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Cari Contro-Lettori,

a causa della sua assonanza con termini piliferi o con aggettivazioni goliardiche di alcuni attributi del corpo umano, sul concetto di “Pil”, da buoni Italiani, spesso si ironizza, derubricando la faccenda a questioni statistiche che poco hanno a che vedere col vivere quotidiano. Ma lui, il Pil (Prodotto Interno Lordo), sornione alla maniera orientale, aspetta sempre che passi il cadavere di noi ironici Italioti sul proverbiale fiume di parole del Belpaese.

Ma le chiacchiere stanno a zero, il PIL a -14 e passa.

La variazione acquisita del Pil per il 2020 è infatti negativa, pari a -14,3%. Così fa sapere l’Istat, dando conto del risultato che si otterrebbe nel caso in cui in tutti i restanti trimestri dell’anno si registrasse una crescita congiunturale nulla.

Insomma, pur con i quaranta gradi all’ombra di questi giorni, stiamo freschi.

“Dopo la forte riduzione registrata nel primo trimestre (-5,4%), l’economia italiana nel secondo trimestre 2020 ha subito una contrazione senza precedenti (-12,4%) per il pieno dispiegarsi degli effetti economici dell’emergenza sanitaria e delle misure di contenimento adottate”: è sempre l’Istat nel commento ufficiale alle stime preliminari del Prodotto interno lordo. “Con il risultato del secondo trimestre il Pil fa registrare il valore più basso dal primo trimestre 1995, periodo di inizio dell’attuale serie storica”, sottolinea l’Istituto. Si tratta quindi di un record negativo, un minimo storico.

La caduta registrata dal Pil nel secondo trimestre “è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto in tutti i comparti produttivi, dall’agricoltura, silvicoltura e pesca, all’industria, al complesso dei servizi. Dal lato della domanda, vi è un contributo negativo sia della componente nazionale (al lordo delle scorte), sia della componente estera netta”, spiega l’Istituto di statistica.

“La caduta del Pil si colloca all’interno di un contesto internazionale dove le principali economie registrano riduzioni di analoga portata a causa del diffondersi della pandemia”, così l’Istat, sempre lei, nel commento alla stima sul Prodotto interno lordo italiano nel secondo trimestre del 2020.

Questi i dati. La Politica come reagisce? Con quel motivetto che ci pace tanto: parole, parole, parole.

E siccome chi scrive non è migliore di coloro che fanno le battute sul Pil, vi segnaliamo a pagina sette –nella consueta rubrica delle Interviste a Pranzo- un articolo che parla tanto di caduta del Pil, quanto di caduta del CaPil. Come leggerete, battute a parte, i due argomenti paiono connessi.

Buona estate a tutti.

Walter De Stradis

 

 

 

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Cari Contro-Lettori,

secondo le proiezioni di Ires-CGIL a fine 2020 la Basilicata perderà l’11,2% del Pil con un calo del 2,7% dell’occupazione, ovvero 4.700 occupati in meno. Risulta inoltre che in Basilicata, nel periodo della quarantena, il blocco delle attività ha coinvolto imprese che incidono per il 27% sul valore aggiunto regionale, «danneggiando soprattutto i settori dell’automotive, del turismo, dell’edilizia e per il commercio»: nel primo trimestre le esportazioni hanno avuto una flessione del 17,2% e le importazioni del 18,3%. I dati, come accennato, sono contenuti del rapporto “La Basilicata tra e dopo il Covid”, realizzato da Ires Basilicata e Cgil, presentato a Potenza dal segretario Angelo Summa e dal direttore scientifico dell’Ires, Riccardo Achilli. «Le diseguaglianze nell’impatto della crisi non sono soltanto sociali –viene spiegato nel rapporto- ma evidentemente lo sono anche in termini territoriali. Le economie più fragili del Meridione d’Italia, benché meno colpite dal virus, rischiano, anche in ragione della forte dipendenza dei poli produttivi meridionali dai sistemi manifatturieri del Centro Nord, di scontare effetti più gravi». Ne consegue, secondo Summa, che «La Basilicata risente della politica economica e sociale al pari di altre regioni molto più colpite dal virus». E sono soddisfazioni.

