- Scritto da Redazione
- Sabato, 07 Marzo 2026 07:45
Neo-cinquantenne, potentino verace, laureatosi alla Cattolica di Roma (Policlinico “Gemelli”) e specializzatosi in Urologia, decise di tentare un concorso pubblico dalle nostre parti a seguito di «un vero e proprio richiamo» della sua terra. Nel 2007 Roberto Falabella divenne quindi dirigente medico al San Carlo di Potenza, ove oggi, da tre anni, dirige l’Unità Operativa Complessa di Urologia.
d - L’urologia non riguarda solo gli uomini: quali sono oggi le principali patologie che afferiscono alla sua UOC e come è cambiata l’epidemiologia negli ultimi anni?
r - Sì, l’urologo non è il medico del maschio: si occupa dell’apparato urinario maschile e femminile e del genitale maschile. Noi siamo un reparto di un’azienda ospedaliera regionale, DEA (Dipartimento di Emergenza e Accettazione) di secondo livello, quindi ci occupiamo di urologia a 360 gradi, di tutte le patologie. Tuttavia, l’epidemiologia negli ultimi tempi è cambiata molto, sono tante le patologie oncologiche (tumore della prostata, del rene e della vescica) che afferiscono alla nostra U.O.C. Ci occupiamo, inoltre di ipertrofia prostatico-ostruttiva, di calcolosi, di incontinenza, ma sostanzialmente siamo un reparto a forte vocazione oncologica.
d - Un ambientalista a questo punto le chiederebbe se la cosa può aver a che fare con le estrazioni petrolifere.
r - In realtà non è mai stato dimostrato un legame e ciò pone una persona che fa il mio lavoro in un atteggiamento di distacco dal dire una cosa del genere. Di sicuro, l’esposizione ad agenti cancerogeni sicuramente non aiuta, però la diretta associazione estrazioni/ambiente/tumori non è stata ancora certificata.
d - In che modo l’invecchiamento della popolazione lucana incide sulla domanda di prestazioni urologiche?
r - L’invecchiamento aumenta sicuramente la possibilità di avere una patologia in generale e in questo l’urologia la fa da padrona. Il fenomeno pone un incremento della possibilità di incidenza dei tumori, in particolare quello della prostata -che è un cancro che si sviluppa principalmente negli over 50- e soprattutto anche l’ipertrofia prostatica benigna.
d - Non vorrei chiedere all’oste se il vino è buono, ma quali sono le aree di eccellenza o le procedure distintive della UOC di Urologia del San Carlo?
r - In modo “pilatesco” le posso dire che noi cerchiamo di fare il meglio in tutto; tuttavia è indiscutibile che ci siano alcuni punti della nostra attività che ci fanno riconoscere a livello nazionale come centro non dico “di eccellenza”, parola spesso abusata e non bella- ma sicuramente “di riferimento”; ed è bello che ce lo dicano gli altri e non noi stessi. Sicuramente, in questo senso l’attività robotica è la punta di diamante: siamo centro di riferimento nazionale per la cura del tumore della prostata e del tumore del rene.
d - L’ospedale dispone di tecnologie avanzate di ultima generazione. Sono sufficienti rispetto ai bisogni del territorio?
r - Senza timore di essere smentito, a livello di strumentazione la mia unità operativa è dotata della massima tecnologia a disposizione in tutto il mondo urologico. Io in questo sono stato molto fortunato. L’azienda mi è stata molto vicina perché è stata acquistata la piattaforma robotica, tutti i laser di ultima generazione, i più moderni per la cura di tante patologie in ambito urologico. No, non abbiamo, veramente, nulla da invidiare ad alcun ospedale. Magari, se c’è qualcosa che non va, dobbiamo cercare noi medici di fare del nostro meglio.
d - La UOC soffre di carenze di personale medico o infermieristico? Quanto è complesso oggi reclutare specialisti in urologia? Sa, spesso si sente qualche assessore dire che i bandi si fanno, ma vanno deserti…
r - Qualcosa sta cambiando. Nei miei diciannove anni in Urologia qui a Potenza ho vissuto tante fasi in questo senso. Quella peggiore l’abbiamo vissuta probabilmente tra il 2018 e il 2022, e sicuramente la Pandemia non ha aiutato. Eravamo in forte carenza di organico e in grossa difficoltà nel coprire i servizi. Devo ammettere che negli ultimi tre anni sono stati banditi due concorsi per la mia Unità Operativa, e siamo riusciti ad “acquistare” cinque giovani di grandissimo valore, che hanno aumentato non solo l’organico, ma soprattutto la competenza. Pertanto, in questo momento siamo al livello delle UO migliori in circolazione.
d - La formazione continua del personale è adeguatamente supportata?
r - Quello è un mio impegno personale. Sono sempre stato dell’opinione che non esiste il medico giovane che viene in UO ”a fare le cartelle” -come diciamo noi- rimanendo a guardare gli altri che operano. Io ho avuto la fortuna di cominciare a operare molto giovane, quindi uno dei miei impegni principali è quello di insegnare ai ragazzi, insieme agli altri colleghi più anziani. Senza contare che qui c’è in ballo una sfida universitaria importante. Noi abbiamo l’obbligo di formare i nostri giovani, altrimenti -se non aumentiamo l’attrattività- nel nostro ospedale sarà difficile cercare di fornire un’assistenza corretta alla popolazione. In questo ci credo molto.
d - Qual è la situazione attuale delle liste d’attesa per visite ed interventi urologici? Sindacati, opposizione e governo regionale spesso danno ciascuno letture diverse dei dati pubblicati, e il cittadino non sempre capisce dove sta la verità.
r - Non sarebbe corretto dire che va tutto bene, le criticità ovviamente ci sono, ci sono tanti problemi. L’esperienza del mio reparto dice che esistono due tipi di liste d’attesa. Una è chirurgica, e grazie all’aiuto della mia azienda -che mi ha messo a disposizione tante sedute operatorie- siamo riusciti a contenere tantissimo le attese (e sono in grado di sfidare con i numeri chiunque voglia verificare questo dato), sia oncologiche sia non oncologiche. Il discorso è un po’ diverso (e non è sicuramente in secondo piano) con le liste per le visite urologiche. Significa avere un accesso all’ospedale, e siamo stati sicuramente in grossa difficoltà da questo punto di vista. Però bisogna sempre guardare in prospettiva: l’avere acquistato nuovi medici e il doverlo fare ancora nei prossimi mesi, ci mette in obbligo di aumentare l’offerta per cercare di colmare questo gap. Pertanto io sono molto fiducioso e sarà un nostro obiettivo principale quello di ridurre -di molto- anche la liste d’attesa per le visite ambulatoriali.
d - Non è mancato chi ha detto che “l’ingolfamento” dipende anche da quei cittadini che prenotano visite ed esami di continuo, anche per un nonnulla, e poi magari non si presentano neanche e senza preavviso.
r - Questo è un fenomeno che esiste dappertutto, però –obiettivamente- prendersela con i cittadini non mi sembra il caso. Noi abbiamo il dovere di fornire un servizio come si deve; se c’è qualcosa che non va, ripeto, la colpa è la nostra, dei professionisti come me, che magari devono cercare di fare qualcosina di più. Soltanto in questa direzione si riesce a migliorare.
d - Ci sono differenze tra prestazioni oncologiche e patologie benigne in termini di tempi di accesso a Urologia?
r - Quella dovrebbe essere proprio la norma: per una patologia oncologica l’attesa dovrebbe essere assolutamente inferiore. E devo dire, come accennavo, che in questo siamo un pochino carenti per entrambe le cose. Ma vogliamo migliorare: adesso che assumeremo una/due persone (fra maggio e giugno), contiamo di aumentare quasi del 15-20% l’offerta di visite. In questo modo vogliamo ridurre le liste d’attesa per le prime visite e le visite di controllo urologiche. E’ un impegno che abbiamo preso con la nostra direzione strategica.
d - I finanziamenti regionali sono coerenti con i bisogni reali della popolazione?
r - Sinceramente non lo so. Ciò che bisognerebbe cercare è di ottimizzare sempre le risorse. Non significa risparmiare, ma semplicemente investire nel modo giusto e in questo sicuramente la politica può avere un suo ruolo; però molto dobbiamo fare anche noi. Mi dovete perdonare, io non sono un santo, ma vedo la medicina come una presa di responsabilità da parte del professionista. Se c’è qualcosa che non va in Urologia, la responsabilità è la mia. Quindi, obiettivamente, gli investimenti si devono fare, ma in qualche modo devono essere anche mediati e suggeriti dai professionisti chiamati in causa. Io la vedo così, magari mi sbaglierò.
d - Se potesse prendere Bardi sotto braccio cosa gli direbbe?
r - Bella domanda. Gli direi di continuare a puntare sempre di più sull’Università. A mio avviso quella è la chiave di volta per cercare di far salire di livello la sanità lucana. Formare medici in Basilicata, dare la possibilità di laurearsi e specializzarsi qui significa far rimanere i giovani e aumentare la popolazione.
d - Il libro e la canzone che la rappresentano?
r - Anche se ormai sono diventato un po’ vecchio, da ragazzo mi sentivo rappresentato dal libro di Kerouac, “Sulla strada”. Per quanto riguarda la musica, beh, io sono uno della generazione “grunge”, quindi citerei i Nirvana.
d - Il film? …e non mi dica “Il ginecologo della mutua”!!!
r - (risate) Tra parentesi, quel film lo abbiamo visto, e apprezzato, tutti! Comunque direi “Pulp Fiction” di Quentin Tarantino.
d - La domanda che non le ho fatto?
r - Se consiglierei a mia figlia di rimanere qui in Basilicata.
d - Bene. La risposta?
r - La mia risposta è che bisogna lavorare tanto per convincermi a far rimanere mia figlia in Basilicata.
