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di Walter De Stradis

 

 

 

Il quarantaduenne potentino Alfonso Nardella, segretario cittadino della Lega, è consigliere comunale da un anno esatto. E’ subentrato a Gianmarco Blasi, chiamato a ricoprire un incarico di governo regionale.

Arrivato al ristorante, si scusa per l’abbigliamento “non adatto”, a suo dire, per un’intervista (la sua prima in assoluto). Lo abbiamo preso tra un turno e l’altro. Lavora in una azienda con stabilimento a Tito ed è sindacalista nel settore metalmeccanico. Il che renderebbe ancora più plastico ciò che molti esperti da tempo sostengono: il “popolo” ormai lo trovi a destra.

d - Per chi leggerà, oggi è martedì 3 febbraio. La notizia del giorno è che Vannacci è ufficialmente fuori dalla Lega. Una perdita o no per il suo partito?

r - Sicuramente una perdita. Una persona che ha preso mezzo milione di voti si tiene in casa.

d - Proprio il 3 febbraio dell’anno scorso, invece, lei entrava in consiglio comunale al posto di Gianmarco Blasi. Lei si era già candidato una volta, senza essere eletto. Il Consiglio è come se l’aspettava?

r - Per come me l’aspettavo …è peggio. Finita la campagna elettorale, mi aspettavo un lavoro costante da parte di tutti. L’opposizione deve fare l’opposizione, è vero, però mi aspettavo un maggior coinvolgimento su alcuni processi. E ho scoperto che questa cosa non c’è, ma neanche nella stessa maggioranza! Quindi, vedere ogni volta queste decisioni calate dall’alto...

d - Quindi lei si aspettava un maggior coinvolgimento da parte della maggioranza?

r - Su scelte fondamentali. Cioè scelte per la città, che secondo me non hanno colore politico. E’ giusto sedersi a un tavolo e trovare una strada tutti insieme. Poi, certo, la maggioranza è la maggioranza, siamo d’accordo.

d - Però lei dice che anche nella maggioranza...

r - Anche nella stessa maggioranza, purtroppo, vedo questo mancato coinvolgimento.

d - Decide il sindaco e via?

r - Decide sempre il sindaco con la giunta, sì. Poco coinvolgimento.

d - E su che cosa avrebbe particolarmente gradito essere consultato anche lei?

r - Magari anche su questa tematica del senso unico, sedendoci a tavolino, anche con le parti sociali, con i cittadini, facendo un tavolo con i trasporti urbani, per vedere le varie problematiche. Mentre così, dalla sera alla mattina, abbiamo trovato dei sensi unici.

d - Sperimentali.

r - Così ha detto l’assessore. Però io vedo delle strisce blu già fatte. I parcheggi. Magari chi ci ha il garage a Via Garibaldi ora ha dovuto pagare il passo carrabile. Quindi poi vedremo se è sperimentale.

d - Ma è solo una questione di metodo?

r - Ma anche di sostanza. Però io non voglio giudicare se il senso unico andrà bene o non andrà bene, a livello di fluidità di traffico. Questo ce lo diranno i famosi 120 giorni di prova. Io punto l’attenzione su due o tre tematiche fondamentali. La prima è quella della sicurezza. … immaginiamo Corso Caribaldi, con i due parcheggi ambo i lati, una corsia centrale, traffico: se deve passare un’ambulanza, la vedo proprio critica! L’altro tema potrebbe essere quello dei Vigili del Fuoco: se c’è un’ autoscala dei pompieri -lunga un 10/12 metri- a Via Mazzini, penso che diventi difficile la svolta su Montereale. Quindi, proprio le vie di fuga per i soccorsi non sono state considerate. Un altro tema importante è quello dei trasporti. Non puoi chiudere Corso Caribaldi e togliere delle linee, mi viene in mente la 5A, che ha lasciato a piedi centinaia di ragazzi per andare a scuola. Avevano pagato anche l’abbonamento il mese prima. Dài! La cosa andava coordinata meglio. L’ultimo punto che vorrei focalizzare è, a mio avviso, la spocchia amministrativa dell’assessore. Perché mi sembra che quando viene preso in causa da qualche cittadino che gli fa notare qualcosa, lui a sua volta si arroga il diritto di rispondere anche con toni alti. E non lo dovrebbe fare. Perché, come dicevo prima, un assessore è di una parte politica, ma una volta eletto è l’assessore di tutta la città.

d - Poi c’è la questione, molto discussa, della chiusura della scala mobile “Prima”, giunta a “fine vita”. Si devono fare dei lavori, occorrono dei soldi. La giunta Telesca era riuscita a ottenere un anno di proroga, però c’è stato questo rimpallo delle responsabilità. Il Comune dice di aver inoltrato –inutilmente- le richieste finanziarie alla Regione. Dalla Regione -ma anche qualche sindacato e voi dell’opposizione- rispondono che la responsabilità dell’impianto ricade sull’amministrazione locale e che un eventuale intervento regionale sarebbe un “extra”, non la regola….

r - Assolutamente sì, questo è l’iter. A parere mio, penso che questa amministrazione abbia sbagliato qualcosa. E’vero che ha fatto una richiesta alla Regione, ma è stata accolta, eh! E la stessa Regione ha mandato un cambio della scheda al MISE, che quindi deve essere modificata.

d - Ma questo è avvenuto poco tempo fa.

r - No, è avvenuto già un annetto fa, l’OK del MISE è arrivato pochi giorni fa. Perciò, io dico: tu Comune, nel momento in cui hai già una richiesta e quindi sai che verrà finanziata… è solo una questione di tempo. Quindi magari potevi fare una variazione di bilancio e impostare dei soldi sulla scala mobile, sapendo che poi sarebbero rientrati attraverso la Regione. Ricordo una conferenza stampa del sindaco -se non erro dei primi di gennaio- in cui lui -in pompa magna- diceva che aveva messo 3.600.000 euro sugli asfalti nelle contrade. Giustissimo, le contrade hanno diritto alla stessa viabilità, però fare gli asfalti adesso o farli a dicembre… e invece utilizzare quei soldi per riaprire la scale mobile…insomma, io personalmente la vedo più come una scelta politica di creare un disagio, per poi dare le colpe alla Regione.

d - Però in ogni caso parliamo di una coperta troppo corta, se la tiri di sopra, ti scopri di sotto.

r - Sicuramente è una coperta corta, lo sappiamo da quarant’anni. Io infatti le colpe le faccio risalire proprio a quando sono state aperte le scale mobili. Perché se tu apri una struttura che ha già un “fine vita”, cioè una data di scadenza, probabilmente un qualche fondo annuale lo dovevi prevedere.

d - Tuttavia, sulle cose positive che si stanno facendo (penso al bocciodromo di Santa Maria) voi dell’opposizione dite che sono progetti della vecchia amministrazione (che vi vedeva al governo); mentre sulle cose negative, la precedente amministrazione non ha mai responsabilità. Come mai?

r - No, non è questione di cose negative, le amministrazioni parlano per atti. Quindi il primo atto che è stato mandato alla Regione per la scala mobile è proprio a firma di Guarente. Quindi già nel 2022 il sindaco Guarente chiese alla Regione di attenzionare questa situazione. Poi, l’iter amministrativo dello Stato è stato lungo, non ci piove, però è stato fatto. Loro, la maggioranza attuale, si prendono i meriti, ma certe cose sono progetti della vecchia amministrazione: Ponte Musmeci, Coni, Torraca… è un dato di fatto.

d - Lei cosa farebbe, immediatamente, per Potenza?

r - Penso che sia arrivato il momento di fare uno studio pianificato sul turismo, perché non possiamo vivere di soli servizi. In questo do ragione al Sindaco, ma come diceva anche Guarente, noi siamo una città che offre servizi a tutta la provincia; pertanto la Regione dovrebbe dare un contributo annuale, una cosa cadenzata e giusta. In ogni caso, però, dobbiamo iniziare ad invertire la rotta e creare anche noi qualche attrattore per la città. Magari inventarci qualche cosa sul concetto di “Capoluogo più alto d’Italia”, magari prevedere dei fondi per affidare il rilancio del centro storico a uno studio di marketing, qualcosa del genere.

d - Rigiro la domanda: lei ha un amico di Milano e lo porta a Potenza, che cosa gli fa vedere per primo?

r - I musei, le chiese, il Ponte Musmeci… ma di offerte, in realtà, non ce ne sono tantissime, dato che in 40 anni non si è mai deciso di puntare sul turismo.

d - Musei e chiese…non è poco.

r - Sì, certo. Potenza è una città bellissima, io la amo la mia città, però ci vuole qualche attrattore in più per richiamare i turisti.

d - Dal braccialetto che indossa vedo che è tifoso del Potenza. I successi della squadra potrebbero aiutare in questo discorso? Macchia, che è di diverso orientamento politico, sta facendo un buon lavoro?

r - Siamo contentissimi, abbiamo raggiunto un traguardo storico, la finale di Coppa Italia, mai fatta in città. Magari un passaggio in una Serie B inizierebbe a portare tutta la gente dalla provincia a vedere la partita; ma al di là del presidente attuale (perché c’è un motto nella curva, “cambiano i presidenti, i giocatori, ma il Potenza resterà sempre qui”), potrebbe essere un bello slancio per la città.

d - Cambiando completamente registro, l’altro argomento del giorno è ancora quello dei mini-vitalizi, le cosiddette indennità differite deliberate in Consiglio regionale. Una telenovela lunghissima, con modifiche e marce indietro solo annunciate, proposte di referendum ed ex consiglieri che hanno già inoltrato domanda per beneficiarne.

r - Io ho un’idea, ho un’idea chiara, e lo dico fuori dai denti, senza nessun tipo di problema. Io mi occupo anche di sindacato. Allora, diciamo che il principio è: chi lavora deve avere anche la retribuzione contributiva. E’ giustissimo, ma questo vitalizio, in questo modo, non andava fatto. Quindi io non sono per cambiare la norma, sono per abrogarla del tutto.

