- Redazione
- Sabato, 09 Maggio 2026 07:53
di Walter De Stradis
Il 13 maggio prossimo il Giro d’Italia passerà di nuovo per la Basilicata, ma la storia del ciclismo lucano, per Vincenzo Sileo, coincide quasi con la propria biografia personale. Nell’intervista al delegato regionale della FCI Basilicata, la passione sportiva si intreccia con il racconto di una lunga esperienza vissuta “dentro” il movimento, tra gare, organizzazione, formazione tecnica e battaglie per mantenere viva una disciplina che, in una regione piccola e complessa come la Basilicata, continua comunque a produrre numeri da non sottovalutare. Sileo ricorda che il Comitato regionale della Federazione Ciclistica Italiana “in Basilicata è stato istituito negli anni ’50” e che, da allora, “ha sempre svolto attività sul territorio”, attraversando diverse stagioni e varie presidenze, da Camardese a Di Chiara, da Rocco Sanza fino a Panebianco. Senza contare Nicola Rossiello, padre dell’editore di Controsenso: “faceva parte del comitato regionale ed era un giudice di gara, presidente della commissione regionale giudici di gara della Basilicata. Anche lui era sempre attivo sul territorio“.
Sileo, dal canto suo, racconta di essersi avvicinato al ciclismo da ragazzino, affascinato dal “Giro di Lucania organizzato da Rocco Sanza” e soprattutto dall’arrivo dei grandi campioni. “Mi è rimasta impressa la partenza del Giro di Sardegna con Eddy Merckx”, dice, ricordando Potenza invasa dal grande ciclismo negli anni di Emilio Colombo presidente del Consiglio. Da lì nasce tutto. “La passione è cresciuta”, fino alle prime gare disputate nonostante le resistenze familiari. “I miei genitori non vedevano di buon occhio l’utilizzo della bici, per paura”. A quindici anni il tesseramento con una società lucana, poi le competizioni, ma soprattutto “La mia passione mi portava ad essere molto attratto dalla parte tecnica”. Frequenta la Scuola dello Sport del CONI all’Acqua Acetosa, diventa tecnico della strada e della pista, lavora con la Federazione nazionale nelle attività dedicate alle regioni del Sud e costruisce una struttura tecnica regionale con l’obiettivo di far crescere i giovani lucani. “Volevo evitare questo fatto che arrivavamo noi... e noi eravamo destinati a essere sacrificati”.
Da lì iniziano anche gli incarichi istituzionali. Presidente regionale dal 1997 al 2004, poi componente del settore tecnico nazionale della Federazione per otto anni. Nel frattempo, però, la Basilicata perde il proprio Comitato regionale a causa della modifica dello statuto CONI che impone almeno trenta società affiliate per mantenere l’organismo territoriale. Nasce così la figura del delegato regionale, ruolo che oggi ricopre da sei anni. Eppure, nonostante le difficoltà, il movimento continua a crescere. “Quando sono stato nominato avevamo 24 società, quest’anno 30”, sottolinea, spiegando che il numero consentirebbe nuovamente di ricostituire il Comitato regionale. “Abbiamo una bella realtà ed è ben diffusa sul territorio”.
Uno dei temi centrali dell’intervista riguarda il rapporto tra Basilicata e grandi eventi. Per Sileo il territorio lucano possiede caratteristiche ideali per il ciclismo. “Le tappe che si svolgono in Basilicata hanno sempre un grande successo”, perché anche senza grandi montagne “le nostre salite lasciano il segno”. Accanto alle gare su strada, il delegato evidenzia anche le infrastrutture presenti e quelle in fase di sviluppo. Cita il velodromo di Oppido Lucano, dove è nato un centro di avviamento al ciclismo su pista gestito dalla società LIOI, e il progetto del Parco Rossellino di Potenza, destinato al ciclismo fuoristrada, ciclocross e mountain bike.
