- Scritto da Redazione
- Sabato, 24 Gennaio 2026 07:00
di Walter De Stradis
«Minghiarile pastore ignorante/Quante pecore porti avanti?/Ne porti 150/E minghiarile pastore ignorante!»
Filomena Veltri, classe 1938, ricorda ancora la voce di Rocco Scotellaro, mentre le insegnava quella filastrocca. Seduta nella sua casa (praticamente attaccata all’ex convento di Santa Chiara, ove il sindaco-poeta aveva fatto le elementari), nel cuore del paese, racconta un Novecento lucano fatto di povertà, lotte, poesia e oggi di una pensione minima che fatica a reggere il peso della vita quotidiana.
La sua testimonianza, pulita e diretta, tipica di chi non ha mai avuto bisogno di alzare la voce per dire cose importanti, mette in fila due “Basilicate”: quella che sognava il riscatto e quella che oggi sembra aver dimenticato quel sogno.
Da bambina Filomena aveva sei anni quando Rocco Scotellaro entrava in casa sua. Il padre di lei, commerciante di cavalli, era parte di quel mondo contadino che il poeta conosceva e raccontava. «Rocco aveva diciotto anni, entrava, mi diceva: Vieni qui da me! E nonostante scappassi, mi prendeva in braccio», ricorda sorridendo. E allora lui la teneva sulle ginocchia e declamava versi popolari, quelle cantilene che parlavano di pastori e greggi. Parole che allora alla piccola Filomena sembravano quasi sconvenienti e che oggi sono parte del nostro patrimonio culturale.
Filomena –una delle memorie storiche del paese- quel Rocco lo ricorda giovane, bello, ironico, ma già segnato da una qualche ombra. Ricorda il fidanzamento con Isabella, le battute sul lutto, la morte precoce quasi evocata come destino: «Le diceva “togli questo collettino bianco” -perché all’epoca le ragazze portavano il grembiule nero- “Vediamo come stai vestita di nero. Ma se io muoio, tu ti vesti di nero?”».
Di Scotellaro ricorda anche e soprattutto l’impegno per dare la terra ai contadini, attraversando le campagne coi cavalli; addirittura ci parla di un qualche arresto subito insieme a suo papà in quei frangenti. «Ma a vent’anni fece il sindaco», dice, come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Il dolore per la morte prematura di Scotellaro è ancora vivo, così come il ricordo. «Questa strada era tutta piena di fiori». Il paese intero partecipò a quel lutto, anche se la madre di Rocco non volle il funerale in chiesa. Eppure, sottolinea Filomena, Scotellaro, pur cacciato –anni addietro- da quella stessa chiesa per il suo essere «un comunista», lavorò insieme al vescovo Delle Nocche per costruire l’ospedale. Una contraddizione solo apparente, che racconta meglio di mille analisi la complessità di quella stagione.
Accanto a Scotellaro, nelle parole della signora Veltri passano altri nomi: il giornalista (anch’egli poeta) Mario Trufelli, «anche se a Tricarico lui c’è rimasto poco», e naturalmente Antonio Infantino, «Un mio buon conoscente. Una bravissima persona. Fondò “I Tarantolati”. Veniva da una famiglia colta». Figure diverse, accomunate da una creatività irregolare e da un legame profondo con Tricarico. Di Infantino, in particolare, aggiunge che era peculiare, ma rispettato, mai volgare, capace di vivere «a modo suo».
Una Basilicata colta, inquieta, che sembrava promettere futuro.
Poi arriva la vita, quella concreta. Il lavoro in tappezzeria, «eravamo quattro figli, una casa affollata, otto persone in tutto. Quando si è giovani si lavora e non si pensa ad altro».
Oggi però i conti si fanno eccome.
La sua pensione è minima. Minima davvero, nonostante la reversibilità del defunto marito. E il confronto con l’attualità politica regionale brucia.
Filomena, che si informa e legge molto (almeno, sin quando la vista le ha retto, dice), ha seguito il servizio delle Iene sul mini-vitalizio approvato dal Consiglio regionale (e che ora, a polemica scoppiata come una bomba H, si vorrebbe “correggere”). Per il momento, sono stati deliberati seicento euro di “pensioncina” dopo soli cinque anni di mandato. «È la solita storia: per loro fanno tutto, per noi poco e niente», dice senza rabbia, ma con una stanchezza che pesa più di qualsiasi invettiva. Cinque anni di contributi, per un cittadino comune, non garantiscono nulla. Per un consigliere regionale bastano per un assegno sicuro a 65 anni compiuti.
Le difficoltà –per i pensionati come Filomena- non sono certo chiacchiere, bensì bollette, riscaldamento, e qualche “sorpresa”. «Ho avuto il bonus gas, sì, ma poi ho dovuto ripagare quattrocento euro». Il famoso “conguaglio”, baby. Per i motivi di cui sopra, ha dovuto rateizzarlo. «Dobbiamo pagare quei 400 euro perché abbiamo consumato poco. A questo punto, era meglio consumare di più. In pratica, abbiamo risparmiato per LORO».
La vita costa il doppio, spiega, e per arrivare a fine mese servono sacrifici continui. «E menomale che ci sono i figli», perché senza di loro anche una riparazione diventa impossibile.
Se potesse parlare direttamente ai nostri politici, Filomena non userebbe mezzi termini: «Siete delle persone davvero perbene. State lavorando per voi? Noi ci arrangiamo, come abbiamo sempre fatto».
Lo sguardo poi si allarga al paese. Tricarico, dice, l’ha visto rinascere e poi morire lentamente: «Ospedale ridimensionato, magistrale chiuso, cantina sociale, salumificio, attività scomparse, giovani costretti ad andare via. Qua prima avevamo tutto. Adesso si chiude a poco a poco». Per fortuna, dice, restano la Pro Loco (il figlio ne è il presidente – ndr), il carnevale, qualche iniziativa culturale. Ma sempre troppo poco per fermare lo spopolamento.
Il suo augurio, tuttavia, è semplice: che Tricarico torni almeno «un po’ più in salute», soprattutto per i giovani. È probabilmente la stessa speranza che animava Scotellaro, quando sognava una Basilicata capace di dare dignità ai suoi figli.
- Scritto da Redazione
- Mercoledì, 21 Gennaio 2026 09:30

Un riconoscimento a persone che nell’ordinario si distinguono per azioni straordinarie. Il prestigioso premio internazionale “Standout Woman & Man Award 2026” per il secondo anno consecutivo è stato assegnato a un’eccellenza lucana. Sarà Anna Carone, presidente de “Le Case dell’arcobaleno” di Montalbano Jonico, a ricevere il premio durante la cerimonia che si terrà il 22 gennaio in Parlamento.
E, come è già accaduto nel 2025, anche quest’anno la Commissione, composta da figure impegnate a livello nazionale nella promozione della parità di genere, ha accolto tra tutte quelle proposte dalle Regioni, enti e associazioni la segnalazione della Consigliera di parità della Basilicata, Ivana Pipponzi.
Il Premio è nato all’interno dell’Expo 2015 presso la Commissione europea, per un’idea dell’americano Beau Toskich che ha sempre considerato il genere femminile una risorsa fondamentale. Ben presto si è ampliato con la sezione maschile, dando così rilievo a uomini eccellenti e alle Aziende che sviluppano progetti innovativi e di welfare. Giunto alla decima edizione, lo “Standout Woman & Man Award” seleziona per vari settori donne e uomini di alto profilo che si contraddistinguono per capacità, competenze, determinazione e sensibilità nel raggiungere elevati e ambiziosi obiettivi.
“Sono orgogliosa – commenta la Consigliera Pipponzi – del fatto che la Commissione abbia riconosciuto il prezioso lavoro della dottoressa Carone. Una donna che, con tanta umanità e generosità, ha creato una Comunità dove sono concrete inclusione, solidarietà e riscatto”.
“Le Case dell’arcobaleno” da 25 anni accoglie in una comunità residenziale persone con disabilità, minori e madri in stato di estrema fragilità. Nel 2025 alle attività della cooperativa sociale si è aggiunto il “Centro Iris”, una struttura che mette in primo piano l’idea di un’inclusione “inversa”. Non sono più solo i ragazzi disabili a raggiungere gli spazi esterni, ma sono i ragazzi abili che vengono al centro per condividere il tempo libero e maturare nuove e diverse esperienze di vita.
“Si tratta di un modello positivo per i nostri giovani e un punto di riferimento – dice ancora la Consigliera Pipponzi – in una società che incontra ancora molte difficoltà a integrare il diverso. E’ doveroso, perciò, dare risalto a realtà come quella de “Le Case dell’Arcobaleno”, luoghi nei quali cresce e si sviluppa la cultura della solidarietà e dell’accoglienza”.