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- Venerdì, 27 Febbraio 2026 10:05

A partire dal primo marzo sul portale del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, nella sezione “Servizi Lavoro”, sarà disponibile il modello telematico per la presentazione del Rapporto sulla situazione del personale maschile e femminile relativa al biennio 2024-2025. Lo rende noto la Consigliera di parità della Regione Basilicata, Ivana Pipponzi.
La redazione del rapporto è un obbligo per le aziende, pubbliche e private, che hanno in organico più di 50 dipendenti. Per quelle con un numero inferiore di lavoratori e lavoratrici la presentazione è su base volontaria e comporta vantaggi nella partecipazione a bandi di gara o per ottenere la certificazione di parità.
Il programma del Ministero, spiega Pipponzi, permette di aggiornare i dati già inseriti nel Rapporto del precedente biennio. A supporto degli utenti l’URP Online del Ministero ha attivato una sezione dedicata.
Il termine per l’invio del Rapporto biennale 2024-2025 scade il 30 aprile 2026.
La mancata trasmissione del Rapporto da parte delle aziende con più di 50 dipendenti comporta le sanzioni amministrative previste dall’art. 11 del D.P.R. 19 marzo 1955, n. 520, fino alla sospensione dei benefici goduti dall’azienda se l’inosservanza si protrae. In caso di Rapporto non veritiero o incompleto è prevista una sanzione pecuniaria da 1000 a 5000 euro.
Fino 30 aprile le aziende che intendono partecipare a procedure pubbliche per le quali sia richiesta la presentazione del Rapporto biennale potranno allegare quello del biennio 2022/2023, integrando poi la documentazione con il nuovo Rapporto entro il termine previsto.
Le aziende che non hanno completato il caricamento dei dati del biennio scorso hanno tempo fino al 15 marzo 2026 per finire la procedura.
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- Sabato, 21 Febbraio 2026 07:20
di Walter De Stradis
Sono circa due mesi che Hind Rajab -la bimba uccisa diventata simbolo del massacro di Gaza- guarda noi Potentini, e tutti quelli che passano in via Verdi e in Viale Dante, dall’alto del palazzo sul quale è stata raffigurata dal celebre artista Jorit, al secolo Ciro Cerullo. Le dinamiche che hanno portato alla realizzazione del murale sono ormai note ai più in città; ugualmente, però, abbiamo voluto incontrare colui che ha fortemente voluto questo piccolo miracolo di arte, sensibilità e coscienza civile: l’architetto Antonio Maroscia. E abbiamo fatto bene. Infatti, “non finisce qui”, come avrebbe detto Corrado.
d - Architetto, la storia del murale di Jorit, raffigurante Hind, i potentini ormai la conoscono, ma facciamo lo stesso un piccolo “recap”.
r - L’operazione è più semplice di quello che appare. In realtà anche questa è stata una sfida, però, oggi che è compiuta, posso dire di essere soddisfatto e pronto ad affrontarne altre. Quella del murale è una sfida vinta perché ha dovuto affrontare varie problematiche e criticità, ma poi tutte si sono ricucite in un unico obiettivo. Vede, molte volte noi viviamo la città nelle sue espressioni, o comportamentali dei cittadini, o comportamentali degli amministratori, o nella fisicità dei luoghi. E molte volte costruire un rapporto sinergico tra la volontà degli uomini e la fisicità della nostra Potenza appare un’operazione quasi impossibile. Però poi, rimboccandosi le maniche, tutto diventa possibile; quando parliamo di “rigenerazione urbana”, vuol dire essenzialmente vedere la città in un altro modo, con la positività, accendendo riflettori su quello che può essere recuperato e spegnendo i riflettori su quello che non deve essere recuperato, in quanto frutto –forse- di alcuni errori che bisognerebbe riparare
d - Quando e come le è venuta l’idea di questa operazione?
r - L’idea è venuta semplicemente osservando la storia della Palestina e soprattutto le vicende più drammatiche, che in qualche modo ci hanno messo in condizione di capire quanto siamo inermi e impotenti.
d - Un’operazione che non ha comportato l’esborso di fondi pubblici.
r - Con i tanti amici che hanno creduto in questa mia idea, abbiamo compreso che era molto più interessante essere protagonisti anche della spesa economica, senza gravare né sul finanziamento pubblico né su forme di richieste, che poi sarebbero state subordinate ad altri scopi o condizionate.
d - Strumentalizzate.
r - Esatto. Il mio mondo del lavoro è fatto di operatori economici, ma anche di tanti cittadini. La sfida era questa: mettere in piedi il portafoglio dei miei amici imprenditori insieme al piccolo portafoglio del risparmiatore. Io lavoro molto con alcune comunità, nel caso specifico siamo qui in viale Dante, e quindi proprio con quella di Sant’Anna ho affrontato tante iniziative.
d - Nel quartiere si dice che l’ex Parroco e anche Don Cozzi abbiano pagato in qualche modo il loro pensiero sulla Palestina.
r - In parte lo credo anch’io, perché tutti sono convinti che ognuno deve stare nel recinto che ha costruito o che gli altri hanno costruito. Forse anche Don Franco e Don Marcello dovevano starci, però io trovo che non ci sia cosa più bella di avere dei preti o degli amici di strada. Sulla strada si incontrano delle persone più autentiche.
d - Leviamoci subito il dente: lei è il fratello dell'ex presidente del Consiglio regionale. In merito al murale, qualcuno ha mai ironizzato o speculato su questo aspetto?
r - E’ stato così. Io rivendico la mia appartenenza e rivendico la mia ideologia, ma soprattutto la mia coscienza e quindi la mia volontà di aggregare tutti quelli che avevano lo stesso sentire su alcune problematiche. Gaza è un problema che aggrega tanti, addirittura soggetti diversi, e proprio quando quest’idea partiva era il periodo della Flottila; io, con tanti amici e tanti ragazzi, avevamo immaginato di poter partire anche noi, ma come potevamo farlo? E allora l’unico modo era di tracciare, come un’avventura, un percorso. Per noi era come salire sulla Flotilla. Poi se la Flottilla è di sinistra o di destra non lo so, ma il risultato è che dovevamo rimarcare che in questa città esiste una presenza attiva, che in qualche modo sente il problema di Gaza.
d - Sono passati più o meno due mesi da quando è stato finito il murale. Ha detto di essere soddisfatto. Nessun rammarico?
r - E’ andato tutto benissimo, perché l’artista che ho selezionato era quello più vicino ai problemi della Palestina, e quindi in qualche modo è stato il completamento del progetto. Lui ha messo non solo la sua arte, non solo la sua capacità, ma anche la sua passione; siamo stati tutti uniti e sono stato molto contento di aver completato il messaggio attraverso l’iniziativa di rappresentare al Don Bosco, il giorno dell’inaugurazione, la proiezione del film-documentario. E’ stato un momento molto bello, molto toccante, molto triste e tutti hanno capito bene la storia di Hind. Ed è ancora più interessante che oggi Hind appartenga a questa città, perché tutti i giovani, i grandi, gli anziani che abitano nel quartiere, ma soprattutto i bambini che vanno a scuola, tutti ormai conoscono la sua storia e la salutano come una compagna del loro percorso di vita. Quindi ogni giorno e ogni notte lei sta lì che li aspetta e li aspetta col sorriso
d - Sicuramente, questo, è un affare di bellezza. Di quanta bellezza ha ancora bisogno questa città?
r - Questo è un concetto molto complesso e molto lungo da affrontare. Io vorrei subito sgombrare il campo da una banalissima valutazione sulla bellezza, dicendo che questa città non ha bisogno di bellezza, ma ha bisogno di un’altra cosa, che va oltre. Io lo sto capendo giorno per giorno e non è un approccio filosofico il mio: io voglio che sia ancora architettonico. La bellezza è superata da una nuova idea, che è l’armonia. Oggi la bellezza è persino pericolosa, perché può essere strumentalizzata e può diventare persino un luogo comune. Oggi credo che un risultato più alto della bellezza sia l’armonia, non solo di quello che è visibile, ma di quello che non è visibile, ovvero i comportamenti. Mettere comportamenti in armonia con l’armonia del visibile è complicatissimo, e questa è la svolta anche della città.
d - Sta parlando di armonia fra i cittadini, armonia fra i cittadini e la politica, armonia fra i politici? Prima le ho fatto vedere il video della gazzarra di martedì (tra Latronico e Chiorazzo, nel corso dell’assemblea sui “vitalizi” - ndr) in consiglio regionale.
