- Scritto da Redazione
- Sabato, 21 Marzo 2026 07:05

Cari Contro-Lettori,
anche se la Basilicata è Terra di Cinema, questa non è la cronaca di una serata di gala a Los Angeles, anche se il titolo che abbiamo scelto è da Oscar: "Una battaglia dopo l'altra" non è per noi solo una pellicola: è la nostra biografia collettiva. Lo confermano i borghi che si svuotano e le serrande che si abbassano in Città. In Basilicata, la lotta quotidiana non è per una statuetta, ma per il diritto di restare.
A Potenza, il cuore antico batte a fatica. Tra parcheggi che mancano e un commercio che soffoca, il centro storico cerca una salvezza che somiglia a un miraggio. La vivibilità è diventata una parola da convegno, mentre la realtà ci consegna impianti sportivi ridotti a "campi di patate". È lo specchio di un capoluogo dove le istituzioni troppo spesso sonnecchiano, lasciando che lo sport sociale - quel collante che dovrebbe tenere uniti i nostri ragazzi- frani sotto il peso dell’abbandono (e dell’elicottero nordiano).
Fuori dalle mura cittadine, la sfida si sposta nelle aree interne. San Fele è il simbolo di questo paradosso lucano: un borgo che attrae migliaia di visitatori ma continua a perdere residenti, con una diaspora che ha portato più sanfelesi a Sydney e New York che tra i vicoli di casa. È la battaglia contro lo spopolamento, combattuta con le armi spuntate di chi aspetta ancora che il petrolio diventi opportunità reale e non solo una posta in bilancio per far quadrare i conti della sanità (e menomale)
Eppure, in questa resistenza stancante ma necessaria, emergono segnali di vita. C’è un’agricoltura "altra" che prova a farsi strada, rispettosa e tenace, e ci sono le donne di Stigliano che rivendicano un ruolo attivo contro l’abitudine di "vivacchiare". La storia di Potenza, quella "Potentia" che non urla, ma sussurra tra le pietre dei suoi vicoli, ci ricorda che le radici sono profonde, ma per non seccare hanno bisogno di cura, non di indifferenza. Vincere un Oscar è un momento di gloria, ma vincere le battaglie del quotidiano richiede una politica che smetta di fare da spettatrice e scelga, finalmente, di salire sul ring insieme ai lucani.
Walter De Stradis
- Scritto da Redazione
- Sabato, 14 Marzo 2026 07:46

Cari Contro-Lettori,
la scena è questa. E' venerdì.
Un ristorante di Potenza, uno
di quelli molto affollati perché
si paga molto poco e si mangia
veloce, quasi in stile mensa. È
ora di pranzo e all’ingresso c’è
una certa fila, i tavoli sono tutti
occupati e gli esercenti cercano di
smistare i clienti, man mano che
i posti si liberano, con colpo d’occhio e
rapidi calcoli mentali. Gli avventori singoli
vengono sacrificati in ragione delle coppie e
dei gruppi di persone: la lista di attesa dei
tavoli –per forza di cose– viene incontro a
chi non è da solo. Intanto, i solitari, benché
arrivati anche molto tempo prima, devono
attendere. Noi Lucani siamo così: mai che
ci passi per la mente di metterci insieme,
di schiacciare le diffidenze e superare
l’ostacolo. In fondo, cosa sarà mai sedersi
a un tavolo con uno sconosciuto, per un
pasto occasionale. L’attesa si risolverebbe
in un minuto. E invece no. Aspettiamo.
Ognuno per conto proprio. Convinti che la
soluzione debba arrivare da qualcun altro:
dal cameriere, dal titolare, dal Comune,
dalla Regione, dallo Stato. Nel frattempo la
fila cresce e il tempo passa. I tavoli, quelli
che ci sarebbero, restano occupati da chi
ha avuto semplicemente l’accortezza –O LA
FURBIZIA- di sedercisi insieme.
Questo nostro “individualismo della sedia
vuota” è la metafora perfetta di una regione
che continua a vivere di paradossi. Siamo
il “Texas d’Europa”, con il sottosuolo che
ribolle di ricchezza, ma restiamo stabilmente
al terzo posto in Italia per il caro benzina.
