito all’altro, pur nell’ambito del centrodestra, a seconda di chi fosse “il vincente” di quel periodo.

d: Quindi si riferisce più che altro alla giunta e alla maggioranza di governo.

r: Sì, sì. Si va verso le elezioni…e vedo questo trasformismo. Che, per la verità, non riguarda solo il centrodestra: nel mio partito l’ho visto a livello delle varie correnti.

d: Per la serie, il calciomercato è sempre aperto.

r: E’ legittimo cambiare idea, ma a volte non vedo senso di responsabilità. Ecco perché, nel mio partito, io sostengo la necessità di un rinnovamento, non soltanto generazionale. Non trovo possibile che chi ha determinato, tramite delle scelte, le citate sconfitte elettorali del 2018…insomma credo che se avessimo avuto delle candidature diverse, forse avremmo trovato la strada spianata.

d: A Pittella gli staranno fischiando le orecchie.

r: Probabilmente sì. Probabilmente, sì. Il fatto è che che non si deve stare nelle istituzioni per quarant’anni. E Marcello Pittella, grandissimo amico mio (e lo dico sul serio), poteva essere tranquillamente candidato lui alle Politiche del 2018, e sarebbe stato eletto, probabilmente. Ma poi fu malconsigliato, da qualcuno di quelli che “consigliavano”, che gli stavano attorno, tra l’altro proprio in quei famosi momenti drammatici che lo hanno colpito (e gli ribadisco tutta la mia solidarietà). In quel tipo di momenti, chiunque può perdere un po’ di lucidità, e lui andava consigliato meglio, e non “spinto” verso un certo tipo di decisioni. Tra l’altro, le candidature di alleanza si decidono con gli altri, e non da soli. Ma chi ha poi determinato scelte diverse, ha preso atto degli errori? Oppure ancora oggi va avanti? Punto di domanda.

d: Punto di domanda: chi vedrebbe bene come candidato governatore del centrosinistra?

r: Più che i nomi, vorrei sottolineare che non è una “moda”, non è una cosa scontata che Elly Schlein sia diventata segretaria nazionale del Pd. Nel senso che non è una semplice “Anti-Meloni”. Ho letto dunque un dibattito sui giornali circa una eventuale candidata femminile alle regionali, ed è una cosa che ci può essere. Potrebbe essere. Così come potrebbe esserci una candidatura maschile, ma nata innanzitutto all’interno di una proposta programmatica, dunque di programma e di m-e-t-o-d-o di governo. E sottolineo metodo, al cui primo punto mettererei la t-r-a-s-p-a-r-e-n-z-a. Non ho poi riserve sulla aperture più a sinistra o al centro, ma spesso l’errore che si fa è proprio quello di pensare prima al nome del candidato e poi a tutto il resto.

d: E’ comunque ipotizzabile, come ha fatto il centrodestra con Bardi, individuare un personaggio proveniente dal di fuori, anche della politica?

r: Non necessariamente. La Basilicata ha, fra uomini e donne, intelligenze e capacità provenienti dai più disparati settori. Ripeto, non mi interessano i nomi, quanto il metodo e il programma.

d: Se fosse governatore per un giorno…

r: …la prima pratica che aprirei è quella della sanità pubblica. In tutta Italia, con la logica del risparmio, del rientro dal deficit, si è colpita la sanità pubblica e universalistica. E i soldi sono finiti comunque al privato. Se infatti la struttura pubblica non si attrezza per essere competitiva, significa regalare soldi al privato. Nel piano sanitario di Bubbico c’erano investimenti, non tagli. Ricordo che Bubbico varò anche l’iniziativa del “Computer in ogni casa”…

d: Oggi c’è il “Bonus gas”.

r: Bah.I finanziamenti rinvenienti dal petrolio etc. dovrebbero utilizzati per la viabilità, per i collegamenti (pensiamo alle nostre strade “della morte”). Purtroppo, invece, vige il detto che si raccomandava ai sindaci una volta: “Se vuoi essere eletto, pensa alle lampadine davanti ai portoni”. I grandi progetti non portano voti. Le lampadine vicino ai portoni sì. E lo stesso vale per il gas.

