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Nella serata del 6 maggio Bernalda è scesa in strada per la Palestina. Il corteo è partito da largo San Donato e ha attraversato corso Umberto I fino a piazza Plebiscito, tra bandiere, slogan e richiami alla Palestina libera, coinvolgendo lungo il percorso oltre 200 persone. All’arrivo, il cammino collettivo si è trasformato in un sit-in partecipato, mantenuto su toni composti per tutta la durata della serata, con famiglie, bambini e cittadini di diverse età.

A fare da filo conduttore c’era una storia che parte proprio da Bernalda. Quella di Dario De Palma, 28 anni, attualmente imbarcato sulla Don Juan, una delle imbarcazioni della Sumud Flotilla. Durante il sit-in è stato diffuso un messaggio audio di Dario, ascoltato insieme alla sua famiglia, presente tra i partecipanti. Quel messaggio ha dato alla piazza il suo momento più intenso. Nella voce di Dario De Palma, la mobilitazione per la Palestina e per la Flotilla ha smesso di essere una vicenda lontana ed è diventata qualcosa di riconoscibile, capace di toccare persone e famiglie della porta accanto.

L’iniziativa del 6 maggio è nata dalla mobilitazione spontanea di gruppi di associazioni e giovani pro Palestina, senza una struttura organizzativa definita. Il microfono è rimasto aperto fin dall’inizio, permettendo a chiunque di prendere parola. Si sono alternati contributi diversi, tra riflessioni sul genocidio perpetrato dal governo Netanyahu ai danni del popolo palestinese, richiami ai diritti, testimonianze personali e appelli alla pace e alla resistenza. La piazza ha seguito con attenzione, passando dai cori del corteo all’ascolto degli interventi, in un flusso continuo che ha dato al sit-in un carattere spontaneo assembleare e meno rituale.

Nella fase iniziale del sit-in si è registrato anche un breve momento di confronto durante l’intervento del comico bernaldese Dino Paradiso. Alcune parole utilizzate per descrivere quanto sta accadendo in Palestina hanno suscitato contestazioni da parte del pubblico, generando uno scambio rapido, rientrato nel giro di pochi minuti. È stato uno dei passaggi in cui è emersa con maggiore evidenza la sensibilità della piazza sul linguaggio, sulle definizioni e sul peso politico delle parole quando si parla di Gaza.

Tra i momenti più significativi ci sono stati gli interventi dei familiari di Dario De Palma. Il fratello Pietro si è rivolto direttamente ai presenti con un appello a sostenere la scelta di Dario e, più in generale, le iniziative a favore del popolo palestinese. Le sue parole hanno riportato il racconto su un piano vicino, familiare, riconoscibile. Dietro la missione, i comunicati internazionali e le polemiche, c’è anche una famiglia che segue, aspetta, ascolta e prova a trasformare la preoccupazione in presenza pubblica.

Tra le istituzioni presenti, l’unico intervento è stato quello della sindaca di Bernalda, Francesca Matarazzo. Un intervento dai toni misurati e prudenti, seguito dalla scelta di non aggiungere ulteriori contributi istituzionali, lasciando spazio alle voci della piazza. Presenti anche i consiglieri regionali Viviana Verri, Piero Lacorazza e Piero Marrese, che hanno seguito il corteo e il sit-in restando tra i cittadini, in ascolto. La loro presenza ha accompagnato la mobilitazione senza sovrapporsi al protagonismo dei giovani, delle associazioni e dei familiari di Dario.

Nel corso della serata è stato richiamato anche il contesto legato alla missione della Flotilla, con il riferimento agli attivisti Tiago e Saif, attualmente in stato di arresto, citati durante gli interventi. Il loro nome è entrato nella piazza insieme a quello di Dario, come parte di una vicenda che mette in relazione attivismo civile, blocco di Gaza e pressione internazionale.

