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Cari Contro-Lettori,
qualche anno fa mi trovavo a Matera, a una “fiera di libri” allestita in una via centrale. La gente, ibrida di residenti e turisti, passeggiava con la palpebra a mezz’asta a causa del caldo massacrante, mentre i volumi se ne stavano ad arrostire al sole, ignorati dai più. “Troppe cose si fanno da queste parti” era il rimbrotto/refrain di chi percepiva il disinteresse dei passanti (cosa che, devo dire, ho registrato spessissimo: ricordo, in un altro luogo e in un’altra occasione, il banchetto dei funghi boschivi attorniato di acquirenti, mentre quello coi libri, posto di fianco, versava in una splendida solitudine). Sta di fatto che a un certo punto, una collega della vicina Puglia mi chiese: ma perché qui in Basilicata scrivete tutti questi saggi e romanzi sui briganti? Evidentemente era una dei pochi ad aver almeno sbirciato le esposizioni. Al momento, confesso, non seppi che dire e me ne uscii con qualche banalità, ma negli anni, ci ho spesso ripensato. Sarebbe sufficiente, come è capitato a me, visitare gli uffici di molti sindaci lucani, di entrambe le province, per scorgere nei loro scaffali e mobiletti –colmi di testi patrocinati/finanziati dal quel comune, dalla Provincia o dalla Regione- gli onnipresenti saggi, ma più che altro romanzi, “briganteschi”, scritti dal locale professore di latino in pensione, o da qualche giovane di belle speranze (che il più delle volte rimangono tali). In effetti, mi sono detto, a parte i lavori veramente seri e la dimensione “mitica” che per altri versi ha preso la cosa -ovvero quasi un “briganti-verse” immaginario e approssimativo in cui viene facile ambientarci delle storie-, si agita forse in molti di noi un senso di impotenza, che ci spinge a rifugiarci in quel pantheon tutto nostro di ribellione. La “resilienza” e la “resistenza” dei lucani moderni sono infatti messe a dura prova, giorno per giorno, e acuite da un senso di impotenza che si fa sempre più diffuso. Forse, allora, è il momento di aggiornare le nostre letture (ammesso che qualcuno legga ancora). Attimo per attimo ci scorrono sotto il naso notizie che parlano di disservizi, povertà, emigrazione, crisi idriche ed economiche, sfruttamento delle nostre risorse natuali, meritocrazia calpestata e corsie preferenziali. Cerchiamo allora di andare oltre i titoli e di approfondire. La Basilicata ha bisogno di essere “letta” meglio. Da tutti.
Walter De Stradis