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di Federico Maria Santangelo


La Ruota della Vita ci restituisce una sintesi completa della ricerca artistica portata avanti in cinquant’anni di carriera da Antonio Infantino. Uscito a otto anni dalla scomparsa del genio di Tricarico, il disco - prodotto da Black Tarantella, con la collaborazione di Futurecords, e distribuito da Audioglobe, disponibile dal 25 settembre e presentato all’interno del Festival a lui dedicato e organizzato dal Circolo Antonio Infantino - va considerato come un vero e proprio testamento artistico e culturale. In esso figurano tutti gli elementi chiave che hanno contraddistinto la sua musica, a partire dal ritmo ossessivo di percussioni e cubba cubba, strumento tipico lucano per anni portato sui palchi di tutto il mondo da Infantino, divenuto marchio di fabbrica del grande movimento artistico dei Tarantolati, da lui creati negli anni ’70. Un’opera capace di rinnovare profondamente la tradizione sonora e il suo sistema, senza snaturarne la forma e lo stile, composta da 21 brani e divisa in due parti, che mescolano brani inediti e altri già celebri.
La prima parte dell’album si apre con tre brani in cui Infantino riparte dalla propria voce. Questa si staglia in solitaria — accompagnata solo da alcune percussioni e piccoli inserti di elettronica — in Annunciazione, in Sigillo Magico, dove riprende le pratiche contro il malocchio caratteristiche della tradizione popolare tricaricese, e soprattutto in Rota, invito al movimento circolare per anni portato in live insieme al suo gruppo. Questo trittico vocale anticipa l’ingresso della chitarra, con la sua particolare tipicità rituale, che fa la sua comparsa ne La Ruota della Vita, traccia che dà il nome al disco. Una sequenza differente dal passato, sperimentata da Infantino nell’ultima fase della propria vita, ancor più ossessiva e sacrale. La prima parte, così come la seconda, presenta, come anticipato, brani fondamentali nella carriera artistica di Infantino come Vuressia e La Gatta Mammona, ma anche Anonimo Cittadino, una poesia critica contro l’individualismo e il capitalismo sfrenato del mondo moderno, originariamente contenuta ne I denti cariati e la patria, raccolta del 1967 edita da Feltrinelli e recentemente riproposta da Eretica Edizioni.
La seconda fase, pur aprendosi con Com Ball Bell, pezzo della tradizione popolare trasformato dallo stesso Infantino nei già citati anni ’70, ci proietta in un’altra dimensione artistica del musicista lucano. In Respiro, ad esempio, assistiamo a un cambiamento radicale, dove la traccia, sorretta dalla sola voce e coadiuvata dall’elettronica, contrae l’atmosfera e trascina in un contesto claustrofobico, dove i suoni in sottofondo chiudono drasticamente lo spazio, prima di riaprirlo nella traccia successiva. Quest’ultima, anticipata dal classico timbro di chitarra di matrice infantiniana, omaggia San Francesco d’Assisi riprendendo Frate Focu, episodio del Cantico delle Creature composto dal santo umbro e contenuto originariamente nel disco di esordio di Infantino, "Ho la criniera da leone (perciò attenzione"), del 1968. I riferimenti religiosi sono consueti nella sua produzione - che questa volta dedica loro uno snodo centrale, come già visto in album quali Le Follie del Divino Spirito Santo e Tarantrance - e si allargano infatti anche nel brano seguente Fonemifosfemi, dove, mantenendo la chitarra costante e facendo un più ampio utilizzo di suoni robotici, ricorre al liturgico Kyrie eleison. Lo spazio dedicato al cristianesimo viene chiuso con un tuffo nel passato della sua carriera, ripercorsa in altri due pezzi importanti come Din Don, rifacimento della traccia Al Mare già presente ne I Tarantolati, e Trilogia (Epopea del Sud), in cui trasforma frammenti della propria storia come Avola — scritta dal maestro tricaricese insieme a Enzo Del Re e Dario Fo — rileggendoli in una chiave moderna di denuncia della condizione di una Basilicata vittima del petrolio. Un’operazione non isolata nell’opera poiché già nella sezione iniziale aveva infatti ritoccato La Morte Bianca, altro suo tassello del passato, inserendolo in In Trance. La fase conclusiva del progetto include Soli Soli, che come Respiro sottolinea ossessivamente la solitudine di una società individualista con rimandi alle teorie del filosofo Giordano Bruno, e Cifre da Capogiro, aperto da un’interessantissima introduzione dell’artista cinese Xihan Zhang.
L’album si conclude con La Fine della Festa, ulteriore gemma scritta insieme al Premio Nobel Dario Fo per L’Opera dello Sghignazzo, commedia in due atti dell’attore e drammaturgo lombardo alle cui musiche Infantino contribuì attivamente. In conclusione, La Ruota della Vita - alla cui realizzazione hanno partecipato anche Agostino Cortese, Pasquale Montesano, Rosario Gigliotti e Xihan Zhang - rappresenta un lascito prezioso che rimarca, ancora una volta, la rilevanza centrale della figura di Infantino per l’avanguardia musicale.

