- Scritto da Redazione
- Sabato, 06 Giugno 2026 05:59

Cari Contro-Lettori,
il problema è che il futuro, ce lo raccontano. Sempre.
L’intelligenza artificiale. Le città intelligenti. Le comunità energetiche. Gli ospedali di comunità. Le piattaforme. Gli algoritmi. La transizione. L’innovazione.
Ma poi basta uscire di casa.
Ed ecco che, taaac! (come diceva Pozzetto), il futuro si inceppa.
Si inceppa sulle strade che franano. Sui paesi che si svuotano. Sui medici che mancano. Sui giovani che partono. Sui servizi che arretrano. Sulle attese che si allungano.
Una comunità che perde abitanti ogni anno (e pensare che c’è chi fa persino “negazionismo” su questa diaspora tutta nostra!) non può accontentarsi delle slide. Un territorio che vede chiudere serrande, scuole e uffici non può vivere soltanto di annunci. E la cosa fa ancora più male se ci fermiamo a riflettere e scopriamo che pure “questa” Basilicata, quando vuole, sa sorprendere. Come un vecchio attore hollywoodiano in disarmo che all’ultimo momento però ti tira fuori l’interpretazione da Oscar. Per intenderci, un anziano John Wayne che –dopo tutta una serie di western convenzionali- vince il Premio per un film crepuscolare come “Il Grinta”.
E infatti la nostra terra sorprende ancora quando diventa set cinematografico internazionale. Sorprende la sua “True Grit” (“vera grinta”, come il titolo originale del film citato), con la quale parla al mondo. Sorprende quando i professionisti lucani dimostrano competenza, creatività, capacità. Sorprende quando le sue eccellenze sanitarie salvano vite. Sorprende quando la sua storia, da San Gerardo ai giorni nostri, continua a generare identità e appartenenza.
Il problema, dunque, non è la Basilicata in sè. Ovvio. Non c’è bisogno della zingara.
Il problema è la distanza che spesso separa le sue potenzialità da chi le amministra. Sissignore. Il gap tra le sue energie e le strategie. Perché governare non significa raccontare ciò che potrebbe essere, ma il Qui e Adesso. Puro e semplice.
E allora, una volta per tutte, abbiamo ancora la volontà di prenderci cura di questa terra?
Perché il futuro della Basilicata non si gioca tra vent’anni. Si gioca stamattina. Mentre leggete, bontà vostra, questo giornale. E’ una partita durissima che si gioca sulla strada che percorriamo ogni giorno, sull’ospedale che raggiungiamo, sul paese che decidiamo di non abbandonare.
E sulle scelte che qualcuno, finalmente, dovrebbe avere il coraggio di compiere. Con vera grinta, non importa l’età.
- Scritto da Redazione
- Sabato, 30 Maggio 2026 08:39

Cari Contro-Lettori,
la Parata dei Turchi, che ogni anno attraversa Potenza in occasione della festa di San Gerardo, non è soltanto una rappresentazione storica né una semplice tradizione popolare. È, piuttosto, una gigantesca macchina del tempo collettiva, modulare, un organismo vivo e pulsante composto di quadri, figuranti, reliquie, simboli scenici e sacrali, capace di trasportare un’intera comunità dentro se stessa.
Somiglia a un immenso Galaxy Express cittadino: un convoglio della memoria il cui carburante scorre nel sangue dei potentini e degli abitanti del circondario. Oppure a un Tardis travestito da tempietto del santo, che attraversa i secoli — dal Medioevo all’Ottocento — senza mai perdere la propria anima. Ma il viaggio più profondo non è quello nella storia: è quello che ciascuno compie dentro i propri ricordi.