 

 

 

 

 

 

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TotalEnergies EP Italia ha incontrato i rappresentanti sindacali di Cgil e Uil Basilicata accompagnati da una delegazione di lavoratori del Raggruppamento Temporaneo d’Imprese cui sono appaltati i servizi logistici di Tempa Rossa.

Nonostante le questioni alla base della richiesta d’incontro riguardassero esclusivamente il rapporto tra le citate organizzazioni sindacali e le imprese coinvolte, TotalEnergies EP Italia, con senso di responsabilità, ha preso atto di quanto riferito dai delegati, riservandosi ogni verifica e valutazione ulteriore. Alla luce di quanto emerso, l’azienda ha altresì ritenuto necessario precisare come il confronto tra le parti - sindacati e imprese del Raggruppamento - debba prevedere il coinvolgimento delle organizzazioni di categoria in accordo con quanto previsto dal Protocollo della Trasparenza.

In tal senso la compagnia si farà promotrice di un incontro nelle opportune sedi ad esito delle verifiche effettuate.

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di Walter De Stradis

 

 

 

 

Il Comitato Italiano Paralimpico (CIP), in virtù del decreto legislativo 43 del 2017, è un Ente Pubblico per lo Sport praticato da persone disabili, mantenendo il ruolo di Confederazione delle Federazioni e Discipline Sportive paralimpiche, sia a livello centrale sia territoriale.

Il compito è quello di riconoscere qualunque organizzazione sportiva per disabili sul territorio e di garantire la massima diffusione dell’ “idea paralimpica” e il più proficuo avviamento alla pratica sportiva delle persone disabili.

Come “mission”, sostanzialmente, il CIP disciplina, regola e gestisce le attività sportive agonistiche e amatoriali per persone disabili, secondo criteri volti ad assicurare il diritto di partecipazione all’attività sportiva in condizioni di uguaglianza e pari opportunità.

Gerardo Zandolino, campano di nascita, ma rionerese da quarant’anni (nel paese del Vulture aprì una delle prime palestre private della regione, tuttora esistente) è il presidente del Comitato Italiano Paralimpico Basilicata, per il quadriennio olimpico 2021/2024.

«Il nostro impegno è quello di avvicinare più persone possibili al mondo sportivo. Anche perché, da un punto di vista pedagogico e comportamentale, lo sport aiuta tantissimo nell’ottica di una reale inclusione. Quest’ultima è una parola “strana”, sulla bocca di tutti, ma che spesso viene pronunciata senza cognizione, e soprattutto senza che venga attuata realmente».

d: Qual è stato il percorso che l’ha portata a diventare presidente del CIP Basilicata?

r: E’ stato un percorso molto lungo. Provengo dall’atletica leggera (avendola praticata prima come atleta e poi come tecnico), e a un certo punto mi sono appassionato all’atletica paralimpica, tramite la federazione Fispes, che si occupa di sport sperimentali, e in particolare al calcio in carrozzina. Questo sport era praticato in tutta Europa tranne che in Italia; abbiamo avuto dunque la capacità di portarlo nel nostro Paese: in Basilicata, in particolare, ci sono state due associazioni sportive, addirittura fra le prime in Italia. L’ingresso nel mondo paralimpico e soprattutto la conoscenza di questi ragazzi mi ha aiutato tantissimo, nel percorso di crescita personale.

d: Perché afferma che di “inclusione” si parla tanto, ma molto spesso a vanvera?

r: Mmm, piuttosto che “a vanvera”… diciamo che parlare d’inclusione fa tanto “chic”. Bisogna poi tradurre questo “chic” in atti concreti. Quali sono? Non marginalizzare le persone; non fermarsi a convegni o dibattiti senza darvi seguito; non usare solo il momento della “visibilità”, ma dare continuità ai progetti e non bloccarsi.

d: Qual è la situazione in Basilicata? Quali opportunità potete rappresentare per i giovani disabili? Quali le difficoltà?

