- Scritto da Redazione
- Sabato, 22 Febbraio 2025 07:45

Cari Contro-Lettori,
a Festival concluso, possiamo -anche quest’anno- affermare con certezza pressoché matematica che Sanremo è lo specchio impietoso di ciò che accade, anche a livelli “più alti”, nella nostra bella e cara Italia: vincitori annunciati; uomini (e donne) potenti che muovono le manopole; plagi (più o meno mascherati) del lavoro altrui; spruzzate di pietismo e di sentimentalismo tanto al chilo; incidenti diplomatici (addirittura col Papa); dichiarazioni e risposte di comodo; conferenze stampa surreali; “comici” di Stato; “volemose bene” generale e tutto il resto. In più, da qualche anno, sembra farla da padrone quel filtro elettronico vocale che va sotto il nome di “auto-tune”, ovvero quello strumento che consente anche ai “cantanti” (o “rapper”) più stonati e improvvisati (e quanti ce ne sono) di imbroccare note e tonalità dei loro ritornelli acchiappa-like (e soldi), senza fare la figura di personaggi di cartapesta quali sono. Sta di fatto, però, che qualche volta questo filtro digitale fa il dispettoso, e smette di funzionare all’improvviso, lasciando l’“artista” di turno in braghe di tela, costretto cioè a ragliare impietosamente davanti al pubblico incredulo (ma credulone fino a un attimo prima), o addirittura a interrompere il concerto (è successo a più di qualche nuovo “big” di casa nostra: la Rete è piena di video del genere). E se è vero, come si diceva, che Sanremo è lo specchio dell’Italia, anche politica, ecco che ci accorgiamo che i nostri rappresentanti istituzionali –da decenni- fanno anche loro uso dell’auto-tune. Questo effettino elettronico, evidentemente, riesce a far suonare gradevoli –poco prima o durante la campagna elettorale- anche evidenti stonature, se è vero, come afferma Carmine Vaccaro della UIL pensionati, che «Oggi a elezioni passate, i cittadini si ritrovano con conguagli di centinaia e centinaia di euro da pagare per il gas (…) sono stati bravi a gettare fumo negli occhi dei lucani, soprattutto dei redditi bassi. Come sindacati avevamo chiesto di erogare il beneficio (il famoso “bonus gas” – ndr) solo alle fasce Isee sotto i 30mila euro e invece si è voluto allargare il benefit anche ai ricchi. Ora scontiamo un provvedimento fatto male e iniquo, utile solo ad alimentare il caro-vita dei ceti meno abbienti, con una pesante riduzione della capacità d’acquisto. Pensate alle famiglie monoreddito sotto la soglia dei 20mila euro annui, ai 33mila pensionati lucani costretti a campare con 500 euro al mese. Come faranno a pagare una bolletta dai 300 euro in su?».Come dire, è tempo che i cittadini si rendano conto che certi “effetti speciali” della politica nostrana, sul più bello, vengono meno. Ma, questa volta, a rimanere in “braghe di tela” non sono i rapper (o i politici che li imitano), ma i cittadini stessi. E vai col Rap.
Walter De Stradis
- Scritto da Redazione
- Sabato, 15 Febbraio 2025 07:17

Cari Contro-Lettori,
«…Intanto sono Lucani, e già per questo sono persone perbene».
Era l’11 novembre del 2003, quando il mai troppo compianto Pino Mango, intervistato dall’inviato di TGR Ambiente Italia, presentava con queste parole i suoi “colleghi” manifestanti a Scanzano Jonico.
Erano i giorni in cui la Basilicata diceva “No” al deposito unico di scorie nucleari, e il famoso cantante di Lagonegro era lì a protestare, insieme ai “comuni” cittadini, contro gli indirizzi del Governo, dicendo chiaramente, a favor di telecamere, «No, qui il deposito non lo fanno», e impipandosene altamente di eventuali “ricadute” sulla sua carriera di artista (che chissà, magari ci saranno pure state, ma noi non lo sappiamo). Ma soprattutto, in questo segmento ripreso dai ragazzi di Radio Galilei e inserito nel loro documentario “Tra note e sogni” (visibile su youtube), il nostro Pino ci introduceva come persone perbene a prescindere, in quanto Lucani.