- Scritto da Redazione
- Domenica, 18 Gennaio 2026 14:03
Con riferimento alle polemiche emerse in questi giorni sulla norma approvata dal Consiglio regionale in materia di indennità differite, " spesso rappresentata in modo non corrispondente al suo effettivo contenuto", il Presidente della Regione, Vito Bardi, ritiene necessario intervenire per chiarirne la portata e migliorare alcuni aspetti della disciplina.
“Non è mai stato approvato alcun vitalizio, né è stato introdotto alcun privilegio. La norma riguarda esclusivamente un sistema contributivo e volontario, senza automatismi, operativo solo al raggiungimento dell’età pensionabile. Si tratta di un modello già adottato in 16 Regioni italiane, dalla Lombardia alla Sardegna, sotto governi di diverso colore politico: la Basilicata non fa eccezione e non inventa nulla. Detto questo, con l’intera maggioranza abbiamo condiviso due indirizzi chiari, che saranno tradotti in modifiche normative: separare completamente il sistema contributivo da qualsiasi fondo ed eliminare ogni riferimento e ogni possibile interconnessione con la retroattività. Il fondo costituito integralmente dal taglio delle indennità mensilmente accantonato dai consiglieri regionali non verrà toccato e sarà destinato a interventi nel sociale, a difesa dei più fragili, individuati contestualmente alla modifica della normativa. Resta fermo che tali risorse non sono e non saranno in alcun modo collegate al sistema contributivo.
Ribadisco un punto fondamentale: l’adesione resta e resterà facoltativa. Nessun obbligo, nessun automatismo. Si andrà rapidamente in questa direzione, chiudendo la discussione sul tema e tornando a concentrarsi su ciò che davvero interessa ai lucani. Come Presidente – conclude Bardi – sono il garante di tutta la maggioranza, di trasparenza, responsabilità e unità istituzionale, consapevole che la politica deve sempre saper ascoltare, spiegare e, quando necessario, migliorare le proprie decisioni”.
- Scritto da Redazione
- Sabato, 17 Gennaio 2026 07:41
di Walter De Stradis
Fra pochi mesi compirà quarant’anni
colei che fu una delle sindache
(a Pisticci, nel 2016) più giovani
in assoluto. Per di più, era anche
la prima, in Basilicata, con i
gradi da “Cinque Stelle”. Oggi Viviana
Verri è consigliere regionale di opposizione
in Consiglio regionale e di (ritrovata)
maggioranza al Comune di Pisticci.
d - Tocchiamo subito il tema più scottante:
i cosiddetti (mini) "vitalizi” ripristinati in
Consiglio Regionale. Lei è stata una delle
personalità politiche intervistate nella
recente puntata delle “Iene”: vogliamo
riassumere per quei pochi che non sanno
cosa sia successo?
r - Questa brutta pagina di storia della politica
lucana in realtà è stata scritta circa un mese fa,
quando il 18 dicembre, in consiglio regionale,
approda il cosiddetto “collegato alla legge di
stabilità”, un testo che era già in commissione
da tempo, ma nel quale sono arrivati alcuni
emendamenti fatti proprio quel giorno, tra
cui questo, ormai famoso, sui vitalizi. Il
“collegato” è una sorta di “legge omnia”,
in cui si affrontano vari argomenti, quindi
questo tema non era entrato nel collegato, ma
ci è arrivato proprio quel giorno. Veniamo
quindi a conoscenza di questa misura che,
in buona sostanza, si chiama “indennità
differita”, ma che è una sorta di vitalizio e
che prevede che -al compimento dell’età della
pensione con 65 anni- chi è stato consigliere
per almeno 5 anni, dalla decima Legislatura
in poi, può acquisire questa sorta di pensione.
Come funziona? In parte contribuisce il
consigliere con la sua indennità, un’altra
parte consistente, circa due terzi se non vado
errata, la metterà la Regione.
d - Ma ci sono altri particolari “interessanti”.
r - La cosa più odiosa è che è previsto anche
un meccanismo retroattivo: ci sono alcuni
consiglieri che magari hanno fatto più
legislature (quando questa norma non c’era)
e quindi per poterne beneficiare anche loro,
potranno versarsi contributi e potranno
attingere ad un Fondo nel quale noi consiglieri
devolviamo una parte dell’indennità -e questo
si fa da diversi anni- e che viene utilizzato
per finalità sociali. L’ultima cosa fatta e
deliberata con questo Fondo erano degli aiuti
per la popolazione di Gaza.
d - Facciamo un piccolo stop, perché c’è chi
ha obiettato che quel Fondo, tuttavia, non
è stato mai utilizzato. Mi pare di capire che
non è così.
r - Diciamo che quei soldi sono stati utilizzati
poco rispetto alla capienza, che ammonta a
oltre un milione di euro. In questa consiliatura
sono stati utilizzati per varie iniziative, per
esempio per un centro autistico, ma negli
anni sono state fatte altre cose, come quella
misura a favore degli esposti all’amianto.
È vero che non è stato utilizzato sempre in
maniera frequente, però è un Fondo che oggi
c’è, e ci si possono fare tante cose. Non è che
questi soldi “scadono”, insomma.
d - La maggioranza si è difesa dicendo che è
stata adottata una norma presente anche
in altre regioni, però -altro particolare
non di poco conto- questi vitalizi potranno
andare anche ai congiunti, agli eredi dei
consiglieri.
r - Sì, c’è anche un meccanismo di reversibilità. È
vero che questa è una misura che hanno tante
regioni, ma noi come opposizione abbiamo
contestato sia la retroattività, sia il modo in
cui è arrivata in aula, perché normalmente
una proposta di legge viene presentata
in commissione, si fa una discussione, si
invitano anche le parti sociali. Si è scelto
una via poco trasparente, molto opaca, con
un provvedimento
adottato sotto
Natale; quasi quasi si
sperava che passasse
inosservato, ma così non è stato perché c’è
stato chi, come noi del M5S, si è opposto
fermamente alla norma (sia io sia la collega
Araneo) e chiarisco che NON usufruiremo
del beneficio.
d - Ora cosa accadrà?
r - La legge è stata varata, il 31 dicembre è stata
pubblicata sul bollettino, entro 90 giorni dalla
pubblicazione chi vuole usufruire del vitalizio
dovrà comunicarlo. Non è automatico
prendere il vitalizio. Possiamo scegliere di
non farlo e noi 5 Stelle lo non lo prenderemo.
d - Quindi dobbiamo aspettare due mesi
e mezzo per vedere quali e quanti
sceglieranno di beccarselo.
r - E’ facoltativo, c’è un meccanismo di scelta.
d - Da più parti è stato chiesto di fare un passo
indietro, ma alla fi ne potrebbe essere già
questo: rinunciare.
r - Il passo indietro necessario sarebbe
l’abrogazione di questa norma, come
abbiamo chiesto, perché non si può lasciare
al singolo la scelta di una cosa del genere,
considerando che è un meccanismo che
beneficia anche consiglieri di altre, passate
legislature: persone che oggi potrebbero
venire a chiedere la restituzione di quei soldi
che versarono nel Fondo per finalità sociali.
d - Ciò che è certo, è che, con “Le Iene”, non si
è fatta una bella fi gura a livello nazionale.
r - Assolutamente no, per niente, anche perché
chi è stato chiamato a spiegare non ha trovato
le parole di fronte alle telecamere. Perché
non è una misura che si può “spiegare” al
cittadino. Specie in un momento storico
nel quale, in Basilicata ci sono vertenze
che riguardano il lavoro; Stellantis, la crisi
del polo del mobile imbottito, la Smart
Paper, ci sono un sacco di crisi industriali,
economiche, imprenditoriali e in un momento
del genere una norma così appare ancora
più odiosa. Non era necessaria, noi abbiamo
un’indennità di tutto rispetto, abbiamo anche
la possibilità, insomma, di poter integrare il
nostro fondo pensionistico autonomamente,
molti di noi lo fanno.
d - La Corte dei Conti, poco tempo prima,
aveva bocciato la legge regionale 23 del
2024 che prevedeva un aumento dei fondi
per i gruppi consiliari. A suo tempo, anche
lei non fu scevra da polemiche, avendo
partecipato al progetto di legge.
r - Sì, sì. Quello fu, diciamo, uno scivolone di inizio
legislatura. Io sono componente dell’Ufficio
di Presidenza e si iniziò a discutere, sin dalle
prime battute, di una necessità che era quella,
in qualche modo, di dotare i gruppi consiliari
anche di più personale o comunque di più
aiuti per svolgere l’attività. Quindi è nata
questa discussione, in Ufficio di Presidenza,
che si concretizzò ben presto in un progetto
di legge, che normalmente porta la firma
del proponente o dei proponenti. All’epoca,
essendo anche poco
avvezza ai meccanismi
tecnici, non fui
pronta a ritirare la
mia adesione alla
discussione -non
al principio- anche
perché in questa legge
poi c’è fi nito anche
altro. E mi spiego.
