- Redazione
- Sabato, 25 Aprile 2026 07:02
di Walter De Stradis
A luglio dello scorso anno, in una bella mattina luminosa, il sindaco e altri rappresentanti comunali attraversarono il Centro di Potenza da un capo all’altro, “a bordo” di una carrozzina, insieme a diversi portatori di handicap. Telesca sfoggiava anche gli occhiali da sole. Lo scopo della passeggiata, organizzata dall'attivista “anti-barriere” Flavio Olita e dal Forum Giovani, era quello di fare "vedere" agli amministratori –r chiaramente-, gli ostacoli e le difficoltà che la parte vecchia del Capoluogo riserva alle persone con disabilità. Dalla conversazione che abbiamo avuto con lo stesso Olita, abbiamo percepito che la scelta sindacale degli occhiali scuri forse non era la più...adeguata.
d - Da quella passeggiata che lei fece con il sindaco di Potenza è passato del tempo. Sono migliorate le cose o …?
r - L’obiettivo era proprio cercare di far capire quali sono le difficoltà che ogni giorno le persone con disabilità vivono in città. L’auspicio era che, facendo provare sulla propria pelle — perché sia gli amministratori sia i cittadini si sono seduti sulla sedia a rotelle per testare le difficoltà — si potesse iniziare a muovere qualcosa. Purtroppo, però, nulla di ciò che è stato evidenziato quel giorno è cambiato: le difficoltà sono rimaste identiche.
d - Ho capito, quella “passeggiata in carrozzina” è stata più che altro una passerella utile per i politici. Questo lo dico io.
r - La passeggiata si è svolta nel centro storico, che è sicuramente uno dei punti più importanti della città, ma anche uno di quelli con maggiori difficoltà. Le criticità sono diffuse anche nel resto della città, ma lì sono più concentrate. Siamo partiti da Piazza Matteotti e la prima tappa è stata Largo Duomo: per accedervi la strada è completamente sconnessa, a causa delle basole che andrebbero riviste. Dopodiché siamo tornati in Piazza Matteotti e abbiamo proseguito verso la piazza principale, fermandoci prima davanti a Piazza Duca della Verdura, una piazza storica dove da sempre esiste il problema: per accedervi ci sono soltanto le scale. Questa è una criticità segnalata più volte in passato e doveva essere una delle prime su cui intervenire: almeno, questa era stata la promessa.
d - Cos’altro avete rilevato?
r - Nel centro storico abbiamo rilevato anche l’accesso alla Villa del Prefetto: la strada è molto ripida, oltre a essere dissestata, in via 4 Novembre. Inoltre siamo arrivati fino in fondo a via Pretoria, a Portasalza: da lì scendere verso via Mazzini è molto complicato, soprattutto per quanto riguarda i marciapiedi, che oltre a essere dissestati in alcuni punti risultano proprio inaccessibili. Si è quindi costretti ad andare in strada e, ad esempio, raggiungere Montereale diventa impossibile, perché alla fine di via Pretoria ci sono solo scale e dai marciapiedi non è possibile passare.
d - Si ricorda chi erano gli amministratori che vi hanno accompagnati in quell’occasione?
r - C’erano il sindaco, la vicesindaca, diversi assessori e anche consiglieri sia di maggioranza sia di opposizione.
d - In quell’occasione avevano preso degli impegni?
r - Sì, prendendo atto delle difficoltà, dissero che avrebbero iniziato a valutare cosa poter fare per sistemare la situazione.
d - Tipo in Piazza Duca della Verdura fare una rampa?
r - Sì, in Piazza Duca della Verdura: o una rampa oppure la soluzione più semplice, come un montascale.
d - Abbiamo detto che da allora non è successo nulla, ma ha avuto altre interlocuzioni? L’hanno ricontattata?
r - No, non sono stato ricontattato. Quello che dico sempre è che le persone che vivono queste difficoltà sono a disposizione degli amministratori: sono disponibile a dare consigli su cosa bisogna fare, perché soltanto chi lo vive lo capisce davvero.
d - Lei è stato audito anche in quarta commissione regionale.
r - In Regione ho parlato della questione dell’università, perché purtroppo l’Unibas è un’università inaccessibile. Il polo del Francioso, essendo più vecchio, presenta sicuramente ancora più difficoltà, ma anche quello di Macchia Romana, più recente, denuncia comunque tantissimi problemi. Io ho iniziato nel 2021, iscrivendomi a Informatica, e ho frequentato con non poche difficoltà, perché c’erano molte porte tagliafuoco, sempre chiuse, e gli ascensori si trovano dietro queste porte; ad esempio le pulsantiere sono posizionate ad altezze inadeguate. Anche le aule non erano a norma: il primo giorno non ho potuto seguire perché non c’era alcuna postazione per me. Trattandosi di un’aula a gradoni, potevo stare solo vicino alla cattedra, ma senza banco. Lo stesso vale per l’aula di informatica, dove le sedie erano fissate a terra e non potevo accedere a nessun banco.
d - Ha parlato con la politica e anche con l’università, che aveva annunciato interventi. Però, di fatto, lei non ha più potuto frequentare, se non sbaglio.
