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Cari Contro-Lettori,

potrebbe essere stata un’indiscrezione sulla notizia che stiamo per darvi, a convincere il Presidente della Regione, Vito Bardi, a dotarsi in extremis di un Consigliere esperto di comunicazione, atto a diffondere un’immagine positiva della Basilicata, in Italia e all’Estero, come dice il decreto (mentre invece i soliti malpensanti decretano che si tratterebbe di preparare la sua campagna elettorale, alle politiche o alle prossime regionali che siano).

Per farla breve, qualche “007” –ehm- alla Regione (ahi ahi), potrebbe avergli fatto vedere in anteprima la locandina dell’ultimo numero del “Vernacoliere”, spingendo il venerando Generale a prendere la succitata e fatale decisione da 40 mila euroncini annui.

Ma procediamo per gradi: cos’è, innanzitutto, “Il Vernacoliere”? Beh, gli amanti della satira e dell’umorismo spinto (nonché del politicamente scorretto) lo sanno sicuramente: trattasi di uno storico giornale satirico/umoristico (appunto) toscano. Nata nel lontano 1982, la testata (cartacea) si autodefinisce proprio come “un mensile di satira, umorismo e mancanza di rispetto in vernacolo livornese e in italiano”. E’ conosciuta in tutta Italia e vanta numerosi estimatori anche in Basilicata.

Orbene, quello che il presunto “007” regionale (daglie!) potrebbe aver scoperto, infatti, è ciò che ormai si è palesato in tutta la regione Toscana, attraverso la locandina del numero di Luglio del “Vernacoliere”, sulla quale campeggia un titolo che “annuncia” una nuova cura per i sintomi del Covid, ovvero (tenetevi forte) “I GARGARISMI con gli sciacqui di topa» (il riferimento, se non si fosse capito, è ai genitali femminili, così come notoriamente definiti da quelle parti).

Pesantina. Non c’è che dire, i toscanacci (come al solito) non ci vanno leggeri, ma … non vi ricorda proprio niente?

Impossibile non pensare, dài, alla battutaccia del nostrano ex assessore regionale alla sanità (poi consigliere “ribelle”, ma oggi rientrato nei ranghi insieme a Fdi) Rocco Leone. Il Nostro, come ricorderete, si era vantato con un collega di aver suggerito come cura, alla malcapitata e raffreddata assessora Merra, dei “GARGARISMI di pisello” (il riferimento, in questo caso, era al sesso maschile), il tutto a favor di microfono, e in Aula, per giunta. Si era alzato (giustamente) un polverone, e il poveretto –si fa per dire- si era pure ritrovato inseguito dalle telecamere di una qualche trasmissione nazionale.

Per concludere: quelli del “Vernacoliere” hanno “copiato” Leone? Oppure si sono soltanto “ispirati” alla sua prosa? Magari, nel più blando dei casi, qualcuno di loro avrà visto e sentito la vicenda (ripetiamo, finita su giornali e tv nazionali) e gli sarà rimasta impressa, per poi tornargli spontaneamente e inconsapevolmente utile (succede spessissimo) nello scrivere il titolo di cui sopra (o magari non è accaduto nulla di tutto questo, ma certo la coincidenza sarebbe clamorosa).

Insomma, Consigliere esperto in Comunicazione o meno, la nostra politica sa sempre come farsi “riconoscere”. Anzi, addirittura fa scuola a livello nazionale: complimentoni.

(Ps, a scanso di equivoci: qualche furbacchione potrebbe dire che se la battuta “leoniana” è finita su un noto giornale di satira, allora non era poi così grave: eh no, non ci provate, una cosa è la locandina di un foglio comico, ben altra è la sala di un Consiglio regionale e la dignità di chi -in questo caso una donna- ci lavora).

Walter De Stradis  

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Cari Contro-Lettori,

in occasione del suo discorso alle Autorità del 1 Luglio scorso, in corrispondenza Della festa della Bruna, l’Arcivescovo di Matera, mons. Caiazzo (illustre ospite della nostra rubrica di interviste “a pranzo”), rivolgendosi proprio ai nostri politici lì presenti in pompa magna, ha dedicato loro una poderosa variante –quasi un “remix”, per usare un termine più vicino ai giovani- del più generico “polvere siete e polvere ritornerete”: «Il grido della nostra gente lo conosciamo molto bene: tante sollecitazioni e richieste da soddisfare. Tutti facciamo parte delle medesime comunità che amministrate, che servite: DA ESSE VENITE, AD ESSE TORNERETE».