d - Che cosa c’è di veramente sbagliato?

r - E’ sbagliata soprattutto se è vero che ci sarebbe la possibilità di attingere –come abbiamo letto sui giornali (io non ho guardato le carte)- a un qualche fondo sociale. Ma a prescindere da dove verranno presi questi soldi, secondo me la legge andrebbe abrogata.

d - Qual è in questo momento un gesto veramente importante, che la politica dovrebbe fare nei confronti del cittadino?

r - Bisognerebbe puntare molto sul lavoro. Perché Potenza sta... Potenza e tutta la regione stanno morendo. Essendo sindacalista dirigente per la Confsal Fismic, ogni giorno assisto a dei tavoli di trattativa, che riguardano chiusure. Pensi alle difficoltà della Smart Paper, per dirne una recente, però è un tavolo di trattativa continuo, in Regione, quindi penso che sia arrivato il momento di fare qualche politica seria per il lavoro.

d - Però voi siete minoranza al Comune, ma maggioranza in Regione.

r - Sì.

d - I sindaci, perlomeno quelli intervistati da noi, lamentano l’assenza di Bardi. Pare che con gli assessori, invece, ci sia un maggior dialogo.

r - Sul discorso di Bardi non le so dire, perché non tratto le dinamiche regionali. Però per quanto riguarda il settore Lega, io vedo un Pasquale Pepe sempre sul territorio. Vedo un Francesco Fanelli e un Domenico Tataranno sempre sul territorio. Parlare degli altri partiti non è corretto, né ho le competenze, perché non sto lì dentro. Io quello che vedo, ripeto, sono quelle tre persone che stanno sempre sul territorio ed è questo che la politica ha bisogno di fare con i cittadini.

d - Lei è un consigliere che gira?

r - Io sono un consigliere che gira, sì.

d - E cosa le chiedono più spesso i cittadini?

r - Dalla piccola sciocchezza del marciapiede, al tombino dissestato. Non sono grandi le richieste. Potenza non ha bisogno di grandi strutture, ha bisogno di piccoli interventi, ma mirati.

d - Se potesse indicare una canzone utile a “titolare” il momento attuale della città, quale sarebbe?

r - “Che fantastica storia è la vita” (sorride)

d - Presumo “fantastica” tra virgolette.

r - Tra virgolette, sì. (sorride)

 

 

 

 

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di Walter De Stradis

 

 

 

Di recente la sua uscita dal Pd ha trovato ampio spazio nella cronaca politica. Paolo Paradiso, 45 anni, pettinatura alla Andy Wharol, dal 2023 è il sindaco di Tricarico (Matera).

d - Oggi (mentre parliamo) è martedì. Ci doveva essere il consiglio regionale, ma è stato rinviato “a data da destinarsi”. Due righe di comunicato, per il momento, in cui non viene spiegato il motivo. Sindaco, sono cattivo io, se penso che il motivo potrebbe essere la discussione sulla revisione della legge sui “mini-vitalizi”?

r - Qualcuno, molto più bravo di me, anni fa diceva che a pensare male si fa peccato. Probabilmente il motivo può essere quello, ovvero un possibile non-accordo tra le forze politiche all’interno del Consiglio. In generale, tutta la questione “indennità differite” è stata gestita male dal punto di vista comunicativo, perché nel merito ci può anche stare una soluzione del genere. Però ci sarebbe dovuta essere una maggiore condivisione, sia all’interno del consiglio regionale, sia con le forze sociali e con la cittadinanza.

d - Lei dice: la misura dell’indennità differita, come concetto, ci può anche stare, però è stata pensata male.

r - È stata pensata male nel proporla in quel modo in consiglio regionale: arriva un emendamento poco discusso -da quello che si legge- portato il 18 dicembre e tenuto quasi nascosto. Quindi probabilmente questo ha fatto indispettire maggiormente le forze sociali e la popolazione. È stata però portata male anche dall’opposizione, che ha detto NO con chi era presente (nonostante qualcuno si sia astenuto), ma all’esterno non ha avuto la forza necessaria. Tant’è che si è resa necessaria una trasmissione televisiva, per far emergere quello che era successo.

d - Quindi l’opposizione non è stata brava a far emergere lo scandalo?

r - Io non lo chiamo “scandalo” di per sé, ma da parte della minoranza non c’è stata quella forza: se c’era la convinzione del no, non c’è stata la forza.

d - Quindi lei ritiene che comunque una forma di pensioncina, così come è stata pensata, sia ragionevole?

r - È ragionevole nel momento in cui c’è l’impegno a portare avanti il ruolo istituzionale che si è chiamati a ricoprire. A chi lascia o trascura –inevitabilmente- quello che è il suo lavoro (seppur in maniera momentanea), deve essere giustamente riconosciuto l’impegno, ammesso che sia reale e concreto. Basti pensare al tasso di assenteismo che c’è all’interno del Parlamento, con gente che va oltre il 90% di assenze! Il cittadino vuole essere rappresentato adeguatamente e chi ci rappresenta deve essere adeguatamente retribuito, perché la Costituzione l’ha pensata bene; la misura serve a tutelare il cittadino dagli scandali, dalla corruzione, dalla concussione.

d - Però la retroattività e la reversibilità non sono misure -come minimo- antipatiche?

r - Lo sono, per questo dico che ci sarebbe voluta una maggiore condivisione all’interno del Consiglio regionale.

d - Adesso veniamo a una questione che la riguarda più direttamente: l’uscita dal Pd. Lei ha riconsegnato la tessera perché non ha condiviso- all’esito delle elezioni provinciali- l’assenza di una lista rappresentativa della collina materana. Quindi ha votato la sindaca di Garaguso (la Bilotta, che era nella lista di FdI – ndr).

r - Sì.

d - E però dal punto di vista di chi legge le notizie, non si proietta l’immagine del “solito Pd”, autolesionista e litigioso?

r - Noi chiedevamo -ma anche in direzione provinciale si era andati su questa direzione- un candidato del mare e un candidato della montagna. Così non è stato, perché alla fine è stato individuato il segretario provinciale, che come sintesi politica è anche corretta. Quello che non andava bene è il metodo. Perché è stato quasi “piombato” alla fine, nelle ultime ore. Eravamo quattro persone che si erano rese disponibili alla candidatura, a rappresentare quattro comuni diversi, ma –l’ho detto e lo ribadisco- non c’è stata la voglia di trovare sintesi. Perché dal mio punto di vista -ma anche degli altri tre- i problemi quotidiani che si vivono in quei comuni si possono evidenziare al meglio solo se c’è un rappresentante. Non è stato così, e pertanto dovevo scegliere tra andare a votare per “Paolo” o per il “Sindaco”. Ascoltando i bisogni della popolazione, non ho potuto fare altrimenti che andare nella direzione del “Sindaco”. E quindi per coerenza, ho ritenuto opportuno consegnare la tessera del partito al mio segretario.

d - E’ un gesto di provocazione o è definitivo? Sa, perché in questi casi i maligni pensano che è un modo per chiedere altre cose.

r - No, non sono abituato a fare gesti provocatori o per chiedere altro. Non so se è definitivo, ma in questo momento non mi sento di appartenere al Pd; non perché non credo più in quello che rappresenta, ma perché non condivido il modo in cui il Pd cerca la rappresentanza. Ci deve essere una maggiore condivisione.

d - Rigiro la domanda: cosa deve accadere perché lei rientri nel partito?

r - Perché io ci ripensi, ci deve essere qualcuno che rappresenti un’area, a livello istituzionale; a livello meramente partitico, deve accadere che il partito torni a svolgere la sua funzione di ascolto e condivisione degli organi partecipati interni.

d - Parliamo di un partito commissariato.

r - A livello regionale, non a livello provinciale.

d - Quindi una “regia” c’è, dietro ciò che ha descritto.

r - Le cose non accadono sempre per caso. Ed è ciò che mi ha portato a maturare una decisione così forte; mi sento ancora di appartenere a un’area politica, però mi sento molto di più di appartenere al mio paese e al mio territorio.

d - Però chi è questo “regista”, non ce lo vuole dire?

r - Se l’avessi conosciuto, ne avrei parlato direttamente con il regista.

d - Insomma, c’è , ma non sa chi è?

r - Se ne avessi la certezza… sì (sorride). Però ne ho parlato direttamente -subito dopo la presentazione delle liste- con il segretario provinciale e mi sono confrontato anche col presidente della provincia. Quindi ritengo di aver agito con schiettezza e trasparenza.

d - Venendo più propriamente a Tricarico, la settimana scorsa abbiamo intervistato la signora Filomena Veltri, memoria storica, la quale ci ha parlato di un paese che perde pezzi, a proposito di scuola, di salute…

r - C’è un fondo di verità, ma c’è anche molta narrazione. La signora Veltri, in virtù dell’età, ricorda un paese che ha vissuto momenti molto importanti. Oggi molti anziani dicono che “l’ospedale se lo sono portati”. Tuttavia, la sanità negli anni si è trasformata. L’esempio più classico è quello del reparto di ginecologia e punto nascite; non c’è più, è vero, ma perché la normativa nazionale ti impone determinati numeri. Quindi, non è più l’ospedale di una volta, ma si è evoluto in maniera diversa: abbiamo un importante centro di fisioterapia che è la Fondazione don Gnocchi, convenzionato con l’ASM; c’è il laboratorio analisi, fondamentale in un presidio ospedaliero; c’è la radiologia; ci sono tutti gli ambulatori e gli specialisti; c’è il reparto di lungodegenza, fatto da professionisti altamente formati. Così come anche sulla scuola: c’erano due istituti superiori, più l’istituto di scuola primaria e secondaria di primo grado, adesso c’è l’istituto omnicomprensivo. L’istituto Gesù Eucaristico, che ha formato generazioni di maestre e maestri (ci ho studiato anche io), non c’è più, perché non c’erano i numeri, ma c’è il liceo delle scienze umane all’interno dell’istituto omnicomprensivo, con il liceo scientifico, che continua a funzionare. L’importante, dunque, è fare in modo che ciò che sta accadendo lo si viva e lo si faccia vivere e sopravvivere nella maniera più adeguata possibile.