r: In Basilicata ci sono molte federazioni sportive che si occupano di disabilità. Tantissime, e si occupano di sport a 360 gradi. I disabili, infatti, possono praticare TUTTI gli sport; tant’è vero che abbiamo molti campioni della Basilicata in giro per il mondo: Nicky Russo (da poco ridiventato campione italiano nel getto e nel lancio del disco), Donato Telesca (campione mondiale di sollevamento pesi), Michael Curto (campione nazionale di tennis), tutta la squadra dei non vedenti campioni di show down e tanti altri. Ma ce ne sono ancora molti altri che, pur senza medaglie particolari, comunque praticano sport. Tante sono le associazioni sportive che si occupano dei disagiati mentali: a Potenza c’è la Gymnica, che si occupa di autismo, di ragazzi down…

d: Però?

r: Però sul territorio si fa fatica a radicare il tutto. Se andate a guardare “la mappa”, è a macchia di leopardo: non tutto il territorio regionale è coperto, anzi, il contrario. Come dicevo, Potenza è una bella realtà, c’è la Fisdir che si occupa del disagio mentale, ci sono le bocce paralimpiche che lavorano moltissimo, c’è il tennis, il nuoto, che su Potenza è una grande realtà (il 17 e 18 marzo prossimi non a caso ci sarà il raduno della Nazionale).

d: Le famiglie lucane sono consapevoli di questa realtà? Voi cosa offrite al territorio?

r: Purtroppo sappiamo che molte persone non ci conoscono, non sanno che ci siamo, non sanno cosa facciamo. Io sto facendo vari incontri nei comuni: lunedì a Rionero ho incontrato i genitori di ragazzi autistici, invitandoli a entrare nell’associazionismo sportivo, affinché i ragazzi possano “venire fuori”. Noi, come CIP e le federazioni, offriamo i tecnici, ovvero personale qualificato, formato, per lavorare con queste persone. Alle famiglie mi sento di dire questo: non nascondete i vostri figli, fateli venire, fateli avvicinare allo sport, cha aiuta tantissimo a crescere, a inserirsi nella società. Si diventa più spigliati, più consapevoli, più autonomi.

d: Lei dunque afferma che c’è ancora una tendenza, in alcune famiglie, a non esporre i problemi dei loro figli disabili?

r: Sì, è così. Molte persone hanno timore, per un senso di iper-protezione nei confronti dei propri figli; hanno timore a portarli in mezzo alla gente, per paura che possano essere derisi o presi in giro. Non è così. Pertanto dico: avvicinatevi a quelle persone che fanno questo lavoro con passione, e soprattutto con tanta professionalità. Le cose possono migliorare. Faccio un esempio: a Rionero un ragazzo autistico ha chiesto di partecipare ai corsi di taekwondo, con un tecnico specializzato; oggi lo sta facendo, e se vedeste la gioia che traspira dai suoi occhi…è una cosa che riscalda il cuore! Fateli partecipare, fategli fare sport, lo sport li fa crescere.

d: Nell’intervista col campione paralimpico lucano Nicky Russo era emerso il problema della carenza di strutture attrezzate in regione.

r: Nicky ha ragione: ci sono molte carenze. Ma ci sono problemi anche per i “normodotati”, essendoci in regione solo due piste per l’atletica leggera, che spesso funzionano alternativamente. Qualche altra pista ci sarebbe, ma ne viene impedito l’uso perché, facendo i lanci, si rovina il manto erboso e poi non si può più giocare a calcio. Le problematiche sono tante. Non tutte le strutture sono accessibili ai disabili: con le carrozzine c’è bisogno di molti spazi per potersi muovere. Tuttavia, debbo riconoscere che la classe politica ultimamente è diventata molto sensibile sul tema. Quando parlo coi politici, mi promettono di fare qualcosa, e ho visto che in qualche comune l’hanno anche effettivamente fatta.

d: Quali sono questi comuni?

r: A Tito è stata fatta una meravigliosa tensostruttura che sovente ospita le nostre manifestazioni; a Nova Siri c’è un villaggio turistico ben attrezzato per i disabili in carrozzina…insomma, qualcosa si muove.