Perché, senza bisogno di fingimenti, la Parata riporta tutti là dove il tempo sembra essersi fermato: alle mani dei genitori strette nelle nostre mentre si guardava “la sfilata”, come semplicemente l’hanno sempre chiamata i potentini; ai nonni che spiegavano i personaggi e i simboli; alle spalle dei padri che diventavano il punto più alto del mondo da cui osservare il passaggio del Tempietto, della Nave o dell’irresistibile Civuddina. E poi ancora agli anni della giovinezza, delle fidanzate strette sottobraccio, delle risate tra amici compressi nella folla festante, delle notti leggere scandite dalle canzoni di Michele di Potenza, che ancora oggi sembrano galleggiare nell’aria di queste sere di fine maggio.
I festeggiamenti patronali, in fondo, assomigliano al pranzo della domenica a casa della madre. Durante l’anno possono accumularsi tensioni, silenzi, delusioni, difficoltà economiche e perfino fratture profonde. Eppure, davanti a quella tavola, ci si ritrova. E non si discute. Perché esistono momenti nei quali il bisogno di appartenersi diventa più forte di ogni distanza. Siamo tutti sulla stessa barca, anzi, nave.
Così accade anche a Potenza in questi giorni, quelli che molti definiscono sui social “la settimana più bella”. Perché la festa di San Gerardo è il momento in cui una città spesso ferita –nel resto dell’anno- dalle inadeguatezze della politica, dalle fatiche economiche e da un senso diffuso di smarrimento, prova a riconoscersi ancora.
Una postilla: il nostro Michele di Potenza, aduso com'era a fare piccole parti -coi suoi formidabili baffoni- anche in film importanti, ebbe un piccolissimo ruolo in un’opera addirittura di Fellini, che poi lo ritrasse, alla sua maniera, in uno schizzo che raffigurava tutti gli attori del suo lavoro: “E la NAVE va".
Se non è destino questo.
Walter De Stradis
- Scritto da Redazione
- Martedì, 26 Maggio 2026 11:16

Noemi darà ufficialmente il via alla sua tournée estiva 2026, scegliendo Potenza come prima tappa di un calendario live che si preannuncia tra i più seguiti della stagione musicale italiana. L’appuntamento è fissato per sabato 30 maggio 2026 nella suggestiva cornice di Piazza Mario Pagano, nel cuore del capoluogo lucano, per un concerto gratuito destinato a richiamare migliaia di spettatori da tutta la regione e non solo.
L’evento rappresenta uno dei momenti clou delle celebrazioni dedicate al Santo Patrono della città e conferma la volontà dell’amministrazione comunale di puntare su appuntamenti culturali di grande richiamo nazionale. Un concerto esclusivo che porterà sul palco una delle artiste più amate e riconoscibili della musica italiana contemporanea.
“Abbiamo fortemente voluto un’artista tra le più brave e conosciute nel panorama nazionale e internazionale e, grazie al supporto della Regione, siamo riusciti ad averla con lo spettacolo che segnerà l’inizio del suo programma estivo di esibizioni. Classe, bellezza e talento trovano in lei una sintesi perfetta”, ha dichiarato il Sindaco di Potenza Vincenzo Telesca nel corso della conferenza stampa di presentazione.
Grande soddisfazione anche da parte dell’assessore alla Cultura Roberto Falotico, che ha sottolineato il lavoro svolto in tempi record per portare in città un’artista capace di unire generazioni diverse grazie a una voce intensa, elegante e immediatamente riconoscibile.
Dopo un 2025 ricco di successi — segnato dall’ottima accoglienza del singolo “Bianca”, da oltre trenta date live e dall’importante debutto al Palazzo dello Sport di Roma — Noemi torna dal vivo con uno spettacolo completamente rinnovato. Il concerto di Potenza sarà un viaggio emozionante attraverso i grandi successi che hanno segnato la sua carriera, da “Per tutta la vita” a “Sono solo parole”, fino ai brani più recenti che confermano la continua evoluzione artistica della cantante romana.
Con la sua vocalità potente e raffinata, capace di spaziare tra pop, soul e cantautorato contemporaneo, Noemi promette una performance intensa e coinvolgente, costruita sul forte legame che da sempre la unisce al pubblico. Una dimensione live autentica, fatta di emozione, energia e grande qualità musicale.
