- Redazione
- Sabato, 12 Settembre 2026 07:27

Cari Contro-Lettori,
era il giugno del 2004, e quella
sera negli studi della tv locale con
la quale collaboravo, si teneva il
consueto programma dal vivo di
canzoni napoletane, per meglio dire
neomelodiche. In quell’occasione
i locali dell’emittente erano
particolarmente affollati perché era
tornata a esibirsi una ragazza di cui
francamente non ricordo il nome, ma
di cui è difficile obliare l’avvenenza
(che era poi il motivo della presenza di tutti quegli
altri collaboratori che solitamente latitavano, specie
quando ce n’era più bisogno). Per farla molto
breve, la giovane artista, prima ancora di attaccare
a cantare, se ne uscì con la seguente frase: “Io non
so chi votate qui in Basilicata, ma io voto Valter
Lavitola!”. Il panico dietro il vetro ci gelò come
una secchiata di acqua ghiacciata. Si era infatti
in pieno periodo elettorale, c’erano le Europee, e
un incidente del genere poteva tramutarsi in una
grossa grana per la tv. Più che giustificato dunque
l’editore, che, mani ai pochi capelli, dalla console
gridò: Noooo!, come in un horror americano. A
quel punto, la bella, ma ingenua figliola cercò di
riparare al danno: “Ah, scusate, ho sbagliato, non
votatelo!”. Peggio che andar di notte. Il panico era
ormai diventato disperazione.
Circa ventidue anni dopo quella tragicomica
serata (fortunatamente priva di conseguenze per
l’emittente), quello stesso Valter Lavitola che si
era candidato senza esito nella circoscrizione Sud
ha chiesto –anche questa volta senza successo- di
poter scontare i domiciliari proprio qui in Basilicata,
a Noepoli, (bellissimo) paese d’ origine della sua
famiglia. Come sanno anche le capre, l’uomo è
agli arresti come presunto mandante dell’attentato
dinamitardo al giornalista Sigfrido Ranucci.
C’è mancato poco, insomma, che dopo Carlo Levi
in quel di Aliano, qui da noi arrivasse un nuovo
“confinato” illustre. Sì, lo sappiamo, sono due
faccende completamente diverse, per carità, ma
nella mente di chi scrive, davanti allo schermo
televisivo, si sono proiettate immagini d’antan.
Dal canto suo, il sindaco di Noepoli, infastidito
probabilmente dallo scritto di qualche editorialista
poco illustre, ha respinto gli accostamenti
folkloristici, stereotipati e pregiudizievoli sul suo
paese, che fanno da “contorno alle storie altrui”. E
certo ha ragione pure lui.
Ma chissà -e qui ci abbandoniamo a un’altra
surreale speculazione- se le cose fossero andate
diversamente per l’indagato, anche il piccolo, ma
vivido comune lucano sarebbe stato teatro del
cosiddetto “turismo da cronaca”, che nel nostro
Paese ha impazzato e impazza altrove. Valterino
avrebbe salutato, da dietro i vetri, giornalisti e curiosi
assiepati sotto il palazzo di famiglia e magari, fra
dieci/quindici anni, qualcuno lo avrebbe proposto
pure (di nuovo), in politica. E senza sondaggio.
Impossibile? Forse, ma questa terra ci ha abituato
davvero a tutto.
E per questa volta ci si perdoni il divertissement.
Walter De Stradis