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Ci sono libri che si leggono e libri che, in qualche modo, si ascoltano. È da questa suggestione che prende le mosse Fuori dal disco. L’altra faccia delle canzoni (Dieci anni di interviste, recensioni, incontri), il nuovo volume di Walter De Stradis, pubblicato da Arduino Sacco Editore.

Giornalista, autore e attento osservatore della scena musicale, De Stradis raccoglie in questo libro dieci anni di incontri, conversazioni e riflessioni che attraversano generi, geografie e generazioni. Un viaggio che parte dalla musica, ma si spinge ben oltre i confini della critica discografica, per esplorare le storie, le idee e le esperienze umane che si nascondono dietro le canzoni.

Da Napoli alla Basilicata, da Buenos Aires a Londra, fino alle campagne del Salento e alle voci provenienti dall’Africa, le pagine del volume compongono una mappa sonora e culturale nella quale convivono artisti celebri, musicisti meno conosciuti e protagonisti di percorsi spesso lontani dai riflettori. Tra loro, figure come James Senese, Saba Anglana e Antonio Castrignanò, raccontate attraverso conversazioni che superano i tradizionali confini dell’intervista promozionale.

La musica diventa così una chiave per interrogare il presente e recuperare la memoria, affrontando temi come le radici, le migrazioni, la politica, l’identità, l’amore e la morte. Il reggae incontra la poesia, il tango si intreccia con la storia dell’emigrazione lucana, la taranta dialoga con l’afrobeat e il jazz apre spazi di riflessione filosofica. Connessioni solo apparentemente distanti, che restituiscono la ricchezza e la contaminazione delle culture popolari.

Il risultato è un libro che sfugge alle classificazioni: non soltanto critica musicale, non soltanto giornalismo culturale, ma un percorso attraverso le molteplici forme con cui la musica racconta l’uomo e il suo tempo.

Al centro del lavoro di De Stradis c’è soprattutto la curiosità: la capacità di avvicinare gli artisti senza fermarsi all’immagine pubblica, di cercare nelle loro parole qualcosa che vada oltre il disco appena pubblicato e di restituire al lettore incontri autentici, lontani dalle agiografie e dai luoghi comuni.

Fuori dal disco invita perciò a una lettura senza fretta, da affrontare come una playlist costruita con passione e competenza: si può partire da qualsiasi pagina, soffermarsi su un nome familiare o scoprirne uno nuovo, seguire un racconto e lasciarsi condurre verso territori musicali e umani inattesi.

Perché dietro ogni canzone c’è una storia e dietro ogni storia c’è una persona. Ed è proprio quando si va oltre il disco che la musica rivela il suo volto più interessante.

 

 

 

WhatsApp_Image_2026-10-04_at_10.29.16.jpegSi è svolta sabato 3 ottobre 2026, nel Salone degli Stemmi del Palazzo Vescovile di Melfi, la quarta edizione del Premio Federico II – Eccellenze Lucane e Premi alla Carriera, manifestazione nata per valorizzare personalità capaci di rappresentare un “nuovo umanesimo lucano”, unendo identità territoriale, talento e apertura internazionale.

Il premio è stato ideato dall’artista e poeta lucano Alberto Barra, la cui attività artistica ha recentemente raggiunto anche New York, e successivamente istituito dalla Consigliera regionale di Parità Ivana Enrica Pipponzi. La collaborazione tra i due e con la co-curatrice Yvette Marie Marchand ha conferito alla manifestazione una forte valenza culturale e istituzionale, con l’obiettivo di valorizzare le competenze e l’impegno di donne e uomini della Basilicata.