d - Quando intervistiamo un sindaco, presto o tardi salta fuori la questione dell’aiuto, della collaborazione con la Regione, compresa –spesso e volentieri- la “distanza” percepita col governatore Bardi.

r - Noi abbiamo un rapporto abbastanza buono con la Regione, nel senso che abbiamo –specie negli ultimi due anni- sia consiglieri sia assessori con i quali riusciamo a confrontarci, è questa è una cosa positiva; con il Presidente abbiamo meno rapporto, probabilmente ha impegni di altro genere. Cosa può fare la Regione per Tricarico? Non si tratta solo di Tricarico di per sé, ma di tutta un’area, perché se sopravvive solo il Metapontino, il Metapontino senza la parte più interna comunque non ce la fa, e viceversa. Tornando al tema della sanità, noi stiamo chiedendo l’istituzione della Casa di Comunità; ce ne sono 19, e a Tricarico potrebbe nascere la ventesima. E a costo zero per la Regione, perché Tricarico è stata il primo esempio di Casa della Salute, nata nel 2013. Così come bisogna chiedere supporto e attenzione sul tema scuola, perché la normativa nazionale va nella direzione di far perdere il rapporto dell’istituzione con il territorio. Se in un paese come Salandra si perde la dirigenza, ovvero la possibilità di rapportarsi con chi rappresenta la scuola, il cittadino si sente un po’ più lontano. Ad Accettura si sta vivendo in questi giorni il problema del medico: sono questioni che vanno affrontate con decisione, proprio per far sentire il cittadino al sicuro ed evitare quei fenomeni di abbandono.

d - Tricarico è uno dei comuni lucani potenzialmente più ricchi di risorse culturali, archeologiche, letterarie, turistiche, musicali e antropologiche. Confrontandomi con artisti e intellettuali del Nord, spesso Tricarico ce la invidiano. Ma tutta questa potenzialità, si riesce a capitalizzarla, nel senso di presenza turistica, di qualità della vita, di economia…?

r - Ha detto tutto. Tricarico ha davvero tutto quello che lei ha detto, direttore, ma più che “capitalizzare”, io parlo di “mettere a sistema”; a quel punto Tricarico sarebbe davvero un grandissimo attrattore naturale. Già così com’è, in parte lo è: col Carnevale ci sono fotografi di passione o di professione, antropologi, studiosi, ci passa tanta gente, ma durante tutto l’anno c’è sempre una presenza costante di visitatori. Quello che non si riesce a fare, è mettere a sistema tutto: museo archeologico, museo diocesano, potenziale museo della fotografia (con Cartier-Bresson) … abbiamo cento e più abiti della tradizione lucana, abbiamo gli abiti che le maschere antropomorfe di altri paesi ci donano al raduno, abbiamo la torre, il castello normanno, gli affreschi, tutto il patrimonio della diocesi. Insomma c’è davvero tanto, ma bisogna mettere a sistema tutto questo. Per noi è l’operazione più difficile, ma anche la più ambiziosa.

d - Faccia un esempio concreto di “mettere a sistema”.

r - Riuscire ad avere qualcuno che pubblicizzi e renda visibile tutto questo; ma si tratta anche di renderlo fruibile, e come si fa? Con le risorse umane, che non può essere la sola associazione di volontariato a fornire.

d - E torniamo alla Regione.

r - Esattamente. Noi abbiamo Piano della Civita, che è un sito archeologico estremamente importante, che si può mettere a sistema anche con gli altri siti della Basilicata, in modo tale da farli visitare. Per esempio, quest’anno con il Patrimonio Intangibile della Regione proveremo a supportare gli scavi archeologici della Civita, che ci sono già, ma vengono dalla Francia da quasi 30 anni!!! Abbiamo fatto un bellissimo progetto nel bosco di Tre Cancelli, ma per mettere tutto insieme ci servono le risorse umane.

d - Di recente il Presidente del Consiglio Regionale, Marcello Pittella, ha dato un riconoscimento ai Tarantolati di Tricarico per i 50 anni di carriera. Nel leggere il comunicato e nel guardare il video istituzionale, non ho trovato UNA parola su Antonio Infantino. E ne sono rimasto davvero sorpreso. Lo facciamo un museo su di lui, prima che lo facciano a Firenze?

r - Nel nostro programma elettorale c’era già qualcosina su Antonio Infantino, e anche grazie ad un’associazione Arci, dall’anno scorso, è partito un festival a lui dedicato. E quindi la memoria c’è. Non bisogna mai disconoscere i grandi. Io non la vivo come una contrapposizione la storia di Antonio Infantino e i Tarantolati. Antonio Infantino è maestro di musica popolare in Italia? Allora non può non esserlo lì dove nascono i Tarantolati di Tricarico, proprio per opera sua. Certe strade, poi, si possono separare, tanti gruppi si sono separati, quindi bisogna dare ad ognuno il suo. Se Antonio Infantino è il maestro -e tale rimarrà- di musica popolare, i Tarantolati hanno avviato il loro percorso, poi l’hanno proseguito in maniera diversa. Per tornare alla domanda: appena insediati, abbiamo almeno avviato la procedura per un monumento funebre ad Infantino nella stessa area di Rocco Scotellaro. Non sarà semplice, ma vogliamo farlo. Arrivare a un museo significa però avere anche del materiale, un luogo e -quello che dicevo prima- risorse umane.

d - E i soldi.

r - (Fa cenno di sì con la testa)

 

 

 

 

 

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Il 28 gennaio scorso, a Roma, nella casa della figlia Rosa, è scomparso il maestro Gerardo Corrado.

Corrado nasce a Potenza nel 1936. Da ragazzo, conosce i pittori Michele Giocoli e Mauro Masi frequentandone lo studio di Via Manhes, luogo di convegno degli intellettuali della città. In età di neorealismo, in tempidi riscoperta della questione meridionale, in tempi di ricostruzione, con igiovani e sodali di quegli anni, che fanno gruppo fra loro, fra Matera e Potenza, con Luigi Guerricchio, Ugo Annona, Antonio Masini, Rocco Falciano, Michele Parrella, Mario Trufelli, subisce il fascino di Rocco Scotellaro e Carlo Levi.

Già espositore alla 1° edizione delle Olimpiadi della Gioventù (1949), il critico Corrado Maltese parla della sua pittura su un quotidiano nazionale. Anche lo scrittore Ezio Taddei si interessa del giovane Corrado le cui opere, selezionate per il confronto internazionale della 2° edizione delle Olimpiadi della Gioventù, sono esposte prima a Roma e poi a Nizza dove richiamano l’attenzione di Picasso. Insegnante, per brevi periodi, in alcune scuole dell’Appennino lucano, viene in contatto con l’estrema povertà dell’interno della regione. Dopo il servizio militare, per tre anni, è insegnante dei minori presso il carcere giudiziario di Potenza. Nel 1969 lascia Potenza e va a insegnare nella periferia romana (Primavalle). Qui l’intreccio tra sviluppo e sottosviluppo lo impegna politicamente con proposte contro l’emarginazione e il disadattamento. Ma non cessa i legami con la sua regione nativa. Roma è solo la “Capitale del Sud” dove si scarica il peso di un’opposizione mai risolta in Italia: quella tra città e campagna. È proprio riflettendo sul contrasto tra città e campagna che Corrado fa il suo incontro con il pensiero di Giustino Fortunato, il primo, tra gli storici e gli studiosi del tempo, che indicherà agli italiani l’esistenza di due Italie, non solo economicamente ma anche moralmente.

Nell’ambito di una narrativa meridionalistica ha pubblicato nella sezione “Saggi” di Pocket, mensile lucano di informazione culturale i seguenti titoli: Il vescovo Andrea Serrao e la Repubblica Potentina del 1799; Inizio e fine della repubblica Potentina; Andrea Serrao vittima della reazione borbonica nel racconto di Forges Davanzati, vescovo di Canosa Pocket, Anno IV (1987) n. 34; Dall’inciviltà si sprigiona la civiltà”, dibattito a margine di un convegno su Vincenzo Padula, Pocket, Anno III (1987) n. 2; Magia, religiosità e Cultura Riformatrice in Basilicata: un confronto dibattito tra E. De Martino e G. De Rosa, Pocket, Anno IV (1988), n. 32; Università della Basilicata. Il problema della legittimazione, Pocket, Anno III (1988), n. 1.

Sempre nell’ambito dei suoi interessi meridionalistici, Corrado ha partecipato al Convegno indetto dal Consiglio Regionale di Basilicata prima a Potenza (30 novembre 1996) e poi a Matera (7 dicembre 1996) sui temi “La Basilicata e il federalismo” e “ La Basilicata e la nuova questione meridionale”, lasciando agli atti il suo intervento sulle “iconografie” regionali quali fattori di stabilizzazione sociali”.

Negli ultimi anni, con Villani editore ha pubblicato: Giustino Fortunato e le due Italie(2021), Joseph Stella, da Muro lucano a New-York (2024) e Iconografie del paesaggio lucano (2025).

