- Redazione
- Sabato, 30 Maggio 2026 07:18

di Walter De Stradis
Quando gli diciamo che il Russell Crowe di oggi un pochino gli somiglia, lui ribatte sostenendo che la gente lo paragona piuttosto a “quello che di recente ha fatto Sandokan”. Non c’è niente da fare, Massimo D’Onofrio è legato a doppio filo con i Turchi. Ah, e il suo costume da “Civuddin” ("C'vuddiné"), il “Gran Turco” della storica Parata potentina, se l’è fatto realizzare che una ragazza persiana.
d - Cominciamo dalle presentazioni per chi la conosce solo come “Civuddin”.
r - Sono Massimo D’Onofrio, 53 anni, conosciuto da tutti come “Massimino du Pogg’”. Perché la mia infanzia, la mia adolescenza, le ho vissute a Poggio Tre Galli. Era un quartiere, all’epoca, in via di espansione e c’era molta gioventù. E poi, manco a farlo apposta, sono passato all’altro Poggio, dove abito attualmente con mia moglie e la mia famiglia: Poggio Cavallo.
d - Lei è uno degli ultimi artigiani di Potenza, fa i calzolaio.
r - Sì. Ho frequentato il liceo scientifico, mi sono diplomato. Veramente mi piacevano molto le armi, volevo… avevo fatto domanda come maresciallo dei Carabinieri. Feci il concorso, passai tutte le prove, fui addirittura tra i primi dieci nei quiz nazionali, però poi arrivò l’ultimo esame, quellO del colloquio con lo psicologo, e mi disse che non andavo bene per incompatibilità tra peso e altezza.
d - E fu lo psicologo a dirle questo?
r - Sì, era il dottore. Vabbè, forse non era psicologo, ma era l’ultimo esame. Quindi poi abbandonai questa idea e andai a fare il militare. Dopodiché decisi di mettermi a lavorare con mio padre. Mio padre già aveva questa bottega, attività di famiglia dal 1960, sempre in Viale Dante. Forse è uno dei negozi più storici, più longevi di Potenza.
d - Non siete rimasti in molti, voi artigiani.
r - Diciamo che io, a 53 anni, forse sono il più giovane, quindi figurati gli altri, che sono tutti più anziani. Quindi, ahimè, è un mestiere destinato a scomparire, anche perché c’è questo usa e getta continuo, non c’è più la mentalità di riparare. Diciamo che, anche se siamo rimasti in pochi, si lavora, però sulla quantità, sulla piccola riparazione. Poi ti devi comunque adoperare: fare borse, valigie, cinture… devi diversificare.
d - Possiamo fare una fotografia del tipo di persone che oggi preferiscono aggiustare le scarpe o le borse piuttosto che ricomprarle?
r - Sembrerà strano, ma chi aggiusta le scarpe è di un ceto sociale medio-alto, perché acquista scarpe di qualità e quindi le vuole conservare. Purtroppo il meno abbiente, o consumatore medio, invece va in questi grossi centri commerciali, in queste catene cinesi, compra, le porta un mese o due mesi e le butta. In questo modo fanno solo spazzatura. E diciamo che non va bene, perché con una piccola riparazione, che ci spendi 5-6 euro, le scarpe le porti un altro mese, o due mesi, e comunque vuol dire tanto. Anche gli anziani sono abituati a riparare le scarpe, e poi, va bene, la fortuna nostra sono le donne, con questi tacchetti a spillo che se li “mangiano” in mezza giornata. Devo dire che un buon 80% sono loro.
d - Come ha visto cambiare il quartiere, da quando andava nella bottega con suo padre?
r - Mmm… purtroppo il quartiere, mi dispiace dirlo, si è impoverito. Ormai è diventato solo una strada di passaggio. È colpa anche dei parcheggi, perché li hanno messi tutti a pagamento e poi adesso, con la chiusura pure delle scale mobili, siamo veramente rimasti proprio abbandonati. Ormai hanno tolto pure i pullman dei paesi… hanno tolto il passaggio, quindi siamo rimasti proprio soli. C’è stato un periodo in cui Viale Dante veniva descritta come un rione di serie A, quindi i prezzi erano saliti alle stelle, e i negozianti si sono trovati a pagare dei fitti troppo esosi. E così hanno chiuso.