Dopo le precedenti tappe di Sant’Angelo Le Fratte, Potenza e Pietragalla, l’appuntamento di Melfi si è aperto con gli interventi del sindaco Giuseppe Maglione, di mons. Ciro Guerra e del deputato Salvatore Caiata, sottolineando il rapporto tra istituzioni, comunità e territorio.

Numerosi i premiati, scelti dalla giuria per talento, professionalità e impegno nei rispettivi settori: Walter De Stradis, giornalista; Nicola Timpone, presidente GAL e direttore artistico Marateale; Luca Lorenzo, avvocato, docente di diritto del lavoro e coordinatore dell’Associazione Diritti Umani; Carmen De Rosa, giornalista; Patrizia Minardi, dirigente regionale e direttrice della Fondazione SASSI; Giuseppina Lovecchio, direttrice generale della Regione Basilicata; Morena Rapolla, avvocata e attivista per i diritti umani; Rosa La Rocca, consigliera della Corte d’Appello di Potenza; Maria Mariani, direttrice amministrativa del CROB di Rionero; il Generale Francesco Paolo Figliuolo; Vincenzo Lo Sasso, artista; Maria Antonietta Santoro, chef internazionale; Roberta Alberti, poetessa; Antonella Rubertone, pittrice e artista, e il Liceo Artistico di Melfi.

I riconoscimenti hanno compreso le categorie Eccellenza Lucana, Premio alla Carriera e Premio Speciale Federico II, con alcuni premiati destinatari di più riconoscimenti.

La cerimonia è stata caratterizzata da momenti di commozione e dalla soddisfazione dei premiati, molti dei quali hanno accolto il riconoscimento con sorpresa.

L’iniziativa si è conclusa così come era iniziata, nel segno della valorizzazione delle competenze lucane: un appuntamento che punta a trasformare talento, dedizione e legame con la Basilicata in un patrimonio condiviso dalla comunità e capace di dialogare con il mondo.

Michele Imperioli

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La Basilicata si specchia nella parte
migliore di sé, restituendoci l'immagine
di una terra vivace, ostinata, capace
di trasformare il talento personale in
un bene collettivo. Dopo le precedenti
tappe a Sant'Angelo Le Fratte, Potenza e
Pietragalla, sarà lo storico Salone degli
Stemmi del Palazzo Vescovile di Melfi
ad ospitare sabato 3 ottobre 2026, alle
16.30, la quarta edizione del 'Premio
Federico II - Eccellenze Lucane e Premi
alla Carriera'. L'evento, nato da un’idea
di Alberto Barra, vede la consegna dei
premi a personalità ed eccellenze lucane a
cura della Consigliera regionale di parità,
Ivana Enrica Pipponzi, e di Yvette Marie
Marchand. La conduzione della cerimonia
sarà affidata a Katia Mancusi, con il ruolo
di cerimoniera ricoperto dalla prof.ssa
Giulia Di Stasi.
A completare la manifestazione vi saranno
momenti artistici e culturali di rilievo: un
intermezzo con la performance “Storia
dell'ultima brigantessa lucana” a cura di
Eva Immediato e l’accompagnamento
musicale affidato al flautista Maestro Rocco
Russillo. 'Valorizzare le intelligenze e la
dedizione dei lucani significa investire sul
futuro della nostra comunità - sottolinea
la Consigliera Ivana Pipponzi -. Il Premio
Federico II è una celebrazione del merito,
ma anche la testimonianza concreta di una
Basilicata capace di esprimere leadership,
sensibilità sociale e visione, abbattendo
divari e valorizzando i talenti di donne e
uomini che fanno la differenza'.
I PREMIATI DELLA QUARTA
EDIZIONE
Premi Eccellenza Lucana e Premi alla
Carriera:
Walter De Stradis – Giornalista (Eccellenza
Lucana)
Patrizia Minardi – Dirigente regionale e
Direttrice Fondazione SASSI (Eccellenza
Lucana)
Giuseppina Lovecchio – Direttrice
Generale Regione Basilicata (Eccellenza
Lucana)
Morena Rapolla – Avvocata e attivista
Diritti Umani (Eccellenza Lucana)
Rosa La Rocca – Consigliera Corte di
Appello di Potenza (Eccellenza Lucana e
Premio alla Carriera)
Maria Mariani – Direttrice
amministrativa del CROB di
Rionero (Eccellenza Lucana)
Nicola Timpone – Presidente
GAL e Direttore artistico
Marateale (Eccellenza
Lucana)
Generale Francesco Paolo
Figliuolo (Eccellenza Lucana
e Premio alla Carriera)
Vincenzo Lo Sasso – Artista
(Eccellenza Lucana e Premio
alla Carriera)
Carmen De Rosa – Giornalista
(Eccellenza Lucana)
Luca Lorenzo – Avvocato,
Docente di diritto del lavoro
e Coordinatore Associazione
Diritti Umani (Eccellenza
Lucana)
Maria Antonietta Santoro –
Chef internazionale (Premio
alla Carriera).
Premi Speciali Federico II:
Roberta Alberti – Poetessa
Antonella Rubertone – Pittrice
e artista
Liceo Artistico di Melfi

