- Scritto da Redazione
- Sabato, 20 Dicembre 2025 07:23
di Walter De Stradis
Il dottore in chimica Augusto Larocca, un quasi-cinquantenne potentino dall’aria giovanile, da novembre 2025 è il nuovo Presidente dell’Ordine dei Chimici e dei Fisici di Potenza per il mandato 2025-2029. Il pranzo/intervista è stato dunque un’ottima occasione per fare il punto sul ruolo della scienza nel tessuto economico e ambientale lucano.
d - A microfoni spenti mi diceva che i chimici a volte vengono visti come “quelli che inquinano”. In che modo l’Ordine intende aprirsi alla società civile lucana e alle scuole per promuovere una cultura scientifica che contrasti la disinformazione su temi sensibili come inquinamento e salute?
r - Ha detto bene. Noi dobbiamo contrastare la disinformazione. Il chimico (come anche il fisico) non è quello che inquina, anzi è quello che aiuta a smaltire le sostanze inquinanti, e questo a 360 gradi, perché ha le conoscenze per poterlo fare. Ricordo ancora quando il mio professore all’università, Lelj Garolla Di Bard, diceva che l’arcobaleno noi non lo avevamo ancora visto davvero, perché l’occhio del chimico è diverso. È un occhio che capisce da cosa vengono quei fenomeni che caratterizzano i colori. Un motto che possiamo riprendere è: “What in the world isn’t chemistry?” (“Che cosa non è chimica nel mondo?"). Pertanto io partirei proprio dalle scuole elementari, fino all’università, per far capire che la chimica e la fisica non sono affatto tecniche ristrette a una elite di persone.
d - Il territorio di Potenza ospita realtà industriali complesse (si pensi alla zona di San Nicola di Melfi o all’indotto legato alle estrazioni). Qual è il suo giudizio tecnico sull’attuale sistema di monitoraggio ambientale in provincia?
r - Così com’è, è un monitoraggio che funziona, perché noi comunque riusciamo a scoprire quelle che sono le sostanze inquinati (Daramic docet). Ma tutto è migliorabile, nessuno deve rimanere statico nelle proprie posizioni, accontentandosi. No, dobbiamo continuare, dobbiamo sfruttare le nuove tecnologie per garantire ancora di più che certe sostanze derivanti dalle produzioni industriali, petrolifere, chimiche, anche metallo-meccaniche, vengano magari anche smaltite, ma nella maniera più corretta possibile.
d - La gestione delle acque e la bonifica dei siti contaminati sono ferite aperte per la Basilicata. Dal punto di vista della chimica ambientale, quali sono le sostanze “emergenti” che oggi preoccupano di più?
r - Tutte le sostanze –e sono migliaia- che, come dicevo prima, derivano dagli scarti dei processi industriali. Quindi tutte quelle che provengono dalla combustione degli idrocarburi, dagli scarti della sintesi chimica, dall’industria metal meccanica, gli oli incombusti;, tutte sostanze, queste, che poi non devono andare a finire nelle faglie, nei nostri territori, nell’aria. Quindi è importante che venga fatto un monitoraggio sulle sostanze che vengono dalle scorie radioattive, il radon, per esempio. Ma mi riferisco anche agli odori, che magari non sono nocivi per la salute, ma sono molto sgradevoli.
d - Però che cosa ci insegnano i nostri siti di interesse nazionale (vedi Tito Scalo), sul modo con cui è stata gestita una certa questione ambientale?
r - Eh, lì è stata gestita malissimo. Lì ci sono rifiuti che sono a soli 100 metri dall’azienda in cui lavoro io. E stanno ancora lì. Ciò che bisogna fare è prendere la situazione di petto e dire, “Questi rifiuti non possono stare là, perché possono inquinare una falda acquifera che poi va a finire nel Basento e poi il Basento va a finire al mare”. Bisogna essere consapevoli che ci sono queste cose e bisogna toglierle di là, smaltirle.
d - Smaltirle costa.
r - Costerà quello che costerà, ma bisogna farlo.
d - E allora perché, secondo lei, se ne fa un gran parlare da anni, ma alla fin fine “stanno ancora lì?
r - Eh, questo dovrebbe chiederlo a qualcun altro.
d - La politica dovrebbe assumersi la responsabilità, quella di agire, che ancora non si è presa?
r - La politica deve essere a servizio del cittadino. Quello che i politici devono capire, devono comprendere, che se una cosa va fatta, va fatta. Il costo alto non può essere un alibi. Trovino il modo di farlo. E neppure, io politico, posso aspettare che passi la mia legislatura, “così poi se ne occuperà qualcun altro”.
d - Più che mai, è uno “scarica barile”.
r - “Eh sì, tanto qualcuno lo farà. Perché devo farlo proprio io?”.
d - Un’altra questione che molto ci spaventa: ogni tanto torna la mappatura dei siti papabili in Italia per il deposito di scorie radioattive e puntualmente salta fuori la Basilicata, perché è un territorio poco antropizzato, forse anche geologicamente adeguato... Qual è la sua posizione in merito? Cioè, se domani si decidesse davvero di fare un deposito proprio qui, sarebbe una catastrofe?
r - Una catastrofe no. Sarebbe una cosa da controllare, da monitorare, da verificare tramite un sistema efficiente all’ennesima potenza. In America il deposito di scorie nucleari è nello Utah, in un territorio completamente desertico, sotto una montagna. In Italia non c’è un territorio completamente non antropizzato, non c’è un deserto dove poterlo mettere. Allora, da qualche parte lo dobbiamo mettere. Poi, se mi permette, l’ambientalista che dice “lì no, però là sì”, non fa un discorso molto sensato. Noi produciamo scorie nucleari, non c’è niente da fare.
d - Siamo già terra di estrazioni petrolifere, che certo un impatto ce l’hanno. La polemica da sempre verte sulle ricadute economiche e occupazionali, senza contare la salute. Questa esperienza, così come è stata gestita finora, ci tranquillizza per un eventuale deposito di qualcos’altro?
r - Se la mettiamo così, no. Nel senso che se io ho un sistema integrato di produzione, di controllo e di verifica che funziona, e funziona davvero, allora io sono moderatamente tranquillo. Perché la qualità di qualunque cosa non va controllata, per paradosso, ma GARANTITA (emissioni in atmosfera, a livello di falde etc.). Ma se poi questa cosa non succede, o succede una volta e poi non succede più (magari perché il monitoraggio non è costante, perché mancano le attrezzature etc.) allora no. Allora non ci imbarchiamo proprio in una cosa del genere.
d - Quindi con il petrolio abbiamo controllato bene bene o no?
r - Personalmente non conosco bene quella realtà, ma da quello che so io, qualcosa è scappato. Qualcosa non è quadrato, proprio alla perfezione. Però, da qui a dire che non siamo in sicurezza, no, questo non me la sento di dirlo.
d - Hydrogen Valley: ultimamente se n’è parlato e c’è un progetto in fase avanzata. Secondo lei è un’opportunità?
r - I fisici, con lo sviluppo di generatori a idrogeno, ci vanno a nozze. Perché sono il loro pane quotidiano. Io conosco un’azienda in provincia di Caserta che produce azoto e che ha avuto un contributo dalla regione Campania, per aprire un generatore per sviluppare e produrre energia dall’idrogeno. Quindi loro, da un certo punto di vista, saranno autonomi, perché i motori viaggeranno con l’idrogeno. E’ un investimento notevole (all’inizio devi mettere veramente tanti capitali), però noi dobbiamo smettere di avere la filosofia “prima vedere cammello e poi pagare”. Dobbiamo investire, dobbiamo fare ricerca. Anche la mia azienda ha un reparto che si chiama “ricerca e sviluppo”.
d - Tra l’altro, mi diceva, producete un farmaco unico in Italia.
r - Unico al mondo. E questo farmaco unico al mondo è stato sviluppato con il mio reparto di ricerca e sviluppo e con il reparto dei colleghi che sono in Belgio. La S.M. Farmaceutici ha il 99% di dipendenti lucani. Siamo i secondi produttori di paracetamolo in Europa; è una realtà che però basa il suo target industriale proprio sulla ricerca. Ma tenga conto che dalla ricerca alla produzione, passano dieci anni. Dieci anni in cui, praticamente, si investe solamente. Ma i risultati dopo arrivano, e come.
d - In Basilicata esiste un particolare problema di fuga dei cervelli “scientifici”?
r - Sì, grosso. Grosso.
d - Quale potrebbe essere il vostro messaggio alle istituzioni regionali?
r - Investire sul territorio, per far crescere le realtà che ci sono qui in Basilicata. Dare l’opportunità ai ragazzi. Io vado in giro nelle scuole e le posso dire che i ragazzi hanno voglia di lavorare qua. Hanno voglia di far crescere questo territorio. Gli italiani, i lucani, sono professionisti stimati in tutto il mondo.
d - È una cosa che fa rabbia.
r - Certo. Cioè, i ricercatori italiani sono i migliori al mondo. L’unica cosa che non hanno, sono le sovvenzioni. Non c’è niente da fare. Cioè, quando tu vai in America… io ho una collega che è stata invitata da Columbia University, e le hanno dato uno stipendio da Nababbo per lavorare, e per fare ricerca serenamente, senza preoccupazioni. Qui da noi non si fa così.