Micidiale. Un presagio –seppur bonario- che sa di apocalittico.

Chissà se a qualcuno di loro, i politici alla lucana, non sia per un attimo tremata la sedia sotto il sedere, solo per un secondo, ma è facile immaginare che più di uno sia trasalito nel sentire le parole “ad esse tornerete” (ovvero alle comunità di provenienza, da “semplici” cittadini senza poteri). Sarà stato come quel gelo d’estate che inspiegabilmente ci coglie in spiaggia, quel doloroso e terribile, fulmineo pensierino che dura solo un micron, ma che ci rende d’un tratto consapevoli che le ferie finiranno e che settembre ci aspetta con tutto il suo carico di lavoro, appesantito dal dramma del ritorno.

Le indagini eccellenti che riguardano politica e burocrazia nella stessa Matera, esplose come un gavettone proprio il giorno dopo le celebrazioni nazionali in memoria di Borsellino, in attesa dei giudizi definitivi che verranno, ci fanno tuttavia percepire quanto possa essere lunga la strada di quel “ritorno” presagito, ovvero la distanza spazio-temporale fra il Palazzo e il Peaesello (o la Città) di provenienza.

Nel frattempo, diceva ancora Caiazzo: «Siamo riusciti ad intervenire per sostenere le innumerevoli famiglie in difficoltà (solo come Chiesa di Matera – Irsina siamo intervenuti sull’intero territorio diocesano con oltre un milione di euro, grazie all’aiuto che in parte la CEI ci ha donato attingendo all’8X1000). Ma oggi siamo in difficoltà anche noi. Questo non ci impedisce di pensare seriamente, attraverso la Caritas Diocesana, le oltre 38 Caritas parrocchiali da Irsina a Montalbano, la Fondazione antiusura Mons. Cavalla, la Società S. Vincenzo de Paoli, le mense di “D. Giovanni Mele”, di “D. Tonino Bello”, di accompagnare e sostenere famiglie e singole persone in difficoltà che spesso diventano preda di usurai e senza scrupoli. È un fenomeno che purtroppo si sta diffondendo e che non possiamo sottovalutare».

Senza contare il resto della Basilicata. Potenza compresa.

Ce ne sarebbe a sufficienza, insomma, per far tremare quelle sedie.

Ma qui in Basilicata, è arcinoto, le fanno di cemento.

Walter De Stradis

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Cari Contro-Lettori,

i nostri anziani –ce lo ricorda lo studioso di cose lucane Giuseppe Melillo nel suo ultimo libro- sono geneticamente portati a smaltire ingiustizie, avversità, difficoltà e più in generale la fatica di vivere e sopravvivere, con un mot(t)o di rassegnazione/accettazione che più o meno suona come “Munno è stato… e Munno sarà” (“Mondo è stato e Mondo sarà”).

E magari qualcuno di loro, col giornale sulle ginocchia in una qualche assolata piazza, o giardino, in città come al paese, avrà pure letto le ultime polemiche sulla nomina del nuovo direttore dell’Arpab; e magari –senza neanche essere troppo aggiornato sulle ultime quadriglie da sposalizio (e divorzio) della politica locale- qualcun altro, tra i più arguti, avrà pure sentenziato “Ramunno è stato… è Ramunno sarà”.

E se l’episodio con Enrico Montesano nel film “Sing Sing” (perdonateci la piccola grevità) ci mostra con chiarezza come a volte sia questione di un attimo passare dall’essere considerati un “ar-dito” (mi riferisco ai cittadini che hanno votato “il cambiamento”) all’essere pistolettati “ar-culo” (i cittadini, sempre loro), è pur vero che –fedeli all’adagio di cui sopra- ormai i Lucani dovrebbero essere più che avvezzi a certi vizi dei Palazzi. Perché se è vero che il lupo (o marpione, se preferite) del Potere perde il pelo (ma non il vizio, appunto), allora ne consegue che in Via Verrastro sono anni e anni che gli addetti alle pulizie si uccidono di ramazza, nel vano tentativo di spazzare il pelame di canide natura.

