- Scritto da Redazione
- Sabato, 04 Ottobre 2025 07:36

Cari Contro-Lettori,
chissà se il vecchio Vespone di regime –dopo la sua "prodezza" col portavoce italiano della Flotilla- pure direbbe che qui in Basilicata c’è chi “se ne fotte” di aiutare i lucani. Forse no, eh, visto dove tira il vento di questa bagnarola (nazional-regionale). D’altronde, la nostra “classe” politica, che in pubblico mima la spavalda camminata alla Aldo Maccione (in Francia ribattezzato “Aldo la classe”), pare in realtà specializzata nell’arte antica del “galleggiamento”. Non nel senso acquatico, ma appunto politico, sociale, culturale. E che mi hai portato a fare, sopra a Posillipo, se non mi vuoi più bene? Qui i Frecciarossa vanno e vengono come comete, lasciando i pendolari a rincorrere autobus sostitutivi degni di una sceneggiatura di Kafka. Che è poi quel tizio che scrisse di un altro tizio che a un certo punto diventava uno scarafaggio gigante. Qui parliamo de “le Metamorfosi” di una regione che discute di alta velocità mentre si arrangia con la scomodità, che sogna collegamenti con Milano ma spesso non riesce neppure a collegare Potenza a se stessa. Tra una buca e un autovelox spara-multe.
Sul fronte economico, il bollettino è quello di una guerra a bassa intensità: fabbriche che si svuotano, logistiche sospese, operai in cassa integrazione e royalties petrolifere che restano sulla carta, più simili a promesse da (s)campagna(ta) elettorale che a entrate concrete. Ricordate il “gas a gratisse”? Ricchi premi e conguagli per tutti. L'acqua? Meglio non parlarne.
La sanità? Da un lato la Regione che recita l’elenco dei trionfi: assunzioni, investimenti, digitalizzazione. Dall’altro l’opposizione che denuncia la favola (quella di Pinocchio?), ricordando liste d’attesa di 400 giorni e cittadini costretti a chiedere prestiti per togliersi un dente. Per la serie, “qui chi non ha pane, non ha nemmeno i denti”.
Persino la Chiesa prova a reinventarsi: a Potenza si sperimenta il Pos per le offerte, segno che anche da Lassù si sono accorti che da queste parti, le monete scarseggiano.
Walter De Stradis
- Scritto da Redazione
- Sabato, 27 Settembre 2025 07:45

Cari Contro-Lettori,
negli ultimi giorni il bel viso di Claudia Cardinale, in dissolvenza in entrata, è apparso su schermi, grandi e piccoli, di social e tv. A seguito della sua dipartita, a più riprese sono stati richiamati alla memoria collettiva i capolavori del cinema a cui aveva preso parte, incluso, ovviamente, “Bello, onesto, emigrato Australia, sposerebbe compaesana illibata”. Diretta da Luigi Zampa nel 1971, la commedia fotografa una storia d’amore in qualche modo “di rassegnazione”, sullo sfondo dell’emigrazione italiana nel mondo. «La nostra è una vendetta –dice a un certo punto, nel film, un esule siciliano alla bella Claudia- infatti quando tornerò al mio paese mi comprerò un bar e lo metterò in c… a tutti!».
Non sappiamo se i giovani e meno giovani lucani costretti anche loro a emigrare (come se oltre cinquant’anni di “sviluppo” fossero passati invano) meditino similari propositi di “vendetta” (ma poi, nei confronti di chi, della politica?); certo è che, secondo i dati più recenti del Censimento permanente diffusi dall’Istat, al 31 dicembre 2023 i residenti in regione erano 533.233, con un calo di 4.344 persone rispetto all’anno precedente, pari a una contrazione dello 0,8%. Le proiezioni a medio-lungo termine non lasciano spazio all’ottimismo: entro il 2050 la regione rischia di perdere circa 100.000 abitanti, secondo le stime Istat riprese da analisi e cronache locali. In altre parole, un territorio già fragile vedrebbe svuotarsi progressivamente i propri centri, soprattutto quelli più piccoli e periferici. Non è un caso che nel Potentino ben 38 comuni siano stati definiti come “ultraperiferici”: realtà che distano oltre un’ora dai servizi essenziali e che vivono quindi condizioni di marginalità doppia, demografica e infrastrutturale.