r - Noi dobbiamo fare i conti col concetto che la politica è rappresentata dagli uomini, quindi, bene o male, quello che succede non è un problema della politica, quello che succede è un problema degli uomini che abbiamo selezionato. Io sono convinto che troppe cose non vanno nel modo migliore perché non c’è volontà di armonia, perché ognuno pensa a delle operazioni personalistiche, di propaganda. Le offro due temi come esempio, molto tristi e molto pesanti: il primo è la faccenda della “Alcide De Gasperi”, la scuola materna delle suore, quelle che noi conosciamo da 70 anni (e che molto probabilmente dovranno lasciare definitivamente la città dal prossimo 1 agosto – ndr); l’altro è quello delle gare gestite dall’amministrazione comunale, in cui esistono situazioni che non possono ritenersi avviate nel percorso dell’armonia. Armonia vuol dire persino etica, e quindi come si può arrivare a un rapporto di armonia tra le persone, se non si segue il solco dell’etica? Quindi anche questa è una sfida, però è importante che i cittadini siano consapevoli che tutto rientra in un’operazione complessa. Ogni cosa che fa parte di atteggiamenti di personalismi, io la definisco un po’ “cultura meloniana” (e non è una critica politica, è solo una rappresentazione). Si tratta della necessità di svolgere tutto, anche l’amministrare, con un primo obiettivo che è la propaganda, per raggiungere altri scopi; ma l’unico vero obiettivo deve essere il bene dei cittadini e della città. E prima di conoscere la fisicità della città, bisognerebbe conoscere i guai delle persone che ci vivono, ecco perché dico che è un’operazione apparentemente persa, ma le sfide continuano.
d - Qual è la maggiore “disarmonia” in città? Lei ha accennato ai “guai” della gente.
r - Le problematiche sono sempre riferite al fatto di non riuscire più a far leva su quella che è la vera energia della collettività, perché il processo di disgregazione è per certi versi naturale, ma per altri versi fa comodo ed è voluto, e quindi, domanda: a chi fa comodo questo processo di disgregazione della forza della comunità locale?
d - A chi deve poi proporre la soluzione.
r - E’ chiaro, e non basta l’energia dei cittadini. L’energia è tale quando è collettiva, ecco perché l’idea di trovare i beni o i problemi comuni mette in condizione di costruire un nuovo fronte, un fronte in cui l’interesse della collettività diventa più alto della facile propaganda.
d - Lei ha detto che non si fermerà. Cosa bolle in pentola?
r - Cosa bolle in pentola? Bisogna trovare i nuovi metodi e le nuove formule per conquistare delle cose. Battere percorsi già scontati e per certi versi già perdenti ci mette in condizione di perdere solo energia, mentre bisogna capire quali sono i nuovi percorsi utili a conquistare delle cose. Io non credo molto nelle “sollecitazioni” alla politica e a chi amministra. Tutto deve partire ancora una volta dal basso, perché bisogna ancora una volta spiegare che quelli che abbiamo messo lì a governare sono a nostro servizio, non noi a servizio loro.
d - Che scossa –possibilmente non di terremoto- ci vorrebbe a Potenza?
r - Partendo dal basso, si potrebbe mettere in moto un’idea di una città diversa. La città diversa è la città vivibile, che per certi versi potrebbe essere anche unica. E allora bisogna censire in un modo diverso quelle che sono le energie, non solo quelle della cittadinanza e della comunità, ma anche le bellezze nascoste, quelle coperte di polvere. Visto che l’amministrazione non riesce a farlo, bisogna mettersi insieme, come abbiamo noi fatto per mettere su il portafoglio e l’idea del murale insieme al condominio. Bisogna trovare persone che riescano a togliere un po’ di polvere. Togliendo la polvere, possono uscire delle cose molto interessanti in questa città.
d - Un esempio concreto?
r - La riqualificazione di tanti luoghi. L’aspetto più interessante può essere una nuova cultura del saper vedere quello che apparentemente non si vede, quindi è un’educazione nuova a vedere i posti, le circostanze, e i valori del sociale che diventano energia per una città diversa.
d - Energie insospettabili.
r - Insospettabili, sì.
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- Sabato, 14 Febbraio 2026 07:22
«Il patronato di S. Valentino ad Abriola iniziò nel 1616. La ricorrenza si festeggia il 16 agosto, mentre quella liturgica è il 14 di febbraio, con messa propria, processione con le reliquie e accensione dei falò nella notte». (dal libro di Giuseppe Pronesti “San Valentino Romano ad Abriola”).
Romano Triunfo, che compirà sessant’anni questa domenica, al terzo mandato da sindaco nel piccolo e grazioso borgo lucano, è un fiume in piena. E’ martedì, e si è già a pieno regime per la festa di San Valentino, che dura una settimana. Lui si muove tra telefono, volantini, brochure… e giornalisti. Certo che avere un patrono così “famoso”, crea non poche responsabilità. E non solo per le celebrazioni.
d- Sindaco, mentre parliamo, è martedì 10 febbraio, ma siamo già nel pieno dei festeggiamenti di San Valentino. Il tema di quest’anno è “The Power of Love”.
r - “La forza dell’amore”. Con l’amore si fa tutto. Con il cuore si fa tutto.
d- L’evento ormai ha una dimensione che va oltre quella regionale, è un fatto nazionale.
r - Gli eventi sono iniziati sabato scorso con il percorso delle luminarie. L’11 c’è l’inaugurazione di tutto il percorso del videomapping. Poi si arriva a venerdì, col primo Festival dell’amore, con ospiti di una rilevanza nazionale. Il 14, sabato, è il clou, proprio il giorno di San Valentino. Partiremo alle ore 10 con l’inaugurazione dello screening sul microbiota intestinale, un’analisi che offriremo a 40 cittadini di Abriola. In più, omaggeremo di un buono sconto (per effettuare questa analisi) anche le coppie che compiono il 25esimo o il 50esimo anniversario di matrimonio, e altri cittadini che si candideranno. Poi, naturalmente, arriviamo con l’evento religioso alle 11, la Santa Messa, celebrata dal Monsignor Davide Carbonaro e dal nostro padre, don Dino. A seguire ci sarà la processione, con il Santo che gira nei rioni. Ci saranno animazioni e la pausa pranzo. Ritorniamo nel pomeriggio con la celebrazione religiosa, alle 17.30, in cui saranno anche omaggiate le coppie che stanno insieme da diversi anni. Al termine ci sarà un percorso con il parroco, le autorità civili e politiche, per ogni quartiere ove ci saranno “i fucanoj”, i tradizionali falò (abbinati a un percorso di prodotti tipici locali). Attorno ai “fucanoj” ci si stringe: il tema dell’amore, insomma, c’è sempre. Infine, si terminerà con il brindisi di mezzanotte, l’amore stellato. L’ospite di punta di quest’anno è Miss Italia, Katia Buchicchio, originaria del nostro territorio, di un paese qui vicino, Anzi.
d- Che tipo di presenze vi aspettate?
r - I turisti arrivano anche da altre regioni d’Italia, addirittura alcuni anche dall’estero. Diciamo che i posti letto che abbiamo non sono sufficienti a ospitare tutti; ho sentito un po’ gli operatori del territorio e hanno già le strutture piene. Pertanto i visitatori si riversano anche nei territori limitrofi: Pignola, Potenza…insomma, riempiamo anche altre strutture. Oltretutto possiamo vantare il comprensorio turistico-sciistico di Sellata-Pierfaone, l’unico impianto in Basilicata (e forse persino nel Mezzogiorno), che in questo momento sta funzionando. Stiamo inoltre mettendo in campo un nuovo impianto di attrazione turistica, la “neve plast”, una pista sintetica, che va ad integrare l’offerta sulla neve
d- Sulle locandine vedo il logo della Regione e dell’Apt.
r - Questo evento viene soprattutto patrocinato con il fondo operativo Val D’Agri (soldi che derivano dall’estrazione petrolifera). Noi, come comitato P.O., insieme alla Regione, socio di maggioranza, e altri 35 comuni, abbiamo destinato una parte di queste risorse per le attività turistiche e di promozione culturale del territorio. Altrimenti non avremmo potuto farlo. Un’altra piccola risorsa viene dai Beni intangibili della Regione.
d- La Festa funziona bene ed è consolidata. Tuttavia, la domanda che si fa in questi casi è: “Sì, ma nel resto dell’anno..?”. Sa bene che i nostri borghi si riempiono con gli eventi, con le sagre estive, ma poi negli altri mesi spesso ci si deve confrontare con spopolamento, carenza di servizi e collegamenti.
r - Da quando sono sindaco io, ho declinato la festività di San Valentino tutto l’anno. Il “ritorno” deve esserci sempre, perché la Festa -che è comunque un importante momento di raccoglimento devozionale per la comunità- è una vetrina di presentazione, di promozione di quelle che sono le caratteristiche, i prodotti del territorio e la sua conformazione. Certamente, i visitatori arrivano anche durante l’anno e noi dobbiamo essere pronti; i servizi ci sono, vanno messi un po’ a sistema, migliorati. La Basilicata è una regione turistica, ricca di storia, di risorse culturali, bisogna quindi lavorare sul turismo, sull’ospitalità, bisogna creare i posti letto. Purtroppo a volte è proprio quello che manca. Certo, grazie alle strutture alberghiere presenti, c’è l’ospitalità, ma se si rende necessaria l’iniziativa privata del singolo cittadino, questi avverte un po’ di sfiducia. Sa, la pressione fiscale è quella che è. La Regione, devo dire, e devo anche apprezzare, fa tanti sforzi per impegnare risorse, ma vanno messe a sistema; perché ognuno, ogni territorio, giustamente, cerca di prendere il più possibile. Si investe tanto sulla promozione del turismo, ma bisogna migliorare su viabilità, infrastrutture, collegamenti.