Ma se Via Verrastro piange (si far per dire), Piazza Matteotti non ride, almeno a sentire il consigliere pentastellato Falconeri, che ha voluto fare due conticini sui tre anni di governo Guarente: «In seconda Commissione si è potuto riscontrare l’incapacità di incassare e creare nuove entrate: trasporto pubblico locale, rifiuti, energia: queste le tre fronti di perdita maggiore con un deficit annuale di 9 milioni di euro che ci potrebbero esporre l’anno prossimo di nuovo ad un nuovo dissesto»; e ancora: «Nonostante le scale mobili più lunghe d’Europa la maggioranza capitanata da Guarente non è riuscita a mettere su un sistema città capace di valorizzare la mobilità alternativa a quella automobilistica che ancora oggi nel 2022 la fa da padrona in una città lontana dagli standard europei»; e ancora: «Siamo indietro su tutto e mentre si continua ad investire denaro pubblico per qualche evento sporadico non si è pensato ad iniziare una stagione di assunzioni qualificate per sopperire ai vuoti degli uffici più importanti».

E dulcis in fundo, proprio per la serie “(Ra)Munno è stato e (Ra)Munno sarà”: «La 'vergognosa situazione', parole del Sindaco, sfociata nella rimozione di tre assessori poi immediatamente reintegrati, fa poi registrare il fatto che ormai il primo cittadino non riesce neppure a declinare l’ autonomia istituzionale necessaria per governare le dinamiche istituzionali». Come vedete, si torna sempre al discorso d’apertura, e il cerchio si chiude. E scusate s’è poco.

Walter De Stradis

 

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Cari Contro-Lettori,

era una notte buia e torrida, e il sindaco del capoluogo lucano, Mario Guarente, si rotolava nel letto, incollato alle lenzuola madide di sudore, in preda a un tormento esistenziale. Si girava e si rigirava, come un involtino sulla graticola, e si domandava se non fosse il caso di ritirare il ritiro delle deleghe ai suoi tre assessori dissidenti. Salvare la faccia o salvare capra e cavoli? Era quello il dilemma shakespeariano che rendeva insopportabile la sua veglia notturna, ma a un certo punto, nel più profondo delle tenebre della camera da letto in cui ardeva il suo supplizio di mezza estate (licenza poetica), gli apparve il volto di un uomo molto anziano: una faccia quadrata e piena di rughe, con gli occhi –coperti da culi di bottiglia a forma di occhiali- che erano come due fessure, quasi da orientale, e la bocca che sembrava lo sgarbo sottile di un taglierino su un foglio di carta gialla. Le celeberrime orecchie parevano poi due antenne paraboliche di cartone stropicciato. Il terrore non lo avviluppò, perché il giovane sindaco, da par suo, aveva subito intesa l’identità dell'etereo visitatore notturno. E quando questi iniziò a parlare, anche se sembrava più che altro un sibilo acuto, Guarente non ebbe più dubbi a riguardo. «Meglio tirare a campare che tirare le cuoia», disse la faccia. Il sudore sulla pelle del sindaco si asciugò improvvisamente, come a seguito di una benevola folata di ispirazione, e così –svanita l’apparizione dei quel gobbuto fantasma di Mezzanotte- si rizzò, sedendosi con le spalle sui cuscini ed esclamò «Eureka!», a cui seguì tuttavia una qualche altra considerazione assai meno accademica: «E che sono, più fesso degli altri!?». La decisione era presa: avrebbe ritirato il ritiro delle deleghe assessorili. In giunta sarebbe tornata la serenità politica (fino al prossimo capriccio, almeno), e buonanotte ai suonatori. «E certo! -proseguì fra sé e sé- Mica voglio fare la fine di Bardi, nei casini con Casino e Moles, oppure quella del mio sodale di partito, il povero Cicala, che sudava freddo in Argentina mentre Piro e company qui a Potenza gli facevano barba e basette, pelo e contropelo in contumacia!!!». A quel punto, tuttavia, un brivido gelido –forse una stilla di sudore più fredda- gli attraversò la schiena. «… e i bisogni dei Potentini???». Il pensiero a tradimento quasi lo fulminò. Ma Guarente riprese subito la calma, e –guardando attraverso la finestra il profilo della città che amministrava- si rispose placido: «Vuoi vedere che, fra tutti, PROPRIO IO devo fare i miracoli?». Il sonno lo riempì come una bottiglia di vetro. Poggiando la testa sul cuscino, e forte del baffetto alla Clark Gable, citò una battuta di “Via col vento” (e non importa che era di Rossella o’Hara): «Dopotutto, domani è un altro giorno!».