Non è passata inosservata la presenza delle forze dell’ordine, che hanno svolto il loro lavoro con grande professionalità. Polizia, Digos e Guardia di Finanza hanno seguito il corteo e il sit-in dall’inizio alla fine, in un clima rimasto sempre pacifico. Gli organizzatori le hanno ringraziate pubblicamente. Resta però il dato politico e simbolico di uno schieramento ben visibile davanti a una partecipazione composta, fatta di famiglie, bambini e interventi a microfono aperto. Una presenza importante che, soprattutto nelle manifestazioni pro Palestina, continua a interrogare il modo in cui questo Paese guarda al dissenso, alla solidarietà internazionale e alla libertà di prendere parola nello spazio pubblico.

La serata si è chiusa con la piazza ancora raccolta attorno alla voce di Dario De Palma e agli appelli arrivati dal microfono. Gaza e la Palestina, utilizzando un titolo cinematografico, sono una realtà molto forte, incredibilmente vicina. A Bernalda quella vicinanza ha assunto la voce e il coraggio di Dario De Palma, il volto della sua famiglia, i passi delle oltre 200 persone in corteo, le voci dal microfono, la presenza dei bambini.

Una comunità che per qualche ora ha guardato alla Palestina come fosse dietro l’angolo. E ha scelto di non restare in silenzio.

https://www.youtube.com/watch?v=qlBnpOOtMbQ

 

 

 

 

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POTENZA – Un confronto articolato e di alto profilo giuridico sul nuovo reato di femminicidio ha animato oggi l’Aula Grippo del Palazzo di Giustizia di Potenza, in occasione del convegno dal titolo “Il reato di femminicidio. Inquadramento penale, prospettive applicative, nuovi risvolti civilistici e tecniche deontologiche”, promosso dall’Ordine degli Avvocati di Potenza,  dall’Unione Italiana Forense e dall'ufficio della Consigliera regionale di parità..

L’incontro, accreditato dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati con crediti formativi in materie ordinarie e deontologia, ha rappresentato uno dei primi momenti pubblici di studio e approfondimento sul nuovo articolo 577-bis del codice penale, che introduce il femminicidio come autonoma fattispecie di reato.

Ad aprire i lavori sono stati gli indirizzi di saluto del Prefetto di Potenza Michele Campanaro, del presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati Francesco Bonito Oliva, della presidente della sezione civile del Tribunale di Potenza Licia Tomay, della Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza Rossana Mignoli e della presidente di Telefono Donna Cinzia Marroccoli. L’introduzione è stata affidata ad Armando Dereviziis, presidente dell’Unione Italiana Forense – sezione di Potenza.

Tra gli interventi, quelli di Ivana Enrica Pipponzi, consigliera regionale di Parità della Basilicata, di Guglielmo Binetti, già consigliere dell’Ordine e componente del Cdd, di Sarah Masecchia, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Potenza, e di Valentina Rossi, giudice del Tribunale di Potenza. A moderare il dibattito Luca Lorenzo, coordinatore dell’Unione Forense Diritti Umani – sezione di Potenza.

Nel corso del convegno è stato sottolineato il valore storico e culturale della nuova norma, che per la prima volta nel codice penale italiano riconosce esplicitamente la donna come soggetto giuridico tutelato in quanto tale. Il femminicidio viene infatti qualificato come l’uccisione della donna “in quanto donna”, superando l’impostazione tradizionale dell’omicidio generico e ponendo al centro il tema degli stereotipi di genere e della violenza strutturale.

Un passaggio definito da più relatori come di “alta valenza culturale”, anche in attuazione degli obblighi assunti dall’Italia con la Convenzione di Istanbul. È stato ricordato come il nostro Paese sia tra i primi in ambito occidentale ad aver introdotto una fattispecie autonoma di femminicidio, con l’obiettivo non solo repressivo ma anche simbolico e preventivo.

Ampio spazio è stato dedicato alle prospettive applicative della norma e alle criticità interpretative che inevitabilmente accompagneranno la sua prima attuazione. Il confronto tra avvocatura e magistratura è stato indicato come essenziale per garantire un’applicazione coerente ed efficace della nuova disciplina.