Franco Villani

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di Walter De Stradis

 


«Minghiarile pastore ignorante/Quante pecore porti avanti?/Ne porti 150/E minghiarile pastore ignorante!»
Filomena Veltri, classe 1938, ricorda ancora la voce di Rocco Scotellaro, mentre le insegnava quella filastrocca. Seduta nella sua casa (praticamente attaccata all’ex convento di Santa Chiara, ove il sindaco-poeta aveva fatto le elementari), nel cuore del paese, racconta un Novecento lucano fatto di povertà, lotte, poesia e oggi di una pensione minima che fatica a reggere il peso della vita quotidiana.
La sua testimonianza, pulita e diretta, tipica di chi non ha mai avuto bisogno di alzare la voce per dire cose importanti, mette in fila due “Basilicate”: quella che sognava il riscatto e quella che oggi sembra aver dimenticato quel sogno.
Da bambina Filomena aveva sei anni quando Rocco Scotellaro entrava in casa sua. Il padre di lei, commerciante di cavalli, era parte di quel mondo contadino che il poeta conosceva e raccontava. «Rocco aveva diciotto anni, entrava, mi diceva: Vieni qui da me! E nonostante scappassi, mi prendeva in braccio», ricorda sorridendo. E allora lui la teneva sulle ginocchia e declamava versi popolari, quelle cantilene che parlavano di pastori e greggi. Parole che allora alla piccola Filomena sembravano quasi sconvenienti e che oggi sono parte del nostro patrimonio culturale.
Filomena –una delle memorie storiche del paese- quel Rocco lo ricorda giovane, bello, ironico, ma già segnato da una qualche ombra. Ricorda il fidanzamento con Isabella, le battute sul lutto, la morte precoce quasi evocata come destino: «Le diceva “togli questo collettino bianco” -perché all’epoca le ragazze portavano il grembiule nero- “Vediamo come stai vestita di nero. Ma se io muoio, tu ti vesti di nero?”».

 

 

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Di Scotellaro ricorda anche e soprattutto l’impegno per dare la terra ai contadini, attraversando le campagne coi cavalli; addirittura ci parla di un qualche arresto subito insieme a suo papà in quei frangenti. «Ma a vent’anni fece il sindaco», dice, come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Il dolore per la morte prematura di Scotellaro è ancora vivo, così come il ricordo. «Questa strada era tutta piena di fiori». Il paese intero partecipò a quel lutto, anche se la madre di Rocco non volle il funerale in chiesa. Eppure, sottolinea Filomena, Scotellaro, pur cacciato –anni addietro- da quella stessa chiesa per il suo essere «un comunista», lavorò insieme al vescovo Delle Nocche per costruire l’ospedale. Una contraddizione solo apparente, che racconta meglio di mille analisi la complessità di quella stagione.
Accanto a Scotellaro, nelle parole della signora Veltri passano altri nomi: il giornalista (anch’egli poeta) Mario Trufelli, «anche se a Tricarico lui c’è rimasto poco», e naturalmente Antonio Infantino, «Un mio buon conoscente. Una bravissima persona. Fondò “I Tarantolati”. Veniva da una famiglia colta». Figure diverse, accomunate da una creatività irregolare e da un legame profondo con Tricarico. Di Infantino, in particolare, aggiunge che era peculiare, ma rispettato, mai volgare, capace di vivere «a modo suo».
Una Basilicata colta, inquieta, che sembrava promettere futuro.
Poi arriva la vita, quella concreta. Il lavoro in tappezzeria, «eravamo quattro figli, una casa affollata, otto persone in tutto. Quando si è giovani si lavora e non si pensa ad altro».
Oggi però i conti si fanno eccome.
La sua pensione è minima. Minima davvero, nonostante la reversibilità del defunto marito. E il confronto con l’attualità politica regionale brucia.
Filomena, che si informa e legge molto (almeno, sin quando la vista le ha retto, dice), ha seguito il servizio delle Iene sul mini-vitalizio approvato dal Consiglio regionale (e che ora, a polemica scoppiata come una bomba H, si vorrebbe “correggere”). Per il momento, sono stati deliberati seicento euro di “pensioncina” dopo soli cinque anni di mandato. «È la solita storia: per loro fanno tutto, per noi poco e niente», dice senza rabbia, ma con una stanchezza che pesa più di qualsiasi invettiva. Cinque anni di contributi, per un cittadino comune, non garantiscono nulla. Per un consigliere regionale bastano per un assegno sicuro a 65 anni compiuti.
Le difficoltà –per i pensionati come Filomena- non sono certo chiacchiere, bensì bollette, riscaldamento, e qualche “sorpresa”. «Ho avuto il bonus gas, sì, ma poi ho dovuto ripagare quattrocento euro». Il famoso “conguaglio”, baby. Per i motivi di cui sopra, ha dovuto rateizzarlo. «Dobbiamo pagare quei 400 euro perché abbiamo consumato poco. A questo punto, era meglio consumare di più. In pratica, abbiamo risparmiato per LORO».
La vita costa il doppio, spiega, e per arrivare a fine mese servono sacrifici continui. «E menomale che ci sono i figli», perché senza di loro anche una riparazione diventa impossibile.
Se potesse parlare direttamente ai nostri politici, Filomena non userebbe mezzi termini: «Siete delle persone davvero perbene. State lavorando per voi? Noi ci arrangiamo, come abbiamo sempre fatto».
Lo sguardo poi si allarga al paese. Tricarico, dice, l’ha visto rinascere e poi morire lentamente: «Ospedale ridimensionato, magistrale chiuso, cantina sociale, salumificio, attività scomparse, giovani costretti ad andare via. Qua prima avevamo tutto. Adesso si chiude a poco a poco». Per fortuna, dice, restano la Pro Loco (il figlio ne è il presidente – ndr), il carnevale, qualche iniziativa culturale. Ma sempre troppo poco per fermare lo spopolamento.
Il suo augurio, tuttavia, è semplice: che Tricarico torni almeno «un po’ più in salute», soprattutto per i giovani. È probabilmente la stessa speranza che animava Scotellaro, quando sognava una Basilicata capace di dare dignità ai suoi figli.

 

 

 

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Un riconoscimento a persone che nell’ordinario si distinguono per azioni straordinarie. Il prestigioso premio internazionale “Standout Woman & Man Award 2026” per il secondo anno consecutivo è stato assegnato a un’eccellenza lucana. Sarà Anna Carone, presidente de “Le Case dell’arcobaleno” di Montalbano Jonico, a ricevere il premio durante la cerimonia che si terrà il 22 gennaio in Parlamento.

E, come è già accaduto nel 2025, anche quest’anno la Commissione, composta da figure impegnate a livello nazionale nella promozione della parità di genere, ha accolto tra tutte quelle proposte dalle Regioni, enti e associazioni la segnalazione della Consigliera di parità della Basilicata, Ivana Pipponzi.

Il Premio è nato all’interno dell’Expo 2015 presso la Commissione europea, per un’idea dell’americano Beau Toskich che ha sempre considerato il genere femminile una risorsa fondamentale. Ben presto si è ampliato con la sezione maschile, dando così rilievo a uomini eccellenti e alle Aziende che sviluppano progetti innovativi e di welfare. Giunto alla decima edizione, lo “Standout Woman & Man Award” seleziona per vari settori donne e uomini di alto profilo che si contraddistinguono per capacità, competenze, determinazione e sensibilità nel raggiungere elevati e ambiziosi obiettivi.

“Sono orgogliosa – commenta la Consigliera Pipponzi – del fatto che la Commissione abbia riconosciuto il prezioso lavoro della dottoressa Carone. Una donna che, con tanta umanità e generosità, ha creato una Comunità dove sono concrete inclusione, solidarietà e riscatto”.

“Le Case dell’arcobaleno” da 25 anni accoglie in una comunità residenziale persone con disabilità, minori e madri in stato di estrema fragilità. Nel 2025 alle attività della cooperativa sociale si è aggiunto il “Centro Iris”, una struttura che mette in primo piano l’idea di un’inclusione “inversa”. Non sono più solo i ragazzi disabili a raggiungere gli spazi esterni, ma sono i ragazzi abili che vengono al centro per condividere il tempo libero e maturare nuove e diverse esperienze di vita.

“Si tratta di un modello positivo per i nostri giovani e un punto di riferimento – dice ancora la Consigliera Pipponzi – in una società che incontra ancora molte difficoltà a integrare il diverso. E’ doveroso, perciò, dare risalto a realtà come quella de “Le Case dell’Arcobaleno”, luoghi nei quali cresce e si sviluppa la cultura della solidarietà e dell’accoglienza”.

Con riferimento alle polemiche emerse in questi giorni sulla norma approvata dal Consiglio regionale in materia di indennità differite, " spesso rappresentata in modo non corrispondente al suo effettivo contenuto", il Presidente della Regione, Vito Bardi, ritiene necessario intervenire per chiarirne la portata e migliorare alcuni aspetti della disciplina.

“Non è mai stato approvato alcun vitalizio, né è stato introdotto alcun privilegio. La norma riguarda esclusivamente un sistema contributivo e volontario, senza automatismi, operativo solo al raggiungimento dell’età pensionabile. Si tratta di un modello già adottato in 16 Regioni italiane, dalla Lombardia alla Sardegna, sotto governi di diverso colore politico: la Basilicata non fa eccezione e non inventa nulla. Detto questo, con l’intera maggioranza abbiamo condiviso due indirizzi chiari, che saranno tradotti in modifiche normative: separare completamente il sistema contributivo da qualsiasi fondo ed eliminare ogni riferimento e ogni possibile interconnessione con la retroattività. Il fondo costituito integralmente dal taglio delle indennità mensilmente accantonato dai consiglieri regionali non verrà toccato e sarà destinato a interventi nel sociale, a difesa dei più fragili, individuati contestualmente alla modifica della normativa. Resta fermo che tali risorse non sono e non saranno in alcun modo collegate al sistema contributivo.bardi e premio basilicata 2

Ribadisco un punto fondamentale: l’adesione resta e resterà facoltativa. Nessun obbligo, nessun automatismo. Si andrà rapidamente in questa direzione, chiudendo la discussione sul tema e tornando a concentrarsi su ciò che davvero interessa ai lucani. Come Presidente – conclude Bardi – sono il garante di tutta la maggioranza, di trasparenza, responsabilità e unità istituzionale, consapevole che la politica deve sempre saper ascoltare, spiegare e, quando necessario, migliorare le proprie decisioni”.