Walter De Stradis

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Cari Contro-Lettori,
a conti fatti, nel Capoluogo di regione –
in attesa che il Comune ponga fi nalmente
una mano decisa sulla sicurezza, per
dirne solo una, di marciapiedi lunghi,
scandalosi e traffi cati come quelli in via
Mazzini (ci torneremo)- sembra essere
la Provincia (ente che agli occhi spesso
distratti del comune cittadino vale come
il due di Coppe) a occuparsi dei lavori più
corposi. A parte quelli relativi alla Torre
Guevara (non senza qualche polemica,
come abbiamo visto sul numero scorso,
a proposito della loro temporanea
interruzione), sono al via anche i lavori
di recupero funzionale della Villa del
Prefetto (una risorsa endemicamente assai
poco sfruttata in città), appaltati per un
totale di 1.200.000 Euro, rientranti anche
questi nel progetto di valorizzazione ITI
alla pari del recupero funzionale della
Torre Guevara.
A questo primo fi nanziamento, si
aggiunge quello, ulteriore, di 1.700.000
Euro riconosciuto dal Ministero della
Cultura a valere sulla misura 2.3 del
PNRR nel settore “Parchi e giardini
storici” che partendo dall’analisi
delle specie arboree e la conseguente
defi nizione degli interventi agronomici,
porterà a defi nire lavori edili e restauri
(da completare entro il 30/12/2023) ed
a lavori alla componente vegetale (con
esecuzione prevista entro il 30/06/2024).
A curarne la fase di progettazione e
di esecuzione sarà l’Uffi cio Edilizia
e Patrimonio guidato dall’Ing. Enrico
Spera, che ha prodotto le schede di
descrizione del primo intervento e quelle
oggetto di fi nanziamento del PNRR con
le quali si indica l’area storica situata nel
Centro di Potenza, come “un giardino
verticale” che nell’ambito urbano è
un “unicum” in tema di fruibilità ed
accoglienza oltre che area verde di
transito tra la periferia e la componente
urbana del Centro Storico vero e proprio
e con il recupero della restante parte
piana (260 mq) che sarà attrezzata con
sistemi illuminotecnici, audio-video e
di copertura capillare attraverso una rete
poco invasiva e la creazione di una rete
“Internet of Things” in grado di fornire
servizi di connettività ai turisti ed al
personale addetto al Parco attraverso una
App dedicata.
Infi ne un “albero tecnologico”, come
scultura urbana performante inserita
nello spazio fi tness per perseguire il bene
psico-fi sico attraverso guide agli esercizi
determinate da un software innovativo.
Questo per quanto riguarda alcuni lavori
nel Capoluogo di regione, ma sono
molte le incombenze che attendono il
Presidente della Provincia Vicario Rocco
Pappalardo, che ha ereditato –anche
se solo per pochi mesi, fi no a nuove
elezioni- il mantello di vertice dell’Ente
dal predecessore Guarino (decaduto in
quanto non più sindaco di Albano). In
particolare, c’è la questione “strade” –
che d’estate diventa più “calda”, per
ovvie ragioni, non solo metereologichea
tenere banco.
Ne abbiamo discusso a pranzo.
Buona lettura,
Walter De Stradis

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Cari Contro-Lettori,

 

in materia di appalti e soldi pubblici, ahinoi, sovente vale la regola dell’appetito che vien mangiando e del piatto ricco in cui ci si ficca. Siamo pure sempre nel Paese in cui qualcuno ridacchiò con gli occhi a forma di dollaro –e a favor di cimice nel telefono, per giunta- per i danni del Terremoto, e in cui qualche altro torbido personaggio di “alto livello” ha provato (figurati) a speculare anche sul Covid. In corrispondenza dell’effluvio di soldi grondanti dal PNRR, e per prevenire la salivazione dei cannibali da bando pubblico, il Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi e il Comandante Regionale Basilicata della Guardia di Finanza, Generale di Brigata Gaetano Scazzeri, hanno recentemente firmato in Regione un protocollo d’intesa per la prevenzione di illeciti con le risorse del PNRR. La collaborazione nasce “per rafforzare il sistema di prevenzione e contrasto delle condotte lesive degli interessi economici e finanziari pubblici connessi alle misure di sostegno e di incentivo di competenza della Regione Basilicata, con particolare riferimento alle risorse europee e nazionali correlate al Pnrr”.