d- Di recente la Regione ha stanziato dei fondi (45 milioni) proprio per le strade comunali.
r - Sì, grazie anche all’assessore Pasquale Pepe, che devo ringraziare. Si vede che è stato sindaco! Conosce bene le dinamiche dei territori. Oltre a quelli infrastrutturali, sono importanti anche i collegamenti immateriali, come la fibra ottica -che sta arrivando- ma devono migliorare, proprio perché nei nostri territori si può vivere, ci si può lavorare da remoto. Quindi, chi vuole può scommettere in Basilicata, io sono fiducioso.
d- E quindi: “Venite (o rimanete) a vivere ad Abriola perché…”?
r - Perché ci sono i servizi, i collegamenti… Certo, va migliorata un po’ la viabilità, siamo a 25 km da Potenza, non è tanto lontano, ma ci stiamo lavorando, abbiamo preso anche un finanziamento. Certamente i numeri per creare un’attività non ci sono, ma tutto ciò diventa possibile se i servizi li mettiamo a sistema, e li promuoviamo in modo giusto.
d- E i rapporti con gli altri sindaci come sono?
r - Buoni…
d- No, perché, a volte il “campanilismo” non è solo un concetto astratto.
r - Purtroppo il campanilismo c’è, io lo vedo. Io sono Presidente dell’Unione di sei Comuni (Abriola, Calvello, Anzi, Laurenzana, Brindisi di Montagna e Trivigno), un’associazione spontanea… e da quando sono state tolte le comunità montane, purtroppo è venuta a mancare un po’ questa cosa. La forma di coesione c’è, ma a volte nasce su iniziative spontanee. Per dire: ho preso un finanziamento di 3 milioni di Euro per il miglioramento di un tratto di strada qui sotto, che collega i comuni della Val Camastra, Anzi, Abriola, Calvello. Ci siamo messi insieme col comune di Anzi e l’abbiamo presentato. L’Unione dei Comuni nasce per fare coesione, ma si fa fatica a volte, perché c’è il campanilismo: i cittadini non sempre comprendono quando un comune deve cedere qualcosa all’altro o viceversa. Tra comuni abbiamo un buon rapporto, ragioniamo insieme (c’è il parco Appennino-Lucano-Val D’Agri-Lagonegrese). La montagna ci deve anche unire.
d- C’è chi sostiene che la prassi, di solito è: chi conosce meglio l’assessore regionale, chi ha migliori rapporti, vince.
r - Beh, non è proprio così, perché quando vengono emessi dei bandi regionali o ministeriali bisogna presentare le proposte progettuali. I rapporti istituzionali ci possono anche essere, ma se non ci sono le condizioni progettuali, le idee non vengono finanziate.
d- Il suo rapporto con Bardi? Molti suoi colleghi lamentano di non averlo mai neanche visto.
r - Io con il Presidente ho un buon rapporto, anche telefonico, devo dirlo.
d- Finalmente abbiamo un buon rapporto.
r - Io ho trovato disponibilità. Tre anni fa erano scaduti i termini di vita tecnica ventennale della Seggiovia sciistica. A fine anno, io rischiavo di chiudere gli impianti; mi sono rivolto al Presidente, e lui -insieme alla Giunta e ai collaboratori della programmazione e bilancio- ha trovato una soluzione per darmi un sostegno economico, E’ pur sempre un Presidente, sono tanti i problemi e quindi non è facile, non è che tutti i giorni possiamo interloquire con lui; però ci sono anche i collaboratori che ci aiutano a facilitare il rapporto.
d- Evito di chiederle –ingenuamente- se la politica va fatta con “amore”, ma è certo che molti cittadini hanno visto la faccenda dei “mini-vitalizi” (la cosiddetta “pensioncina” di 600 euro per i consiglieri regionali, approvata di recente –ndr) come un atto di “dis-amore” nei loro confronti. Lei che idea si è fatto?
r - Diciamo che ogni attività ha un suo corso, merita ognuno una copertura. Io lo vedo come sindaco: noi non abbiamo copertura previdenziale. Anche se c’è una norma, io faccio il libero professionista e verso alla mia cassa di previdenza. Potrei attingere dal Comune, ma siccome ha risorse limitate, non l’ho mai fatto. La Regione ha la possibilità, ma devono forse rivedere un po’ la norma. Chi oggi fa un’attività politica sa che non può essere un’attività occasionale, bensì costante, per il territorio, a contatto con le istituzioni. E quindi bisogna ragionare, verificare qual è la dimensione e cosa può essere utile. Una “pensione d’oro” per un solo mandato certo sarebbe ingiusta, ma può esserci un minimo contributivo per migliorare la condizione pensionistica di un domani.
d- Mettiamo che tra cent’anni qui al Municipio scoprano una targa a suo nome: cosa vorrebbe ci fosse scritto?
r - Mah, vorrei essere ricordato per quello che sto facendo. Oggi è difficile gestire un ente, perché scontiamo l’esiguità delle risorse finanziarie. Vi dico solo un aspetto: abbiamo una spesa corrente, spese di funzionamento dell’ente, un bilancio corrente di 1.400.000/1.500.000 Euro; il Ministero trasferisce 550.000 Euro, il resto li devo recuperare io.
d- Con le tasse e…
r - Tasse non le possiamo mettere a nessuno, consideri che ad Abriola non abbiamo l’addizionale comunale, perché sono pochi i cittadini. Recuperiamo con dei progetti, con i fondi del P.O. Val D’Agri (dal 2021, con l’assessore Cupparo e il Presidente Bardi, abbiamo trovato una soluzione -anche con il parere favorevole della Corte dei Conti- per poter utilizzare una piccola parte per le spese di funzionamento dei servizi degli uffici comunali). Altri fondi li recuperiamo dalla Tari, dall’Imu … e poi mi devo inventare io un po’ di progetti con il Ministero (tutti rientranti nelle spese di funzionamento).
d- Una canzone adatta a “titolare” il momento che vive il suo paese?
r - “Sono ancora qua” (sorride)
- Scritto da Redazione
- Sabato, 07 Febbraio 2026 07:16
di Walter De Stradis
Il quarantaduenne potentino Alfonso Nardella, segretario cittadino della Lega, è consigliere comunale da un anno esatto. E’ subentrato a Gianmarco Blasi, chiamato a ricoprire un incarico di governo regionale.
Arrivato al ristorante, si scusa per l’abbigliamento “non adatto”, a suo dire, per un’intervista (la sua prima in assoluto). Lo abbiamo preso tra un turno e l’altro. Lavora in una azienda con stabilimento a Tito ed è sindacalista nel settore metalmeccanico. Il che renderebbe ancora più plastico ciò che molti esperti da tempo sostengono: il “popolo” ormai lo trovi a destra.
d - Per chi leggerà, oggi è martedì 3 febbraio. La notizia del giorno è che Vannacci è ufficialmente fuori dalla Lega. Una perdita o no per il suo partito?
r - Sicuramente una perdita. Una persona che ha preso mezzo milione di voti si tiene in casa.
d - Proprio il 3 febbraio dell’anno scorso, invece, lei entrava in consiglio comunale al posto di Gianmarco Blasi. Lei si era già candidato una volta, senza essere eletto. Il Consiglio è come se l’aspettava?
r - Per come me l’aspettavo …è peggio. Finita la campagna elettorale, mi aspettavo un lavoro costante da parte di tutti. L’opposizione deve fare l’opposizione, è vero, però mi aspettavo un maggior coinvolgimento su alcuni processi. E ho scoperto che questa cosa non c’è, ma neanche nella stessa maggioranza! Quindi, vedere ogni volta queste decisioni calate dall’alto...
d - Quindi lei si aspettava un maggior coinvolgimento da parte della maggioranza?
r - Su scelte fondamentali. Cioè scelte per la città, che secondo me non hanno colore politico. E’ giusto sedersi a un tavolo e trovare una strada tutti insieme. Poi, certo, la maggioranza è la maggioranza, siamo d’accordo.
d - Però lei dice che anche nella maggioranza...
r - Anche nella stessa maggioranza, purtroppo, vedo questo mancato coinvolgimento.
d - Decide il sindaco e via?
r - Decide sempre il sindaco con la giunta, sì. Poco coinvolgimento.
d - E su che cosa avrebbe particolarmente gradito essere consultato anche lei?
r - Magari anche su questa tematica del senso unico, sedendoci a tavolino, anche con le parti sociali, con i cittadini, facendo un tavolo con i trasporti urbani, per vedere le varie problematiche. Mentre così, dalla sera alla mattina, abbiamo trovato dei sensi unici.
d - Sperimentali.
r - Così ha detto l’assessore. Però io vedo delle strisce blu già fatte. I parcheggi. Magari chi ci ha il garage a Via Garibaldi ora ha dovuto pagare il passo carrabile. Quindi poi vedremo se è sperimentale.
d - Ma è solo una questione di metodo?
