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Cari Contro-Lettori,

da quando, per la rubrica “Indovina chi viene a Pranzo”, ci rechiamo sovente nei comuni lucani per incontrare i sindaci, capita altrettanto spesso che qualche vecchietto seduto fuori al bar o in piazza, come anche qualche negoziante in pausa sull’uscio della propria bottega, una volta appreso che siamo “di Potenza”, ci faccia un qualche cenno, chiosando: «… e salutatemi il generale Bardi!».

Non di rado inoltre -e le interviste pubblicate sul nostro giornale (e andate in onda in formato video su Lucania.tv) possono testimoniarlo- sono poi di volta in volta gli stessi primi cittadini a comunicarci –con una serie di locuzioni e di ragionamenti più articolati- sostanzialmente lo stesso concetto: «Il Presidente? Beato chi lo vede! Con la Regione si comunica poco e male». (e l’intervista di questo numero con il sindaco di Calvello, per dirne una, non differisce di molto)

Che dire –e buttiamola sull’ironia, và- quello di dover portare i saluti al Generale dev’essere il destino del vostro umile scrivente!

Proprio così.

Una decina d’anni fa, infatti, in occasione della pubblicazione di un romanzo scritto da me e dall’avvocato Piervito Bardi (cugino, nonché quasi omonimo, dell’attuale Governatore che all’epoca era ancora Generale della Guardia di Finanza di stanza a Napoli), si era nella città partenopea per presentare detto libro all’Associazione dei Lucani, o qualcosa del genere.

Per farla breve, prima e dopo la presentazione del romanzo, una signora del pubblico, molto anziana, si avvicinava al tavolo dei relatori e, rivolgendosi al sottoscritto, domandava se fossi veramente cugino del Generale Bardi. Io rispondevo che no, il cugino era l’altro coautore del libro, il signore distinto più in là, quello coi baffi.

Ma niente, la signora tornava puntualmente alla carica, chiedendomi ogni volta conferme sulla “mia” parentela con l’alto ufficiale, ricevendo in risposta puntuali smentite e le giuste indicazioni.

Alla fin fine, nel momento conclusivo del cosiddetto “firmacopie”, l’anziana donna mi si fece vicino un’ultima volta, mi fece i complimenti per il libro, non aggiunse altro, e si congedò.

Pensai: «Ha capito, finalmente!», ma in quella lei si voltò all’improvviso e ammonì: «…e non dimentichi di salutarmi il Generale Bardi, eh!?».

Il sottoscritto, stremato, non poté far altro che capitolare, chinare un pochino il capo e rispondere: «Non mancherò!».

Walter De Stradis

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IL RECOVERY PLAN E L' "APPETITO" DELLE CASTE

Cari Contro-Lettori,

al momento di andare in stampa, l’Ansa ci dice che non c’è ancora ufficialità sull’alleggerimento delle regole sui tavoli nei ristoranti, dopo un incontro tecnico e dal quale, in primo momento, era emersa l’indicazione di alzare a 8 il numero massimo di persone al tavolo al chiuso; fonti ministeriali, tuttavia, dopo un confronto con le Regioni, abbassano il limite a sei persone.

Sembrano invece non esserci limiti al numero di commensali (ma questo accade da sempre), quando a sedersi a tavola saranno i Potenti, di ogni grado, specie risma e provenienza. Al chiuso, all’aperto, sotto il gazebo, fra le fresche frasche, in cantina o in mansarda: quando se magna in allegria tutto va bene.

Certo è che con le ossa (rotte) di piccoli e grandi imprenditori, artisti dello spettacolo, precari, lavoratori a nero e tutti i vari tipi di “invisibili” del sistema, tutti masticati da questa Crisi pandemica, ce n’è ben donde per fare il brodo (di pollo).

Non scordiamoci mai che questo è il Paese in cui le cose accadono.