Sul piano degli eventi, oltre al Giro d’Italia, la Basilicata mantiene un calendario intenso. Gare nazionali di fuoristrada, competizioni giovanili, granfondo, manifestazioni cicloturistiche. Ma il grande nodo resta il ritorno del Giro di Basilicata, sospeso nel 2017 e poi travolto dalla pandemia. “Non è solo una questione economica, che pure c’è”, chiarisce. Pesano soprattutto sicurezza, organizzazione e servizi. “Con le ultime disposizioni sulle manifestazioni itineranti è un mondo molto difficile”. Nonostante questo, il progetto non è stato abbandonato. Anche perché oggi vede “una richiesta di ciclismo e di utilizzo della bici” crescente da parte di cittadini e amministrazioni. Nel frattempo si prova a costruire alternative credibili, come il Trofeo dell’Aglianico di Maschito, corsa nazionale di tre giorni giunta alla sesta edizione e aperta anche a squadre straniere. L’obiettivo, però, resta sempre lo stesso: “È inutile organizzare 50 corse e poi non avere un ragazzo della Basilicata che possa emergere”.
Ed è qui che il discorso si sposta inevitabilmente sugli atleti lucani. Il riferimento immediato è a Domenico Pozzovivo e Alessandro Verre, gli unici nomi capaci negli ultimi anni di arrivare davvero al grande ciclismo. Sileo invita però a guardare il contesto. “Noi siamo una regione piccola”, ricorda, spiegando che il ciclismo di vertice “è al Centro-Nord” e che molti giovani non sono disposti a trasferirsi fuori regione. Da qui nasce l’idea di creare condizioni minime per permettere ai giovani di restare in Basilicata almeno fino al completamento della scuola superiore. “Prima di mandare i ragazzi fuori siamo molto attenti”. Quest’anno, ammette, “non abbiamo nessun lucano al Giro d’Italia”, e per lui “questo è un segnale”. Pozzovivo, ricorda, “ne ha fatti 18”, diventando un caso quasi unico.
Sul rapporto con il Giro d’Italia, Sileo chiarisce che la Federazione ha un ruolo marginale nell’organizzazione della corsa rosa. “Gazzetta dello Sport è organizzata in modo così meticoloso che non ha bisogno”, spiega, precisando che i rapporti principali sono tra gli organizzatori e le amministrazioni locali. Tuttavia, qualche idea personale l’avrebbe avuta. “Forse qualche iniziativa collaterale in più si sarebbe potuta fare, ma riconosco che non è facile organizzarle”..
Ampio spazio anche al tema della mobilità urbana e del cicloturismo. Gli chiediamo se Potenza sia una città a misura di ciclista, Sileo risponde con prudenza, ma senza pessimismo. “Con le dovute attenzioni sì”. Per anni, racconta, si è pensato che una città collinare fosse incompatibile con la bicicletta. Oggi, però, “con le e-bike si può fare anche un trattino in salita”. Difende iniziative come il bike-sharing, la pista verso il Pantano e la "corsia preferenziale" del Gallitello che "attenzione, però, non è una pista ciclabile”. Il punto centrale, per lui, resta la sicurezza. “La gente ha riscoperto la bici, però la vuole usare in condizioni sicure”.
Ancora più forte è la convinzione sul potenziale del cicloturismo. “È una buona leva per promuovere la nostra regione”. Negli ultimi anni, sostiene, i dati dimostrano una crescita dei viaggi in bici in Basilicata. La Federazione sta investendo nella formazione delle guide cicloturistiche, in collaborazione con Regione e APT, per offrire ai visitatori non soltanto percorsi, ma anche narrazione del territorio, tradizioni e identità locali.
Nel finale emerge una visione molto concreta del futuro. Sileo considera utilissime le biciclette elettriche, soprattutto “per una città come Potenza”, e individua come priorità la creazione di ciclodromi provinciali, spazi sicuri per i giovani. “Le famiglie devono sapere che i loro figli fanno sport in condizioni di sicurezza”. I progetti esistono, i contatti con le istituzioni anche. “I soldi bisogna trovarli”, dice con realismo. Ma il bilancio complessivo, nonostante tutto, resta positivo. “Il ciclismo in Basilicata soffre le difficoltà che soffrono tutti gli sport”, conclude, “ma diciamo che siamo nella media, ci manteniamo”.