E i dati resi noti in settimana dalla stessa GDF descrivono bene il contesto locale in cui non di rado nascono malsani appetiti.

Nel corso del periodo gennaio 2021– maggio 2022 la Guardia di Finanza ha infatti dedicato una particolare attenzione agli illeciti in materia di spesa pubblica e a tutte le condotte che, mettendo a rischio la legalità e la trasparenza che devono connotare l’azione della Pubblica amministrazione, pregiudicano la corretta allocazione delle risorse, favorendo sprechi, truffe, malversazioni e indebite percezioni.

765 sono gli interventi complessivamente svolti a tutela dei principali flussi di spesa, dagli appalti agli incentivi alle imprese, dalla spesa sanitaria alle erogazioni a carico del sistema previdenziale, dai fondi europei alla responsabilità per danno erariale, cui si aggiungono 120 deleghe d’indagine concluse in collaborazione con la Magistratura ordinaria e 79 deleghe svolte con la Corte dei Conti.

Sul versante erariale sono stati dunque segnalati alla Magistratura contabile danni per circa 23 milioni di euro, a carico di 93 soggetti.

In materia di Appalti denunciati 8 responsabili per un’assegnazione irregolare di somme pari a oltre 1,3 milione di euro.

I servizi svolti per garantire la tutela della legalità nella Pubblica Amministrazione hanno portato alla denuncia di 66 soggetti, di cui 33 pubblici ufficiali e/o incaricati di pubblico servizio, 17 tratti in arresto, nonché eseguiti sequestri per oltre 1,6 milioni di euro. In tale ambito, riveste importanza strategica anche la collaborazione con l’Autorità Nazionale Anticorruzione, su cui delega, nel corso del periodo gennaio 2021 – maggio 2022, i Reparti hanno effettuato controlli in materia di contrattualistica pubblica e accertamenti nel settore anticorruzione e trasparenza.

“O la Borsa (pubblica) o la Vita”, dunque?

C’è infatti tutto un tipo di mentalità da scardinare, che non esclude certo i “semplici cittadini”: in ambito “reddito di cittadinanza”, solo in Basilicata sono oltre 1,3 milioni gli euro indebitamente percepiti.

Meditate gente, meditate.

Walter De Stradis

 

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Cari Contro-Lettori,

 

 

 

dice l’assessore regionale alla salute e politiche sociali Fanelli: «In Basilicata diminuisce l’indice di povertà relativa, che presenta un dato migliore delle altre regioni del Sud, ma la situazione è comunque preoccupante come osservano gli stessi animatori della Caritas, considerato che alla crisi sociale generata negli ultimi due anni dalla pandemia si aggiungono oggi le incertezze determinate dalla guerra in Ucraina, con l’aumento incontrollato del costo dell’energia e dei beni di prima necessità. Tutti fattori che incidono e incideranno soprattutto sulle famiglie più povere». Chiaramente il comunicato-velina pubblicato sul portale della Regione prosegue come potete immaginare («il governo regionale è impegnato a costruire etc. etc.…»). Il buon Fanelli, però, si limita (e mica è fesso) a riferire che la “povertà relativa” è in diminuzione, ma nulla dice esplicitamente sull’aspetto più grave, ovvero la povertà “assoluta”. Scarsezza di dati a disposizione? Può essere. Rainews.it scende nel dettaglio e, riferendosi al Sud in generale, riferisce che su tutto il territorio è però la povertà assoluta la condizione più preoccupante. 5,6 milioni di individui non riescono ad acquistare beni e servizi considerati essenziali per un vita dignitosa. Nessuna variazione rispetto al 2020, anno della pandemia, quando il dato ha toccato il suo massimo storico. Nel 2021 la spesa delle famiglie meno abbienti è rimasta contenuta e l’inflazione ha cominciato a pesare sui redditi dei consumatori. Nel 2021, si legge nel rapporto Istat vero e proprio, le famiglie “sicuramente” povere sono pari al 5,2%, (4,5% nel 2020), con valori più elevati nel Mezzogiorno (10,0%). Le soglie di povertà assoluta rappresentano i valori rispetto ai quali si confronta la spesa per consumi di una famiglia al fine di classificarla assolutamente povera o non povera. Ad esempio, per un adulto (di 18-59 anni) che vive solo, la soglia di povertà è pari a 852,83 euro mensili se risiede in comune centro area metropolitana del Nord, a 766,70 euro se vive in un piccolo comune settentrionale, a 576,63 euro se risiede in un piccolo comune del Mezzogiorno. Insomma, basta farsi due conti (già a partire dalla proprie tasche, magari) per immaginare –e si sottolinea immaginare- quale possa essere la reale situazione della povertà in Basilicata, ovvero al netto dei proclami. A proposito, Bardi e i suoi si godono il “magic moment” rappresentato dalla già famosa “molecola del gas” che in bolletta sarà gratis e che ha detta loro sembra quasi che salverà la situazione economica dei Lucani.