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La Val Sarmento, in Basilicata, è un’area di grande rilievo per le pratiche musicali tradizionali per la presenza delle due comunità arbëreshe di San Costantino e San Paolo Albanese che, anche in ambito musicale, conservano il lascito delle popolazioni albanesi che vi hanno trovato rifugio nella prima metà del Cinquecen­to, con punte di riconosciuta eccellenza nei canti a più voci.

Dalle ricerche di Ernesto De Martino e Diego Carpitella fino alle rilevazioni compiute nei decenni successivi e condotte anche in prima persona dall'autore, il volume di Nicola Scaldaferri, Musica arbëreshe in Val Sarmento. Ricerche 1954-1990, è incentrato su un nucleo di registrazioni storiche che dal 1954 giunge fino al 1990, offrendo uno spaccato di notevole interesse su una tradizione vocale tramandata oralmente soprattutto grazie al succedersi di gruppi vocali femminili, capaci di conservarne nel tempo specificità armoniche e timbriche. Elementi di grande originalità che costituiscono anche il nucleo portante del progetto audiovisivo di Shan Du, Kater breza / Quattro generazioni che, realizzato dal LEAV-Laboratorio di Etnografia Audiovisuale dell'Università degli Studi di Milano su un'ampia ricerca di materiali d'archivio e su riprese appositamente girate dal 2023 ad oggi, mette a fuoco per l’appunto l’attività di quattro generazioni di voci femminili di San Costantino Albanese le cui vicende si intrecciano con quelle di collezionisti locali e ricercatori attivi fin dagli anni ’50.

Tra immagini, suoni e canti, si delinea così un panorama musicale assai denso, dedicato principalmente ai repertori di San Costantino e in parte di San Paolo, che trova il suo culmine negli antichi canti dei vjeshe e vallja che accompagnavano le feste e i riti di nozze, fissati su nastro in anni in cui erano ancora in uso: canti che, malgrado non pochi mutamenti nel frattempo sopraggiunti, continuano a rappresentare un elemento cruciale dell'identità arbëreshe e sono oggetto di recuperi talvolta inattesi anche da parte delle nuove generazioni.

L’incontro, come anche i due lavori, rientrano nel più ampio ed ambizioso progetto, Il Borgo dei suoni, finanziato dalla Regione Basilicata e promosso dal comune di San Costantino Albanese in collaborazione con partner di grande rilievo, come l’università di Milano, l'editore Squilibri, il Club Tenco, Altipiani eventi e turismo e l'associazione culturale Altrosud.  

Alla presentazione, il 30 maggio, alle ore 18, alla Casa Parco di San Costantino Albanese, assieme ai due autori parteciperanno Renato Iannibelli e Gianni Lufrano, rispettivamente sindaco e assessore alla cultura delll’amministrazione comunale.

 

 

 

 

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Non un semplice album musicale, ma una vera operazione culturale. Con “Ti parlo dei Sud – Canzoni di Pino Aprile”, lo scrittore Pino Aprile e i Renanera trasformano la riflessione sul Meridione in un’opera sonora intensa, capace di intrecciare denuncia sociale, memoria storica e ricerca musicale contemporanea.

L’incontro tra la voce saggistica di Aprile — autore del bestseller Terroni — e la raffinata ricerca etno-elettronica dei Renanera dà vita a un lavoro che supera i confini del disco tradizionale. Il risultato è un’opera di “realismo civile”, fatta di ballate di protesta, canti viscerali e preghiere laiche, in cui la musica diventa strumento per raccontare ciò che spesso la saggistica non riesce a esprimere pienamente.