Il fenomeno si riflette in tutti i settori della vita quotidiana. La scuola, ad esempio, fa registrare una riduzione continua di iscritti: nell’anno scolastico 2025-2026 gli alunni in Basilicata sono stati 65.434, dato che conferma un trend negativo ormai endemico.
Anche le analisi socioeconomiche sottolineano l’urgenza della situazione. Il Rapporto Svimez 2024 colloca la Basilicata tra le regioni meridionali più esposte al declino demografico, con pesanti ricadute sul tessuto produttivo e sull’attrattività dei territori.
Il quadro che emerge è quello di una regione che si svuota, con aree interne sempre più isolate e comunità locali costrette a fronteggiare lo spettro della desertificazione sociale. Un fenomeno che richiede politiche mirate di rilancio, investimenti in servizi e strategie di attrazione per i giovani, ma, a quanto pare, i nostri politici, con i loro annunci roboanti, stanno guardando un altro film.
Beati loro.
Walter De Stradis
- Scritto da Redazione
- Sabato, 20 Settembre 2025 07:17

Cari Contro-Lettori,
sarà capitato un po’ a tutti, una volta o l’altra, di trovarsi al tavolo di una pizzeria in compagnia di amici e parenti. Abbiamo ordinato la nostra brava quattro stagioni, ma passano i minuti e, mentre gli altri commensali - uno a uno alla spicciolata- vengono serviti, il nostro piatto tarda ad arrivare. Il profumo delle altre pizze sul tavolo comincia a inebriarci, mentre lo stomaco –col passare dei minuti- ci rimprovera con crescente insistenza il vuoto che lo attanaglia. I nostri amici e parenti, anche loro, non sanno cosa fare (ma è più che altro etichetta): le loro pizze rischiano di raffreddarsi e perciò ci chiedono, gentilmente, se possono attaccare. E noi, sempre gentilmente, rispondiamo di sì. Ed ecco allora che tutti mangiano, tranne noi. Quel “noi”, ovviamente, sono/siamo i Lucani. I commensali che mangiano alla faccia nostra, fate un po’ voi. Non è poi così difficile dar loro un volto.
Sbrigata la metafora, veniamo ai dati concreti, quelli del rapporto Ires-Cgil.
L’area della povertà, assoluta o relativa, nel Comune di Potenza, riguarda 12.000 persone; nell’ambito del territorio diocesano di Potenza, tale area forma una specifica sacca della povertà, che cresce più rapidamente rispetto al resto della provincia (+12% di accessi alla Caritas nel 2023);
-Vi è poi un’area di povertà potenziale, di rischio, per così dire, che riguarda 17.000 anziani e 3.350 nuclei familiari monogenitoriali costituiti da madre e figli minorenni; gli stranieri sono in numero minore, ma 2.000 di essi fanno altresì parte dell’area del rischio di povertà potenziale;
-La povertà è alimentata da un mercato del lavoro escludente e precario: le figure tipiche sono la giovane donna che non riesce ad accedere all’occupazione e il precario, spesso non giovane, che pur lavorando fa parte dell’area della povertà. Si stima che circa il 30% degli occupati ricada in tale area;
-La questione abitativa è centrale: il gap fra offerta di alloggi popolari su Potenza e domanda potenziale è di 8.700 unità, con un fabbisogno pari a circa il triplo delle unità abitative attuali;
-Sta emergendo, sinora fortunatamente con numeri molto bassi, un problema di senza tetto e senza fissa dimora, che secondo i dati Istat sarebbero 43 persone;
-Secondo le rilevazioni della Caritas, la povertà riguarda soprattutto italiani,
ultracinquantenni, a basso livello educativo e formativo, nonché persone più giovani senza lavoro o in condizioni lavorative precarie. Vi è però l’emergere di una situazione di crescita della povertà fra gli anziani ed i quasi-anziani (dai 55 anni in su), un tempo sostenuti da Reddito e Pensione di Cittadinanza ed oggi completamente sguarniti.
Così è se vi pare. Insomma, questa pizza non arriva, finora ci hanno “servito” solo i bruscolini.
Walter De Stradis
- Scritto da Redazione
- Sabato, 13 Settembre 2025 07:49

Cari Contro-Lettori,
i lucani continuano a fare la spesa “a numero” – due mele, tre patate – e a chiedersi se domani avranno l’acqua nei campi, oltre alla rata del conguaglio del gas in bolletta.