L’appuntamento del 30 maggio si candida così a diventare uno degli eventi musicali più attesi dell’estate lucana: una serata speciale, a ingresso libero, che trasformerà Piazza Mario Pagano in un grande palcoscenico sotto le stelle, celebrando la musica dal vivo con una protagonista d’eccezione.
- Scritto da Redazione
- Sabato, 23 Maggio 2026 07:29

Cari Contro-Lettori,
prendete una sedia (se ne trovate una libera in qualche sala d'attesa) e accomodatevi nel grande teatro della programmazione lucana, stagione 2026. Il pezzo forte del cartellone è, come sempre, la Sanità. Pagata col petrolio, ovviamente (una domanda: ma le altre regioni come fanno?). Al centro della scena c’è il fatidico Decreto Ministeriale 77 del 2022, la “bibbia laica” imposta dal PNRR che promette di trasformare la nostra assistenza medica in un “ecosistema” fatto di Case di Comunità, Ospedali di Comunità e Centrali operative territoriali. La Regione –pressata un tantino dalle scadenze- difende il progetto come l'alba della modernità. Ma le polemiche derivati hanno fatto alzare ancora una volta la nebbia del sospetto, sussurrato senza troppi giri di parole anche dall’esperto Enrico Mazzeo Cicchetti (che pur difende l’idea in sé della riforma): vuoi vedere che la sanità lucana soffre di una “ignavia”trentennale? I politici di basso profilo, dice il dottore già consigliere regionale, odiano i piani organici perché i piani vincolano le scelte; molto meglio quelli “cornice”, o addirittura decidere di volta in volta, ad personam, per conservare orticelli e coperture partitiche. Così ci ritroviamo con duplicazioni di reparti inutili in una regione che si spopola a vista d'occhio. Nel frattempo, l'ex presidente dell’ordine dei medici di Potenza (oggi al vertice della locale UNITRE) ha un messaggio per il governatore: "Bardi viva di più il territorio. Io non l'ho mai visto". E se non lo vede un medico senologo di lungo corso, figuriamoci il cittadino comune, quello che cerca di prenotare una mammografia. Ma il virus più antico e resistente di questa terra non si cura con gli ambulatori mobili. Si chiama "familismo amorale", un concetto che Edward Banfield teorizzò studiando il Sud negli anni Cinquanta e che oggi si è “brillantemente” evoluto in "familismo istituzionale". Se ne è discusso in un affollato seminario al Circolo Angilla Vecchia di Potenza. Il meccanismo è rimasto identico, solo più raffinato: le istituzioni regionali e il sottobosco di enti strumentali nati sulla carta per pianificare lo sviluppo, si sono troppo spesso trasformati in ammortizzatori di consenso, reti di appartenenza e centri di spesa clientelare. I criteri del merito vengono demoliti dalla logica della prossimità. Il risultato? I giovani, stanchi di aspettare che il proprio cognome o la propria tessera di partito diventino "meritevoli", fanno le valigie ed emigrano, lasciando la Basilicata all'inesorabile destino di una terra per soli vecchi. E per questa settimana può bastare.
Walter De Stradis
- Scritto da Redazione
- Sabato, 09 Maggio 2026 07:54
Cari Contro-Lettori,
visto che sia avvicina l’appuntamento lucano col Giro d’Italia, useremo un linguaggio “ciclistico”, descrivendo il “percorso” della querelle sul bilancio regionale, per “tappe” (appunto).
Tappa n. 1: il Consiglio Regionale, non senza inciampi (vedi cicaleggi vari), approva il bilancio di previsione 2026-2028 della Regione Basilicata.
Tappa n. 2. Il sindaco di Potenza Vincenzo Telesca denuncia una "totale miopia politica" e la completa assenza di risorse destinate al Capoluogo per i servizi essenziali. Secondo il primo cittadino, la Città sostiene costi strutturali gravosi per garantire uffici, scuole e infrastrutture a un'utenza che è in realtà l'intera comunità regionale, senza però ricevere trasferimenti adeguati. Ce l’avete con me -dice il sindaco sostanzialmente- perché non sono del vostro circoletto politico.