d - In un’epoca di cambiamenti climatici (e non solo) che colpiscono duramente l’agricoltura lucana (erosione del suolo, desertificazione, carenza di acqua), in che modo la chimica del suolo può aiutare gli agricoltori a preservare la qualità delle colture e la salubrità dei prodotti?
r - Più che la chimica, lì potrebbe entrarci la fisica. Il tema è aiutare gli agricoltori, con delle nuove tecnologie, a creare delle coltivazioni che abbiano la necessità di usufruire di un minor quantitativo di acqua possibile. Sull’acqua bisognerebbe evitare gli sprechi. Apriamo e chiudiamo la parentesi: quando diciamo che in Basilicata “non c’è acqua”, attenzione a fare questa affermazione. Chiediamoci invece: quanto di un litro d’acqua che nasce nelle nostre sorgenti, arriva a me consumatore? Se a me ne arriva meno della metà, io mi devo chiedere perché. L’altra metà che fine fa? Dove va? Prima di dire a me che sto sprecando l’acqua, io voglio vedere tutta la filiera. Io voglio partire dalla sorgente, inseguendo i tubi, uno per uno, e arrivare al rubinetto di Walter. E capire che cosa ne arriva, prima di dire a Walter “adesso chiudi il rubinetto”, tra una spazzolata di denti e l’altra. Ecco, dunque, un monitoraggio che potrebbe fare un chimico o un fisico. Per capire le portate, per capire perché c’è un disservizio, perché c’è un calo di pressione. E’ necessario un lavoro di team. Io ci credo molto al lavoro di team: quindi un chimico, un fisico, l’ingegnere, il geologo. Un bel team. Una bella commissione, fatta per bene, indipendente. Creiamola. Andiamo sul territorio. Non stiamo sempre dietro i palazzi, chiusi, dietro scrivanie! Perché certe volte mi capita di trovare i chimici “da tastiera”. Il chimico è da laboratorio!
d - Una bella commissione sugli sprechi dell’acqua.
r - Sì, indipendente. Poi posso anche dar conto alla politica, però il mio giudizio deve essere assolutamente obiettivo. Se c’è il 70% dell’acqua che si perde, io te lo devo dire.
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- Martedì, 16 Dicembre 2025 19:20

Parte oggi l’aggiornamento e mappatura della Rete dei CUG e Organismi paritari regionali. La Consigliera regionale di Parità e la Consigliera provinciale di Parità della Provincia di Potenza intendono promuovere congiuntamente un’iniziativa di grande valore strategico e istituzionale, finalizzata all’aggiornamento della Rete Equal Time – Rete regionale dei Comitati Unici di Garanzia (CUG) e dei Comitati Pari Opportunità operanti sul territorio regionale, anche alla luce del prossimo recepimento della Direttiva Europea (1500) sugli organismi paritari.
L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che la promozione delle pari opportunità, la prevenzione di ogni forma di discriminazione e la diffusione di una cultura del rispetto e del benessere organizzativo non possano essere affidate a interventi isolati, ma richiedano una visione condivisa, una rete stabile di relazioni e un costante dialogo tra tutti i soggetti istituzionali coinvolti.
I CUG e i Comitati Pari Opportunità rappresentano, infatti, presìdi fondamentali all’interno delle amministrazioni pubbliche, degli enti locali, delle aziende sanitarie e degli altri organismi pubblici. Essi svolgono un ruolo essenziale nel garantire l’attuazione concreta dei principi di uguaglianza sostanziale, nel contrastare le discriminazioni di genere e non solo, nel prevenire molestie e violenze nei luoghi di lavoro e nel promuovere condizioni organizzative inclusive e rispettose delle differenze.
Tuttavia, nel corso degli anni, si è spesso riscontrata una frammentazione delle informazioni e delle esperienze, che ha reso difficile una piena valorizzazione del lavoro svolto e una reale integrazione delle azioni a livello territoriale. Da qui nasce l’esigenza di avviare un censimento sistematico e aggiornato, capace di restituire una fotografia chiara e condivisa della realtà esistente in Basilicata.
Attraverso questa attività di mappatura, le Consigliere di parità, ai sensi del D.lgs 198/2006, quali organi istituzionali deputate alla promozione della parità di genere in ambito lavorativo e al contrasto delle discriminazioni di genere sul posto di lavoro, intendono conoscere quali CUG e Comitati Pari Opportunità siano effettivamente attivi, come siano composti, quali iniziative abbiano realizzato, quali criticità incontrino e quali bisogni formativi esprimano. Al tempo stesso, il censimento vuole mettere in luce le buone pratiche già in atto, affinché possano diventare patrimonio comune e fonte di ispirazione per nuove progettualità.
La Consigliera regionale di Parità e la Consigliera provinciale di Parità assumono, in questo percorso, un ruolo di regia e di accompagnamento, favorendo il raccordo tra i diversi organismi e promuovendo un metodo di lavoro basato sulla collaborazione, sulla condivisione delle competenze e sulla corresponsabilità istituzionale. L’obiettivo non è solo raccogliere dati, ma intensificare le azioni in modo continuativo e strutturato.
Il censimento rappresenta, infatti, il primo passo per avviare una stagione nuova di progettazione congiunta. I risultati dell’attività conoscitiva potranno costituire la base per la definizione di interventi comuni in materia di parità di genere, conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, contrasto alle discriminazioni, promozione del benessere organizzativo e diffusione di una cultura inclusiva nei contesti lavorativi e istituzionali.
In prospettiva, la rete che si intende costruire potrà favorire anche una partecipazione coordinata a bandi regionali, nazionali ed europei, l’organizzazione di percorsi formativi condivisi e la definizione di linee di indirizzo comuni, rafforzando l’impatto delle politiche di pari opportunità sul territorio lucano.
L’iniziativa di censimento dei CUG e dei Comitati Pari Opportunità si configura, dunque, come un passaggio fondamentale per rendere più efficaci, coerenti e riconoscibili le azioni in materia di parità. La sinergia tra la Consigliera regionale di Parità e la Consigliera provinciale di Parità rappresenta un esempio virtuoso di collaborazione istituzionale, orientata a trasformare i principi di uguaglianza e inclusione in pratiche concrete e quotidiane, a beneficio dell’intera comunità regionale.
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- Sabato, 13 Dicembre 2025 09:33
di Walter De Stradis
Carmela (ma per favore chiamatela Carmen) Galgano, consigliera comunale (già capogruppo) di Fratelli d’Italia dal 2019, ha la parlantina sciolta e un cruccio fisso: loro, ovvero l’ex maggioranza, sono stati mandati a casa dai potentini proprio sul più bello.
d - Inizio con una domanda che faccio sempre a voi consiglieri, oggi di opposizione e ieri di Governo: com’è stato saltare il fosso?
r - Non è una cosa bella, perché dopo tutto il lavoro fatto con la precedente amministrazione, continuare a governare sarebbe stato il momento della raccolta. Bisogna essere sinceri e chiari: in cinque anni, considerando anche il Covid che ci ha bloccato per un po’ di tempo, non si riesce a fare tutto quello che un’amministrazione si propone.
d - Alcune delle cose che questa nuova giunta sta facendo sono la prosecuzione di alcuni vostri progetti?
r - Questa amministrazione ha continuato, anche perché era obbligata, però ha fatto delle modifiche. Partiamo da Via Zara: noi avevamo fatto un progetto di riqualificazione eliminando la sosta degli autobus, creando un’area di incontro, di socializzazione nel quartiere. Questo progetto oggi è stato azzerato; metteranno delle panchine nella scarpata, in quell’area che costeggia la piazza, Via Zara e la strada di Via Roma. Una cosa che non ha molto senso. A via Bertazzoni, invece, hanno mantenuto la nostra idea e là verrà un’area giochi, un parco utile a trascorrervi del tempo e socializzare. A Via Londra il nostro progetto è stato modificato: anche lì erano previste un’area di attività fisica più un’altra sempre di socializzazione, e invece –a quanto pare- dovrebbe esserci solo uno spazio con delle panchine. Loro hanno giustificato queste modifiche sostenendo che “i giochini” per bambini, che noi avevamo previsto in ogni area, sono costosi quanto a manutenzione, e quindi hanno voluto “eliminare” questo problema. Però non è così che si amministra. Anche se siamo in un riequilibrio di bilancio, noi con l’amministrazione precedente abbiamo fatto un grande lavoro per riuscire ad arrivare a questo punto.
d - Però mi diceva, a microfoni spenti, che solo quando vai in commissione bilancio (e lei ne è presidente) ti rendi conto di quanti debiti pregressi ha il Comune di Potenza.
r - Sì, però diciamo che nella vecchia amministrazione sono stati pagati tanti debiti pregressi, arrivati dagli anni 2010, 2012, 2014, 2018, per non parlare di richieste di risarcimento danni per le autovetture (causate da buche e quant’altro). Nel momento in cui siamo arrivati noi a governare -e la gente purtroppo dimentica in fretta- tutte le strade di Potenza erano un colabrodo. Tant’è vero che c’erano delle vignette col sindaco Guarente che sbucava dalle voragini. Non so se si ricorda.
d - Mi ricordo, perché quelle vignette le ho fatte io.
