- Scritto da Redazione
- Giovedì, 28 Maggio 2026 15:37

La Val Sarmento, in Basilicata, è un’area di grande rilievo per le pratiche musicali tradizionali per la presenza delle due comunità arbëreshe di San Costantino e San Paolo Albanese che, anche in ambito musicale, conservano il lascito delle popolazioni albanesi che vi hanno trovato rifugio nella prima metà del Cinquecento, con punte di riconosciuta eccellenza nei canti a più voci.
Dalle ricerche di Ernesto De Martino e Diego Carpitella fino alle rilevazioni compiute nei decenni successivi e condotte anche in prima persona dall'autore, il volume di Nicola Scaldaferri, Musica arbëreshe in Val Sarmento. Ricerche 1954-1990, è incentrato su un nucleo di registrazioni storiche che dal 1954 giunge fino al 1990, offrendo uno spaccato di notevole interesse su una tradizione vocale tramandata oralmente soprattutto grazie al succedersi di gruppi vocali femminili, capaci di conservarne nel tempo specificità armoniche e timbriche. Elementi di grande originalità che costituiscono anche il nucleo portante del progetto audiovisivo di Shan Du, Kater breza / Quattro generazioni che, realizzato dal LEAV-Laboratorio di Etnografia Audiovisuale dell'Università degli Studi di Milano su un'ampia ricerca di materiali d'archivio e su riprese appositamente girate dal 2023 ad oggi, mette a fuoco per l’appunto l’attività di quattro generazioni di voci femminili di San Costantino Albanese le cui vicende si intrecciano con quelle di collezionisti locali e ricercatori attivi fin dagli anni ’50.
Tra immagini, suoni e canti, si delinea così un panorama musicale assai denso, dedicato principalmente ai repertori di San Costantino e in parte di San Paolo, che trova il suo culmine negli antichi canti dei vjeshe e vallja che accompagnavano le feste e i riti di nozze, fissati su nastro in anni in cui erano ancora in uso: canti che, malgrado non pochi mutamenti nel frattempo sopraggiunti, continuano a rappresentare un elemento cruciale dell'identità arbëreshe e sono oggetto di recuperi talvolta inattesi anche da parte delle nuove generazioni.
L’incontro, come anche i due lavori, rientrano nel più ampio ed ambizioso progetto, Il Borgo dei suoni, finanziato dalla Regione Basilicata e promosso dal comune di San Costantino Albanese in collaborazione con partner di grande rilievo, come l’università di Milano, l'editore Squilibri, il Club Tenco, Altipiani eventi e turismo e l'associazione culturale Altrosud.
Alla presentazione, il 30 maggio, alle ore 18, alla Casa Parco di San Costantino Albanese, assieme ai due autori parteciperanno Renato Iannibelli e Gianni Lufrano, rispettivamente sindaco e assessore alla cultura delll’amministrazione comunale.
- Scritto da Redazione
- Giovedì, 21 Maggio 2026 16:52

Non un semplice album musicale, ma una vera operazione culturale. Con “Ti parlo dei Sud – Canzoni di Pino Aprile”, lo scrittore Pino Aprile e i Renanera trasformano la riflessione sul Meridione in un’opera sonora intensa, capace di intrecciare denuncia sociale, memoria storica e ricerca musicale contemporanea.
L’incontro tra la voce saggistica di Aprile — autore del bestseller Terroni — e la raffinata ricerca etno-elettronica dei Renanera dà vita a un lavoro che supera i confini del disco tradizionale. Il risultato è un’opera di “realismo civile”, fatta di ballate di protesta, canti viscerali e preghiere laiche, in cui la musica diventa strumento per raccontare ciò che spesso la saggistica non riesce a esprimere pienamente.
