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POTENZA – Un confronto articolato e di alto profilo giuridico sul nuovo reato di femminicidio ha animato oggi l’Aula Grippo del Palazzo di Giustizia di Potenza, in occasione del convegno dal titolo “Il reato di femminicidio. Inquadramento penale, prospettive applicative, nuovi risvolti civilistici e tecniche deontologiche”, promosso dall’Ordine degli Avvocati di Potenza,  dall’Unione Italiana Forense e dall'ufficio della Consigliera regionale di parità..

L’incontro, accreditato dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati con crediti formativi in materie ordinarie e deontologia, ha rappresentato uno dei primi momenti pubblici di studio e approfondimento sul nuovo articolo 577-bis del codice penale, che introduce il femminicidio come autonoma fattispecie di reato.

Ad aprire i lavori sono stati gli indirizzi di saluto del Prefetto di Potenza Michele Campanaro, del presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati Francesco Bonito Oliva, della presidente della sezione civile del Tribunale di Potenza Licia Tomay, della Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza Rossana Mignoli e della presidente di Telefono Donna Cinzia Marroccoli. L’introduzione è stata affidata ad Armando Dereviziis, presidente dell’Unione Italiana Forense – sezione di Potenza.

Tra gli interventi, quelli di Ivana Enrica Pipponzi, consigliera regionale di Parità della Basilicata, di Guglielmo Binetti, già consigliere dell’Ordine e componente del Cdd, di Sarah Masecchia, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Potenza, e di Valentina Rossi, giudice del Tribunale di Potenza. A moderare il dibattito Luca Lorenzo, coordinatore dell’Unione Forense Diritti Umani – sezione di Potenza.

Nel corso del convegno è stato sottolineato il valore storico e culturale della nuova norma, che per la prima volta nel codice penale italiano riconosce esplicitamente la donna come soggetto giuridico tutelato in quanto tale. Il femminicidio viene infatti qualificato come l’uccisione della donna “in quanto donna”, superando l’impostazione tradizionale dell’omicidio generico e ponendo al centro il tema degli stereotipi di genere e della violenza strutturale.

Un passaggio definito da più relatori come di “alta valenza culturale”, anche in attuazione degli obblighi assunti dall’Italia con la Convenzione di Istanbul. È stato ricordato come il nostro Paese sia tra i primi in ambito occidentale ad aver introdotto una fattispecie autonoma di femminicidio, con l’obiettivo non solo repressivo ma anche simbolico e preventivo.

Ampio spazio è stato dedicato alle prospettive applicative della norma e alle criticità interpretative che inevitabilmente accompagneranno la sua prima attuazione. Il confronto tra avvocatura e magistratura è stato indicato come essenziale per garantire un’applicazione coerente ed efficace della nuova disciplina.

Dal confronto è emersa la consapevolezza che l’introduzione del reato di femminicidio non esaurisce il tema della violenza di genere, ma rappresenta un passaggio fondamentale per rafforzare la tutela penale della donna e per affermare, anche sul piano normativo, un cambiamento culturale profondo.

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«La tragica morte di un operaio di 67 anni di Montesano sulla Marcellana (SA), schiacciato da un carico di terra a Viggiano, è l’ennesimo, doloroso episodio di una scia di sangue che continua a mietere vittime innocenti». È quanto dichiara il segretario generale della Cisl Basilicata Vincenzo Cavallo. «L’età avanzata della vittima deve far riflettere sulla necessità di misure specifiche a tutela della sicurezza dei lavoratori più anziani, a partire da una maggiore flessibilità del sistema pensionistico. In un mercato del lavoro in cui sempre più aumenta l’età media, come la Cisl denuncia da tempo, è fondamentale chiedersi se le condizioni fisiche e i rischi legati ad alcune mansioni particolarmente gravose e pericolose siano davvero compatibili con la salute e la sicurezza dei lavoratori più anziani. La prevenzione degli infortuni passa anche attraverso la possibilità di adeguare i percorsi pensionistici alle diverse situazioni lavorative per tutelare chi, con anni di esperienza, ha già dato tanto. È una questione di giustizia sociale e di umanità: istituzioni, imprese e parti sociali devono collaborare affinché tragedie come questa non si ripetano. Alla famiglia del lavoratore va la solidarietà e la vicinanza di tutta la Cisl insieme ad un impegno: fare della sicurezza il punto non negoziabile di un patto sociale per il lavoro».

