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Cari Contro-Lettori,

una volta, sui muri del palazzone dell’Ina di Piazza Prefettura a Potenza, sul lato con le scalette che portano più giù verso gli ascensori di Via del Popolo, campeggiava una scritta spray -“per la spiaggia”- con tanto di freccia verso la fantasiosa destinazione. Il buontempone autore della segnaletica farlocca faceva –ovviamente- riferimento non tanto all’assenza di possibilità di balneazione nella nostra città, ma probabilmente anche alla penuria di “attrattive” e di opportunità.
Qualche decennio dopo (estate 2024), ci ha pensato il Neo-Sindaco, appena eletto, a posizionare le sdraio in Piazza Prefettura, in quella che nelle sue intenzioni voleva essere probabilmente una geniale provocazione mista a un più pragmatico invito a godere della città per quella che è (e confesso di essermi chiesto se magari non fosse stato proprio lui, da ragazzino, a vergare la famosa scritta spray!).
In ogni caso, si sa, la minestra riscaldata, sotto il sole cocente, è un piatto piuttosto indigesto.
E così, nei giorni scorsi, è circolata sui social una vecchia cartolina della stessa piazza, in cui sono ben visibili gli ombrelloni, quelli veri, non quelli ideologici del sindaco, ovvero quelli di una città che negli anni 60 forse si crogiolava sotto i raggi del boom economico, inconsapevole del lento declino che avrebbe caratterizzato il percorso di vita del centro storico negli anni successivi.
E’ questa una città vittima delle sue contraddizioni, che rimangono beatamente tali, indisturbate.
Ne sa qualcosa chi, negli ultimi tempi, la sera torna stanco morto dal lavoro e cerca un parcheggio in Via Mazzini. Dalla sua, ha in tasca il permesso di sosta annuale pagato al Comune in quanto residente, ma di posti liberi neanche l’ombra. Essì, che da un certo orario in poi, che tu abbia il permesso citato oppure no, il parcheggio è gratuito (e vai col tango) per tutti, e per di più, con gli eventi estivi in atto alla Villa del Prefetto e non solo (legittimi e necessari, per carità, ma guai se il potentino non ci arriva sotto-sotto con l’auto), ecco che il residente è costretto a bestemmiare su e giù, alla stregua di un cavaliere medievale blasfemo, alla fatidica cerca non del santo Graal, bensì di uno straccio di anfratto in cui infilare la propria auto. Mal gliene incoglie: può volerci anche un'ora.
E così, anche il diritto di tornarsene a casa, a un orario decente, dopo una giornata di lavoro, va a farsi benedire. E allora? E allora, troppa fatica, evidentemente, bilanciare i diritti del residente (che paga regolarmente al Comune siffatto permesso) con quelli dell’automobilista avventizio (che magari, chissà, potrebbe pagare la sosta anche di sera). Ma poi, bisognerebbe toccare l’argomento controlli e controllori in servizio in orari inoltrati. No, davvero troppa fatica. Meglio sedersi sulla "sdraio" in Piazza Prefettura. "E il cittadino", dite? Beh, quello un posto a sedere col culo per terra tanto lo trova sempre.
Walter De Stradis