La verità è che la nostra regione vive sospesa tra due mondi: quello dell’apparire, che sfila in passerella nel mondo o si inginocchia davanti a Madonne e patroni (ma la cera si consuma e il santo non cammina), e quello dell’essere, che si misura con frigo vuoti, colture assetate e collegamenti precari.
Da una parte il lessico dell’“identità” e della “speranza”, dall’altra il dialetto crudo delle famiglie che scelgono tra latte o medicine.
Qui si parla di “speranza” (leggete i post su Facebook di certi nostri politici, per rendervene conto)come fosse una valuta corrente. Ma la speranza non si mette nel carrello della spesa, non si versa nel serbatoio, non scalda i termosifoni. La speranza, a forza di essere evocata, è diventata una nuvola di parole che stordiscono, mentre i piedi restano immersi nel fango delle difficoltà quotidiane.
Alberto Sordi una volta disse in tv che il povero di un tempo andava avanti per “piccole conquiste”, come quando poteva finalmente mettere un po’ di carne in un piatto di pasta solitamente in bianco; al contrario, diceva, la società moderna dei consumi aveva reso tutti tristi perché chiunque ormai ambiva alla propria fetta di lusso. Aveva ragione, ma è pur vero che oggi i poveri lucani (nonostante le risorse naturali) sono stati condannati/abituati a un nuovo tipo di “piccole conquiste”, piccolissime, e a rallegrarci se una Imma Tataranni si gira di nuovo dalle nostre parti (e non magari a Bassano del Grappa), se un nostro corregionale va a fare il presentatore in tv o se un altro ancora vince una medaglia sportiva importante. Consapevoli di questo, i nostri politici subito li corteggiano, li invitano in ufficio per stringer loro la mano a favor di flash, consegnare una targa, e sperare di beccarsi un po’ di luce riflessa. E sul giradischi della cosa pubblica gira sempre quello stesso vecchio disco, una bassa fedeltà nei confronti dell’ascoltatore che ha dello sfacciato, con quella puntina che continua a scavare nei microsolchi ormai sgretolati della nostra pazienza.
Walter De Stradis
- Scritto da Redazione
- Sabato, 06 Settembre 2025 07:10

Cari Contro-Lettori,
“Brancaleone (…) ritto in sella, fissò Abacuc e gli altri a uno a uno, poi disse:
«Sapete ch’io sia?».
Pecoro azzardò:
«None».
«Avrete sentuto, suppongo, lo nome di Groppone da Figulle».
Rispose Mangoldo per tutti, anche se non tutti avrebbero risposto come Mangoldo:
«Mai coverto».
Brancaleone non raccolse.
«Groppone da Figulle fu lo più grande capitan di Tuscia. E io son colui che con un colpo solo lo divise in due. Lo mio nome, stare attenti! Lo mio nome est: Brancaleone!».
Il cavallo, con grande sorpresa di tutti, si impennò e nitrì quasi con fierezza. Il cavaliere lo resse e completò:
«Da Norcia».
«Gagliardo», disse Abacuc, guardando gli altri, per compiacerlo.”
---------------
Lo scambio di battute, fedele al film di Monicelli, è tratto da “Brancaleone – il Romanzo”, scritto dagli sceneggiatori Age & Scarpelli e dal citato regista.
Il passo citato è quello propedeutico alla nascita e formazione della famosa (e famigerata) “Armata”; il linguaggio di cui si servono i personaggi è una sorta di “medievalese” inventato, ma il quadretto qui raffigurato sembra a tratti l’incipit di un qualche comizio nostrano di contrada o di paese (ma anche di città, senza meno), in cui il “pezzo grosso” (o meglio colui, come in questo caso, che si ritiene tale), si presenta alla “plebe” (che egli si augura diventi presto la sua “ciurma”), millantando attributi e successi passati o futuri. E visto lo stato “medievaleggiante” (non-inventato) in cui per molti versi la nostra regione versa, la citazione ci è sembrata azzeccata. Senza contare ciò che evoca in tutti noi Lucani l’immagine dell’Armata Brancaleone…
L’antieroe tragicomico interpretato da Gassman era, o ambiva a essere, un “Cavaliere”, ed è curioso che il nostro opinionista Mario Petrone, nel suo intervento a pagina tre, in qualche modo “evochi” proprio il “Cav”, sostenendo – e come dargli torto- che tutte queste sagre e feste estive ci fanno sentire la sera ricchi come il Berlusca, salvo “risvegliarci” la mattina dopo in una Basilicata, mal-ridotta, mal-collegata e male in arnese.