Dal confronto è emersa la consapevolezza che l’introduzione del reato di femminicidio non esaurisce il tema della violenza di genere, ma rappresenta un passaggio fondamentale per rafforzare la tutela penale della donna e per affermare, anche sul piano normativo, un cambiamento culturale profondo.

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«La tragica morte di un operaio di 67 anni di Montesano sulla Marcellana (SA), schiacciato da un carico di terra a Viggiano, è l’ennesimo, doloroso episodio di una scia di sangue che continua a mietere vittime innocenti». È quanto dichiara il segretario generale della Cisl Basilicata Vincenzo Cavallo. «L’età avanzata della vittima deve far riflettere sulla necessità di misure specifiche a tutela della sicurezza dei lavoratori più anziani, a partire da una maggiore flessibilità del sistema pensionistico. In un mercato del lavoro in cui sempre più aumenta l’età media, come la Cisl denuncia da tempo, è fondamentale chiedersi se le condizioni fisiche e i rischi legati ad alcune mansioni particolarmente gravose e pericolose siano davvero compatibili con la salute e la sicurezza dei lavoratori più anziani. La prevenzione degli infortuni passa anche attraverso la possibilità di adeguare i percorsi pensionistici alle diverse situazioni lavorative per tutelare chi, con anni di esperienza, ha già dato tanto. È una questione di giustizia sociale e di umanità: istituzioni, imprese e parti sociali devono collaborare affinché tragedie come questa non si ripetano. Alla famiglia del lavoratore va la solidarietà e la vicinanza di tutta la Cisl insieme ad un impegno: fare della sicurezza il punto non negoziabile di un patto sociale per il lavoro».

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>>>AGGIORNAMENTO 9 GENNAIO 2026<<<

Morte di Luca Orioli e Marirosa Andreotta (i due giovani trovati senza vita il 23 marzo 1988 a Policoro, Mt): la Procura della Repubblica di Matera ha nuovamente rigettato l'istanza di riapertura delle indagini depositata il 26 novembre scorso nell'interesse della madre di Luca Orioli, Olimpia Margherita Fuina. La Procura ha ribadito l'accidentalità della morte dei due. (fonte Ansa.it Basilicata)

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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO (22-10-2025)

La Famiglia di Marirosa Andreotta, giovane morta tragicamente a Policoro il 23.03.1988 insieme a Luca Orioli, al fine di fare «definitiva chiarezza sulla vicenda» (di cui anche "Controsenso" si è occupato in passato)- interviene a seguito di alcuni recenti articoli di stampa apparsi su un noto quotidiano «ove nuovamente si associa la morte di Marirosa e Luca alla presunta partecipazione di Marirosa a “festini a base di sesso e droga”».

Riportiamo la nota integrale qui di seguito.

«La lettera scritta da Marirosa nel Febbraio 1986, oltre due anni prima della tragedia, e riportata di recente dall’avvocato Fiumefreddo della Famiglia Orioli come documento assolutamente “inedito” che aprirebbe degli “scenari di straordinaria rilevanza investigativa” rappresenta uno dei tanti tentativi di gettare fumo negli occhi all’opinione pubblica con l’obiettivo di mantenere vivo il dibattito sulla tragica vicenda da parte di chi non accetta le conclusioni scientifiche a cui sono pervenuti i consulenti medici del Tribunale di Matera.

Basti richiamare, infatti, l’ultima ordinanza di archiviazione in cui viene riportato:

- che l’inchiesta è stata riaperta dal PM Rosanna de Fraia in data 14.07.2010 a seguito di istanza di riapertura delle indagini promossa dai genitori di Marirosa;

- che la riapertura delle indagini era specificamente disposta “alla stregua delle numerose e reiterate notizie apparse sulla stampa in quel periodo, che ricollegavano il fatto alla presunta partecipazione di Marirosa a festini a base di sesso e droga”. La frase di Marirosa “spero che resterai accanto a me anche quando ti confesserò una piccola parte di me che voglio cancellare per sempre; vedi, potrei benissimo nasconderti tutto, ma ho piena fiducia in te e voglio che tu di me sappia tutto” è riportata nell’ordinanza di archiviazione, per cui è stata ben valutata dal PM e dal GIP, così come sono state analizzate le trasmissioni di “Chi l’Ha Visto?” con le surreali rivelazioni, poi ritrattate, del fotografo Cerabona.