 

 

 

 

 

 

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di Walter De Stradis

 

 

 

 

Fra pochi mesi compirà quarant’anni

colei che fu una delle sindache

(a Pisticci, nel 2016) più giovani

in assoluto. Per di più, era anche

la prima, in Basilicata, con i

gradi da “Cinque Stelle”. Oggi Viviana

Verri è consigliere regionale di opposizione

in Consiglio regionale e di (ritrovata)

maggioranza al Comune di Pisticci.

d - Tocchiamo subito il tema più scottante:

i cosiddetti (mini) "vitalizi” ripristinati in

Consiglio Regionale. Lei è stata una delle

personalità politiche intervistate nella

recente puntata delle “Iene”: vogliamo

riassumere per quei pochi che non sanno

cosa sia successo?

r - Questa brutta pagina di storia della politica

lucana in realtà è stata scritta circa un mese fa,

quando il 18 dicembre, in consiglio regionale,

approda il cosiddetto “collegato alla legge di

stabilità”, un testo che era già in commissione

da tempo, ma nel quale sono arrivati alcuni

emendamenti fatti proprio quel giorno, tra

cui questo, ormai famoso, sui vitalizi. Il

“collegato” è una sorta di “legge omnia”,

in cui si affrontano vari argomenti, quindi

questo tema non era entrato nel collegato, ma

ci è arrivato proprio quel giorno. Veniamo

quindi a conoscenza di questa misura che,

in buona sostanza, si chiama “indennità

differita”, ma che è una sorta di vitalizio e

che prevede che -al compimento dell’età della

pensione con 65 anni- chi è stato consigliere

per almeno 5 anni, dalla decima Legislatura

in poi, può acquisire questa sorta di pensione.

Come funziona? In parte contribuisce il

consigliere con la sua indennità, un’altra

parte consistente, circa due terzi se non vado

errata, la metterà la Regione.

d - Ma ci sono altri particolari “interessanti”.

r - La cosa più odiosa è che è previsto anche

un meccanismo retroattivo: ci sono alcuni

consiglieri che magari hanno fatto più

legislature (quando questa norma non c’era)

e quindi per poterne beneficiare anche loro,

potranno versarsi contributi e potranno

attingere ad un Fondo nel quale noi consiglieri

devolviamo una parte dell’indennità -e questo

si fa da diversi anni- e che viene utilizzato

per finalità sociali. L’ultima cosa fatta e

deliberata con questo Fondo erano degli aiuti

per la popolazione di Gaza.

d - Facciamo un piccolo stop, perché c’è chi

ha obiettato che quel Fondo, tuttavia, non

è stato mai utilizzato. Mi pare di capire che

non è così.

r - Diciamo che quei soldi sono stati utilizzati

poco rispetto alla capienza, che ammonta a

oltre un milione di euro. In questa consiliatura

sono stati utilizzati per varie iniziative, per

esempio per un centro autistico, ma negli

anni sono state fatte altre cose, come quella

misura a favore degli esposti all’amianto.

È vero che non è stato utilizzato sempre in

maniera frequente, però è un Fondo che oggi

c’è, e ci si possono fare tante cose. Non è che

questi soldi “scadono”, insomma.

d - La maggioranza si è difesa dicendo che è

stata adottata una norma presente anche

in altre regioni, però -altro particolare

non di poco conto- questi vitalizi potranno

andare anche ai congiunti, agli eredi dei

consiglieri.

r - Sì, c’è anche un meccanismo di reversibilità. È

vero che questa è una misura che hanno tante

regioni, ma noi come opposizione abbiamo

contestato sia la retroattività, sia il modo in

cui è arrivata in aula, perché normalmente

una proposta di legge viene presentata

in commissione, si fa una discussione, si

invitano anche le parti sociali. Si è scelto

una via poco trasparente, molto opaca, con

un provvedimento

adottato sotto

Natale; quasi quasi si

sperava che passasse

inosservato, ma così non è stato perché c’è

stato chi, come noi del M5S, si è opposto

fermamente alla norma (sia io sia la collega

Araneo) e chiarisco che NON usufruiremo

del beneficio.

d - Ora cosa accadrà?

r - La legge è stata varata, il 31 dicembre è stata

pubblicata sul bollettino, entro 90 giorni dalla

pubblicazione chi vuole usufruire del vitalizio

dovrà comunicarlo. Non è automatico

prendere il vitalizio. Possiamo scegliere di

non farlo e noi 5 Stelle lo non lo prenderemo.

d - Quindi dobbiamo aspettare due mesi

e mezzo per vedere quali e quanti

sceglieranno di beccarselo.

r - E’ facoltativo, c’è un meccanismo di scelta.

d - Da più parti è stato chiesto di fare un passo

indietro, ma alla fi ne potrebbe essere già

questo: rinunciare.

r - Il passo indietro necessario sarebbe

l’abrogazione di questa norma, come

abbiamo chiesto, perché non si può lasciare

al singolo la scelta di una cosa del genere,

considerando che è un meccanismo che

beneficia anche consiglieri di altre, passate

legislature: persone che oggi potrebbero

venire a chiedere la restituzione di quei soldi

che versarono nel Fondo per finalità sociali.

d - Ciò che è certo, è che, con “Le Iene”, non si

è fatta una bella fi gura a livello nazionale.

r - Assolutamente no, per niente, anche perché

chi è stato chiamato a spiegare non ha trovato

le parole di fronte alle telecamere. Perché

non è una misura che si può “spiegare” al

cittadino. Specie in un momento storico

nel quale, in Basilicata ci sono vertenze

che riguardano il lavoro; Stellantis, la crisi

del polo del mobile imbottito, la Smart

Paper, ci sono un sacco di crisi industriali,

economiche, imprenditoriali e in un momento

del genere una norma così appare ancora

più odiosa. Non era necessaria, noi abbiamo

un’indennità di tutto rispetto, abbiamo anche

la possibilità, insomma, di poter integrare il

nostro fondo pensionistico autonomamente,

molti di noi lo fanno.

d - La Corte dei Conti, poco tempo prima,

aveva bocciato la legge regionale 23 del

2024 che prevedeva un aumento dei fondi

per i gruppi consiliari. A suo tempo, anche

lei non fu scevra da polemiche, avendo

partecipato al progetto di legge.

r - Sì, sì. Quello fu, diciamo, uno scivolone di inizio

legislatura. Io sono componente dell’Ufficio

di Presidenza e si iniziò a discutere, sin dalle

prime battute, di una necessità che era quella,

in qualche modo, di dotare i gruppi consiliari

anche di più personale o comunque di più

aiuti per svolgere l’attività. Quindi è nata

questa discussione, in Ufficio di Presidenza,

che si concretizzò ben presto in un progetto

di legge, che normalmente porta la firma

del proponente o dei proponenti. All’epoca,

essendo anche poco

avvezza ai meccanismi

tecnici, non fui

pronta a ritirare la

mia adesione alla

discussione -non

al principio- anche

perché in questa legge

poi c’è fi nito anche

altro. E mi spiego.

Della nostra indennità

fa parte una somma

di 1950 euro, che

all’inizio di questa

consiliatura ci

venivano dati SOLO

E SE avessimo

attivato contratti

di collaborazione.

Ora, in virtù di

quella legge, il

consigliere può non farlo. Tecnicamente non

è un aumento, ma il consigliere oggi può

decidere se incamerarsi quei soldi o pagarci

il collaboratore. Io, come la collega Araneo,

come altri, continuiamo a pagare il nostro

collaboratore, anche perché l’abbiamo

assunto. Tuttavia, poi c’è stato un secondo

errore, un’astensione generale su questa

norma. Però poi abbiamo proposto come

minoranza -io prima fi rmataria- un’altra

legge che facesse fare un passo indietro,

avendo già presagito da alcune cose

l’intervento della Corte dei Conti. Questa

legge ci è stata bocciata, però poi ne abbiamo

presentata un’altra per fare un referendum,

che ancora sta facendo il suo iter consiliare.

Quindi dall’errore iniziale, abbiamo cercato

di rimediare in ogni modo e soprattutto con

la dignità di non prendere quei soldi.

d - Chiudiamo il discorso sui vitalizi. “Le

Iene” a volte vengono accusate –da chi

è stato da loro “pizzicato”- di tagliare e

montare ad arte le interviste. E magari

qualche consigliere di maggioranza si

lamenterà in tal senso. Lei che era lì, quel

giorno, cosa può dirci?

r - Il tema in sé era oggettivamente scivoloso,

quindi dare spiegazioni non è comunque

semplice. Chiaramente, i tagli delle interviste

ci sono stati (anche il mio passaggio che

è andato in onda non è stato completo),

però ritengo che in generale “Le Iene” non

abbiano stravolto o fatto delle interpretazioni

sbagliate della cosa. La questione è quella,

così come è stata spiegata.

d - C’è anche chi ha commentato: va bene,

ma tra tante cose, questa delle 600 euro

di mini-vitalizio non è la più importante,

essendoci altri temi, tipo la crisi di

Stellantis e dell’indotto (oggetto di una

recente risoluzione in Consiglio).

r - Si è parlato tanto dei vitalizi perché questa

è una classe dirigente che ha altre priorità:

per portare in Consiglio Stellantis ci abbiamo

messo mesi.

d - La priorità di questa maggioranza è

l’autoconservazione?

r - Evidentemente sì. Intanto, venendo alla

risoluzione consiliare, è stato trovato un

punto di mediazione e abbiamo cercato di

portare a casa degli impegni di Stellantis

innanzitutto, ma anche a tutela dell’indotto;

perché oggi la vera emergenza è anche lì, sui

lavoratori che sono in sciopero. Ci sono due

presidi, Tiberina e Pmc, che sono in piedi da

quasi 100 giorni e sono persone che hanno

bisogno di risposte. Quindi, ci aspettiamo che

il governo regionale, forte anche del mandato

ricevuto dal Consiglio, faccia delle azioni a

tutela di questi lavoratori. Avendo avuto io

stessa, da sindaca, ruoli di governo, quando

facciamo opposizione in Regione non la

facciamo mai cercando di strumentalizzare

le difficoltà. Sappiamo che ci sono questioni

come la Sanità che non è facile risolvere,

ma quello che noi chiediamo sempre è un

approccio condiviso. Ad esempio, il piano

sanitario doveva arrivare in Consiglio a fi ne

anno, doveva essere frutto di un percorso di

confronto anche con le minoranze, e invece

noi abbiamo assistito solo a una presentazione

di linee-guida molto vaghe; prima dell’estate

poi c’è stato un silenzio stampa assoluto e

oggi non c’è manco il piano, ancora si parla

di linee.

