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Lunedì 13 ottobre, presso il Polo bibliotecario di Potenza, si terrà un interessante incontro dedicato alla medicina di genere, una tematica di stringente attualità che verrà affrontata da diverse angolazioni, grazie alla presenza di membri delle istituzioni locali e di una delle personalità più importanti del panorama accademico quando si parla di gender medicine: la professoressa Fulvia Signani.

“Potenziare la gender medicine. I saperi necessari” è infatti sia il titolo scelto per designare il dibattito sia quello del volume pubblicato dalla professoressa Signani (edito da Mimesis/UnifeStum, 2024) del quale si parlerà nel corso di una interessante intervista della giornalista Rosa Santarsiero, moderatrice della serata.

All'incontro, frutto della volontà e degli sforzi organizzativi della dottoressa Elena Carovigno, medico-chirurga specialista in Ginecologia ed Ostetricia, già dirigente medico presso l'omonima Unità operativa dell'Azienda Ospedaliera San Carlo di Potenza, oltre che attuale presidente dell'Associazione italiana donne medico, sezione di Potenza, con una esperienza di lungo corso nel campo della medicina di genere, prenderanno parte: il direttore del Polo bibliotecario di Potenza, il dottor Luigi Catalani; Ausilia Greco, Antonella Viceconti e Brigida Desimio, rispettivamente presidente provinciale, regionale e città di Potenza del Cif, Centro italiano femminile, uno tra i tanti sponsor dell'iniziativa; la dottoressa Eugenia Lasorella, attuale presidente del Rotary Club Torre Guevara; la Consigliera di parità della Regione Basilicata, l'avvocata Ivana Enrica Pipponzi; la presidente della Commissione regionale pari opportunità della Basilicata, Vittoria Rotunno; la Consigliera di parità della Provincia di Potenza, Simona Bonito; l'Assessore comunale alla cultura Roberto Falotico; l'Assessora Angela Lavalle pari opportunità e rapporti con la sanità per il Comune di Potenza; il dottor Rocco Paternò, presidente dell'Ordine dei medici, chirurghi e odontoiatri della Provincia di Potenza; il dottor Luigi D'Angola, Direttore sanitario dell'Asp Basilicata; il Professore aggregato dell'Università degli Studi della Basilicata, Luigi Milella, ricercatore in Biologia applicata, l'Assessore regionale alla salute della regione Basilicata, Cosimo Latronico, oltre che la stessa dottoressa Elena Carovigno che interverrà con una interessante dissertazione scientifica.

 

 

 

 

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Accogliere la modernità senza dimenticare la tradizione. È questo lo spirito che guida Don Carmine Lamonea, parroco della chiesa di San Michele Arcangelo a Potenza dal 2023, che ha introdotto l’utilizzo del Pos per la raccolta delle offerte. Un gesto innovativo, pensato per venire incontro ai fedeli e ai tanti turisti che spesso non hanno contanti con sé. In questa intervista, Don Carmine parla delle reazioni alla sua iniziativa, delle sfide del sacerdozio nell’era digitale e del ruolo della parrocchia come luogo di fede, cultura e aggregazione.

d- Tempi moderni, quindi le offerte le facciamo col pos. Come mai questa sua iniziativa?

Ho scoperto questo metodo di raccolta di offerte andando in giro nei santuari, al centro-nord è molto diffuso; e tramite un amico di Perugia, che ha messo questo sistema di raccolta nel Duomo, ho pensato anche io di anticipare un po' i tempi, perché prima o poi si diffonderà un po' dappertutto. Molta gente va in giro ormai senza contanti, quindi è un modo per raccogliere le offerte anche attraverso questo canale. Ma soprattutto la riflessione parte anche da un altro fatto: in chiesa raccogliamo le offerte secondo il modo tradizionale, col cestino, con le preghiere davanti ai santi, con le monetine, con l'accensione di candele, però entrano in questa bella chiesa molti turisti, e ce ne sono tanti che usano questo modo di pagare; pertanto molti turisti, anche non credenti, possono in questo modo anche fare un'offerta, senza per forza mettere una monetina sotto al santo: è un'offerta che si fa soprattutto per le bellezze artistiche della chiesa.

d- I fedeli cosa ne pensano di questa iniziativa?

Molti mi hanno detto che piace, altri forse non condividono, e non mi hanno detto nulla; però sinceramente io dico che è una cosa positiva, è anche trasparente, perché l’offerta va direttamente sul conto della parrocchia, quindi è un modo sicurissimo, è uno strumento che si aggiunge e che piano piano dobbiamo anche imparare a conoscere, a usare. Bisogna familiarizzare con questo nuovo metodo, tutto qui.

d- Cosa vuol dire oggi essere un parroco, essere un prete?

Io sono sacerdote da 24 anni, dal 2001, sono proprio di Potenza, originario della cattedrale di San Gerardo, e certamente in questi 25 anni è cambiato il modo di essere sacerdoti e parroci, perché è cambiato anche il modo di approccio dei fedeli alla vita parrocchiale. Il Covid, lo sappiamo tutti, ha veramente molto inciso: tanti non sono più ritornati a messa da allora, ma forse si è fatta una specie di scrematura, se vogliamo, tra chi forse veniva per determinati motivi e chi viene per una fede più profonda, oppure per una ricerca interiore, sincera, autentica. Oggi è molto difficile, è molto complicato, perché comunque è cambiato il modo di comunicare, lo sappiamo tutti, e quindi questo incide tantissimo.

d- Tanti entrano in chiesa con il telefonino: magari leggono le preghiere, forse mandano il messaggino, forse si distraggono: quindi non sempre ha il suo lato positivo l'utilizzo del telefonino?

Certo, io cerco sempre di evitare questo strumento tecnologico nei nostri ambienti. So che alcuni cori adottano i tablet o i telefonini per leggere i canti, gli spartiti. Noi preferiamo fare le fotocopie, e preferiamo anche acquistare i foglietti la domenica per portarli anche a casa dopo la messa. Diciamo che il foglietto ci ha un po' viziati, perché la parola di Dio va ascoltata, non va letta, però può essere uno strumento utile ancor di più dopo la messa, o meglio, al termine della domenica. La domenica sera io invito i fedeli a portare i foglietti a casa, perché poi io li dovrei buttare, ovviamente. All'inizio del mio sacerdozio, nei primi anni, mi arrabbiavo tantissimo quando a qualcuno squillava il cellulare e andava fuori a rispondere. Adesso mi sono un po' stancato, perché capita spesso. Veramente dovrei arrabbiarmi un giorno sì, un giorno no, perché comunque si è proprio persa l'abitudine a togliere la suoneria, a spegnere, oppure a rinviare. Quando si entra in chiesa, il telefonino bisogna dimenticarlo.

d- Frequentare una parrocchia vuol dire anche aggregazione e cultura, oltre che fede?

