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di Walter De Stradis

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sindaco di Vaglio di Basilicata dal 2023, dopo un quinquennio sui banchi dell’opposizione. Francesco Santopietro, cinquantatré anni, responsabile dell’area amministrativo-contabile della Casa Circondariale di Potenza, è stato eletto con 777 voti. Non si definisce scaramantico, ma ammette che, di tanto in tanto, “si guarda anche questo lato”.

d - Sindaco, partiamo dalla Dea Mefite. Vaglio ha un patrimonio archeologico straordinario: può diventare davvero il motore turistico ed economico del paese, oltre a interessare gli studiosi?

r - Io credo proprio di sì. Il punto è che noi un attrattore ce l’abbiamo già e non dobbiamo inventarcene un altro. Abbiamo il santuario di Rossano dedicato alla Dea Mefite, l’abitato di Serra di Vaglio, il centro storico, il borgo medievale, i sentieri, i tratturi. È un patrimonio che nel tempo tutte le amministrazioni hanno cercato di valorizzare e che appartiene profondamente alla nostra comunità. Adesso vogliamo puntare con decisione su questo. Il progetto “Mefite: Radici Lucane, Futuro Europeo”, che abbiamo candidato alla Regione per circa cinque milioni di euro, non riguarda soltanto Vaglio. L’idea è mettere in rete i santuari legati ai popoli italici presenti in Lucania, con Vaglio al centro. Il santuario di Rossano era un tempio confederale, dove arrivavano le diverse popolazioni lucane. E quello che abbiamo noi è un luogo straordinario: altri santuari dedicati alla Mefite sono ricordati dalle fonti storiche, ma questo è quello che ancora oggi possiamo vedere e leggere fisicamente.

d -Insomma, tutto il vostro progetto di sviluppo sembra ruotare intorno alla Dea.

r - Abbiamo candidato anche una video-installazione immersiva sulla Dea Mefite da realizzare nel museo di Vaglio. Quest’anno abbiamo dedicato alla Mefite una rappresentazione teatrale e abbiamo fatto partire anche un premio letterario, con scadenza il 15 dicembre. Persino il recupero dei tratturi rientra in questa visione: abbiamo ripulito e riqualificato percorsi abbandonati da decenni, che servono alle aziende agricole ma possono diventare anche percorsi per il trekking, il cicloturismo e l’escursionismo lento. Li abbiamo chiamati “Sentieri dell’acqua antica”. È una progettazione complessiva: archeologia, cultura, natura, turismo ed enogastronomia devono stare insieme.

d -Sì, ma tutto questo come può tradursi in occupazione, soprattutto per i giovani?

r - È la sfida vera. I sentieri, per esempio, significano escursioni e quindi guide turistiche. Le aziende agricole e gli agriturismi possono diventare luoghi di accoglienza per chi sceglie questo tipo di turismo. Poi c’è il museo, ci sono gli scavi archeologici da gestire e tutto quello che può nascere attorno a questi luoghi.Abbiamo anche partecipato a un bando regionale per la creazione di una Cooperativa di comunità, insieme al Comune di Campomaggiore, di cui siamo capofila. La cooperativa si è costituita e ha già iniziato a lavorare: alcuni ragazzi di Vaglio sono stati assunti e si sono occupati, tra l’altro, della manutenzione dei tratturi. Prossimamente vorremmo affidarle anche la gestione e l’apertura degli scavi archeologici nel periodo estivo, insieme a eventi, spettacoli, degustazioni e percorsi turistici.

d -Ad agosto c’è stato “Vaglio Terra di cultura e sapori”. Ogni estate torna però la discussione sul turismo delle sagre, dei macro-attrattori e delle “altalene”: c’è chi dice che così la Basilicata rischia di diventare un parco giochi, un grande “eventificio”, dove si mangia, si fa una festa e poi tutto finisce lì.