Sono passati più di vent’anni, da allora, Mango se n’è andato ormai da tempo, dopo aver salutato il suo pubblico e chiesto scusa per il malore che l’ha colto sul palco, straziando il cuore di tutti, per la perdita di un personaggio così rappresentativo e pulito; ma, nel frattempo, cosa ne è stato del nostro orgoglio di Lucani? Se si dovesse giudicare da come ci facciamo trattare -ormi da anni- dalla politica, allora verrebbe da concludere che quell’orgoglio (o una sua sostanziosa fetta) se n’è andato via col vento.
Decimata la pattuglia dei “nostri” rappresentanti istituzionali in Parlamento (la Basilicata è ormai diventata terra di conquista anche per i candidati da fuori), con un consiglio regionale costretto a lavorare a singhiozzo (sovente a causa delle assenze illustri), con i soliti noti che giocano al valzer delle poltrone, e le classifiche e report nazionali che ci vedono quasi sempre piazzati nelle posizioni basse (molto illuminanti certe analisi dello Svimez), viene da sospettare che il nostro orgoglio di lucani sia ormai desaparecido. Intanto, i costi della politica aumentano (bocciata la proposta della minoranza di cancellare l‘incremento dei fondi per i gruppi consiliari in Regione), si vogliono moltiplicare le postazioni di potere (istituzione dei sottosegretari alla Regione), la situazione di Stellantis ci inietta abbondanti dosi di ansia e …
dài, per oggi basta così.
Walter De Stradis
- Scritto da Redazione
- Lunedì, 20 Gennaio 2025 11:36

Dopo l’intitolazione del reparto di Endoscopia Digestiva tenutosi nelle settimane scorse al Crob Rionero, un altro grande evento, questa volta nel capoluogo, celebrerà la figura, la memoria e il messaggio di un medico come il dottor Orazio Ignomirelli, noto gastroenterologo lucano, scomparso nell’ottobre scorso, dopo aver dedicato tutto se stesso alla cura dei pazienti oncologici. L’evento si terrà, il 25 gennaio prossimo, presso il Due Torri di Potenza e vedrà la partecipazione dell’Orchestra della Magna Grecia e del cantautore Francesco Sarcina (Le Vibrazioni).
Il concerto, nelle intenzioni degli organizzatori (patrocinato, tra gli altri, da Croce Rossa e Ant), servirà a sensibilizzare gli Enti preposti e l’opinione pubblica sulla necessità di migliorare le condizioni di cura e supporto ai malati oncologici in difficoltà. I fondi raccolti durante il concerto saranno destinati a fornire supporto economico per le spese farmaceutiche non coperte da rimborsi per pazienti oncologici e cronici in difficoltà.
Per saperne di più, abbiamo incontrato la signora Antonella Altomonte, insegnante, moglie del compianto Orazio Ignomirelli, e Pasquale Di Tolla, ideatore dell’evento, nonché segretario SILP – CGIL (Sindacato Italiano Lavoratori di Polizia ).
- Scritto da Redazione
- Sabato, 11 Gennaio 2025 07:02

Cari Contro-Lettori,
non si scandalizzerà nessuno se affermiamo che una non indifferente parte della vita di ognuno di noi, si svolge seduti sulla tazza del water. E’ un fatto fisiologico.
Per questo motivo, quella piccolissima (ma anche in questo caso, non indifferente), parte di tutti noi esseri umani, che risiede in abitazioni servite dalla diga della Camastra (si tratta di ventinove comuni lucani), nel corso delle appena trascorse festività natalizie ha potuto riassaporare un antico piacere, che in realtà si era già perso da un po’ di tempo: potersi alzare di notte, andare in bagno e poter tirare lo sciacquone, senza dover ricorrere a bottiglie, bottiglioni, damigiane e ampolle di riserva.
Purtroppo, a festività concluse, in quei comuni citati si è tornati alla “sparizione” serotina dell’acqua in casa, ma le ultime news tranquillizzano sul fatto che, stante la generosità di Giove Pluvio, si potrà beneficiare del servizio idrico completo anche nel weekend.
In ogni caso, in quella manciata di sere natalizie seduti a riflettere (sul water) al termine delle libagioni di rito, in alcuni di noi è scattata una riflessione: in fin dei conti, a tutti coloro (a livello nazionale e locale) che si sono trovati impreparati all’esame di riparazione imposto dalla siccità estiva, beh, dobbiamo dire grazie, piuttosto che lamentarci della situazione in cui ci troviamo. E’ (anche) grazie a loro infatti, se -tramite le privazioni descritte e le successive, pur fugaci, concessioni festive- siamo tornati ad apprezzare quei piccoli piaceri della vita, che davamo per scontati e che in altre parti del Mondo (tipo il Terzo), sono tutt’altro che garantite: una doccia calda serale, una seduta, ehm, sulla poltrona di ceramica.