«Com’è ormai ben chiaro –ha contemporaneamente illustrato il presidente di Confindustria Basilicata Francesco Somma- l’emergenza Covid 19 ci consegna una crisi senza precedenti: dal rapporto di Confindustria e Cerved, in collaborazione con SRM – Studi e Ricerche per il Mezzogiorno, il 44 per cento del fatturato delle PMI lucane si concentra in settori in cui l’impatto della pandemia è molto intenso. Complessivamente, il calo del fatturato stimato per il 2020 rispetto all’anno precedente sarà del 13,5 per cento. La caduta di margini e ricavi, insieme ai potenziali impatti sulla struttura finanziaria, già di per sé fragile, delle nostre PMI avrà forti implicazioni sul rischio default che potrebbe interessare il 18, 6 per cento delle nostre realtà lucane. Percentuale che potrebbe salire al 24,6 nell’ipotesi di una eventuale recrudescenza del Covid-19 in autunno».

Sono questi soltanto gli ultimi “bollettini di guerra” in una regione al comando di un Generale in pensione (pur magari benintenzionato), ove gli unici dispacci diffusi hanno toni tuttappostisti (l’aggettivo “virutoso” è il più gettonato del momento), ma il morale della truppa (i cittadini, perché in guerra ci siamo primariamente noi) è basso, il rancio è tutt’altro che “ottimo e abbondante” e- se le previsioni ci hanno azzeccato- la gavetta di metallo sarà sempre meno colma. Ah, dimenticavo, in tutto questo confortante contesto, l’ufficiale medico, ovvero il direttore dell’ospedale più importante della Basilicata, annuncia (in procinto di fare ricorso al Tar) in Commissione consiliare che se i tagli della Regione dovessero perdurare, sarà lui poi a dover tagliare «tutti i servizi esterni e l’acquisto di materiale, bloccare il piano di assunzioni e ridurre tutte le attività di tipo territoriale (prestazioni ambulatoriali) che il San Carlo fa». E buon weekend a tutti.

Walter De Stradis

PS: l'immagine è tratta da "Fantozzi SUBISCE ancora"

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Cari Contro-Lettori,
con la stagione turistica ormai nel pieno, e con l’amaro contesto del Covid, periodicamente qui da noi ci si interroga su quanti VIP quest’anno sceglieranno la nostra regione, le sue spiagge, i suoi musei, le sue bellezze storiche ed artistiche. Ci si esalta nell’apprendere che un Gianni Morandi si è sparato un selfie a Matera e quasi (e sottolineo quasi) si rimpiangono gli scatti di un Salvini che esponeva il villoso, ma floscio petto sul canotto a Policoro.
Salvo poi accorgersi, che i VIP noi ce li abbiamo in casa, anzi, “fatti in casa”.
A leggere le indiscrezioni di alcuni quotidiani locali, infatti, sembra che gli inquirenti stiano cercando di appurare se –quando infuriava l’epidemia- alcune very important person lucane abbiano potuto usufruire (a quanto pare dal 17 marzo in poi) di “corsie privilegiate” nell’accesso ai tamponi, quando questi certo non abbondavano. Si cerca di capire, insomma, se qualche furbacchione ammanicato o ritenuto (o ritenutosi) “una personalità” di riguardo abbia potuto usufruire di questo vitale esame, pur in assenza degli allarmi necessari, e di conseguenza “passando sopra” a qualcun altro che ne aveva più urgente bisogno, e che poi magari per il Coronavirus ci è pure morto. Il Quotidiano del Sud ha parlato di “tamponi d’oro”. E’ un tipo di articolo, questo, che ad uno come Astronik sarebbe piaciuto molto scrivere, cittadino coscienzioso prima che pubblicista, animato da una viscerale e genuina sete di verità e di trasparenza (non motivata, cioè, dalle solite e tutte potentine manie di primadonnismo "social" o da ritorni economici e/o politici). Il “destino” beffardo (e la Magistratura scoprirà se è stato soltanto lui) ha però voluto che proprio Antonio dovesse pagare lo scotto più alto di un sistema generale che ha subito rivelato i suoi “bug” (per usare un termine informatico).
Si è letto che gli inquirenti sarebbero in possesso dei nomi dei presunti VIP. Ma d’altronde, siamo nel Paese e nella regione del “si salvi chi può”, del “se non ci vediamo più speriamo dipenda da te”, e del “lo fanno gli altri, vuoi vedere che proprio io…?”. E quindi sarebbe “naturale” (nel senso peggiore del termine) che qualcuno abbia cercato di pararsi il … suo profilo migliore nel momento di maggiore paura, e pazienza se magari qualche povero cristo se ne stava a casa in preda alla tosse e alla febbre, in attesa che qualcuno si ricordasse di lui.
Ma, attenzione, siamo solo all’inizio delle indagini e delle indiscrezioni che trapelano sulle pagine dei giornali, pertanto qui si è in presenza di mere e pure ipotesi e il ragionamento è esclusivamente accademico.
Se ci sono i nomi, e se si dimostrerà che un illecito o anche solo una “preferenza” è stata compiuta, è molto probabile che verranno fuori. Ma, ahinoi, è questa una regione in cui il tempo è particolarmente bravo a curare le ferite. A volte a cancellarle proprio. Perché il guaio dei Lucani è che essi dimenticano.
E la nostra è una città strana. Impossibile non citare Lucio Tufano ("La cultura dei corridoi, dello stipendio, dell'assitenza", leggete a pagina 11): «(A Potenza) Dai primi, secondi e terzi piani delle palazzine IACP condominiali, dai soggiorni e dalle “cucine degli italiani” e dai capodimonte, dai saloni con tappeti, acquario e piante grasse, escono fratelli e sorelle ingegneri, cugini architetti, nipoti medici e assessori, dottori in scienze economiche e commerciali». Possiamo star certi che –comunque vada- i VIP di cui sopra torneranno prima o poi a passeggiare impettiti per Via Pretoria, con la faccia di bronzo lucidata a dovere. La coscienza è un altro paio di maniche. Walter De Stradis