r - Ma anche di sostanza. Però io non voglio giudicare se il senso unico andrà bene o non andrà bene, a livello di fluidità di traffico. Questo ce lo diranno i famosi 120 giorni di prova. Io punto l’attenzione su due o tre tematiche fondamentali. La prima è quella della sicurezza. … immaginiamo Corso Caribaldi, con i due parcheggi ambo i lati, una corsia centrale, traffico: se deve passare un’ambulanza, la vedo proprio critica! L’altro tema potrebbe essere quello dei Vigili del Fuoco: se c’è un’ autoscala dei pompieri -lunga un 10/12 metri- a Via Mazzini, penso che diventi difficile la svolta su Montereale. Quindi, proprio le vie di fuga per i soccorsi non sono state considerate. Un altro tema importante è quello dei trasporti. Non puoi chiudere Corso Caribaldi e togliere delle linee, mi viene in mente la 5A, che ha lasciato a piedi centinaia di ragazzi per andare a scuola. Avevano pagato anche l’abbonamento il mese prima. Dài! La cosa andava coordinata meglio. L’ultimo punto che vorrei focalizzare è, a mio avviso, la spocchia amministrativa dell’assessore. Perché mi sembra che quando viene preso in causa da qualche cittadino che gli fa notare qualcosa, lui a sua volta si arroga il diritto di rispondere anche con toni alti. E non lo dovrebbe fare. Perché, come dicevo prima, un assessore è di una parte politica, ma una volta eletto è l’assessore di tutta la città.
d - Poi c’è la questione, molto discussa, della chiusura della scala mobile “Prima”, giunta a “fine vita”. Si devono fare dei lavori, occorrono dei soldi. La giunta Telesca era riuscita a ottenere un anno di proroga, però c’è stato questo rimpallo delle responsabilità. Il Comune dice di aver inoltrato –inutilmente- le richieste finanziarie alla Regione. Dalla Regione -ma anche qualche sindacato e voi dell’opposizione- rispondono che la responsabilità dell’impianto ricade sull’amministrazione locale e che un eventuale intervento regionale sarebbe un “extra”, non la regola….
r - Assolutamente sì, questo è l’iter. A parere mio, penso che questa amministrazione abbia sbagliato qualcosa. E’vero che ha fatto una richiesta alla Regione, ma è stata accolta, eh! E la stessa Regione ha mandato un cambio della scheda al MISE, che quindi deve essere modificata.
d - Ma questo è avvenuto poco tempo fa.
r - No, è avvenuto già un annetto fa, l’OK del MISE è arrivato pochi giorni fa. Perciò, io dico: tu Comune, nel momento in cui hai già una richiesta e quindi sai che verrà finanziata… è solo una questione di tempo. Quindi magari potevi fare una variazione di bilancio e impostare dei soldi sulla scala mobile, sapendo che poi sarebbero rientrati attraverso la Regione. Ricordo una conferenza stampa del sindaco -se non erro dei primi di gennaio- in cui lui -in pompa magna- diceva che aveva messo 3.600.000 euro sugli asfalti nelle contrade. Giustissimo, le contrade hanno diritto alla stessa viabilità, però fare gli asfalti adesso o farli a dicembre… e invece utilizzare quei soldi per riaprire la scale mobile…insomma, io personalmente la vedo più come una scelta politica di creare un disagio, per poi dare le colpe alla Regione.
d - Però in ogni caso parliamo di una coperta troppo corta, se la tiri di sopra, ti scopri di sotto.
r - Sicuramente è una coperta corta, lo sappiamo da quarant’anni. Io infatti le colpe le faccio risalire proprio a quando sono state aperte le scale mobili. Perché se tu apri una struttura che ha già un “fine vita”, cioè una data di scadenza, probabilmente un qualche fondo annuale lo dovevi prevedere.
d - Tuttavia, sulle cose positive che si stanno facendo (penso al bocciodromo di Santa Maria) voi dell’opposizione dite che sono progetti della vecchia amministrazione (che vi vedeva al governo); mentre sulle cose negative, la precedente amministrazione non ha mai responsabilità. Come mai?
r - No, non è questione di cose negative, le amministrazioni parlano per atti. Quindi il primo atto che è stato mandato alla Regione per la scala mobile è proprio a firma di Guarente. Quindi già nel 2022 il sindaco Guarente chiese alla Regione di attenzionare questa situazione. Poi, l’iter amministrativo dello Stato è stato lungo, non ci piove, però è stato fatto. Loro, la maggioranza attuale, si prendono i meriti, ma certe cose sono progetti della vecchia amministrazione: Ponte Musmeci, Coni, Torraca… è un dato di fatto.
d - Lei cosa farebbe, immediatamente, per Potenza?
r - Penso che sia arrivato il momento di fare uno studio pianificato sul turismo, perché non possiamo vivere di soli servizi. In questo do ragione al Sindaco, ma come diceva anche Guarente, noi siamo una città che offre servizi a tutta la provincia; pertanto la Regione dovrebbe dare un contributo annuale, una cosa cadenzata e giusta. In ogni caso, però, dobbiamo iniziare ad invertire la rotta e creare anche noi qualche attrattore per la città. Magari inventarci qualche cosa sul concetto di “Capoluogo più alto d’Italia”, magari prevedere dei fondi per affidare il rilancio del centro storico a uno studio di marketing, qualcosa del genere.
d - Rigiro la domanda: lei ha un amico di Milano e lo porta a Potenza, che cosa gli fa vedere per primo?
r - I musei, le chiese, il Ponte Musmeci… ma di offerte, in realtà, non ce ne sono tantissime, dato che in 40 anni non si è mai deciso di puntare sul turismo.
d - Musei e chiese…non è poco.
r - Sì, certo. Potenza è una città bellissima, io la amo la mia città, però ci vuole qualche attrattore in più per richiamare i turisti.
d - Dal braccialetto che indossa vedo che è tifoso del Potenza. I successi della squadra potrebbero aiutare in questo discorso? Macchia, che è di diverso orientamento politico, sta facendo un buon lavoro?
r - Siamo contentissimi, abbiamo raggiunto un traguardo storico, la finale di Coppa Italia, mai fatta in città. Magari un passaggio in una Serie B inizierebbe a portare tutta la gente dalla provincia a vedere la partita; ma al di là del presidente attuale (perché c’è un motto nella curva, “cambiano i presidenti, i giocatori, ma il Potenza resterà sempre qui”), potrebbe essere un bello slancio per la città.
d - Cambiando completamente registro, l’altro argomento del giorno è ancora quello dei mini-vitalizi, le cosiddette indennità differite deliberate in Consiglio regionale. Una telenovela lunghissima, con modifiche e marce indietro solo annunciate, proposte di referendum ed ex consiglieri che hanno già inoltrato domanda per beneficiarne.
r - Io ho un’idea, ho un’idea chiara, e lo dico fuori dai denti, senza nessun tipo di problema. Io mi occupo anche di sindacato. Allora, diciamo che il principio è: chi lavora deve avere anche la retribuzione contributiva. E’ giustissimo, ma questo vitalizio, in questo modo, non andava fatto. Quindi io non sono per cambiare la norma, sono per abrogarla del tutto.
d - Che cosa c’è di veramente sbagliato?
r - E’ sbagliata soprattutto se è vero che ci sarebbe la possibilità di attingere –come abbiamo letto sui giornali (io non ho guardato le carte)- a un qualche fondo sociale. Ma a prescindere da dove verranno presi questi soldi, secondo me la legge andrebbe abrogata.
d - Qual è in questo momento un gesto veramente importante, che la politica dovrebbe fare nei confronti del cittadino?
r - Bisognerebbe puntare molto sul lavoro. Perché Potenza sta... Potenza e tutta la regione stanno morendo. Essendo sindacalista dirigente per la Confsal Fismic, ogni giorno assisto a dei tavoli di trattativa, che riguardano chiusure. Pensi alle difficoltà della Smart Paper, per dirne una recente, però è un tavolo di trattativa continuo, in Regione, quindi penso che sia arrivato il momento di fare qualche politica seria per il lavoro.
d - Però voi siete minoranza al Comune, ma maggioranza in Regione.
r - Sì.
d - I sindaci, perlomeno quelli intervistati da noi, lamentano l’assenza di Bardi. Pare che con gli assessori, invece, ci sia un maggior dialogo.
r - Sul discorso di Bardi non le so dire, perché non tratto le dinamiche regionali. Però per quanto riguarda il settore Lega, io vedo un Pasquale Pepe sempre sul territorio. Vedo un Francesco Fanelli e un Domenico Tataranno sempre sul territorio. Parlare degli altri partiti non è corretto, né ho le competenze, perché non sto lì dentro. Io quello che vedo, ripeto, sono quelle tre persone che stanno sempre sul territorio ed è questo che la politica ha bisogno di fare con i cittadini.
d - Lei è un consigliere che gira?
r - Io sono un consigliere che gira, sì.
d - E cosa le chiedono più spesso i cittadini?
r - Dalla piccola sciocchezza del marciapiede, al tombino dissestato. Non sono grandi le richieste. Potenza non ha bisogno di grandi strutture, ha bisogno di piccoli interventi, ma mirati.
d - Se potesse indicare una canzone utile a “titolare” il momento attuale della città, quale sarebbe?