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>>>AGGIORNAMENTO 9 GENNAIO 2026<<<

Morte di Luca Orioli e Marirosa Andreotta (i due giovani trovati senza vita il 23 marzo 1988 a Policoro, Mt): la Procura della Repubblica di Matera ha nuovamente rigettato l'istanza di riapertura delle indagini depositata il 26 novembre scorso nell'interesse della madre di Luca Orioli, Olimpia Margherita Fuina. La Procura ha ribadito l'accidentalità della morte dei due. (fonte Ansa.it Basilicata)

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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO (22-10-2025)

La Famiglia di Marirosa Andreotta, giovane morta tragicamente a Policoro il 23.03.1988 insieme a Luca Orioli, al fine di fare «definitiva chiarezza sulla vicenda» (di cui anche "Controsenso" si è occupato in passato)- interviene a seguito di alcuni recenti articoli di stampa apparsi su un noto quotidiano «ove nuovamente si associa la morte di Marirosa e Luca alla presunta partecipazione di Marirosa a “festini a base di sesso e droga”».

Riportiamo la nota integrale qui di seguito.

«La lettera scritta da Marirosa nel Febbraio 1986, oltre due anni prima della tragedia, e riportata di recente dall’avvocato Fiumefreddo della Famiglia Orioli come documento assolutamente “inedito” che aprirebbe degli “scenari di straordinaria rilevanza investigativa” rappresenta uno dei tanti tentativi di gettare fumo negli occhi all’opinione pubblica con l’obiettivo di mantenere vivo il dibattito sulla tragica vicenda da parte di chi non accetta le conclusioni scientifiche a cui sono pervenuti i consulenti medici del Tribunale di Matera.

Basti richiamare, infatti, l’ultima ordinanza di archiviazione in cui viene riportato:

- che l’inchiesta è stata riaperta dal PM Rosanna de Fraia in data 14.07.2010 a seguito di istanza di riapertura delle indagini promossa dai genitori di Marirosa;

- che la riapertura delle indagini era specificamente disposta “alla stregua delle numerose e reiterate notizie apparse sulla stampa in quel periodo, che ricollegavano il fatto alla presunta partecipazione di Marirosa a festini a base di sesso e droga”. La frase di Marirosa “spero che resterai accanto a me anche quando ti confesserò una piccola parte di me che voglio cancellare per sempre; vedi, potrei benissimo nasconderti tutto, ma ho piena fiducia in te e voglio che tu di me sappia tutto” è riportata nell’ordinanza di archiviazione, per cui è stata ben valutata dal PM e dal GIP, così come sono state analizzate le trasmissioni di “Chi l’Ha Visto?” con le surreali rivelazioni, poi ritrattate, del fotografo Cerabona.

- che i genitori di Marirosa si sono opposti alla prima richiesta di archiviazione del PM del 09.11.2010 chiedendo un nuovo esame autoptico con moderne tecnologie, perizia poi effettivamente disposta dal PM a seguito di ordine del GIP, ed affidato al Dott. Francesco Introna.

Pertanto, le recenti affermazioni dell’avvocato della Famiglia Orioli, e la descrizione giornalistica sono -a nostro avviso- pubblicate al solo fine di suscitare clamore mediatico mantenendo viva la discussione sui mezzi di informazione e sui social, circa il decesso dei due giovani.

Analogamente, non riteniamo possibile propalare come nuova perizia una relazione peritale del 1999 redatta dal criminologo Prof. Bruno, quando successivamente ad essa (nel 2010) è stata eseguita una autopsia con le più moderne tecnologie disponibili presso l’istituto di medicina legale di Bari, istituto certamente di eccellenza e all’avanguardia avendo anche reparti specialistici di tossicologia forense, odontoiatria forense .... da parte di un consulente di indiscussa professionalità (Prof. Francesco Introna, esperto medico legale di fama, consulente della Procura anche per il caso della povera Elisa Claps, assistito dalla dott.ssa Simona Corrado) e con consulenti di parte presenti alle operazioni peritali (Prof. Giorgio Bolino, professore di medicina legale dell’Università La Sapienza, dott.ssa Roberta Bruzzone criminologa, consulenti di parte della Famiglia Orioli, e Dott. Antonio Palmieri, medico legale consulente di fiducia della Procura di Santa Maria Capua Vetere, consulente di parte della famiglia Andreotta) la cui attività è complementare all’attività svolta dal consulente tecnico del PM, e che hanno condiviso l’assenza di lesioni traumatiche e l’esclusione dell’ipotesi di una morte da causa violenta.