Paghiamo il self-service oltre 1,8 euro
mentre le royalty crollano e il settore
agricolo viene stritolato dai
rincari del gasolio. Forse, se imparassimo
a “sederci allo stesso tavolo” – quello
delle trattative (e magari battendoci i pugni
sopra), della visione comune e non delle
rendite di posizione – non saremmo costretti
a subire speculazioni all’ombra dei nostri
stessi pozzi.
Abbiamo le risorse, abbiamo la storia
– quella “storia per strada” che Ettore
Ciccotti usava come strumento di libertà
– ma ci manca la voglia di accorciare le
distanze. Basterebbe un colpo d’occhio, un
rapido calcolo mentale e la consapevolezza
che, sedendoci insieme, il pasto del futuro
arriverebbe molto prima. Per tutti.
Walter De Stradis
- Scritto da Redazione
- Sabato, 07 Marzo 2026 07:51

Cari “Contro-Lettori”,
quella appena trascorsa è stata a dir poco
una settimana folle, ma tutta italiana e tutta
lucana.
Riassumiamo.
Un cantante neomelodico –termine
riduttivo– napoletano vince Sanremo, l’Italia
si divide e, con una non indiff erente dose di
bruciore di culo per un Terrone che ha vinto,
c’è chi si arrischia a defi nire il brano di Sal
Da Vinci addirittura camorristico. Stai a
vedere che adesso il problema nostro sono
le canzonette.
Nel frattempo, in tutto questo, piovono
bombe sull’Iran come coriandoli lanciati
a mano tesa dallo sceriff o internazionale
Donald Trump; mentre il ministro della
Difesa italiano, beatamente ignaro e
nemmanco avvisato dai suoi amici alleati,
rimane col cerino in mano sulla spiaggia di
Dubai, in attesa che i soccorsi aerei arrivino
con le fanfare come in “Apocalypse Now”.
E così, per rientrare a casa, prende un
aeroplano delle Forze Armate e, dice lui, lo
paga di tasca sua: tre volte tanto.
Passano solo alcuni giorni, e a Potenza scende
con un altro mezzo volante – un elicottero,
stavolta della Finanza – il ministro Nordio.
Non per impegni istituzionali, attenzione, ma
per partecipare a un incontro a sostegno del
SI (“Sarà p’ semp’ SI” canta Sal Da Vinci)
al referendum sulla giustizia. Sta di fatto che
l’aeromobile del ministro plana sul campo
della FIGC, dove di solito si allenano e
giocano i ragazzi di Potenza, e praticamente
lo fonde, costringendo i gestori a chiuderlo
fi no a data da destinarsi e i ragazzi di cui
sopra ad arrangiarsi. Ah, e il ministro Nordio
se n’è pure andato a mangiare con la gente
“in” di Potenza. Buon appetito.
E allora?
Allora, quanto è bella l’Italia! Quanto è bello
Sanremo! Quanto è bella la Basilicata!
E quanto è bella Potenza! Città in cui il
sindaco taglia tutto il tagliabile, accusando
la Regione di aff amarlo in quanto primo
cittadino. Dimenticando, però, magari, altre
cosette: come il suo stipendio, i soldi spesi
per la comunicazione, i parcheggi quasi
aggratis per consiglieri e gratis per sindaci,
e altre amenità.
Una domanda: la prossima volta che
qualcuno si candida a sindaco di questa
città, per favore dichiari pubblicamente:
“Farò questo e quello SE la Regione mi darà
i soldi”. Rispetto a proclamare, non fare e
cercare colpevoli (veri o presunti), è un
pochino più onesto intellettualmente. No?
Ma che ci vuoi fare. Simm ‘e Putenz, paisà.
Walter De Stradis
- Scritto da Redazione
- Sabato, 28 Febbraio 2026 07:02

Cari Contro-Lettori,
un antico proverbio mandingo recita: “Se dici
fuoco, la tua bocca non si brucia”.