Dopo anni di libri, viaggi e inchieste, Pino Aprile approda infatti alla canzone per colmare quello che definisce il vuoto dell’ineffabile: se la scrittura analizza, la musica “sente”. Da questa intuizione nasce un album che costruisce un ponte ideale tra il mito arcaico — sirene, eroi omerici, formule magiche — e le grandi ferite contemporanee: Gaza, Taranto, il dramma dei migranti nel Mediterraneo e quello degli emigranti approdati a Ellis Island.
In questo progetto il “Sud” non rappresenta un genere folkloristico, ma una categoria dello spirito, una condizione dell’anima capace di parlare a tutti i Sud del mondo.
La veste sonora dell’opera trova piena espressione nel lavoro dei Renanera, progetto artistico formato da Concetta De Rosa e Antonio Deodati. Centrale è la voce di Unaderosa, intensa e ancestrale, interprete di una profonda pietas, sostenuta da arrangiamenti che fondono armonia classica, suggestioni world music e tensione contemporanea.
“Ti parlo dei Sud – Canzoni di Pino Aprile” si presenta così come un’opera di resistenza etica: un viaggio che parte da Puglia, Calabria, Sicilia, Molise e Basilicata per arrivare idealmente a Ellis Island, a Gaza e a ogni terra ferita del pianeta. Un percorso in cui la memoria diventa bussola per affrontare le contraddizioni della modernità.
Numerosi i musicisti coinvolti nel progetto discografico, chiamati a interpretare l’universo sonoro che da sempre caratterizza i Renanera. Accanto a Unaderosa e Antonio Deodati — impegnato alle tastiere, percussioni, saz, chitarra e cori — partecipano Daniele Lerose al saz, chitarre e mandolino; Gianni Zongaro alle chitarre; Aldo Gurnari al bouzouki; Claudio Laguardia alla batteria; Nicolò Deodati, Pierpaolo Grezzi e Ian Sands alle percussioni; Leandro Sileo alla fisarmonica; Alberto Oriolo al violino; Rosanna Vitacca al violoncello; Antonino Barresi alla ciaramella lucana e al flauto traverso; Antonello Mango, Gianluca Sanza, Nello D’Anna e Vito Santamato al basso elettrico e contrabbasso; Karola De Rosa, Giorgia Ielpo, Diego Pisano e ancora Nicolò Deodati ai cori.
Lo stesso Pino Aprile compare inoltre nel brano “Ti parlo del Sud”, prestando la propria voce narrante in un cameo che rafforza il legame tra parola scritta e racconto musicale.
L’album sarà disponibile dal 22 maggio 2026 su tutte le piattaforme digitali per l’etichetta T.S.A. Total Sounding Area. Ogni brano sarà accompagnato da un’introduzione firmata da Pino Aprile e da un’illustrazione realizzata da Unaderosa. Dalla stessa data, sul canale YouTube dei Renanera saranno pubblicate anche versioni video con introduzioni e illustrazioni animate.
Il primo singolo estratto dal disco è “La voce del mare”, brano nato da una suggestione raccontata a Pino Aprile dal poeta Rafael Alberti. Al centro del racconto vi è un poeta che si rovinò economicamente per acquistare le isole delle ninfe alla foce del Guadalquivir, inseguendo una misteriosa sequenza di tre accordi — Mi, Fa#, Sol#m — nascosta nel suono delle onde oceaniche e registrata da un navigatore solitario olandese.
Nel testo, il mare diventa un’entità viva e poetica che continua a cantare a un’umanità ormai incapace di ascoltare, intrecciando il mito delle sirene con la disperata ricerca della bellezza.
A San Costantino Albanese torna la Vallja: danze, canti e identità arbëresh tra i vicoli del Pollino
- Scritto da Redazione
- Mercoledì, 20 Maggio 2026 15:28
SAN COSTANTINO ALBANESE – Saranno i colori degli abiti tradizionali, il ritmo antico dei canti popolari e il passo cadenzato della Vallja ad animare strade, vicoli e piazze di San Costantino Albanese sabato 23 maggio, a partire dalle ore 16.30, in occasione della nuova edizione di “Vallja Shen Kostandinit”.