L’approfondita attività disposta dalla procura, arricchita anche dagli accertamenti istologici e tossicologici e da esami strumentali quale una TAC total body non lasciano spazio a diverse diagnosi o ad altre ipotesi se non un evento accidentale non riconducibile in assoluto all’attività di terzi.

Nello specifico, riprendendo i passaggi salienti dell’ordinanza di archiviazione del 2013:

- non è presente “qualsivoglia lesività a carico delle strutture ossee e muscolari di Luca Orioli”;

- la salma di Luca Orioli “appariva macroscopicamente priva di lesività di natura traumatica”;

- gli esami condotti dal team del Prof. Introna e “quelli effettuati dal Prof. Umani Ronchi nel 1996, escludevano categoricamente la ricorrenza di lesioni traumatiche vitali a carico dei genitali esterni di Luca Orioli”;

- l’esito degli accertamenti radiologici ed istologici “hanno consentito concordemente di escludere,con ogni attendibilità, che la causa della morte di Andreotta Marirosa possa essere attribuita a qualsivoglia natura traumatica”; “La lesione riscontrata a livello occipitale appare, infatti, compatibile con un impatto delle regioni nucali contro una struttura rigida durante lo fase di caduta al suolo”, struttura identificata nella manopola del rubinetto della vasca da bagno;

-non sono stati riscontrati DNA estraibili dalle unghie riferibili a terze persone;

-con riferimento all’osso ioide di Luca, il Prof. Umani Ronchi ha dichiarato: “mi meraviglia che ancora si parli a sproposito dell’osso ioide da parte di chi evidentemente non ha letto lo mia perizia, nella quale si afferma che lo rottura di un corno del predetto osso è stata causata dalle manovre autoptiche, eventualità piuttosto frequente dota lo suo fragilità! .... E che in particolare non vi erano segni di segni di strozzamento, strangolamento o di altra lesività asfissiogena”.

Alla luce dell’articolato percorso investigativo attivato dal Tribunale di Matera a partire dalla riapertura delle indagini dell’anno 2010, non è possibile addebitare oggi alla magistratura alcuna inefficienza e non può che accettarsi la tesi della morte per cause non omicidiarie; né è oggettivamente possibile nemmeno ipotizzare, come spesso capita di leggere sui social, che ci sia una macchinazione globale di sviamento delle indagini operante al Tribunale di Matera ininterrottamente da quasi 40 anni, o peggio, che ci siano dei “potenti” in grado di influenzare per decenni decine e decine di magistrati che si sono succeduti nell’ufficio preposto.

L’Italia è un paese strano ed i social network hanno aggravato la naturale tendenza dell’opinione pubblica a conferire credibilità a coloro i quali ricercano in modo ossessivo e cervellotico, nell’interpretazione o nell’analisi dei fatti, o dei comportamenti, la presenza di una strategia “misteriosa” portata avanti da “poteri occulti”; ed accade che magistrati che operano silenziosamente e fattivamente nell’interesse della giustizia vengono fatti oggetto di sospetti ed illazioni, mentre magistrati che sono stati trasferiti di sede e di funzioni per gravi negligenze vengono invitati sui palchi a illustrare indagini mai eseguite, e basate sul nulla.

