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Tornare non significa necessariamente ritrovare tutto come lo si era lasciato. A volte significa, al contrario, accorgersi di quanto sia cambiato il modo di vivere in una città.

È l’esperienza di Francesca Biscione, 37 anni, potentina, rientrata in Basilicata dopo molti anni trascorsi fuori regione.

Dopo il liceo scientifico ha studiato Marketing e Comunicazione internazionale. Poi è arrivato il lavoro nel mondo delle grandi aziende Tech, tra Google a Dublino e Salesforce , una vita costruita tra città ed esperienze diverse, da Malaga a Londra.

Con l’arrivo della pandemia da Covid-19 cambia però anche il modo di lavorare. Le aziende tecnologiche comprendono che molte professioni possono essere svolte da remoto e per Francesca si apre la possibilità di tornare a casa in Basilicata senza dover rinunciare al proprio lavoro.

Il problema è che per Francesca lavorare da Potenza non significava automaticamente sentirsi parte della città.

“Ho avuto il trauma di tornare, perché avevo viaggiato tanto e avevo avuto esperienze totalmente diverse”, racconta. “Lavorando da casa non avevo nemmeno colleghi e sentivo la solitudine”.

Per due o tre anni prova a fare i conti con una situazione che, almeno inizialmente, sembrava riguardare soltanto lei. Dopo un po’ arriva una consapevolezza diversa: forse non è l’unica.

Comincia così a cercare altre persone. Lavoratori da remoto, persone rientrate in Basilicata dopo anni fuori, fuorisede che condividono una stessa difficoltà: costruire relazioni che vadano oltre i gruppi e gli hobby già esistenti.

“Potenza la vedevo come una città per bambini e per anziani. La fascia di età tra i 30 e i 50 anni mi sembrava molto chiusa in gruppi, ed era difficile avere rapporti costanti”.

Spaziodromo nasce da qui. Non come contenitore per un unico evento, ma come tentativo di costruire una presenza costante. Appuntamenti che tornano, settimana dopo settimana, creando occasioni semplici per incontrarsi.

“L’idea era creare un bacino di attività ricorrenti nel tempo, con una scadenza settimanale, così che almeno una volta a settimana ci fosse un’occasione per incontrarsi. Conoscendo altre persone le cose vengono da sé”.

Il primo obiettivo è quindi la socialità. Il secondo è non fermarsi alla socialità.

Per Francesca, dopo tanti anni fuori, tornare non può significare semplicemente riprendere le vecchie abitudini. E nemmeno ridurre il tempo libero alla stessa sequenza di locali, cene e uscite del fine settimana.

“Non volevo dare adito all’usanza di quella fascia di potentini che vuole solo andare a mangiare la pizza il sabato sera”, dice.

Da qui la scelta di inserire nella programmazione anche attività culturali. Un terreno più difficile, perché proprio la fascia di età a cui Spaziodromo si rivolge spesso non conosce o non frequenta determinati appuntamenti.

La soluzione è provare a cambiare il modo in cui la cultura viene proposta.

Tra le iniziative c’è un format che associa un genere musicale a una bevanda, creando un contesto più informale per ascoltare e conoscere qualcosa di nuovo. Anche la musica lirica, per esempio, può diventare un’occasione diversa se tolta dall’immagine del teatro e portata attorno a un tavolo.

“Magari la lirica non ti interessa e a teatro non ci vai. Ma se abbini la musica al bere e al mangiare, stando seduti al tavolino, sei più invogliato”.

L’ultimo appuntamento ha raccolto circa cento persone. Un numero che, per un’iniziativa costruita attorno a un genere musicale spesso considerato lontano dal pubblico più giovane, racconta anche la possibilità di intercettare interessi nuovi quando vengono proposti in una forma diversa.

Spaziodromo è partito ad Aprile. Nel consiglio direttivo, insieme a Francesca, ci sono il fratello e una cugina, anche loro rientrati in Basilicata. Accanto a loro, altri dieci ragazzi hanno partecipato alla fondazione dell’associazione. In pochi mesi i soci sono diventati 142.

Le iniziative sono diverse: gite fuori porta, visite nei borghi della Basilicata, mostre, appuntamenti culturali. L’idea è portare le persone fuori dalla routine quotidiana e, soprattutto, far conoscere ciò che esiste anche a pochi chilometri da casa.

“Ci sono tante realtà, ma siamo incastrati in una routine”, spiega Francesca. “Più fai conoscere altre realtà, più le persone diventano curiose e le allontani dalla loro zona di comfort, facendo capire che c’è un mondo molto variegato”.

La questione, però, non riguarda soltanto il tempo libero. Per Spaziodromo c’è anche il tema del lavoro e della permanenza sul territorio.

L’associazione sta cercando spazi di coworking dove i lavoratori da remoto possano lavorare insieme, trasformando una condizione che spesso produce isolamento in un’altra possibilità di incontro. Non soltanto una scrivania condivisa, ma un punto dal quale far partire attività, conoscenze e relazioni.

Perché se una persona può lavorare ovunque, la domanda diventa anche: perché dovrebbe scegliere di restare proprio qui?

È uno degli interrogativi a cui Spaziodromo prova a rispondere. Francesca racconta di un ragazzo di Villa d’Agri che, credendo nel progetto dell’associazione, ha scelto di rimanere in Basilicata invece di trasferirsi a Salerno, come aveva inizialmente pensato.

Non basta un’associazione, naturalmente, a risolvere il problema dello spopolamento. Ma creare una rete può incidere sulle scelte quotidiane: conoscere persone, scoprire luoghi, incontrare professionisti con percorsi diversi e accorgersi che anche in Basilicata esistono possibilità che spesso rimangono fuori dal proprio campo visivo.

“Non possiamo esistere solo a San Gerardo”, sottolinea Francesca. “Bisogna fare attività più divulgative”.

Inoltre c’è un altro aspetto che riguarda chi decide di tornare. Le persone che rientrano portano con sé competenze, esperienze e professionalità maturate altrove. Per una città come Potenza, secondo Francesca, possono rappresentare una risorsa non soltanto culturale e sociale, ma anche economica.

“Bisogna sfruttare per Potenza il vantaggio di avere queste persone che hanno dei profili validi. Sono lavoratori, hanno uno stipendio, fanno girare l’economia a Potenza, ma possono portare tanto anche a livello umano e professionale”.

Spaziodromo non vuole convincere qualcuno che Potenza sia una città diversa da quella che è, ma provare ad allargare ciò che è possibile fare, conoscere e costruire dentro la città.

Francesca è tornata a casa con un lavoro che poteva svolgere da qualsiasi parte del mondo. Ha scoperto che la difficoltà non era più scegliere dove lavorare, ma trovare un motivo per sentirsi parte del posto in cui aveva scelto di vivere.

Spaziodromo prova a costruire il motivo per restare.

Noà Cappiello