Un appuntamento che ogni anno richiama il fascino e la forza identitaria della tradizione arbëresh, offrendo un’immersione autentica nella cultura delle comunità albanofone del Sud Italia. Protagonisti della manifestazione saranno sette gruppi folkloristici provenienti da diversi centri arbëresh della Basilicata e della Calabria: Lungro, Acquaformosa, San Martino di Finita, Santa Caterina Albanese e Firmo.
La Vallja rappresenta una delle espressioni più significative della cultura arbëresh. Si danza in gruppo, uomini e donne insieme, uniti per mano o attraverso fazzoletti, formando una lunga catena in movimento simile a un serpente che attraversa le vie del paese accompagnato da rapsodie, canti epici, melodie d’amore e auguri di prosperità.
Tradizionalmente celebrata il martedì successivo alla Pasqua in numerosi paesi arbëresh, la danza affonda le sue radici nella memoria storica dell’esodo albanese e nelle gesta di Giorgio Castriota Skanderbeg, l’eroe nazionale che combatté contro l’avanzata ottomana in Albania.
A San Costantino Albanese, ai piedi del Pollino, la Vallja diventa così non soltanto spettacolo folkloristico, ma rito collettivo capace di custodire e tramandare il legame con la madrepatria mai dimenticata. Per le comunità arbëresh, infatti, questa danza assume un valore che va oltre la tradizione popolare: è simbolo di appartenenza culturale, memoria condivisa e continuità identitaria, nonostante i secoli trascorsi dall’abbandono dell’Albania.
I gruppi partecipanti percorreranno il centro storico con musiche e canti tradizionali che riecheggeranno tra le case e i vicoli del borgo, restituendo al pubblico l’incanto di un rito antico ancora profondamente vivo. Un patrimonio immateriale che continua a resistere nel tempo grazie alla partecipazione delle comunità e alla trasmissione delle tradizioni alle nuove generazioni.
L’iniziativa è promossa dal gruppo folk “Shen Meria e Yllethit”, d’intesa con il Comitato Festa “San Costantino il Grande”, con il sostegno dell’amministrazione comunale di San Costantino Albanese, in collaborazione con Squilibri e con il contributo della Regione Basilicata nell’ambito del progetto dedicato al Patrimonio culturale immateriale.
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- Giovedì, 30 Aprile 2026 10:04
BARI- Torna, come ogni anno, il grande evento per la festa dei lavoratori nel capoluogo pugliese. Fra gli artisti più attesi i lucani Danilo Vignola e Giò Didonna. Parco 2 giugno aprirà i cancelli, alle oltre trentamila presenze previste,a partire dalle 11, tantissime le iniziative e gli artisti coinvolti nella settima edizione del Primo Maggio Barese fra decine di stand eno-gastronomici ed artigianato vario.
Tre palchi saranno allestiti all’interno del grande polmone verde della città di parco 2 giugno. Sul palco principale la direzione artistica ha riservato un’ora di spazio,in cartellone dal primo pomeriggio, nel vasto programma per l’esibizione dell’ormai celebre duo lucano di ukulele e percussioni.
Dopo il successo del recente concerto nella città di Bari il travolgente ed originale duo di musica world tribale torna nel capoluogo peruna libera performance al nuovo spettacolo fra virtuosismi e melodie mediterranee dalla sonorità calda ed esotica con il ritmo protagonista di Darbuka,Cajòn ed Ukulele e sperimentazioni elettroniche.
Un duo dal sound pieno ed orchestrato con strumenti non convenzionali sono una realtà di prestigio internazionale. Danilo Vignola è conosciuto fra i più grandi sperimentatori al mondo di tecniche e sonorità di ukulele unito alle innovazioni del virtuoso percussionista Giò Didonna. Dal 2010 il duo ha tenuto migliaia di concerti in tutto il mondo, dai più prestigiosi jazz club ai festival di musica word e festival mondiali di ukulele con Danilo Vignola in cima al cartellone fra gli artisti più attesi. Premiato in tutto il mondo da New York nel 2010 (miglior suonatore di ukulele elettrico al mondo) In Cina come miglior performer al festival mondiale nella metropoli di Guangzhou fino all’università di Cambridge Danilo Vignola è un virtuoso visionario del celebre cordofono Hawaiano.