d - Lei frequenta ancora molto il suo quartiere di origine…
r - Sì, ho continuato a frequentare la parrocchia di Santa Cecilia, dove ho fatto tutte le funzioni. Poggio Tre Galli è diventato un rione all’avanguardia, c’è tutto, sembra di vivere in un’altra città. Purtroppo a discapito del Centro. Cioè si è sviluppato il Poggio perché c’è la possibilità di poter arrivare davanti ai negozi con le macchine, i parcheggi sono liberi, ci sta questo Parco dell’Europa Unita riqualificato molto, molto bene.
d - Venendo alla Parata dei Turchi, da sei anni lei è uno dei personaggi principali: Civuddin, il Gran Turco. Come è avvenuto l’arruolamento?
r - Devo dire che la domanda me l’ha fatta una mia cara amica, Maria Rosalia Lauria. Mi sarebbe sempre piaciuto partecipare, però quella cosa di metterti un pochettino in gioco nella tua città mi veniva un tantino difficile. Lei ha detto: “Perché non fai questa domanda?”. Ha fatto tutto lei. Quindi mi ritrovai di fronte a una commissione: c’erano gli storici, c’era Rosario Avigliano, c’erano diverse persone che non ricordo. O per la mia fisicità, o per la mia simpatia, comunque mi hanno scelto.
d - Nessun provino? L’hanno semplicemente guardata?
r - Sì, mi hanno guardato. La barba non era proprio così lunga, però l’ho sempre portata.
d - La prima volta c’era il Covid.
r - Ed è stata un’esperienza, tra virgolette, surreale, perché abbiamo girato in una via Pretoria vuota, deserta. Gli operatori erano tutti con le mascherine, … L’anno dopo è stato il vero esordio. Forse perché venivamo dal Covid, ma c’è stato veramente qualcosa di eccezionale. Una Parata bellissima, proprio per la qualità della gente.
d - Si dice che il ruolo del Gran Turco sia il più comodo. Lei sta tutto il tempo seduto, fermo a salutare.
r - No, le emozioni sono tantissime. Già la prima volta che indossai questo abito, provai veramente un senso di responsabilità. Perché, non so se vi è capitato anche a voi, ma fin da bambini, quando andavi alla Processione dei Turchi, aspettavi il Civuddin. La gente mormorava: “Mo' viene, mo' viene”. E quindi faceva sempre questo effetto. Passare da quest’altro lato è stato qualcosa di emozionante, di impegnativo. E niente, ritengo —anche per le acclamazioni— che questo modo di fare mio sia anche piaciuto. Perché la buonanima di Alberigo, il mio predecessore, comunque era una persona un pochettino austera, un pochettino severa, non rideva. Mi ritengo, in confronto, più solare….i bambini si vogliono fare la foto… Le persone mi fanno tanti complimenti, anche per strada. C’è sempre però qualcuno che in effetti mi sfotte: “Tu stai sempre comodo, spaparanzato, non fai niente”.
d - Il suo è un ruolo molto ambito. L'anno scorso ci furono anche delle polemiche, perché sembrava che per lei fosse arrivato il momento di farsi da parte. Ma il Comune fece marcia indietro, a furor di popolo.
r - Sì, è un ruolo molto ambito perché, effettivamente, dopo il Santo è il personaggio più in vista della Parata. E quindi, essendo in vista, sei soggetto a interviste, fotografie…. E tuttora oggi c’è tanta gente che vorrebbe fare Civuddin.
d - Quindi ancora arrivano richieste formali e informali?
r - C’è gente che fa la domanda e io l’anno scorso l’ho detto: “Non è un posto fisso, non è che ho preso il posto alla Prefettura: mi hanno scelto, la gente mi ha voluto”. L’unica cosa che dissi all’assessore però fu: “Datemi una motivazione seria per la mia sostituzione”. Loro risposero che era una questione di alternanza e che c’erano altre richieste.
d - Poi ha praticamente costretto l’Amministrazione a tornare sui suoi passi.