Della nostra indennità
fa parte una somma
di 1950 euro, che
all’inizio di questa
consiliatura ci
venivano dati SOLO
E SE avessimo
attivato contratti
di collaborazione.
Ora, in virtù di
quella legge, il
consigliere può non farlo. Tecnicamente non
è un aumento, ma il consigliere oggi può
decidere se incamerarsi quei soldi o pagarci
il collaboratore. Io, come la collega Araneo,
come altri, continuiamo a pagare il nostro
collaboratore, anche perché l’abbiamo
assunto. Tuttavia, poi c’è stato un secondo
errore, un’astensione generale su questa
norma. Però poi abbiamo proposto come
minoranza -io prima fi rmataria- un’altra
legge che facesse fare un passo indietro,
avendo già presagito da alcune cose
l’intervento della Corte dei Conti. Questa
legge ci è stata bocciata, però poi ne abbiamo
presentata un’altra per fare un referendum,
che ancora sta facendo il suo iter consiliare.
Quindi dall’errore iniziale, abbiamo cercato
di rimediare in ogni modo e soprattutto con
la dignità di non prendere quei soldi.
d - Chiudiamo il discorso sui vitalizi. “Le
Iene” a volte vengono accusate –da chi
è stato da loro “pizzicato”- di tagliare e
montare ad arte le interviste. E magari
qualche consigliere di maggioranza si
lamenterà in tal senso. Lei che era lì, quel
giorno, cosa può dirci?
r - Il tema in sé era oggettivamente scivoloso,
quindi dare spiegazioni non è comunque
semplice. Chiaramente, i tagli delle interviste
ci sono stati (anche il mio passaggio che
è andato in onda non è stato completo),
però ritengo che in generale “Le Iene” non
abbiano stravolto o fatto delle interpretazioni
sbagliate della cosa. La questione è quella,
così come è stata spiegata.
d - C’è anche chi ha commentato: va bene,
ma tra tante cose, questa delle 600 euro
di mini-vitalizio non è la più importante,
essendoci altri temi, tipo la crisi di
Stellantis e dell’indotto (oggetto di una
recente risoluzione in Consiglio).
r - Si è parlato tanto dei vitalizi perché questa
è una classe dirigente che ha altre priorità:
per portare in Consiglio Stellantis ci abbiamo
messo mesi.
d - La priorità di questa maggioranza è
l’autoconservazione?
r - Evidentemente sì. Intanto, venendo alla
risoluzione consiliare, è stato trovato un
punto di mediazione e abbiamo cercato di
portare a casa degli impegni di Stellantis
innanzitutto, ma anche a tutela dell’indotto;
perché oggi la vera emergenza è anche lì, sui
lavoratori che sono in sciopero. Ci sono due
presidi, Tiberina e Pmc, che sono in piedi da
quasi 100 giorni e sono persone che hanno
bisogno di risposte. Quindi, ci aspettiamo che
il governo regionale, forte anche del mandato
ricevuto dal Consiglio, faccia delle azioni a
tutela di questi lavoratori. Avendo avuto io
stessa, da sindaca, ruoli di governo, quando
facciamo opposizione in Regione non la
facciamo mai cercando di strumentalizzare
le difficoltà. Sappiamo che ci sono questioni
come la Sanità che non è facile risolvere,
ma quello che noi chiediamo sempre è un
approccio condiviso. Ad esempio, il piano
sanitario doveva arrivare in Consiglio a fi ne
anno, doveva essere frutto di un percorso di
confronto anche con le minoranze, e invece
noi abbiamo assistito solo a una presentazione
di linee-guida molto vaghe; prima dell’estate
poi c’è stato un silenzio stampa assoluto e
oggi non c’è manco il piano, ancora si parla
di linee.
d - Senza contare i 50 milioni di saldo negativo
in riferimento alla mobilità sanitaria.
r - …e i sessantamila lucani che hanno proprio
scelto di non curarsi. Perché le liste d’attesa
del pubblico sono infi nite e perché non sempre
è possibile accedere a strutture private, che
costano tanto; quindi su questo bisogna dare
delle risposte con la riorganizzazione. La
Giunta l’anno scorso fece una delibera in cui
riorganizzò la sanità territoriale, ma anche
quella non è passata dal Consiglio, non se
n’è discusso e ancora si fatica a calare quel
modello nella realtà e nei problemi. Oggi noi
abbiamo strutture fi nanziate col PNRR, come
gli ospedali di comunità, che ancora non
sono aperte e quando verranno aperte non
ci saranno i medici, perché c’è una carenza
endemica di personale sanitario.
d - Voi Cinque Stelle avete spesso lamentato
l’assenza del governatore Bardi in
Consiglio regionale. La mancanza di una
“leadership” conta quanto l’assenza di
condivisione?
r - C’è un’assenza totale del governatore, che
non solo non viene ai consigli regionali, ma le
dico una cosa ancora più grave: tramite PEC,
noi tutti i consiglieri di opposizione abbiamo
fatto una richiesta al presidente Bardi per un
incontro, più di un mese fa, e non abbiamo
avuto risposta, nonostante vari solleciti.
Volevamo “imporgli” un po’ di temi, come la
sanità, ma volevamo anche dei chiarimenti su
altri aspetti: c’è una vicenda su cui non è stata
ancora fatta luce abbastanza, che è quella di
“Affi dopoli” (la questione degli affi damenti
diretti operati da alcuni enti, fi nita al centro
di una inchiesta giornalistica). Notiamo
anche in questo governo regionale una sorta
di “schieramento” che va oltre la politica:
spesso quando un consigliere o una forza
politica fa una critica su qualcosa, non gli
risponde la fi gura politica interessata, bensì
i direttori generali o altre fi gure. E’successo
con Arpab, è successo con altri dipartimenti,
quindi noi volevamo porre anche questo
tema al Presidente. Non abbiamo avuto
assolutamente nessuna risposta, e questo è
grave, non c’è rispetto istituzionale
d - Chi legge potrà dire: vabbè, lei critica
perché è dell’opposizione. Pertanto, io la
costringo a dire una cosa positiva di questo
governo regionale.
r - Beh, mi mette in difficoltà con questa
domanda, perché la nostra non è una
posizione preconcetta. Noi davvero
vediamo un atteggiamento di grande,
grande chiusura. Le cose positive infatti
accadono quando ci si riesce ad unire su
temi importanti, come appunto con Stellantis
oppure quest’estate quando approvammo
unitariamente una mozione su Gaza. Non
sono mancati i provvedimenti che abbiamo
adottato all’unanimità (penso alla legge sui
disturbi alimentari). Però vediamo proprio
una mancanza, ci manca “la testa” in questo
governo regionale, manca il Presidente e
spesso ci sono figure che sopperiscono a lui
in qualche modo. Ma non funziona così.
- Scritto da Redazione
- Sabato, 20 Dicembre 2025 07:23
di Walter De Stradis
Il dottore in chimica Augusto Larocca, un quasi-cinquantenne potentino dall’aria giovanile, da novembre 2025 è il nuovo Presidente dell’Ordine dei Chimici e dei Fisici di Potenza per il mandato 2025-2029. Il pranzo/intervista è stato dunque un’ottima occasione per fare il punto sul ruolo della scienza nel tessuto economico e ambientale lucano.
d - A microfoni spenti mi diceva che i chimici a volte vengono visti come “quelli che inquinano”. In che modo l’Ordine intende aprirsi alla società civile lucana e alle scuole per promuovere una cultura scientifica che contrasti la disinformazione su temi sensibili come inquinamento e salute?
r - Ha detto bene. Noi dobbiamo contrastare la disinformazione. Il chimico (come anche il fisico) non è quello che inquina, anzi è quello che aiuta a smaltire le sostanze inquinanti, e questo a 360 gradi, perché ha le conoscenze per poterlo fare. Ricordo ancora quando il mio professore all’università, Lelj Garolla Di Bard, diceva che l’arcobaleno noi non lo avevamo ancora visto davvero, perché l’occhio del chimico è diverso. È un occhio che capisce da cosa vengono quei fenomeni che caratterizzano i colori. Un motto che possiamo riprendere è: “What in the world isn’t chemistry?” (“Che cosa non è chimica nel mondo?"). Pertanto io partirei proprio dalle scuole elementari, fino all’università, per far capire che la chimica e la fisica non sono affatto tecniche ristrette a una elite di persone.
d - Il territorio di Potenza ospita realtà industriali complesse (si pensi alla zona di San Nicola di Melfi o all’indotto legato alle estrazioni). Qual è il suo giudizio tecnico sull’attuale sistema di monitoraggio ambientale in provincia?
