- Redazione
- Sabato, 13 Settembre 2025 07:49

Cari Contro-Lettori,
i lucani continuano a fare la spesa “a numero” – due mele, tre patate – e a chiedersi se domani avranno l’acqua nei campi, oltre alla rata del conguaglio del gas in bolletta.
La verità è che la nostra regione vive sospesa tra due mondi: quello dell’apparire, che sfila in passerella nel mondo o si inginocchia davanti a Madonne e patroni (ma la cera si consuma e il santo non cammina), e quello dell’essere, che si misura con frigo vuoti, colture assetate e collegamenti precari.
Da una parte il lessico dell’“identità” e della “speranza”, dall’altra il dialetto crudo delle famiglie che scelgono tra latte o medicine.
Qui si parla di “speranza” (leggete i post su Facebook di certi nostri politici, per rendervene conto)come fosse una valuta corrente. Ma la speranza non si mette nel carrello della spesa, non si versa nel serbatoio, non scalda i termosifoni. La speranza, a forza di essere evocata, è diventata una nuvola di parole che stordiscono, mentre i piedi restano immersi nel fango delle difficoltà quotidiane.
Alberto Sordi una volta disse in tv che il povero di un tempo andava avanti per “piccole conquiste”, come quando poteva finalmente mettere un po’ di carne in un piatto di pasta solitamente in bianco; al contrario, diceva, la società moderna dei consumi aveva reso tutti tristi perché chiunque ormai ambiva alla propria fetta di lusso. Aveva ragione, ma è pur vero che oggi i poveri lucani (nonostante le risorse naturali) sono stati condannati/abituati a un nuovo tipo di “piccole conquiste”, piccolissime, e a rallegrarci se una Imma Tataranni si gira di nuovo dalle nostre parti (e non magari a Bassano del Grappa), se un nostro corregionale va a fare il presentatore in tv o se un altro ancora vince una medaglia sportiva importante. Consapevoli di questo, i nostri politici subito li corteggiano, li invitano in ufficio per stringer loro la mano a favor di flash, consegnare una targa, e sperare di beccarsi un po’ di luce riflessa. E sul giradischi della cosa pubblica gira sempre quello stesso vecchio disco, una bassa fedeltà nei confronti dell’ascoltatore che ha dello sfacciato, con quella puntina che continua a scavare nei microsolchi ormai sgretolati della nostra pazienza.
Walter De Stradis