E mentre l’Italia si sintonizzava sulle
frequenze di Sanremo, sotto la Regione
Basilicata si esibiva il “coro” degli studenti
lucani che alitavano parole roventi contro
questa politica, piccola piccola, che pare
pensare al proprio guiderdone e basta.
Questi qui, nella migliore delle ipotesi,
sembrano aver dimenticato lo spartito della
programmazione per rifugiarsi in un’eterna
gestione delle emergenze. Insomma, citando
il "DitoNellaPiaga" sanremese, si getta sale
a piene mani sulla ferita di un territorio che
perde i pezzi, come un Frankenstein smontato.
Il “Polo automotive” di Melfi suona ormai
da tempo una melodia gitana e malinconica
a causa dell’instabilità normativa sulla
transizione elettrica e delle pesanti ricadute
sull’indotto; mentre lo storico distretto
del mobile imbottito è ormai più che altro
s-bottito.. Sul palco del sociale, il controcanto
è ancora più amaro: il Rapporto Svimez
certifi ca che dalla Basilicata non scappano
solo i giovani, ma anche gli anziani, con oltre
10.000 over 75 costretti a migrare al Centro-
Nord per trovare servizi sanitari adeguati. È il
segnale di un sistema che non regge, dove la
sanità è diventata una questione esistenziale
e le risorse, dalle compensazioni petrolifere
ai fondi per il lavoro, vengono usate come
un “bancomat” per coprire buchi di bilancio
–e la manifesta insipienza politica- invece
di generare sviluppo. Anche la scenografi a
dei trasporti crolla: tra viadotti limitati, scale
mobili che chiudono per fine vita -fra il russare
armonico di Sindaci, Assessori e Presidenti- e
l’imminente blackout ferroviario di quattro
mesi, la mobilità lucana è scivolata ai
margini della hit parade, con ricavi da traffi co
fermi a un desolante 10% che testimonia la
totale sfi ducia degli utenti. Che vuoi fare.
Qui è sempre in alta rotazione la “melina”
istituzionale: il voto sulla partecipazione
democratica e sul referendum contro i
mini-vitalizi è slittato ancora (insomma, la
canzone la sentono, ma non se la comprano),
congelando il diritto dei cittadini a esprimersi
e spingendo i comitati verso le vie legali. Per
farla breve, in questa kermesse lucana, tra
vip raccomandati, rinvii strategici e assenza
di visione, il rischio è che a forza di stecche
e spartiti ingialliti, il pubblico finisca per
abbandonare definitivamente il teatro. Ma,
dati alla mano, già lo sta facendo.
E grazie dei fior.
Walter De Stradis
- Scritto da Redazione
- Sabato, 21 Febbraio 2026 07:26

Cari Contro-Lettori,
mercoledì scorso presso il Polo Bibliotecario di Potenza è stato presentato un corto-documentario, coprodotto –con fondi regionali- dal comune di Pescopagano e dalla TAB Consulting. Nove minuti illuminanti, non solo a proposito di una tradizione atavica in quel che rimane del pianeta agro-pastorale, ma anche riguardo alle condizioni di lavoro e di vita di non pochi lucani che si fanno un mazzo tanto. I dettagli li leggerete all’interno del giornale. Ciò che ci preme sottolineare in questa sede, sono le parole che chiudono il filmato. A pronunciarle è un anziano, moderno “patriarca”, un “decano” della transumanza che racconta un aneddoto. Quando era più giovane aveva chiesto a suo padre ottantenne –che faceva lo stesso mestiere, ovviamente- di “ritirarsi” dalla campagna, considerato il gravame delle fatiche quotidiane. E così, l’anziano gli aveva risposto che preferiva di gran lunga morire lavorando come al solito, senza pensarci, piuttosto che sedere sui gradini del paese e pensare alla morte. Da tutto questo emerge un dato di una forza abbacinante: per molti lucani -anche anziani- ancora oggi, il “vitalizio” consiste nel continuare a lavorare per non pensare alla morte. Alla prossima seduta del Consiglio regionale, proprio quello che –a maggioranza- ha da poco riconfermato i “mini-vitalizi”, appena spuntandoli con la forbicina, qualcuno dovrebbe portare il decano pastore del video. E farlo parlare (sperando che nessuno gli urli “taci!”).