Certamente, qui dietro abbiamo un bell’oratorio, uno spazio che utilizziamo per accogliere tanti ragazzi che vogliamo ascoltare, incontrare, conoscere, di cui siamo amici ovviamente, e che speriamo contraccambino. Vogliamo educarli, soprattutto: da noi possono ascoltare delle parole che forse hanno dimenticato altrove, che non sentono più da nessuno. Spesso e volentieri io li rimprovero, anche, amorevolmente però, per il loro bene, loro lo sanno. Forse siamo rimasti in poche istituzioni a cercare di correggere ed educare i giovani, e ovviamente questa bella chiesa è una cultura che parla da sé.

testimonianza raccolta da Rocco Esposito

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di Walter De Stradis

 

 

In tasca ha la tessera del Pd, ma a maggio 2023 è stato eletto sindaco di Pignola (Pz) nella lista civica “Obiettivo Comune”. Antonio De Luca, quarantacinque anni, laureato in economia, attualmente ha sul comodino “Zero al Sud”, un testo di Marco Esposito incentrato sui “divari territoriali”,

d - Chiariamo innanzitutto un arcano: chiedendo a “Google” quale sia il comune più vicino a Potenza, a volte esce Tito e a volte esce Pignola.

r - (sorride) Credo che non ci siano proprio dubbi: è Pignola. Siamo a sei chilometri di distanza; ma c’è ormai anche una contiguità territoriale notevole, in virtù della SP5, tutta completamente illuminata. Senza contare –nel tragitto- abitazioni, nuclei abitati, villette, case sparse. Il tutto ci rende una sorta di “naturale estensione” del Capoluogo, sia dal lato della SP5, sia dal lato del lago.

d - E quali vantaggi offre questa contiguità col Capoluogo? C’è un rapporto istituzionale privilegiato? Ci sono dei progetti in essere?

r - Andiamo con ordine. Con l’attuale sindaco Vincenzo Telesca (così come col suo predecessore) abbiamo degli ottimi rapporti, che ci consentono anche di poter programmare e guardare un po’ insieme al nostro territorio. Stiamo lavorando insieme anche ad altri comuni della cosiddetta “area urbana” della città di Potenza (Tito, Brindisi, Pietragalla, Picerno, Vaglio etc.). Stiamo ragionando per la programmazione e la possibilità di avere dei fondi da parte della Regione Basilicata.

d - Quale potrebbe essere un’azione concreta?

r - Pensando alla possibilità che offre proprio Pignola, la zona del lago, la zona del verde, il patrimonio ambientale naturale che abbiamo in quella che è un’area a servizio principalmente della città di Potenza, oltre che dei Pignolesi, ma anche della vicina città di Tito. E’ un’area che si presta naturalmente a questa missione “ragionamento unico”.

d - A proposito di quell’area, proprio stamattina è arrivata la seguente nota del consigliere regionale Lacorazza: «Il 30 settembre, alle ore 13:00 è scaduto l’avviso pubblico dell’ex Consorzio Industriale di Potenza (in liquidazione) per la vendita dell’area, ex complesso OASI WWF, nel Comune di Pignola. Siamo in trepida attesa per conoscere l’esito della procedura da cui potrebbero dipendere molte cose. È da un anno che seguiamo passo dopo passo la vicenda, accanto al Comune di Pignola, affinché l’area rientri nella proprietà della Regione, si sblocchino i lavori di competenza della Provincia di Potenza, si affronti il tema della gestione e si mettano in cantiere nuovi investimenti». 

r - Esatto, la storia è abbastanza lunga, purtroppo. Il progetto di riqualificazione della Centro WWF Oasi di Pantano era finanziato dalla Regione Basilicata e affidato al soggetto attuatore Provincia di Potenza (che già lo mise a gara e individuò anche una ditta per eseguire i lavori di riqualificazione). Nel momento in cui il Consorzio va però in liquidazione e nel suo piano di alienazione inserisce anche quest’area (il centro visite dove c’era il WWF, ove c’era tutta una serie di attività), questa cosa blocca un po’, sempre in Regione, la procedura di finanziamento. Si accorgono che se quest’area deve essere finanziata da un progetto regionale (che è poi, alla fine, un programma europeo), deve avere il vincolo della inalienabilità per cinque anni. Il Consorzio a questo punto non fa entrare la Provincia e chiede, per farla breve, indicazioni da parte della Regione Basilicata.

d - E quindi?

r - Dopo tanto parlare, tante riunioni, si arriva a questa ipotesi: la Regione mette nell’ultima delibera di giunta regionale (a fine 2024), ulteriori somme, pari a circa 375 mila euro, per l’acquisizione dell’area. Ciò consente anche di poter successivamente autorizzare la Provincia per l’esecuzione dei lavori. Comprendete bene, però, che ora ci sarà un altro tipo di problema: siccome sono passati già tre anni da questa situazione -dal che la Provincia aveva già stanziato questi soldi e realizzato anche la gara- probabilmente bisognerà rivedere un attimino i prezzi, immagino, e ci sarà la possibilità di capire fin dove si potrà arrivare. Considerate che questo era un progetto che prevedeva la riqualificazione del centro visite, dei percorsi naturali all’interno dell’oasi e anche la possibilità di creare due affacci sul lago, nella zona attualmente pedonale dell’area, per permettere alle persone di vederlo, questo lago! Perché il principale problema che abbiamo su quella zona, in questo momento, è quella recinzione bruttissima di cemento che non permette ai visitatori di guardare, vedere e godere della bellezza del lago.

d - Tradotto: quanto tempo bisognerà aspettare?

r - Non dipende dal Comune di Pignola (che purtroppo è spettatore), bensì da Provincia, Regione e Consorzio, che dovranno sbrigare quest’ultima pratica dell’avviso e chiudere la cosa. Noi, dal canto nostro, continueremo a fare pressing perché è una zona per noi importantissima per il rilancio dell’area. E’ ricca di attività, i privati stanno costruendo tanto: piscine, maneggi, c’è il campo da golf, c’è l’avio-superficie, ci sono ristoranti, pizzerie. E’ un’area che potrebbe dare davvero tanto, e ulteriore, sviluppo a tutto il territorio.

d - Ha sfiorato comunque un tema che era nella mia lista. Quali sono i rapporti con la Regione? Sa, incontrando qui a tavola alcuni suoi colleghi sindaci, è emersa una critica su una certa “distanza” del governatore Bardi, così come la tendenza di questi a demandare troppo politicamente.

r - La mia opinione credo sia uguale a quella dei colleghi sindaci. Noi, ovviamente, per ogni cosa dialoghiamo con tutti gli uffici regionali, con la giunta, con gli assessori, perché un sindaco deve mettersi in prima linea a cercare delle opportunità, delle soluzioni concrete per il proprio territorio. Tuttavia, notiamo quello che viviamo sulla pelle, e cioè che effettivamente c’è una distanza, c’è una mancanza. Bardi l’ho anche invitato a venire a vedere realmente le condizioni del lago, ma non è mai venuto. Pertanto gli consiglierei di colmare questa distanza che viviamo nei territori; la sensazione è che -come sindaci- siamo lasciati a noi stessi, ci sentiamo un po’ abbandonati nel mare delle procedure che abbiamo da portare avanti, nell’ordinario e nello straordinario, nei nostri comuni. Lottiamo cioè con strutture di personale (come è il caso di Pignola), di capacità amministrativa davvero ridotte all’osso. Dobbiamo inoltre correre contro questa “moda” che si sta dando adesso in tutti i bandi: vediamo procedure “a sportello”, sia a livello regionale sia ministeriale, per cui si favorisce chi arriva prima, chi ha più capacità amministrativa, una struttura più forte (anche in termini di dipendenti comunali), e ha più facilità anche nel presentare progetti. Chiederei perciò al Presidente Bardi di programmare una visita in ogni comune. Com’era quel vecchio slogan? “Un computer in ogni casa”.

d - E quindi, “Un Presidente in ogni Comune”. Se potesse prenderlo sotto braccio, magari anche in dialetto, cosa gli direbbe?

r - Bisogna... Adesso non mi viene il modo di dirlo in dialetto, ma gli direi che bisogna essere più concreti. Perdersi in poche chiacchiere è più facile.

d - Pignola che momento vive? Che rapporto c’è tra nascite, dipartite e –soprattutto- spopolamento?