La riflessione è faceta, certo, ma a pensarci bene, fino a un certo punto, perché è innegabile che l’acquisizione della consapevolezza passa anche attraverso la sofferenza.
Come anticipato, però, i segnali di ripresa ci sono, ma il cammino –più in generale, e su tutti i fronti- è ancora lungo: bisogna dare un deciso giro di vite agli strumenti di contrasto alle povertà, all’ingranaggio delle competenze e della meritocrazia, senza mai dimenticare ulteriori questioni cruciali come la trasparenza e la dialettica franca e costruttiva col cittadino e le associazioni.
E’ ora, insomma, di tirare lo sciacquone sulle negatività, e di pensare (e soprattutto, agire) positivo.
Walter De Stradis
- Scritto da Redazione
- Sabato, 21 Dicembre 2024 06:59

Cari Contro-Lettori,
sotto l’albero di Natale, la Basilicata vorrebbe ritrovare un po’ di serenità.
L’anno che si avvia a conclusione, è stato infatti piuttosto sferzante, come e più dei venti a raffica che negli ultimi giorni hanno attraversato il Capoluogo.
Come se non bastassero le ansie indotte dalla situazione di Stellantis, e da altre vertenze, gli effetti della siccità estiva si sono ripercossi soprattutto sull’inverno, negando a molti lucani (quelli dei comuni serviti dalla diga della Camastra) persino l’elementare diritto di ritornare a casa la sera, dopo una giornata faticosa (una delle tante) e godersi un po’ d’acqua calda, onde poter scaricare le tensioni nel salvifico gorgo del piatto della doccia. Nossignori: ci si deve organizzare con bottiglioni, taniche e buste varie. C’è chi condivide sui social le immagini delle bottiglie d’acqua messe e riscaldare sui termosifoni. C’è anche chi, con malcelato orgoglio, posta i video delle proprie, fruttuose, sortite in campagna e per boschi, alla cerca di vecchie fontane sconosciute ai più, alle quali attingere per la “conserva”, sempre più indispensabile, di H20.
E così accade che non ormai ci siano più solo i bambini a invocare un “bianco” Natale, ma anche gli adulti, a cui –dopo le proverbiali “pezze” alla cui apposizione hanno provveduto gli uomini di potere- non resta che sperare nella bontà d’animo del Meteo, affinché si possa tornare tutti al presente, ovvero al secolo Ventunesimo, dopo il balzo all’indietro, all’incirca di sei/sette decenni, che siamo stati costretti a subire. E visto e considerato, allora, che in molti comuni lucani siamo tornati agli anni Cinquanta, non ci resta che augurarci perlomeno di trascorrere delle festività “alla vecchia maniera”, riscoprendo e valorizzando gli affetti, le cose semplici, i piccoli momenti, stringendoci tutti, noi Lucani eterni compagni di sventura, in uno di quei calorosi abbracci atti a restituire un minimo di tepore. Almeno quello.
Buon Natale a tutti
Walter De Stradis
- Scritto da Redazione
- Sabato, 07 Dicembre 2024 07:09

Cari Contro-Lettori,
nel libro di Donato M. Mazzeo, “Cristo è nato a Barile”, incentrato sulle primissime riprese del capolavoro di Pasolini (“Il Vangelo Secondo Matteo”) che furono girate nel paesino arbereshe nel 1964, ci sono due-tre righe che fanno letteralmente cadere il volume dalle mani. Mazzeo infatti riporta che l’interprete di Gesù, il non-attore spagnolo Enrique Izaroqui (trovandosi nelle fasi iniziali della produzione) in realtà si trattene per pochissimo tempo nel piccolo comune in provincia di Potenza, senza girarvi alcuna scena (per poi spostarsi, com’è noto, a Matera e in altre locations), ma tanto bastò che le donne anziane di Barile, "avvolte in scialli neri", si mettessero tutte in fila per chiedergli comunque “il miracolo”.