r - Eravamo in una condizione assurda. Siamo riusciti piano piano a fare dei progetti, tra risorse di compensazione ambientali, risorse provenienti dalle multe, risorse della Bucalossi…Noi comunque abbiamo fatto tanto, ma logicamente la pubblica amministrazione non lavora come un’azienda privata. Ci vuole tempo per realizzare i progetti, le verifiche… e quindi siamo arrivati alla fine del nostro governo che cominciavamo a fare gli asfalti sulle strade. Però, ripeto, abbiamo fatto tanto, e infatti ora richieste di risarcimento danni –riferibili alla nostra amministrazione- non ce ne stanno.
d - Visto che ci torna spesso, perché il centro-destra ha perso le elezioni? Ha pesato l’ultimo posto di Guarente nella classifica del Sole 24 Ore? Il candidato Fanelli forse aveva meno appeal di Telesca?
r - Mi sono data diverse possibili spiegazioni. In primis, direi che i cittadini non hanno percepito il lavoro che stavamo facendo. Perché? Perché non abbiamo fatto una grande comunicazione e questa, secondo me, è stata la cosa che realmente ci ha fatto perdere le elezioni.
d - Piccolo inciso: Telesca quindi fa bene a fare tutti quei video sui social in cui sorride e annuncia risultati?
r - Probabilmente questo è ciò che il cittadino cerca. Però, quando la coperta è corta, si pensa a fare delle cose positive, e si lascia perdere la comunicazione; ma questo ci è stato fatale. L’altra motivo della nostra sconfitta è stata probabilmente una campagna elettorale non proprio giusta, nel senso che dovevamo parlare un po’ di più di progetti.
d - L’ “effesss!” di Fanelli non ha funzionato?
r - No, non ha funzionato, però questa è la politica, si vince, si perde e ora vedremo come andrà prossimamente. Anche perché ripeto, i cittadini dimenticano subito.
d - Lei ha parlato di lavori pubblici, e c’è questa ben nota polemica su alcuni affidamenti fatti dal Comune, in particolare riguardanti alcune scuole pubbliche. Come consiglieri d’opposizione avete fatto un’interrogazione al sindaco, che è venuto in consiglio comunale e ha risposto –grosso modo- che il primo obiettivo dell’Amministrazione è raggiungere il risultato, gli uffici sono chiamati a spiegare i motivi che hanno determinato la scelta degli affidatari, i controlli interni all’Ente sono in corso. E’ soddisfatta di questo tipo di risposta?
r - Il sindaco, secondo me, in quel momento non poteva dire cose diverse, perché la politica non entra più di tanto nel merito di queste cose, poi sono i dirigenti che si assumono le proprie responsabilità, che fanno le verifiche documentali. Altrimenti iniziamo a fare noi i giudici o gli investigatori.
d - E allora a che pro fare un’interrogazione, se la risposta non poteva essere che quella?
r - La risposta –teoricamente- poteva anche essere un’altra, non lo so, ma credo che in questa condizione non potesse essere diversa; i lavori sono stati fatti, quindi il vero punto è la verifica documentale di chi ha partecipato (anche perché, legittimamente, al di sotto di una determinata soglia, è consentito dare un mandato diretto; ognuno può affidarsi alle persone che ritiene giuste). Ma la questione è anche un’altra, secondo me: purtroppo, l’amministrazione in genere ha perso la maggior parte del personale interno. La cosa importante è che i lavori si facciano, si facciano bene e si facciano una volta e basta. Invece spesso accade –ed è capitato anche a noi- che dei lavori non venissero controllati, e poi ci si trovava a doverli rifare. Ma, ripeto, questo dipende dalla carenza di personale. Potenza sembra piccola, ma nella realtà non lo è, specie se si vogliono controllare tutti i lavori passo-passo: quindi l’importante è che i lavori siano stati fatti, poi non siamo noi a verificare nella realtà quello che è stato fatto, come è stato fatto, come sono stati fatti i bandi e quindi come è stata aggiudicata la gara.
d - C’è, in generale, un motivo per il quale bisognerebbe tirare le orecchie all’amministrazione Telesca?
r - Quello che noto io è questo: il sindaco e la sua giunta cercano sempre -tramite video, interviste e quant’altro- di far credere che tutto ciò che fanno è condiviso con tutti, che sono tutte scelte condivise con i cittadini, con la maggioranza. Nella realtà io non penso che sia così. Posso dirlo? Per me è una facciata. Perché nella realtà ci sta uno scollamento tra giunta e consiglieri di maggioranza, i quali non vengono messi al corrente di tutte le scelte. Questa è una mia sensazione, ma verificando ogni giorno nelle commissioni le varie cose, io dico che ci sta uno scollamento, e che queste scelte vengono accettate tranquillamente dai consiglieri di maggioranza, senza avere la possibilità, secondo me, di poter dare realmente ognuno di loro un contributo.
d - Un Telesca troppo decisionista?
r - Secondo me sì. E pensare che l’opposizione di allora rimproverava a noi questa cosa, ma nella realtà noi venivamo comunque messi al corrente delle varie scelte di Guarente, magari forse anche un po’ in ritardo, però comunque in molte occasioni abbiamo dato il nostro contributo. Soprattutto dopo il Covid, il sindaco ascoltava tutti. Voglio citare una mia personale battaglia a cui ho lavorato per 4-5 anni, e per la quale devo ringraziare proprio Guarente che mi diede carta bianca. Stiamo parlando della strada dietro il Motel Park, assai importante per la contrada, che in pratica fu chiusa circa 20 anni fa, anche di più, quando è stato ristrutturato l’albergo. Io abito lì, quindi conosco benissimo qual è la problematica di quell’area, anche perché la zona di Marrucaro è sempre stata completamente abbandonata; non abbiamo mai avuto asfalti, sfalci di erba, pulizia. Un po’ come a Bucaletto. Per riaprire la strada, ogni volta sorgeva una difficoltà diversa (soldi mancanti, contenziosi con i privati, arrivo di curatori fallimentari etc.), però ci siamo messi a studiare carta su carta, grazie anche al dirigente Di Lascio, al sindaco Guarente, e siamo riusciti a trovare la soluzione. E così, prima della fine del nostro mandato, siamo riusciti a farci cedere quella strada, dopo 5 anni di impegno reale, ma dopo 20 anni di chiusura, in cui non ha fatto niente nessuno. Abbiamo anche messo delle risorse nel bilancio preventivo del 2024 per poterla completare; il punto è che nel momento in cui sono iniziati i lavori di pulizia (perché oramai lì ci stava “un bosco”), ci si è resi conto di una perdita di acquedotto; pertanto, le risorse che abbiamo messo nel capitolo adatto non bastano, e –riassumendo al massimo- ci mancano 100.000 euro, che sto chiedendo continuamente a questa amministrazione, ma ad oggi non sono state ancora messe le risorse. Vediamo che cosa succede per farla riaprire.
d - Il succo della storia?
r - Questo è un caso particolare, ma come questo ce ne sono tanti altri –come il CONI, la Torraca- abbandonati da tutte le amministrazioni di centro-sinistra. Noi siamo riusciti a prendere dei finanziamenti, ma “loro” se ne vengono con la scusa che “i finanziamenti non bastavano” (quando invece c’era comunque la possibilità di far partire le gare facendo delle varianti, anche perché con il PNRR si facevano i progetti non esecutivi, i progetti preliminari). Quindi non è che questa amministrazione “salvi” i progetti.
d - Quindi il punto è che adesso il sindaco si fa vanto di questi lavori?
r - Su questo non c’è dubbio, perché –logicamente- i cittadini pensano che chi inizia i lavori sia anche quello che li ha realizzati, ma non è così. Come dicevo, proprio quando noi dovevamo raccogliere i frutti di tutto questo impegno, siamo stati mandati a casa.
d - L’ultimissima domanda: ho visto che lei ha presentato un’interrogazione sul centro storico di Potenza.
r - E la risposta non mi è per niente piaciuta. L’assessore D’Andrea ha risposto che stavano organizzando vari eventi, come “Lucania Is Comics”, e che questi avrebbero rivitalizzato il Centro. Il problema vero è cercare di portare gente di giorno, non solo dalle nove di sera, perché i pochi commercianti rimasti devono avere la possibilità di lavorare.
(L’intervista completa è visionabile sul canale youtube di LucaiaTV)
- Scritto da Redazione
- Sabato, 06 Dicembre 2025 07:04
di Walter De Stradis
Per queste Festività si vestirà
nuovamente di rosso, «non per
fare il Gabibbo o il pomodoro»,
come dice lui, ma per tornare
a essere nuovamente Babbo
Natale, in alcuni spettacolini per bambini
che sta portando in giro (e la barba bianca,
ci tiene a sottolineare, sarà rigorosamente
vera, cioè la sua). Sarà anche per
questo, che l’attore Mattia Sonnino -che
stiamo vedendo in tv nel nuovo serial
di “Sandokan”- ai tempi del suo esordio
nella fiction “Blanca” lo ringraziò, a lui,
Gigi Pirozzi, che nel 2006 era stato suo
insegnante in un corso di recitazione
tenutosi qui a Potenza. Come se gli avesse
quasi “regalato” una carriera.
Cinquant’anni di palcoscenico e una
vita passata a fare “radiografi e” alla
realtà lucana, sia letteralmente (come
tecnico di radiologia alla Luccioni), sia
metaforicamente, attraverso l’occhio
critico e popolare del teatro amatoriale:
Luigi “Gigi” Pirozzi, colonna portante
della storica compagnia teatrale potentina
“La Maschera”, spesso recita in aviglianese
(specie quando i testi sono scritti dal sodale
Tonino Nella, originario della “Capitale”),
a volte in potentino, altre ancora in
napoletano (è nativo di Giugliano), ma
sempre e comunque mette in scena la
saggezza, le risate e forse anche le lacrime
della gente di Basilicata.