Ci riferiamo alle recenti dichiarazioni del Dott. De Magistris che ha affermato che la morte di Marirosa e Luca è stato un omicidio, di aver condotto indagini investigative (peraltro senza aver inviato nemmeno un avviso di garanzia ai magistrati di Matera competenti nel caso dei fidanzatini), e di non aver potuto portare a compimento le indagini a causa dell’intervenuto trasferimento per incompatibilità ambientale e funzionale. Peccato che nelle centinaia di faldoni dell’inchiesta Toghe Lucane da Lui conclusa prima del trasferimento nell’Agosto 2008 non ci sia nulla del caso Fidanzatini ma solo un Verbale di Assunzione di Informazioni del col. Salvino Paternò che, tra le altre cose, illustra le indagini da lui eseguite negli anni ‘90 sul caso dei fidanzatini e che, con riferimento all’ipotesi del collegamento tra la morte di Marirosa e Luca ed i cosiddetti festini a base di sesso e droga, testualmente afferma che si tratta di una personale idea investigativa “avvalorata da nulla”.

La diffamazione subita dalla nostra famiglia, e l’offesa alla memoria di Marirosa è stata oggetto di sentenza civile passata in giudicato con la quale numerose testate sono state condannate a risarcire la nostra famiglia per decine di migliaia di euro. La sentenza del Tribunale Civile di Matera n.487/2016, definisce la ricostruzione giornalistica della presunta partecipazione di Marirosa a festini a base di sesso e droga come menzognera.

Ed a proposito di ricostruzioni menzognere:

-tutte le lettere di Marirosa sono state consegnate in copia alla nostra famiglia dal giornalista di “Chi l’ha Visto” Gianloreto Carbone (che le aveva ovviamente avute dagli inquirenti o dalla famiglia Orioli - il luogo dove dovevano per forza essere conservate). Tutte le lettere avevano la busta (con timbro indicante la data - in quanto Marirosa non metteva la data sul foglio), tranne una. Guarda caso la prima lettera di Marirosa, scritta oltre due anni prima della morte;

- in tale lettera Luca non viene apostrofato “amore mio” e la stessa non è stata dunque consegnata a Luca poche ore prima della tragedia, come surrettiziamente ricostruito dal giornalista (del quotidiano in questione - ndr);

- i cosiddetti festini dell’inchiesta “Turris”, collocati temporalmente nel 1993 (cinque anni dopo la morte dei ragazzi), dai quali è scaturito l’incredibile accostamento, in realtà non si sono mai nemmeno verificati come processualmente concluso nel processo cd. Turris.

Ovviamente, nonostante la scomparsa del nostro amatissimo e compianto avv. Riccardo Laviola, che tanto si è speso per la nostra famiglia, e che ha vinto le numerose battaglie giudiziarie in sede civile che hanno conclamato la falsità dell’accostamento tra la morte dei ragazzi ed i presunti festini, continueremo a denunciare ed a perseguire in tutte le sedi i responsabili di tali crimini giornalistici.

Sollecitiamo gli organi di stampa a controllare sempre e bene le fonti e a non trincerarsi dietro il semplicistico richiamo ad atti giudiziari inesistenti o malamente interpretati da chi mostra troppo interesse alla distorsione della verità.

Auspichiamo il rispetto dei confini che perimetrano il diritto di cronaca e la libertà di informazione dovendo prevalere la ricerca della verità ad opera della competente Autorità Giudiziaria, sulla quale si esprime sempre e comunque rinnovata fiducia».

Vincenzo Andreotta

Antonia Giannotti

 

 

 

 

Pipponzi-Silletti-e1759995715970.jpgDare voce a chi non ne ha o non ha la forza necessaria per farsi ascoltare e far valere i propri diritti. La violenza ha molte sfaccettature, soprattutto quando interessa il genere femminile. Le donne che subiscono reati da vittime spesso sono colpevolizzate, cercando nei loro comportamenti la causa delle violenze subite. Ma anche le donne detenute, una minoranza della popolazione carceraria, sono state a volte esse stesse vittime di violenza e scontano la pena in strutture pensate per gli uomini.

Sono stati questi i temi al centro di un incontro tra la Consigliera regionale di parità, Ivana Pipponzi, e la Garante regionale per i detenuti e le vittime di reato, Tiziana Silletti. Un confronto proficuo, dal quale sono emersi spunti significativi per lo sviluppo di iniziative e progetti condivisi.

“Abbiamo stabilito azioni concrete e sinergiche – ha dichiarato Pipponzi – per le donne vittime di discriminazioni sui posti di lavoro, segnatamente molestate e abusate. Sono state affrontate anche le problematiche delle donne detenute, con l’obiettivo comune di garantire loro lavoro e dignità all’interno delle carceri”.