r - Da questo punto di vista non abbiamo grandi difficoltà, è un comune che ha circa 50 nascite all’anno di media, che si mantiene suoi 7.000 abitanti. Abbiamo anche tantissime famiglie che continuano a scegliere Pignola, tantissimi bambini...

d - Ma ci vengono anche da Potenza a vivere a Pignola?

r - Vengono da Potenza (la vicinanza e i prezzi delle case sono molto convenienti) e negli ultimi anni da noi si sono trasferiti anche vari nuclei provenienti da paesi anche più lontani dal Capoluogo.

d - Ho letto che attualmente il suo paese, come altri in Basilicata, ha però il problema del medico di medicina generale…

r - In questo momento sì, manca ancora un medico. Io ho chiesto all’ASP, perché un medico è andato in pensione, un altro ha avuto un problema di salute e si è ritirato dall’esercizio della professione; chiedo quindi che questi due vengano sostituiti almeno da uno nuovo. Ho pure un’altra dottoressa che sta per andare in pensione nel mese di dicembre. E sono tre. Mi rispondono “Sì, però c’è un medico che ha ancora spazio”. Ho capito, dico io, ma diamo la possibilità a tutti i pazienti, perché molti di loro stanno andando da altri medici, di altri comuni. Pertanto, credo, che il prossimo medico spetti anche alla comunità di Pignola.

d - Lei è sindaco solo da due anni, ma per cosa vorrebbe essere ricordato, un domani?

r - C’è una frase di Cesare Pavese che ho usato in campagna elettorale: “Un paese vuol dire non essere soli”. Quello che ho notato, in questi primi due anni di mandato, è che anche nel mio comune c’è tanta difficoltà, tanto disastro, tanta solitudine. Quindi le persone hanno necessità di avere un amministratore che sia vicino a loro, vicino alla gente. Stiamo facendo tante cose (opere pubbliche, messa in sicurezza del territorio, manutenzione del patrimonio -che prima era completamente assente- progetti di tipo sociale etc.), ma io vorrei essere ricordato, ecco, per aver favorito una vita nella comunità più vicina alle persone.

d - E’ anche un periodo storico in cui le persone li aggrediscono, i sindaci.

r - Io normalmente esco di casa a piedi, abito in centro storico e cammino, ma è la bellezza di sentire ogni giorno quella che può essere una lamentela, quello che può essere un consiglio, quello che può essere un semplice confronto, per ascoltare e dare delle risposte.

d - Cosa le chiede, in giro, la gente?

r - Di non sentirsi esclusa.

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di Walter De Stradis

 

 

 

 

Dopo un lungo “rodaggio” come assessore e vicesindaco, a giugno 2024, Fabio Laurino, quarantaduenne, è divenuto sindaco di Tito, comune praticamente “adiacente” al capoluogo di regione.

D - Signor sindaco, cominciamo dalle cose belle. Insieme a Pistoia, Perugia, Nardò e Carmagnola, Tito è finalista per la nomina di “Capitale Italiana del Libro 2026”. Non mi chiami cattivo se le dico che –per ignoranza mia- il binomio “Tito-Libri” non mi veniva così spontaneo. Cosa ha fatto la sua città per ambire a questo traguardo?

R - A dire il vero, è il secondo anno che raggiungiamo la finale. La prima volta è stata per l’anno 2024 e quest’anno ci riproviamo per l’anno 2026. Non è una candidatura improvvisata, perché in questi dieci anni (insieme alle associazioni locali) abbiamo intrapreso proprio un percorso di educazione alla lettura e di promozione del libro, valorizzando la nostra biblioteca comunale Lorenzo Ostuni. E siamo stati oggetto di finanziamento di varie progettualità da parte del Centro per il libro e la lettura, consentendoci di implementare l’offerta libraria per la fascia 0-6 anni. Abbiamo poi realizzato uno spazio all’interno della biblioteca comunale appositamente per le persone con disabilità fisiche e sensoriali. Abbiamo registrato anche un incremento degli utenti, soprattutto tra i più giovani, lavorando anche insieme all’istituto comprensivo di Tito.

D - Avete presentato un dossier al Ministero: cosa farà la città di Tito se sarà nominata Capitale italiana nel libro?

R - Si tratta innanzitutto di implementare e amplificare le attività già in essere. Penso al format “lettura al tramonto”, che ci ha consentito di raggiungere -con la lettura ad alta voce- posti non prettamente pubblici, compreso l’interno di attività commerciali. L’intento è trasformare questo format in un vero e proprio festival. Pensiamo inoltre a un concorso sul romanzo storico, legandolo a tutta l’attività che realizziamo sul sito archeologico della Torre di Satriano in Tito, insieme all’Università degli Studi di Basilicata e alla Scuola di specializzazione. Inoltre, dal momento che la candidatura permette anche di prevedere degli interventi infrastrutturali, progettiamo anche il recupero di un’ex casa canonica nel nostro centro cittadino per realizzarvi un vero e proprio polo culturale, una nuova biblioteca, nonché il trasferimento del Fondo Carlo Alianello.

D - Se dovesse consigliare un libro, in questo momento, al Presidente della Regione e alla sua giunta?

R - Oddio, domanda a bruciapelo! (sorride) Guardi, sono molto amante dei thriller. Non ricordo l’autore in questo momento (è uno scrittore giapponese), ma consiglierei il suo libro ambientato sul treno ad alta velocità dello Shinkansen. (“I sette killer dello Shinkansen”, di Kotaro Isaka – ndr) .

D - E’ proprio in tema, vista la questione Freccariossa!

R - Esatto (sorride).

D - Quale treno non deve perdere la Basilicata secondo lei (oltre all’alta velocità)?

R - Quello dello sviluppo, ovviamente; sembrerebbe banale, ma io penso che questa terra sia piena di opportunità. E il fatto che queste non vengano valorizzate, ahimè, è colpa di una classe di dirigente che per certi versi rappresento anche io, senza assolutamente incolpare nessuno. Abbiamo tutti quanti delle responsabilità: io me le assumo nei confronti della comunità locale che rappresento; e ovviamente poi ci sono delle responsabilità a più alti livelli, che dovrebbe assumersi quella classe dirigente che li incarna.

D - Ma secondo lei cosa è mancato in tutti questi anni? La volontà? La preparazione? La lungimiranza? La visione? Non so, magari ci si è accontentati dei bruscolini?

R - Io credo che in passato non siano mancate delle scelte lungimiranti. Rimanendo in ambito culturale, una su tutti, posso pensare a Matera Capitale Europea della Cultura 2019. Ciò che vedo invece in questo momento storico è una mancata visione. La tocco con mano tutti i giorni in ambito dell’area industriale di Tito Scalo, che per quanto possa essere un territorio comunale, è ovvio che è influenzato dalle scelte fatte sia a livello regionale sia a livello nazionale. Mi riferisco proprio “a cosa vogliamo fare” di quell’area industriale: se oggi ci troviamo in un momento storico in cui tante aziende sono costrette a chiudere e a lasciare questo territorio, posso anche accettare che su quell’area si decida di dare una destinazione a livello commerciale, però dobbiamo dircelo. Può diventare l’area commerciale a servizio della città di Potenza, come in tutte le aree metropolitane di altre città in Italia? D’accordissimo, ma allora lavoriamo in quella direzione! Altrimenti, ci ritroveremo -come sta accadendo in queste settimane- a dover gestire delle situazioni di vertenze, di chiusure di aziende e con dei tavoli ai quali ci andiamo a sedere senza una visione ideale. In generale, io penso che c’è un limite di questa regione, fondamentalmente rappresentato dalla filiera che è un po’ troppo corta, specie se pensiamo al numero di abitanti della nostra terra che è paragonabile a un quartiere di Roma o di Napoli. Questo limite oggettivo, la filiera corta, ovviamente poi dà priorità ad altri tipi di interessi, rispetto a quello che è l’interesse comunitario e di sviluppo di questa regione.