r - Capisco la critica, ma per esempio, rispetto ai cosiddetti macro-attrattori, come altalene o ponti tibetani, noi abbiamo già il nostro: il nostro patrimonio archeologico. Non abbiamo bisogno di costruire qualcosa di artificiale, abbiamo bisogno di far conoscere quello che abbiamo e di creare intorno ad esso un’economia. “Vaglio Terra di cultura e sapori” può anche essere chiamata sagra, ma io preferisco “percorso”, proprio per la sua peculiarità. Una manifestazione enogastronomica, una passeggiata, un percorso servono a far conoscere un territorio e i suoi prodotti. E, se è vero magari, che non ha prodotto una grande implementazione proprio di prodotti agricoli, è altrettanto vero che negli ultimi anni da noi sono cresciute anche aziende che lavorano stabilmente, producono e propongono prodotti del nostro territorio. Quest’anno abbiamo voluto dare un ulteriore significato alla manifestazione legandola proprio alla Dea Mefite.

d -Facciamo un’ipotesi: domani arriva qualcuno molto famoso, diciamo Jovanotti, e propone di venire a pedalare tra i siti archeologici di Vaglio, ma chiede 30 mila euro. Lei quei soldi glieli darebbe?

r - Ben venga. Sono favorevole a un’operazione del genere. Può sembrare una cifra enorme, ma oggi il turismo viaggia anche attraverso la comunicazione. Se una persona che ha milioni di follower viene a Vaglio e racconta quello che vede, può creare una partecipazione che noi, da soli, facciamo molta più fatica a ottenere. Guardiamo a Castelmezzano e Pietrapertosa: hanno una comunicazione ormai nazionale e internazionale. Naturalmente tutto questo costa, ma nel tempo può diventare un moltiplicatore.

d -Però un turista deve prima riuscire ad arrivarci, a Vaglio. E la ex SS7 Appia, per esempio, non è proprio un bel biglietto da visita.

r - Le infrastrutture sono fondamentali, questo è fuori discussione. Ma penso anche che la Basilicata non debba inseguire necessariamente il turismo mordi e fuggi, quello che ha bisogno di arrivare rapidamente, vedere qualcosa e ripartire. Noi dobbiamo puntare sul turismo lento: persone che vengono qui per fermarsi una settimana, dieci giorni, staccare il cellulare e vivere il territorio.

d -Sì, però almeno la strada deve essere decente.

r - Certamente. E sulla ex SS7 sono anni che segnalo le criticità. Lo facevo già quando ero consigliere, scrivendo alla Regione e alla Provincia.

d -E le dicevano “i soldi scarseggiano”.

r - Sì, ma è pur vero che ci sono delle priorità rispetto a strade messe peggio. Tuttavia, il problema si è progressivamente aggravato. Ho chiesto più volte incontri e interventi, abbiamo rappresentato le esigenze della comunità e nel frattempo si è costituito anche un comitato di cittadini. Adesso, finalmente, qualcosa si muove. La progettazione del ponte è stata completata e abbiamo ricevuto la comunicazione che a breve la Provincia procederà con l’affidamento dei lavori. Anche un altro tratto della SS7 è stato appaltato e la gara è stata conclusa. Naturalmente ci sono i tempi tecnici. La burocrazia, purtroppo, non è dalla nostra parte, non è dalla parte della politica e non è dalla parte dei cittadini. Ci sono le procedure, l’anticorruzione, l’Anac, il mercato elettronico, le pubblicazioni, le manifestazioni di interesse. Sono tutti strumenti che servono a garantire trasparenza, ma hanno tempi che spesso non coincidono con quelli della politica o dei cittadini.

d -Però purtroppo a volte l’avviso di garanzia arriva al sindaco, non alla burocrazia.