E mentre c’è: 1) chi rivendica –in attesa di vederci più chiaro- che la maggioranza abbia perlomeno aderito alle proprie posizioni (Pittella, Cifarelli e Polese); 2) chi pone dei dubbi e quesiti sulla reale “portata” della notizia “bomba” (per i 5S, Bardi “non è stato chiarissimo” e inoltre “se pensa di risolvere il problema dello spopolamento con un misero sconto in bolletta, farebbe meglio a cambiare strategia; 3) chi (la Cgil) lamenta di non essere stata invitata (come al solito) al tavolo delle trattative con le Compagnie; 4) chi, come Legambiente, pensa che la questione “molecola” sia in realtà «un disincentivo verso soluzioni più strutturali di lotta alla povertà energetica e alle bollette esorbitanti»; 5) e chi (vari ed eventuali, tra cui anche il nostro opinionista Petrone) sospetta/teme che tutta l’operazione si tramuterà nel gas di una bufala (ovvero in una scorreggia nello spazio, come diceva Bossi a proposito di Miglio);

TUTTI attendono che Bardi relazioni in consiglio regionale per rispondere a tutte le domande e/o perplessità.Sperando, ovviamente, che quel giorno non sia a Marechiaro (a mangiare la mozzarella di bufala).  

Pertanto, pur parlando di “molecole”, non siamo in un film di fantascienza. Ma di suspense (come al solito).

Walter De Stradis

 

 

 

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Cari Contro-Lettori,

la politica locale coglie la sua più fedele risorsa

(il disinteresse della gente, che a volte si

tramuta in un drammatico e poco nobile laissez

faire) proprio nella sua più scavata debolezza,

ovvero l’inconcludenza e la non incidenza

nella vita reale dei cittadini lucani. Il Palazzo

è –oggi più che mai- talmente distante dalla

vita della gente comune, che in pochi davvero

si curano di cosa accada lì dentro, come se

si trattasse di una malattia terminale senza

speranza, o –peggio ancora- di una qualche

intossicazione (di potere) che riguarda solo

un nugolo di personaggi in giacca e cravatta

che se ne dicono e se ne fanno di tutti i colori.

Non bisogna certo generalizzare, ma quando

menti più nobili e penne più argute discettano

e scrivono di “rassegnazione atavica dei

Lucani” probabilmente si riferiscono proprio

a questo. A quei (pochi) lettori di giornali

(purtroppo) poco interessa –a parte forse

un’amara ilarità iniziale- se un (ex) assessore

(e medico) raccomanda a una malcapitata

collega di curarsi a base di gargarismi fallici

o se un consigliere regionale di maggioranza

si riserva pubblicamente di usare gli scritti del

Presidente del Consiglio alla stregua di carta

igienica canina. Sono abituati, assuefatti al

peggio del peggio, e il peggio del peggio sta per

l’appunto accadendo, nella stanchezza e nello

sconforto generale. Allo stesso modo, i lettori

–come scrivevamo già sul numero scorsosono

poco disposti a scervellarsi per decifrare

algoritmi e calcoli di matematica applicata

che riguardano il bilancio di Potenza, tanto

si è sempre e comunque in emergenza (non

importa quale sindaco “del cambiamento” si

voti, a quanto pare), e si ritorna punto e a capo.

Su alcune, poche cose, però, i lucani/elettori

non sono ancora disposti a delegare/sorvolare,

per quanto grande (ed è immensa) possa

essere la loro rassegnazione. Una di queste è

la sicurezza dei luoghi in cui si abita e si vive.

Ed è bastato raccogliere alcune segnalazioni/

lamentele per rendersi conto (qualora

verifi cate dagli organi preposti) che in alcune

delle zone “parallele”, o “alternative” alla

centralissimi via Pretoria, nel centro storico

del capoluogo di regione, quella che fi nora

è stata sempre considerata come “movida

notturna” giovanile, potrebbe cominciare a

indurire i propri tratti somatici con l’età.