D - Definisca “interessi”.

R - Mi riferisco a interessi legati a logiche prettamente elettorali, partitiche, che comunque limitano lo sviluppo di questa regione.

D - Ha già toccato diversi temi. Procediamo con ordine. Lei ha citato “Matera 2019”; non c’è il rischio che questa grande occasione che la nostra piccola terra ha avuto, precluda –per un bel po’- altre investiture importanti, proprio come quella della Capitale del Libro (facciamo corna)? Per la serie: “Vi abbiamo già dato”.

R - Guardi, questo è proprio il ragionamento che abbiamo fatto noi nel 2024, quando era candidata la città di Taurianova, che si trova a pochi chilometri da Vibo Valentia. Quest’ultima era già stata Capitale italiana del libro nel 2020-2021 e poi, dopo soli tre anni, hanno fatto ritornare il titolo in Calabria, lì a venti chilometri (in qualche modo certificando che quella promozione che ci si aspettava da Vibo Valentia forse non si era fatta!). In ogni modo, non voglio pensare che la scelta sia determinata da questo tipo di logiche, altrimenti saremmo destinati a rimanere legati esclusivamente a Matera 2019. Penso sia ora il caso di andare oltre, anche se in quell’occasione la comunità ha comunque compreso che lo sviluppo può passare anche attraverso la cultura, e non solo attraverso l’industrializzazione. E’ ovvio che “Matera 2019” ha avuto anche dei limiti: forse quello sviluppo a livello regionale -area del Potentino compresa- non c’è stato, e forse adesso la nostra occasione può “controbilanciare” tutto questo.

D - Vertenza Smart Paper: ci sono state le rassicurazioni della politica dopo gli incontri di rito, lei si sente tranquillo per quanto riguarda il presidio che c’è a Tito (oltre a quello di Sant’Angelo Le Fratte)?

R - Non mi sento tranquillo. Accolgo con favore le rassicurazioni date ai 380 lavoratori coinvolti in questo cambio di appalto, fermo restando che non entro certo nel merito delle logiche imprenditoriali. Tuttavia, la politica deve giocare un ruolo determinante: parliamo di 380 famiglie, di una realtà che per tanti anni ha rappresentato il fiore all’occhiello dello sviluppo industriale, dei servizi della nostra regione. Pertanto, vanno benissimo le rassicurazioni, ma non possiamo permetterci una perdita di un presidio territoriale -che sia su Tito o che sia su Sant’Angelo Le Fratte- perché incrementerebbe il processo di depauperamento che il territorio, la nostra area industriale, ha affrontato e sta affrontando. E’ vero che permangono tante altre realtà floride che rappresentano un’eccellenza, ma non possiamo consentire una perdita del genere, quindi è compito della politica battersi affinché si continui a ospitare un’attività di questo tipo, con tutte le garanzie per i lavoratori.

D - Ogni nuovo sindaco di Tito eredita poi il problema dei siti da bonificare, quelli ex Daramic ed ex Liquichimica…

R - Dice bene quando parla di “eredità”. E’ una storia che si trascina da trent’anni. Attualmente siamo in attesa dei risultati di una serie di attività di campionamento che abbiamo fatto sul sito dell’ex Daramic, in virtù di un accordo sottoscritto a dicembre 2023 e che ci vede soggetto attuatore; a seguito dei risultati dei campionamenti, verrà riconvocato il tavolo con il Ministero e la Regione, proprio per iniziare a lavorare a un progetto di bonifica e nel frattempo capire se ci sono le condizioni per riattivare la barriera idraulica del sito dell’ex Daramic, e quindi dare avvio almeno alle prime attività di bonifica di quel sito. Nel frattempo, stanno proseguendo le attività di bonifica sul sito dell’ex Liquichimica, anche in virtù del nuovo accordo sottoscritto a dicembre 2024, per il quale il Ministero ha stanziato 12 milioni di euro e per cui la Regione è soggetto attuatore. È una situazione che è stata ferma per troppo tempo, ma forse posso dire che in seguito alle indagini della magistratura c’è stato un attivismo da parte degli enti coinvolti. Devo anche riconoscere che c’è ampia collaborazione e disponibilità da parte della Regione che. tramite il Dipartimento Ambiente. è molto attenta a questa problematica, che poi si è incrociata con il problema dell’acqua.

D - Per l’appunto.

R - Io ho dovuto emettere nei mesi scorsi delle ordinanze di divieto dell’utilizzo delle acque del torrente Tora nel comune di Tito, di tutte le acque di falda, proprio perché è stata registrata una fuoriuscita di trielina, in piezometri che sono stati posizionati al di fuori del perimetro SIN. Su questo ci sono delle attività in corso da parte di Acquedotto Lucano sulla rete fognaria di area SIN, perché si pensa ci possa essere stata una compromissione della stessa. Arpab si è resa disponibile anche a fare delle analisi al di fuori del perimetro SIN proprio per capire lo stato di fatto e se quelle ordinanze devono ancora rimanere in piedi o essere revocabili.

D - Cambiando argomento, vorrei farle una piccola provocazione. Nel Capoluogo si sente dire spesso che diverse famiglie hanno acquistato casa a Tito, perché costa di meno, trasformando però il paese in una sorta di “città dormitorio” per i pendolari potentini.

R - Non sono affatto d’accordo. La nostra è una città viva, con molti giovani, con un mondo dell’associazionismo molto attivo; anzi, penso che rispetto a tante altre realtà, la comunità che rappresento sia particolarmente dinamica, basta vedere le tante iniziative, le tante cose che mettiamo in campo.

D - Ma le risulta che molti potentini comprino casa a Tito?

R - È un fenomeno che forse sta scemando nell’ultimo periodo, perché in generale c’è stato l’abbassamento dei costi delle case. C’è stata forse una fase storica che ha privilegiato anche una realtà come Tito Scalo, che si trova più in prossimità del capoluogo di Regione. Però io voglio sperare che la gente prenda a casa a Tito perché a Tito si vive bene! (sorride)

D - Prima gli abbiamo consigliato un libro, ma se invece potesse prendere il Presidente della Regione sotto braccio, cosa gli direbbe, magari in dialetto titese?

R - Ah ah! “Daciteve ‘na svegliata!”.

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di Rosa Santarsiero

 

Il 12 settembre scorso, presso il Polo Bibliotecario Nazionale di Potenza, si è svolta la presentazione del nuovo libro del lucano Andrea Lo Sasso, “Intelligenza Artificiale – Parlando di AI, parlando di noi”, edito da Universosud Edizioni. Un testo che affronta con chiarezza e spirito critico le sfide e le opportunità poste dall’intelligenza artificiale, accompagnando il lettore in un percorso che va dalle origini della disciplina fino agli sviluppi più recenti, come la rivoluzione portata da ChatGPT.

L’evento, introdotto dall’editore Antonio Candela, ha visto la partecipazione di autorevoli figure del mondo dell’informazione, della politica e delle istituzioni, tra cui Giacomo Lasorella (Presidente AGCOM), Oreste Lo Pomo (RAI, Università Federico II di Napoli), Marcello Pittella (Presidente del Consiglio della Regione Basilicata), Manuela Stefanelli (Universosud Edizioni) e Francesco Somma (Presidente di Confindustria Basilicata).

Una cornice di rilievo per discutere non solo dell’opera, ma anche di come l’intelligenza artificiale stia già trasformando il lavoro, la comunicazione, l’educazione e le relazioni sociali, ponendo interrogativi cruciali sul nostro futuro di cittadini digitali.