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Cari Contro-Lettori,

«quando una compagnia con i dollari incontra un popolo con le pezze al sedere, quello con le pezze al sedere è un popolo morto».

In effetti questa traslazione della famosa frase del film “Per un Pugno di Dollari” (che, insieme al titolo richiamato in prima pagina e a “Il Buono, il Brutto, il Cattivo” fa parte della cosiddetta “Trilogia del Dollaro” del regista Sergio Leone) può apparire un po’ ardita e pessimistica, ma la portata socio-economico-culturale dell’equazione rimane intatta, specie se si parla del “Far West” Basilicata.

La storia (vera) dei popoli nativi americani (che nei film di frontiera sono gli “Indiani”) sta lì a dimostrarlo: l’arrivo di una “potenza” su un territorio per alcuni versi in stato di atavica arretratezza, porta inevitabilmente alla soccombenza, si diceva soprattutto culturale e sociale, di quest’ultimo.

Ovviamente, se non ci si corazza in maniera adeguata.

E chissà come avrebbe musicato, il compianto Ennio Morricone (che aveva sublimato i film western del citato Leone e non solo) un lungometraggio sulla vicenda petrolifera lucana, dalle origini ai giorni nostri. Forse inizialmente sarebbe ricorso di nuovo ai famosi fischi di Alessandro Alessandroni, che avevano contraddistinto alcuni dei suoi temi più famosi, ma poi si sarebbe interrogato sul fatto che di “fischi” qui da noi (unitamente alle pernacchie) se ne registrano già tanti, e allora avrebbe optato per un altro suo marchio di fabbrica, il verso dei "coyote", animali che da queste parti prolificano in tutte le stagioni dell’anno (e che, com'è noto, vanno sempre in coppia).

Tuttavia, a sentire il presidente lucano di Legambiente –intervistato “a pranzo” a pagina 7- “Qualche dollaro in più” non risolve affatto la situazione, laddove occorrerà invece che Eni la smetta di fare l’Indiano («La proposta di una Energy Valley in Val D’Agri è a dir poco vergognosa», dice Lanorte) e decida di cambiare (non di voltare) faccia.

Lo stesso ci si attende, più o meno, dalla politica locale, che la faccia –almeno ufficialmente- l’ha cambiata, ma dalla quale è più che lecito pretendere qualche segnale di fumo (in senso buono).

E anche un po’ d’arrosto, magari.

Perché non dimentichiamoci mai -per citare un altro film della Trilogia del Dollaro musicata da Morricone- che «Il mondo si divide in due categorie: chi ha la pistola carica e chi scava». Chi, in questo momento, abbia in mano una pistola carica e chi solo una pala, decidetelo voi.

Walter De Stradis

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Cari Contro-Lettori,

un pezzo qua e un pezzo là, il dottor Frankenstein costruì il suo mostro. La celeberrima storia, diventata nei decenni -fra romanzo originale, riduzioni teatrali e cinematografiche- più che altro un “canovaccio”, la conoscono tutti: il famigerato scienziato pazzo della storia (buono o cattivo, a seconda delle versioni e degli adattamenti) vuole a tutti i costi dar vita alla sua creatura. Solo a cose fatte, e col mostro vivo, incazzato e libero di far danni in giro per il paese, lo scienziato si rende conto della immonda cavolata a cui si è dedicato.