Chiesa di Santa Lucia, Vico Marolda, Vico

Giagni, Vico Bonaventura,Vico Atella, Largo

Rosica, Via Rosica così via, a leggere i nomi

di queste zone uno dietro l’altro sembra di

scorrere i quadrati di uno strano Monopoli,

ma da quelle parti alcuni temono possa

cementarsi un Monopolio del malcostume,

della maleducazione e forse anche del male e

basta, se la preoccupazione manifestataci circa

movimenti poco chiari dovesse trovare un

reale riscontro nelle eventuali verifi che di chi

di dovere. Sono alla luce del sole, però, taluni

obbrobri di discutibile opportunità, presenti in

questi vicoli caratteristici della parte vecchia

del Capoluogo (che vuole diventare sempre

più attrattiva turistica), che prendono la

forma magari di un qualche “mausoleo” di

indubbia bruttezza che restringe il passaggio,

o di una recinzione/rattoppo di fortuna che

non esorcizzerebbe il rischio caduta notturna

di qualche (non certo sporadico) giovane o

meno giovane col tasso alcolemico un po’ alto.

Senza contare –e rimagono tranquillamente

lì, nonostante le foto uscite sui giornali

(compreso il nostro)- i “sampietrini vaganti”

(qualcuno prima o poi se li porterà a casa come

fermacarte) e le voragini di Porta Salza e di

altre zone del Centro.

Eppure dovrebbe essere chiaro che sulla

sicurezza non c’è buco di bilancio che tenga.

Walter De Stradis

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Cari Contro-Lettori,

 

secondo l’astuta visione politica del nostro governatore, che non va a visitare l’anziano del paesino lucano a cui mancano i servizi essenziali, ma che se ne parte tranquillamente (da solo? non crediamo proprio) per l’Europsace Center in Belgio, «L’aerospazio sarà una priorità della strategia di specializzazione intelligente (S3) della Regione Basilicata nel Programma operativo ESIF 2021/2027: i ‘dati’ spaziali sono il nuovo ‘oro’ dell’economia spaziale, ma il loro utilizzo è ancora complesso soprattutto per le regioni. Tradurre i dati territoriali in informazioni e servizi utili e fruibili per i cittadini e le regioni è la grande sfida del futuro».

Insomma, “Space is the place” (“Lo spazio è la casa, il posto giusto”), come diceva il visionario musicista jazz Sun Ra, un afro-americano vestito da sacerdote egizio che diceva di essere nato su Saturno; ed evidentemente il nostro Generale Bardi, un napo-lucano vestito da Presidente della Regione che dice di essere nato in Basilicata, è d’accordo con lui.

Ma in attesa di percepire questi “servizi utili al cittadino” che per il nostro Governatore dovrebbero venire dallo spazio, ci sono questioncelle molto più terrigne che rimangono insolute. Certo, il Generale –com’è noto ormai anche a mio nipote- probabilmente mastica già il conto alla rovescia della rampa di lancio per il Senato (un grande pianeta dal quale la Basilicata gli sembrerà ancor più piccola), ma, come si suol dire, “Houston, abbiamo un problema”. La politica regionale risulta non pervenuta. In particolare, come si diceva, il piccolo terrestre lucano non ne ha percepito proprio l’esistenza, se è vero com’è vero che lì ad Accettura (tanto per dirne una e una sola) ove da oggi ritorna la festa del Maggio nel suo pieno fulgore, attendono con ansia l’arrivo di Bardi il Marziano (leggi intervista a pagina 7), ma solo e soltanto per dargli una dimostrazione pratica di cosa sia “l’attaccamento” al territorio, che nel piccolo borgo in provincia di Matera si respira a pieni polmoni (e non solo durante la festa). Sia detto per inciso, l’ultima volta, se la memoria non m’inganna, in rappresentanza della Regione si presentò l’ex assessore Leone, esperto sì di “attaccamento”, ma alla poltrona.