“Le pari opportunità – ha commentato Silletti – si confermano un elemento cardine dell’impegno del Garante: un ponte tra le istituzioni e i cittadini e le cittadine, che devono essere sempre posti al centro delle politiche di tutela, riconoscendo pienamente i loro diritti e la loro dignità, anche, e soprattutto, nei contesti più fragili ed esposti”.

 

 

 

 

 

 

questura-potenza.jpgIeri la Polizia di Stato ha tratto in arresto un cittadino nigeriano che, in via Vaccaro, a Potenza, avrebbe rubato l’autovettura a un cittadino potentino, mentre quest’ultimo era sceso dalla stessa per effettuare delle compere. Il soggetto, sfruttando la distrazione del proprietario dell’autovettura, si sarebbe introdotto nella stessa, lasciata con le chiavi all’interno, e si sarebbe dato alla fuga. 

È stata determinante la telefonata al 113 effettuata immediatamente da un conoscente della vittima che, avendo assistito alla scena, è riuscito a fornire la via di fuga, il modello ed il colore dell’auto rubata.

La volante dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico della Questura di Potenza, in servizio sul turno mattutino, ha potuto così intercettare l’auto in fuga riuscendo a bloccarla in viale Marconi.

La macchina è stata immediatamente restituita al proprietario in  sede di denuncia, senza che alla stessa fosse stato arrecato nessun danno e il ragazzo straniero è stato arrestato per furto.

Lo stesso soggetto era stato denunciato per il furto di abbigliamento avvenuto in un negozio, in via del Basento, la settimana scorsa, sempre da personale del reparto Volanti della Questura di Potenza.

“Questo non è amore” un premio per le scolaresche, dedicato a Dea MASTRONARDI. Presentato al Palazzo di Giustizia di Potenza. Le interviste alla Consigliera Regionale di Parità, avv. Pipponzi e a Irma MASTRONARDI.

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Nel corso del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, riunitosi presso la Sala Italia del Palazzo di Governo, il Prefetto di Potenza Michele Campanaro, il Vice Sindaco di Marsicovetere (PZ) Maria Carmela Miraglia ed il Sindaco di Vietri di Potenza (PZ) Christian Giordano hanno sottoscritto il “Protocollo sul controllo di vicinato”.

Il documento pattizio si inserisce nel più ampio contesto delle strategie messe in campo dalla Prefettura di Potenza per il consolidamento del sistema di sicurezza integrata sul territorio e che, nei mesi scorsi, ha visto il Prefetto Campanaro dare impulso ad una capillare e robusta azione di sensibilizzazione degli amministratori locali, attraverso i Comitati itineranti.

Prima della sottoscrizione, il Rappresentante del Governo ha, quindi, illustrato le linee programmatiche del Controllo di vicinato che mira a dare una struttura formale alla cooperazione tra soggetti pubblici e privati, con lo scopo di:

fornire un qualificato contributo all’attività di prevenzione generale e di controllo del territorio, istituzionalmente svolta dalle Forze di Polizia;

implementare le tradizionali linee di intervento a tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, mediante la valorizzazione di forme di controllo sociale del territorio comunale in relazione alla specificità dei contesti territoriali;

incrementare i livelli di consapevolezza dei cittadini circa le problematiche del territorio; promuovere una sicurezza partecipata attraverso formule e modalità di reciproca attenzione e vicinato solidale;

favorire la coesione sociale e solidale.

Elemento qualificante dell’iniziativa pattizia, il protagonismo attivo dei cittadini che sono chiamati a prendere parte ai c.d. Gruppi di vicinato per monitorare il territorio (passaggi inconsueti di macchine o di persone, allarmi, rumori, ecc..) e segnalare situazioni sospette alle forze di dell’ordine tramite i Coordinatori, nominati all’interno dei Gruppi e adeguatamente formati.

Ai Sindaci, poi, l’onere di una decisa attività di moral suasion finalizzata a stimolare e valorizzare la partecipazione delle comunità nel progetto. Ma anche quello di predisporre ed installare la cartellonistica per segnalare, in un’ottica di deterrenza, l’esistenza del controllo dei cittadini.