Branca, branca, branca! Leon, leon, leon!
Walter De Stradis
- Scritto da Redazione
- Sabato, 02 Agosto 2025 07:45

Cari Contro-Lettori,
una volta, sui muri del palazzone dell’Ina di Piazza Prefettura a Potenza, sul lato con le scalette che portano più giù verso gli ascensori di Via del Popolo, campeggiava una scritta spray -“per la spiaggia”- con tanto di freccia verso la fantasiosa destinazione. Il buontempone autore della segnaletica farlocca faceva –ovviamente- riferimento non tanto all’assenza di possibilità di balneazione nella nostra città, ma probabilmente anche alla penuria di “attrattive” e di opportunità.
Qualche decennio dopo (estate 2024), ci ha pensato il Neo-Sindaco, appena eletto, a posizionare le sdraio in Piazza Prefettura, in quella che nelle sue intenzioni voleva essere probabilmente una geniale provocazione mista a un più pragmatico invito a godere della città per quella che è (e confesso di essermi chiesto se magari non fosse stato proprio lui, da ragazzino, a vergare la famosa scritta spray!).
In ogni caso, si sa, la minestra riscaldata, sotto il sole cocente, è un piatto piuttosto indigesto.
E così, nei giorni scorsi, è circolata sui social una vecchia cartolina della stessa piazza, in cui sono ben visibili gli ombrelloni, quelli veri, non quelli ideologici del sindaco, ovvero quelli di una città che negli anni 60 forse si crogiolava sotto i raggi del boom economico, inconsapevole del lento declino che avrebbe caratterizzato il percorso di vita del centro storico negli anni successivi.
E’ questa una città vittima delle sue contraddizioni, che rimangono beatamente tali, indisturbate.
Ne sa qualcosa chi, negli ultimi tempi, la sera torna stanco morto dal lavoro e cerca un parcheggio in Via Mazzini. Dalla sua, ha in tasca il permesso di sosta annuale pagato al Comune in quanto residente, ma di posti liberi neanche l’ombra. Essì, che da un certo orario in poi, che tu abbia il permesso citato oppure no, il parcheggio è gratuito (e vai col tango) per tutti, e per di più, con gli eventi estivi in atto alla Villa del Prefetto e non solo (legittimi e necessari, per carità, ma guai se il potentino non ci arriva sotto-sotto con l’auto), ecco che il residente è costretto a bestemmiare su e giù, alla stregua di un cavaliere medievale blasfemo, alla fatidica cerca non del santo Graal, bensì di uno straccio di anfratto in cui infilare la propria auto. Mal gliene incoglie: può volerci anche un'ora.
E così, anche il diritto di tornarsene a casa, a un orario decente, dopo una giornata di lavoro, va a farsi benedire. E allora? E allora, troppa fatica, evidentemente, bilanciare i diritti del residente (che paga regolarmente al Comune siffatto permesso) con quelli dell’automobilista avventizio (che magari, chissà, potrebbe pagare la sosta anche di sera). Ma poi, bisognerebbe toccare l’argomento controlli e controllori in servizio in orari inoltrati. No, davvero troppa fatica. Meglio sedersi sulla "sdraio" in Piazza Prefettura. "E il cittadino", dite? Beh, quello un posto a sedere col culo per terra tanto lo trova sempre.