Abbiamo rivolto alcune domande a Lo Sasso, fisico teorico dei sistemi complessi, dottorando presso il Dipartimento interateneo di fisica dell'Università e Politecnico di Bari.

Cosa l’ha spinta a scrivere un libro sull’intelligenza artificiale in questo momento?

Sono un dottorando di ricerca che sviluppa algoritmi di AI in modo “rude e crudo”. In tutti i testi che ho letto sull'intelligenza artificiale (anche fuori dal lavoro, in quanto ho avuto la fortuna di poter vivere fino a oggi della mia curiosità), ho notato che ognuno si caratterizzava dall'essere permeato di particolare accuratezza argomentativa, ma di carente apertura divulgativa sull’AI. Il libro nasce dal desiderio di scrivere un testo che faccia comprendere cosa sia davvero l'intelligenza artificiale in modo fruibile per tutte e tutti, anche non addetti ai lavori. Non si possono comprendere le sue implicazioni e potenzialità, se prima non si sa di cosa stiamo parlando.

Il libro non è solo un manuale tecnico, ma un invito a riflettere. Qual è il messaggio principale che vuole lasciare al lettore?

L’intelligenza artificiale rappresenta una delle sfide più significative del nostro tempo. Come già avvenuto in occasione dei grandi eventi rivoluzionari della Storia, nei cittadini si manifesta la naturale tendenza a respingere ciò che si discosta dai canoni consueti. Tale atteggiamento, ciclicamente, genera timore e diffidenza. Tuttavia, una trasformazione di portata così radicale può tradursi in un’opportunità di progresso, a condizione che venga affrontata con piena consapevolezza

e adeguata padronanza degli strumenti che la caratterizzano. C'è bisogno che la Cittadinanza sia consapevole di come essa potrà impattare su Educazione Lavoro e Società, i canoni dello Stato sociale.

Nel libro si parte dalle origini storiche dell’IA fino all’arrivo di ChatGPT-3.5. Quali tappe storiche considera più significative per comprendere l’evoluzione di questa tecnologia?

Non si può comprendere la storia dell'intelligenza artificiale se non studiandola attraverso i finanziamenti in ricerca e sviluppo che sono stati fatti negli anni, specialmente da quando si è affermato il capitalismo globalizzato nel mondo libero, facendo passare le ricerche dalle accademie alle big tech. Molte delle scoperte in intelligenza artificiale nascono per fini bellici, ma una volta diffusi e accessibili, questi strumenti hanno permesso di curare patologie, prevedere disastri naturali o provvedere all'efficienza energetica di un'azienda. Le pietre miliari nella storia della AI sono gli studi di John Hopfield e Geoffrey Hinton (premiati con il Nobel nel 2024) e la partita di Go tra AlphaGo e il campione coreano Lee Se-dol, un match che ha fatto cadere il senso comune umano.

Lei parla del ruolo dell’IA nell’educazione, nel lavoro e nella società. In quale di questi ambiti vede il maggiore impatto nel prossimo futuro?

Gli effetti sull'educazione sono quelli che potenzialmente possono portare il più grande beneficio. Grazie all'intelligenza artificiale e alla Computer Vision si potrà apprendere in modo completamente diverso. Ciò non vuol dire sostituire le nozioni e il sapere, né sostituire il metodo di insegnamento. Semplicemente, ciò rappresenterà un avanzamento nel modo di apprendere. È una cosa che succede da sempre, ripensiamo a quale sorte sarebbe toccata alla scrittura nella scuola di Atene, come scriveva Platone nel Fedro. Per il lavoro, l’AI ha mostrato i limiti di lavori automatizzabili e monotoni. Mentre un grande tema per il suo utilizzo è nella società: fake news prodotte da bot, basati su AI generativa, già oggi polarizzano le opinioni e potrebbero minacciare la tenuta democratica. Una nazione di concittadini consapevoli è il primo passo per evitare che questo accada.

Molti temono che l’IA riduca la nostra autonomia decisionale. Quali rischi reali vede e come possiamo mitigarli?

Io credo che il tema vero sia capire come utilizzare l’AI come strumento. In un'epoca in cui i lavori monotoni possono essere eseguiti da macchine, stiamo per vivere un periodo in cui mai più di prima potremmo essere umani. Ora più che mai serve studiare e apprendere, per uscire da questo “pregiudizio umanistico”, come l’ha definito Padre Paolo Benanti in un suo recente lavoro.

Le risulta che la politica già si serva dell'intelligenza artificiale?

L’intelligenza artificiale è già oggi impiegata, con modalità e finalità differenti, in numerosi Stati, indipendentemente dalla natura dei rispettivi regimi politici. In una Democrazia, tuttavia, è fondamentale che i cittadini, adeguatamente consapevoli, possano esercitare un ruolo critico e di valutazione sull’operato delle istituzioni. Per questo motivo, la comprensione del funzionamento degli algoritmi di intelligenza artificiale –anche nelle sue nozioni fondamentali– dovrebbe costituire un patrimonio di conoscenza accessibile e condiviso da tutta la collettività.

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di Walter De Stradis

 

 

Rocco Pepe, cinquantaquattro anni, è consigliere comunale di maggioranza nel Capoluogo. Eletto con “Basilicata Casa Comune”, attualmente fa parte del gruppo “Area Civica”, in cui milita anche la vice-sindaca Federica d’Andrea. E’ membro di tre commissioni importanti: affari generali e risorse umane; bilancio; urbanistica e lavori pubblici.

d - Consigliere, facciamo un piccolo “riassunto delle puntate precedenti”.

r - La mia attività di consigliere comunale nasce dalla necessità di dare un contributo. Sono stato sempre appassionato di politica e dopo una lunga esperienza sindacale all’interno dell’azienda dove lavoro (e anche a livello esterno nella direzione FIOM regionale) ho pensato che era giusto continuare facendo attività politica nella città in cui da 25 anni abito.

d - Lei era stato già consigliere a Vaglio.

r - Sì, ho fatto esperienza lì, dopodiché ho fatto sempre attività politica orfano di partito, perché l’ultima mia tessera era dei DS. Da allora sto aspettando in un porto fermo che arrivi qualche “nave nuova” che possa dare contenuto al centro-sinistra o meglio, alla sinistra.

d - L’ingresso nel Consiglio comunale di Potenza è avvenuto con Basilicata casa Comune...

r - Ho creduto in quel progetto perché poteva essere l’opportunità nuova che mancava, quella di un contenitore in cui poter aprire un ragionamento importante sui temi della politica.

d - Però?

r - Però, dopo la fase regionale, già si era avuta la prima crepa; dopodiché nell’esperienza comunale mancava, in quel contenitore, la voglia di fare discussione, di costruire politica all’interno, attraverso dei meccanismi che probabilmente sono venuti meno. Da lì nasce una necessità da parte del gruppo dei consiglieri di Basilicata Casa Comune di provare a costruire un’associazione e cercare di costruire quel contenitore. E così stiamo andando avanti.

d - E la città di Potenza (considerato anche che il vicesindaco è del vostro gruppo), sta andando avanti anche lei? E’ già passato un anno, e più, di legislatura, e il cittadino comincia a chiedersi se non si stava meglio quando si stava peggio, o se si sta meglio adesso.

r - Io credo che ci voglia un po’ di tempo per iniziare a vedere il contenuto di un’amministrazione. Sta di fatto che noi stiamo lavorando, si iniziano a vedere i primi risultati e si va nella direzione di concretizzare il programma elettorale che abbiamo condiviso.