Tappa n. 3: Da Matera arriva a stretto giro di posta il solito contrappunto di quelli che amano lanciare i Sassi: che vi lamentate, potentini maledetti, che di soldi ne avete avuti fin troppi.
Tappa n. 4: Il consigliere regionale di maggioranza, Alessandro Galella, che da qualche tempo in qua sembra fare l’imitazione di De Filippo, ovvero del filosofo, accusa l'amministrazione comunale di "populismo amministrativo", sostenendo che non sono mai pervenute richieste formali o documenti contabili che giustifichino tali ammanchi. Gli fanno eco i gruppi di maggioranza al comune di Potenza, che chiedono a Telesca di presentare un bilancio "leale" e trasparente prima di invocare aiuti, sollevando dubbi su previsioni di spesa ritenute sovradimensionate. Insomma, si ripete pari-pari la pantomima sulla Scala Mobile Prima, che fra rimbalzi di responsabilità Comune-Regione-Destra-Sinistra (e viceversa), alla fin fine ha chiuso e basta.
Tappa n. 5: Il dibattito si allarga oltre i confini del capoluogo coinvolgendo i sindacati (Cgil) e l'ANCI, i quali esprimono forte preoccupazione per la tenuta sociale dell'intera regione. Le organizzazioni sindacali evidenziano come la carenza di personale e i tagli ai trasferimenti colpiscano duramente il welfare e i lavoratori dei servizi esternalizzati. Mancano risorse certe per il Fondo Unico Autonomie Locali (FUAL), per la manutenzione stradale e per fronteggiare le emergenze climatiche che hanno colpito i territori nel 2025 e 2026. Ma, si badi bene, in tutta questa previsione di servizi essenziali che (forse) non ci saranno, e prima di tutte queste “tappe” fantozziane, ahinoi, c’era stata una…
Falsa partenza: Con un post sui social, e relativa foto di gruppo, nel bel mentre della bagarre consiliare per il Bilancio, alcuni consiglieri regionali e assessori di maggioranza avevano annunciato al popolo –gaudium magnum- un risultato sicuro portato a casa: lo stanziamento di fondi per le feste patronali dei due capoluoghi.
Insomma, “all’arrivo” potrebbero non esserci i soldi per scuole, uffici, servizi e collegamenti, ma di sicuro ci saranno per i festoni del Santo (ognuno ci ha il suo) e simili.
Evviva!!!
Walter De Stradis
- Scritto da Redazione
- Sabato, 02 Maggio 2026 07:27

Cari Contro-Lettori,
a Potenza, su un pilastro dei portici
di Piazza Prefettura, all’altezza
dell’ingresso del Gran Caffè, è stata
apposta la locandina del nuovo
film del regista potentino Andrea
Manicone, “Stargate Terremoto
‘80”, un documentario incentrato
sul Sisma di quarantasei anni fa.
Sul manifesto campeggia una delle
immagini-simbolo di quella tragedia,
l’orologio del “Palazzo del Governo”
(sito proprio in quella piazza), fermo sulle 19
e 45, orario della prima scossa che cambiò la
storia della regione (con annessi e connessi).
Curiosamente, proprio “in faccia” al poster
cinematografico, in cima al citato edificio
istituzionale, oggi il famoso orologio si è fermato
di nuovo! Già. Mentre scriviamo, le lancette
sono inchiodate (da giorni) alle 17 e 45 circa. Si
saranno scaricate le pile, chissà, ma sta di fatto
che -non ce ne voglia nessuno- tra i passanti di
Via Pretoria (che sono in numero paurosamente
minore rispetto al 1980), non è mancato chi si è
affidato a gesti apotropaici. Non si sa mai. Quel
che è certo, però, è che i Lucani tremano tutti i
giorni. Mentre il Palazzo (quello del Governo
vero, sito dalle parti di viale Verrastro), pare del
tutto immobile.