Puro e semplice.
E per oggi –per citare ancora una volta il vignettista Natangelo- il mio lavoro è finito. Anzi no, c’è spazio per un’ulteriore citazione, il brano del poeta dub Nico Caldarulo e del gruppo barese Suoni Mudù, intitolato “Damattutte”, laddove recita: «Vu’ li vulite/Vu’ li votate/Vu’ li pagate/E ‘ddà vu pigghiate».
A buon intenditor…
Walter De Stradis
(Nell'immagine un fotogramma del documentario "Il Respito della Terra")
- Scritto da Redazione
- Sabato, 14 Febbraio 2026 07:16

Cari Contro-Lettori,
la scorsa settimana ci eravamo lasciati, su questa pagina, con alcune considerazioni sulla satira politica, e sul “disinnesco” su essa operata dall’agire –già di per sé fin troppo “satirico”- di alcuni nostri rappresentanti istituzionali, anche e soprattutto locali. In questa sede, si aggiunga soltanto una considerazione, senza che questa suoni come un voler ventilare perle di saggezza da un qualche pulpito: tuttavia, non si può sottacere ciò che ha una dimensione socio-politico-culturale. Da non poco tempo, qui, proprio qui in Basilicata, si è vista nascere e perseverare una certa “satira” (disegnata e non solo) che sembra porsi “a favore” della politica o comunque del potere. Noi Lucani siamo stati dunque capaci di inventarci anche questo! Ricordo innanzitutto a me stesso, dunque, che il compito di noi vignettisti e autori di satira in generale dovrebbe essere quello di offrire ai nostri lettori perlomeno il minimo sindacale, ovvero lo sberleffo –quando si rende necessario- del potere, e soprattutto delle incongruenze/ingiustizie da esso messe in atto ai danni del cittadino. Cerchiamo –per quanto possibile- di non “disinnescarci” da soli.
E non c’è bisogno di scomodare la retorica dell’antipolitica. Basta osservare la traiettoria: in alto si discute di “indennità differite”, in basso si praticano “tariffe agevolate” (parcheggi per la politica). Regione e Comune non sono la stessa cosa, ma l’effetto “cumulativo” sì. Si consolida una pedagogia del privilegio minuto, quotidiano, normalizzato. Non l’oro, ma l’argento vivo dei piccoli vantaggi. Non lo scandalo, ma l’assuefazione. La maggioranza regionale annuncia correzioni sui mini-vitalizi, l’opposizione chiede abrogazioni, un comitato invoca il referendum. È il gioco democratico, ed è legittimo. Ma la questione vera non è se la norma sia retroattiva o se l’adesione sia facoltativa. È se, in una regione che perde giovani e fatica a trattenere competenze, la priorità percepita debba essere la messa in sicurezza previdenziale di chi governa o la messa in sicurezza sociale di chi resta. In tempi ordinari, forse, una “indennità differita contributiva” passerebbe come materia tecnica. In tempi di conti tirati, servizi fragili e bilanci in equilibrio precario, diventa una dichiarazione di gerarchie. Dice cosa viene prima.
Ripetiamo. La Basilicata non ha bisogno di crociate moralistiche. Ha bisogno di coerenza. Se si chiede rigore ai cittadini, lo si pratichi per primi. “Minivitalizi sopra, minitariffe sotto”: non è una battuta efficace, è satira, quindi è una fotografia. E le fotografie, a differenza delle norme, non si emendano. Si possono solo smentire con i fatti. Altrimenti, con lo spopolamento galoppante, qui ci rimarranno solo i politici.
Walter De Stradis
- Scritto da Redazione
- Sabato, 07 Febbraio 2026 07:20

Cari Contro-Lettori,
il sottoscritto è anche autore di satira, inclusa quella disegnata. Ed è quindi con particolare interesse che ho ascoltato l’intervista di Enrico Bertolino al programma La Confessione condotto da Peter Gomez. In quell’occasione il comico (satirico) di Zelig diceva che ai giorni nostri la satira ha perso parecchio del suo potenziale, e non tanto per la scarsa qualità di chi la veicola, ma perché la realtà politica italiana è più satirica della satira stessa. Puro e semplice. Bertolino faceva l’esempio di Crozza e della sua imitazione di De Luca: stante la bravura del comico che gli fa il verso, il personaggio originale è di per sé assai più divertente della caricatura.