In ogni caso, accusato da più parti di essere un UPO (Unidentified Political Object – Oggetto Politico Non Identificato), il Nostro Bardi (insieme ai suoi accoliti ed emuli regionali, ma anche locali, come il tuttappostista a oltranza Guarente) non ne vuol proprio sapere di marchiare una scia nel firmamento lucano, nondimeno –da qualche in tempo in qua, forse imbeccato (male) da qualche addetto stampa anch’egli di stampo (!) partenopeo– preferisce affidare ai social o ai comunicati le sue attestazioni di “vicinanza” al popolo lucano, complimentandosi ora con questo e ora con quello (dalle mamme lucane alle aziende ortofrutticole), ma in ogni caso –lui tapino- sempre e comunque con gente che ce l’ha fatta da sola, ovvero non certo per merito suo.  

Come diceva la voce fuori campo al termine del classico film di fantascienza degli anni Cinquanta, “La COSA da un altro mondo”, «Cittadini, scrutate il cielo!».                          

A buon intenditor...  

Walter De Stradis

 

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Cari Contro-Lettori,

parlare della situazione economica del Comune di Potenza, ormai è come discernere dei grandi e irrisolti misteri della storia: l’omicidio dei Kennedy, il suicidio di Marilyn Monroe, l’attentato a Papa Wojtyla, la scomparsa di Majorana, la costruzione delle Piramidi, gli incidenti del Triangolo delle Bermude, gli exploit discografici di Jovanotti. Di più: a sentir continuamente parlare, o a leggere, di debito, avanzo, disavanzo, dissesto, pre dissesto e compagnia bella, e soprattutto a leggere gli interventi a mezzo stampa –da emicrania- dei diretti interessati (sindaco attuale e suoi predecessori), sembra di piombare in una di quelle sfiancanti discussioni (perché non se ne viene mai a capo), che trasformano le casse del Municipio di Potenza nella fantasmagorica Area 51: vuoi vedere che non esistono nemmeno? Ironia a parte, il buco di bilancio –o quel che è- che da tempo immemore grava sulla sorte –amministrativa e non- del nostro Comune, pare avere tutti i contorni di un buco nero: si è creato probabilmente millenni fa, risucchia tutto quello che c’è nei pressi (spazio e tempo), e soprattutto nessuno ne è responsabile.

Il sindaco attuale dice che non è colpa sua (ma che di qualcuno sarà), quello precedente dice che non è colpa sua (ma che di qualcuno sarà); quello prima ancora dice che non è colpa sua (ma che di qualcuno sarà), e via discorrendo, in un loop infinito in cui le dichiarazioni si riecheggiano nel vuoto cosmico della nostra politica. E poi tutti sparano cifre, percentuali, grafici e quant’altro, rendendo francamente impossibile al cittadino medio (e non solo) anche lontanamente capire in quale piega di bilancio o in quale tratto di intestino di questa macchina amministrativa che tutto digerisce, si trovi questa “ulcera” maledetta. Sta di fatto che, come si diceva, è una storia che si ripete, e ogni santa volta il sindaco di turno, non ultimo Guarente, alza le braccia e –come in questo caso, ma non è stato il solo- non può che recarsi col cappello in mano dalla Regione affinché quest’ultima salvi a tutti l’osso sacro (che è poi quello che, per esser chiari, poggia sulle poltrone). L’ultima passeggiata speranzosa (processione) del sindaco di Potenza verso il Palazzo del napolucano Bardi (ed è stato fortunato pure a trovarcelo) è stata ancora una volta portatrice di rimbrotti, recriminazioni (se non miserabili manifestazioni di atavico odio) verso il Capoluogo, e il leghista Guarente è sì riuscito a portare a casa i salvifici quaranta milioni, ma non ha tuttavia messo all’incasso la solidarietà di alcuni pezzi importanti del suo stesso partito, rivelando probabilmente un vistoso calo delle sue personali quotazioni nella sua stessa borsa politica, nonchè –per l’ennesima volta- la vera “identità” delle camicie verdi lucane. Insomma, lo scrivemmo tempo fa e lo ripetiamo: è inutile promettere -al grido di ghe pensi mi!!!- fuochi e fiamme in campagna elettorale, se poi, una volta sul quadrato, puntualmente si getta la spugna insanguinata dal “buco” e si dà (a torto o a ragione) la colpa ad altri. Delle due l’una: o quando ci si candida si IGNORA (e sarebbe strano nel caso, ultimo, di Guarente, che è al Comune da tempo) la reale situazione contabile (che prima o poi presenterà il conto), o in campagna elettorale si mente al cittadino sapendo di mentire. Buon San Gerardo a tutti.                                      

Walter De Stradis

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