La sua timidezza di bambino, in qualche
modo poi “esorcizzata” con gli spettacoli, la
ricorda bene: «Alle elementari nascondevo
le mani sotto le gambe per paura che il
maestro le vedesse alzate e credesse volessi
fare il volontario per l’interrogazione!».
Attraverso il suo personaggio più celebre,
Vito Summa (“Il solito Vito”, protagonista
di sketch anche in Rete) -«un uomo
semplice, ma pieno di buon senso, che
osserva e critica la realtà con saggezza
popolare»-, Pirozzi ha girato la Basilicata
«davanti e di dietro», e persino la Svizzera,
regalando risate e un senso di “famiglia” ai
conterranei.
Interrogato sulla situazione in Basilicata,
il solito Vito Summa la vede «scura, nera
proprio». Il suo appello –in aviglianese diretto
alla politica e agli amministratori è
chiaro («ma datela ‘na mano a ‘sti poveri
giovani!»). Pirozzi si commuove anche
un po’ pensando ai bambini che piangono
a causa delle guerre, e chiede a Babbo
Natale che i suoi nipoti non debbano vivere
tra i confl itti. Per la Basilicata, l’augurio è
che «non abbandonino questa terra», non
siano costretti, cioè, citando l’esempio di
un nipote che ha trovato lavoro addirittura
dalle parti della Cecoslovacchia.
Quest’anno “La Maschera” è tornata
(Maria Luigia Bombino completa il trio)
ed è andata in scena con “Ed… IA tra
di voi!!!”, testo di Tonino Nella. Una
commedia sull’Intelligenza Artifi ciale in
cui una coppia chiede all’IA un tragitto…
e l’IA gli compare davanti in carne e ossa.
«Mi spaventa un po’, sì», confessa Gigi.
«Rischiamo di perdere posti di lavoro.
Nella commedia persino per il cambio di
stagione si chiedeva aiuto all’IA!».
Non senza un culmine grottesco:
l’Intelligenza Artifi ciale che suggerisce alla
moglie di eliminare il marito da cui vuole
divorziare. Ma alla fi ne c’è una salvezza in
zona Cesarini: «Bisogna tornare a usare la
nostra intelligenza: cuore e mente devono
guidarci verso l’altro».
Pirozzi, che fa teatro dal 1975, vede oggi
un aumento di giovani e compagnie, ma
il percorso è comunque in salita. «Le
spese oggi sono molte, troppe tasse, tra
affissione, vigili del fuoco e la stampa dei
manifesti». Negli anni ‘70, negli ‘80, era
tutto più facile. Oggi, anche uno spettacolo
gradito come il loro si chiude «quasi in
pareggio». Quando propose alla Regione
di creare qualcosa sul brigantaggio, si vide
offrire «una cifra irrisoria».
Consoliamoci col Natale, và, visto
che Pirozzi da qualche anno coordina
i laboratori teatrali dell’Associazione
Nuova Era. Quest’anno saranno con lui
due elfi pasticcioni –Elfo Angelo (Angelo
Galasso) e Elfo Filippo (Filippo Gilio)– e
sua sorella Maria Teresa Pirozzi, nei panni
della Befana-moglie («…e haggie passat’
nu guaio!»).
Hanno già un fi tto calendario: Corleto
Perticara (14 dicembre), Ruoti per “Il
Borgo dei Golosi” (20-21 dicembre),
Sanchirico il 23 dicembre con lo spettacolo
“La Lettera più Magica del Mondo”.
L’anno scorso, al castello di Brindisi di
Montagna, un bambino ormai cresciutello
che non credeva più a “Santa Claus”
sentenziò: «Lui (Pirozzi – ndr) è un Babbo
Natale bello e sa recitare». Se glielo
avesse detto Fellini, forse gli avrebbe
fatto meno eff etto. Per l’attore, tuttavia, il
tempo per il cinema c’è anche stato, con la
partecipazione al fi lm “Del perduto amor”
(1998) di Michele Placido (a seguito di
un doppio provino, a Potenza e a Irsina)
e a “Non vi sedete troppo” (2005, regia di
Gampiero Francese) con La Riccotta. Ma
per l’arte cinematografi ca, l’opaca “lastra”
certifi ca che per poter continuare «bisogna
avere amicizie, sì amicizie…non vorrei
dire “leccare”».
Prima di salutarci, tira fuori un ultimo
ricordo: una cena a Castelluccio Inferiore
durante una festa di paese. Era tardi e chiese
al Comitato se poteva portare qualcosa
a casa. «No, tu mangi qui con noi», gli
dissero. E lui si abbuffò, ovviamente.
Perché il teatro popolare vive così: piatti
di carta condivisi, abbracci dietro le quinte,
battute che in piazza fanno ridere tutti
«perché noi ci aiutiamo molto con i gesti.
La comicità lucana è la spontaneità, le
pause, la mimica». E pazienza se, rispetto
ai Campani e alla loro grande tradizione
nella commedia, «siamo un po’ più chiusi
e montanari».

- Scritto da Redazione
- Sabato, 29 Novembre 2025 07:38
CLIKKA SULLA FOTO PER GUARDARE IL VIDEO
di Walter De Stradis
C’è un posto,
tra Rionero e
R i p a c a n d i d a ,
dove il tempo non
scorre: fermenta.
È un vecchio casale di pietra, avvolto
nella luce obliqua del Vulture, ove
Carmine Crocco -poi consegnato alla
storia come il “generale dei briganti”-
per un periodo lavorò da guardiano.
Oggi questo luogo è l’antro vibrante
e ordinato di botti, bottiglie, quadri e
ricordi dove "crea" Francesco Sasso,
ottantasette anni, conosciuto da tutti come
“Il Professore” (persino la fi glia ce lo
annuncia così). Un soprannome che non
è certo un vezzo: «Mi sono portato dietro
ventiquattro anni di insegnamento, fatti a
mio modo, non secondo i canoni noiosi di
una scuola sì attiva, ma non innovativa» .
E mentre lo racconta, Sasso ha il portamento
e la gentilezza di un personaggio
d’altri tempi. Non è diffi cile scorgere
in lui una sorprendente somiglianza
con William Hartnell, il primo attore
a interpretare il “Doctor Who”, oltre
sessant’anni fa, nell’omonima, celebre
serie tv britannica: stesso sguardo arguto,
stessa compostezza da gentiluomo
edoardiano. E come “il Dottore” con
la sua cabina telefonica blu, anche il
Professore sembra trasportare chiunque
gli stia accanto in un altro tempo.
La storia dell’azienda della famiglia Sasso,
oggi diretta dalla fi glia Eugenia, comincia
nel 1922: «La Camera di Commercio ci
ha dato una medaglia d’oro per questo
percorso… siamo a 103 anni di vita
della famiglia Sasso per questo lavoro»
Il Professore è cresciuto dentro
il vino, e il vino dentro di lui:
«Mi sono nutrito di profumi,
fermentazioni che salivano dal
basso della cantina fi n dentro casa»
Suo padre –racconta– lavorava in modo
empirico, ma con intuizioni geniali, tanto
che «molti scrittori lucani hanno parlato di
lui come riferimento di serietà e passione»
Una eredità forte, che porterà
Sasso a lasciare -e non nasconde
anche un pizzico di rammarico- la
scuola nel 1983 (il “Gasparrini” di
Melfi , ove insegnava economia) per
dedicarsi completamente alla vigna.
Gli occhi gli brillano ancora, però,
quando rievoca uno dei ricordi
più intensi della sua carriera:
«La cosa più bella era vedere qualcuno
emozionarsi davanti a un bicchiere
di vino. Io mi emozionavo due volte»
Negli anni Ottanta esporta il suo
vino a Berlino, quando il Muro è
ancora lì. In quella città spezzata e
viva, accade un episodio inatteso:
«Un signore da un tavolo si alza e viene
verso di me: “Herr Sasso è qua?”» ricorda.
Era l’attore Horst Buchholz, il celebre
interprete de “I magnifi ci sette” (ma anche
del medico fi ssato con gli indovinelli
ne “La vita è bella” di Benigni): «Mi
disse che quando andava a teatro, il suo
mondo si apriva totalmente, con mezza
bottiglia del mio vino prima di entrare».
Sasso, pur in preda all’emozione, aveva
risposto con una battuta: «Ma è possibile
che devo venire a Berlino e mi devo
incontrare con lei? Quando in Italia
ogni quindici giorni danno il suo fi lm?!».
Un riconoscimento inatteso e potente,
quello del grande attore tedesco, suggellato
dall’amicizia e da una promessa:
ventiquattro bottiglie di un nuovo vino,
tutte fi rmate. Dal Professore. Una sorta
di “autografo al contrario”, dunque.
Per Sasso il suo Vulture non è solo un
territorio: è una geologia dell’anima.
«Il Vulture è un massiccio montano
che è una ricchezza infi nita…
una barriera naturale con un
microclima imprescindibile. Ma
non tutti l’hanno capito, ancora».
Qui, milioni di
anni di eruzioni
hanno lasciato
un patrimonio
m i n e r a l e
che parla
d i r e t t a m e n t e
alla vigna: «Non
puoi pensare
a un grande
vino con una
vigna giovane.