E’ più o meno lo stesso spirito che a volte muove il vignettista Natangelo, quando si limita a pubblicare una foto-notizia nuda e cruda (vedi il caso dell’ “Angelo Meloni”), senza intervento alcuno, chiosando: “E per oggi il mio lavoro è finito”.
E’ così.
Il lavoro dell’autore satirico in qualche modo finisce, quando in un consiglio regionale si votano nottetempo i mini-vitalizi (con emendamento anonimo); poi si annunciano marce indietro (più o meno “spintanee”); e poi ancora non ci si presenta in consiglio per votarle o discuterle, mentre alcuni ex consiglieri –hai visto mai- fanno domanda per ottenere il beneficio; e, come se non bastasse, in Consiglio ci si aumenta anche l’indennità, tramite la possibilità di non tagliarsi più le quote destinate all’ormai famosissimo “fondo sociale”.
E che satira vuoi fare, se in un Capoluogo, l’assessore al bilancio -pochi giorni prima di una data contabile fondamentale!!!- rassegna le dimissioni “per motivi personali”, lasciando il sindaco ignaro, percosso, attonito (?) e solo, a balbettare qualcosa di circostanza al cospetto di chi gli chiede “ma che cavolo è successo?!?”.
E così al quel punto, sia gli oppositori sia gli internauti e i cronisti hanno ipotizzato scenari anche foschi, su eventuali dissapori dovuti a chissà cosa. Sta di fatto che il giorno dopo la notizia, TAAAC!, pozzettianamente le dimissioni sono rientrate e così l’assessore ha spiegato e sottolineato che il suo gesto era dovuto esclusivamente a questioni personali, non chiarite, ma piuttosto serie. Massimo rispetto ovviamente per i fatti dell’assessore, a cui auguriamo il meglio, ma sta di fatto che la crisi di maggioranza è rientrata in quattro e quattr’otto, come se protocollare il proprio addio alla Giunta non fosse un fatto dal peso politico rilevante. Se la situazione non era più sostenibile, anche per un dichiarato sovraccarico di responsabilità (com’è parso di capire), come mai è bastata una nottata a rimetterla a posto? Domande al vento, probabilmente.
E che satira vuoi fare, pertanto, se in un paio di giorni in quel municipio succede tutto e il contrario di tutto. Non fai in tempo a pensare a una battuta, che la realtà ti supera di slancio. E allora, vale la regola Bertolino.
Ma perdonateci, allora, se la vignetta di prima pagina la facciamo lo stesso: è Carnevale e i giullari, fateceli fare pure a noi.
Walter De Stradis
- Scritto da Redazione
- Sabato, 31 Gennaio 2026 06:47

Cari Contro-Lettori,
c’è quel film americano, “Ted”, in cui un tizio spiantato vive da trent’anni col suo orsacchiotto di peluche, che quando lui era bambino a un certo punto si era messo a ragionare e a parlare come un uomo, senza smettere più.
La premessa del lungometraggio, spiegata all’inizio, è che il mondo –dopo il clamore iniziale- alla fine si abitua a tutto, persino al fatto che da qualche parte esista un pupazzo che parla, beve, fa sesso, si droga, guarda la tv e dice parolacce, come un qualsiasi sbandato trentacinquenne.
Certi politici pensano che noi lucani viviamo nel mondo di Ted.
Fanno molto affidamento, cioè, sulla capacità tutta lucana di “abituarsi” alle cose assurde. Ma a volte esagerano, in questa loro speranza.
E se David Copperfield (l’illusionista, non il personaggio di Dickens) avesse frequentato il Consiglio Regionale di via Verrastro, probabilmente avrebbe imparato come far sparire il numero legale con la stessa velocità con cui ha fatto puff! con la Statua della Libertà..