r - Così com’è, è un monitoraggio che funziona, perché noi comunque riusciamo a scoprire quelle che sono le sostanze inquinati (Daramic docet). Ma tutto è migliorabile, nessuno deve rimanere statico nelle proprie posizioni, accontentandosi. No, dobbiamo continuare, dobbiamo sfruttare le nuove tecnologie per garantire ancora di più che certe sostanze derivanti dalle produzioni industriali, petrolifere, chimiche, anche metallo-meccaniche, vengano magari anche smaltite, ma nella maniera più corretta possibile.
d - La gestione delle acque e la bonifica dei siti contaminati sono ferite aperte per la Basilicata. Dal punto di vista della chimica ambientale, quali sono le sostanze “emergenti” che oggi preoccupano di più?
r - Tutte le sostanze –e sono migliaia- che, come dicevo prima, derivano dagli scarti dei processi industriali. Quindi tutte quelle che provengono dalla combustione degli idrocarburi, dagli scarti della sintesi chimica, dall’industria metal meccanica, gli oli incombusti;, tutte sostanze, queste, che poi non devono andare a finire nelle faglie, nei nostri territori, nell’aria. Quindi è importante che venga fatto un monitoraggio sulle sostanze che vengono dalle scorie radioattive, il radon, per esempio. Ma mi riferisco anche agli odori, che magari non sono nocivi per la salute, ma sono molto sgradevoli.
d - Però che cosa ci insegnano i nostri siti di interesse nazionale (vedi Tito Scalo), sul modo con cui è stata gestita una certa questione ambientale?
r - Eh, lì è stata gestita malissimo. Lì ci sono rifiuti che sono a soli 100 metri dall’azienda in cui lavoro io. E stanno ancora lì. Ciò che bisogna fare è prendere la situazione di petto e dire, “Questi rifiuti non possono stare là, perché possono inquinare una falda acquifera che poi va a finire nel Basento e poi il Basento va a finire al mare”. Bisogna essere consapevoli che ci sono queste cose e bisogna toglierle di là, smaltirle.
d - Smaltirle costa.
r - Costerà quello che costerà, ma bisogna farlo.
d - E allora perché, secondo lei, se ne fa un gran parlare da anni, ma alla fin fine “stanno ancora lì?
r - Eh, questo dovrebbe chiederlo a qualcun altro.
d - La politica dovrebbe assumersi la responsabilità, quella di agire, che ancora non si è presa?
r - La politica deve essere a servizio del cittadino. Quello che i politici devono capire, devono comprendere, che se una cosa va fatta, va fatta. Il costo alto non può essere un alibi. Trovino il modo di farlo. E neppure, io politico, posso aspettare che passi la mia legislatura, “così poi se ne occuperà qualcun altro”.
d - Più che mai, è uno “scarica barile”.
r - “Eh sì, tanto qualcuno lo farà. Perché devo farlo proprio io?”.
d - Un’altra questione che molto ci spaventa: ogni tanto torna la mappatura dei siti papabili in Italia per il deposito di scorie radioattive e puntualmente salta fuori la Basilicata, perché è un territorio poco antropizzato, forse anche geologicamente adeguato... Qual è la sua posizione in merito? Cioè, se domani si decidesse davvero di fare un deposito proprio qui, sarebbe una catastrofe?
r - Una catastrofe no. Sarebbe una cosa da controllare, da monitorare, da verificare tramite un sistema efficiente all’ennesima potenza. In America il deposito di scorie nucleari è nello Utah, in un territorio completamente desertico, sotto una montagna. In Italia non c’è un territorio completamente non antropizzato, non c’è un deserto dove poterlo mettere. Allora, da qualche parte lo dobbiamo mettere. Poi, se mi permette, l’ambientalista che dice “lì no, però là sì”, non fa un discorso molto sensato. Noi produciamo scorie nucleari, non c’è niente da fare.
d - Siamo già terra di estrazioni petrolifere, che certo un impatto ce l’hanno. La polemica da sempre verte sulle ricadute economiche e occupazionali, senza contare la salute. Questa esperienza, così come è stata gestita finora, ci tranquillizza per un eventuale deposito di qualcos’altro?
r - Se la mettiamo così, no. Nel senso che se io ho un sistema integrato di produzione, di controllo e di verifica che funziona, e funziona davvero, allora io sono moderatamente tranquillo. Perché la qualità di qualunque cosa non va controllata, per paradosso, ma GARANTITA (emissioni in atmosfera, a livello di falde etc.). Ma se poi questa cosa non succede, o succede una volta e poi non succede più (magari perché il monitoraggio non è costante, perché mancano le attrezzature etc.) allora no. Allora non ci imbarchiamo proprio in una cosa del genere.
d - Quindi con il petrolio abbiamo controllato bene bene o no?
r - Personalmente non conosco bene quella realtà, ma da quello che so io, qualcosa è scappato. Qualcosa non è quadrato, proprio alla perfezione. Però, da qui a dire che non siamo in sicurezza, no, questo non me la sento di dirlo.
d - Hydrogen Valley: ultimamente se n’è parlato e c’è un progetto in fase avanzata. Secondo lei è un’opportunità?
r - I fisici, con lo sviluppo di generatori a idrogeno, ci vanno a nozze. Perché sono il loro pane quotidiano. Io conosco un’azienda in provincia di Caserta che produce azoto e che ha avuto un contributo dalla regione Campania, per aprire un generatore per sviluppare e produrre energia dall’idrogeno. Quindi loro, da un certo punto di vista, saranno autonomi, perché i motori viaggeranno con l’idrogeno. E’ un investimento notevole (all’inizio devi mettere veramente tanti capitali), però noi dobbiamo smettere di avere la filosofia “prima vedere cammello e poi pagare”. Dobbiamo investire, dobbiamo fare ricerca. Anche la mia azienda ha un reparto che si chiama “ricerca e sviluppo”.
d - Tra l’altro, mi diceva, producete un farmaco unico in Italia.
r - Unico al mondo. E questo farmaco unico al mondo è stato sviluppato con il mio reparto di ricerca e sviluppo e con il reparto dei colleghi che sono in Belgio. La S.M. Farmaceutici ha il 99% di dipendenti lucani. Siamo i secondi produttori di paracetamolo in Europa; è una realtà che però basa il suo target industriale proprio sulla ricerca. Ma tenga conto che dalla ricerca alla produzione, passano dieci anni. Dieci anni in cui, praticamente, si investe solamente. Ma i risultati dopo arrivano, e come.
d - In Basilicata esiste un particolare problema di fuga dei cervelli “scientifici”?
r - Sì, grosso. Grosso.
d - Quale potrebbe essere il vostro messaggio alle istituzioni regionali?
r - Investire sul territorio, per far crescere le realtà che ci sono qui in Basilicata. Dare l’opportunità ai ragazzi. Io vado in giro nelle scuole e le posso dire che i ragazzi hanno voglia di lavorare qua. Hanno voglia di far crescere questo territorio. Gli italiani, i lucani, sono professionisti stimati in tutto il mondo.
d - È una cosa che fa rabbia.
r - Certo. Cioè, i ricercatori italiani sono i migliori al mondo. L’unica cosa che non hanno, sono le sovvenzioni. Non c’è niente da fare. Cioè, quando tu vai in America… io ho una collega che è stata invitata da Columbia University, e le hanno dato uno stipendio da Nababbo per lavorare, e per fare ricerca serenamente, senza preoccupazioni. Qui da noi non si fa così.
d - In un’epoca di cambiamenti climatici (e non solo) che colpiscono duramente l’agricoltura lucana (erosione del suolo, desertificazione, carenza di acqua), in che modo la chimica del suolo può aiutare gli agricoltori a preservare la qualità delle colture e la salubrità dei prodotti?
r - Più che la chimica, lì potrebbe entrarci la fisica. Il tema è aiutare gli agricoltori, con delle nuove tecnologie, a creare delle coltivazioni che abbiano la necessità di usufruire di un minor quantitativo di acqua possibile. Sull’acqua bisognerebbe evitare gli sprechi. Apriamo e chiudiamo la parentesi: quando diciamo che in Basilicata “non c’è acqua”, attenzione a fare questa affermazione. Chiediamoci invece: quanto di un litro d’acqua che nasce nelle nostre sorgenti, arriva a me consumatore? Se a me ne arriva meno della metà, io mi devo chiedere perché. L’altra metà che fine fa? Dove va? Prima di dire a me che sto sprecando l’acqua, io voglio vedere tutta la filiera. Io voglio partire dalla sorgente, inseguendo i tubi, uno per uno, e arrivare al rubinetto di Walter. E capire che cosa ne arriva, prima di dire a Walter “adesso chiudi il rubinetto”, tra una spazzolata di denti e l’altra. Ecco, dunque, un monitoraggio che potrebbe fare un chimico o un fisico. Per capire le portate, per capire perché c’è un disservizio, perché c’è un calo di pressione. E’ necessario un lavoro di team. Io ci credo molto al lavoro di team: quindi un chimico, un fisico, l’ingegnere, il geologo. Un bel team. Una bella commissione, fatta per bene, indipendente. Creiamola. Andiamo sul territorio. Non stiamo sempre dietro i palazzi, chiusi, dietro scrivanie! Perché certe volte mi capita di trovare i chimici “da tastiera”. Il chimico è da laboratorio!
d - Una bella commissione sugli sprechi dell’acqua.
r - Sì, indipendente. Poi posso anche dar conto alla politica, però il mio giudizio deve essere assolutamente obiettivo. Se c’è il 70% dell’acqua che si perde, io te lo devo dire.