«L’attenzione delle caste è tutta concentrata sui soldi, pari a 240 miliardi di euro, messi a disposizione dell’ Italia dall’Europa; poco o niente viene considerato sulle altre questioni che sono strettamente collegate alla reale possibilità di poterne disporre» scrive sagacemente il nostro economista Nino D’Agostino nella sua rubrica a pagina 4, e aggiunge: «Tra l’approccio del premier Draghi e quello dei mestieranti della politica, che trova sponde poderose nelle regioni, corre un abisso. In particolare le regioni sono abituate da sempre a disporre di due cose:

1° di corposi trasferimenti dello Stato e dell’Europa, da trasformare in spesa corrente e/o in conto capitale da distribuire per consolidare feudi elettorali,

2° di un apparato burocratico che gestisca la spesa pubblica disponibile in funzione del tornaconto della oligarchia, al cui interno albergano gli stessi burocrati».

Ne consegue, sempre per rifarci al pezzo del buon D’Agostino (che vi suggerisco di leggere nella sua interezza): che «I mestieranti della politica non sanno che il recovery plan richiede azioni che dureranno almeno 5-6 anni, che ci sono 48 riforme specifiche, da approvare in un anno e mezzo, in aggiunta a quelle del fisco e giustizia, da fare, per ottenere il via libera della Ue ai finanziamenti (è sempre de Bortoli che parla). (…)La pressione su Draghi da parte delle caste per arraffare qualche cogestione di fondi è asfissiante, per fortuna l’ex presidente della Bce sta resistendo (…)Per dirne una, il piano europeo di ripresa e resilienza sarà l’occasione per portare l’Alta Velocità nel Mezzogiorno, un progetto strategico che riguarda come è noto anche la direttrice Battipaglia-Potenza-Taranto».

Meditate gente meditate, diceva Renzo Arbore.

Walter De Stradis

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Cari Contro-Lettori,

“scherza con i fanti, ma lascia stare i santi”, recita l’antico adagio.

E pertanto non ce ne voglia il Generale (che fante non è, casomai “finanziere”, ma sempre di militare trattasi) se affermiamo che in giro l’ironia, la satira, e anche il sarcasmo “generale” sono rivolti più che altro a lui. Insomma, non è certo colpa del nostrano San Gerardo se le preghiere che pur gli si indirizzano non si tramutano in realtà.

Viepiù c’è già chi sta pensando, dalle parti della Regione, di realizzare un “tempietto” interno con un’effige del Governatore Napo-Lucano, che da quelle parti “appare” sempre di meno: i suoi sodali la immaginano magari in cima a una rampa di scale, come la statua della mamma del Direttore nei film di Fantozzi, al cospetto della quale inginocchiarsi a ogni passaggio. Il simulacro –spiegano i ferventi Bardiani- servirà a testimoniare che Egli è sempre con noi, anche e soprattutto quando -come nel caso delle celebrazioni dei 50 anni della Regione Basilicata- Egli ci invia i suoi saluti e il suo discorso istituzionale a distanza, direttamente dal suo Suv presidenziale. D’altronde, puntualizzano, non si può certo dire che egli ci faccia mancare la sua voce: puntuale, ottimo e abbondante è infatti il rancio quotidiano di comunicati trionfalistici sulla gestione della Pandemia. Ed ecco allora che una statua del Generale in cima alle scale basta e avanza, magari con una cassetta votiva delle offerte sotto, che si sa che il bilancio regionale è sempre magro come un’acciuga.

Ma, e la questione povertà? (per dirne una). Il report della Caritas –come leggerete all’interno- parla di vere e proprie “ondate” di bisogni, che in qualche modo hanno viaggiato in parallelo con l'andamento stesso dell'emergenza sanitaria. Le conseguenze della pandemia hanno acuito le fragilità di un territorio già fortemente investito dalla crisi economica, si parla infatti di 2474 famiglie ascoltate e sostenute a vario titolo nel 2020, una molteplicità di storie e caratteristiche, difficilmente rapportabili alla situazione antecedente la pandemia.

Mah. Se il report è della Caritas “Diocesana” –dicono i “fanti” del generale- allora è materia dei santi.

E quindi, ancora una volta, come si dice a Potenza “Gn’hanna penzà San Gerard’”.