r - No, non ho più potuto. Le audizioni regionali si sono svolte a febbraio 2024: sono state evidenziate tutte le criticità e anche una serie di norme non rispettate. Alla prima audizione l’università non si è presentata; dopo una settimana si è tenuta una seconda audizione e questa volta l’università si è presentata, ma più per dare giustificazioni che soluzioni. Si era concordato con il presidente della quarta commissione consiliare, Gino Giorgetti, che l’università avrebbe presentato una sorta di elenco degli interventi da realizzare e che la Regione si sarebbe impegnata a trovare una somma, anche consistente, pari a un milione di euro in più da destinare all’università (che già riceve 14 milioni di euro all’anno dalla Regione). Tuttavia, queste somme non sono mai state investite per l’abbattimento delle barriere.
d - Quindi le risulta che questo milione sia arrivato oppure no?
r - No, questo milione non è arrivato, perché l’università non ha presentato la lista degli interventi e quindi la Regione non ha erogato nulla. Da allora ho cercato di monitorare la situazione e di impegnarmi per risolverla.
d - Si è sentito con qualcuno in questi due anni?
r - Sì, il dialogo con l’università è stato complicato, perché la mia segnalazione è stata percepita più come un attacco che come un’opportunità, mentre in realtà sarebbe una grande occasione per migliorarsi. Ho continuato a interfacciarmi con il presidente della quarta commissione, Giorgetti. Dopo il cambiamento del presidente non ho più seguito quel canale, anche perché ho intrapreso altre strade: ad esempio con la senatrice Giusiy Versace, che si è impegnata in prima persona su questo tema. Siamo stati ricevuti dal rettore a giugno 2025 e in quell’occasione sono state nuovamente evidenziate le difficoltà e quanto fatto fino a quel momento: loro avevano iniziato ad aprire le porte tagliafuoco, un passo importante, e a installare montascale per facilitare l’accesso alle aule. Rimane però centrale il problema del tutor: l’università mette a disposizione solo il tutor “alla pari”, cioè uno studente che aiuta nello studio, ma non è ciò di cui ho bisogno. Io avrei bisogno di un tutor “alla persona”, che mi accompagni negli spostamenti. È stato previsto un bonus annuale di 1500 euro, insufficiente per coprire questi costi. Esiste anche un bando da 10.000 euro per disabilità gravissime, ma riguarda solo quattro categorie specifiche stabilite dal ministero, nelle quali la mia non rientra, pur essendo la mia una disabilità gravissima (la distrofia muscolare di Duchenne – ndr).
d - Ovviamente noi siamo qui per pubblicare risposte e/o repliche. È riuscito a creare una rete attorno alle sue segnalazioni o c’è il solito problema tipicamente potentino?
r - Sì, in effetti c’è questo problema. Alcune realtà mi supportano, come il Forum dei Giovani di Potenza, con cui abbiamo collaborato anche per il progetto “Barriere Zero Potenza per Tutti” e per la passeggiata. Tuttavia, creare una rete con persone che vivono le mie stesse difficoltà è più complicato. Sono in contatto con il Garante della disabilità, Stefano Mille, con cui condivido esperienze e iniziative.
d - Se potesse incontrare oggi il sindaco, cosa gli direbbe?
r - Gli direi che la situazione non va bene e che bisogna iniziare a fare qualcosa. Capisco che l’abbattimento delle barriere comporti costi elevati; molti marciapiedi a Potenza dovrebbero essere rifatti, ma alcuni vengono ancora realizzati in modo inaccessibile, nonostante esistano linee guida come il PEBA (Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche - ndr). Ad esempio, l’intervento in corso Garibaldi è stato realizzato correttamente, mentre quelli precedenti in via Vaccaro e via Raffaele Acerenza non rispettavano queste linee guida. Il mio appello è iniziare concretamente ad agire, perché fare promesse e non mantenerle è un segnale negativo, soprattutto su un tema così importante, che incide sulla socializzazione e sulla possibilità di vivere pienamente la propria vita.
d - Ha parlato di socializzazione: lei è anche presidente del Subbuteo Club Potenza.
r - Sì, l’associazione esiste da circa un anno e nasce con uno scopo ben preciso: inclusione e socializzazione. L’abbiamo fondata io, mio padre e un nostro amico. Mio padre e lui giocavano da bambini a Subbuteo e, dopo circa 40 anni, hanno riscoperto questa passione. Io ne ero sempre rimasto affascinato e abbiamo deciso di fondare l’associazione proprio perché è un gioco che posso praticare anche io e le altre persone con disabilità. Abbiamo realizzato un “tavolo dell’inclusione”, diverso dagli altri perché ha un unico sostegno centrale, così da permettere a chi utilizza la sedia a rotelle di muoversi agevolmente attorno e giocare.
d - Per concludere: c’è una frase, una canzone, un film o un libro che secondo lei rappresenta questa intervista?
r - Sì, la frase di una canzone di Marracash: “riescono ad andare su Marte, ma non a far la cura alla sclerosi al mio amico”. Riusciamo a fare grandi cose, ma per chi vive difficoltà quotidiane spesso non viene fatto nulla, o comunque non abbastanza.