Dunque la Puglia riserva agli artisti Danilo Vignola e Giò Didonna un altro palco importante che rende giustizia al valore artistico e culturale di due fenomeni lucani fra i più attivi nel panorama internazionale.
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- Lunedì, 02 Febbraio 2026 12:10

E' uscito per Arduino Sacco Editore, il libro “Amarcord Song “, una raccolta di racconti brevi e saggi che mette al centro il potere evocativo della canzone, in particolare di quelle ascoltate alla radio e capaci di segnare momenti importanti della vita. Il volume riunisce i contributi di 21 autori italiani, chiamati a raccontare come una specifica canzone sia diventata per loro un detonatore di ricordi, immagini o narrazioni fantastiche.
Ogni testo nasce dall’idea della canzone come evento, non semplice sottofondo ma esperienza emotiva capace di riattivare la memoria individuale e, allo stesso tempo, di richiamare un immaginario collettivo condiviso. Le storie spaziano tra ricordi personali, riflessioni culturali e invenzioni narrative, componendo un mosaico in cui la musica diventa linguaggio comune e archivio sentimentale.
Curata da Walter De Stradis, giornalista, scrittore e saggista da sempre attento al rapporto tra musica e narrazione, l’antologia restituisce un ritratto corale dell’ascolto: le canzoni come colonne sonore della vita quotidiana, capaci di attraversare epoche, generazioni e contesti diversi. Amarcord Song si propone così come un libro da leggere e riconoscere, in cui ogni lettore può ritrovare la propria esperienza di ascolto e i propri ricordi legati a una melodia.
Oltre allo stesso De Stradis e allo scrittore lucano Emilio D'Andrea, gli autori dei testi raccolti nel volume sono: Alida Brandi e Dario De Santis - Azzurra Catanesi - Carla Guidi - Carlo Sorgia - Carmen Gueye - Daniele R. Oliva - Dario De Santis -, Diego Turòli - Elio Collepardo Coccia - Fabrizio Gravina - Finalba Maruggi, Francesca P. Barresi - Gino Piergallini - Lucrezia Lombard - Manuela Zucchi - Monica Prisco, Pietro Cadeddu - Raffaele Scalise.
- Scritto da Redazione
- Venerdì, 19 Dicembre 2025 11:28
La Confederazione Italiana Sindacati Autonomi Lavoratori CISAL di Potenza è composta da un gruppo dinamico di persone che mirano alla soddisfazione dei loro soci nelle diverse pratiche amministrative. Organizza, fra l’altro, viaggi di gruppo da tanti anni. La responsabile di questi viaggi è la signora Angela Galiffa che gestisce la logistica e l'assistenza pratica di ogni viaggio garantendo il successo dell'itinerario e il benessere dei viaggiatori. Si occupa della pianificazione degli spostamenti, delle attività socioculturali organizzando sempre programmi molto interessanti.
La signora Angela inizia sempre i viaggi dicendo una preghiera del buongiorno e incoraggiando un clima di coesione tra i partecipanti. Grazie alle sue conoscenze, offre ai partecipanti informazioni dettagliate su luoghi, tradizioni, storia e curiosità locali. La sua presenza è rassicurante, permette ai viaggiatori di muoversi con tranquillità e di godere pienamente le meraviglie visitate. Le destinazioni dei viaggi sono molteplici, sono posti meravigliosi in tutta l’Italia e anche all’estero (Stati Uniti d’America, Francia, Inghilterra, Repubblica Ceca, Grecia, Ungheria, Spagna, Croazia, Norvegia, Dubai, Egitto…).Grazie alle sue abilità relazionali, l’accompagnatrice Angela Galiffa contribuisce a rendere il viaggio un’esperienza piacevole assicurando una pianificazione attenta ed affidabile.