d: E invece cosa la politica locale NON fa? E Potenza, già Capitale Europea dello Sport?

r: A Potenza si fa comunque una bella manifestazione che si chiama “Più Sport”. Però io sto insistendo per una maggiore visibilità del paralimpico, perché si bada soprattutto al normodotato e meno al disabile. In Regione c’è il Garante per l’Infanzia, e io sto insistendo affinché si istituisca anche la figura del Garante della Disabilità.

d: Nelle altre regioni c’è?

r: Sì. E’ presente in più di qualche regione e qui da noi sarebbe una bella opportunità per genitori e ragazzi.

d: Ha incontrato la politica, ha scritto…?

r: Sì, ho fatto richieste scritte, incontri, sono stato anche audito in quarta commissione. Lo aveva chiesto anche il mio predecessore, e oggi stiamo insistendo, a gran voce: una figura del genere aiuta e sa dove poter mandare questi ragazzi. Ovviamente, lo facciamo già anche noi come CIP: a Potenza ci trovate in via Sicilia e siamo aperti dal lunedì al venerdì, dalle 8 e 30 alle 16 e 30. Dal canto nostro, per questo 2023 abbiamo in cantiere (in collaborazione anche con l’INAIL), alcune iniziative: un campus multidisciplinare a Nova Siri; un campus di nuoto “Nessuno Escluso” a Melfi; un open day sulle bocce, due giornate fra Potenza e Trecchina; un finanziamento per l’avviamento ad attività sportive, che prevede l’impiego di 20 euro a ora per ogni ragazzo. E altre cose ancora.  

d: Se potesse prendere il presidente della Regione sottobraccio, cosa gli direbbe confidenzialmente?

r: Confidenzialmente? Non gli chiederei soldi. Non ci interessano, siamo auto-finanziati.

d: Un segno di libertà?

r: Esatto. A Bardi chiederei dunque di aiutare le persone che hanno bisogno di essere aiutate. Noi, grazie a Dio, viviamo già di nostro, ma sarebbe bello se qualcuno potesse maggiormente aiutare queste persone, anche con un sostegno morale, dando loro possibilità di fare ciò che TUTTI NOI facciamo. Sarebbe bello. Questo gli chiederei. Nient’altro.

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di Walter De Stradis

 

 

«In Basilicata ci sono stati politici strapagati perché si ritenevano competenti a immaginare il futuro della regione, ma che DELIBERATAMENTE, mentre erano lì, pagati per questo, il futuro dei LORO figli già lo prevedevano FUORI di qua!»

Ottant’anni portati strabene, con i famosi capelli ancora folti (alla Beethoven/ Falcão, anche se una volta a Potland erano convinti fosse Luciano Benetton), Pancrazio Toscano dice ancora la sua. Maestro elementare e dirigente scolastico in pensione, sindaco (socialista) di Tricarico (Mt) negli anni Ottanta e già consigliere provinciale, lo incontriamo mercoledì, poco prima di un importante dibattito sul centenario del compaesano Rocco Scotellaro a cui è chiamato a dare il suo contributo.

d: Oggi (mercoledì 1 marzo), lei è qui a Potenza per partecipare a un incontro al Popolo Bibliotecario, organizzato dal CTAcli, sul centenario di Rocco Scotellaro. Recentemente c’è stata una polemica innescata dal sindaco di Garaguso, Auletta, proprio in merito all’importante ricorrenza: a suo dire, il commissariamento del Comune di Tricarico, a causa dello scioglimento del consiglio comunale, è stato deleterio, tant’è che l’Apt ha presentato il programma degli eventi dell’Anniversario addirittura alla Bit di Milano, non coinvolgendo i territori interessati e le relative amministrazioni.