r - “Che fantastica storia è la vita” (sorride)
d - Presumo “fantastica” tra virgolette.
r - Tra virgolette, sì. (sorride)
- Scritto da Redazione
- Sabato, 31 Gennaio 2026 06:42
di Walter De Stradis
Di recente la sua uscita dal Pd ha trovato ampio spazio nella cronaca politica. Paolo Paradiso, 45 anni, pettinatura alla Andy Wharol, dal 2023 è il sindaco di Tricarico (Matera).
d - Oggi (mentre parliamo) è martedì. Ci doveva essere il consiglio regionale, ma è stato rinviato “a data da destinarsi”. Due righe di comunicato, per il momento, in cui non viene spiegato il motivo. Sindaco, sono cattivo io, se penso che il motivo potrebbe essere la discussione sulla revisione della legge sui “mini-vitalizi”?
r - Qualcuno, molto più bravo di me, anni fa diceva che a pensare male si fa peccato. Probabilmente il motivo può essere quello, ovvero un possibile non-accordo tra le forze politiche all’interno del Consiglio. In generale, tutta la questione “indennità differite” è stata gestita male dal punto di vista comunicativo, perché nel merito ci può anche stare una soluzione del genere. Però ci sarebbe dovuta essere una maggiore condivisione, sia all’interno del consiglio regionale, sia con le forze sociali e con la cittadinanza.
d - Lei dice: la misura dell’indennità differita, come concetto, ci può anche stare, però è stata pensata male.
r - È stata pensata male nel proporla in quel modo in consiglio regionale: arriva un emendamento poco discusso -da quello che si legge- portato il 18 dicembre e tenuto quasi nascosto. Quindi probabilmente questo ha fatto indispettire maggiormente le forze sociali e la popolazione. È stata però portata male anche dall’opposizione, che ha detto NO con chi era presente (nonostante qualcuno si sia astenuto), ma all’esterno non ha avuto la forza necessaria. Tant’è che si è resa necessaria una trasmissione televisiva, per far emergere quello che era successo.
d - Quindi l’opposizione non è stata brava a far emergere lo scandalo?
r - Io non lo chiamo “scandalo” di per sé, ma da parte della minoranza non c’è stata quella forza: se c’era la convinzione del no, non c’è stata la forza.
d - Quindi lei ritiene che comunque una forma di pensioncina, così come è stata pensata, sia ragionevole?
r - È ragionevole nel momento in cui c’è l’impegno a portare avanti il ruolo istituzionale che si è chiamati a ricoprire. A chi lascia o trascura –inevitabilmente- quello che è il suo lavoro (seppur in maniera momentanea), deve essere giustamente riconosciuto l’impegno, ammesso che sia reale e concreto. Basti pensare al tasso di assenteismo che c’è all’interno del Parlamento, con gente che va oltre il 90% di assenze! Il cittadino vuole essere rappresentato adeguatamente e chi ci rappresenta deve essere adeguatamente retribuito, perché la Costituzione l’ha pensata bene; la misura serve a tutelare il cittadino dagli scandali, dalla corruzione, dalla concussione.
d - Però la retroattività e la reversibilità non sono misure -come minimo- antipatiche?
r - Lo sono, per questo dico che ci sarebbe voluta una maggiore condivisione all’interno del Consiglio regionale.
d - Adesso veniamo a una questione che la riguarda più direttamente: l’uscita dal Pd. Lei ha riconsegnato la tessera perché non ha condiviso- all’esito delle elezioni provinciali- l’assenza di una lista rappresentativa della collina materana. Quindi ha votato la sindaca di Garaguso (la Bilotta, che era nella lista di FdI – ndr).
r - Sì.
d - E però dal punto di vista di chi legge le notizie, non si proietta l’immagine del “solito Pd”, autolesionista e litigioso?
r - Noi chiedevamo -ma anche in direzione provinciale si era andati su questa direzione- un candidato del mare e un candidato della montagna. Così non è stato, perché alla fine è stato individuato il segretario provinciale, che come sintesi politica è anche corretta. Quello che non andava bene è il metodo. Perché è stato quasi “piombato” alla fine, nelle ultime ore. Eravamo quattro persone che si erano rese disponibili alla candidatura, a rappresentare quattro comuni diversi, ma –l’ho detto e lo ribadisco- non c’è stata la voglia di trovare sintesi. Perché dal mio punto di vista -ma anche degli altri tre- i problemi quotidiani che si vivono in quei comuni si possono evidenziare al meglio solo se c’è un rappresentante. Non è stato così, e pertanto dovevo scegliere tra andare a votare per “Paolo” o per il “Sindaco”. Ascoltando i bisogni della popolazione, non ho potuto fare altrimenti che andare nella direzione del “Sindaco”. E quindi per coerenza, ho ritenuto opportuno consegnare la tessera del partito al mio segretario.
d - E’ un gesto di provocazione o è definitivo? Sa, perché in questi casi i maligni pensano che è un modo per chiedere altre cose.
r - No, non sono abituato a fare gesti provocatori o per chiedere altro. Non so se è definitivo, ma in questo momento non mi sento di appartenere al Pd; non perché non credo più in quello che rappresenta, ma perché non condivido il modo in cui il Pd cerca la rappresentanza. Ci deve essere una maggiore condivisione.
d - Rigiro la domanda: cosa deve accadere perché lei rientri nel partito?
r - Perché io ci ripensi, ci deve essere qualcuno che rappresenti un’area, a livello istituzionale; a livello meramente partitico, deve accadere che il partito torni a svolgere la sua funzione di ascolto e condivisione degli organi partecipati interni.
d - Parliamo di un partito commissariato.
r - A livello regionale, non a livello provinciale.
d - Quindi una “regia” c’è, dietro ciò che ha descritto.
r - Le cose non accadono sempre per caso. Ed è ciò che mi ha portato a maturare una decisione così forte; mi sento ancora di appartenere a un’area politica, però mi sento molto di più di appartenere al mio paese e al mio territorio.
d - Però chi è questo “regista”, non ce lo vuole dire?
r - Se l’avessi conosciuto, ne avrei parlato direttamente con il regista.
d - Insomma, c’è , ma non sa chi è?
r - Se ne avessi la certezza… sì (sorride). Però ne ho parlato direttamente -subito dopo la presentazione delle liste- con il segretario provinciale e mi sono confrontato anche col presidente della provincia. Quindi ritengo di aver agito con schiettezza e trasparenza.
d - Venendo più propriamente a Tricarico, la settimana scorsa abbiamo intervistato la signora Filomena Veltri, memoria storica, la quale ci ha parlato di un paese che perde pezzi, a proposito di scuola, di salute…
r - C’è un fondo di verità, ma c’è anche molta narrazione. La signora Veltri, in virtù dell’età, ricorda un paese che ha vissuto momenti molto importanti. Oggi molti anziani dicono che “l’ospedale se lo sono portati”. Tuttavia, la sanità negli anni si è trasformata. L’esempio più classico è quello del reparto di ginecologia e punto nascite; non c’è più, è vero, ma perché la normativa nazionale ti impone determinati numeri. Quindi, non è più l’ospedale di una volta, ma si è evoluto in maniera diversa: abbiamo un importante centro di fisioterapia che è la Fondazione don Gnocchi, convenzionato con l’ASM; c’è il laboratorio analisi, fondamentale in un presidio ospedaliero; c’è la radiologia; ci sono tutti gli ambulatori e gli specialisti; c’è il reparto di lungodegenza, fatto da professionisti altamente formati. Così come anche sulla scuola: c’erano due istituti superiori, più l’istituto di scuola primaria e secondaria di primo grado, adesso c’è l’istituto omnicomprensivo. L’istituto Gesù Eucaristico, che ha formato generazioni di maestre e maestri (ci ho studiato anche io), non c’è più, perché non c’erano i numeri, ma c’è il liceo delle scienze umane all’interno dell’istituto omnicomprensivo, con il liceo scientifico, che continua a funzionare. L’importante, dunque, è fare in modo che ciò che sta accadendo lo si viva e lo si faccia vivere e sopravvivere nella maniera più adeguata possibile.
d - Quando intervistiamo un sindaco, presto o tardi salta fuori la questione dell’aiuto, della collaborazione con la Regione, compresa –spesso e volentieri- la “distanza” percepita col governatore Bardi.
r - Noi abbiamo un rapporto abbastanza buono con la Regione, nel senso che abbiamo –specie negli ultimi due anni- sia consiglieri sia assessori con i quali riusciamo a confrontarci, è questa è una cosa positiva; con il Presidente abbiamo meno rapporto, probabilmente ha impegni di altro genere. Cosa può fare la Regione per Tricarico? Non si tratta solo di Tricarico di per sé, ma di tutta un’area, perché se sopravvive solo il Metapontino, il Metapontino senza la parte più interna comunque non ce la fa, e viceversa. Tornando al tema della sanità, noi stiamo chiedendo l’istituzione della Casa di Comunità; ce ne sono 19, e a Tricarico potrebbe nascere la ventesima. E a costo zero per la Regione, perché Tricarico è stata il primo esempio di Casa della Salute, nata nel 2013. Così come bisogna chiedere supporto e attenzione sul tema scuola, perché la normativa nazionale va nella direzione di far perdere il rapporto dell’istituzione con il territorio. Se in un paese come Salandra si perde la dirigenza, ovvero la possibilità di rapportarsi con chi rappresenta la scuola, il cittadino si sente un po’ più lontano. Ad Accettura si sta vivendo in questi giorni il problema del medico: sono questioni che vanno affrontate con decisione, proprio per far sentire il cittadino al sicuro ed evitare quei fenomeni di abbandono.