Walter De Stradis
- Scritto da Redazione
- Sabato, 26 Luglio 2025 07:24

Cari Contro-Lettori,
qualche anno fa mi trovavo a Matera, a una “fiera di libri” allestita in una via centrale. La gente, ibrida di residenti e turisti, passeggiava con la palpebra a mezz’asta a causa del caldo massacrante, mentre i volumi se ne stavano ad arrostire al sole, ignorati dai più. “Troppe cose si fanno da queste parti” era il rimbrotto/refrain di chi percepiva il disinteresse dei passanti (cosa che, devo dire, ho registrato spessissimo: ricordo, in un altro luogo e in un’altra occasione, il banchetto dei funghi boschivi attorniato di acquirenti, mentre quello coi libri, posto di fianco, versava in una splendida solitudine). Sta di fatto che a un certo punto, una collega della vicina Puglia mi chiese: ma perché qui in Basilicata scrivete tutti questi saggi e romanzi sui briganti? Evidentemente era una dei pochi ad aver almeno sbirciato le esposizioni. Al momento, confesso, non seppi che dire e me ne uscii con qualche banalità, ma negli anni, ci ho spesso ripensato. Sarebbe sufficiente, come è capitato a me, visitare gli uffici di molti sindaci lucani, di entrambe le province, per scorgere nei loro scaffali e mobiletti –colmi di testi patrocinati/finanziati dal quel comune, dalla Provincia o dalla Regione- gli onnipresenti saggi, ma più che altro romanzi, “briganteschi”, scritti dal locale professore di latino in pensione, o da qualche giovane di belle speranze (che il più delle volte rimangono tali). In effetti, mi sono detto, a parte i lavori veramente seri e la dimensione “mitica” che per altri versi ha preso la cosa -ovvero quasi un “briganti-verse” immaginario e approssimativo in cui viene facile ambientarci delle storie-, si agita forse in molti di noi un senso di impotenza, che ci spinge a rifugiarci in quel pantheon tutto nostro di ribellione. La “resilienza” e la “resistenza” dei lucani moderni sono infatti messe a dura prova, giorno per giorno, e acuite da un senso di impotenza che si fa sempre più diffuso. Forse, allora, è il momento di aggiornare le nostre letture (ammesso che qualcuno legga ancora). Attimo per attimo ci scorrono sotto il naso notizie che parlano di disservizi, povertà, emigrazione, crisi idriche ed economiche, sfruttamento delle nostre risorse natuali, meritocrazia calpestata e corsie preferenziali. Cerchiamo allora di andare oltre i titoli e di approfondire. La Basilicata ha bisogno di essere “letta” meglio. Da tutti.
Walter De Stradis
- Scritto da Redazione
- Sabato, 19 Luglio 2025 07:12

Cari Contro-Lettori,
la Basilicata delle magnifiche narrazioni sta lentamente affondando sotto il peso di una povertà che non è più emergenza, ma condizione strutturale. I dati più recenti, quelli diffusi dalla Caritas di Matera-Irsina (si contano quasi 900 famiglie e oltre 3.500 persone costrette a chiedere aiuto), raccontano una verità che nessun governo, né regionale né nazionale, può più permettersi di ignorare: oggi, nella nostra regione, si è poveri anche lavorando. Il lavoro, senza qualità e senza dignità, non salva più.
In questo contesto, l’annuncio della Giunta regionale di un contributo di 300mila euro ad alcune diocesi lucane appare come un gesto tanto simbolico quanto insufficiente. Come ha affermato il segretario regionale della CGIL, siamo di fronte a una “bomba sociale”: bassi salari, precarietà diffusa, welfare evanescente. In Basilicata il salario medio annuo è di 27.232 euro, contro i 31.856 euro della media nazionale: un gap del 14,5%. Un record, ma come al solito, al contrario. Siamo la regione dei salari più bassi d’Italia.
Il presidente dell’ADOC Basilicata ha ricordato che le persone non vivono di statistiche né di promesse, ma devono affrontare ogni giorno il carrello della spesa che diventa un lusso. Con un’inflazione che continua a colpire i beni essenziali, dai generi alimentari ai detergenti.
Nel frattempo, 2.893 nuclei familiari lucani hanno ricevuto l’Assegno di Inclusione (ADI), di cui 1.796 nella provincia di Potenza e 1.097 in quella di Matera. Ma a giugno 2025 hanno ricevuto dall’INPS il trillo del messaggino della verità: “BEEP! Hai percepito le 18 mensilità. Per riprendere, riparti da capo”. Quasi come in un viedogame arcade degli anni 80. quelli a gettone, cioè.
E il Piano Strategico Regionale?
Nessuno lo ha più visto. Mentre i giovani emigrano, le famiglie faticano a tirare avanti, e la politica si rifugia negli slogan e si mette in prima fila alle processioni e celebrazioni delle varie Madonne locali.
E magari gli torna utile pure. Perché qui serve un miracolo politico, una visione, non certo mistica, che rimetta il lavoro, i diritti sociali e la dignità delle persone al centro dell’agenda. Meno viaggi a Roma e più presenza reale sul territorio. Meno assistenzialismo e più politiche attive. Perché non c’è dignità in una società che accetta che lavorare non basti per vivere.
E scusate se è poco.