r: Sono polemiche che lasciano il tempo che trovano. Scotellaro si difende da solo, senza bisogno di crociati. E’ un discorso che parte da lontano: le Regioni hanno tradito la loro missione costituzionale, facendo sì che la vicinanza al territorio si tramutasse in desertificazione. C’è un esodo che generosamente si può definire “biblico”, iniziato nell’immediato Dopoguerra, con apice (temporaneo, perché il fenomeno continua), negli anni Sessanta. Si è spezzata l’identità della Basilicata, e l’intervento delle Regioni ha funzionato solo i primi dieci anni (grazie al trasferimento di funzionari dello Stato). La polemica su Scotellaro appartiene pertanto alla cancellazione della memoria. E fare dunque i “giudici” non ha senso, se non si capisce ciò che è accaduto prima. Ci si ostina a ragionare come se non ci fosse stata una sottrazione di interi blocchi generazionali, con la creazione di un vuoto fra due epoche, riempito dall’idiozia della cancellazione della memoria. Dico spesso, infatti, che la memoria serve per il futuro, non per il passato.

d: E in che misura la memoria di Rocco Scotellaro può essere utile per il futuro della Basilicata?

r: Per tantissime ragioni. L’attualità di Scotellaro è un dato assolutamente vero. Ha fatto cose incredibili, specie se pensiamo che è morto a trent’anni (aspetto che a volte si dimentica, discutendo di lui come se avesse campato fino a tarda età).

d: Qualche intellettuale afferma che Scotellaro è diventato “famoso” proprio perché morto giovane, come i cantanti rock.

r: La morte a volte ha queste funzioni, ma nel suo caso non è così. Bisogna concentrasi su ciò che ha fatto e scritto. Io sono stato in politica per una ventina d’anni (dal 1976 al 1996), cosa che in questa regione è un’ottima maniera per abbassare le prospettive di vita; e posso dire che ciò che in Scotellaro è irripetibile e irripetuto è la capacità di trasformare le decisioni in politica. O meglio, di inserire un approccio colto nelle decisioni. Di questo approccio colto un capitolo rilevante è la cultura del territorio, che a sua volta significa innanzitutto giustizia sociale, equità. Il modello economico, mondiale, di oggi, è invece basato sulla disuguaglianza.

d: E l’Italia (Basilicata inclusa), con tutti questi “bonus”, non si avvicina a quel modello di equità?

r: No. Il rimedio vero (anche per affrontare tragedie come la Pandemia) sarebbe capire cosa fare per almeno ridurre la desertificazione del territorio. Il Pnrr poteva correggere certe cose, ma accadrà il contrario, rischiando di diventare la pietra tombale posta sulla consacrazione delle ineguaglianze, che sono diventate modello economico. E’ un discorso che si basa anche sul disprezzo degli altri (razzismo). Leggasi “biglietto per Torino” di Scotellaro: siamo un Paese razzista, dal condominio al rapporto con le altre nazioni.

d: In Basilicata, in particolare, in cosa si concretizzano le ineguaglianze?

r: La base di tutto è la mediocrità culturale, la totale assenza di futuro. In tutta Italia i capoluoghi di regione hanno svolto ruoli addirittura perniciosi, desertificando di ogni funzione il territorio. Il “capolavoro” assoluto in tutto questo è la sanità. Quando ero maestro elementare, cercavo di spiegare ai bambini l’importanza di vincere quella cultura del sentirsi ombelico dell’universo. La contaminazione infatti ha fatto evolvere il mondo, e la Basilicata, per destino geografico, è il posto più contaminato d’Italia, perché non puoi bypassarlo. Pensi solo ai confini “naturali” dell’area (pur lasciando perdere amenità come “la Grande Lucania” etc.) o alla concentrazione di parchi.

d: Qual è stata dunque la colpa più grande della politica?

r: La mediocrazia. In tutta Italia, non fare il deserto sarebbe costato molto meno che farlo. Ci si è riempiti la bocca con termini quali “medicina del territorio”, ma se lei ricorda c’era quella vecchia battuta che diceva “gli ospedali servono ANCHE ai malati”. Il presupposto era migliorare la qualità del servizio e risparmiare, tutte cose ancora da dimostrare, ma il senso civico non ce ne fa chiedere conto. Ricordo com’era nato il servizio sanitario nazionale, fino a poco prima dell’Ottanta, basato sul principio del diritto alla salute per tutti, con la competenza dei comuni. Ma poi si è arrivati a una cosa come le Asl, la cui creazione trovo addirittura incostituzionale.