d - Senza contare i 50 milioni di saldo negativo

in riferimento alla mobilità sanitaria.

r - …e i sessantamila lucani che hanno proprio

scelto di non curarsi. Perché le liste d’attesa

del pubblico sono infi nite e perché non sempre

è possibile accedere a strutture private, che

costano tanto; quindi su questo bisogna dare

delle risposte con la riorganizzazione. La

Giunta l’anno scorso fece una delibera in cui

riorganizzò la sanità territoriale, ma anche

quella non è passata dal Consiglio, non se

n’è discusso e ancora si fatica a calare quel

modello nella realtà e nei problemi. Oggi noi

abbiamo strutture fi nanziate col PNRR, come

gli ospedali di comunità, che ancora non

sono aperte e quando verranno aperte non

ci saranno i medici, perché c’è una carenza

endemica di personale sanitario.

d - Voi Cinque Stelle avete spesso lamentato

l’assenza del governatore Bardi in

Consiglio regionale. La mancanza di una

“leadership” conta quanto l’assenza di

condivisione?

r - C’è un’assenza totale del governatore, che

non solo non viene ai consigli regionali, ma le

dico una cosa ancora più grave: tramite PEC,

noi tutti i consiglieri di opposizione abbiamo

fatto una richiesta al presidente Bardi per un

incontro, più di un mese fa, e non abbiamo

avuto risposta, nonostante vari solleciti.

Volevamo “imporgli” un po’ di temi, come la

sanità, ma volevamo anche dei chiarimenti su

altri aspetti: c’è una vicenda su cui non è stata

ancora fatta luce abbastanza, che è quella di

“Affi dopoli” (la questione degli affi damenti

diretti operati da alcuni enti, fi nita al centro

di una inchiesta giornalistica). Notiamo

anche in questo governo regionale una sorta

di “schieramento” che va oltre la politica:

spesso quando un consigliere o una forza

politica fa una critica su qualcosa, non gli

risponde la fi gura politica interessata, bensì

i direttori generali o altre fi gure. E’successo

con Arpab, è successo con altri dipartimenti,

quindi noi volevamo porre anche questo

tema al Presidente. Non abbiamo avuto

assolutamente nessuna risposta, e questo è

grave, non c’è rispetto istituzionale

d - Chi legge potrà dire: vabbè, lei critica

perché è dell’opposizione. Pertanto, io la

costringo a dire una cosa positiva di questo

governo regionale.

r - Beh, mi mette in difficoltà con questa

domanda, perché la nostra non è una

posizione preconcetta. Noi davvero

vediamo un atteggiamento di grande,

grande chiusura. Le cose positive infatti

accadono quando ci si riesce ad unire su

temi importanti, come appunto con Stellantis

oppure quest’estate quando approvammo

unitariamente una mozione su Gaza. Non

sono mancati i provvedimenti che abbiamo

adottato all’unanimità (penso alla legge sui

disturbi alimentari). Però vediamo proprio

una mancanza, ci manca “la testa” in questo

governo regionale, manca il Presidente e

spesso ci sono figure che sopperiscono a lui

in qualche modo. Ma non funziona così.

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di Walter De Stradis

 

 

 

Il dottore in chimica Augusto Larocca, un quasi-cinquantenne potentino dall’aria giovanile, da novembre 2025 è il nuovo Presidente dell’Ordine dei Chimici e dei Fisici di Potenza per il mandato 2025-2029. Il pranzo/intervista è stato dunque un’ottima occasione per fare il punto sul ruolo della scienza nel tessuto economico e ambientale lucano.

d - A microfoni spenti mi diceva che i chimici a volte vengono visti come “quelli che inquinano”. In che modo l’Ordine intende aprirsi alla società civile lucana e alle scuole per promuovere una cultura scientifica che contrasti la disinformazione su temi sensibili come inquinamento e salute?

r - Ha detto bene. Noi dobbiamo contrastare la disinformazione. Il chimico (come anche il fisico) non è quello che inquina, anzi è quello che aiuta a smaltire le sostanze inquinanti, e questo a 360 gradi, perché ha le conoscenze per poterlo fare. Ricordo ancora quando il mio professore all’università, Lelj Garolla Di Bard, diceva che l’arcobaleno noi non lo avevamo ancora visto davvero, perché l’occhio del chimico è diverso. È un occhio che capisce da cosa vengono quei fenomeni che caratterizzano i colori. Un motto che possiamo riprendere è: “What in the world isn’t chemistry?” (“Che cosa non è chimica nel mondo?"). Pertanto io partirei proprio dalle scuole elementari, fino all’università, per far capire che la chimica e la fisica non sono affatto tecniche ristrette a una elite di persone.

d - Il territorio di Potenza ospita realtà industriali complesse (si pensi alla zona di San Nicola di Melfi o all’indotto legato alle estrazioni). Qual è il suo giudizio tecnico sull’attuale sistema di monitoraggio ambientale in provincia?

r - Così com’è, è un monitoraggio che funziona, perché noi comunque riusciamo a scoprire quelle che sono le sostanze inquinati (Daramic docet). Ma tutto è migliorabile, nessuno deve rimanere statico nelle proprie posizioni, accontentandosi. No, dobbiamo continuare, dobbiamo sfruttare le nuove tecnologie per garantire ancora di più che certe sostanze derivanti dalle produzioni industriali, petrolifere, chimiche, anche metallo-meccaniche, vengano magari anche smaltite, ma nella maniera più corretta possibile.

d - La gestione delle acque e la bonifica dei siti contaminati sono ferite aperte per la Basilicata. Dal punto di vista della chimica ambientale, quali sono le sostanze “emergenti” che oggi preoccupano di più?

r - Tutte le sostanze –e sono migliaia- che, come dicevo prima, derivano dagli scarti dei processi industriali. Quindi tutte quelle che provengono dalla combustione degli idrocarburi, dagli scarti della sintesi chimica, dall’industria metal meccanica, gli oli incombusti;, tutte sostanze, queste, che poi non devono andare a finire nelle faglie, nei nostri territori, nell’aria. Quindi è importante che venga fatto un monitoraggio sulle sostanze che vengono dalle scorie radioattive, il radon, per esempio. Ma mi riferisco anche agli odori, che magari non sono nocivi per la salute, ma sono molto sgradevoli.

d - Però che cosa ci insegnano i nostri siti di interesse nazionale (vedi Tito Scalo), sul modo con cui è stata gestita una certa questione ambientale?

r - Eh, lì è stata gestita malissimo. Lì ci sono rifiuti che sono a soli 100 metri dall’azienda in cui lavoro io. E stanno ancora lì. Ciò che bisogna fare è prendere la situazione di petto e dire, “Questi rifiuti non possono stare là, perché possono inquinare una falda acquifera che poi va a finire nel Basento e poi il Basento va a finire al mare”. Bisogna essere consapevoli che ci sono queste cose e bisogna toglierle di là, smaltirle.

d - Smaltirle costa.

r - Costerà quello che costerà, ma bisogna farlo.

d - E allora perché, secondo lei, se ne fa un gran parlare da anni, ma alla fin fine “stanno ancora lì?

r - Eh, questo dovrebbe chiederlo a qualcun altro.

d - La politica dovrebbe assumersi la responsabilità, quella di agire, che ancora non si è presa?

r - La politica deve essere a servizio del cittadino. Quello che i politici devono capire, devono comprendere, che se una cosa va fatta, va fatta. Il costo alto non può essere un alibi. Trovino il modo di farlo. E neppure, io politico, posso aspettare che passi la mia legislatura, “così poi se ne occuperà qualcun altro”.

d - Più che mai, è uno “scarica barile”.

r - “Eh sì, tanto qualcuno lo farà. Perché devo farlo proprio io?”.

d - Un’altra questione che molto ci spaventa: ogni tanto torna la mappatura dei siti papabili in Italia per il deposito di scorie radioattive e puntualmente salta fuori la Basilicata, perché è un territorio poco antropizzato, forse anche geologicamente adeguato... Qual è la sua posizione in merito? Cioè, se domani si decidesse davvero di fare un deposito proprio qui, sarebbe una catastrofe?

r - Una catastrofe no. Sarebbe una cosa da controllare, da monitorare, da verificare tramite un sistema efficiente all’ennesima potenza. In America il deposito di scorie nucleari è nello Utah, in un territorio completamente desertico, sotto una montagna. In Italia non c’è un territorio completamente non antropizzato, non c’è un deserto dove poterlo mettere. Allora, da qualche parte lo dobbiamo mettere. Poi, se mi permette, l’ambientalista che dice “lì no, però là sì”, non fa un discorso molto sensato. Noi produciamo scorie nucleari, non c’è niente da fare.

d - Siamo già terra di estrazioni petrolifere, che certo un impatto ce l’hanno. La polemica da sempre verte sulle ricadute economiche e occupazionali, senza contare la salute. Questa esperienza, così come è stata gestita finora, ci tranquillizza per un eventuale deposito di qualcos’altro?

r - Se la mettiamo così, no. Nel senso che se io ho un sistema integrato di produzione, di controllo e di verifica che funziona, e funziona davvero, allora io sono moderatamente tranquillo. Perché la qualità di qualunque cosa non va controllata, per paradosso, ma GARANTITA (emissioni in atmosfera, a livello di falde etc.). Ma se poi questa cosa non succede, o succede una volta e poi non succede più (magari perché il monitoraggio non è costante, perché mancano le attrezzature etc.) allora no. Allora non ci imbarchiamo proprio in una cosa del genere.

d - Quindi con il petrolio abbiamo controllato bene bene o no?

r - Personalmente non conosco bene quella realtà, ma da quello che so io, qualcosa è scappato. Qualcosa non è quadrato, proprio alla perfezione. Però, da qui a dire che non siamo in sicurezza, no, questo non me la sento di dirlo.

