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Cari Contro-Lettori,

sarà capitato un po’ a tutti, una volta o l’altra, di trovarsi al tavolo di una pizzeria in compagnia di amici e parenti. Abbiamo ordinato la nostra brava quattro stagioni, ma passano i minuti e, mentre gli altri commensali - uno a uno alla spicciolata- vengono serviti, il nostro piatto tarda ad arrivare. Il profumo delle altre pizze sul tavolo comincia a inebriarci, mentre lo stomaco –col passare dei minuti- ci rimprovera con crescente insistenza il vuoto che lo attanaglia. I nostri amici e parenti, anche loro, non sanno cosa fare (ma è più che altro etichetta): le loro pizze rischiano di raffreddarsi e perciò ci chiedono, gentilmente, se possono attaccare. E noi, sempre gentilmente, rispondiamo di sì. Ed ecco allora che tutti mangiano, tranne noi. Quel “noi”, ovviamente, sono/siamo i Lucani. I commensali che mangiano alla faccia nostra, fate un po’ voi. Non è poi così difficile dar loro un volto.  

Sbrigata la metafora, veniamo ai dati concreti, quelli del rapporto Ires-Cgil.

L’area della povertà, assoluta o relativa, nel Comune di Potenza, riguarda 12.000 persone; nell’ambito del territorio diocesano di Potenza, tale area forma una specifica sacca della povertà, che cresce più rapidamente rispetto al resto della provincia (+12% di accessi alla Caritas nel 2023);

-Vi è poi un’area di povertà potenziale, di rischio, per così dire, che riguarda 17.000 anziani e 3.350 nuclei familiari monogenitoriali costituiti da madre e figli minorenni; gli stranieri sono in numero minore, ma 2.000 di essi fanno altresì parte dell’area del rischio di povertà potenziale;

-La povertà è alimentata da un mercato del lavoro escludente e precario: le figure tipiche sono la giovane donna che non riesce ad accedere all’occupazione e il precario, spesso non giovane, che pur lavorando fa parte dell’area della povertà. Si stima che circa il 30% degli occupati ricada in tale area;

-La questione abitativa è centrale: il gap fra offerta di alloggi popolari su Potenza e domanda potenziale è di 8.700 unità, con un fabbisogno pari a circa il triplo delle unità abitative attuali;

-Sta emergendo, sinora fortunatamente con numeri molto bassi, un problema di senza tetto e senza fissa dimora, che secondo i dati Istat sarebbero 43 persone;

-Secondo le rilevazioni della Caritas, la povertà riguarda soprattutto italiani,

ultracinquantenni, a basso livello educativo e formativo, nonché persone più giovani senza lavoro o in condizioni lavorative precarie. Vi è però l’emergere di una situazione di crescita della povertà fra gli anziani ed i quasi-anziani (dai 55 anni in su), un tempo sostenuti da Reddito e Pensione di Cittadinanza ed oggi completamente sguarniti.

Così è se vi pare. Insomma, questa pizza non arriva, finora ci hanno “servito” solo i bruscolini.

Walter De Stradis