Dopo anni di libri, viaggi e inchieste, Pino Aprile approda infatti alla canzone per colmare quello che definisce il vuoto dell’ineffabile: se la scrittura analizza, la musica “sente”. Da questa intuizione nasce un album che costruisce un ponte ideale tra il mito arcaico — sirene, eroi omerici, formule magiche — e le grandi ferite contemporanee: Gaza, Taranto, il dramma dei migranti nel Mediterraneo e quello degli emigranti approdati a Ellis Island.

In questo progetto il “Sud” non rappresenta un genere folkloristico, ma una categoria dello spirito, una condizione dell’anima capace di parlare a tutti i Sud del mondo.

La veste sonora dell’opera trova piena espressione nel lavoro dei Renanera, progetto artistico formato da Concetta De Rosa e Antonio Deodati. Centrale è la voce di Unaderosa, intensa e ancestrale, interprete di una profonda pietas, sostenuta da arrangiamenti che fondono armonia classica, suggestioni world music e tensione contemporanea.

“Ti parlo dei Sud – Canzoni di Pino Aprile” si presenta così come un’opera di resistenza etica: un viaggio che parte da Puglia, Calabria, Sicilia, Molise e Basilicata per arrivare idealmente a Ellis Island, a Gaza e a ogni terra ferita del pianeta. Un percorso in cui la memoria diventa bussola per affrontare le contraddizioni della modernità.

Numerosi i musicisti coinvolti nel progetto discografico, chiamati a interpretare l’universo sonoro che da sempre caratterizza i Renanera. Accanto a Unaderosa e Antonio Deodati — impegnato alle tastiere, percussioni, saz, chitarra e cori — partecipano Daniele Lerose al saz, chitarre e mandolino; Gianni Zongaro alle chitarre; Aldo Gurnari al bouzouki; Claudio Laguardia alla batteria; Nicolò Deodati, Pierpaolo Grezzi e Ian Sands alle percussioni; Leandro Sileo alla fisarmonica; Alberto Oriolo al violino; Rosanna Vitacca al violoncello; Antonino Barresi alla ciaramella lucana e al flauto traverso; Antonello Mango, Gianluca Sanza, Nello D’Anna e Vito Santamato al basso elettrico e contrabbasso; Karola De Rosa, Giorgia Ielpo, Diego Pisano e ancora Nicolò Deodati ai cori.

Lo stesso Pino Aprile compare inoltre nel brano “Ti parlo del Sud”, prestando la propria voce narrante in un cameo che rafforza il legame tra parola scritta e racconto musicale.

L’album sarà disponibile dal 22 maggio 2026 su tutte le piattaforme digitali per l’etichetta T.S.A. Total Sounding Area. Ogni brano sarà accompagnato da un’introduzione firmata da Pino Aprile e da un’illustrazione realizzata da Unaderosa. Dalla stessa data, sul canale YouTube dei Renanera saranno pubblicate anche versioni video con introduzioni e illustrazioni animate.

Il primo singolo estratto dal disco è “La voce del mare”, brano nato da una suggestione raccontata a Pino Aprile dal poeta Rafael Alberti. Al centro del racconto vi è un poeta che si rovinò economicamente per acquistare le isole delle ninfe alla foce del Guadalquivir, inseguendo una misteriosa sequenza di tre accordi — Mi, Fa#, Sol#m — nascosta nel suono delle onde oceaniche e registrata da un navigatore solitario olandese.

Nel testo, il mare diventa un’entità viva e poetica che continua a cantare a un’umanità ormai incapace di ascoltare, intrecciando il mito delle sirene con la disperata ricerca della bellezza.

 

 

 

Un_momento_della_Vallja_con_il_vestito_tradizionale_di_San_Costantino_Albanese.jpgSAN COSTANTINO ALBANESE – Saranno i colori degli abiti tradizionali, il ritmo antico dei canti popolari e il passo cadenzato della Vallja ad animare strade, vicoli e piazze di San Costantino Albanese sabato 23 maggio, a partire dalle ore 16.30, in occasione della nuova edizione di “Vallja Shen Kostandinit”.

Un appuntamento che ogni anno richiama il fascino e la forza identitaria della tradizione arbëresh, offrendo un’immersione autentica nella cultura delle comunità albanofone del Sud Italia. Protagonisti della manifestazione saranno sette gruppi folkloristici provenienti da diversi centri arbëresh della Basilicata e della Calabria: Lungro, Acquaformosa, San Martino di Finita, Santa Caterina Albanese e Firmo.