d - Hydrogen Valley: ultimamente se n’è parlato e c’è un progetto in fase avanzata. Secondo lei è un’opportunità?

r - I fisici, con lo sviluppo di generatori a idrogeno, ci vanno a nozze. Perché sono il loro pane quotidiano. Io conosco un’azienda in provincia di Caserta che produce azoto e che ha avuto un contributo dalla regione Campania, per aprire un generatore per sviluppare e produrre energia dall’idrogeno. Quindi loro, da un certo punto di vista, saranno autonomi, perché i motori viaggeranno con l’idrogeno. E’ un investimento notevole (all’inizio devi mettere veramente tanti capitali), però noi dobbiamo smettere di avere la filosofia “prima vedere cammello e poi pagare”. Dobbiamo investire, dobbiamo fare ricerca. Anche la mia azienda ha un reparto che si chiama “ricerca e sviluppo”.

d - Tra l’altro, mi diceva, producete un farmaco unico in Italia.

r - Unico al mondo. E questo farmaco unico al mondo è stato sviluppato con il mio reparto di ricerca e sviluppo e con il reparto dei colleghi che sono in Belgio. La S.M. Farmaceutici ha il 99% di dipendenti lucani. Siamo i secondi produttori di paracetamolo in Europa; è una realtà che però basa il suo target industriale proprio sulla ricerca. Ma tenga conto che dalla ricerca alla produzione, passano dieci anni. Dieci anni in cui, praticamente, si investe solamente. Ma i risultati dopo arrivano, e come.

d - In Basilicata esiste un particolare problema di fuga dei cervelli “scientifici”?

r - Sì, grosso. Grosso.

d - Quale potrebbe essere il vostro messaggio alle istituzioni regionali?

r - Investire sul territorio, per far crescere le realtà che ci sono qui in Basilicata. Dare l’opportunità ai ragazzi. Io vado in giro nelle scuole e le posso dire che i ragazzi hanno voglia di lavorare qua. Hanno voglia di far crescere questo territorio. Gli italiani, i lucani, sono professionisti stimati in tutto il mondo.

d - È una cosa che fa rabbia.

r - Certo. Cioè, i ricercatori italiani sono i migliori al mondo. L’unica cosa che non hanno, sono le sovvenzioni. Non c’è niente da fare. Cioè, quando tu vai in America… io ho una collega che è stata invitata da Columbia University, e le hanno dato uno stipendio da Nababbo per lavorare, e per fare ricerca serenamente, senza preoccupazioni. Qui da noi non si fa così.

d - In un’epoca di cambiamenti climatici (e non solo) che colpiscono duramente l’agricoltura lucana (erosione del suolo, desertificazione, carenza di acqua), in che modo la chimica del suolo può aiutare gli agricoltori a preservare la qualità delle colture e la salubrità dei prodotti?

r - Più che la chimica, lì potrebbe entrarci la fisica. Il tema è aiutare gli agricoltori, con delle nuove tecnologie, a creare delle coltivazioni che abbiano la necessità di usufruire di un minor quantitativo di acqua possibile. Sull’acqua bisognerebbe evitare gli sprechi. Apriamo e chiudiamo la parentesi: quando diciamo che in Basilicata “non c’è acqua”, attenzione a fare questa affermazione. Chiediamoci invece: quanto di un litro d’acqua che nasce nelle nostre sorgenti, arriva a me consumatore? Se a me ne arriva meno della metà, io mi devo chiedere perché. L’altra metà che fine fa? Dove va? Prima di dire a me che sto sprecando l’acqua, io voglio vedere tutta la filiera. Io voglio partire dalla sorgente, inseguendo i tubi, uno per uno, e arrivare al rubinetto di Walter. E capire che cosa ne arriva, prima di dire a Walter “adesso chiudi il rubinetto”, tra una spazzolata di denti e l’altra. Ecco, dunque, un monitoraggio che potrebbe fare un chimico o un fisico. Per capire le portate, per capire perché c’è un disservizio, perché c’è un calo di pressione. E’ necessario un lavoro di team. Io ci credo molto al lavoro di team: quindi un chimico, un fisico, l’ingegnere, il geologo. Un bel team. Una bella commissione, fatta per bene, indipendente. Creiamola. Andiamo sul territorio. Non stiamo sempre dietro i palazzi, chiusi, dietro scrivanie! Perché certe volte mi capita di trovare i chimici “da tastiera”. Il chimico è da laboratorio!

d - Una bella commissione sugli sprechi dell’acqua.

r - Sì, indipendente. Poi posso anche dar conto alla politica, però il mio giudizio deve essere assolutamente obiettivo. Se c’è il 70% dell’acqua che si perde, io te lo devo dire.

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Parte oggi l’aggiornamento e mappatura della Rete dei CUG e Organismi paritari regionali. La Consigliera regionale di Parità e la Consigliera provinciale di Parità della Provincia di Potenza intendono promuovere congiuntamente un’iniziativa di grande valore strategico e istituzionale, finalizzata all’aggiornamento della Rete Equal Time – Rete regionale dei Comitati Unici di Garanzia (CUG) e dei Comitati Pari Opportunità operanti sul territorio regionale, anche alla luce del prossimo recepimento della Direttiva Europea (1500) sugli organismi paritari.
L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che la promozione delle pari opportunità, la prevenzione di ogni forma di discriminazione e la diffusione di una cultura del rispetto e del benessere organizzativo non possano essere affidate a interventi isolati, ma richiedano una visione condivisa, una rete stabile di relazioni e un costante dialogo tra tutti i soggetti istituzionali coinvolti.
I CUG e i Comitati Pari Opportunità rappresentano, infatti, presìdi fondamentali all’interno delle amministrazioni pubbliche, degli enti locali, delle aziende sanitarie e degli altri organismi pubblici. Essi svolgono un ruolo essenziale nel garantire l’attuazione concreta dei principi di uguaglianza sostanziale, nel contrastare le discriminazioni di genere e non solo, nel prevenire molestie e violenze nei luoghi di lavoro e nel promuovere condizioni organizzative inclusive e rispettose delle differenze.
Tuttavia, nel corso degli anni, si è spesso riscontrata una frammentazione delle informazioni e delle esperienze, che ha reso difficile una piena valorizzazione del lavoro svolto e una reale integrazione delle azioni a livello territoriale. Da qui nasce l’esigenza di avviare un censimento sistematico e aggiornato, capace di restituire una fotografia chiara e condivisa della realtà esistente in Basilicata.
Attraverso questa attività di mappatura, le Consigliere di parità, ai sensi del D.lgs 198/2006, quali organi istituzionali deputate alla promozione della parità di genere in ambito lavorativo e al contrasto delle discriminazioni di genere sul posto di lavoro, intendono conoscere quali CUG e Comitati Pari Opportunità siano effettivamente attivi, come siano composti, quali iniziative abbiano realizzato, quali criticità incontrino e quali bisogni formativi esprimano. Al tempo stesso, il censimento vuole mettere in luce le buone pratiche già in atto, affinché possano diventare patrimonio comune e fonte di ispirazione per nuove progettualità.
La Consigliera regionale di Parità e la Consigliera provinciale di Parità assumono, in questo percorso, un ruolo di regia e di accompagnamento, favorendo il raccordo tra i diversi organismi e promuovendo un metodo di lavoro basato sulla collaborazione, sulla condivisione delle competenze e sulla corresponsabilità istituzionale. L’obiettivo non è solo raccogliere dati, ma intensificare le azioni in modo continuativo e strutturato.
Il censimento rappresenta, infatti, il primo passo per avviare una stagione nuova di progettazione congiunta. I risultati dell’attività conoscitiva potranno costituire la base per la definizione di interventi comuni in materia di parità di genere, conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, contrasto alle discriminazioni, promozione del benessere organizzativo e diffusione di una cultura inclusiva nei contesti lavorativi e istituzionali.
In prospettiva, la rete che si intende costruire potrà favorire anche una partecipazione coordinata a bandi regionali, nazionali ed europei, l’organizzazione di percorsi formativi condivisi e la definizione di linee di indirizzo comuni, rafforzando l’impatto delle politiche di pari opportunità sul territorio lucano.
L’iniziativa di censimento dei CUG e dei Comitati Pari Opportunità si configura, dunque, come un passaggio fondamentale per rendere più efficaci, coerenti e riconoscibili le azioni in materia di parità. La sinergia tra la Consigliera regionale di Parità e la Consigliera provinciale di Parità rappresenta un esempio virtuoso di collaborazione istituzionale, orientata a trasformare i principi di uguaglianza e inclusione in pratiche concrete e quotidiane, a beneficio dell’intera comunità regionale.