- Scritto da Redazione
- Martedì, 16 Dicembre 2025 19:20

Parte oggi l’aggiornamento e mappatura della Rete dei CUG e Organismi paritari regionali. La Consigliera regionale di Parità e la Consigliera provinciale di Parità della Provincia di Potenza intendono promuovere congiuntamente un’iniziativa di grande valore strategico e istituzionale, finalizzata all’aggiornamento della Rete Equal Time – Rete regionale dei Comitati Unici di Garanzia (CUG) e dei Comitati Pari Opportunità operanti sul territorio regionale, anche alla luce del prossimo recepimento della Direttiva Europea (1500) sugli organismi paritari.
L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che la promozione delle pari opportunità, la prevenzione di ogni forma di discriminazione e la diffusione di una cultura del rispetto e del benessere organizzativo non possano essere affidate a interventi isolati, ma richiedano una visione condivisa, una rete stabile di relazioni e un costante dialogo tra tutti i soggetti istituzionali coinvolti.
I CUG e i Comitati Pari Opportunità rappresentano, infatti, presìdi fondamentali all’interno delle amministrazioni pubbliche, degli enti locali, delle aziende sanitarie e degli altri organismi pubblici. Essi svolgono un ruolo essenziale nel garantire l’attuazione concreta dei principi di uguaglianza sostanziale, nel contrastare le discriminazioni di genere e non solo, nel prevenire molestie e violenze nei luoghi di lavoro e nel promuovere condizioni organizzative inclusive e rispettose delle differenze.
Tuttavia, nel corso degli anni, si è spesso riscontrata una frammentazione delle informazioni e delle esperienze, che ha reso difficile una piena valorizzazione del lavoro svolto e una reale integrazione delle azioni a livello territoriale. Da qui nasce l’esigenza di avviare un censimento sistematico e aggiornato, capace di restituire una fotografia chiara e condivisa della realtà esistente in Basilicata.
Attraverso questa attività di mappatura, le Consigliere di parità, ai sensi del D.lgs 198/2006, quali organi istituzionali deputate alla promozione della parità di genere in ambito lavorativo e al contrasto delle discriminazioni di genere sul posto di lavoro, intendono conoscere quali CUG e Comitati Pari Opportunità siano effettivamente attivi, come siano composti, quali iniziative abbiano realizzato, quali criticità incontrino e quali bisogni formativi esprimano. Al tempo stesso, il censimento vuole mettere in luce le buone pratiche già in atto, affinché possano diventare patrimonio comune e fonte di ispirazione per nuove progettualità.
La Consigliera regionale di Parità e la Consigliera provinciale di Parità assumono, in questo percorso, un ruolo di regia e di accompagnamento, favorendo il raccordo tra i diversi organismi e promuovendo un metodo di lavoro basato sulla collaborazione, sulla condivisione delle competenze e sulla corresponsabilità istituzionale. L’obiettivo non è solo raccogliere dati, ma intensificare le azioni in modo continuativo e strutturato.
Il censimento rappresenta, infatti, il primo passo per avviare una stagione nuova di progettazione congiunta. I risultati dell’attività conoscitiva potranno costituire la base per la definizione di interventi comuni in materia di parità di genere, conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, contrasto alle discriminazioni, promozione del benessere organizzativo e diffusione di una cultura inclusiva nei contesti lavorativi e istituzionali.
In prospettiva, la rete che si intende costruire potrà favorire anche una partecipazione coordinata a bandi regionali, nazionali ed europei, l’organizzazione di percorsi formativi condivisi e la definizione di linee di indirizzo comuni, rafforzando l’impatto delle politiche di pari opportunità sul territorio lucano.
L’iniziativa di censimento dei CUG e dei Comitati Pari Opportunità si configura, dunque, come un passaggio fondamentale per rendere più efficaci, coerenti e riconoscibili le azioni in materia di parità. La sinergia tra la Consigliera regionale di Parità e la Consigliera provinciale di Parità rappresenta un esempio virtuoso di collaborazione istituzionale, orientata a trasformare i principi di uguaglianza e inclusione in pratiche concrete e quotidiane, a beneficio dell’intera comunità regionale.
- Scritto da Redazione
- Sabato, 13 Dicembre 2025 09:33
di Walter De Stradis
Carmela (ma per favore chiamatela Carmen) Galgano, consigliera comunale (già capogruppo) di Fratelli d’Italia dal 2019, ha la parlantina sciolta e un cruccio fisso: loro, ovvero l’ex maggioranza, sono stati mandati a casa dai potentini proprio sul più bello.
d - Inizio con una domanda che faccio sempre a voi consiglieri, oggi di opposizione e ieri di Governo: com’è stato saltare il fosso?
r - Non è una cosa bella, perché dopo tutto il lavoro fatto con la precedente amministrazione, continuare a governare sarebbe stato il momento della raccolta. Bisogna essere sinceri e chiari: in cinque anni, considerando anche il Covid che ci ha bloccato per un po’ di tempo, non si riesce a fare tutto quello che un’amministrazione si propone.
d - Alcune delle cose che questa nuova giunta sta facendo sono la prosecuzione di alcuni vostri progetti?
r - Questa amministrazione ha continuato, anche perché era obbligata, però ha fatto delle modifiche. Partiamo da Via Zara: noi avevamo fatto un progetto di riqualificazione eliminando la sosta degli autobus, creando un’area di incontro, di socializzazione nel quartiere. Questo progetto oggi è stato azzerato; metteranno delle panchine nella scarpata, in quell’area che costeggia la piazza, Via Zara e la strada di Via Roma. Una cosa che non ha molto senso. A via Bertazzoni, invece, hanno mantenuto la nostra idea e là verrà un’area giochi, un parco utile a trascorrervi del tempo e socializzare. A Via Londra il nostro progetto è stato modificato: anche lì erano previste un’area di attività fisica più un’altra sempre di socializzazione, e invece –a quanto pare- dovrebbe esserci solo uno spazio con delle panchine. Loro hanno giustificato queste modifiche sostenendo che “i giochini” per bambini, che noi avevamo previsto in ogni area, sono costosi quanto a manutenzione, e quindi hanno voluto “eliminare” questo problema. Però non è così che si amministra. Anche se siamo in un riequilibrio di bilancio, noi con l’amministrazione precedente abbiamo fatto un grande lavoro per riuscire ad arrivare a questo punto.
d - Però mi diceva, a microfoni spenti, che solo quando vai in commissione bilancio (e lei ne è presidente) ti rendi conto di quanti debiti pregressi ha il Comune di Potenza.
r - Sì, però diciamo che nella vecchia amministrazione sono stati pagati tanti debiti pregressi, arrivati dagli anni 2010, 2012, 2014, 2018, per non parlare di richieste di risarcimento danni per le autovetture (causate da buche e quant’altro). Nel momento in cui siamo arrivati noi a governare -e la gente purtroppo dimentica in fretta- tutte le strade di Potenza erano un colabrodo. Tant’è vero che c’erano delle vignette col sindaco Guarente che sbucava dalle voragini. Non so se si ricorda.
d - Mi ricordo, perché quelle vignette le ho fatte io.
r - Eravamo in una condizione assurda. Siamo riusciti piano piano a fare dei progetti, tra risorse di compensazione ambientali, risorse provenienti dalle multe, risorse della Bucalossi…Noi comunque abbiamo fatto tanto, ma logicamente la pubblica amministrazione non lavora come un’azienda privata. Ci vuole tempo per realizzare i progetti, le verifiche… e quindi siamo arrivati alla fine del nostro governo che cominciavamo a fare gli asfalti sulle strade. Però, ripeto, abbiamo fatto tanto, e infatti ora richieste di risarcimento danni –riferibili alla nostra amministrazione- non ce ne stanno.
d - Visto che ci torna spesso, perché il centro-destra ha perso le elezioni? Ha pesato l’ultimo posto di Guarente nella classifica del Sole 24 Ore? Il candidato Fanelli forse aveva meno appeal di Telesca?
r - Mi sono data diverse possibili spiegazioni. In primis, direi che i cittadini non hanno percepito il lavoro che stavamo facendo. Perché? Perché non abbiamo fatto una grande comunicazione e questa, secondo me, è stata la cosa che realmente ci ha fatto perdere le elezioni.
