- Redazione
- Sabato, 06 Dicembre 2025 07:04
di Walter De Stradis
Per queste Festività si vestirà
nuovamente di rosso, «non per
fare il Gabibbo o il pomodoro»,
come dice lui, ma per tornare
a essere nuovamente Babbo
Natale, in alcuni spettacolini per bambini
che sta portando in giro (e la barba bianca,
ci tiene a sottolineare, sarà rigorosamente
vera, cioè la sua). Sarà anche per
questo, che l’attore Mattia Sonnino -che
stiamo vedendo in tv nel nuovo serial
di “Sandokan”- ai tempi del suo esordio
nella fiction “Blanca” lo ringraziò, a lui,
Gigi Pirozzi, che nel 2006 era stato suo
insegnante in un corso di recitazione
tenutosi qui a Potenza. Come se gli avesse
quasi “regalato” una carriera.
Cinquant’anni di palcoscenico e una
vita passata a fare “radiografi e” alla
realtà lucana, sia letteralmente (come
tecnico di radiologia alla Luccioni), sia
metaforicamente, attraverso l’occhio
critico e popolare del teatro amatoriale:
Luigi “Gigi” Pirozzi, colonna portante
della storica compagnia teatrale potentina
“La Maschera”, spesso recita in aviglianese
(specie quando i testi sono scritti dal sodale
Tonino Nella, originario della “Capitale”),
a volte in potentino, altre ancora in
napoletano (è nativo di Giugliano), ma
sempre e comunque mette in scena la
saggezza, le risate e forse anche le lacrime
della gente di Basilicata.
La sua timidezza di bambino, in qualche
modo poi “esorcizzata” con gli spettacoli, la
ricorda bene: «Alle elementari nascondevo
le mani sotto le gambe per paura che il
maestro le vedesse alzate e credesse volessi
fare il volontario per l’interrogazione!».
Attraverso il suo personaggio più celebre,
Vito Summa (“Il solito Vito”, protagonista
di sketch anche in Rete) -«un uomo
semplice, ma pieno di buon senso, che
osserva e critica la realtà con saggezza
popolare»-, Pirozzi ha girato la Basilicata
«davanti e di dietro», e persino la Svizzera,
regalando risate e un senso di “famiglia” ai
conterranei.
Interrogato sulla situazione in Basilicata,
il solito Vito Summa la vede «scura, nera
proprio». Il suo appello –in aviglianese diretto
alla politica e agli amministratori è
chiaro («ma datela ‘na mano a ‘sti poveri
giovani!»). Pirozzi si commuove anche
un po’ pensando ai bambini che piangono
a causa delle guerre, e chiede a Babbo
Natale che i suoi nipoti non debbano vivere
tra i confl itti. Per la Basilicata, l’augurio è
che «non abbandonino questa terra», non
siano costretti, cioè, citando l’esempio di
un nipote che ha trovato lavoro addirittura
dalle parti della Cecoslovacchia.
Quest’anno “La Maschera” è tornata
(Maria Luigia Bombino completa il trio)
ed è andata in scena con “Ed… IA tra
di voi!!!”, testo di Tonino Nella. Una
commedia sull’Intelligenza Artifi ciale in
cui una coppia chiede all’IA un tragitto…
e l’IA gli compare davanti in carne e ossa.
«Mi spaventa un po’, sì», confessa Gigi.
«Rischiamo di perdere posti di lavoro.
Nella commedia persino per il cambio di
stagione si chiedeva aiuto all’IA!».
Non senza un culmine grottesco:
l’Intelligenza Artifi ciale che suggerisce alla
moglie di eliminare il marito da cui vuole
divorziare. Ma alla fi ne c’è una salvezza in
zona Cesarini: «Bisogna tornare a usare la
nostra intelligenza: cuore e mente devono
guidarci verso l’altro».
Pirozzi, che fa teatro dal 1975, vede oggi
un aumento di giovani e compagnie, ma
il percorso è comunque in salita. «Le
spese oggi sono molte, troppe tasse, tra
affissione, vigili del fuoco e la stampa dei
manifesti». Negli anni ‘70, negli ‘80, era
tutto più facile. Oggi, anche uno spettacolo
gradito come il loro si chiude «quasi in
pareggio». Quando propose alla Regione
di creare qualcosa sul brigantaggio, si vide
offrire «una cifra irrisoria».
Consoliamoci col Natale, và, visto
che Pirozzi da qualche anno coordina
i laboratori teatrali dell’Associazione
Nuova Era. Quest’anno saranno con lui
due elfi pasticcioni –Elfo Angelo (Angelo
Galasso) e Elfo Filippo (Filippo Gilio)– e
sua sorella Maria Teresa Pirozzi, nei panni
della Befana-moglie («…e haggie passat’
nu guaio!»).
Hanno già un fi tto calendario: Corleto
Perticara (14 dicembre), Ruoti per “Il
Borgo dei Golosi” (20-21 dicembre),
Sanchirico il 23 dicembre con lo spettacolo
“La Lettera più Magica del Mondo”.
L’anno scorso, al castello di Brindisi di
Montagna, un bambino ormai cresciutello
che non credeva più a “Santa Claus”
sentenziò: «Lui (Pirozzi – ndr) è un Babbo
Natale bello e sa recitare». Se glielo
avesse detto Fellini, forse gli avrebbe
fatto meno eff etto. Per l’attore, tuttavia, il
tempo per il cinema c’è anche stato, con la
partecipazione al fi lm “Del perduto amor”
(1998) di Michele Placido (a seguito di
un doppio provino, a Potenza e a Irsina)
e a “Non vi sedete troppo” (2005, regia di
Gampiero Francese) con La Riccotta. Ma
per l’arte cinematografi ca, l’opaca “lastra”
certifi ca che per poter continuare «bisogna
avere amicizie, sì amicizie…non vorrei
dire “leccare”».
Prima di salutarci, tira fuori un ultimo
ricordo: una cena a Castelluccio Inferiore
durante una festa di paese. Era tardi e chiese
al Comitato se poteva portare qualcosa
a casa. «No, tu mangi qui con noi», gli
dissero. E lui si abbuffò, ovviamente.
Perché il teatro popolare vive così: piatti
di carta condivisi, abbracci dietro le quinte,
battute che in piazza fanno ridere tutti
«perché noi ci aiutiamo molto con i gesti.
La comicità lucana è la spontaneità, le
pause, la mimica». E pazienza se, rispetto
ai Campani e alla loro grande tradizione
nella commedia, «siamo un po’ più chiusi
e montanari».