Due temporalità che non coincidono più, ma
che fanno emergere anche le contraddizioni
più nette: una politica capace di muoversi con
rapidità chirurgica quando si tratta di preservare
se stessa, e sorprendentemente incerta quando
deve affrontare la povertà reale. Nel frattempo,
nelle aree interne, il terreno continua a franare.
Meno personale nei Comuni, meno servizi,
meno prossimità: una sottrazione lineare, quasi
matematica, che produce un effetto cumulativo
devastante. È un altro tipo di sisma, lento ma
costante, che non fa notizia perché non ha una
scossa principale, ma solo una lunga sequenza di
microfratture. Quelle che, alla fine, fanno crollare
tutto.
Nella ormai consueta impasse del consiglio
regionale (incentrata sul Bilancio), il governatore
Bardi si è finalmente palesato e ha sollecitato:
«Abbiamo delle responsabilità nei confronti
dei cittadini». Eureka. Tuttavia la domanda,
inevitabile, è se davvero le lancette siano “rotte”
o se, più semplicemente, segnino l’ora giusta
di un sistema che ha smesso di avanzare. Le
lancette, prima o poi, ripartiranno. Succede
sempre. Ma il punto non è quando. È come. Se
torneranno a segnare un tempo condiviso, oppure
continueranno a misurare due realtà parallele:
quella di chi aspetta e quella di chi decide.
Nel frattempo, a Potenza, c’è un orologio fermo
che guarda un manifesto sul Terremoto, su cui
c’è un orologio fermo.
Così è, se vi pare.
Walter De Stradis
- Scritto da Redazione
- Sabato, 18 Aprile 2026 07:57

Cari Contro-Lettori,
questa settimana abbiamo appreso che in Italia (e di conseguenza in Basilicata) l’applicazione della legge è celere ed efficace.
Se di mezzo ci sono i potenti.
C’è da aumentare lo stipendio(ne) al dirigente tal dei tali (vedi ultimi casi alla Regione Basilicata)? Pronti, partenza, via! Qualcuno se ne accorge (vedi consigliere Vizziello) e grida allo scandalo, vista la condizione dei Lucani? La risposta istituzionale è altrettanto celere ed efficace: “E’ la Legge, baby!”. Tutto regolare, quindi. E chi lo nega. Ma mai qualcuno che rinuncia agli aumenti. Hai visto mai, seh. Consentiteci, però, di reclamare allora uguale celerità ed efficacia per l’applicazione di quelle leggi che non sono a beneficio dei già benestanti, ma dei più bisognosi e dei cittadini normali. E qui, nel nostro Paese, diventa tutto un altro paio di maniche.
E così accade che per un parcheggio destinato a una persona disabile servano anni di segnalazioni (leggere all’interno). Che per la manutenzione di un’area pubblica si giochi a scaricabarile (leggere all’interno). E così via. In questo numero il nostro giornale racconta storie diverse, ma legate da un filo comune: quello di una Basilicata che fatica. Fatica a garantire servizi essenziali. Fatica a scrollarsi di dosso logiche di appartenenza che troppo spesso prevalgono sul merito (leggere all’interno). E mentre si costruiscono narrazioni rassicuranti, nella realtà quotidiana restano le attese, i disservizi, le disuguaglianze. Lo vediamo nella gestione delle risorse pubbliche, con una manovra regionale miliardaria che promette sviluppo (leggere all’interno) mentre aumenta la pressione fiscale sui cittadini e lascia aperti nodi strutturali, dalla sanità al lavoro. Sapete, è solo una piccola questione di coerenza. Se la legge è un principio invocabile, giustamente, allora deve esserlo sempre.
Perché uno Stato, una Regione, un’istituzione si misurano esattamente lì: nella capacità di essere presenti dove non c’è convenienza, ma necessità. Dove non c’è visibilità, ma dignità.