A b b i a m o
bisogno di
catturare i
minerali, e
i minerali si catturano nel tempo»
E quando racconta del suo Roinos
2001, lo fa come di una creatura viva:
«L’estratto secco era 48, un massimo
espresso in Italia… un vino con la
potenzialità di vivere oltre 60 anni». A
Verona, il giornalista Paolo Massobrio
ne rimase folgorato, scrivendo che era il
vino nuovo più sorprendente della fi era.
Il Professore non ha dubbi: «Una delle
componenti importanti dell’evoluzione di
un vino è il tempo. Se sai aspettare». Lo
dimostra raccontando la storia dell’ultima
Riserva di Roinos, premiata a Firenze.
Il vino era pronto dopo cinque anni,
ma lui decise di aspettarne altri cinque:
«“Perché questa fretta?”, dissi
a mia fi glia. Non è una sfi da a
qualcuno. È una sfi da al vino, capire
quali sono le sue potenzialità»
E in questa Basilicata che, come spesso
si dice, vive un non-tempo tutto suo,
Sasso trova una perfetta corrispondenza:
«Non è vero che da tutte le parti si può fare
un grande vino. Qui il terreno, i minerali,
il clima: tutto parla la lingua del Vulture»
E se oggi un politico varcasse la soglia
del suo casale, cosa gli off rirebbe?
«Non gli off rirei mai il mio massimo…
andrei sui vini più facili, più diretti. Sarà
poi la sua curiosità a capire se vuole
andare più in profondità. Un veneto una
volta mi chiese come mai vendessi un
“Eubea” -che è un vino di base- così buono.
E ovviamente la risposta fu semplice:
se io vengo conosciuto con un vino di
base insignifi cante o appena suffi ciente,
ne va del mio nome. E io non lo voglio
perdere per colpa di un vino mediocre».
Alla fi ne, mentre ci accompagna tra le
botti, i numerosi riconoscimenti (ultimo
quello dei “100 grandi vini” tributato
a Firenze dall’Associazione Italiana
Sommelier) e i quadri, mentre ci mostra
oggetti che sembrano aver assorbito
decenni di vendemmie, è impossibile
non pensare di essere saliti anche noi
su una sorta di TARDIS (la “macchina
del tempo” nella citata trasmissione
della BBC) enologica: niente cabine
blu, ma legno antico, odore di mosto
e il sorriso gentile di un uomo che,
come il celebre Doctor Who, viaggia
attraverso il tempo. il suo, quello del
Vulture, quello del vino. Un tempo che
profuma di fermentazioni, di cenere
vulcanica, di attese lunghe dieci anni.
Un tempo che forse solo l’Aglianico del
Vulture, e chi lo custodisce da un secolo,
può insegnare.
- Scritto da Redazione
- Sabato, 22 Novembre 2025 07:40
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di Walter De Stradis
| L’ |
idea delle bocce come passatempo per quattro pensionati curvi sotto un pergolato non regge più. E lo dimostra (anche) il fatto che in Basilicata questo sport ha una presidente di Federazione donna –l’unica in Italia– che tra l’altro mostra una competenza, persino puntigliosa, e una passione che sorprendono chiunque pensi ancora a certi cliché da cinema in bianco e nero neo-realista. Angela Laguardia, invece, ci parla di ragazzi, donne, atleti con disabilità, gare affollate e strutture piene ogni settimana. E lo fa con un sorriso e un’espressione bonaria e “self-confident”, dietro gli occhiali: quella di chi ha dovuto spiegare molte volte perché le bocce non sono un reperto folkloristico, ma un mondo vivo.
La sua storia non inizia in famiglia, come accade spesso in questo sport. «Non ho nonni né genitori bocciofili», racconta. «Mi ci sono imbattuta per caso. Mi incuriosiva vedere quelle persone anziane così abili nel portare la boccia vicino al pallino, non è affatto semplice come sembra». È stata proprio quella combinazione di precisione, studio delle traiettorie e calma a conquistarla, lei che viene dalla comunicazione (altra sua passione) e oggi lavora in uno studio di medicina del lavoro. E se tanto mi dà tanto, non è certo un caso che abbia scritto –un altro primato- l’unico libro esistente sul mondo delle bocce lucano; s’intitola “Mai lunga” (un’espressione ricorrente nel corso delle gare), ma non è un punto di arrivo. La fatidica cerca di foto, documenti e testimonianze, per Laguardia non si è fermata.
Alla Federazione Italiana Bocce (la sezione lucana della FIB consta di 700 tesserati e 17 società), per lei sono già sei anni di mandato da presidente regionale, due elezioni vinte e un primato che nessun’altra aveva ancora raggiunto. «Devo ringraziare chi ha creduto in me. Cercavano un approccio diverso, forse serviva un cambio di stile, un po’ di aria nuova». È diretta anche quando parla degli stereotipi di genere. Le dico che arriverà un giorno in cui la mia domanda (“ne ha mai sofferto?") diventerà obsoleta, ma è ancora presto. «In dirigenza nessun problema. In campo, invece, capita che qualcuno pensi che le donne siano tecnicamente inferiori. Non è vero, ma paghiamo una tradizione meno lunga degli uomini. Siamo ancora ferme a un rapporto 1 atleta donna su 50, ma per fortuna le cose stanno cambiando».
A Potenza, però, un argomento che accende gli animi è il nuovo bocciodromo di Villa Santa Maria. Il progetto di riqualificazione ha riempito di commenti social e comunicati stampa. Il sindaco attuale, parlando di finanziameto "recuperato", si è in qualche modo “intestato” i lavori; l’opposizione cittadina (ieri al governo) ha rimbrottato, reclamandone la paternità. Il cartello sul cantiere, recita letteralmente “Contratto n. 1539 del 30/08/2023 (quando c’era ancora la vecchia giunta - ndr). Data inizio lavori 11/04/2025 (con la nuova giunta – ndr)”. Angela non si tira indietro: «Anche io mi opposi a quell’uscita del sindaco. Il progetto è in effetti della precedente amministrazione (che ringraziamo per la lungimiranza). Per fortuna, comunque, i fondi PNRR, che avevano una scadenza, non sono andati persi». I lavori, spiega, stanno procedendo bene e l’impianto dovrebbe essere consegnato il prossimo anno. Nel frattempo gli atleti della storica società “La Potentina” giocano a Montereale, “ospiti” dei colleghi della stessa città. «Io sono tesserata con La Potentina, ma come presidente giro dappertutto: mi considero un jolly».
Si tira il coletto della maglia a sentir parlare di “sport minore”. «Chi lo dice non ha mai visto una gara. Tra formazioni lucane e atleti da Calabria, Campania e Puglia, si crea un movimento enorme. Facciamo una ventina di gare l’anno (in cui diventa fondamentale, in contemporanea, ogni bocciodromo della regione), tutte molto partecipate». Insomma, un piccolo “ecosistema sportivo” che spesso resta invisibile agli occhi dei non addetti ai lavori, ma che tiene in piedi società, impianti, volontari e un’organizzazione costante.
Il rapporto con le istituzioni, spiega, non è uniforme: ci sono realtà dove il dialogo funziona (come a Potenza e a Matera), altre dove gli impianti sono bloccati perché necessitano di manutenzione o sono nuovi e fermi lo stesso (indica Rapolla e Brienza). Non sempre, dice, è per cattiva volontà («non sempre», sottolinea). «Però abbiamo bisogno di attenzione». Ogni tanto arrivano anche notizie curiose: «Ci chiamano dai Comuni per informarci su un costruendo “campo di bocce” e poi scopri che intendono una pista scoperta, di terra battuta. Non serve a niente. Per giocare sul serio (agonisticamente) servono coperture, almeno due piste e un fondo sintetico. Sennò si gioca un paio di mesi l’anno e il resto del tempo il campo è inutilizzabile. Di giocatori “stagionali” non ne abbiamo proprio bisogno».
Nonostante le difficoltà, il suo sguardo sul futuro è positivo. «Stiamo aspettando le bocciofile di Bella e Brienza. Cresciamo ogni anno: più società, più donne, più ragazzi». E, come spesso accade, c’è anche il trillo di una nota personale. «Le bocce mi hanno insegnato l’autocontrollo. Fermarmi un momento, pensare prima di agire. Non che prima fossi un uragano, ma questo sport ti obbliga a ragionare con calma».
Alla fine, come da “ricetta” delle interviste “a pranzo”, c’è spazio anche per una domanda sulla città. Se potesse “bocciare” qualcosa di Potenza? «Il disordine e il grigiore del centro storico. Dopo il Terremoto si è costruito troppo e troppo in fretta. Si è soffocata la bellezza che c’era».