- che i genitori di Marirosa si sono opposti alla prima richiesta di archiviazione del PM del 09.11.2010 chiedendo un nuovo esame autoptico con moderne tecnologie, perizia poi effettivamente disposta dal PM a seguito di ordine del GIP, ed affidato al Dott. Francesco Introna.

Pertanto, le recenti affermazioni dell’avvocato della Famiglia Orioli, e la descrizione giornalistica sono -a nostro avviso- pubblicate al solo fine di suscitare clamore mediatico mantenendo viva la discussione sui mezzi di informazione e sui social, circa il decesso dei due giovani.

Analogamente, non riteniamo possibile propalare come nuova perizia una relazione peritale del 1999 redatta dal criminologo Prof. Bruno, quando successivamente ad essa (nel 2010) è stata eseguita una autopsia con le più moderne tecnologie disponibili presso l’istituto di medicina legale di Bari, istituto certamente di eccellenza e all’avanguardia avendo anche reparti specialistici di tossicologia forense, odontoiatria forense .... da parte di un consulente di indiscussa professionalità (Prof. Francesco Introna, esperto medico legale di fama, consulente della Procura anche per il caso della povera Elisa Claps, assistito dalla dott.ssa Simona Corrado) e con consulenti di parte presenti alle operazioni peritali (Prof. Giorgio Bolino, professore di medicina legale dell’Università La Sapienza, dott.ssa Roberta Bruzzone criminologa, consulenti di parte della Famiglia Orioli, e Dott. Antonio Palmieri, medico legale consulente di fiducia della Procura di Santa Maria Capua Vetere, consulente di parte della famiglia Andreotta) la cui attività è complementare all’attività svolta dal consulente tecnico del PM, e che hanno condiviso l’assenza di lesioni traumatiche e l’esclusione dell’ipotesi di una morte da causa violenta.

L’approfondita attività disposta dalla procura, arricchita anche dagli accertamenti istologici e tossicologici e da esami strumentali quale una TAC total body non lasciano spazio a diverse diagnosi o ad altre ipotesi se non un evento accidentale non riconducibile in assoluto all’attività di terzi.

Nello specifico, riprendendo i passaggi salienti dell’ordinanza di archiviazione del 2013:

- non è presente “qualsivoglia lesività a carico delle strutture ossee e muscolari di Luca Orioli”;

- la salma di Luca Orioli “appariva macroscopicamente priva di lesività di natura traumatica”;

- gli esami condotti dal team del Prof. Introna e “quelli effettuati dal Prof. Umani Ronchi nel 1996, escludevano categoricamente la ricorrenza di lesioni traumatiche vitali a carico dei genitali esterni di Luca Orioli”;

- l’esito degli accertamenti radiologici ed istologici “hanno consentito concordemente di escludere,con ogni attendibilità, che la causa della morte di Andreotta Marirosa possa essere attribuita a qualsivoglia natura traumatica”; “La lesione riscontrata a livello occipitale appare, infatti, compatibile con un impatto delle regioni nucali contro una struttura rigida durante lo fase di caduta al suolo”, struttura identificata nella manopola del rubinetto della vasca da bagno;

-non sono stati riscontrati DNA estraibili dalle unghie riferibili a terze persone;

-con riferimento all’osso ioide di Luca, il Prof. Umani Ronchi ha dichiarato: “mi meraviglia che ancora si parli a sproposito dell’osso ioide da parte di chi evidentemente non ha letto lo mia perizia, nella quale si afferma che lo rottura di un corno del predetto osso è stata causata dalle manovre autoptiche, eventualità piuttosto frequente dota lo suo fragilità! .... E che in particolare non vi erano segni di segni di strozzamento, strangolamento o di altra lesività asfissiogena”.