d - Tricarico è uno dei comuni lucani potenzialmente più ricchi di risorse culturali, archeologiche, letterarie, turistiche, musicali e antropologiche. Confrontandomi con artisti e intellettuali del Nord, spesso Tricarico ce la invidiano. Ma tutta questa potenzialità, si riesce a capitalizzarla, nel senso di presenza turistica, di qualità della vita, di economia…?
r - Ha detto tutto. Tricarico ha davvero tutto quello che lei ha detto, direttore, ma più che “capitalizzare”, io parlo di “mettere a sistema”; a quel punto Tricarico sarebbe davvero un grandissimo attrattore naturale. Già così com’è, in parte lo è: col Carnevale ci sono fotografi di passione o di professione, antropologi, studiosi, ci passa tanta gente, ma durante tutto l’anno c’è sempre una presenza costante di visitatori. Quello che non si riesce a fare, è mettere a sistema tutto: museo archeologico, museo diocesano, potenziale museo della fotografia (con Cartier-Bresson) … abbiamo cento e più abiti della tradizione lucana, abbiamo gli abiti che le maschere antropomorfe di altri paesi ci donano al raduno, abbiamo la torre, il castello normanno, gli affreschi, tutto il patrimonio della diocesi. Insomma c’è davvero tanto, ma bisogna mettere a sistema tutto questo. Per noi è l’operazione più difficile, ma anche la più ambiziosa.
d - Faccia un esempio concreto di “mettere a sistema”.
r - Riuscire ad avere qualcuno che pubblicizzi e renda visibile tutto questo; ma si tratta anche di renderlo fruibile, e come si fa? Con le risorse umane, che non può essere la sola associazione di volontariato a fornire.
d - E torniamo alla Regione.
r - Esattamente. Noi abbiamo Piano della Civita, che è un sito archeologico estremamente importante, che si può mettere a sistema anche con gli altri siti della Basilicata, in modo tale da farli visitare. Per esempio, quest’anno con il Patrimonio Intangibile della Regione proveremo a supportare gli scavi archeologici della Civita, che ci sono già, ma vengono dalla Francia da quasi 30 anni!!! Abbiamo fatto un bellissimo progetto nel bosco di Tre Cancelli, ma per mettere tutto insieme ci servono le risorse umane.
d - Di recente il Presidente del Consiglio Regionale, Marcello Pittella, ha dato un riconoscimento ai Tarantolati di Tricarico per i 50 anni di carriera. Nel leggere il comunicato e nel guardare il video istituzionale, non ho trovato UNA parola su Antonio Infantino. E ne sono rimasto davvero sorpreso. Lo facciamo un museo su di lui, prima che lo facciano a Firenze?
r - Nel nostro programma elettorale c’era già qualcosina su Antonio Infantino, e anche grazie ad un’associazione Arci, dall’anno scorso, è partito un festival a lui dedicato. E quindi la memoria c’è. Non bisogna mai disconoscere i grandi. Io non la vivo come una contrapposizione la storia di Antonio Infantino e i Tarantolati. Antonio Infantino è maestro di musica popolare in Italia? Allora non può non esserlo lì dove nascono i Tarantolati di Tricarico, proprio per opera sua. Certe strade, poi, si possono separare, tanti gruppi si sono separati, quindi bisogna dare ad ognuno il suo. Se Antonio Infantino è il maestro -e tale rimarrà- di musica popolare, i Tarantolati hanno avviato il loro percorso, poi l’hanno proseguito in maniera diversa. Per tornare alla domanda: appena insediati, abbiamo almeno avviato la procedura per un monumento funebre ad Infantino nella stessa area di Rocco Scotellaro. Non sarà semplice, ma vogliamo farlo. Arrivare a un museo significa però avere anche del materiale, un luogo e -quello che dicevo prima- risorse umane.
d - E i soldi.
r - (Fa cenno di sì con la testa)
- Scritto da Redazione
- Venerdì, 30 Gennaio 2026 12:19

Il 28 gennaio scorso, a Roma, nella casa della figlia Rosa, è scomparso il maestro Gerardo Corrado.
Corrado nasce a Potenza nel 1936. Da ragazzo, conosce i pittori Michele Giocoli e Mauro Masi frequentandone lo studio di Via Manhes, luogo di convegno degli intellettuali della città. In età di neorealismo, in tempidi riscoperta della questione meridionale, in tempi di ricostruzione, con igiovani e sodali di quegli anni, che fanno gruppo fra loro, fra Matera e Potenza, con Luigi Guerricchio, Ugo Annona, Antonio Masini, Rocco Falciano, Michele Parrella, Mario Trufelli, subisce il fascino di Rocco Scotellaro e Carlo Levi.
Già espositore alla 1° edizione delle Olimpiadi della Gioventù (1949), il critico Corrado Maltese parla della sua pittura su un quotidiano nazionale. Anche lo scrittore Ezio Taddei si interessa del giovane Corrado le cui opere, selezionate per il confronto internazionale della 2° edizione delle Olimpiadi della Gioventù, sono esposte prima a Roma e poi a Nizza dove richiamano l’attenzione di Picasso. Insegnante, per brevi periodi, in alcune scuole dell’Appennino lucano, viene in contatto con l’estrema povertà dell’interno della regione. Dopo il servizio militare, per tre anni, è insegnante dei minori presso il carcere giudiziario di Potenza. Nel 1969 lascia Potenza e va a insegnare nella periferia romana (Primavalle). Qui l’intreccio tra sviluppo e sottosviluppo lo impegna politicamente con proposte contro l’emarginazione e il disadattamento. Ma non cessa i legami con la sua regione nativa. Roma è solo la “Capitale del Sud” dove si scarica il peso di un’opposizione mai risolta in Italia: quella tra città e campagna. È proprio riflettendo sul contrasto tra città e campagna che Corrado fa il suo incontro con il pensiero di Giustino Fortunato, il primo, tra gli storici e gli studiosi del tempo, che indicherà agli italiani l’esistenza di due Italie, non solo economicamente ma anche moralmente.
Nell’ambito di una narrativa meridionalistica ha pubblicato nella sezione “Saggi” di Pocket, mensile lucano di informazione culturale i seguenti titoli: Il vescovo Andrea Serrao e la Repubblica Potentina del 1799; Inizio e fine della repubblica Potentina; Andrea Serrao vittima della reazione borbonica nel racconto di Forges Davanzati, vescovo di Canosa Pocket, Anno IV (1987) n. 34; Dall’inciviltà si sprigiona la civiltà”, dibattito a margine di un convegno su Vincenzo Padula, Pocket, Anno III (1987) n. 2; Magia, religiosità e Cultura Riformatrice in Basilicata: un confronto dibattito tra E. De Martino e G. De Rosa, Pocket, Anno IV (1988), n. 32; Università della Basilicata. Il problema della legittimazione, Pocket, Anno III (1988), n. 1.
Sempre nell’ambito dei suoi interessi meridionalistici, Corrado ha partecipato al Convegno indetto dal Consiglio Regionale di Basilicata prima a Potenza (30 novembre 1996) e poi a Matera (7 dicembre 1996) sui temi “La Basilicata e il federalismo” e “ La Basilicata e la nuova questione meridionale”, lasciando agli atti il suo intervento sulle “iconografie” regionali quali fattori di stabilizzazione sociali”.
Negli ultimi anni, con Villani editore ha pubblicato: Giustino Fortunato e le due Italie(2021), Joseph Stella, da Muro lucano a New-York (2024) e Iconografie del paesaggio lucano (2025).
Franco Villani
- Scritto da Redazione
- Sabato, 24 Gennaio 2026 07:00
di Walter De Stradis
«Minghiarile pastore ignorante/Quante pecore porti avanti?/Ne porti 150/E minghiarile pastore ignorante!»
Filomena Veltri, classe 1938, ricorda ancora la voce di Rocco Scotellaro, mentre le insegnava quella filastrocca. Seduta nella sua casa (praticamente attaccata all’ex convento di Santa Chiara, ove il sindaco-poeta aveva fatto le elementari), nel cuore del paese, racconta un Novecento lucano fatto di povertà, lotte, poesia e oggi di una pensione minima che fatica a reggere il peso della vita quotidiana.
La sua testimonianza, pulita e diretta, tipica di chi non ha mai avuto bisogno di alzare la voce per dire cose importanti, mette in fila due “Basilicate”: quella che sognava il riscatto e quella che oggi sembra aver dimenticato quel sogno.
Da bambina Filomena aveva sei anni quando Rocco Scotellaro entrava in casa sua. Il padre di lei, commerciante di cavalli, era parte di quel mondo contadino che il poeta conosceva e raccontava. «Rocco aveva diciotto anni, entrava, mi diceva: Vieni qui da me! E nonostante scappassi, mi prendeva in braccio», ricorda sorridendo. E allora lui la teneva sulle ginocchia e declamava versi popolari, quelle cantilene che parlavano di pastori e greggi. Parole che allora alla piccola Filomena sembravano quasi sconvenienti e che oggi sono parte del nostro patrimonio culturale.