- Scritto da Redazione
- Sabato, 15 Novembre 2025 07:33
Già assessore comunale allo Sport al Comune di Potenza (con De Luca sindaco), nell’aprile scorso è stato eletto («non “nominato”», ci tiene a precisare), presidente del CONI Basilicata (che «è “un ente pubblico”», anche questo ci tiene a precisarlo). Il 53enne Giovanni Salvia, potentino di corso Garibaldi («non certo un “quartiere sportivo”») a proposito della politica, dice «non escludo il ritorno» un po’ alla Califano, ma per il momento è concentrato nella sua “mission” al Comitato Olimpico Nazionale della sua regione.
d - Come giustifica la sua esistenza?
r - Io penso sempre di perseguire ciò che sento dentro, nel bene e nel male, Perseguo sempre i miei valori, a prescindere, quindi mi viene riconosciuto che sono una persona perbene.
d - Quando e come nasce la sua passione per lo sport? C’è stato un personaggio, un momento particolare?
r - Nasce da ragazzo. Ho sempre fatto sport. Ho iniziato arti marziali e nuoto a 4/5 anni, poi ho fatto pallacanestro, atletica (sono stato anche campione regionale del salto triplo); poi sono tornato alla pallacanestro; ma ciò che mi ha forgiato davvero è stato l’arbitraggio calcistico. Sono tuttora nel settore tecnico nazionale dell’AIA, ho arbitrato per 20 anni. L’AIA mi ha dato tanto, perché -per quanto il mondo del pallone ne dica di ogni sugli arbitri- costoro hanno un livello di lealtà, di lavoro, di formazione, di competenza altissimi.
d - Non c’è un personaggio dello sport potentino a cui è particolarmente legato?
r - Sicuramente Donato Sabia. Ricordo ancora Los Angeles 1984 (il mio mito personale era Carl Lewis), perché l’amico di mia sorella faceva la finale delle Olimpiadi, arrivando quinto, tra l’altro. E poi quando l’ho conosciuto personalmente, le prime domande sono state proprio su quella esperienza.
d - Potenza ricorda in maniera adeguata i suoi personaggi sportivi?
r - Io credo di no. Ma è anche vero che Donato un po’ ha pagato la sua timidezza. In ogni caso, a Potenza c’è un po’ di memoria corta. Forse nei posti piccoli paradossalmente c’è più gelosia.
d - A un incontro col Presidente del Regione, Vito Bardi, lei ha dichiarato che intende dare voce a tutte le discipline, anche quelle “meno visibili” e avviare i tavoli tecnici per rafforzare la rete sportiva regionale. Com’è il rapporto con le istituzioni?
r - Devo dire ottimo. Mi aiuta il fatto di essere stato in politica. Avendo sempre avuto dei buoni rapporti con tutti (sono una persona leale), ho buoni contatti bipartisan. Per esempio, c’è in atto una proposta di legge da parte del Comitato Italiano Paralimpico -che è all’interno della Commissione regionale- e mi ha chiamato Piero Lacorazza; mi sono costruito un bel rapporto anche con lui. Questo per dire che per me lo sport DEVE essere trasversale. Dispiace che chi mi ha preceduto -o per motivi di stanchezza, per età o per interpretazione diversa- non abbia calcato su questo punto, perché secondo me c’è molta possibilità.
d - L’impiantistica sportiva, è un po IL tema. Quali sono le strutture che lei ritiene urgenti da realizzare o da ristrutturare?
r - Il problema è grave per mille motivi, ma lo semplifico. Gli enti hanno sempre meno forza, ormai già da decenni, e quindi la manutenzione ordinaria (che poi diventa straordinaria) spesso non viene eseguita, per cui anche le infrastrutture che abbiamo sono spesso inadeguate. Ovviamente le normative cambiano e anche gli sport si evolvono, per cui i campi di pallacanestro -per esempio- non sono più gli stessi di 15 anni fa; hanno bisogno di metratura, lunghezza e larghezza; questo ha fatto diventare vetuste tante palestre. A Potenza c’è solo il Palapergola ove giocare basket a un certo livello. Sappiamo, su un altro fronte, il problema di Lagonegro...siamo messi bene soltanto su Policoro, con il Palaercole e l’altro palazzetto, infatti abbiamo tanti grandi eventi. Le piste da sci, dal canto loro, hanno un problema di accatastamento della parte sciabile; abbiamo un problema sulla diga di Senise, dove potremmo avere una pista di canottaggio straordinaria, dove verrebbero le nazionali del nord (il delegato regionale che è un pugliese, Rizzo, mi ha dato la disponibilità), ma c’è anche lì un problema di accatastamento. Spesso nel passato questi accatastamenti venivano fatti senza completare l’iter procedurale burocratico; oggi quell’atto viene richiesto per poter prendere dei soldi e quindi tanti comuni hanno questo problema. Bisogna lavorarci. Come CONI Basilicata sto organizzando una proposta, insieme con i parlamentari lucani.
d - Quei pochi davvero “lucani”.
r - (Sorride). Giusta sottigliezza, la sua. Comunque, ho già avuto modo di sottolineare come il bando “Sport e Periferie” tagli fuori alcune regioni, inclusa la nostra. Quello è un bando che dà una “premialità”, per contrastare il tasso di criminalità, tasso di abbandono delle scuole. Noi questi dati così alti non ce l’abbiamo (e menomale). Quindi ci classifichiamo naturalmente dietro. E allora ho detto al ministro: perché non pensare a un nuovo bando (e questa sarà la proposta), una nuova legge, che preveda il finanziamento di impianti sportivi non più per “risanare” dalla criminalità etc., ma come argine di spopolamento e dare dunque premialità ai luoghi ove si perdono i giovani? Io immagino che la grande struttura o la media struttura, perché deve essere giustamente dimensionata, possa rivelarsi un argine, mettendo insieme le comunità e dando anche lavoro, perché lo sport può essere turismo, promozione territoriale e altro.
d - A proposito di strutture, le piace il decorso che sta prendendo la questione della piscina olimpionica a Potenza?
r - Lei sa che ho cercato un’interlocuzione con tutti i soggetti e ho siglato dei protocolli, che non devono però essere carta straccia. Mi manca quello con il Comune di Potenza, ma ho parlato col sindaco. Lui mi ha detto la sua visione e io gli ho detto che l’importante è che la piscina si faccia, poi dobbiamo essere bravi nella gestione, perché comunque ha dei costi. Basta che si faccia, anche se la mia idea personale è che la Cip Zoo poteva essere il top: è una zona comunque deturpata e se non vogliamo farci sport, allora facciamoci altro! Però c’è lì un problema burocratico (il bilancio regionale eccetera). Ripeto, se non va bene dove era stata pensata precedentemente, basta che si faccia. Io ci tengo che non vadano persi questi soldi (stesso discorso sull’ex palazzetto Coni). L’idea ultima del sindaco di recuperare il contenitore Macchia Giocoli? Io conosco quella zona: c’è anche tutta la particella del bosco eccetera, quindi recuperare più spazi -non solo la piscina- può essere un’idea; poi bisognerebbe averne una, di idea, anche su Lavangone -la vedo onestamente difficile- e un’altra sulla piscina attuale. Il sindaco mi ha proposto di recuperare un altro palazzetto; secondo me sarebbe intelligente, perché là abbiamo un’altezza incredibile, quindi con meno soldi potremmo recuperare uno spazio.
d - La legge regionale sullo sport: lei dice che è un po’ vecchiotta e che è il caso di rifarla.
r - È stato il mio cavallo di battaglia alle elezioni al CONI (ci tengo a precisare che la mia non è una “nomina”), perché per me i rapporti istituzionali sono fondamentali. La legge regionale va rimodernata perché sicuramente vetusta. La mia proposta di legge è condivisa con la mia Giunta e con il Consiglio, quindi con tutte le federazioni e gli enti di promozione. E’ sul tavolo del governatore Bardi, a cui ho chiesto un iter più veloce del solito.
d - Qual è la cosa più vetusta che bisogna rinnovare?
r - Nella legge erano nominate strutture non più esistenti e gli enti di promozione non erano valutati. Parliamo di norme vecchie di vent’anni e passa. Il Piano di promozione triennale dà dei contributi a chi fa attività sportiva, ma questa norma si applica sempre sulla base di vent’anni fa. In realtà era prevista una commissione che si sarebbe dovuta riunire, per quanto meno proporre delle novità, dei rinnovamenti, ma questa commissione prevedeva 80 persone! Questa è una delle riforme che ho chiesto: se c’è il Presidente del CONI, è inutile che ci siano tutte le federazioni; se ci sono i rappresentanti dell’ANCI, è inutile che ci siano tutti i sindaci. Poi abbiamo rilanciato sul fatto che c’è già l’ente pubblico CONI, che ha una scuola regionale di formazione sportiva; e allora utilizziamo quella!
d - Quindi la sua è una legge che “asciuga” un po’ di cose.
r - Asciuga, ma ci sono anche proposte, come una nuova legge sugli eventi sportivi (che non esiste). Dobbiamo tutti riconoscere che con lo sport c’è promozione del territorio e turismo, gli esempi sono Scanzano (con il nuoto) e tanti altri. Però io sono stanco -e l’ho detto ai presidenti di federazione- che ognuno di loro debba fare la corsa al politico, se ci riesce. Alla politica piace giocare “uno contro uno”, ma se giochi “uno contro uno”, crei dipendenza. Tu magari ci riesci e altri dieci no. Non va bene. Io ho detto che voglio fare quasi il rappresentante sindacale: dobbiamo essere uniti, basta battaglie personali.
d - Quindi bisogna dialogare con la politica, ma non dipendere dalla politica.
r - Proprio così, e se fossimo uniti -e lo saremo- saremmo molto più forti, con più voce in capitolo. Quindi occorre una legge che stabilisca che ci sarà un minimo di contributo per i grandi eventi, che ovviamente dovranno essere riconosciuti da una commissione, quindi con dei criteri oggettivi, non per amicizia.
d - Tito è “Comune Europeo dello Sport 2028”: non bisogna rifare gli errori di “Potenza Città Europea dello Sport”?