Walter De Stradis

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Cari Contro-Lettori,

vorranno perdonarci, i più accaniti fan del compianto Franco Battiato, se nella nostra vignetta-citazione abbiamo abbinato il titolo di una sua celebre canzone alla copertina di un suo disco precedente; ma non abbiamo potuto fare a meno (nel voler comunque ricordare e omaggiare alla nostra maniera il Maestro scomparso) di utilizzare la sua immagine simbolo più nota.

Chiariti gli aspetti iconografici, non sfuggirà ai più che «E ti vengo a cercare
Anche solo per vederti o parlare, perché ho bisogno della tua presenza»
, sembra essere la traduzione in musica di ciò che ci ha detto, fra i tanti (che sono sulla stessa lunghezza d’onda sonora) il sindaco di San Costantino Albanese, Renato Iannibelli: «Gli direi (A Bardi – ndr) di stare più vicino ai sindaci, di conoscere meglio i sindaci, di conoscere le nostre realtà, di stare in mezzo a noi. Chiedo a Bardi di stare insieme a noi, di capire cosa progettiamo per il futuro, quali sono le vocazioni dei nostri territori». E Iannibelli, sia detto per inciso, è uno di quelli (come leggerete a pagina 7) che pur manifesta “fiducia” e plauso all’operato di Bardi e della sua giunta. Ma basta andare un po’ indietro nella nostra “hit parade” delle interviste ai sindaci, per ritrovare alcuni ritornelli simili, che stanno diventando tormentoni pre-estivi:

«Vista la sua esperienza, gli consiglierei di farsi un giro paese per paese. Si parla tanto di “didattica a distanza”, ma io vorrei portare il Governatore presso alcune abitazioni a mille metri d’altezza, nelle aree rurali di Moliterno, dove già alle quattro del pomeriggio ci sono diversi problemi. Beh, lì sì che si percepisce che, per affrontare le questioni dei territori, non basta soltanto una comunicazione “da Potenza”».Musica e parole di Rubino, sindaco di Moliterno, appunto.

«Cosa chiedo: una maggiore presenza sul territorio da parte del Presidente. Ne approfitto per dire, e credo che non riguardi solo me, che non mi è per nulla piaciuta la firma di un accordo come questo (sul petrolio – ndr) con due anni di ritardo». Autore del brano? Il sindaco di Grumento, Imperatrice.

«(A Bardi chiederei) di girare di più nei territori, di avere un rapporto privilegiato coi sindaci. Io stesso gli ho scritto più volte per incontrarlo: sarà stata l’emergenza, ma non ho mai avuto il piacere. E non va bene. Un Governatore dovrebbe ricevere persino i cittadini. Più volte sono stato ricevuto dalla segreteria o da qualche suo delegato, ma un sindaco deve poter avere un rapporto diretto col Presidente». Alla voce, Christian Giordano, giovane primo cittadino di Vietri.

Potremmo continuare, ma il ritornello è sempre quello.

Il timore, tuttavia, per usare un’espressione locale, è che “s’sent u disc’, ma non se l’accatt’”. E cioè ascolta il disco, ma poi non se lo compra.

«I sindaci sono da sempre in prima linea ed è mia precisa volontà recepire le loro istanze e dare risposte - con i limiti delle ristrettezze finanziarie causa pandemia e debiti pregressi - a tutti i lucani», è il contro-canto di Bardi, che ha annunciato di volerli incontrare tutti (forse dopo aver letto certe “suonate” sul nostro giornale?).

C’è da sperare che questi incontri, se si terranno, saranno dei “duetti”, perché sempre e solo “La Voce del Padrone” alla fine stanca anche le orecchie più addomesticate.

Walter De Stradis

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Cari Contro-Lettori,

 

apriamo nuovamente col bollettino (di guerra) del governatore Bardi.

«Secondo i dati GIMBE la Basilicata è al 7° posto - tra le Regioni italiane - per popolazione vaccinata. Il nostro obiettivo è fare sempre meglio e vaccinare tutti quanto prima. Questo dato così gratificante lo voglio condividere con tutti i lucani che hanno reso possibile questo risultato straordinario.

