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di Walter De Stradis

 

 

Per queste Festività si vestirà

nuovamente di rosso, «non per

fare il Gabibbo o il pomodoro»,

come dice lui, ma per tornare

a essere nuovamente Babbo

Natale, in alcuni spettacolini per bambini

che sta portando in giro (e la barba bianca,

ci tiene a sottolineare, sarà rigorosamente

vera, cioè la sua). Sarà anche per

questo, che l’attore Mattia Sonnino -che

stiamo vedendo in tv nel nuovo serial

di “Sandokan”- ai tempi del suo esordio

nella fiction “Blanca” lo ringraziò, a lui,

Gigi Pirozzi, che nel 2006 era stato suo

insegnante in un corso di recitazione

tenutosi qui a Potenza. Come se gli avesse

quasi “regalato” una carriera.

Cinquant’anni di palcoscenico e una

vita passata a fare “radiografi e” alla

realtà lucana, sia letteralmente (come

tecnico di radiologia alla Luccioni), sia

metaforicamente, attraverso l’occhio

critico e popolare del teatro amatoriale:

Luigi “Gigi” Pirozzi, colonna portante

della storica compagnia teatrale potentina

“La Maschera”, spesso recita in aviglianese

(specie quando i testi sono scritti dal sodale

Tonino Nella, originario della “Capitale”),

a volte in potentino, altre ancora in

napoletano (è nativo di Giugliano), ma

sempre e comunque mette in scena la

saggezza, le risate e forse anche le lacrime

della gente di Basilicata.

La sua timidezza di bambino, in qualche

modo poi “esorcizzata” con gli spettacoli, la

ricorda bene: «Alle elementari nascondevo

le mani sotto le gambe per paura che il

maestro le vedesse alzate e credesse volessi

fare il volontario per l’interrogazione!».

Attraverso il suo personaggio più celebre,

Vito Summa (“Il solito Vito”, protagonista

di sketch anche in Rete) -«un uomo

semplice, ma pieno di buon senso, che

osserva e critica la realtà con saggezza

popolare»-, Pirozzi ha girato la Basilicata

«davanti e di dietro», e persino la Svizzera,

regalando risate e un senso di “famiglia” ai

conterranei.

Interrogato sulla situazione in Basilicata,

il solito Vito Summa la vede «scura, nera

proprio». Il suo appello –in aviglianese diretto

alla politica e agli amministratori è

chiaro («ma datela ‘na mano a ‘sti poveri

giovani!»). Pirozzi si commuove anche

un po’ pensando ai bambini che piangono

a causa delle guerre, e chiede a Babbo

Natale che i suoi nipoti non debbano vivere

tra i confl itti. Per la Basilicata, l’augurio è

che «non abbandonino questa terra», non

siano costretti, cioè, citando l’esempio di

un nipote che ha trovato lavoro addirittura

dalle parti della Cecoslovacchia.

Quest’anno “La Maschera” è tornata

(Maria Luigia Bombino completa il trio)

ed è andata in scena con “Ed… IA tra

di voi!!!”, testo di Tonino Nella. Una

commedia sull’Intelligenza Artifi ciale in

cui una coppia chiede all’IA un tragitto…

e l’IA gli compare davanti in carne e ossa.

«Mi spaventa un po’, sì», confessa Gigi.

«Rischiamo di perdere posti di lavoro.

Nella commedia persino per il cambio di

stagione si chiedeva aiuto all’IA!».

Non senza un culmine grottesco:

l’Intelligenza Artifi ciale che suggerisce alla

moglie di eliminare il marito da cui vuole

divorziare. Ma alla fi ne c’è una salvezza in

zona Cesarini: «Bisogna tornare a usare la

nostra intelligenza: cuore e mente devono

guidarci verso l’altro».

Pirozzi, che fa teatro dal 1975, vede oggi

un aumento di giovani e compagnie, ma

il percorso è comunque in salita. «Le

spese oggi sono molte, troppe tasse, tra

affissione, vigili del fuoco e la stampa dei

manifesti». Negli anni ‘70, negli ‘80, era

tutto più facile. Oggi, anche uno spettacolo

gradito come il loro si chiude «quasi in

pareggio». Quando propose alla Regione

di creare qualcosa sul brigantaggio, si vide

offrire «una cifra irrisoria».

Consoliamoci col Natale, và, visto

che Pirozzi da qualche anno coordina

i laboratori teatrali dell’Associazione

Nuova Era. Quest’anno saranno con lui

due elfi pasticcioni –Elfo Angelo (Angelo

Galasso) e Elfo Filippo (Filippo Gilio)– e

sua sorella Maria Teresa Pirozzi, nei panni

della Befana-moglie («…e haggie passat’

nu guaio!»).

Hanno già un fi tto calendario: Corleto

Perticara (14 dicembre), Ruoti per “Il

Borgo dei Golosi” (20-21 dicembre),

Sanchirico il 23 dicembre con lo spettacolo

“La Lettera più Magica del Mondo”.

L’anno scorso, al castello di Brindisi di

Montagna, un bambino ormai cresciutello

che non credeva più a “Santa Claus”

sentenziò: «Lui (Pirozzi – ndr) è un Babbo

Natale bello e sa recitare». Se glielo

avesse detto Fellini, forse gli avrebbe

fatto meno eff etto. Per l’attore, tuttavia, il

tempo per il cinema c’è anche stato, con la

partecipazione al fi lm “Del perduto amor

(1998) di Michele Placido (a seguito di

un doppio provino, a Potenza e a Irsina)

e a “Non vi sedete troppo” (2005, regia di

Gampiero Francese) con La Riccotta. Ma

per l’arte cinematografi ca, l’opaca “lastra”

certifi ca che per poter continuare «bisogna

avere amicizie, sì amicizie…non vorrei

dire “leccare”».

Prima di salutarci, tira fuori un ultimo

ricordo: una cena a Castelluccio Inferiore

durante una festa di paese. Era tardi e chiese

al Comitato se poteva portare qualcosa

a casa. «No, tu mangi qui con noi», gli

dissero. E lui si abbuffò, ovviamente.

Perché il teatro popolare vive così: piatti

di carta condivisi, abbracci dietro le quinte,

battute che in piazza fanno ridere tutti

«perché noi ci aiutiamo molto con i gesti.

La comicità lucana è la spontaneità, le

pause, la mimica». E pazienza se, rispetto

ai Campani e alla loro grande tradizione

nella commedia, «siamo un po’ più chiusi

e montanari».

 

 

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