r - (ride) Noi sindaci dobbiamo cercare di fare la nostra parte nel rispetto delle regole, ovvero dare l’indirizzo politico, con trasparenza. Per me è fondamentale. Abbiamo implementato anche la pagina WhatsApp del Comune e attraverso i nostri canali pubblichiamo avvisi, notizie e attività dell’amministrazione. Abbiamo ottenuto un risultato importante sull’area industriale: siamo primi in graduatoria in un bando del Dipartimento Infrastrutture e, con il finanziamento, avremo oltre un milione di euro per riqualificarla. È una zona che può diventare una prospettiva concreta di sviluppo, creando condizioni migliori per artigiani, aziende e nuove imprese. Poi c’è la Cooperativa di comunità, che già oggi rappresenta un’occasione di lavoro per alcuni giovani. E bisogna guardare anche alle infrastrutture future, compreso il possibile tunnel di Pazzano, che potrebbe rendere quell’area un punto di interscambio e avere ricadute anche logistiche. Naturalmente serve uno sviluppo complessivo della zona.

d -Veniamo al petrolio. In questi giorni si parla molto della richiesta del Governo di accelerare sulle attività in Basilicata, pena... “il commissario”. Qual è la posizione di Vaglio?

r - È una questione che viene da lontano. In passato sono stati sottoscritti accordi pensando che potessero produrre immediatamente sviluppo, ma non è andata così. Quanto alla posizione del Governo, non la leggo necessariamente in senso negativo: significa che la Regione deve esprimere i propri pareri e fare le proprie attività nei tempi previsti, sia quando sono favorevoli sia quando sono contrari. Il problema è che in passato ci sono stati troppi stalli e momenti di inerzia. Dal canto mio, già quando ero all’opposizione, avevo presentato una mozione per dichiarare “off limits” dalle estrazioni il territorio di Vaglio, che rientra nella zona di coltivazione Serra San Bernardo, insieme ad altri Comuni (c’è Trivigno, Cancellara, Oppido, Acerenza, Tolve, e anche in parte Tricarico). Nel giugno 2025, quando il Ministero ha concesso un nuovo periodo di ricerca all’Eni, abbiamo presentato un’altra mozione, sollecitata da me, inviata al Ministero, alla Regione e agli altri enti. Ora si parla della ripresa delle ricerche nel pozzo Monte Grosso 2, tra Potenza e Brindisi. E sottolineo una cosa: ricerca non significa automaticamente estrazione. Intanto, coi colleghi sindaci stiamo preparando una conferenza stampa per rendere pubbliche le esigenze delle nostre comunità.

d -Ma la sua posizione, in concreto, qual è?

r - Oggi come oggi è ancora no alle estrazioni. Prima di tutto vengono la salute, l’ambiente e la salvaguardia delle nostre comunità. Non siamo più disposti ad accettare cambiali in bianco, cioè promesse vaghe. Vogliamo sapere quali sono le prospettive, quali gli accordi, quali le garanzie per la salute e per il territorio e quale sarebbe il ritorno economico e occupazionale per le comunità.

d -Quindi siete passati dal “no” secco, al “pagare moneta, vedere cammello”?

r - No. Il nostro no, oggi, rimane. Però abbiamo capito che dobbiamo stare al tavolo. Lo abbiamo visto anche con le rinnovabili: spesso il parere dei sindaci non è vincolante. Possiamo dire no a un parco eolico o a un impianto fotovoltaico, ma poi l’impianto può essere realizzato comunque. Per questo vogliamo partecipare alle decisioni e conoscere i dati. Anche quanto viene effettivamente estratto deve essere verificato: non può essere soltanto un’autodichiarazione delle compagnie, deve esserci una certificazione di un ente terzo o della Regione.

d -E se un domani arrivassero garanzie sulla salute, sull’ambiente e posti di lavoro?

r - La comunità dovrà decidere. Noi, Brindisi di Montagna, Trivigno e gli altri territori interessati. Si potrebbe arrivare a una consultazione pubblica, a consigli comunali aperti. Ma oggi la nostra responsabilità è garantire salute, ambiente, sviluppo e lavoro.

d -Ultima domanda. Se potesse prendere Bardi sottobraccio e parlargli in dialetto, cosa gli direbbe?

r - Diamoci una mossa (sorride).