Lunedì apriremo le prenotazioni anche agli Over40».

Orbene, nel mentre il nostro Generale si appunta l’ennesima medaglia, a noi altri civili viene da chiedersi se in un momento in cui in effetti alla popolazione interessa soltanto sapere cosa si sta facendo per uscire dalla Pandemia, questo continuo darsi pacche sulle spalle da soli magari non torni utile anche per evitare di parlare di tutto il resto.

Di cosucce, da esempio, tipo l’ennesima nomina di un campano in un ambìto ruolo di responsabilità alla Regione Basilicata: parliamo del nuovo capo ufficio stampa della giunta, un giornalista nativo di Napoli –scelto personalmente da Bardi- il cui trattamento economico –e che trattamento- sarà di circa 81mila euro l’anno.

E i Lucani?

Ragazzi, diciamocelo una volta per tutti, la colpa è vostra (nostra).

E’ inutile che vi spertichiate nel sostenere che di gente capace e affidabile ce n’è pure in Basilicata, e che certe scelte del Governatore napolucano sembrano mortificare le aspettative e i talenti delle persone residenti nella regione che governa.

Vi (ci) dovete aggiornare: non è dunque vero che i Lucani con le pezze al sedere, assediati da tasse transilvane, fottuti dal sistema sociopolitico, cornificati dalle loro aspettative e mazziati dalla crisi pandemica, non sanno più a che santo votarsi.

Specie nel capoluogo, sede del potere regionale.

Ormai è lapalissiano, il santo a cui appellarsi non è più San Gerardo, i cui –ridotti- festeggiamenti pure si celebreranno di qui a breve, bensì SAN GENNARO, protettore dei Napoletani e dei Campani tutti.

E’ con la morte nel cuore che tocca dunque rilevare, una volta per tutte, che il santo protettore di Potenza è stato rottamato, in favore del collega partenopeo. Tocca adeguarsi e agire di conseguenza.

Ps. San Gennà, tu lo sai che io ti ho sempre voluto bene!

Walter De Stradis

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Cari Contro-Lettori,

 

per l’autore di satira, a volte la vita in Basilicata è davvero dura. Non che manchino, attenzione, fatti, cose e persone su cui lavorare, ma quando in una regione si organizza una notte, sì, una notte, di vaccinazioni (alla quale dovrebbero partecipare pure i… non vedenti!) e la si chiama “AstraNight”, al vignettista o corsivista che sia praticamente gli si toglie il pane da sotto il muso.

Mi rivolgo a Lei, Presidente, o Assessore, o Direttore, ci capisca: avete già fatto tutto voi, Regione (che è al vertice di tutto), Asm e quant’altri.

A noi che resta da fare?

Ironizzare disegnando un UfoRobot che vola nottetempo su Matera sganciando siringhe?

Un Fedez –neo eroe nazionale- che col megafono indirizza e incita le folle con una “serenata rap” (per citare un altro furbacchione del –Dio ci perdoni- “Rap”), alla stregua di una delle sue serate in discoteca? Oppure Jimmy Cliff che, riadattando la sua celebre “Reggae Night”, canta sul palco «Astra Night/ We come together when the feeling’s right! Astra night/ And we’ll be jamming till the morning light, Mmm, hmm, oh, oh».

Per favore, ci rendiamo conto da soli che sarebbero delle clamorose sciocchezze, se confrontate alla questione reale e alle polemiche innestate, e pertanto vi pregheremmo di lasciarci almeno questo lavoro, uno dei pochi, che sembra rimasto da fare qui in Basilicata.    