La Vallja rappresenta una delle espressioni più significative della cultura arbëresh. Si danza in gruppo, uomini e donne insieme, uniti per mano o attraverso fazzoletti, formando una lunga catena in movimento simile a un serpente che attraversa le vie del paese accompagnato da rapsodie, canti epici, melodie d’amore e auguri di prosperità.

Tradizionalmente celebrata il martedì successivo alla Pasqua in numerosi paesi arbëresh, la danza affonda le sue radici nella memoria storica dell’esodo albanese e nelle gesta di Giorgio Castriota Skanderbeg, l’eroe nazionale che combatté contro l’avanzata ottomana in Albania.

A San Costantino Albanese, ai piedi del Pollino, la Vallja diventa così non soltanto spettacolo folkloristico, ma rito collettivo capace di custodire e tramandare il legame con la madrepatria mai dimenticata. Per le comunità arbëresh, infatti, questa danza assume un valore che va oltre la tradizione popolare: è simbolo di appartenenza culturale, memoria condivisa e continuità identitaria, nonostante i secoli trascorsi dall’abbandono dell’Albania.

I gruppi partecipanti percorreranno il centro storico con musiche e canti tradizionali che riecheggeranno tra le case e i vicoli del borgo, restituendo al pubblico l’incanto di un rito antico ancora profondamente vivo. Un patrimonio immateriale che continua a resistere nel tempo grazie alla partecipazione delle comunità e alla trasmissione delle tradizioni alle nuove generazioni.

L’iniziativa è promossa dal gruppo folk “Shen Meria e Yllethit”, d’intesa con il Comitato Festa “San Costantino il Grande”, con il sostegno dell’amministrazione comunale di San Costantino Albanese, in collaborazione con Squilibri e con il contributo della Regione Basilicata nell’ambito del progetto dedicato al Patrimonio culturale immateriale.

 

 

 

 

IMG-20230417-WA0000.jpgBARI- Torna, come ogni anno, il grande evento per la festa dei lavoratori nel capoluogo pugliese. Fra gli artisti più attesi i lucani Danilo Vignola e Giò Didonna. Parco 2 giugno aprirà i cancelli, alle oltre trentamila presenze previste,a partire dalle 11, tantissime le iniziative e gli artisti coinvolti nella settima edizione del Primo Maggio Barese fra decine di stand eno-gastronomici ed artigianato vario.

Tre palchi saranno allestiti all’interno del grande polmone verde della città di parco 2 giugno. Sul palco principale la direzione artistica ha riservato un’ora di spazio,in cartellone dal primo pomeriggio, nel vasto programma per l’esibizione dell’ormai celebre duo lucano di ukulele e percussioni.

Dopo il successo del recente concerto nella città di Bari il travolgente ed originale duo di musica world tribale torna nel capoluogo peruna libera performance al nuovo spettacolo fra virtuosismi e melodie mediterranee dalla sonorità calda ed esotica con il ritmo protagonista di Darbuka,Cajòn ed Ukulele e sperimentazioni elettroniche.  

Un duo dal sound pieno ed orchestrato con strumenti non convenzionali sono una realtà di prestigio internazionale. Danilo Vignola è conosciuto fra i più grandi sperimentatori al mondo di tecniche e sonorità di ukulele unito alle innovazioni del virtuoso percussionista Giò Didonna. Dal 2010 il duo ha tenuto migliaia di concerti in tutto il mondo, dai più prestigiosi jazz club ai festival di musica word e festival mondiali di ukulele con Danilo Vignola in cima al cartellone fra gli artisti più attesi. Premiato in tutto il mondo da New York nel 2010 (miglior suonatore di ukulele elettrico al mondo) In Cina come miglior performer al festival mondiale nella metropoli di Guangzhou fino all’università di Cambridge Danilo Vignola è un virtuoso visionario del celebre cordofono Hawaiano.

Dunque la Puglia riserva agli artisti Danilo Vignola e Giò Didonna un altro palco importante che rende giustizia al valore artistico e culturale di due fenomeni lucani fra i più attivi nel panorama internazionale.

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E' uscito per Arduino Sacco Editore, il libro “Amarcord Song “, una raccolta di racconti brevi e saggi che mette al centro il potere evocativo della canzone, in particolare di quelle ascoltate alla radio e capaci di segnare momenti importanti della vita. Il volume riunisce i contributi di 21 autori italiani, chiamati a raccontare come una specifica canzone sia diventata per loro un detonatore di ricordi, immagini o narrazioni fantastiche.