d - Piccolo inciso: Telesca quindi fa bene a fare tutti quei video sui social in cui sorride e annuncia risultati?
r - Probabilmente questo è ciò che il cittadino cerca. Però, quando la coperta è corta, si pensa a fare delle cose positive, e si lascia perdere la comunicazione; ma questo ci è stato fatale. L’altra motivo della nostra sconfitta è stata probabilmente una campagna elettorale non proprio giusta, nel senso che dovevamo parlare un po’ di più di progetti.
d - L’ “effesss!” di Fanelli non ha funzionato?
r - No, non ha funzionato, però questa è la politica, si vince, si perde e ora vedremo come andrà prossimamente. Anche perché ripeto, i cittadini dimenticano subito.
d - Lei ha parlato di lavori pubblici, e c’è questa ben nota polemica su alcuni affidamenti fatti dal Comune, in particolare riguardanti alcune scuole pubbliche. Come consiglieri d’opposizione avete fatto un’interrogazione al sindaco, che è venuto in consiglio comunale e ha risposto –grosso modo- che il primo obiettivo dell’Amministrazione è raggiungere il risultato, gli uffici sono chiamati a spiegare i motivi che hanno determinato la scelta degli affidatari, i controlli interni all’Ente sono in corso. E’ soddisfatta di questo tipo di risposta?
r - Il sindaco, secondo me, in quel momento non poteva dire cose diverse, perché la politica non entra più di tanto nel merito di queste cose, poi sono i dirigenti che si assumono le proprie responsabilità, che fanno le verifiche documentali. Altrimenti iniziamo a fare noi i giudici o gli investigatori.
d - E allora a che pro fare un’interrogazione, se la risposta non poteva essere che quella?
r - La risposta –teoricamente- poteva anche essere un’altra, non lo so, ma credo che in questa condizione non potesse essere diversa; i lavori sono stati fatti, quindi il vero punto è la verifica documentale di chi ha partecipato (anche perché, legittimamente, al di sotto di una determinata soglia, è consentito dare un mandato diretto; ognuno può affidarsi alle persone che ritiene giuste). Ma la questione è anche un’altra, secondo me: purtroppo, l’amministrazione in genere ha perso la maggior parte del personale interno. La cosa importante è che i lavori si facciano, si facciano bene e si facciano una volta e basta. Invece spesso accade –ed è capitato anche a noi- che dei lavori non venissero controllati, e poi ci si trovava a doverli rifare. Ma, ripeto, questo dipende dalla carenza di personale. Potenza sembra piccola, ma nella realtà non lo è, specie se si vogliono controllare tutti i lavori passo-passo: quindi l’importante è che i lavori siano stati fatti, poi non siamo noi a verificare nella realtà quello che è stato fatto, come è stato fatto, come sono stati fatti i bandi e quindi come è stata aggiudicata la gara.
d - C’è, in generale, un motivo per il quale bisognerebbe tirare le orecchie all’amministrazione Telesca?
r - Quello che noto io è questo: il sindaco e la sua giunta cercano sempre -tramite video, interviste e quant’altro- di far credere che tutto ciò che fanno è condiviso con tutti, che sono tutte scelte condivise con i cittadini, con la maggioranza. Nella realtà io non penso che sia così. Posso dirlo? Per me è una facciata. Perché nella realtà ci sta uno scollamento tra giunta e consiglieri di maggioranza, i quali non vengono messi al corrente di tutte le scelte. Questa è una mia sensazione, ma verificando ogni giorno nelle commissioni le varie cose, io dico che ci sta uno scollamento, e che queste scelte vengono accettate tranquillamente dai consiglieri di maggioranza, senza avere la possibilità, secondo me, di poter dare realmente ognuno di loro un contributo.
d - Un Telesca troppo decisionista?
r - Secondo me sì. E pensare che l’opposizione di allora rimproverava a noi questa cosa, ma nella realtà noi venivamo comunque messi al corrente delle varie scelte di Guarente, magari forse anche un po’ in ritardo, però comunque in molte occasioni abbiamo dato il nostro contributo. Soprattutto dopo il Covid, il sindaco ascoltava tutti. Voglio citare una mia personale battaglia a cui ho lavorato per 4-5 anni, e per la quale devo ringraziare proprio Guarente che mi diede carta bianca. Stiamo parlando della strada dietro il Motel Park, assai importante per la contrada, che in pratica fu chiusa circa 20 anni fa, anche di più, quando è stato ristrutturato l’albergo. Io abito lì, quindi conosco benissimo qual è la problematica di quell’area, anche perché la zona di Marrucaro è sempre stata completamente abbandonata; non abbiamo mai avuto asfalti, sfalci di erba, pulizia. Un po’ come a Bucaletto. Per riaprire la strada, ogni volta sorgeva una difficoltà diversa (soldi mancanti, contenziosi con i privati, arrivo di curatori fallimentari etc.), però ci siamo messi a studiare carta su carta, grazie anche al dirigente Di Lascio, al sindaco Guarente, e siamo riusciti a trovare la soluzione. E così, prima della fine del nostro mandato, siamo riusciti a farci cedere quella strada, dopo 5 anni di impegno reale, ma dopo 20 anni di chiusura, in cui non ha fatto niente nessuno. Abbiamo anche messo delle risorse nel bilancio preventivo del 2024 per poterla completare; il punto è che nel momento in cui sono iniziati i lavori di pulizia (perché oramai lì ci stava “un bosco”), ci si è resi conto di una perdita di acquedotto; pertanto, le risorse che abbiamo messo nel capitolo adatto non bastano, e –riassumendo al massimo- ci mancano 100.000 euro, che sto chiedendo continuamente a questa amministrazione, ma ad oggi non sono state ancora messe le risorse. Vediamo che cosa succede per farla riaprire.
d - Il succo della storia?
r - Questo è un caso particolare, ma come questo ce ne sono tanti altri –come il CONI, la Torraca- abbandonati da tutte le amministrazioni di centro-sinistra. Noi siamo riusciti a prendere dei finanziamenti, ma “loro” se ne vengono con la scusa che “i finanziamenti non bastavano” (quando invece c’era comunque la possibilità di far partire le gare facendo delle varianti, anche perché con il PNRR si facevano i progetti non esecutivi, i progetti preliminari). Quindi non è che questa amministrazione “salvi” i progetti.
d - Quindi il punto è che adesso il sindaco si fa vanto di questi lavori?
r - Su questo non c’è dubbio, perché –logicamente- i cittadini pensano che chi inizia i lavori sia anche quello che li ha realizzati, ma non è così. Come dicevo, proprio quando noi dovevamo raccogliere i frutti di tutto questo impegno, siamo stati mandati a casa.
d - L’ultimissima domanda: ho visto che lei ha presentato un’interrogazione sul centro storico di Potenza.
r - E la risposta non mi è per niente piaciuta. L’assessore D’Andrea ha risposto che stavano organizzando vari eventi, come “Lucania Is Comics”, e che questi avrebbero rivitalizzato il Centro. Il problema vero è cercare di portare gente di giorno, non solo dalle nove di sera, perché i pochi commercianti rimasti devono avere la possibilità di lavorare.
(L’intervista completa è visionabile sul canale youtube di LucaiaTV)
- Scritto da Redazione
- Sabato, 06 Dicembre 2025 07:04
di Walter De Stradis
Per queste Festività si vestirà
nuovamente di rosso, «non per
fare il Gabibbo o il pomodoro»,
come dice lui, ma per tornare
a essere nuovamente Babbo
Natale, in alcuni spettacolini per bambini
che sta portando in giro (e la barba bianca,
ci tiene a sottolineare, sarà rigorosamente
vera, cioè la sua). Sarà anche per
questo, che l’attore Mattia Sonnino -che
stiamo vedendo in tv nel nuovo serial
di “Sandokan”- ai tempi del suo esordio
nella fiction “Blanca” lo ringraziò, a lui,
Gigi Pirozzi, che nel 2006 era stato suo
insegnante in un corso di recitazione
tenutosi qui a Potenza. Come se gli avesse
quasi “regalato” una carriera.
Cinquant’anni di palcoscenico e una
vita passata a fare “radiografi e” alla
realtà lucana, sia letteralmente (come
tecnico di radiologia alla Luccioni), sia
metaforicamente, attraverso l’occhio
critico e popolare del teatro amatoriale:
Luigi “Gigi” Pirozzi, colonna portante
della storica compagnia teatrale potentina
“La Maschera”, spesso recita in aviglianese
(specie quando i testi sono scritti dal sodale
Tonino Nella, originario della “Capitale”),
a volte in potentino, altre ancora in
napoletano (è nativo di Giugliano), ma
sempre e comunque mette in scena la
saggezza, le risate e forse anche le lacrime
della gente di Basilicata.