d - E i primi risultati, chiari e percepibili al cittadino, quali sarebbero?

r - Sicuramente c’è una casa comunale che è aperta ai cittadini per ogni tipo di proposta, a differenza di come veniva vista con la vecchia amministrazione. E’ un primo riconoscimento di partecipazione attiva. Inoltre si sono messi in campo dei progetti importanti che riguardano la viabilità, altri che guardano alla necessità di recuperare dei finanziamenti -che si stavano perdendo- del PNRR; si sta lavorando per cercare di dare un risultato concreto, vivo, alla città. È chiaro che così, nell’immediato, è un po’ più difficile trovare delle cose fatte che risaltino all’occhio, però si stanno concretizzando tante attività.

d - Circa le attività, il sindaco Telesca ha scelto un approccio alla comunicazione molto “cinematografico”, con tutti quei video molto curati e pubblicati sui social, in cui è quasi sempre lui il sorridente “protagonista”; quasi alla stregua di un “attore di Hollywood”, dicono i detrattori. Non si rischia di personalizzare un po’ troppo, di voler diventare la notizia piuttosto che il veicolo della notizia stessa?

r - Rispetto alla comunicazione sicuramente sono la persona meno adatta per dare una valutazione, perché non sono un addetto ai lavori. So per certo, però, che il sindaco ci mette la faccia sull’azione quotidiana che facciamo come amministrazione, quindi io la vedo più come la volontà politica di mettersi in prima linea su ciò che avviene per la città. Naturalmente, i detrattori guardano piuttosto alla bella presenza del sindaco, che può essere un buon attore in qualche parte cinematografica! (sorride)

d - Dunque sono invidiosi?

r - Non lo so, però io le assicuro che all’interno della maggioranza lui è il padre di famiglia che ci mette la faccia nel mentre avvengono cose importanti in città.

d - Nella sua campagna elettorale lei ha speso molte parole sulla necessità di rendere Potenza una città maggiormente a misura delle persone diversamente abili.

r - E’ una sensibilità che vivo in prima persona, un po’ per quella che è stata anche la mia vita (perché ho toccato con mano la disabilità); di conseguenza comprendo la necessità di rendere la nostra città e i nostri servizi alla portata di chi si trova in una situazione non ottimale di vita. Pertanto, con questa sensibilità ho spinto su alcune iniziative che -devo dire- sono state raccolte da subito e con il voto di maggioranza e opposizione. Segno evidente che quella sensibilità appartiene a tutti. C’è in campo, tra l’altro, la mia proposta della “disabilty card” , che attraverso una convenzione col Ministero renderà fruibili degli spazi cittadini ai diversamente abili. In ogni caso, qui a Potenza c’è una necessità che non riguarda soltanto loro: se uno pensa al trasporto urbano, non è funzionale. E in questo senso l’assessore Giuzio sta lavorando tanto per creare le condizioni per rendere il servizio efficiente al punto che il cittadino possa pensare di usarlo.

d -...e infatti adesso il cittadino non ci pensa proprio...

r - Per chi ha poi una disabilità, provare a utilizzare un mezzo pubblico è impossibile. Sicuramente lei sa che era stato finanziato un progetto per rendere fruibili i mezzi pubblici con l’avviso di chiamata, con le fermate e l’avviso di arrivo del pullman, ma non è stato mai messo in campo, e di conseguenza magari un non vedente non ha mai potuto utilizzare un mezzo pubblico. Sono quelle piccole attenzioni che vanno attivate anche a favore di chi oggi ha problemi e magari vive anche nella solitudine, e pertanto ha ancora più bisogno di servizi efficienti.

d - Lei ha toccato un tasto dolente, la solitudine che spesso attanaglia i nostri anziani, abbinata purtroppo anche a una crescente povertà.

r - C’è un aumento drammatico di solitudine, legato a situazioni altrettanto drammatiche di economia precaria. E’ un discorso legato allo spopolamento, alla necessità di mettere in campo delle politiche di attenzione per il mondo del lavoro, per le famiglie, per le persone anziane che restano sole in città e che non sono in grado di potersi pagare la casa di cura.

d - Lei è un esponente di un gruppo di maggioranza, ma c’è comunque qualcosa su cui questa giunta comunale dovrebbe “accelerare”, secondo lei, rispetto a quanto sta succedendo?

r - Si sta già accelerando su tante questioni, però tenga presente che io sto toccando con mano le difficoltà che ci sono proprio nella gestione burocratica dell’azione politica; e quindi diventa molte volte un rallentatore di un’azione che potrebbe già concretizzarsi.

d - Mi sta dicendo che gli uffici comunali non vanno di pari passo con la volontà politica?

r - Tenga presente che il Comune di Potenza viene da due dissesti e ha una situazione anche dal punto di vista di pianta organica non ottimale; e ogni anno sarà sempre peggio, perché non possono essere rimpiazzate le persone che vanno in pensione. Questo è il primo elemento. L’altro elemento è sicuramente che c’è bisogno di una spinta in più, da parte della struttura degli uffici, per poter stare al passo con la politica, questo è evidente. Insomma, gliel’ho detto in modo più elegante (sorride).

d - Diciamo che me l’ha detto in maniera elegante anche perché siamo in un momento in cui c’è anche questa frizione con la polizia locale, per la faccenda del “terzo turno”. Pare che la questione sia la carenza di organico. Come se ne esce?

r - Anche lì c’è la doppia faccia della medaglia, perché c’è una necessità assoluta del terzo turno (c’è una richiesta del Prefetto) e dall’altra parte c’è una necessità di organico e quindi bisogna trovare la giusta soluzione economica per poter garantire il terzo turno.

d - Lei è in commissione bilancio: le risorse ci sono?

r - Bisogna trovare le risorse, così come si trovano per fare altro. Ci sono allo studio alcune possibilità per fare assunzioni, e il terzo turno verrà sempre fatto.

d - E questo ci porta alla ragione alla base di questo discorso, la cosiddetta “malamovida” che sembra riguardare soprattutto il Centro.

r - Come dicevo, è una richiesta del Prefetto.

d - Il centro storico è tuttavia affitto anche dal problema dello svuotamento. Sono state fatte tante proposte, negli anni: aumentare i parcheggi, detassare i negozi, dare sostegno a chi decide di vivere e lavorare lì... Lei cosa ne pensa?

r - Ne abbiamo discusso anche in consiglio comunale; è stato il sindaco a parlare di questa necessità. La prima operazione è provare a portare gli uffici comunali in centro storico, censire i locali comunali che ci sono e portare finalmente cittadinanza attiva da quelle parti: il grande risultato non è soltanto la persona che va a lavorare in Comune, ma è tutta l’utenza che va a fare le pratiche comunali, ed è un movimento vero, rispetto a un centro storico sempre più vuoto. Dopodiché, ci sono tutte le iniziative già strutturate dal punto di vista culturale per dare vitalità al centro storico, come quelle che erano presenti nel cartellone estivo. Questione parcheggi: si stanno studiando alcuni sensi unici -in particolare in alcune strade strette e pericolose- per avere più posti a disposizione e migliorare la viabilità.

d - Le piacciono le nuove “targhe” in Centro?

r - Diciamo che si può fare sempre meglio, però a me piacciono (sorride).

d - Da qualche parte avevo letto di una sua proposta, quella di fare un’anagrafe delle antiche botteghe.

r - Quello è un regolamento che ho presentato in commissione -condiviso con l’assessore D’Andrea, anche lei di Area Civica- e rappresenta l’opportunità di creare l’albo comunale delle botteghe storiche; potrà dare in futuro (anche attraverso una legge regionale e un albo nazionale) delle possibilità economiche a quelle attività che da tempo creano curiosità e attrazione, anche turistica.

d - Il rimpasto in giunta si fa?

r - Al momento non è una priorità, non c’è stata nessuna necessità di fare questo tipo di ragionamento in maggioranza. Sicuramente arriverà il momento in cui verrà messa in discussione anche la necessità di darsi delle sostituzioni, chiamiamole così, all’interno di una squadra, di cui tutti facciamo parte.

d - “Siamo una squadra fortissimi”??? (cit. Checco Zalone - ndr)

r - Siamo una squadra fortissima, nel senso che stiamo lavorando per renderla, con i risultati, fortissima.

