- Redazione
- Categoria: Attualità
- Sabato, 26 Settembre 2026 08:07

Ci sono lucani che, quando arriva il momento di scegliere, scelgono di andare via.
E poi ci sono lucani che guardano esattamente nella direzione opposta.
La storia di NUAP Nutrition è la storia di quattro persone che hanno fatto questa scelta consapevolmente.
Francesco e Giovanni Telesca, insieme a Valentina Esposito e Donatella Galasso, hanno costruito un'azienda che oggi produce integratori e prodotti per la nutrizione in uno stabilimento a Tito.
Prima ancora di essere soci sono quattro persone con percorsi differenti e caratteri diversi. Insieme nel tempo hanno sviluppato competenze di ogni genere che hanno utilizzato per far crescere il loro progetto.
Un progetto che non è solo il progetto di un’azienda, è un progetto di vita,con obiettivi ben più nobili della produzione e del guadagno.
Hanno studiato in Basilicata, presso la nostra università e hanno scelto di creare qualcosa che all'inizio dei loro percorsi non avevano nemmeno immaginato.
Francesco è sorridente anche quando racconta di sacrifici, problemi e difficoltà. È la testimonianza di quella leggerezza e quella tenacia che probabilmente gli hanno permesso di non farsi scoraggiare. Giovanni ha un atteggiamento diverso: quasi paterno. È quello che sembra maggiormente sentire il peso delle decisioni, delle responsabilità, delle conseguenze. Valentina ha modi gentili, quasi discreti, ma dietro quella gentilezza c'è una competenza che è parte fondamentale dell'azienda. Ha studiato Geologia e oggi si occupa, tra le altre cose, delle formulazioni, delle etichette e di moltissimi aspetti tecnici e organizzativi.
Hanno profili e personalità diverse che convivono bene e gli permettono di non fossilizzarsi.
Sono persone che non si scoraggiano,anche quando sono costretti a portare il lavoro dentro casa,anche quando non hanno ferie o vacanze. Vivono per il loro progetto.
La loro storia comincia nel 2016, in un piccolo laboratorio ricavato nel garage di casa.
La domanda iniziale è apparentemente semplice: perché un prodotto destinato a migliorare l'alimentazione e la performance deve necessariamente arrivare da fuori?
E soprattutto: cosa c'è davvero dentro quello che compriamo?
Francesco e Giovanni che sono appassionati di salute e benessere e conoscevano già il mondo dell'integrazione si sono infatti chiesti da dove provenissero le materie prime dei prodotti che assumevano e quanto fossero realmente controllati.
Dopo 10 anni di ricerche e tentativi, nel 2020 nasce Grinlux S.r.l., startup innovativa che integra ricerca, sviluppo e produzione nel settore nutraceutico.
Nel 2021 ottengono il primo brevetto. Nel 2022 si trasferiscono in una sede più grande, progettata per ospitare un impianto produttivo.
È così che un progetto nato con poche risorse e investimenti personali arriva a uno stabilimento produttivo a Tito, dove oggi l'azienda segue internamente le diverse fasi del processo. È la stessa NUAP a descrivere il proprio percorso come una crescita costruita attraverso ricerca, sperimentazione, fallimenti e miglioramento continuo.
Uno dei risultati più importanti di questo percorso è il brevetto legato all'estrazione e alla purificazione delle proteine del siero del latte attraverso il cosiddetto NEM, Natural Extractive Method.
Un processo sviluppato a basse temperature che rappresenta uno dei risultati della ricerca portata avanti dall'azienda,che diventa la base dei loro prodotti.
Nel percorso di NUAP sono state sviluppate diverse formulazioni e soluzioni pensate per modificare il modo tradizionale di assumere prodotti proteici,come ad esempio le compresse proteiche,un prodotto totalmente nuovo e non presente sul mercato.
Dietro ogni sperimentazione o processo burocratico c'è soprattutto la necessità di imparare a fare praticamente tutto.
Nuap si allontana cosi dall'immagine dell'imprenditore raccontato attraverso slogan,numeri e fotografie.
<<Più abbiamo imparato, più abbiamo capito quanto ci fosse ancora da imparare>>.
Ciò che però ci fa comprendere la forza e la resilienza di questa azienda è un particolare importante:quando il progetto comincia a prendere forma, dal Veneto arriva una proposta che avrebbe potuto cambiare rapidamente il destino dell'azienda. «Ci hanno proposto di trasferirci lì, in Veneto, a Padova, nella zona industriale, ci misero a disposizione struttura, macchinari. C'erano banche che ci finanziavano tranquillamente sulla base dell'idea» racconta Giovanni. «Abbiamo voluto rimanere in Basilicata, creare qualcosa qui e cercare di sviluppare il nostro territorio».
C'è una frase che forse racconta meglio di molte altre il modo in cui guardano a quello che stanno facendo.
«La nostra ambizione non è quella del mero guadagno, del mero business, del mero arricchimento personale, ma è proprio per far crescere il territorio».
È una frase che va guardata alla luce di quello che hanno fatto.
Perché esiste un certo modo di fare impresa nel quale il successo diventa rapidamente una forma di distanza.
«Noi abbiamo fatto praticamente tutto».«Abbiamo fatto tante cose da soli perché se avessimo dovuto chiedere agli altri non ce l'avremmo fatta a livello economico».
Quello dell'integrazione è infatti un settore affollato e molto in voga negli ultimi anni. Ci sono grandi aziende, marchi internazionali, prodotti conosciuti e una concorrenza che non lascia molto spazio all'improvvisazione.
NUAP ha scelto di giocare la propria partita sulla ricerca, sulla formulazione, sulla selezione delle materie prime e sul controllo della produzione. Quello sui cui spesso i lucani puntano,quello che sappiamo fare meglio.
I prodotti sono partiti dalle palestre e dalle farmacie del territorio e oggi vengono distribuiti anche attraverso il canale online.
Rimanere in Basilicata quindi non significa chiudersi, significa costruire qui e farsi conoscere ovunque.
Soprattutto per dimostrare che essere lucani non significa necessariamente essere piccoli, per ribaltare una narrazione che nel nostro territorio conosciamo fin troppo bene:quella secondo cui il talento e le risorse, prima o poi, devono partire.
Restare non è necessariamente meglio che partire, è una scelta forse un po’ di cuore.
Noi che siamo abituati a raccontare chi parte, ogni tanto dovremmo raccontare anche chi resta,in primo luogo chi non resta passivamente e arricchisce la nostra regione.
Noi lucani dovremmo imparare a guardare alla nostra terra e alle nostre eccellenze con uno sguardo di ammirazione,senza cercare necessariamente l’oro altrove.
NOA' CAPPIELLO