Alla luce dell’articolato percorso investigativo attivato dal Tribunale di Matera a partire dalla riapertura delle indagini dell’anno 2010, non è possibile addebitare oggi alla magistratura alcuna inefficienza e non può che accettarsi la tesi della morte per cause non omicidiarie; né è oggettivamente possibile nemmeno ipotizzare, come spesso capita di leggere sui social, che ci sia una macchinazione globale di sviamento delle indagini operante al Tribunale di Matera ininterrottamente da quasi 40 anni, o peggio, che ci siano dei “potenti” in grado di influenzare per decenni decine e decine di magistrati che si sono succeduti nell’ufficio preposto.

L’Italia è un paese strano ed i social network hanno aggravato la naturale tendenza dell’opinione pubblica a conferire credibilità a coloro i quali ricercano in modo ossessivo e cervellotico, nell’interpretazione o nell’analisi dei fatti, o dei comportamenti, la presenza di una strategia “misteriosa” portata avanti da “poteri occulti”; ed accade che magistrati che operano silenziosamente e fattivamente nell’interesse della giustizia vengono fatti oggetto di sospetti ed illazioni, mentre magistrati che sono stati trasferiti di sede e di funzioni per gravi negligenze vengono invitati sui palchi a illustrare indagini mai eseguite, e basate sul nulla.

Ci riferiamo alle recenti dichiarazioni del Dott. De Magistris che ha affermato che la morte di Marirosa e Luca è stato un omicidio, di aver condotto indagini investigative (peraltro senza aver inviato nemmeno un avviso di garanzia ai magistrati di Matera competenti nel caso dei fidanzatini), e di non aver potuto portare a compimento le indagini a causa dell’intervenuto trasferimento per incompatibilità ambientale e funzionale. Peccato che nelle centinaia di faldoni dell’inchiesta Toghe Lucane da Lui conclusa prima del trasferimento nell’Agosto 2008 non ci sia nulla del caso Fidanzatini ma solo un Verbale di Assunzione di Informazioni del col. Salvino Paternò che, tra le altre cose, illustra le indagini da lui eseguite negli anni ‘90 sul caso dei fidanzatini e che, con riferimento all’ipotesi del collegamento tra la morte di Marirosa e Luca ed i cosiddetti festini a base di sesso e droga, testualmente afferma che si tratta di una personale idea investigativa “avvalorata da nulla”.

La diffamazione subita dalla nostra famiglia, e l’offesa alla memoria di Marirosa è stata oggetto di sentenza civile passata in giudicato con la quale numerose testate sono state condannate a risarcire la nostra famiglia per decine di migliaia di euro. La sentenza del Tribunale Civile di Matera n.487/2016, definisce la ricostruzione giornalistica della presunta partecipazione di Marirosa a festini a base di sesso e droga come menzognera.

Ed a proposito di ricostruzioni menzognere:

-tutte le lettere di Marirosa sono state consegnate in copia alla nostra famiglia dal giornalista di “Chi l’ha Visto” Gianloreto Carbone (che le aveva ovviamente avute dagli inquirenti o dalla famiglia Orioli - il luogo dove dovevano per forza essere conservate). Tutte le lettere avevano la busta (con timbro indicante la data - in quanto Marirosa non metteva la data sul foglio), tranne una. Guarda caso la prima lettera di Marirosa, scritta oltre due anni prima della morte;

- in tale lettera Luca non viene apostrofato “amore mio” e la stessa non è stata dunque consegnata a Luca poche ore prima della tragedia, come surrettiziamente ricostruito dal giornalista (del quotidiano in questione - ndr);

- i cosiddetti festini dell’inchiesta “Turris”, collocati temporalmente nel 1993 (cinque anni dopo la morte dei ragazzi), dai quali è scaturito l’incredibile accostamento, in realtà non si sono mai nemmeno verificati come processualmente concluso nel processo cd. Turris.

Ovviamente, nonostante la scomparsa del nostro amatissimo e compianto avv. Riccardo Laviola, che tanto si è speso per la nostra famiglia, e che ha vinto le numerose battaglie giudiziarie in sede civile che hanno conclamato la falsità dell’accostamento tra la morte dei ragazzi ed i presunti festini, continueremo a denunciare ed a perseguire in tutte le sedi i responsabili di tali crimini giornalistici.