r - Guardi, quello è solo un titolo. E’ come se io le fornissi una cartella vuota e poi deve essere lei bravo a riempirla. Per quanto riguarda Potenza, io all’epoca ero in amministrazione e ci tenni ad avvisare l’allora sindaco che si era appena insediato (prima c’era stato De Luca, con cui ero assessore, e avevo parlato anche con lui). E’ un titolo, tra l’altro creato da un’associazione, che prevede un’iscrizione, ergo è a pagamento (fra iscrizione e un ulteriore versamento in caso di vittoria, qualche migliaio di euro in tutto). Poi viene dato il titolo, ma è tutto lì, non ci sono fondi. Qualcuno all’epoca pensò erroneamente che fosse paragonabile a quello di Matera Capitale della Cultura! E invece è un titolo che non prevede nulla, e -ripeto- non è meritorio, perché se fosse meritorio, onestamente, guardando alle strutture presenti, Potenza non avrebbe potuto ottenerlo, tantomeno Tito.
d - E allora come si ottiene quel tipo di titolo? (Risposte o repliche sono benaccette - ndr)
r - Non lo so. E’ strano. Ho sempre sconsigliato il sindaco Guarente, perché si tratta di una scatola vuota. Poi, se la vuoi usare come promozione e comunicazione... va bene riempirla, però non è un titolo meritorio. Se lo fosse, oggi non saremmo qui a parlare di Lavangone etc. Non ho parlato con l’amministrazione di Tito, altrimenti li avrei sconsigliati. Però riconosco che può essere anche una scelta: cioè uno può pensare “io lo pago, però poi me ne servo, soprattutto da un punto di vista comunicativo, utilizzando dei fondi miei o intercettando dei fondi, facendo dei grandi eventi”. Diversamente sono soldi buttati.
d - Fra cent’anni scoprono una targa a suo nome su al CONI, cosa le piacerebbe ci fosse scritto?
r - “Ha dato il massimo, rispetto a ciò che credeva, per lo Sport”.
Pipponzi: Alle molestie e alle violenze sul lavoro bisogna contrapporre politiche di tolleranza zero
- Scritto da Redazione
- Giovedì, 13 Novembre 2025 09:18

Le molestie e le violenze nei luoghi di lavoro continuano. Il fenomeno, però, non emerge in tutta la sua evidenza. Solo una bassa percentuale di lavoratrici denuncia, principalmente a causa della vittimizzazione secondaria, cioè di quelle situazioni che si verificano nei tribunali come sui media o in altri contesti in cui le donne diventano vittima una seconda volta, o perché temono il giudizio familiare o sociale.
Se ne è discusso nella seconda e ultima giornata di formazione rivolta ai dipendenti e alle dipendenti della Camera di commercio della Basilicata, avviata dall’Ente camerale con la Consigliera regionale di Parità, Ivana Pipponzi.
Nel suo intervento la Consigliera ha sottolineato l’obbligo degli Stati membri, tra cui l’Italia, di recepire la Convenzione n. 190 e la Raccomandazione n. 206 emanate dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro, che rimarcano l’importanza di garantire un ambiente di lavoro dignitoso.
Richiamando, poi, l’attenzione su normative come la Convenzione di Istanbul e il movimento Me Too, Pipponzi ha evidenziato le gravi conseguenze delle molestie sulla salute dei lavoratori.
“In molti casi non si ha il coraggio – ha detto – di segnalare il comportamento lesivo, manca la coscienza del rischio che corre il dipendente o la dipendente che lo subisce, soprattutto in assenza di un codice di condotta aziendale che affronti queste problematiche.
Le misure di prevenzione e protezione sono più che mai necessarie. Alle molestie e alle violenze – ha continuato – bisogna contrapporre politiche di tolleranza zero e meccanismi di supporto per le vittime. Le aziende pubbliche e private si adoperino per garantire meccanismi di denuncia sicuri ed efficaci e utilizzino la certificazione della parità di genere come strumento di impegno sul tema. Gli atteggiamenti molesti sono più frequenti di quello che si pensa. Chiediamo di assicurare dignità a tutti i lavoratori e le lavoratrici. Un clima sereno e di benessere incide sulla persona, sulle sue motivazioni e, di conseguenza, sulla produttività”.
- Scritto da Redazione
- Sabato, 08 Novembre 2025 07:30
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di Walter De Stradis
Si domanda se il governatore Bardi li abbia visti tutti, i 131 comuni della regione che amministra, ma lui li ha sicuramente visitati uno per uno, macchina fotografica al collo, per raccontare un mondo che scompare. Michele Luongo, 63 anni, documentarista fotografico originario di Tito (Potenza), da anni è seguito da migliaia di persone sui social per la sua serie “Il mio viaggio: la Basilicata”: un archivio di volti, strade e paesi –spesso in un evocativo b/n- che restituisce l’anima più autentica e fragile della regione.
«Il documentarista non è solo un fotografo», spiega. «È qualcuno che sente il dovere di fissare nel tempo ciò che sta svanendo». Dal 1982 Luongo scatta per passione, non per mestiere. «Non ho guadagnato un centesimo in quarant’anni. Volevo documentare la Basilicata prima che cambiasse per sempre». Dopo una pausa negli anni Novanta, è tornato a fotografare nel 2011, dedicandosi interamente al progetto che lo ha portato a percorrere ogni borgo, dall’Appennino al Pollino.
Nel suo obiettivo finiscono anziani seduti sulle scale, vicoli silenziosi, portali incastonati nella pietra, ma anche le ultime forme di convivialità: donne che fanno la pasta la domenica mattina, chiacchiere sull’uscio, gesti di ospitalità spontanea. «La Basilicata sta perdendo la sua abitudine allo stare insieme. Oggi i vicoli sono deserti, i paesi sono svuotati. Persino a Tito, dove sono nato, la sera non c’è più nessuno per strada. Lo stesso accade a Brienza, Avigliano, Satriano. Non c’è più quello “struscio” che faceva comunità».
Luongo parla di servizi sanitari di prossimità che scompaiono, e usa il termine “post-moderno” per descrivere i nuovi centri ricostruiti dopo il terremoto del 1980, dove il cemento ha cancellato un pezzo d’identità. «Pochi paesi hanno conservato il loro volto originario: Guardia Perticara, Carbone, Calvera. Altrove vedi solo desolazione».
Nel viaggio attraverso la regione, Luongo ha trovato un filo comune: lo spopolamento. «Mi criticano perché fotografo solo gli anziani, ma io loro trovo nei paesi!», sospira. È una Basilicata di finestre chiuse, di piazze silenziose e di una politica lontana. «La gente vuole parlare, raccontare, chiedere, ma nessuno la ascolta. Manca la comunicazione dal basso, manca la prossimità».
Eppure, tra queste fotografie di malinconia, emergono anche segni di gentilezza antica. « A Castronuovo una signora mi ha portato l’ombrello sotto la pioggia e mi ha invitato in casa per un caffè». Diversa, aggiunge, la situazione nel Capoluogo, la città, Potenza: «Se fai le foto in Centro, ti chiedono “perché?”. Nei paesi sono più aperti, si fanno fotografare e basta. E poi ho sentito io stesso potentini “veraci” sminuire la loro città agli occhi del turista che chiedeva informazioni, chiosando: “Ma che siete venuti a fare, qui non c’è niente!”. A Matera hanno saputo valorizzarsi, non c’è da fare campanilismi. Potenza avrebbe tanto da raccontare, se solo ci si credesse davvero. Perché non organizzare le visite in Apecar anche da noi, come accade in alcuni paesi?».
Nel suo viaggio Luongo ha raccolto anche grida di dolore: «In tanti comuni ho trovato anziane che mi parlavano dei figli lontani, dei nipoti mai conosciuti. Una signora di Cersosimo, sulla porta, mi diceva: “Figlio mio, io qua sto tutti i giorni, la strada qua è senza uscita, aspetto sempre che il Patraterno mi prenda!”. Eppure vorrei un giorno fotografare piazze piene di gente, segno che i giovani sono tornati, che la convivialità è rinata».
Sogna una Basilicata che riparta dai suoi borghi, dai castelli, dalla cultura diffusa. «Paese che vai, castello che trovi», dice con orgoglio e rammarico insieme. E lamenta l’assenza di un assessorato regionale alla cultura. Nel frattempo, il suo viaggio continua.
E magari –la chiosa è nostra- qualche volta Bardi potrebbe chiedergli un passaggio.
(tutte le foto sono concessione di Michele Luongo)

- Scritto da Redazione
- Sabato, 01 Novembre 2025 07:47
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di Walter De Stradis
«Grazie, per questo invito. Anche perché oggi trovare una persona che ti offre da mangiare è fantastico. Merce rara, mangerò la pasta col pane».