Inutile dire che, via via negli anni, il piccolo centro lucano –assieme a tutti gli altri- è stato vittima di un vero e proprio esodo biblico, come testimoniano –ancora una volta- i dati Svimez: tutte le regioni del Mezzogiorno hanno perso popolazione su base annua; la prima regione meridionale per calo demografico è però la Basilicata (-7,4%); in rapporto alla popolazione, la Basilicata è la regione meridionale con il più elevato tasso migratorio (-5,4%); le migrazioni intellettuali da Sud a Nord sono alimentate anche dalla mobilità studentesca: in Basilicata l’83% degli studenti magistrali lascia la regione; per quanto riguarda le proiezioni demografiche al 2050, la decrescita sarà più intensa in Sardegna e Basilicata, rispettivamente -22% e -22,5%.
Fermiamoci qui.
Ne consegue, insomma, che oggi un regista come Pasolini avrebbe serie difficoltà a trovare, qui da noi, “facce autentiche”, specie tra i giovani. Dovrebbe trattarsi di un vero e proprio miracolo.
Curiosamente, proprio dopo aver incontrato –per la nostra rubrica “a pranzo”- il prof. Mazzeo, autore del libro citato, ci è giunta notizia del nuovo presepe realizzato da un noto pediatra potentino, appassionato dell’antica arte partenopea, che ogni anno ama conferire un pizzico di “attualità” al suo evocativo assemblaggio: e se nel 2019 i suoi “pupazzetti” indossavano le mascherine, adesso trascinano secchi d’acqua.
Insomma, per dirla alla Mike Bongiorno, “Sempre più in Alto!”
Walter De Stradis
- Scritto da Redazione
- Sabato, 30 Novembre 2024 07:42

Cari Contro-Lettori,
«Beh, il caso di Enzo Tortora era un evidente scambio di persona, nel mio caso io ERO la persona, perché avevo “osato” andare ad indagare in luoghi in cui nessuno c’era mai andato (…) Si è scatenata la caccia all’uomo (...) e fu proprio la classe politica a dire che bisognava utilizzare il pugno di ferro contro quelli che “procuravano allarme”, considerando che allora erano in tanti a sostenere che era stata acclarata la sostenibilità delle estrazioni petrolifere in Basilicata».
Era un “giorno buono”, quello, per Giuseppe Di Bello: i tipi del Teatro Minimo di Basilicata gli avevano consegnato una medaglia d’oro, su input spontaneo di alcuni cittadini. Si era nel dicembre del 2017 e quello che tutti chiamavano “il tenente Di Bello”– a prescindere dalle sue progressioni o regressioni, indotte, di carriera (per un periodo eta stato “trasferito” alla guardiola del Museo)- aveva voluto riassumere ai nostri taccuini, con quelle parole, parte della sua esperienza (poi conclusasi per il meglio, dopo lungo iter).
Ma l’ufficiale della Polizia Provinciale, di “giorni brutti”, ne aveva vissuti sin troppi fino a quel momento, e solo per averci voluto vedere chiaro sulla situazione ambientale della sua Terra.
La sua storia la conoscono tutti, ma in pochissimi, o forse nessuno, può immaginare quanto i dispiaceri accumulati e le ingiustizie patite possano aver -gradualmente- minato il suo stato di salute. E’ la prima domanda che ci siamo posti, quando qui al giornale abbiamo appreso della sua improvvisa scomparsa, a sessantun anni, a quanto pare per infarto.
Così come è apparso a tutti chiaro e cocente, come uno schiaffone ricevuto in pieno viso, che la morte di un così strenuo attivista ambientale avvenuta proprio a ridosso del “giorno zero” della diga della Camastra, sia un presagio tristissimo dal valore simbolico tremendo.
Questa Terra ha bisogno di persone che, come lui, sono disposte anche a pagare sulla propria pelle, purché certe tematiche giungano all’attenzione di tutti. C’è bisogno di chi, con onestà intellettuale e senza secondi fin (poiché i furbacchioni aleggiano anche nell’attivismo) di tanto in tanto scuotano questa Terra in cui la politica da sempre sonnecchia, vivacchia, tira a campare andreottianamente, sorvolando su dighe e dighe di problemi assortiti, alla stregua di un qualche ignobile drone che fotografa tutto e se ne fotte; e in cui -la storia recente, per altre faccende, lo ha dimostrato- ci si desta dal torpore atavico solo se si finisce sui canali nazionali e trasmissioni tipo Report o Propaganda live. Ma a qual punto, ovviamente, nelle stanze del potere, anche quello occulto (perché in Basilicata c’è eccome) non ci si imbarazza per il conclamato danno procurato ai cittadini, ma soltanto per la figura escrementizia (e cioè di cacca) rimediata a livello mediatico nazional-popolare.