Sollecitiamo gli organi di stampa a controllare sempre e bene le fonti e a non trincerarsi dietro il semplicistico richiamo ad atti giudiziari inesistenti o malamente interpretati da chi mostra troppo interesse alla distorsione della verità.

Auspichiamo il rispetto dei confini che perimetrano il diritto di cronaca e la libertà di informazione dovendo prevalere la ricerca della verità ad opera della competente Autorità Giudiziaria, sulla quale si esprime sempre e comunque rinnovata fiducia».

Vincenzo Andreotta

Antonia Giannotti

 

 

 

 

Pipponzi-Silletti-e1759995715970.jpgDare voce a chi non ne ha o non ha la forza necessaria per farsi ascoltare e far valere i propri diritti. La violenza ha molte sfaccettature, soprattutto quando interessa il genere femminile. Le donne che subiscono reati da vittime spesso sono colpevolizzate, cercando nei loro comportamenti la causa delle violenze subite. Ma anche le donne detenute, una minoranza della popolazione carceraria, sono state a volte esse stesse vittime di violenza e scontano la pena in strutture pensate per gli uomini.

Sono stati questi i temi al centro di un incontro tra la Consigliera regionale di parità, Ivana Pipponzi, e la Garante regionale per i detenuti e le vittime di reato, Tiziana Silletti. Un confronto proficuo, dal quale sono emersi spunti significativi per lo sviluppo di iniziative e progetti condivisi.

“Abbiamo stabilito azioni concrete e sinergiche – ha dichiarato Pipponzi – per le donne vittime di discriminazioni sui posti di lavoro, segnatamente molestate e abusate. Sono state affrontate anche le problematiche delle donne detenute, con l’obiettivo comune di garantire loro lavoro e dignità all’interno delle carceri”.

“Le pari opportunità – ha commentato Silletti – si confermano un elemento cardine dell’impegno del Garante: un ponte tra le istituzioni e i cittadini e le cittadine, che devono essere sempre posti al centro delle politiche di tutela, riconoscendo pienamente i loro diritti e la loro dignità, anche, e soprattutto, nei contesti più fragili ed esposti”.

 

 

 

 

 

 

questura-potenza.jpgIeri la Polizia di Stato ha tratto in arresto un cittadino nigeriano che, in via Vaccaro, a Potenza, avrebbe rubato l’autovettura a un cittadino potentino, mentre quest’ultimo era sceso dalla stessa per effettuare delle compere. Il soggetto, sfruttando la distrazione del proprietario dell’autovettura, si sarebbe introdotto nella stessa, lasciata con le chiavi all’interno, e si sarebbe dato alla fuga. 

È stata determinante la telefonata al 113 effettuata immediatamente da un conoscente della vittima che, avendo assistito alla scena, è riuscito a fornire la via di fuga, il modello ed il colore dell’auto rubata.

La volante dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico della Questura di Potenza, in servizio sul turno mattutino, ha potuto così intercettare l’auto in fuga riuscendo a bloccarla in viale Marconi.

La macchina è stata immediatamente restituita al proprietario in  sede di denuncia, senza che alla stessa fosse stato arrecato nessun danno e il ragazzo straniero è stato arrestato per furto.

Lo stesso soggetto era stato denunciato per il furto di abbigliamento avvenuto in un negozio, in via del Basento, la settimana scorsa, sempre da personale del reparto Volanti della Questura di Potenza.

“Questo non è amore” un premio per le scolaresche, dedicato a Dea MASTRONARDI. Presentato al Palazzo di Giustizia di Potenza. Le interviste alla Consigliera Regionale di Parità, avv. Pipponzi e a Irma MASTRONARDI.

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Nel corso del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, riunitosi presso la Sala Italia del Palazzo di Governo, il Prefetto di Potenza Michele Campanaro, il Vice Sindaco di Marsicovetere (PZ) Maria Carmela Miraglia ed il Sindaco di Vietri di Potenza (PZ) Christian Giordano hanno sottoscritto il “Protocollo sul controllo di vicinato”.