Nonostante qui in Basilicata si sia abbastanza lontani dalla Transilvania (un luogo perlopiù ideale in cui sono ambientati quasi tutti i vecchi film di mostri), secondo il segretario regionale della CISL, Enrico Gambardella, anche qui da noi ci sarebbe chi sta meditando di costruire, un pezzo qui e un pezzo lì, il suo bel mostro. Un mostro chiamato sanità. Anzi, due. «Siamo di fronte a indiscrezioni, sul disegno di legge sul riordino della sanità regionale –dice Gambardella alla nostra Antonella Sabia- Ahinoi ci ritroviamo di fronte a un ennesimo riordino che risponde a esigenze burocratiche, equilibri di palazzo, e non ai bisogni di salute, ignora i Lea, e non considera ancora una volta che la salute pubblica si gioca intorno al potenziamento della medicina di territorio. Si pensa a un nuovo organigramma, un’azienda ospedaliera unica, un’azienda sanitaria unica per tutta la regione, due mostri che saranno molto difficili da gestire, tanto complessi e con competenze troppo ampie, non in grado di rispondere alle esigenze del territorio, perché le risorse si concentreranno solo nel centro. Siamo passati da un riordino “ospedale-centrico”, a un ulteriore mostro che anziché correggere questi errori, addirittura li esaspera».

Potete continuare a leggere a pagina tre e farvi la vostra idea. La questione è delicata e aprire un dibattito sarebbe viepiù costruttivo, e noi siamo pronti a ospitare tutte le psoizioni in merito.

Intanto, apprendiamo che si terrà lunedì 6 luglio alle ore 10.30 a Potenza, nella sede Uil Basilicata di via Napoli, la conferenza stampa di Cgil, Cisl e Uil sulla sanità lucana: i temi spazieranno dalla gestione dell’emergenza sanitaria al modello di riordino da parte del governo regionale «il cui giudizio -si legge in una nota- se dovessero essere confermate le ipotesi in atto, non può che essere di profonda insoddisfazione».

Pertanto, si vedrà. Quel che è certo, è che questa regione ha bisogno di una scossa elettrica, come in quei vecchi film. Ma che sia quella giusta. Buona lettura e buon weekend.                   Walter De Stradis

 

 

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Cari Contro-Lettori,

lo Stato, come l’Amore, a volta dà, a volte toglie. Ma a volte ridà, anche.

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Cari Contro-Lettori,

 

in settimana abbiamo appreso che il disegno di legge relativo all’istituzione dei sottosegretari alla Presidenza della Giunta regionale è stato al centro dei lavori della prima Commissione consiliare permanente (Affari istituzionali), presieduta da Pasquale Cariello (Lega).

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Cari Contro-Lettori,

aiutiamoci con un minimo di rassegna stampa.
Il 6 giugno 2019, un anno fa esatto, sulle pagine de La Gazzetta del Mezzogiorno si leggevano le seguenti dichiarazioni del Presidente della Regione Vito Bardi: «Siamo solamente a un mese di governo: giudicatemi quando avremo redatto un PIANO STRATEGICO. (…) A BREVE avremo un PIANO STRATEGICO, che avrà contenuti e che avrà anche quei numeri che tanto professa l’opposizione. (…) La parola cambiamento non è così volatile, tale da rimanere nell’aria, è di sostanza. Dimostreremo con i fatti che vogliamo il cambiamento».

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Compie sessant’anni proprio oggi il Prefetto della Provincia di Potenza (in città dal marzo dell’anno scorso), il commendator Annunziato Vardè, calabrese nativo di Nicotera. Modi pacati e piacevoli, ha ricoperto identico ruolo nelle città di Ragusa e di Brindisi, occupandosi, tra l’altro, di questioni cruciali attinenti l’immigrazione. Con lui, nella giornata di giovedì scorso, si è parlato principalmente della questione Covid.

Leggi l'intervista all'interno di Controsenso basilicata di questa settimana

 

 

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Cari Contro-Lettori,
ci chiama un anziano lettore e ci dice: «La situazione è seria, scrivetelo sul giornale». Come ha ragione.

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 CONTROSENSO TORNA IN DISTRIBUZIONE SABATO 5 SETTEMBRE

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