E non fatemi tirare fuori per l’ennesima volta Orwell e quei cittadini che sono “più uguali” di tutti gli altri…
Walter De StradisDUE PESI E DUE MISURE
- Scritto da Redazione
- Sabato, 11 Aprile 2026 07:30

Cari Contro-Lettori,
Non sono state poche le volte che il Presidente, preso dai suoi mille impegni, non si è presentato in Consiglio Regionale. Ma la doppia finale dei rossoblù, trasferta in quel di Latina inclusa, non se l’è persa.
Al giornalista che glielo chiedeva, Bardi ha risposto sorridente: «Sì, è vero, ho portato fortuna al Potenza. E un presidente che porta fortuna, gli elettori hanno fatto bene a votarlo!».
Mecojomberi. Che culo che ci abbiamo noi Lucani.
Questi politici sono anche dispensatori di buona sorte, con la sola imposizione delle mani, apotropaicamente parlando. Ma allora, se è così, non si spiega l’affollata corsa dei vari “big” locali (sindaco, vicesindaco, assessori/consiglieri regionali e così via) per toccare la Coppa Italia vinta dai rossoblu, manco fosse una gobba d’oro sulla schiena di un nano portafortuna. Tuttavia, a una più attenta analisi, lo scopo del gesto appare chiaramente ambivalente: da un lato, farsi fotografare col trofeo calcistico può solleticare il subconscio del cittadino, che da quel momento in poi potrebbe abbinare il faccione del politico alla scintillante coppa; dall’altro, si spera che il contatto fisico, lo strofinamento corporeo col simulacro del trionfo, possa essere foriero di successi futuri. Riassumendo, al di là di quel che possa dire o pensare il Generalissimo, sono i politici a sperare che la Coppa Italia porti fortuna. A LORO.
E i Lucani? Possono dirsi “fortunati” ad avere un tasso di disoccupazione inarrestabile, un’emigrazione galoppante, delle strade groviera, i carburanti con i prezzi alle stelle, le liste d’attesa intasate e quant’altro? Pensate, persino i registi di Hollywood (vedi caso Mel Gibson) ci ri-pensano due volte e se ne vanno in Puglia. E tanti saluti.
Ma che vuoi fare, noi abbiamo dei leader politici che sanno il fatto loro, che tengono saldamente in mano lo scettro e il “Segno del comando”, che hanno attributi cromati d’acciaio, che portano pure fortuna. E allora perché non mettere all’ingresso della Regione una statua in bronzo di Bardi (come quella della mamma del Direttore Megagalattico in “Fantozzi”), per inginocchiarci tutti quanti prima di entrare, e rendere grazia per un così sorridente Fato?
Ai posteri l’ardua sentenza
Walter De Stradis
- Scritto da Redazione
- Sabato, 04 Aprile 2026 07:39

Cari Contro-Lettori,
negli ultimi giorni, soprattutto nella magica nottata di mercoledì scorso, sui social sono apparse molte foto di tifosi potentini -tra quelli della gloriosa pattuglia dei 25.000 che sono andati a Latina- che mostravano il segno della Vittoria con indice e dito medio, ma al contrario. Chi ha visto il film “L’ora più buia”, con un Gary Oldman da Oscar che interpreta Churchill, sa bene che il gesto epico va fatto con il palmo e non con il dorso della mano. Ma poco importa, visto che -pur sbagliando il verso- al buon Winston (e a tutta la sua nazione) portò lo stesso fortuna contro il Male. E ci auguriamo davvero, con tutto il cuore possibile, che questo trionfo sportivo, inedito per la città capoluogo, che ha mobilitato così tanta gente al seguito di un sogno, possa essere di buon augurio anche per la “nazione” potentina e, con essa, per tutta la Basilicata. Non è retorica d’accatto, o perlomeno consentitecela: se sindaco, presidente della Regione, assessori e consiglieri vari hanno esultato, sul posto o tramite comunicati, post, tweet e quant’altro, lasciatecelo fare anche a noi.