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Questa mattina, presso il Palazzo del Consiglio Regionale della Basilicata, si è svolto un incontro istituzionale che ha visto protagonisti Marika Padula, Garante regionale della Disabilità, Rossana Mignoli, Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza, e Ivana Pipponzi, Consigliera di Parità Regionale.

La visita della Consigliera Pipponzi ha rappresentato l’occasione per avviare un dialogo costruttivo tra i tre uffici, con l’obiettivo di definire percorsi di collaborazione condivisi e rafforzare l’azione congiunta a favore delle persone più fragili e per l’affermazione dei diritti di cittadinanza.

Marika Padula, Garante della Disabilità, ha sottolineato che l'incontro "segna l’inizio di una sinergia importante, capace di tradursi in iniziative concrete per garantire pari opportunità e piena inclusione delle persone con disabilità.”

Rossana Mignoli, Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza, ha espresso la volontà di "unire le forze per rafforzare la tutela dei diritti dei minori diffondendo tra i ragazzi la cultura della parità, promuovendo rispetto, inclusione e pari opportunità”

Ivana Pipponzi, Consigliera di Parità, ha aggiunto di essere "convinta che la collaborazione tra i rispettivi uffici sarà fondamentale per diffondere la cultura delle pari opportunità e contrastare ogni forma di discriminazione. È fondamentale promuovere azioni di welfare condivise tra le rispettive strutture per il raggiungimento degli obiettivi"

L’incontro si è concluso con la volontà condivisa di dare vita a un tavolo di confronto permanente, finalizzato a progettare e realizzare iniziative comuni nei campi della sensibilizzazione sociale, dell’inclusione e della promozione delle pari opportunità.

Lo riporta una nota stampa congiunta delle Garanti regionali Marika Padula e Rossana Mignoli e della Consigliera di parità, Ivana Pipponzi.

 

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Il Mondo Snoezelen approda al CTR di Tramutola

di Rosa Santarsiero

 

 

E’ stato inaugurato giovedì scorso a Tramutola, presso il CTR, Centro di riabilitazione, la Stanza Snoezelen alla presenza del Vescovo metropolita di Potenza, Muro Lucano e Marsico Nuovo, monsignor Davide Carbonaro.

Si tratta di un ambiente multisensoriale in grado di coinvolgere e offrire un benessere concreto alle persone con disabilità, grazie alla presenza di spazi calibrati sulle esigenze dei singoli e di personale sanitario formato secondo i dettami della certificazione teorico-pratica ISNA MSE.

Il CTR amplia dunque ulteriormente il ventaglio di servizi e prestazioni rivolte agli ospiti della struttura, realizzando un progetto innovativo e raro nel suo genere.

La Stanza Snoezelen è stata realizzata con il supporto scientifico della dottoressa Giorgia Monetti, psicologa e formatrice internazionale, fondatrice di “Mondo Snoezelen”, un punto di riferimento in Italia quando si parla dell’approccio multisensoriale sulla persona.

Abbiamo raccolto le dichiarazioni del direttore amministrativo del CTR, la dottoressa Katia Rosella, la quale si è detta particolarmente soddisfatta dell’obiettivo raggiunto, specialmente se ne si considera il suo ruolo sociale.

«La Stanza Snoezelen è un progetto innovativo fortemente voluto dalla direzione: al centro dell’ambiente è presente una incredibile piscina con migliaia di palline dal diametro, superficie e densità diverse volte a facilitare la cura della persona attraverso la propriocezione e la pressione sul corpo. È stata progettata per facilitare la stimolazione di tutti i sensi, includendo il vestibolare e il propriocettivo. Ricordo altresì che il personale del centro è stato coinvolto in un percorso formativo Snoezelen, grazie ad una preparazione teorica e ad una susseguente formazione pratica. Al termine del processo il personale coinvolto riceverà infatti la certificazione internazionale ISNA MSE (International Snoezelen Association – Multisensory Environment), da parte dell’associazione internazionale che coordina e promuove l’approccio Snoezelen a livello mondiale in ambito educativo, terapeutico e assistenziale. D’altro canto il CTR, nel rispetto di una più ampia e moderna visione della riabilitazione, si occupa da tempo della presa in carico globale della persona in ogni fase della sua storia clinica, puntando all’accrescimento delle sue funzionalità nei vari contesti, non solo medico ma anche familiare, sociale, lavorativo. L’inserimento della Stanza Snoezelen rientra pertanto nella mission della nostra struttura, mediante un ambiente che favorisca l’autoregolazione emotiva e relazionale, con stimoli calibrati e personalizzati. Il fine delle differenti stimolazioni sensoriali è quello di aiutare il paziente a seguire le diverse tappe di un sentiero diretto alla valorizzazione e al pieno inserimento in famiglia, nella scuola, nel mondo del lavoro, nelle attività culturali e in quelle ludiche o sportive».

L’approccio Snoezelen nasce nel 1974 grazie agli studi del terapista occupazionale Ad Verheul e del musicoterapista Jan Hulsegge. Il termine “Snoezelen” combina infatti i due verbi olandesi “snuffelen” (esplorare) e “doezelen” (rilassarsi). Lo scopo ultimo? Creare ambienti accoglienti e sicuri per soggetti gravemente disabili: dall’infanzia fino alla piena maturazione del soggetto.

La dottoressa Giorgia Monetti supervisor dell’iniziativa sottolinea quanto sia importante, durante le varie fasi del processo, la comunicazione costante tra équipe e assistiti, poiché non è solo grazie agli strumenti che si crea un reale cambiamento negli individui, ma anche e soprattutto attraverso il gioco delle relazioni interpersonali che si instaurano nel tempo.

 

 

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padulosi1.jpgdi Walter De Stradis

 

 

Non ha mai usato un nome pittoresco o “cool” per la sua attività di DJ da discoteca (con rimarchevoli incursioni anche in radio), ma Davide Padulosi, cinquantaquattro anni, fa meritoriamente parte di quella “pattuglia” di pionieri potentini che hanno fatto ballare e sognare gli ascoltatori e “ballerini” del Capoluogo (e non solo), osservando la città e i giovani mutare dall’alto del loro mixer.

d - Quando e come è iniziata la sua carriera di DJ?

r - Tutto è iniziato grazie a mio padre, che avendo un negozio di tv-hi fi- elettronica, mi appassionò a quel mondo. Quando avevo intorno ai 12-13 anni, iniziai quindi a frequentare la radio, la mia prima vera passione. Si trattava di Radio Sud (a due passi dal negozio), la prima a trasmettere in stereofonia, ai tempi. E poi, di seguito, Radio Antenna 2000, ove ho messo sul piatto il mio primo disco. Poi ho fatto un’esperienza a Radio Rama Lecce, che arrivava anche qui in Basilicata.

d - Per quanto riguarda la discoteca, invece?

r - Ovviamente ho cominciato al Basiliko’s di Potenza (e per questo devo tributare un grande grazie a Luigi Biscione). Avevo quindici, sedici anni. E poi, da lì, oltre a fare il DJ, ho iniziato a fare anche il vocalist e a “gestire” proprio la discoteca. La cosa del vocalist è nata “per un’emergenza”: durante una giornata in discoteca, il DJ principale, o comunque il mio collega, mi chiese di sostituirlo e di inventarmi qualcosa per intrattenere il pubblico.

d - A quel punto le è venuta in soccorso l’esperienza radiofonica.

r - Sì, anche se in radio io ero più che altro un fonico, con qualche incursione vocale, insieme a un mio amico, Maurizio Dresda, che era lo speaker, molto in gamba.