La sua timidezza di bambino, in qualche
modo poi “esorcizzata” con gli spettacoli, la
ricorda bene: «Alle elementari nascondevo
le mani sotto le gambe per paura che il
maestro le vedesse alzate e credesse volessi
fare il volontario per l’interrogazione!».
Attraverso il suo personaggio più celebre,
Vito Summa (“Il solito Vito”, protagonista
di sketch anche in Rete) -«un uomo
semplice, ma pieno di buon senso, che
osserva e critica la realtà con saggezza
popolare»-, Pirozzi ha girato la Basilicata
«davanti e di dietro», e persino la Svizzera,
regalando risate e un senso di “famiglia” ai
conterranei.
Interrogato sulla situazione in Basilicata,
il solito Vito Summa la vede «scura, nera
proprio». Il suo appello –in aviglianese diretto
alla politica e agli amministratori è
chiaro («ma datela ‘na mano a ‘sti poveri
giovani!»). Pirozzi si commuove anche
un po’ pensando ai bambini che piangono
a causa delle guerre, e chiede a Babbo
Natale che i suoi nipoti non debbano vivere
tra i confl itti. Per la Basilicata, l’augurio è
che «non abbandonino questa terra», non
siano costretti, cioè, citando l’esempio di
un nipote che ha trovato lavoro addirittura
dalle parti della Cecoslovacchia.
Quest’anno “La Maschera” è tornata
(Maria Luigia Bombino completa il trio)
ed è andata in scena con “Ed… IA tra
di voi!!!”, testo di Tonino Nella. Una
commedia sull’Intelligenza Artifi ciale in
cui una coppia chiede all’IA un tragitto…
e l’IA gli compare davanti in carne e ossa.
«Mi spaventa un po’, sì», confessa Gigi.
«Rischiamo di perdere posti di lavoro.
Nella commedia persino per il cambio di
stagione si chiedeva aiuto all’IA!».
Non senza un culmine grottesco:
l’Intelligenza Artifi ciale che suggerisce alla
moglie di eliminare il marito da cui vuole
divorziare. Ma alla fi ne c’è una salvezza in
zona Cesarini: «Bisogna tornare a usare la
nostra intelligenza: cuore e mente devono
guidarci verso l’altro».
Pirozzi, che fa teatro dal 1975, vede oggi
un aumento di giovani e compagnie, ma
il percorso è comunque in salita. «Le
spese oggi sono molte, troppe tasse, tra
affissione, vigili del fuoco e la stampa dei
manifesti». Negli anni ‘70, negli ‘80, era
tutto più facile. Oggi, anche uno spettacolo
gradito come il loro si chiude «quasi in
pareggio». Quando propose alla Regione
di creare qualcosa sul brigantaggio, si vide
offrire «una cifra irrisoria».
Consoliamoci col Natale, và, visto
che Pirozzi da qualche anno coordina
i laboratori teatrali dell’Associazione
Nuova Era. Quest’anno saranno con lui
due elfi pasticcioni –Elfo Angelo (Angelo
Galasso) e Elfo Filippo (Filippo Gilio)– e
sua sorella Maria Teresa Pirozzi, nei panni
della Befana-moglie («…e haggie passat’
nu guaio!»).
Hanno già un fi tto calendario: Corleto
Perticara (14 dicembre), Ruoti per “Il
Borgo dei Golosi” (20-21 dicembre),
Sanchirico il 23 dicembre con lo spettacolo
“La Lettera più Magica del Mondo”.
L’anno scorso, al castello di Brindisi di
Montagna, un bambino ormai cresciutello
che non credeva più a “Santa Claus”
sentenziò: «Lui (Pirozzi – ndr) è un Babbo
Natale bello e sa recitare». Se glielo
avesse detto Fellini, forse gli avrebbe
fatto meno eff etto. Per l’attore, tuttavia, il
tempo per il cinema c’è anche stato, con la
partecipazione al fi lm “Del perduto amor”
(1998) di Michele Placido (a seguito di
un doppio provino, a Potenza e a Irsina)
e a “Non vi sedete troppo” (2005, regia di
Gampiero Francese) con La Riccotta. Ma
per l’arte cinematografi ca, l’opaca “lastra”
certifi ca che per poter continuare «bisogna
avere amicizie, sì amicizie…non vorrei
dire “leccare”».
Prima di salutarci, tira fuori un ultimo
ricordo: una cena a Castelluccio Inferiore
durante una festa di paese. Era tardi e chiese
al Comitato se poteva portare qualcosa
a casa. «No, tu mangi qui con noi», gli
dissero. E lui si abbuffò, ovviamente.
Perché il teatro popolare vive così: piatti
di carta condivisi, abbracci dietro le quinte,
battute che in piazza fanno ridere tutti
«perché noi ci aiutiamo molto con i gesti.
La comicità lucana è la spontaneità, le
pause, la mimica». E pazienza se, rispetto
ai Campani e alla loro grande tradizione
nella commedia, «siamo un po’ più chiusi
e montanari».

- Scritto da Redazione
- Sabato, 29 Novembre 2025 07:38
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di Walter De Stradis
C’è un posto,
tra Rionero e
R i p a c a n d i d a ,
dove il tempo non
scorre: fermenta.
È un vecchio casale di pietra, avvolto
nella luce obliqua del Vulture, ove
Carmine Crocco -poi consegnato alla
storia come il “generale dei briganti”-
per un periodo lavorò da guardiano.
Oggi questo luogo è l’antro vibrante
e ordinato di botti, bottiglie, quadri e
ricordi dove "crea" Francesco Sasso,
ottantasette anni, conosciuto da tutti come
“Il Professore” (persino la fi glia ce lo
annuncia così). Un soprannome che non
è certo un vezzo: «Mi sono portato dietro
ventiquattro anni di insegnamento, fatti a
mio modo, non secondo i canoni noiosi di
una scuola sì attiva, ma non innovativa» .
E mentre lo racconta, Sasso ha il portamento
e la gentilezza di un personaggio
d’altri tempi. Non è diffi cile scorgere
in lui una sorprendente somiglianza
con William Hartnell, il primo attore
a interpretare il “Doctor Who”, oltre
sessant’anni fa, nell’omonima, celebre
serie tv britannica: stesso sguardo arguto,
stessa compostezza da gentiluomo
edoardiano. E come “il Dottore” con
la sua cabina telefonica blu, anche il
Professore sembra trasportare chiunque
gli stia accanto in un altro tempo.
La storia dell’azienda della famiglia Sasso,
oggi diretta dalla fi glia Eugenia, comincia
nel 1922: «La Camera di Commercio ci
ha dato una medaglia d’oro per questo
percorso… siamo a 103 anni di vita
della famiglia Sasso per questo lavoro»
Il Professore è cresciuto dentro
il vino, e il vino dentro di lui:
«Mi sono nutrito di profumi,
fermentazioni che salivano dal
basso della cantina fi n dentro casa»
Suo padre –racconta– lavorava in modo
empirico, ma con intuizioni geniali, tanto
che «molti scrittori lucani hanno parlato di
lui come riferimento di serietà e passione»
Una eredità forte, che porterà
Sasso a lasciare -e non nasconde
anche un pizzico di rammarico- la
scuola nel 1983 (il “Gasparrini” di
Melfi , ove insegnava economia) per
dedicarsi completamente alla vigna.
Gli occhi gli brillano ancora, però,
quando rievoca uno dei ricordi
più intensi della sua carriera:
«La cosa più bella era vedere qualcuno
emozionarsi davanti a un bicchiere
di vino. Io mi emozionavo due volte»
Negli anni Ottanta esporta il suo
vino a Berlino, quando il Muro è
ancora lì. In quella città spezzata e
viva, accade un episodio inatteso:
«Un signore da un tavolo si alza e viene
verso di me: “Herr Sasso è qua?”» ricorda.
Era l’attore Horst Buchholz, il celebre
interprete de “I magnifi ci sette” (ma anche
del medico fi ssato con gli indovinelli
ne “La vita è bella” di Benigni): «Mi
disse che quando andava a teatro, il suo
mondo si apriva totalmente, con mezza
bottiglia del mio vino prima di entrare».
Sasso, pur in preda all’emozione, aveva
risposto con una battuta: «Ma è possibile
che devo venire a Berlino e mi devo
incontrare con lei? Quando in Italia
ogni quindici giorni danno il suo fi lm?!».
Un riconoscimento inatteso e potente,
quello del grande attore tedesco, suggellato
dall’amicizia e da una promessa:
ventiquattro bottiglie di un nuovo vino,
tutte fi rmate. Dal Professore. Una sorta
di “autografo al contrario”, dunque.
Per Sasso il suo Vulture non è solo un
territorio: è una geologia dell’anima.
«Il Vulture è un massiccio montano
che è una ricchezza infi nita…
una barriera naturale con un
microclima imprescindibile. Ma
non tutti l’hanno capito, ancora».