Noi, che settimanalmente, insieme a tutti i colleghi di questa sfortunata regione, raccontiamo di liste d’attesa infinite, di fuga dei cervelli, di prezzi che salgono alle stelle, di risorse non sfruttate, di aree interne abbandonate, di centri storici -proprio come quello del capoluogo- che cadono a pezzi (soprattutto in senso figurato), di collegamenti che fanno pena, di politici che si aumentano stipendi/indennità/ vitalizi, di dirigenti pescati puntualmente fuori regione, di “miracolati” e “miracolate” della Cosa Pubblica, di anziani che raggiungono i loro figli negli esilii forzati… il resto aggiungetelo voi, perché altrimenti rischiamo di essere tremendamente ripetitivi. E forse lo siamo pure.
Una volta tanto, però, la città di Potenza ha vinto. È finita nei titoli delle pagine dei giornali nazionali non per magagne, indagini, disservizi o brutture assortite, ma per un risultato storico, anche se “solo” sportivo. È il momento di fare tesoro di questa, forse inaspettata, risorsa che ora scopriamo avere, insieme all’acqua, al petrolio e alle nostre ricchezze storiche: una squadra di calcio titolata a livello nazionale.
E per favore, non facciamone una speculazione politica, perché -sappiate- non sono mancati coloro che hanno gufato, temendo questo tipo di risvolti.
Intelligenti pauca.
Pertanto, per il momento: grazie, Potenza. Davvero.
Walter De Stradis
- Scritto da Redazione
- Sabato, 28 Marzo 2026 07:13

Cari Contro-Lettori,
i nostri politici, sì, quelli lucani, quelli dei vitalizi, quelli che leggono sempre “aspetti positivi” nei dati negativi (vedi sanità), quelli che si arrabbiano per le interviste (degli altri), quelli che foraggiano solo i leccaculo di professione e sviliscono il merito in favore dell' “amichettismo” (copyright Fulvio Abate) in ambo i sessi, sì, sempre loro, sono esperti nell'arte della “sostituzione”.
Il treno non passa? C’è il bus. Il bus non passa? C'è il tram (attaccatevi). L’acqua manca? C'è il vino. Ma guai a chiamarlo “sistema”: sulla carta sono ancora un’eccezione. Che dura anni. Una categoria filosofica, più che amministrativa. Dalla diga di San Giuliano scorrono verso il mare decine di metri cubi d’acqua al secondo. Non per scelta, certo -ci sono norme, sicurezza, procedure- ma il risultato resta quello: acqua che se ne va, mentre l’agricoltura si fotte. Si discute di come trattenere ciò che già abbiamo, mentre altrove si pianifica come procurarselo. La Basilicata è il cuore estrattivo del Paese, il famoso “Texas” nostrano. Come a Dallas. E magari un giorno scopriremo il vero volto dei“J.R. Ewing” di casa nostra. Intanto, fare il pieno costa più che altrove. Una specie di tassa sulla geografia. Sei lucano? Fottiti anche tu. Le royalties arrivano, certo, ma non bastano a riequilibrare il conto. L’agricoltura lucana -che non è un dettaglio folkloristico- si ritrova esposta, fragile, spesso ignorata. Si chiedono misure strutturali, arrivano interventi tampone. Si invoca strategia, si risponde con emergenza. Anche qui: una sostituzione. Come se il sistema avesse imparato a convivere con le proprie incoerenze, trasformandole in normalità. Un gigantesco hamburger al formaggio, senza formaggio. Il temporaneo diventa permanente, l’emergenza diventa metodo, il paradosso diventa statistica. Tanto, dice il politico di razza, sempre dietro questa porta dovete venire a elemosinare. Magari dopo aver protestato in piazza. Siamo intrappolati in un meccanismo dove le risorse ci sono, ma le decisioni arrivano sempre un attimo dopo. Si continua a fare i conti con una promessa incompiuta. E allora, forse, noi tutti si meriterebbe più di una sostituzione. Ai piani alti. Per contrappasso dantesco.
Walter De Stradis