Ancora, una volta, dunque, “minchia, signor Tenente”.
Walter De Stradis
- Scritto da Redazione
- Sabato, 23 Novembre 2024 07:33

Cari Contro-Lettori,
solitamente, nei giorni attorno al 23 novembre di ogni anno, stampa e tv locali (il nostro giornale compreso) si soffermano sulle consuete riflessioni scaturenti dall’anniversario del Terremoto del 1980.
Cosa è successo, cosa si è fatto, cosa non si è fatto e cosa si poteva fare. Quest’anno, l’ora “Zero” della Camastra con tutta probabilità risucchierà i soliti fiumi di parole a proposito del Sisma e del Post-Sisma, viepiù che il nostro fiume Basento è stato chiamato a ricoprire il ruolo di una sorta di “manna” dal cielo (negli intenti degli amministratori).
Ma tant’è: dalla luna nel pozzo, al fiume nel rubinetto, il passo è breve.
La questione è però politica.
I lucani a secco di acqua e di speranze stanno assistendo a uno scarica-barile (o tinozza, damigiana, tanica) senza precedenti; colpe, inefficienze, inadempienze, ritardi e inettitudini assortite vengono rimbalzate e ricacciate all’indietro nel tempo, manco fossero le particelle superluminari, molto care alla fantascienza e conosciute come tachioni. Ma dalle nostre parti, parlare di “luminari”, specie in questo momento, sa di presa per i fondelli, piuttosto e anzichenò.
Il mare nel cassetto e le mille bolle blu, da sogni diventano incubi, la siccità che ormai caratterizza le nostre estati (e non solo) è un riflesso dell’aridità d’intenti di una politica stagnante, impantanata nell’autoconservazione e preservazione di posti, postazioni posticini e posteggi. E in mezzo scorre il fiume.
Ma già si può immaginare il futuro. Prima o poi pioverà e la situazione tornerà, in attesa della prossima estate, alla normalità: vuoi vedere che certi “super-luminari” si intesteranno l’averci “salvato” dalla morte per arsura? Ma guardando un pochettino ancora più avanti, la domanda è: siamo proprio sicuri che a giugno prossimo non si ripresenterà la stessa situazione?
Questa Regione ha troppa sete di risposte.
Walter De Stradis
- Scritto da Redazione
- Sabato, 16 Novembre 2024 07:49

Cari Contro-Lettori,
è lecito ritenere che, se non ci fosse stata la Pandemia da Covid, il numero dei rimostranti che l'altro giorno protestavano nei pressi della Regione (ove si teneva l'incontro inter-istituzionale dell'Unità di crisi sulla questione Acqua) sarebbe stato molto più grosso.
No, non è una questione di paura di eventuali contagi; si tratta di ciò che, ormai, ci hanno abituato a ingoiare. Fermiamoci un attimo a pensare: dopo essere stati chiusi in casa per settimane; aver visto (in tv e sui vari mezzi d'informazione) gli animali iniziare a riprendersi i nostri spazi urbani, il Papa inginocchiarsi in un Vaticano deserto, e soprattutto vere e proprie “catene” di bare- in tutto il mondo- trasportate da camionette militari, beh, poco o nulla -oggi- può terrorizzarci o scandalizzarci. Perlomeno, non come una volta. E infatti, senza scivolare nel complottismo d'accatto, poco tempo dopo la NASA ha cominciato a fare spallucce e parziali ammissioni su alcuni filmati UFO; squali dell'alta finanza hanno programmato viaggi su Marte e presentati al mondo i loro robot umanoidi, cose che fino a un mese prima vedevamo solo sulle copertine dei vecchi romanzi di Asimov. Senza contare “l'improvviso” balzo in avanti fatto dall'IA, oggi a portata di chiunque sappia usare una tastiera.
C'è da aspettarsi, con questo processo di “sospensione d'incredulità globale”, ormai in stato avanzato, che se un domani qualcuno dirà al Tg che sta per esplodere una pandemia-zombi (come nei film di Romero), ci stupiremo poco o nulla.
Il concetto è: ormai ci “beviamo” tutto, mezze verità, falsità e fango compreso, senza più spaventarci, preoccuparci o indignarci come prima.