Si continuano poi a sciorinare numeri e successi che renderebbero il “modello Basilicata” l’invidia degli altri governatori. Beh, non è che non vi si voglia a tutti costi concedere il punto, ma Bardi stesso mi pare abbia dato dei “furbetti” a coloro i quali avrebbero approfittato della possibilità di dichiararsi “caregiver” (e se illeciti ci sono stati è giusto che vadano perseguiti), ma a quanto pare il Sistema ha consentito loro di registrarsi, lo stesso Sistema, però, che –stranamente- ad alcune categorie clamorosamente fragili –smaccatamente bisognose del vaccino e titolate a riceverlo- non avrebbe consentito di fare lo stesso   (spingendo chi di dovere a prendere provvedimenti)! E, francamente ancora, senza per questo voler fare l’avvocato d’ufficio di questo o quel dirigente, ci pare quantomeno ingeneroso –se è vero ciò che si legge in giro- puntare il grosso dito istituzionale contro chi sarebbe responsabile, a suo parere, Presidente, del casotto dei giorni del vaccino “free” a Potenza, quando a Matera si sta organizzando la stessa identica cosa. E per di più di notte!

Si dice che la notte porta consiglio. Speriamo sia davvero così.

Walter De Stradis

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Cari Contro-Lettori,

«Anche ieri (giovedì – ndr) la Basilicata è stata tra le prime Regioni per vaccinazioni in base alla popolazione. E il Sole 24 Ore riconosce la bontà del nostro operato, mettendo in evidenza che solo la Basilicata e la Lombardia hanno superato il target Figliuolo per arrivare alle 500.000 vaccinazioni a livello nazionale. Dall’Open day Astrazeneca, che ha fatto parlare della nostra Regione a livello nazionale, c’è stato un innegabile cambio di passo. Il “modello Basilicata” funziona e possiamo fare anche meglio». Lo afferma in una nota il Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi.

Fin qui la voce istituzionale.

Quella che segue, invece, è la testimonianza diretta di una anziana signora di Potenza, che si è vaccinata proprio quel giorno.

«Giovedì il mio appuntamento per la vaccinazione contro il Covid presso la tendostruttura del Qatar, previa prenotazione, era per le 7.50 del mattino, ma loro hanno aperto solo alle 9.30! Il motivo? Non si sa. C’era una fila chilometrica. Chi gridava a destra, chi gridava a sinistra. Meno male che era bel tempo. Il fatto è che io, settantacinquenne ipertesa da almeno venti anni, quella mattina –confidando di fare presto, come credevo sarebbe stato- la mia pillola per la pressione non l’avevo presa (è un diuretico, e come tale ha l’effetto collaterale che devo andare in bagno a urinare), né tantomeno avevo fatto colazione (sempre per evitare conseguenze impreviste). Come me, anche alcuni altri anziani in fila che avevano temporaneamente rinunciato alle loro pillole (e ai loro effetti collaterali). Può immaginare allora che la lunga attesa e la lunga fila mi hanno causato un rialzo pressorio, giramenti di testa, e coliche addominali per l’ansia. E menomale che la pillola diuretica non l’avevo presa! Non oso immaginare le conseguenze.

Avevo portato con me, come richiesto in fase di prenotazione, il modello per il trattamento dati personali e il modulo di autocertificazione, già compilati. Gli altri due documenti “da compilare in sede vaccinale alla presenza del personale sanitario”, e cioè il consenso informativo e la scheda anamnestica, forse con leggerezza mia (ma non tutti siamo esperti informatici o di burocrazia sanitaria!) non li ho portati con me, avendo inteso che andassero appunto compilati in loco e ritenendo, ingenuamente, che –sempre in loco- di copie in bianco almeno ce ne fossero!!! Non ce n’erano. A un certo punto quelli col giubbotto rifrangente, non so se della Protezione Civile o chi altro, hanno cominciato a urlare con l’altoparlante che –causa ritardi accumulatisi- chi non teneva i TRE i modelli GIA’ compilati (i due previsti, PIU’ la scheda anamnestica) se ne poteva tornare a casa, perché non sarebbe stato vaccinato! Fortuna che, nel mio caso, con me c’era mia figlia (in permesso dal lavoro) che ha scaricato il restante modello dal cellulare, si è recata nei pressi di una vicina copisteria per stamparlo, e al suo ritorno l’ho quindi potuto compilare sul posto (tanto ero ancora in fila!). Se non l’avessi fatto, arguisco che avrei perso l’occasione di vaccinarmi, e la mattinata!