Le Forze di Polizia formeranno i Coordinatori con cui stabilire un filo comunicativo diretto.

Alla Prefettura, il compito di monitorareperiodicamente, in dedicate sessioni di Comitatoprovinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, lo stato di attuazione del progetto.

Passando poi ad illustrare gli esiti della Banca Dati Interforze (SDI) del Ministero dell’Interno, il Prefetto ha condiviso con il Tavolo l’analisi georeferenziata dell’andamento della delittuosità nel territorio provinciale e nei due Comuni firmatari, restringendo il campo della riflessione al 2024 in raffronto al 2023 ed al primo bimestre del 2025 in raffronto al medesimo bimestre del 2024.

In particolare, la voce “Totale delitti” ha registrato, nel 2024, un trend in flessione in provincia di Potenza (-3,6%) e nel territorio di Vietri di Potenza (-33%); trend in aumento, invece, a Marsicovetere (+26,9%). Scenario più omogeno nel primo bimestre 2025 dove, in tutte e tre le aree, si è assistito ad un netto decremento percentuale: provincia di Potenza -17,9%, Marsicovetere -52,9%, e Vietri di Potenza -63,6%.

Quadro articolato, poi, per la voce “Furti”, a partire dalla provincia di Potenza che, dopo aver chiuso il 2024 con una crescita del +1,1%, nel primo bimestre 2025 ha registrato una flessione del -19,9%.

In aumento, invece, i furti a Marsicovetere sia nel 2024 con +61,1% sia nel primo bimestre 2025 con + 14,3%. Decremento, infine, per Vietri di Potenza che ha concluso il 2024 con -62,5% e i primi due mesi dell’anno con zero furti registrati.

Il protocollo siglato oggi sancisce un comune impegno con le Amministrazioni Locali firmatarie, teso a fronteggiare i fenomeni che turbano l’ordinato vivere civile e generano insicurezza collettiva con l’orizzonte di diffondere e radicare una più profonda cultura delle legalità. Il controllo dei cittadini è destinato a saldarsi con i controlli che quotidianamente svolgono le forze di Polizia anche in territori, come quelli dei due Comuni oggi firmatari, dove le statistiche sulla delittuosità, in specie quella predatoria, non ci restituiscono comunque un quadro particolarmente problematico. Ma proprio per questo bisogna lavorare con convinzione al potenziamento degli strumenti di sicurezza partecipata con l’obiettivo di preservare le comunità da incursioni criminali. Non dimentichiamoci, infatti, che si tratta di realtà territoriali in zone di confine (Vietri di Potenza) e sedi di importanti insediamenti commerciali ed industriali (Marsicovetere), maggiormente esposti agli appetiti criminali”, le parole del Prefetto Campanaro a margine della sottoscrizione.

Il Rappresentante del Governo ha, infine, ricordato che, con le sottoscrizioni odiern, il bilancio dei Comuni del potentino che hanno aderito al Controllo di Vicinato è salito a 42.

Il “Protocollo per il controllo di vicinato” ed il “Vademecum operativo” sono pubblicati sul sito istituzionale della Prefettura di Potenza all’indirizzo https://prefettura.interno.gov.it/it/prefetture/potenza.

Presenti alla riunione, oltre ai vertici provinciali delle Forze dell’Ordine, l’Assessore del Comune di Potenza Francesco Giuzio, il Vice Sindaco di Marsicovetere (PZ) Maria Carmela Miraglia ed il Sindaco di Vetri di Potenza (PZ) Christian Giordano, quest’ultimo anche in veste di Presidente della Provincia.

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Continua il percorso di educazione stradale intrapreso dalla Polizia di Stato nella provincia di Potenza con numerose iniziative, tra cui i progetti ministeriali “ICARO 2025”, campagna nazionale di sicurezza stradale giunta alla 25^ edizione; BICISCUOLA 2025, iniziativa dedicata agli studenti della scuola primaria ed il progetto “INCIDENTALITÀ STRADALE” promosso dalla Prefettura U.T.G. di Potenza che si svolge ormai da molti anni in collaborazione con altre istituzioni locali.

Tali iniziative hanno lo scopo di diffondere l’importanza del rispetto delle regole sulla sicurezza stradale attraverso programmi differenziati in base alle fasce di età degli studenti.