Finalmente arriva un riconoscimento fuori regione: il Sindaco e l’Amministrazione del Comune di Casamicciola Terme, nell’Isola d’Ischia, ringraziano la signora Angela Galiffa che per più di 30 anni ha dimostrato affetto per la loro comunità. Alla fine di settembre 2025 le hanno consegnato una targa (opera d’arte di terracotta sulla quale è scritta la motivazione) e nell’estate prossima le conferiscono la cittadinanza onoraria durante una cerimonia ufficiale. È un riconoscimento meritatissimo per la nostra compaesana Angela Galiffa che afferma: “Ho iniziato ad accompagnare i gruppi a Casamicciola dal 1994 due volte all'anno, in primavera e in estate, per molti anni andavamo nell’Hotel Elisabetta dove ci siamo trovati benissimo, la Signora Sandra, il Signor Peppe e tutti i membri dello staff sono gentilissimi, purtroppo dopo i danni del terremoto la loro struttura è stata chiusa. Poi siamo ospitati fino ad oggi all'Hotel Terme Rosaleo dove ci troviamo davvero a casa, il signor Enzo e il signor Mario che gestiscono la struttura dotata di tutti i confort moderni sono due fratelli speciali”.
Hamza Zirem
- Scritto da Redazione
- Venerdì, 12 Dicembre 2025 11:23

Al Polo Bibliotecario di Potenza è stato presentato il libro di Tonino Cuccaro
LA TRINGHILLANZA, IL GALLOITALICO TITESE A CONFRONTO CON ALTRI DIALETTI LUCANI, VILLANI EDITORE, 2025.
Sono intervenuti: Luigi Catalani, Direttore del Polo Bibliotecario di Potenza, Antonella Spota, docente di Lettere, Pasquale Scavone, Presidente Orchestra sinfonica 131 Basilicata, Annalisa Romeo, Direttore Fondazione Appennino, Virginia Cortese, giornalista, Tonino Cuccaro, autore,Franco Villani, editore.
Gerhard Rohlfs, docente di Filologia romanza presso le Università di Tubinga e Monaco di Baviera, al fine di approfondire i suoi studi di dialettologia italiana, nel 1925, effettuò un viaggio nel sud dell’Italia. Sul treno che da Napoli lo portava a Taranto, ascoltava, con attenzione, le cadenze foniche e verbali dei viaggiatori che salivano o scendevano nelle stazioni intermedie. Giunto alla stazione di Picerno percepì, con sorpresa, che il dialetto parlato era molto diverso da quelli ascoltati in precedenza. Tale percezione si ripeté alle stazioni di Tito-Scalo e poi Potenza. Alla stazione di Trivigno, improvvisamente, queste cadenze foniche scomparvero per lasciare il posto alle forme dialettali conosciute. Spetta, quindi, al Rohlfs il merito di avere definito l’origine linguistica di queste popolazioni.
Successivamente, il fenomeno linguistico galloitalico fu indagato da Monsignor A.R. Mennonna con il volume I dialetti galloitalici della Lucania pubblicato nel 1987.A Maria Teresa Greco, dialettologa, docente di Lettere Classiche, si deve lo studio più esaustivo in materia di galloitalico in Basilicata contenuto nell’opera Dizionario dei dialetti di Picerno e Tito, pubblicato nel 1991.
In questo quadro teorico e concettuale si inseriscono le ricerche di Tonino Cuccaro, cultore dello studio del dialetto di Tito, suo paese natale, che nel 2013 pubblica il volume Inedito Galloitalico che contiene 330 lemmi ed espressioni, alle quali si aggiungono le 536 voci registrate nel presente volume.