Il documento pattizio si inserisce nel più ampio contesto delle strategie messe in campo dalla Prefettura di Potenza per il consolidamento del sistema di sicurezza integrata sul territorio e che, nei mesi scorsi, ha visto il Prefetto Campanaro dare impulso ad una capillare e robusta azione di sensibilizzazione degli amministratori locali, attraverso i Comitati itineranti.

Prima della sottoscrizione, il Rappresentante del Governo ha, quindi, illustrato le linee programmatiche del Controllo di vicinato che mira a dare una struttura formale alla cooperazione tra soggetti pubblici e privati, con lo scopo di:

fornire un qualificato contributo all’attività di prevenzione generale e di controllo del territorio, istituzionalmente svolta dalle Forze di Polizia;

implementare le tradizionali linee di intervento a tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, mediante la valorizzazione di forme di controllo sociale del territorio comunale in relazione alla specificità dei contesti territoriali;

incrementare i livelli di consapevolezza dei cittadini circa le problematiche del territorio; promuovere una sicurezza partecipata attraverso formule e modalità di reciproca attenzione e vicinato solidale;

favorire la coesione sociale e solidale.

Elemento qualificante dell’iniziativa pattizia, il protagonismo attivo dei cittadini che sono chiamati a prendere parte ai c.d. Gruppi di vicinato per monitorare il territorio (passaggi inconsueti di macchine o di persone, allarmi, rumori, ecc..) e segnalare situazioni sospette alle forze di dell’ordine tramite i Coordinatori, nominati all’interno dei Gruppi e adeguatamente formati.

Ai Sindaci, poi, l’onere di una decisa attività di moral suasion finalizzata a stimolare e valorizzare la partecipazione delle comunità nel progetto. Ma anche quello di predisporre ed installare la cartellonistica per segnalare, in un’ottica di deterrenza, l’esistenza del controllo dei cittadini.

Le Forze di Polizia formeranno i Coordinatori con cui stabilire un filo comunicativo diretto.

Alla Prefettura, il compito di monitorareperiodicamente, in dedicate sessioni di Comitatoprovinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, lo stato di attuazione del progetto.

Passando poi ad illustrare gli esiti della Banca Dati Interforze (SDI) del Ministero dell’Interno, il Prefetto ha condiviso con il Tavolo l’analisi georeferenziata dell’andamento della delittuosità nel territorio provinciale e nei due Comuni firmatari, restringendo il campo della riflessione al 2024 in raffronto al 2023 ed al primo bimestre del 2025 in raffronto al medesimo bimestre del 2024.

In particolare, la voce “Totale delitti” ha registrato, nel 2024, un trend in flessione in provincia di Potenza (-3,6%) e nel territorio di Vietri di Potenza (-33%); trend in aumento, invece, a Marsicovetere (+26,9%). Scenario più omogeno nel primo bimestre 2025 dove, in tutte e tre le aree, si è assistito ad un netto decremento percentuale: provincia di Potenza -17,9%, Marsicovetere -52,9%, e Vietri di Potenza -63,6%.

Quadro articolato, poi, per la voce “Furti”, a partire dalla provincia di Potenza che, dopo aver chiuso il 2024 con una crescita del +1,1%, nel primo bimestre 2025 ha registrato una flessione del -19,9%.

In aumento, invece, i furti a Marsicovetere sia nel 2024 con +61,1% sia nel primo bimestre 2025 con + 14,3%. Decremento, infine, per Vietri di Potenza che ha concluso il 2024 con -62,5% e i primi due mesi dell’anno con zero furti registrati.