La maggioranza non ha i numeri, ma ha una tecnica raffinata: l’assenza strategica. Il rinvio “a data da destinarsi” è ormai una forma di governo. Nel frattempo, mentre fuori crescono firme e indignazione, nella stanza dei bottoni si prende tempo. Che in politica è come prendere ossigeno: serve a sopravvivere, non a camminare.
A Potenza, invece, si sperimenta. Sensi unici, parcheggi creativi, ponti trasformati in autorimesse. Il traffico non scompare, si sposta. Come i problemi. La città viene trattata come un disegno su carta millimetrata: pulito, ordinato, irreale. Il Centro e i suoi negozianti, intanto, continuano a farsi il segno della croce, confidando di non sparire, anche loro.
E poi c’è Tommaso Pedio, che –raccontato dal prof. D’Andria nella sua rubrica- attraversa queste pagine come un corpo estraneo. Era uno che faceva politica andando in archivio. Troppo serio, troppo libero, troppo poco allineato. Per questo oggi è celebrato, citato, ma accuratamente neutralizzato. Qui i padri si rispettano meglio quando non disturbano. E pure i figli. Noi tutti, insomma.
Qui la presa per il culo la chiamano resilienza.
In questa Basilicata non c’è nulla che "resista", se non la pazienza dei cittadini, esangui, e l’ostinazione di una classe dirigente che continua a confondere il bene comune con il proprio fondo pensione.
Walter De Stradis
- Scritto da Redazione
- Sabato, 17 Gennaio 2026 07:46

aggiornamento (18-01-26) -
Con riferimento alle polemiche emerse in questi giorni sulla norma approvata dal Consiglio regionale in materia di indennità differite, " spesso rappresentata in modo non corrispondente al suo effettivo contenuto", il Presidente della Regione, Vito Bardi, ritiene necessario intervenire per chiarirne la portata e migliorare alcuni aspetti della disciplina.
“Non è mai stato approvato alcun vitalizio, né è stato introdotto alcun privilegio. La norma riguarda esclusivamente un sistema contributivo e volontario, senza automatismi, operativo solo al raggiungimento dell’età pensionabile. Si tratta di un modello già adottato in 16 Regioni italiane, dalla Lombardia alla Sardegna, sotto governi di diverso colore politico: la Basilicata non fa eccezione e non inventa nulla. Detto questo, con l’intera maggioranza abbiamo condiviso due indirizzi chiari, che saranno tradotti in modifiche normative: separare completamente il sistema contributivo da qualsiasi fondo ed eliminare ogni riferimento e ogni possibile interconnessione con la retroattività. Il fondo costituito integralmente dal taglio delle indennità mensilmente accantonato dai consiglieri regionali non verrà toccato e sarà destinato a interventi nel sociale, a difesa dei più fragili, individuati contestualmente alla modifica della normativa. Resta fermo che tali risorse non sono e non saranno in alcun modo collegate al sistema contributivo.
Ribadisco un punto fondamentale: l’adesione resta e resterà facoltativa. Nessun obbligo, nessun automatismo. Si andrà rapidamente in questa direzione, chiudendo la discussione sul tema e tornando a concentrarsi su ciò che davvero interessa ai lucani. Come Presidente – conclude Bardi – sono il garante di tutta la maggioranza, di trasparenza, responsabilità e unità istituzionale, consapevole che la politica deve sempre saper ascoltare, spiegare e, quando necessario, migliorare le proprie decisioni”.
----------------------------
Cari Contro-Lettori,
negli ultimi giorni –un po’ in tutto il
mondo- si è celebrato il cinquantenario
della scomparsa della scrittrice inglese
Agatha Christie, la cosiddetta “regina
del giallo”, autrice di una quantità
spropositata di best-seller internazionali,
alcuni dei quali sono diventati anche
fi lm e piece teatrali di grande successo.