Filomena –una delle memorie storiche del paese- quel Rocco lo ricorda giovane, bello, ironico, ma già segnato da una qualche ombra. Ricorda il fidanzamento con Isabella, le battute sul lutto, la morte precoce quasi evocata come destino: «Le diceva “togli questo collettino bianco” -perché all’epoca le ragazze portavano il grembiule nero- “Vediamo come stai vestita di nero. Ma se io muoio, tu ti vesti di nero?”».
Di Scotellaro ricorda anche e soprattutto l’impegno per dare la terra ai contadini, attraversando le campagne coi cavalli; addirittura ci parla di un qualche arresto subito insieme a suo papà in quei frangenti. «Ma a vent’anni fece il sindaco», dice, come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Il dolore per la morte prematura di Scotellaro è ancora vivo, così come il ricordo. «Questa strada era tutta piena di fiori». Il paese intero partecipò a quel lutto, anche se la madre di Rocco non volle il funerale in chiesa. Eppure, sottolinea Filomena, Scotellaro, pur cacciato –anni addietro- da quella stessa chiesa per il suo essere «un comunista», lavorò insieme al vescovo Delle Nocche per costruire l’ospedale. Una contraddizione solo apparente, che racconta meglio di mille analisi la complessità di quella stagione.
Accanto a Scotellaro, nelle parole della signora Veltri passano altri nomi: il giornalista (anch’egli poeta) Mario Trufelli, «anche se a Tricarico lui c’è rimasto poco», e naturalmente Antonio Infantino, «Un mio buon conoscente. Una bravissima persona. Fondò “I Tarantolati”. Veniva da una famiglia colta». Figure diverse, accomunate da una creatività irregolare e da un legame profondo con Tricarico. Di Infantino, in particolare, aggiunge che era peculiare, ma rispettato, mai volgare, capace di vivere «a modo suo».
Una Basilicata colta, inquieta, che sembrava promettere futuro.
Poi arriva la vita, quella concreta. Il lavoro in tappezzeria, «eravamo quattro figli, una casa affollata, otto persone in tutto. Quando si è giovani si lavora e non si pensa ad altro».
Oggi però i conti si fanno eccome.
La sua pensione è minima. Minima davvero, nonostante la reversibilità del defunto marito. E il confronto con l’attualità politica regionale brucia.
Filomena, che si informa e legge molto (almeno, sin quando la vista le ha retto, dice), ha seguito il servizio delle Iene sul mini-vitalizio approvato dal Consiglio regionale (e che ora, a polemica scoppiata come una bomba H, si vorrebbe “correggere”). Per il momento, sono stati deliberati seicento euro di “pensioncina” dopo soli cinque anni di mandato. «È la solita storia: per loro fanno tutto, per noi poco e niente», dice senza rabbia, ma con una stanchezza che pesa più di qualsiasi invettiva. Cinque anni di contributi, per un cittadino comune, non garantiscono nulla. Per un consigliere regionale bastano per un assegno sicuro a 65 anni compiuti.
Le difficoltà –per i pensionati come Filomena- non sono certo chiacchiere, bensì bollette, riscaldamento, e qualche “sorpresa”. «Ho avuto il bonus gas, sì, ma poi ho dovuto ripagare quattrocento euro». Il famoso “conguaglio”, baby. Per i motivi di cui sopra, ha dovuto rateizzarlo. «Dobbiamo pagare quei 400 euro perché abbiamo consumato poco. A questo punto, era meglio consumare di più. In pratica, abbiamo risparmiato per LORO».
La vita costa il doppio, spiega, e per arrivare a fine mese servono sacrifici continui. «E menomale che ci sono i figli», perché senza di loro anche una riparazione diventa impossibile.
Se potesse parlare direttamente ai nostri politici, Filomena non userebbe mezzi termini: «Siete delle persone davvero perbene. State lavorando per voi? Noi ci arrangiamo, come abbiamo sempre fatto».
Lo sguardo poi si allarga al paese. Tricarico, dice, l’ha visto rinascere e poi morire lentamente: «Ospedale ridimensionato, magistrale chiuso, cantina sociale, salumificio, attività scomparse, giovani costretti ad andare via. Qua prima avevamo tutto. Adesso si chiude a poco a poco». Per fortuna, dice, restano la Pro Loco (il figlio ne è il presidente – ndr), il carnevale, qualche iniziativa culturale. Ma sempre troppo poco per fermare lo spopolamento.
Il suo augurio, tuttavia, è semplice: che Tricarico torni almeno «un po’ più in salute», soprattutto per i giovani. È probabilmente la stessa speranza che animava Scotellaro, quando sognava una Basilicata capace di dare dignità ai suoi figli.
- Scritto da Redazione
- Mercoledì, 21 Gennaio 2026 09:30

Un riconoscimento a persone che nell’ordinario si distinguono per azioni straordinarie. Il prestigioso premio internazionale “Standout Woman & Man Award 2026” per il secondo anno consecutivo è stato assegnato a un’eccellenza lucana. Sarà Anna Carone, presidente de “Le Case dell’arcobaleno” di Montalbano Jonico, a ricevere il premio durante la cerimonia che si terrà il 22 gennaio in Parlamento.
E, come è già accaduto nel 2025, anche quest’anno la Commissione, composta da figure impegnate a livello nazionale nella promozione della parità di genere, ha accolto tra tutte quelle proposte dalle Regioni, enti e associazioni la segnalazione della Consigliera di parità della Basilicata, Ivana Pipponzi.
Il Premio è nato all’interno dell’Expo 2015 presso la Commissione europea, per un’idea dell’americano Beau Toskich che ha sempre considerato il genere femminile una risorsa fondamentale. Ben presto si è ampliato con la sezione maschile, dando così rilievo a uomini eccellenti e alle Aziende che sviluppano progetti innovativi e di welfare. Giunto alla decima edizione, lo “Standout Woman & Man Award” seleziona per vari settori donne e uomini di alto profilo che si contraddistinguono per capacità, competenze, determinazione e sensibilità nel raggiungere elevati e ambiziosi obiettivi.
“Sono orgogliosa – commenta la Consigliera Pipponzi – del fatto che la Commissione abbia riconosciuto il prezioso lavoro della dottoressa Carone. Una donna che, con tanta umanità e generosità, ha creato una Comunità dove sono concrete inclusione, solidarietà e riscatto”.
“Le Case dell’arcobaleno” da 25 anni accoglie in una comunità residenziale persone con disabilità, minori e madri in stato di estrema fragilità. Nel 2025 alle attività della cooperativa sociale si è aggiunto il “Centro Iris”, una struttura che mette in primo piano l’idea di un’inclusione “inversa”. Non sono più solo i ragazzi disabili a raggiungere gli spazi esterni, ma sono i ragazzi abili che vengono al centro per condividere il tempo libero e maturare nuove e diverse esperienze di vita.
“Si tratta di un modello positivo per i nostri giovani e un punto di riferimento – dice ancora la Consigliera Pipponzi – in una società che incontra ancora molte difficoltà a integrare il diverso. E’ doveroso, perciò, dare risalto a realtà come quella de “Le Case dell’Arcobaleno”, luoghi nei quali cresce e si sviluppa la cultura della solidarietà e dell’accoglienza”.
- Scritto da Redazione
- Domenica, 18 Gennaio 2026 14:03
Con riferimento alle polemiche emerse in questi giorni sulla norma approvata dal Consiglio regionale in materia di indennità differite, " spesso rappresentata in modo non corrispondente al suo effettivo contenuto", il Presidente della Regione, Vito Bardi, ritiene necessario intervenire per chiarirne la portata e migliorare alcuni aspetti della disciplina.
“Non è mai stato approvato alcun vitalizio, né è stato introdotto alcun privilegio. La norma riguarda esclusivamente un sistema contributivo e volontario, senza automatismi, operativo solo al raggiungimento dell’età pensionabile. Si tratta di un modello già adottato in 16 Regioni italiane, dalla Lombardia alla Sardegna, sotto governi di diverso colore politico: la Basilicata non fa eccezione e non inventa nulla. Detto questo, con l’intera maggioranza abbiamo condiviso due indirizzi chiari, che saranno tradotti in modifiche normative: separare completamente il sistema contributivo da qualsiasi fondo ed eliminare ogni riferimento e ogni possibile interconnessione con la retroattività. Il fondo costituito integralmente dal taglio delle indennità mensilmente accantonato dai consiglieri regionali non verrà toccato e sarà destinato a interventi nel sociale, a difesa dei più fragili, individuati contestualmente alla modifica della normativa. Resta fermo che tali risorse non sono e non saranno in alcun modo collegate al sistema contributivo.
Ribadisco un punto fondamentale: l’adesione resta e resterà facoltativa. Nessun obbligo, nessun automatismo. Si andrà rapidamente in questa direzione, chiudendo la discussione sul tema e tornando a concentrarsi su ciò che davvero interessa ai lucani. Come Presidente – conclude Bardi – sono il garante di tutta la maggioranza, di trasparenza, responsabilità e unità istituzionale, consapevole che la politica deve sempre saper ascoltare, spiegare e, quando necessario, migliorare le proprie decisioni”.