Ieri è stata la volta dell’Istituto Comprensivo Statale “Rotonda-Viggianello” dove i ragazzi dei plessi di Rotonda e Castelluccio Inferiore hanno accolto con molto entusiasmo gli operatori della Polizia stradale di Potenza.

Nel corso dell’anno 812 alunni hanno già partecipato agli incontri svoltisi presso gli Istituti d’Istruzione Secondaria di I e II grado di Venosa, Moliterno, Tramutola, Potenza, Lavello, Baragiano e Palazzo San Gervasio.

Numerosi sono ancora gli eventi in programmazione che si svolgeranno entro la fine dell’anno scolastico.

 

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L'ANSA rende noto quanto segue: "Due ex assessori, tre ex consiglieri regionali della Basilicata e un commercialista sono stati assolti dalla Corte d'Appello di Potenza nell'ambito dell'inchiesta 'Rimborsopoli bis' sulle spese dei gruppi del Consiglio regionale lucano tra il 2009 e il 2011.    Sono stati assolti gli ex assessori Rosa Gentile e Agatino Mancusi. Assolti anche gli ex consiglieri Nicola Pagliuca, Vincenzo Ruggiero, e Mario Venezia". Per l'ex consigliere regionale Vincenzo Viti (assolto da alcuni addebiti), "che in primo grado era stato condannato a tre anni e quattro mesi di reclusione, la pena è stata rideterminata in due anni e quattro mesi di reclusione. Inoltre, per lo stesso Viti (che potrà ricorrere in Cassazione - ndr) è stata revocata la pena accessoria della interdizione dei pubblici uffici". (ANSA)

fonte: https://www.ansa.it/basilicata/notizie/2024/10/25/rimborsopoli-basilicata-in-appello-decise-sette-assoluzioni_2a761008-d7fd-44c6-bcbf-8d610b0efcfb.html

 

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di Antonella Sabia

 

 

 

 

Si presenta così l’avvocato Nicodemo Gentile, presidente nazionale di Penelope, Associazione delle famiglie e degli amici delle persone scomparse: “Mi ritengo un uomo molto fortunato perché mi sono reso conto, nel tempo, che la mia attitudine di fondo sarebbe stata quella di occuparmi di qualcosa inerente i diritti umani, la giustizia. All'università ho conosciuto la periferia del mondo, l'avvocatura e poi il penale, quello duro, che ti porta tutti i giorni a confrontarti con le tragedie e le sciagure, da una parte o dall'altra della barricata. Sono fortunato perché comunque faccio qualcosa che avevo sempre sognato, è un motivo di soddisfazione perché anche se un lavoro ti impegna fisicamente e mentalmente, la passione diventa un valore aggiunto”.

Ai più giovani dice: Credeteci sempre e datevi degli obiettivi! Non tutti probabilmente verranno raggiunti come uno immaginava, ci vuole buona sorte, ma anche tanto studio, tanta dedizione e voglia di farcela”.

Una intensa, sincera e profonda intervista rilasciata ai giovani studenti del Liceo Scientifico Galilei, sempre nell’ambito del progetto “Galilei in Radio” che è possibile riascoltare su Spotify.

d - Come sta l'Associazione Penelope?

r - Penelope sta molto bene, è un'associazione in salute che sta vivendo un momento di grande espansione, crescita e riconoscimento, significa che stiamo lavorando con lo spirito di soldati del bene che da sempre ci contraddistingue. Siamo ben accetti di ricevere critiche, anche feroci, perché vogliamo migliorare e capire dove sbagliamo. Essendo un'associazione di volontariato fatta di uomini e donne di buona volontà, come tutti gli umani, possiamo compiere degli errori, in buona fede, che vanno rimessi in carreggiata. Siamo in un momento di grande entusiasmo e questo ci dà l'energia per essere sempre operativi su tutto il territorio nazionale.

d - Ha parlato di periferia del mondo, essere volontario di un'associazione è un po' assistere il dolore e se vogliamo cercare di dare una mano alla periferia della nostra società?