Il volume è composto da due parti. La prima dedicata alla metodologia adottata nella ricognizione lessicale, alle ragioni storiche, alle evidenze linguistiche e socio-ambientali, agli elementi di morfologia e sintassi e a un'ampia e inedita rassegna di proverbi e modi di dire. Arricchiscono e chiudono la prima parte due contributi storico-tradizionali: uno sulla irrisolta questione dell'origine del toponimo Tito, l'altro sui fuochi di S. Giuseppe che l'autore inquadra in una singolare tipicità della catena appenninica e delle sue dodici regioni.
La seconda parte presenta inedite tavole comparative dei dialetti di Tito, Picerno, Potenza, Pignola, Pietragalla,Trecchina, Vaglio e Ripacandida.
Franco Villani, editore
- Scritto da Redazione
- Venerdì, 12 Dicembre 2025 11:16
clikka sull'immagine per ascoltare il brano
I Meteopanik sono una Band potentina formatasi nel 2017.
Composta da Vito "Vitus" Viglioglia alla voce e alla chitarra, Vito Di Lorenzo alla chitarra
elettrica, Gianluigi Santoro al basso elettrico e Silvio Lauria alla batteria.
Hanno all'attivo 2 album autoprodotti: "Meteopanik" uscito nel 2021 e "Kinapoetem" nel
2023.
Sono una Band libera ed indipendente.
Il testo di GRATTACAPO COSMICO è nato da una poesia di Vito Viglioglia presente nel suo
ultimo libro edito da Photo Travel Edition dal titolo NELLA LUCE DI UN'ESTATE.
Il brano, autoprodotto dalla Band e di matrice puramente Rock, parla dello stupore degli
esseri umani dinanzi alla propria consapevolezza di far parte di un universo immenso,
disperso nelle grandezze e nelle profondità cosmiche. La bellezza e la meraviglia di non
poter contenere l'infinità che li avvolge, tra sterminate galassie, sistemi solari e stelle
lontanissime, genera appunto un GRATTACAPO COSMICO, un capogiro, una dispersione
di pensiero e di senso. Come sostiene il Filosofo Blaise Pascal "l'uomo è una canna, la più
fragile della natura, ma è una canna pensante", che esprime la sua condizione di estrema
fragilità fisica e, allo stesso tempo, la sua grandezza spirituale e intellettuale, derivante
dalla coscienza di essere debole e mortale, mentre l'universo nulla sa di sé, rendendo il
pensiero la vera dignità umana.
Sospesi tra l'infinitamente tutto e l'infinitamente nulla, navighiamo lungo la nostra
esistenza su questo meraviglioso pianeta sospeso tra le galassie, nell'universo. Attraverso
la poesia e la musica possiamo disegnare ed immaginare queste grandezze cosmiche che
ci fanno sognare e ci rendono allo stesso tempo piccolissimi di fronte alle immensità e
allo stesso tempo grandi nel saperle concepire, immaginare e pensare.
Questo piccolo e meraviglioso pianeta, troppo spesso maltrattato e martoriato dall'avidità,
dal potere, dalla violenza e dall'ignoranza degli uomini, continua, nonostante tutto, a
splendere di meravigliosa luce e colori nel sistema solare, come se fossimo astronauti
nello spazio e vedessimo e contemplassimo la sua delicata e preziosa bellezza. Una
esortazione alla consapevolezza per una globale ed universale convivenza pacifica tra
tutte le Sue creature, nel rispetto delle unicità e delle diversità.
Grattacapo Cosmico è una celebrazione della creatività libera e disinteressata, un viaggio
immaginifico tra le curve dorate del mare cosmico, tra abissi di stelle disseminate
nell'opaco splendore della notte.
IL BRANO E’ DISPONIBILE SU TUTTE LE PIATTAFORME DIGITALI

- Scritto da Redazione
- Venerdì, 19 Settembre 2025 15:32
Gli indicatori utilizzati dall’autore nel suo Riflessioni sull’uomo moderno offrono una visione sintetica ed esaustiva del cattivo comportamento umano nella società odierna. Le tematiche trattate mostrano, in maniera cruda, tutte le contraddizioni del nostro vivere quotidiano. Il continuo richiamo alla ‘natura’ dell’uomo, oscura e incomprensibile, evidenzia le contraddizioni dei comportamenti umani e la necessità di una riflessione che porti l’uomo a conoscere maggiormente il proprio intimo per potere mettere in atto comportamenti più ‘umani’ e più ‘sociali’. L’aspra critica al diffuso malessere della società vuole essere, pertanto, un invito alle persone a non farsi trascinare nel circolo vizioso di comportamenti ispirati dalla considerazione che “così fan tutti”.