Walter De Stradis
- Scritto da Redazione
- Sabato, 12 Luglio 2025 07:21
Cari Contro-Lettori,
Mel Gibson mangia le mozzarelle di bufala in un bar latteria di Caserta, a pochi chilometri da noi lucani, che mentre guardiamo quel video su Tik Tok, in cuor nostro reclamiamo il suo ritorno, la sua presenza a Matera, per girare il nuovo film sulla Resurrezione di Cristo.
Ormai va così, forse, le star del Cinema ci lanciano pezzi di cioccolata dalle torrette dei loro cingolati di Hollywood, zollette dolci di uno sviluppo che ci pare arrivare –a pezzettini- dalla “fabbrica dei sogni”, e non dalla politica. Candidiamolo alle prossime regionali, Mel Gibson.
Nella “realtà”, la Basilicata soffre, e non da oggi, di un doppio male: da un lato la fragilità strutturale di una terra ai margini (infrastrutture vecchie, servizi ridotti, spopolamento galoppante), dall’altro una classe politica troppo spesso –da sempre- chiusa nella ritualità delle nomine, delle passerelle, dei “tavoli di confronto” che non approdano mai a nulla. La minoranza di oggi attacca quella che era la minoranza di ieri: a parti invertite, il gioco rimane lo stesso.
Non è solo un problema di efficienza. È una questione culturale e politica. In questa regione si continua a vivere alla giornata, a reagire più che a progettare. Ci si brucia di combustione spontanea. Si cerca di “non perdere il treno”, ma il treno, quello vero, spesso non parte proprio. Lo sanno bene i comitati dei pendolari, ignorati sistematicamente da chi dovrebbe ascoltarli. E lo sanno anche i giovani agricoltori, i piccoli imprenditori del turismo, i sindaci delle aree interne che chiedono solo di non essere dimenticati.
E poi ci sono i numeri. Una frana silenziosa. Le case vuote nei paesi, le scuole con una sola sezione, i treni che partono solo per andarsene, mai per tornare.
Una Passione quotidiana, senza Resurrezione alcuna.
Servirebbe fermarsi davvero, sedersi accanto ai pendolari stanchi, ascoltare i contadini che guardano il cielo senza più chiedere nulla, imparare da chi resta, senza clamore.
Walter De Stradis
- Scritto da Redazione
- Sabato, 05 Luglio 2025 07:02

Cari Contro-Lettori,
c’è qualcosa di tragicomico, da commedia all’italiana (a rischio di essere ripetitivi), nel modo in cui la Basilicata “affronta” – da decenni – i propri guai. L’acqua scarseggia? Abbondano i tavoli. Lavori pubblici eterni, agricoltori furibondi e politici che rispolverano il latino –come suggerisce il nostro opinionista Mario petrone- per promettere miracoli nel tempo futuro. “Spero, Promitto, Iuro”: come dire, l’“infinito” delle promesse.
Intanto, nelle campagne, coltivare è diventato un atto di fede. Ma non c’è solo la siccità idrica: è l’intero sistema ad avere sete di buon senso. Il sistema sicurezza, per esempio: le forze dell’ordine fanno miracoli quotidiani con personale ridotto all’osso. E mentre la regione arranca in mezzo a deserti – fisici e istituzionali – c’è chi continua a vendere oasi. I giovani fuggono, i borghi si svuotano, e intanto siamo il lunapark del Mezzogiorno, dice qualcuno, con montagne russe che vanno solo in discesa.
Nel frattempo, i borghi si svuotano come le sale consiliari dopo i buffet.
La prima dignità da restituire? No, non la “meritocrazia” (che ormai è un “meme”), ma il salario. E forse ha ragione il professor Carmine Cassino: se vuoi trattenere i tuoi figli, devi almeno pagarli. Dignitosamente.
Ma in Basilicata, si sa, la pazienza è l’unico bene davvero distribuito a pioggia. Che in ogni caso non è infinita. Infatti, in questa tragicommedia lucana, la vera notizia è che la gente – pur incazzata – continua a portare pazienza. Ma per quanto ancora?
Perché il rischio più grande, alla fine, non è la siccità. È che anche la speranza, un giorno, vada in esilio.
Walter De Stradis
La foto (archivio Alliegro) è tratta del volume
"Io già mi parto, o Madre cara",
a cura del Prof. Carmine Cassino - Comune di Lauria