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d - E la storia continua con successo ancora oggi...

r - Per ciò che mi riguarda, è stata un’estate intensa, tra serate, eventi in piscina, aperitivi... (ho fatto anche delle serate al BARHCHIC Policoro e a un lido a Marina di Pisticci). Musicalmente, le mie selezioni possono variare: se ad esempio devo fare un aperitivo, parliamo di musica “soulful house”, quindi di un funky remixato, in qualche modo. Mentre poi, nelle serate più propriamente “disco”, si va dalla musica degli anni 80-90, ai giorni d’oggi. La “soulful house”, inoltre, la suono anche per radio.

d - Però si parla sempre di crisi. La gente c’è? Frequenta? O magari agli eventi ha notato un calo, l’esigenza di stringere la cinghia?

r - Beh, qui si sta parlando principalmente di locali, in cui non si paga un ingresso vero e proprio. L’unica spesa, diciamo così, è sul bere. Pertanto, non è che ho notato questo grosso calo.

d - Quest’estate c’è stato il problema degli ombrelloni, ma lei, dalla consolle, tavolini vuoti non ne ha visti granché.

r - Devo dire di no. La gente la vedo sempre abbastanza presente.

d - E il mondo della radio potentina, è cambiato?

r - Quella è l’unica cosa che rimpiango, la radio. Perché comunque, a Potenza, negli anni 80-90, ce n’era più di qualcuna. E avevamo anche una buona professionalità. Ma poi, ovviamente, nel tempo le cose si perdono. In radio, oggi, è ormai tutto molto tecnologico, tutto digitalizzato. Molto più facile anche da realizzare, a mio avviso.

d - Un tempo la radio era il vero “social network”, no?

r - Esatto, partiva tutto da lì. Adesso ormai molto si gioca sulle piattaforme digitali, i ragazzi ascoltano principalmente quelle. Invece ai nostri tempi, la radio era l’unico veicolo per ascoltare i nuovi successi. Per chi la radio la fa, però, oggi è molto più facile, e anche più “spontaneo”, perché adesso molte emittenti sono anche tv.

d - E il rapporto con chi ascolta è cambiato?

r - No, anzi direi che il pubblico è anche più presente e a diretto contatto, grazie ai messaggini. Anni fa, invece, bisognava chiamare in diretta e cose del genere.

d - Qual è l’identikit del “giovane” (e non) che va in discoteca e nei locali, rispetto a una trentina di anni fa?

r - Mah, devo dire che forse trent’anni fa, quando venivano in discoteca, si divertivano davvero. Adesso, invece, è più che altro un modo di passare la serata. Forse perché un tempo la discoteca era l’unica attrattiva; oggi i locali che fanno musica sono ovunque, quindi alla fine... i ragazzi la musica la seguono, ma non c’è passione, perlomeno nel ballare. Trenta, quaranta anni fa, invece, c’era il piacere di andare a ballare. Al giorno d’oggi, forse, una cosa del genere accade solo con i balli caraibici.

d - Il ritornello nostrano è sempre quello: “A Potenza non si fa mai niente”.

r - Beh, questa estate ci sono state un po’ di manifestazioni, si cerca comunque di fare qualcosa. A livello di locali, diciamo che ci sono e che comunque si organizza qualcosa, dai live ai DJ set, quindi credo che su questo la gente non si possa lamentare.

d - In ambito “movida” notturna si è parlato molto del “cambiamento” dei nostri giovani: è un tema molto attuale in città, che desta anche preoccupazione.

r - Da quello che posso notare io, non credo sia tutto demonizzare, anzi, questi giovani li vedo anche molto legati tra loro e abbastanza attivi. Certo, possono esserci delle situazioni che -d’altronde- abbiamo vissuto anche noi ai nostri tempi, ma per il resto non la vedo così tragica. In generale, a Potenza il panorama lo vedo buono, la città è viva. Forse, l’unica cosa, la gente dovrebbe apprezzare di più quello che si fa.

d - Un aneddoto particolare, della notte potentina, che le va di raccontarci?

r - Beh, sarebbero tanti. Su due piedi mi viene in mente quando ospitammo Nina Moric al Basilikos (in quel periodo ne curavo la direzione artistica). Con lei c’era Fabrizio Corona, ma all’epoca (anni prima delle ben note sue vicende), pensi un po’, lui era solo “il fidanzato” della Moric. E se ne stava lì, mangiava banane e non faceva avvicinare nessuno.

d - Un personaggio potentino, invece, che le va di citare?

r - Senz’altro Pino Quartana, uno speaker molto professionale (ha lavorato anche in Rai); successivamente ha fatto un passaggio tra radio e teatro, e anch’io l’ho seguito. Siamo stati fuori in Spagna un po’ in giro per l’Italia.

d - Se dovesse mettere sul piatto un disco per la sua Città, oggi quale sarebbe?

r - Boh? Al momento mi viene “Bruci la città” di Irene Grandi (visto che si parla di “città”). E tra l’altro mi ricorda di una volta che misi questo pezzo a Radio Sud, e in studio ci divertimmo da pazzi...

 

 

 

 

cittasicura.jpegNell’ambito della Notte Bianca del Libro, si è svolto presso la Sala degli Specchi del Teatro Stabile di Potenza l’incontro “Città sicure per le donne”, promosso dalla Consigliera di Parità della Regione Basilicata, Ivana Pipponzi, e dalla Consigliera provinciale, Simona Bonito.

L’evento ha posto l’attenzione sulla sicurezza e sulla vivibilità degli spazi urbani per le donne, intese non solo come assenza di pericoli, ma come condizione essenziale per la libertà di movimento, l’autodeterminazione e la piena partecipazione alla vita pubblica.

Numerosi gli spunti di riflessione emersi, a testimonianza di una crescente consapevolezza sulla necessità di città più inclusive e rispettose delle esigenze di tutte e tutti.

Le promotrici dell’incontro hanno spiegato di aver voluto dare all’iniziativa un taglio multidisciplinare e olistico, considerando la sicurezza femminile in tutti gli ambiti di vita, non solo quello domestico, ma anche quello lavorativo, spesso trascurato. L’obiettivo dell’evento è stato quello di avviare un percorso di approfondimento coinvolgendo esperti a livello provinciale e regionale, con competenze specifiche in materia di vigilanza e sicurezza, per analizzare lo stato attuale e fornire strumenti concreti alle donne.

È stato sottolineato come le donne non siano sole e come le istituzioni siano al loro fianco, pronte a offrire tutele e soluzioni, anche se spesso manca la consapevolezza dell’esistenza di questi strumenti. Da qui la volontà di colmare questa lacuna informativa.

L’iniziativa è stata pensata anche per favorire la creazione di una rete tra le istituzioni coinvolte, comprendendo soggetti come l’INAIL e l’Ispettorato del Lavoro, con particolare attenzione alle lavoratrici che si spostano in orari atipici. L’intento è quello di ripensare le città in un’ottica inclusiva e sicura, considerando anche aspetti pratici come l’illuminazione e la gestione degli spazi urbani, specialmente quelli più isolati. 

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