Come un ‘mantra’, l’Autore auspica una ‘riflessione’ che porti al cambiamento degli stili di vita di ciascuno per poter giungere a comportamenti etici, morali e sociali guidati dall’uso del ‘pensiero e della riflessione’ caratteristiche queste che distinguono gli uomini dagli animali.Le tematiche scientifiche e filosofiche, affrontate nel libro, evidenziano un sapere multidisciplinare frutto della curiosità insita nell’autore che, pur vivendo la dura realtà dell’emigrazione in un paese straniero da oltre 50 anni, si è servito della lettura quotidiana per imparare a ‘nuotare’ e non ‘affondare’ nel mare delle emozioni, dei desideri, delle sensazioni e dei sentimenti della ‘sua’ vita. La sua, infatti, è un’adesione a una filosofia di vita che non invita alla ricerca dei piaceri ma avverte dei pericoli insiti nell’inseguire spasmodicamente la loro soddisfazione.
Il malessere derivante dal contrasto, sempre evidente. tra le ‘sue’ riflessioni e il mondo in cui vive, tra l’essere costretti a seguire il progresso e la società o l’accettazione incondizionata del vivere accompagnato dal soddisfacimento dei piaceri ad ogni costo, lo porta inevitabilmente, ad una scelta di campo che privilegia il dovere contro il volere, l’essere contro l’avere.Non mancano le metafore, le ironie, le esperienze vissute per mostrare al lettore la grandezza della conoscenza intesa non solo come accumulo di nozioni, ma soprattutto come necessità empirica e strumentale che dovrebbe orientare, oggi più che mai, il comportamento dell’uomo sapiens.
La sequenza alfabetica delle tematiche fa capire che non vi è un ordine argomentale. Non c’è bisogno di leggere il libro dall’inizio alla fine. Ciascun lettore potrà scegliere il suo percorso di lettura. Lungi dal volerlo considerare “un manuale d’uso sul vivere bene” Mario Pierri offre al lettore questo libro per invogliarlo all’approfondimento delle tematiche che, senza alcun dubbio, sono indissolubilmente legate alla vita dell’uomo di sempre e non solo di oggi.
Franco Villani, editore
- Scritto da Redazione
- Mercoledì, 23 Luglio 2025 10:37
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Presso la suggestiva Terrazza Panoramica del Polo Bibliotecario di Potenza si è tenuta la presentazione ufficiale del libro “Generazione Cerniera. Come trasformare i rischi in opportunità” scritto da Antonio Candela ed edito da Ecra.
«Il libro -ha spiegato l'autore- nasce con l'intento di raccontare una generazione, la mia; quella di tutti coloro che sono nati intorno agli anni Ottanta e che sono -nella storia- la generazione più formata nel nostro Paese e la più precaria, la più capace di rispondere a quelli che sono stati i cambiamenti di sistema politico, economico e sociale, eppure la più ai margini della capacità di gestire qualsiasi organismo datoriale, politico e sindacale a livello nazionale. E da lì, nasce l'idea di voler raccontare questa generazione, che è stata in grado invece di rispondere con ottimismo e con opportunità alle sfide del nostro tempo. E lo faccio raccontando storie di tutti i giorni, numeri, analisi, grazie al contributo dei tanti coautori di questo libro, con il fine ultimo di costruire un momento di dibattito pubblico, sociale e culturale, che prova in qualche modo a rimettere al centro le persone e la capacità di generare da una crisi, un'opportunità».