Il protocollo siglato oggi sancisce un comune impegno con le Amministrazioni Locali firmatarie, teso a fronteggiare i fenomeni che turbano l’ordinato vivere civile e generano insicurezza collettiva con l’orizzonte di diffondere e radicare una più profonda cultura delle legalità. Il controllo dei cittadini è destinato a saldarsi con i controlli che quotidianamente svolgono le forze di Polizia anche in territori, come quelli dei due Comuni oggi firmatari, dove le statistiche sulla delittuosità, in specie quella predatoria, non ci restituiscono comunque un quadro particolarmente problematico. Ma proprio per questo bisogna lavorare con convinzione al potenziamento degli strumenti di sicurezza partecipata con l’obiettivo di preservare le comunità da incursioni criminali. Non dimentichiamoci, infatti, che si tratta di realtà territoriali in zone di confine (Vietri di Potenza) e sedi di importanti insediamenti commerciali ed industriali (Marsicovetere), maggiormente esposti agli appetiti criminali”, le parole del Prefetto Campanaro a margine della sottoscrizione.

Il Rappresentante del Governo ha, infine, ricordato che, con le sottoscrizioni odiern, il bilancio dei Comuni del potentino che hanno aderito al Controllo di Vicinato è salito a 42.

Il “Protocollo per il controllo di vicinato” ed il “Vademecum operativo” sono pubblicati sul sito istituzionale della Prefettura di Potenza all’indirizzo https://prefettura.interno.gov.it/it/prefetture/potenza.

Presenti alla riunione, oltre ai vertici provinciali delle Forze dell’Ordine, l’Assessore del Comune di Potenza Francesco Giuzio, il Vice Sindaco di Marsicovetere (PZ) Maria Carmela Miraglia ed il Sindaco di Vetri di Potenza (PZ) Christian Giordano, quest’ultimo anche in veste di Presidente della Provincia.

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Continua il percorso di educazione stradale intrapreso dalla Polizia di Stato nella provincia di Potenza con numerose iniziative, tra cui i progetti ministeriali “ICARO 2025”, campagna nazionale di sicurezza stradale giunta alla 25^ edizione; BICISCUOLA 2025, iniziativa dedicata agli studenti della scuola primaria ed il progetto “INCIDENTALITÀ STRADALE” promosso dalla Prefettura U.T.G. di Potenza che si svolge ormai da molti anni in collaborazione con altre istituzioni locali.

Tali iniziative hanno lo scopo di diffondere l’importanza del rispetto delle regole sulla sicurezza stradale attraverso programmi differenziati in base alle fasce di età degli studenti.

Ieri è stata la volta dell’Istituto Comprensivo Statale “Rotonda-Viggianello” dove i ragazzi dei plessi di Rotonda e Castelluccio Inferiore hanno accolto con molto entusiasmo gli operatori della Polizia stradale di Potenza.

Nel corso dell’anno 812 alunni hanno già partecipato agli incontri svoltisi presso gli Istituti d’Istruzione Secondaria di I e II grado di Venosa, Moliterno, Tramutola, Potenza, Lavello, Baragiano e Palazzo San Gervasio.

Numerosi sono ancora gli eventi in programmazione che si svolgeranno entro la fine dell’anno scolastico.

 

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L'ANSA rende noto quanto segue: "Due ex assessori, tre ex consiglieri regionali della Basilicata e un commercialista sono stati assolti dalla Corte d'Appello di Potenza nell'ambito dell'inchiesta 'Rimborsopoli bis' sulle spese dei gruppi del Consiglio regionale lucano tra il 2009 e il 2011.    Sono stati assolti gli ex assessori Rosa Gentile e Agatino Mancusi. Assolti anche gli ex consiglieri Nicola Pagliuca, Vincenzo Ruggiero, e Mario Venezia". Per l'ex consigliere regionale Vincenzo Viti (assolto da alcuni addebiti), "che in primo grado era stato condannato a tre anni e quattro mesi di reclusione, la pena è stata rideterminata in due anni e quattro mesi di reclusione. Inoltre, per lo stesso Viti (che potrà ricorrere in Cassazione - ndr) è stata revocata la pena accessoria della interdizione dei pubblici uffici". (ANSA)

fonte: https://www.ansa.it/basilicata/notizie/2024/10/25/rimborsopoli-basilicata-in-appello-decise-sette-assoluzioni_2a761008-d7fd-44c6-bcbf-8d610b0efcfb.html

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