d: Perché?

r: Perché è una cosa contraria allo spirito della riforma sanitaria. In origine, come dicevo, si trattava di assemblee di comuni, ma poi c’è stata questa finzione di “rapidità, efficienza ed efficacia” (endiadi purtroppo insegnate nelle università piduiste). La stessa idiozia si è avuta creando le cosiddette scuole “plurimarche”. In un’assemblea sindacale affermai, per provocazione, che sarei morto volentieri se mi avessero dimostrato l’effettivo miglioramento del servizio e soprattutto del risparmio. Ma aggiunsi che ero convinto che avrei rasentato l’immortalità. Ma di queste cose, come dicevo, non chiede conto nessuno. A cominciare dai fenomeni migratori.

d: Eppure tutti i giorni si parla di “fuga dei cervelli”.

r: Nei primi anni del Duemila c’era un assessore, Collazzo, che aveva due grossi difetti per un politico: era colto e onesto. Mi chiese di andare a dirigere l’Ufficio Scuola in Basilicata: lì mi resi conto che il problema reale è capire i meccanismi delle decisioni. Contestualmente capii che non avrei mai più usato i termini “Regione Basilicata”, bensì la circonlocuzione “LE Regioni E LA Regione Basilicata”, perché i problemi erano uguali un po’ dappertutto, ma a cambiare erano “le confezioni” dei problemi stessi. Viene da pensare che agli Italiani forse la democrazia vera non è mai interessata. In una sua poesia Scotellaro dice che è bello essere poveri a Natale perché tutti sono più buoni con noi, ma a Santo Stefano già cambia tutto. Da maestro e poi da direttore (senza contare alcune mie esperienze in Africa) ho scoperto che la “fatica” principale è considerare l’altro come “persona”. E qui arriviamo alle concause che hanno portato alla sottrazione di interi blocchi generazionali.

d: Perché dice che nessuno chiede conto di queste cose? I Lucani spesso vengono descritti come “rassegnati”…

r: Non lo so, ma posso dire che i Lucani, geneticamente, non sono gli stessi che c’erano fino alla fine degli anni Sessanta. Insieme agli emigranti è andata via la DIGNITA’. A chi rimaneva, prevalentemente veniva assegnato un destino di servilismo e di assistenzialismo. All’inizio degli anni Settanta, ci fu una seconda ondata di emigrazione, da parte dei delusi, i cosiddetti “incazzati”. Ma in Basilicata, in realtà non si incazza mai nessuno, perché ciò implica avere una certa consapevolezza. Scotellaro, a soli diciannove anni (!!!) in “Uno si distrae al bivio" afferma: “Vivere è illudersi di non dover mai morire”. Se uno ha questa idea, vuol dire che una strada c’è. Gli “incazzati” che andarono via negli anni Settanta, invece, in non pochi casi sono finiti a fare da manovalanza per la criminalità. Per questo dico, che –fra la Basilicata di oggi e quella di ieri- parliamo di due regioni diverse. La nostra risorsa principale, come dicevo, rimane la nostra posizione, ma per trasformarla in risorsa economica ci vuole testa. Ci vuole l’approccio colto nelle decisioni, che vuol dire innanzitutto conoscere. E non fare disastri.

d: Ho quasi timore a rivolgerle la nostra domanda tormentone: se potesse prendere Bardi sottobraccio, cosa gli direbbe?