Soverchiati dall’alta rotazione sui social
del video de “Le Iene” riguardante i
famigerati “mini-vitalizi” istituiti (dalla
maggioranza lucana) in Consiglio
Regionale, non abbiamo potuto fare
a meno di immaginare cosa sarebbe
successo se, al posto del bravo inviato
Sortino, ad aggirarsi in cerca di risposte
per i corridoi del Palazzo ci fosse stato
l’omino buff o coi formidabili baff etti,
inventato dalla Christie, che corrisponde
al nome di Hercule Poirot. Nonostante la
sua proverbiale compostezza, il piccolo
detective belga si sarebbe vistosamente
irritato al cospetto di quelle mezze
risposte, di quei belbettii e di quelle
“fuitine” che hanno caratterizzato
l’apparizione televisiva di alcuni nostri
Consiglieri “di governo”, davvero
pessimi “testimoni” istituzionali
(e, nell’ottica di un investigatore),
“colpevoli” dell’ennesimo delitto
commesso alle spalle di quei cittadini
che li hanno votati. Poirot avrebbe
perso le staff e, proprio per il suo
ben noto amore per la simmetria, in
quanto la misura, comunque la si
voglia chiamare (persino “indennità
diff erita”) -approvata praticamente
tra il lusco e il brusco –come dicono
a Roma- è assolutamente “asimmetrica”
rispetto ai bisogni e allo status quo
di moltissimi lucani che non possono
permettersi nemmeno un Giallo
Mondadori da cinque euro. L’accesso
al “mini-vitalizio” è volontario, e il
Consigliere dovrà comunicarlo entro
novanta giorni: fra due mesi e mezzo
circa, sapremo quanti effettivamente
ne beneficeranno.
Alla prossima puntata di un “Giallo” un
po’ troppo telefonato.
Walter De Stradis
17-01-2026
- Scritto da Redazione
- Sabato, 10 Gennaio 2026 07:15

Cari Contro-Lettori,
Che dire. Potenza, capoluogo per decreto e per abitudine, è sempre più il non-luogo simbolo di una immobilità politica mascherata da prudenza. Una città verticale che si scopre improvvisamente orizzontale, per non dire a pecoroni: i collegamenti saltano, i simboli si spengono, la “modernità” mostra il conto senza più accettare cambiali. Le scale mobili, cuore di un orgoglio tutto nostro trasformato in barzelletta, non sono state “rotte” da un guasto improvviso, ma da anni di non-scelte, da una catena cigolante di rinvii che oggi tutti fingono di scoprire come emergenza. Toh! E’ come un quella barzelletta (ancora!) in cui il paziente giunto a fine vita (come l’impianto “Prima”), soffoca, si agita e fa segnali a lungo, prima di spegnersi, mentre qualcuno madestramente gli calpesta il tubo dell’ossigeno. C’è una scena simile in “Pierino medico della Saub”, tanto per capirci.
La politica regionale e quella comunale si guardano da un po’ come due automobilisti bloccati in una strada stretta: nessuno fa retromarcia, nessuno avanza, e intanto il traffico si accumula. Tutto è formalmente corretto, per carità, tutti hanno ragione, ma tutto è sostanzialmente inutile. Il risultato, amici sportivi, non cambia. È il trionfo dell’inefficienza.
Qui nessuno –da sempre- è davvero colpevole, ma tutti sono responsabili. Intanto il cittadino paga, aspetta, si adatta, zig-zaga e bestemmia nel traffico potentino così come pensato, o rigurgitato, dalla politica locale. È diventato esperto in navette sostitutive, proroghe temporanee, soluzioni tampone che durano più dei problemi che dovrebbero risolvere. Siamo pur sempre nella città in cui le baracche del Terremoto sono diventate quartieri, eh.
Forse il punto non è più chiedersi perché la Basilicata non decolla. Forse bisognerebbe domandarsi perché continuiamo a chiamare “resilienza” ciò che somiglia sempre più a “rassegnazione”. Perlomeno, smettiamola di percularci da soli. I giovani, ovvero l’unico “esercito” capace di affrontare il futuro, sono già (quasi) tutti fuori, esuli per necessità, come ben sanno pure le pietre. D’altronde, l’acuto professor D’Andria, ci ricorda che noi potentini in particolare subiamo il fato come il canonico Viggiano raccontava la Potenza dell'Ottocento: «Una città antica, colta, fedele, colpita dagli eventi ma mai ribelle. Una città che subisce e ringrazia».
Walter De Stradis