Ogni testo nasce dall’idea della canzone come evento, non semplice sottofondo ma esperienza emotiva capace di riattivare la memoria individuale e, allo stesso tempo, di richiamare un immaginario collettivo condiviso. Le storie spaziano tra ricordi personali, riflessioni culturali e invenzioni narrative, componendo un mosaico in cui la musica diventa linguaggio comune e archivio sentimentale.

Curata da Walter De Stradis, giornalista, scrittore e saggista da sempre attento al rapporto tra musica e narrazione, l’antologia restituisce un ritratto corale dell’ascolto: le canzoni come colonne sonore della vita quotidiana, capaci di attraversare epoche, generazioni e contesti diversi. Amarcord Song si propone così come un libro da leggere e riconoscere, in cui ogni lettore può ritrovare la propria esperienza di ascolto e i propri ricordi legati a una melodia.

Oltre allo stesso De Stradis e allo scrittore lucano Emilio D'Andrea, gli autori dei testi raccolti nel volume sono: Alida Brandi e Dario De Santis - Azzurra Catanesi - Carla Guidi - Carlo Sorgia - Carmen Gueye - Daniele R. Oliva - Dario De Santis -, Diego Turòli - Elio Collepardo Coccia - Fabrizio Gravina - Finalba Maruggi, Francesca P. Barresi - Gino Piergallini - Lucrezia Lombard - Manuela Zucchi - Monica Prisco, Pietro Cadeddu - Raffaele Scalise.

 

 

 

 

 

 

 

 

ANGELA_GALIFFA.jpgLa Confederazione Italiana Sindacati Autonomi Lavoratori CISAL di Potenza è composta da un gruppo dinamico di persone che mirano alla soddisfazione dei loro soci nelle diverse pratiche amministrative. Organizza, fra l’altro, viaggi di gruppo da tanti anni. La responsabile di questi viaggi è la signora Angela Galiffa che gestisce la logistica e l'assistenza pratica di ogni viaggio garantendo il successo dell'itinerario e il benessere dei viaggiatori. Si occupa della pianificazione de­gli spostamenti, delle­ attività socioculturali organizzando sempre programmi molto interessanti.

La signora Angela inizia sempre i viaggi dicendo una preghiera del buongiorno e incoraggiando un clima di coesione tra i partecipanti. Grazie­ alle sue conoscenze­, offre ai partecipanti informazioni de­ttagliate su luoghi, tradizioni, storia e­ curiosità locali. La sua presenza è rassicurante, permette ai viaggiatori di muoversi con tranquillità e­ di godere pienamente­ le meraviglie visitate. Le destinazioni dei viaggi sono molteplici, sono posti meravigliosi in tutta l’Italia e anche all’estero (Stati Uniti d’America, Francia, Inghilterra, Repubblica Ceca, Grecia, Ungheria, Spagna, Croazia, Norvegia, Dubai, Egitto…).Grazie alle­ sue abilità relazionali, l’accompagnatrice Angela Galiffa contribuisce a rendere il viaggio un’espe­rienza piacevole assicurando una pianificazione attenta e­d affidabile.

Finalmente arriva un riconoscimento fuori regione: il Sindaco e l’Amministrazione del Comune di Casamicciola Terme, nell’Isola d’Ischia, ringraziano la signora Angela Galiffa che per più di 30 anni ha dimostrato affetto per la loro comunità. Alla fine di settembre 2025 le hanno consegnato una targa (opera d’arte di terracotta sulla quale è scritta la motivazione) e nell’estate prossima le conferiscono la cittadinanza onoraria durante una cerimonia ufficiale. È un riconoscimento meritatissimo per la nostra compaesana Angela Galiffa che afferma: “Ho iniziato ad accompagnare i gruppi a Casamicciola dal 1994 due volte all'anno, in primavera e in estate, per molti anni andavamo nell’Hotel Elisabetta dove ci siamo trovati benissimo, la Signora Sandra, il Signor Peppe e tutti i membri dello staff sono gentilissimi, purtroppo dopo i danni del terremoto la loro struttura è stata chiusa. Poi siamo ospitati fino ad oggi all'Hotel Terme Rosaleo dove ci troviamo davvero a casa, il signor Enzo e il signor Mario che gestiscono la struttura dotata di tutti i confort moderni sono due fratelli speciali”.

Hamza Zirem

LA NUOVA EDIZIONE

   

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