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di Walter De Stradis

 

 

 

Carmela (ma per favore chiamatela Carmen) Galgano, consigliera comunale (già capogruppo) di Fratelli d’Italia dal 2019, ha la parlantina sciolta e un cruccio fisso: loro, ovvero l’ex maggioranza, sono stati mandati a casa dai potentini proprio sul più bello.

d - Inizio con una domanda che faccio sempre a voi consiglieri, oggi di opposizione e ieri di Governo: com’è stato saltare il fosso?

r - Non è una cosa bella, perché dopo tutto il lavoro fatto con la precedente amministrazione, continuare a governare sarebbe stato il momento della raccolta. Bisogna essere sinceri e chiari: in cinque anni, considerando anche il Covid che ci ha bloccato per un po’ di tempo, non si riesce a fare tutto quello che un’amministrazione si propone.

d - Alcune delle cose che questa nuova giunta sta facendo sono la prosecuzione di alcuni vostri progetti?

r - Questa amministrazione ha continuato, anche perché era obbligata, però ha fatto delle modifiche. Partiamo da Via Zara: noi avevamo fatto un progetto di riqualificazione eliminando la sosta degli autobus, creando un’area di incontro, di socializzazione nel quartiere. Questo progetto oggi è stato azzerato; metteranno delle panchine nella scarpata, in quell’area che costeggia la piazza, Via Zara e la strada di Via Roma. Una cosa che non ha molto senso. A via Bertazzoni, invece, hanno mantenuto la nostra idea e là verrà un’area giochi, un parco utile a trascorrervi del tempo e socializzare. A Via Londra il nostro progetto è stato modificato: anche lì erano previste un’area di attività fisica più un’altra sempre di socializzazione, e invece –a quanto pare- dovrebbe esserci solo uno spazio con delle panchine. Loro hanno giustificato queste modifiche sostenendo che “i giochini” per bambini, che noi avevamo previsto in ogni area, sono costosi quanto a manutenzione, e quindi hanno voluto “eliminare” questo problema. Però non è così che si amministra. Anche se siamo in un riequilibrio di bilancio, noi con l’amministrazione precedente abbiamo fatto un grande lavoro per riuscire ad arrivare a questo punto.

d - Però mi diceva, a microfoni spenti, che solo quando vai in commissione bilancio (e lei ne è presidente) ti rendi conto di quanti debiti pregressi ha il Comune di Potenza.

r - Sì, però diciamo che nella vecchia amministrazione sono stati pagati tanti debiti pregressi, arrivati dagli anni 2010, 2012, 2014, 2018, per non parlare di richieste di risarcimento danni per le autovetture (causate da buche e quant’altro). Nel momento in cui siamo arrivati noi a governare -e la gente purtroppo dimentica in fretta- tutte le strade di Potenza erano un colabrodo. Tant’è vero che c’erano delle vignette col sindaco Guarente che sbucava dalle voragini. Non so se si ricorda.

d - Mi ricordo, perché quelle vignette le ho fatte io.

r - Eravamo in una condizione assurda. Siamo riusciti piano piano a fare dei progetti, tra risorse di compensazione ambientali, risorse provenienti dalle multe, risorse della Bucalossi…Noi comunque abbiamo fatto tanto, ma logicamente la pubblica amministrazione non lavora come un’azienda privata. Ci vuole tempo per realizzare i progetti, le verifiche… e quindi siamo arrivati alla fine del nostro governo che cominciavamo a fare gli asfalti sulle strade. Però, ripeto, abbiamo fatto tanto, e infatti ora richieste di risarcimento danni –riferibili alla nostra amministrazione- non ce ne stanno.

d - Visto che ci torna spesso, perché il centro-destra ha perso le elezioni? Ha pesato l’ultimo posto di Guarente nella classifica del Sole 24 Ore? Il candidato Fanelli forse aveva meno appeal di Telesca?

r - Mi sono data diverse possibili spiegazioni. In primis, direi che i cittadini non hanno percepito il lavoro che stavamo facendo. Perché? Perché non abbiamo fatto una grande comunicazione e questa, secondo me, è stata la cosa che realmente ci ha fatto perdere le elezioni.

d - Piccolo inciso: Telesca quindi fa bene a fare tutti quei video sui social in cui sorride e annuncia risultati?

r - Probabilmente questo è ciò che il cittadino cerca. Però, quando la coperta è corta, si pensa a fare delle cose positive, e si lascia perdere la comunicazione; ma questo ci è stato fatale. L’altra motivo della nostra sconfitta è stata probabilmente una campagna elettorale non proprio giusta, nel senso che dovevamo parlare un po’ di più di progetti.

d - L’ “effesss!” di Fanelli non ha funzionato?

r - No, non ha funzionato, però questa è la politica, si vince, si perde e ora vedremo come andrà prossimamente. Anche perché ripeto, i cittadini dimenticano subito.

d - Lei ha parlato di lavori pubblici, e c’è questa ben nota polemica su alcuni affidamenti fatti dal Comune, in particolare riguardanti alcune scuole pubbliche. Come consiglieri d’opposizione avete fatto un’interrogazione al sindaco, che è venuto in consiglio comunale e ha risposto –grosso modo- che il primo obiettivo dell’Amministrazione è raggiungere il risultato, gli uffici sono chiamati a spiegare i motivi che hanno determinato la scelta degli affidatari, i controlli interni all’Ente sono in corso. E’ soddisfatta di questo tipo di risposta?

r - Il sindaco, secondo me, in quel momento non poteva dire cose diverse, perché la politica non entra più di tanto nel merito di queste cose, poi sono i dirigenti che si assumono le proprie responsabilità, che fanno le verifiche documentali. Altrimenti iniziamo a fare noi i giudici o gli investigatori.

d - E allora a che pro fare un’interrogazione, se la risposta non poteva essere che quella?

r - La risposta –teoricamente- poteva anche essere un’altra, non lo so, ma credo che in questa condizione non potesse essere diversa; i lavori sono stati fatti, quindi il vero punto è la verifica documentale di chi ha partecipato (anche perché, legittimamente, al di sotto di una determinata soglia, è consentito dare un mandato diretto; ognuno può affidarsi alle persone che ritiene giuste). Ma la questione è anche un’altra, secondo me: purtroppo, l’amministrazione in genere ha perso la maggior parte del personale interno. La cosa importante è che i lavori si facciano, si facciano bene e si facciano una volta e basta. Invece spesso accade –ed è capitato anche a noi- che dei lavori non venissero controllati, e poi ci si trovava a doverli rifare. Ma, ripeto, questo dipende dalla carenza di personale. Potenza sembra piccola, ma nella realtà non lo è, specie se si vogliono controllare tutti i lavori passo-passo: quindi l’importante è che i lavori siano stati fatti, poi non siamo noi a verificare nella realtà quello che è stato fatto, come è stato fatto, come sono stati fatti i bandi e quindi come è stata aggiudicata la gara.

d - C’è, in generale, un motivo per il quale bisognerebbe tirare le orecchie all’amministrazione Telesca?

r - Quello che noto io è questo: il sindaco e la sua giunta cercano sempre -tramite video, interviste e quant’altro- di far credere che tutto ciò che fanno è condiviso con tutti, che sono tutte scelte condivise con i cittadini, con la maggioranza. Nella realtà io non penso che sia così. Posso dirlo? Per me è una facciata. Perché nella realtà ci sta uno scollamento tra giunta e consiglieri di maggioranza, i quali non vengono messi al corrente di tutte le scelte. Questa è una mia sensazione, ma verificando ogni giorno nelle commissioni le varie cose, io dico che ci sta uno scollamento, e che queste scelte vengono accettate tranquillamente dai consiglieri di maggioranza, senza avere la possibilità, secondo me, di poter dare realmente ognuno di loro un contributo.

d - Un Telesca troppo decisionista?

r - Secondo me sì. E pensare che l’opposizione di allora rimproverava a noi questa cosa, ma nella realtà noi venivamo comunque messi al corrente delle varie scelte di Guarente, magari forse anche un po’ in ritardo, però comunque in molte occasioni abbiamo dato il nostro contributo. Soprattutto dopo il Covid, il sindaco ascoltava tutti. Voglio citare una mia personale battaglia a cui ho lavorato per 4-5 anni, e per la quale devo ringraziare proprio Guarente che mi diede carta bianca. Stiamo parlando della strada dietro il Motel Park, assai importante per la contrada, che in pratica fu chiusa circa 20 anni fa, anche di più, quando è stato ristrutturato l’albergo. Io abito lì, quindi conosco benissimo qual è la problematica di quell’area, anche perché la zona di Marrucaro è sempre stata completamente abbandonata; non abbiamo mai avuto asfalti, sfalci di erba, pulizia. Un po’ come a Bucaletto. Per riaprire la strada, ogni volta sorgeva una difficoltà diversa (soldi mancanti, contenziosi con i privati, arrivo di curatori fallimentari etc.), però ci siamo messi a studiare carta su carta, grazie anche al dirigente Di Lascio, al sindaco Guarente, e siamo riusciti a trovare la soluzione. E così, prima della fine del nostro mandato, siamo riusciti a farci cedere quella strada, dopo 5 anni di impegno reale, ma dopo 20 anni di chiusura, in cui non ha fatto niente nessuno. Abbiamo anche messo delle risorse nel bilancio preventivo del 2024 per poterla completare; il punto è che nel momento in cui sono iniziati i lavori di pulizia (perché oramai lì ci stava “un bosco”), ci si è resi conto di una perdita di acquedotto; pertanto, le risorse che abbiamo messo nel capitolo adatto non bastano, e –riassumendo al massimo- ci mancano 100.000 euro, che sto chiedendo continuamente a questa amministrazione, ma ad oggi non sono state ancora messe le risorse. Vediamo che cosa succede per farla riaprire.

d - Il succo della storia?

r - Questo è un caso particolare, ma come questo ce ne sono tanti altri –come il CONI, la Torraca- abbandonati da tutte le amministrazioni di centro-sinistra. Noi siamo riusciti a prendere dei finanziamenti, ma “loro” se ne vengono con la scusa che “i finanziamenti non bastavano” (quando invece c’era comunque la possibilità di far partire le gare facendo delle varianti, anche perché con il PNRR si facevano i progetti non esecutivi, i progetti preliminari). Quindi non è che questa amministrazione “salvi” i progetti.

d - Quindi il punto è che adesso il sindaco si fa vanto di questi lavori?

r - Su questo non c’è dubbio, perché –logicamente- i cittadini pensano che chi inizia i lavori sia anche quello che li ha realizzati, ma non è così. Come dicevo, proprio quando noi dovevamo raccogliere i frutti di tutto questo impegno, siamo stati mandati a casa.

d - L’ultimissima domanda: ho visto che lei ha presentato un’interrogazione sul centro storico di Potenza.

r - E la risposta non mi è per niente piaciuta. L’assessore D’Andrea ha risposto che stavano organizzando vari eventi, come “Lucania Is Comics”, e che questi avrebbero rivitalizzato il Centro. Il problema vero è cercare di portare gente di giorno, non solo dalle nove di sera, perché i pochi commercianti rimasti devono avere la possibilità di lavorare.

(L’intervista completa è visionabile sul canale youtube di LucaiaTV)

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