Qui, milioni di
anni di eruzioni
hanno lasciato
un patrimonio
m i n e r a l e
che parla
d i r e t t a m e n t e
alla vigna: «Non
puoi pensare
a un grande
vino con una
vigna giovane.
A b b i a m o
bisogno di
catturare i
minerali, e
i minerali si catturano nel tempo»
E quando racconta del suo Roinos
2001, lo fa come di una creatura viva:
«L’estratto secco era 48, un massimo
espresso in Italia… un vino con la
potenzialità di vivere oltre 60 anni». A
Verona, il giornalista Paolo Massobrio
ne rimase folgorato, scrivendo che era il
vino nuovo più sorprendente della fi era.
Il Professore non ha dubbi: «Una delle
componenti importanti dell’evoluzione di
un vino è il tempo. Se sai aspettare». Lo
dimostra raccontando la storia dell’ultima
Riserva di Roinos, premiata a Firenze.
Il vino era pronto dopo cinque anni,
ma lui decise di aspettarne altri cinque:
«“Perché questa fretta?”, dissi
a mia fi glia. Non è una sfi da a
qualcuno. È una sfi da al vino, capire
quali sono le sue potenzialità»
E in questa Basilicata che, come spesso
si dice, vive un non-tempo tutto suo,
Sasso trova una perfetta corrispondenza:
«Non è vero che da tutte le parti si può fare
un grande vino. Qui il terreno, i minerali,
il clima: tutto parla la lingua del Vulture»
E se oggi un politico varcasse la soglia
del suo casale, cosa gli off rirebbe?
«Non gli off rirei mai il mio massimo…
andrei sui vini più facili, più diretti. Sarà
poi la sua curiosità a capire se vuole
andare più in profondità. Un veneto una
volta mi chiese come mai vendessi un
“Eubea” -che è un vino di base- così buono.
E ovviamente la risposta fu semplice:
se io vengo conosciuto con un vino di
base insignifi cante o appena suffi ciente,
ne va del mio nome. E io non lo voglio
perdere per colpa di un vino mediocre».
Alla fi ne, mentre ci accompagna tra le
botti, i numerosi riconoscimenti (ultimo
quello dei “100 grandi vini” tributato
a Firenze dall’Associazione Italiana
Sommelier) e i quadri, mentre ci mostra
oggetti che sembrano aver assorbito
decenni di vendemmie, è impossibile
non pensare di essere saliti anche noi
su una sorta di TARDIS (la “macchina
del tempo” nella citata trasmissione
della BBC) enologica: niente cabine
blu, ma legno antico, odore di mosto
e il sorriso gentile di un uomo che,
come il celebre Doctor Who, viaggia
attraverso il tempo. il suo, quello del
Vulture, quello del vino. Un tempo che
profuma di fermentazioni, di cenere
vulcanica, di attese lunghe dieci anni.
Un tempo che forse solo l’Aglianico del
Vulture, e chi lo custodisce da un secolo,
può insegnare.
- Scritto da Redazione
- Sabato, 22 Novembre 2025 07:40
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di Walter De Stradis
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idea delle bocce come passatempo per quattro pensionati curvi sotto un pergolato non regge più. E lo dimostra (anche) il fatto che in Basilicata questo sport ha una presidente di Federazione donna –l’unica in Italia– che tra l’altro mostra una competenza, persino puntigliosa, e una passione che sorprendono chiunque pensi ancora a certi cliché da cinema in bianco e nero neo-realista. Angela Laguardia, invece, ci parla di ragazzi, donne, atleti con disabilità, gare affollate e strutture piene ogni settimana. E lo fa con un sorriso e un’espressione bonaria e “self-confident”, dietro gli occhiali: quella di chi ha dovuto spiegare molte volte perché le bocce non sono un reperto folkloristico, ma un mondo vivo.
La sua storia non inizia in famiglia, come accade spesso in questo sport. «Non ho nonni né genitori bocciofili», racconta. «Mi ci sono imbattuta per caso. Mi incuriosiva vedere quelle persone anziane così abili nel portare la boccia vicino al pallino, non è affatto semplice come sembra». È stata proprio quella combinazione di precisione, studio delle traiettorie e calma a conquistarla, lei che viene dalla comunicazione (altra sua passione) e oggi lavora in uno studio di medicina del lavoro. E se tanto mi dà tanto, non è certo un caso che abbia scritto –un altro primato- l’unico libro esistente sul mondo delle bocce lucano; s’intitola “Mai lunga” (un’espressione ricorrente nel corso delle gare), ma non è un punto di arrivo. La fatidica cerca di foto, documenti e testimonianze, per Laguardia non si è fermata.
Alla Federazione Italiana Bocce (la sezione lucana della FIB consta di 700 tesserati e 17 società), per lei sono già sei anni di mandato da presidente regionale, due elezioni vinte e un primato che nessun’altra aveva ancora raggiunto. «Devo ringraziare chi ha creduto in me. Cercavano un approccio diverso, forse serviva un cambio di stile, un po’ di aria nuova». È diretta anche quando parla degli stereotipi di genere. Le dico che arriverà un giorno in cui la mia domanda (“ne ha mai sofferto?") diventerà obsoleta, ma è ancora presto. «In dirigenza nessun problema. In campo, invece, capita che qualcuno pensi che le donne siano tecnicamente inferiori. Non è vero, ma paghiamo una tradizione meno lunga degli uomini. Siamo ancora ferme a un rapporto 1 atleta donna su 50, ma per fortuna le cose stanno cambiando».
A Potenza, però, un argomento che accende gli animi è il nuovo bocciodromo di Villa Santa Maria. Il progetto di riqualificazione ha riempito di commenti social e comunicati stampa. Il sindaco attuale, parlando di finanziameto "recuperato", si è in qualche modo “intestato” i lavori; l’opposizione cittadina (ieri al governo) ha rimbrottato, reclamandone la paternità. Il cartello sul cantiere, recita letteralmente “Contratto n. 1539 del 30/08/2023 (quando c’era ancora la vecchia giunta - ndr). Data inizio lavori 11/04/2025 (con la nuova giunta – ndr)”. Angela non si tira indietro: «Anche io mi opposi a quell’uscita del sindaco. Il progetto è in effetti della precedente amministrazione (che ringraziamo per la lungimiranza). Per fortuna, comunque, i fondi PNRR, che avevano una scadenza, non sono andati persi». I lavori, spiega, stanno procedendo bene e l’impianto dovrebbe essere consegnato il prossimo anno. Nel frattempo gli atleti della storica società “La Potentina” giocano a Montereale, “ospiti” dei colleghi della stessa città. «Io sono tesserata con La Potentina, ma come presidente giro dappertutto: mi considero un jolly».
Si tira il coletto della maglia a sentir parlare di “sport minore”. «Chi lo dice non ha mai visto una gara. Tra formazioni lucane e atleti da Calabria, Campania e Puglia, si crea un movimento enorme. Facciamo una ventina di gare l’anno (in cui diventa fondamentale, in contemporanea, ogni bocciodromo della regione), tutte molto partecipate». Insomma, un piccolo “ecosistema sportivo” che spesso resta invisibile agli occhi dei non addetti ai lavori, ma che tiene in piedi società, impianti, volontari e un’organizzazione costante.
Il rapporto con le istituzioni, spiega, non è uniforme: ci sono realtà dove il dialogo funziona (come a Potenza e a Matera), altre dove gli impianti sono bloccati perché necessitano di manutenzione o sono nuovi e fermi lo stesso (indica Rapolla e Brienza). Non sempre, dice, è per cattiva volontà («non sempre», sottolinea). «Però abbiamo bisogno di attenzione». Ogni tanto arrivano anche notizie curiose: «Ci chiamano dai Comuni per informarci su un costruendo “campo di bocce” e poi scopri che intendono una pista scoperta, di terra battuta. Non serve a niente. Per giocare sul serio (agonisticamente) servono coperture, almeno due piste e un fondo sintetico. Sennò si gioca un paio di mesi l’anno e il resto del tempo il campo è inutilizzabile. Di giocatori “stagionali” non ne abbiamo proprio bisogno».
Nonostante le difficoltà, il suo sguardo sul futuro è positivo. «Stiamo aspettando le bocciofile di Bella e Brienza. Cresciamo ogni anno: più società, più donne, più ragazzi». E, come spesso accade, c’è anche il trillo di una nota personale. «Le bocce mi hanno insegnato l’autocontrollo. Fermarmi un momento, pensare prima di agire. Non che prima fossi un uragano, ma questo sport ti obbliga a ragionare con calma».
Alla fine, come da “ricetta” delle interviste “a pranzo”, c’è spazio anche per una domanda sulla città. Se potesse “bocciare” qualcosa di Potenza? «Il disordine e il grigiore del centro storico. Dopo il Terremoto si è costruito troppo e troppo in fretta. Si è soffocata la bellezza che c’era».