r: (sorride). E’ una cosa che vedo molto improbabile, perché non credo che abbia quella concezione della vita di cui parlavo prima, ma è un mio azzardo, una mia cattiveria se vuole. Pertanto, di cosa dovremmo parlare? Gli potrei chiedere, ad esempio, quale sia la sua conoscenza della Basilicata. Le decisioni sembrano parlare di modelli importati. Pensi a lei com’è stato tradotto in periferia, in Italia, il cosiddetto “modello lombardo”, fatto tutto per avvantaggiare i privati. Il punto è che in Basilicata gira quel detto “Quello che per gli altri è raffreddore, per noi è broncopolmonite”. Pensi lei che in una regione come la nostra –in cui l’unico a fare le cose per bene è stato il Padreterno- s’inventa una cosa come Villa D’Agri, distruggendo il paese “padre”, privandosi del paesaggio, e vivendo di un’edilizia che ha messo in campo il peggio del peggio dell’edilizia campana etc. Un politico importante si vantava di aver fatto nel Metapontino la “città lineare”. Pensi lei che Monatalbano Jonico, un paese con una storia rilevantissima, era proprietaria di un pezzo del Metapontino stesso, ma ora non ha nemmeno più un metro lineare di mare! Prima gli hanno “amputato” Policoro, poi Scanzano, in un paese che ha tredici curve da lì alla Jonica, e che sarebbe altrimenti diventato di trentamila abitanti, salvaguardando l’economia. E’ la storia della stupidità umana. Aggiunga che oggi c’è un fenomeno di cui si parla poco: sono i nostri anziani a emigrare, per raggiungere i figli al Nord!

 

 

 

 

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“SiAmo Accettura”, è il nome della prima cooperativa di comunità nata nella provincia di Matera, che ha avuto come promotore il sindaco di Accettura, Alfonso Vespe, che abbiamo raggiunto telefonicamente e si è detto soddisfatto: “Questo mi fa ben sperare di aver imboccato la strada giusta, in particolare perché ho visto un grande entusiasmo impresso sui volti dei protagonisti, sia dei beneficiari che dei soci operatori. Un progetto che potrebbe essere preso a esempio da altri borghi lucani, per poter intraprendere un percorso e implementare un servizio funzionale alla comunità, in particolare nei piccoli comuni”.

d: Di che cosa si tratta e quali sono le finalità?

r: È un modo per provare a tamponare lo spopolamento, cercando di dare opportunità lavorative ai soci che diventano prestatori di servizi, e al tempo stesso di erogare dei servizi ai beneficiari. Questi ultimi possono essere anziani o bambini, nella gestione delle alternative alla scuola durante il pomeriggio o nella stagione estiva, ma anche biblioteche o servizi pubblici. Ci troviamo in una fase di ricambio generazionale, un momento in cui gli enti pubblici perdono i dipendenti storici che vanno in pensione lasciando quindi un vuoto, creando disservizi per quanto riguarda l’espletamento dei servizi essenziali alla comunità.

d: Come nasce questa idea?

r: Risale al 2017 durante il mio primo mandato, facevo parte del Consiglio Direttivo dei Borghi Autentici, in cui si discuteva appunto di queste cooperative di comunità. Da lì, ho coltivato l’idea di poter dare una risposta alle tante richieste che ogni giorno arrivavano nei nostri piccoli centri.

d: A oggi è interessato solamente il Comune di Accettura?

r: Siamo partiti con due servizi: il servizio di assistenza domiciliare (SAD) dedicato agli anziani e un servizio di verde pubblico e manutenzione dell’orto botanico presso il Parco di Gallipoli Cognato. La cooperativa ha partecipato ad un avviso e ha vinto un appalto, quindi è stata mandata una unità presso la struttura a svolgere questo servizio.

d: Sostanzialmente la cooperativa di comunità è un supporto al Comune?

r: Oramai è diventata un’impresa, come Comune abbiamo avuto solamente il ruolo di farla nascere e partire. Chiaramente il Comune li supporterà sempre, proprio perché la cooperativa è della comunità e del territorio, ma devono cercare di incamminarsi da soli.

Ad oggi quante persone coinvolge? Di che età stiamo parlando?

r: Sono 72 soci, di età variabile, ma nessuno supera i cinquant’anni. Sicuramente ci sarà la possibilità per altri cittadini di entrare a far parte della cooperativa successivamente, quando ci saranno nuove opportunità.

Ci sono nuovi progetti per il futuro?

r: Stanno già cercando di mettere su un’idea progettuale da proporre al Comune, per gestire alcuni beni del patrimonio comunale, bisognerà attendere solamente le tempistiche burocratiche.

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