Per Carmine Davide Pace, trentaquattro anni, è la prima intervista in assoluto. Ma all’esponente di Europa Verde (che ha esordito in consiglio comunale eletto a sostegno del sindaco Telesca con “Insieme per Potenza”), evidentemente la presenza di spirito non manca.
d - Lei è stato eletto in consiglio comunale con “Insieme per Potenza”, però poi è transitato in “Europa Verde”. I motivi di questa “transumanza”?
r - (Sorride) Io riesco ad approdare in consiglio comunale grazie a un’idea, un’intuizione di Gaetano Fierro, che ovviamente ringrazio moltissimo per tutto quello che ha fatto per me. Tuttavia, una volta entrato, è cresciuta in me quell’esigenza di avere interlocuzioni anche con Roma, nell’interesse della città. Quindi, Fierro doveva accettare questo mia voglia, come buon figlio, di camminare con le mie gambe e cominciare a fare altre esperienze.
d - E si è arrabbiato, Tanino?
r - Tantissimo. Mi ha detto: “Sei uno s…”. Non gli do tutti torti, e lo ringrazierò sempre, ma ciò che ti può dare la struttura di un partito, non te lo può dare una realtà civica.
d - Una cosa che mi ha incuriosito del suo curriculum è che lei ha tutte le patenti, praticamente dalla A alla Z.
r - Sì, A, B, C, D, BE, CE, DE. Vede, io nasco da nonno contadino e papà imprenditore, in campagna, con la natura, sulle colline di Tito, Frascheto. Quindi da bambino ho imparto tutto quello che è la campagna, le mucche, le galline. Dopodiché, già dai 14 anni ho cominciato a bazzicare in azienda (edilizia, ristrutturazione, condotti, adotti, manutenzioni). E ho dovuto prendere tutte queste patenti (la D l’ho presa perché andavamo a fare le mangiate con gli operai!).
d - A parte il suo impiego in Acquedotto Lucano, leggo sempre nel suo curriculum che lei è esperto di questioni idrauliche e idriche. Colgo l’occasione per rivolgerle un quesito che i potentini si pongono da anni: come mai, quando piove, Potenza si allaga in quella maniera indecente?
r - Facciamo prima una piccola precisazione: acque potabili e fogne sono competenza di Acquedotto Lucano, e io non sono autorizzato a rilasciare dichiarazioni, attestazioni o documentazioni. A livello di acque bianche (nonché caditoie e canali) la competenza però è totalmente del Comune di Potenza. Venendo alla sua domanda, la colpa è un po’ di tutti, cittadini e istituzioni. Noi oggi non possiamo accettare che l’acqua di Montocchio passi da Via Serre e poi vada a finire a Don Bosco, Fondovalle e zona industriale. Il cittadino oggi si è fatto la casa, se l’è recintata, e scarica -tramite il canale- tutto su strada, oppure in fognatura. I vecchi canali che ci hanno passato i nostri nonni non ci sono più, perché oggi noi abbiamo creato un “imbuto”. Quei canali vanno recuperati dal Comune, censiti, magari parlando con i nostri nonni. Ogni particella, come usava una volta, dovrebbe prendere parte dell’acqua della strada, passarla alla particella di sotto, fino alla particella che va a confinare con i canali principali. Quando piove, invece, i canali principali sono vuoti, e l’acqua l’abbiamo solo sulle strade. Quando Gallitello si allaga, il Basento è vuoto, e non è normale. E poi, ci deve essere l’attenzione dell’assessorato: anche quando asfaltiamo dobbiamo stare attenti; le caditoie non le dobbiamo chiudere, dobbiamo pulirle, fare un servizio di manutenzione (che purtroppo non si può fare quasi mai, anche a causa dello scarso personale ACTA).
d - Essendo dei Verdi, si presume lei abbia una sensibilità ambientale. Qual è a suo avviso la situazione di Potenza?
r - Direi che occorre fare un censimento, un’anagrafe, delle piante presenti sul suolo del Comune. Le piante che sono state abbattute –com’è capitato oggi- devono avere un codice, un nome, altrimenti, nel momento in cui andiamo a reimpiantarne una nuova, anch’essa è “anonima”, e magari nell’arco di cinque anni rischia di sparire (perché c’è troppa acqua, o perché c’è la siccità) e nessuno ne ha cognizione. E dobbiamo pure convincerci che l’abbattimento deve essere l’ultimissima ipotesi. E’ vero, gli ultimi predisposti dall’assessore Beneventi erano per conclamati casi di sicurezza pubblica, ma in ogni caso ti piange il cuore nel vedere una pianta di cento anni buttata giù. Ma quest’ultima, a sua volta, deve dare vita a una o due piante, ma occorre che qualcuno controlli.
d - Potenza è una “città verde” secondo lei?
r - Per me sì, siamo messi bene, ma dobbiamo continuare, perché a ogni pianta che abbattiamo c’è una folla che ci attacca e ci mangia (come successo vicino Malvaccaro).
d - Però a Potenza c’è questa contraddizione: si parla sempre di diminuire il traffico veicolare e di incentivare l’uso dei mezzi pubblici –anche per ragioni ambientali- ma il trasporto pubblico, a sentire le lamentele, non funziona bene.
r - Ha le sue pecche il trasporto pubblico, però, diciamocelo, il potentino ama la macchina, in una famiglia ci sono più macchine che persone! E infatti se lei nota, i servizi pubblici sono vuoti. Bisogna contemperare le due diverse esigenze. Quello che migliorerei io è l’impostazione della chiamata. Ad esempio, nelle contrade, l’assessore Giunzio sta già lavorando a un sistema digitale che individua le segnalazioni (come da Giarrossa, dove abito), con un computer, generando poi un orario in cui partirà la navetta per raggiungere la città. Però ovviamente dobbiamo lasciare queste benedette macchine a casa.
d - Le contrade potentine da sempre lamentano di essere considerate “periferia” piuttosto che parte integrante della città. Da abitante delle contrade, immagino che abbia fatto anche lei la campagna elettorale lì.
Sì, sono il secondo più votato (ma sono sempre piccoli numeri). Giarrossa è stata sempre protagonista delle campagne elettorali. Con Guarente è stata addirittura fondamentale. Politicamente, se la sono contesa parecchie persone. Nonostante questo, è stata abbandonata da vent’anni. Io sto cercando di portare un mio contributo serio, come nel caso dei lampioni, però a volte abbiamo difficoltà a cambiare una lampadina! L’asfalto è arrivato con l’amministrazione precedente, ma solo in prossimità della campagna elettorale. Noi abbiamo aspettato dieci anni, forse di più, sin dai tempi di De Luca, e ora abbiamo una grande difficoltà, perché dobbiamo fare un tratto di strada (il sindaco attuale ha dato piena disponibilità). Insomma, Giarrossa è in uno stato disastrato.
d - Tutti vanno a chiedere i voti nelle contrade e poi se ne scordano, perché?
r - Beh sì, ma non è il caso di questa amministrazione, e del sottoscritto, che si batte per tutte le contrade. Ma sa, a volte, noi abbiamo avuto candidati da settecento voti a Giarrossa, che poi non sono riusciti a mettere una lampadina. La gente chiede a proposito della fogna, della pulizia dei canali, del problema dell’R4 (oggi se hai un immobile puoi solo abbatterlo, e non sistemarlo).
d - E questa amministrazione cosa ha fatto?
r - Il sindaco è riuscito a centrare l’obiettivo dell’attraversamento della fogna, le concessioni da parte delle Ferrovie dello Stato. Adesso Acquedotto Lucano deve stanziare dei soldi per completare tutto il progetto. A breve faremo il rifacimento –atteso da vent’anni- di un tratto di strada principale che collega Frascheto con Giarrossa (anche il comune di Tito ci darà una mano). Ma chiaramente, come consigliere, io devo dare risposta a tutti quanti, non solo alle contrade.
d - Quale potrebbe essere secondo lei un’idea di crescita per Potenza?
r - La città non è a misura di disabile. Basta guardare in giro, non se ne vedono. Ci sono, però non li vediamo. Noi non li mettiamo in condizione di uscire di casa e questo è gravissimo. Per prima cosa, allora, dobbiamo sistemare le strade, che sono distrutte. Però abbiamo fatto già molto: c’è il progetto di Via Vaccaro, dove abbiamo rifatto tutti il marciapiede (viene anche da un progetto della vecchia amministrazione). Però ci sono ancora zone che sono abbandonate.
d - Come viene percepita, secondo lei, l’amministrazione Telesca?
r - Sarà perché circa il 70% delle persone ha votato Telesca, ma io non vedo proprio un “cattivo consenso” (a parte quelli di destra che criticano per partito preso). In tutte le zone riusciamo a dare risposte, il sindaco è dappertutto, lo trovi sia nelle contrade, sia alle inaugurazioni; cerca di essere presente su tutti i territori. Le risposte vanno date alle contrade, è vero, ma su in città diciamo che ci siamo, ci sono cantieri ovunque. Non manca chi critica anche per questo!
d - Un domani, come consigliere comunale, per cosa vorrebbe essere ricordato?
r - Per il contatto capillare con le persone. Forse mi affollo di pensieri, ma io mi metto a totale disposizione di ogni cittadino che mi contatta. Però vorrei essere soprattutto ricordato per la soluzione dei problemi. Giarrossa, come le dicevo, è una contrada che è stata abbandonata. Voglio essere ricordato per la strada che sono riuscito a mettere, per l’installazione di lampioni, su zone che non ne hanno uno! Forse è proprio il ruolo del consigliere: il consigliere deve andare casa per casa, il consigliere deve lavorare. C’è un problema ad esempio a Corso Garibaldi: una fogna di cui un signore chiede -da anni- la pulizia, e quella persona non l’ascolta nessuno. Quindi manca forse il ruolo del consigliere che sì, deve portare avanti i regolamenti, i finanziamenti, ma deve uscire dal palazzo, deve stare su strada.