E torniamo al punto di partenza: se quello che sta accadendo oggi con l'acqua tolta dalle case in alcune fasi della giornata (in ventinove comuni della Basilicata) fosse accaduto solo cinque anni fa, i cittadini incazzati di fronte al palazzo regionale (così come quelli, giorni addietro, al cospetto della Prefettura di Potenza) sarebbero stati molto più numerosi. Perché, in una questione di vasi comunicanti, la Siccità si è limitata a scoprire il vaso di Pandora.
C'è da riconoscere, tuttavia, che -conseguenze psicologiche della Pandemia o meno- l'asticella del grado di rassegnazione e di accettazione dei Lucani è sempre stata di per sé piuttosto bassa. E vien da sorridere, se si pensa a quel vecchio detto pugliese (!!!), che -nell'evidenziare la buona probabilità di riuscita nel corteggiamento di qualcuno- suggerisce al corteggiatore: “Ammint ca l'acqu je vasc”. Ovvero: “Buttati, che l'acqua è bassa”. E quindi buon gioco ha il Destino (chiamiamolo così, per diplomazia), a “corteggiare” e a “circuire”i Lucani. Tanto l'acqua è bassa. Mai come in questo momento.
Riassumendo:la protesta di martedì scorso, pareva a tratti una “Presa della Bastiglia”, ma anche una “Presa della Pastiglia”, visto il sonno (della ragione) dei protestati (ma anche, forse, dei protestanti?).
Walter De Stradis
- Scritto da Redazione
- Sabato, 09 Novembre 2024 07:02

Cari Contro-Lettori,
di notte, il water e il lavandino del mio bagno emettono suoni profondi e gutturali. Gorgoglii, risucchi, assestamento dei tubi, forse, ma fatto sta che sembra ci sia un orco nel bagno di casa mia. Ucci ucci, sento odor di restrizioni. Essì, perché queste, come avrete ben immaginato, sono le conseguenze, fra le più innocue per la verità, delle interruzioni idriche che stanno interessando ben 29 comuni della Basilicata. ‘Orco can, come dicono in Veneto. E sta anche di fatto che, un giorno di questi, con il continuo leva-e-metti l’acqua, le tubature di cui sopra magari scoppieranno per il ritorno improvviso del flusso idrico.
Intanto, lo spettro delle autobotti sotto casa, con la gente in fila come ai tempi della Guerra, si fa sempre più denso. Non sarà lui a gorgogliare nel mio bagno?
E poiché quei rumori arcani prodotti da quell’orco cane -che succhia l’acqua di casa mia di notte- sono forieri di incubi, al risveglio mi domando come mai, come al solito, non sia colpa di nessuno. Non so chi, non so dove, non so a quale livello, ma forse qualcuno avrebbe anche potuto fare un onesto mea culpa, no? Specie se pensiamo che nei paesi anglosassoni, se un ministro viene solo beccato a sputare in terra, quello un attimo dopo rassegna le dimissioni. Ma, trattandosi di "sogni", per l'appunto, invece in Basilicata che succede? Se ne fa tutta una questione politica. Come al solito. Tanto le colpe di questo colabrodo si disperdono e si polverizzano all’indietro nel tempo, ed è vero, e allora capisci bene che, in effetti, sarebbe necessaria anche e soprattutto qualche dimissione “retroattiva”, il che è materialmente impossibile. D’altronde la fisica, perlomeno quella moderna, ci dice che il viaggio all’indietro nel tempo è impraticabile; quello in avanti -teoricamente- sì (basterebbe farsi un giro nei pressi di un buco nero e tornare), ma anche il nostro “futuro” ci pare scalcagnato. Il “buco nero”, in effetti, è già qui, e ora.
Ce lo dice, ancora una volta, il Rapporto Migrantes 2024, secondo il quale, sostanzialmente, esiste: «un trend inesorabile che a furia di partenze dalla nostra regione verso altre regioni italiane, ma soprattutto verso l’intero mondo, in particolare verso l’Europa che nonostante le crisi interne attrae sempre più, Regno Unito e Germania in testa, rischia di lasciarci con il cerino in mano e finire per bruciarci» (parole queste, di Luigi Scaglione, Presidente del Centro Studi Internazionali Lucani nel Mondo).
La popolazione residente, dice il rapporto, è passata a 533.636, dato al 01/01/2024, rispetto ai 536.659 del 1 Gennaio 2023.
E se pensiamo che, da che Mondo è Mondo, l’uomo ha iniziato a spostarsi proprio in cerca dell’acqua, ci ritroviamo difronte all’ennesima, tutta lucana, sinistra simmetria.
E buona vita a tutti.
Walter De Stradis