r - Confesso di essere molto social. Se sento di avere ragione, lo scrivo. Ho fatto partire un post su Facebook e da questo si è scatenato veramente un putiferio, positivo nei miei confronti. L’opinione pubblica si è schierata tutta a mio favore. Mi dispiace però che la faccenda sia stata strumentalizzata dalle forze politiche di opposizione, che montarono un caso. Tant’è che il sindaco pensò a una soluzione con due figuranti, ma l’altro alla fine non si presentò, forse dubbioso delle reazioni del pubblico. Non puoi mai capire la massa come reagisce.
d - Quest'anno, invece, non c'è stata questione alcuna. Lei è il Civuddin indiscusso.
r - Eh sì, perché lo stesso assessore —l’anno scorso è stato il primo anno che l’abbiamo fatto insieme — ha capito che comunque sono un personaggio che piace, che piace alla gente, quindi non conveniva cambiare.
d - I politici che fanno i figuranti… come idea le piace?
r - Devo dire che comunque c’è gente che l’ha sempre fatto, non è che sono politici e si vogliono mettere in mostra. Per dire, un Fernando Picerno l’ha fatto da sempre, anche quando non era un politico, o altri… La cosa che mi dispiace è che certe volte la gente si va anche a raccomandare per avere un vestito bello… per avere un ruolo bello… Perché tu, se vuoi fare la Parata, e vuoi fare qualcosa per Potenza, puoi fare anche il contadino… non per forza la principessa. Per me tornare indietro adesso non avrebbe senso, ma quando presentai domanda per Civuddin, se mi avessero proposto un altro ruolo avrei accettato.
d - A proposito di essere molto “social”, mi pare che lei abbia fatto un post del genere: “Quasi quasi scrivo i nomi delle donne sposate che mi messggiano in privato”.
r - (ride) No, no, no, è una battuta. Sono sposato da 25 anni, c’è mia moglie che mi sopporta. Spesso, in uno dei miei “sketch” online, c’è anche lei.
d - Che cosa è cambiato nella sua vita da quando è Civuddin?
r - No, sinceramente… forse un po’ di popolarità in più, però comunque già ero abbastanza conosciuto, vivendo il Potenza Calcio, e poi la pallavolo tra mia moglie e mia figlia; poi proprio il lavoro che faccio, mi porta a contatto con molta gente.
d - Fa parte degli Ultras?
r - Per la verità io sono un vecchio Strakaos. Ricordo con piacere le trasferte siciliane, mangiate comprese.
d - Senta, di Potenza cos'è che non le piace?
r - A me non piace il potentino che si lamenta solo perché si deve lamentare. E anche il fatto di dire “a Potenza non c’è niente” è sbagliato. Girando, come ho fatto io, ti rendi conto che le altre realtà, le altre città, non è che abbiano tanto di meglio! Ti devi anche adoperare un po’! A Potenza ci sono tante società di pallavolo, basket… perché questi qua che si lamentano non vanno in palestra??? È inutile stare sempre davanti a un computer, a un telefonino. Se vai la sera a Poggio Tre Galli, c’è tanta di quella gente. Potenza c’è, Potenza è viva.
d - Se lei potesse cambiare una cosa, però?
r - Un tantino i servizi pubblici, la viabilità, queste cose qua. La gente è stanca di pagare, sembra che non si debba parcheggiare da nessuna parte. Arrivano e ti fanno multe, ormai è tutto a pagamento.
d - Un film, un libro o la canzone che la rappresentano?
r - Allora, sicuramente il film è “Il gladiatore”.
d - Il Russell Crowe di oggi in effetti un pochino le somiglia!
r - (Risate)Eh, ma infatti! …anche se qualcuno mi dice che rassomiglio più a quel turco che ha da poco fatto Sandokan, Can Yaman. Poi, vabbè, sono un fedelissimo di Vasco. Inoltre sono un grande lettore di fumetti, adoro Diabolik e Dylan Dog. I libri? Beh, non c’è il tempo. La sera, quando torni, fa stanchezza, non riesci nemmeno a leggere la prima pagina che ti viene sonno… Però, sì, i fumetti sì.