r - Dico sempre che noi dei Tribunali abbiamo un posto privilegiato, in prima fila, nel teatro della vita, soprattutto io che mi occupo di penale, ho sempre avuto un certo fiuto per situazioni più gravi da un punto di vista sociale e personale, tanto disagio, tante difficoltà e tanto dolore. Ho capito che il bene c'è, l'ho conosciuto, fa meno rumore del male e di tante situazioni che invece fanno clamore proprio perché sono piene di rumore. C’è una differenza tra il male e il bene: il male è rumore, il bene è suono. Tante persone ogni giorno riescono ad essere empatiche, che parola magica, dietro ogni professionista c'è sempre l'uomo, la persona, tolta la divisa, ognuno si confronta con la vita. Ho conosciuto l'Associazione nel 2009 per motivi professionali, mi sono confrontato con uno spaccato di dolore che costella il mondo della scomparsa, che ha iniziato ad interessarmi. Ho capito che c'era bisogno di approcci nuovi anche dal punto vista dell'investigazione, e dopo una serie di percorsi nel 2020 sono stato eletto presidente nazionale.

d - Ha parlato di uomo e professionista, ma in una associazione come Penelope serve più essere avvocato o essere uomo?

r - Secondo me, la fusione di entrambi. È diventato quasi un secondo lavoro perché occupa un bel po' di spazio della propria giornata, ci deve essere il giusto equilibrio tra testa e cuore perché questo particolare ambito del dolore, relativo alla scomparsa, impone anche un approccio umano ed emotivo importante che è quello di cui hanno bisogno i familiari. Nei momenti bui della scomparsa hanno bisogno di calore, di protezione, di sostegno umano. Chi vuole far parte di questo esercito del bene, non può chiudere la porta del cuore, anche se è un professionista. Ci sono casi in cui la toga non arrivi neanche a indossarla, ci sono delle scomparse che non diventano mai un processo, sono convinto quindi con cognizione di causa che il giusto equilibrio si raggiunge attraverso una fusione tra uomo e professionista.

d - Quanto un'associazione di volontariato può sostenere una persona a cambiare le sorti della nostra società e insegnare a mettersi dall'altra parte?

r - Il mondo del volontariato è una grande palestra, per poterla frequentare bisogna avere come faro quella parola magica, l'empatia, significa poter pensare, capire, ragionare che ci sono persone che possono essere emarginate dai circuiti della società. Come Penelope ci occupiamo esclusivamente di tutto ciò che è il mondo della scomparsa e delle conseguenze che un familiare deve vivere. Siamo nati da un’idea di Gildo e della famiglia Claps nel 2002, e nel nostro atto costitutivo c’erano 22 persone, dopo oltre 20 anni siamo presenti in tutte le regioni d'Italia. Lo zoccolo duro della nostra associazione è costituito da gente che questa Via Crucis la vive sulle sue spalle, cicatrici vive che ogni volta che aiutano qualcuno, iniziano a sanguinare. Ci sono ancora tanti familiari in bilico che vivono il buio della scomparsa, dove non c'è né vita né morte. Nell'associazione, inoltre, ci sono donne e uomini, spesso non più giovanissimi, eppure riescono a essere presenti, a dare una parola di conforto, anche con una semplice telefonata. La vicinanza, il calore, il pronto intervento: io ci credo nel volontariato, è una forma alternativa di essere persone per bene. E non basta, per essere persone per bene, non fare del male! Cerchiamo di mettere in pratica le parole di Madre Teresa che dice che Quello che facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma l’oceano senza quella goccia sarebbe più piccolo. Io ci credo tantissimo alla solidarietà, anche in un momento in cui sembra essere controcorrente e questo esempio deve essere talmente edificante e forte che deve far arrossire qualcuno che con enormi possibilità economiche e di mezzi, non riesce a fare grandi cose.

Giro per le scuole, ovviamente in maniera gratuita, parlo con questi ragazzi senza toga e cerco di portargli quei pezzi di verità e di vita reale. I giovani hanno bisogno di messaggi positivi, puliti, che siano aderenti al vero. È bello scoprire che i giovani sono molto meglio di quello che vengono descritti, trovi riscontro se ti poni in maniera leale verso di loro, e questo mi entusiasma molto.

(l’intervista integrale è ascoltabile al link https://open.spotify.com/episode/6tbJCTsXl0mE2Tv883bb6N)

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