Un vero girone dantesco.

Fortuna che, una volta dentro, le cose –devo dire- funzionavano. La dottoressa incaricata, tra l’altro, è stata molto scrupolosa nel valutare la mia scheda.

Insisto però sulle negatività: il ritardo eccessivo. Non sarà colpa di nessuno, ma così non va bene, con gente anziana costretta a stare in piedi per così tanto tempo (meno male che non pioveva!), con tutti i loro acciacchi o peggio, e tanti per di più, non avevano preso i loro farmaci. C’era chi si lamentava di dover andare a lavorare.

E soprattutto, se si dice che una scheda va compilata sul posto, non è possibile che poi lì per lì non ci sia neanche una copia da compilare! E tanto più non si può pretendere che la mancata anticipata compilazione di uno dei modelli che era “da compilare in sede vaccinale alla presenza del personale sanitario” diventi causa di esclusione dalla vaccinazione! Insomma, credo che si esiga troppo da cittadini normali, già tesi per i fatti loro.

Confido che si intenda questa mia testimonianza come una critica costruttiva, anche perché alcune mie conoscenze mi raccontano che quando è toccato a loro, in altri giorni, è andato tutto liscio. E poi ho visto che nessuno lì si grattava la pancia, fra medici, protezione civile e personale militare. Tutti lavoravano come muli da fatica, ma la gente forse era troppa. La baraonda era troppa. Il Governatore deve riflettere sulle direttive del suo esecutivo. Ci credo che così si fanno i numeri alla svelta!!!

Forse la questione dei modelli andrebbe pubblicizzata meglio, onde evitare BRUTTE SORPRESE annunciate con l'altoparlante».

A voi ogni commento. Risposte e repliche sono gradite.

Walter De Stradis

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Cari Contro-Lettori,

giovedì scorso, a Potenza, c’è stato finalmente l’incontro tra i due Generali lucani, Bardi e Figliuolo.

Il primo, ufficiale in pensione, per citare un termine caro ai nerd di “Star Wars” solo un paio d’anni fa rappresentava “una nuova speranza” per i Lucani (almeno per quelli che lo hanno votato), e sarebbe interessante (considerati anche i risultati, tutt’altro che entusiasmanti, di alcuni recenti sondaggi nazionali) capire se costoro oggi ritengono che il sentimento fosse malriposto o meno. (Più che "guerre stellari", da queste parti s'è avvertito qualche tric-trac partenopeo...)

Va da sé che in questa fase pandemica, alcune (non poche) di quelle aspettative di cui sopra sono oggi riversate sul secondo generale, ufficiale in servizio, ed è quindi incoraggiante sentirgli dire che: «La Basilicata sta andando molto bene». Figliuolo -che ha annunciato l’arrivo in Italia di altre consistenti forniture di vaccino, utili per rispettare il programma vaccinale nazionale (Ansa)- ha motivato il suo giudizio positivo, riferito in particolare proprio alla campagna di immunizzazione in corso in Basilicata: «E’ in pieno obiettivo per gli over 80 perché è oltre l’80 per cento, e anche per gli over 70 è sopra la media in questo momento».

Inutile dire che il primo Generale, quello in pensione, a queste frasi ha gongolato: «Cercheremo di fare anche più vaccini, ci stiamo organizzando, stiamo organizzando altri punti vaccinali, stanno arrivando i vaccini grazie all’opera che il commissario sta portando avanti, il che ci sprona a fare ancora meglio e daremo delle risposte soprattutto con la vaccinazione delle persone più fragili e che hanno più bisogno. Per gli over 80 abbiamo toccato il picco di oltre l’80 per cento, stiamo procedendo bene anche per gli over 70 e ce la metteremo tutta perché la nostra regione possa essere fra le prime ad uscire fuori da questa pandemia»

Ma pacche (e mostrine) sulle spalle a parte, «Affinché la Basilicata possa mantenere nel tempo il target di vaccino assegnato dal generale Figluolo occorre aumentare gli hub vaccinali in più comuni e relativo personale addetto». È quanto ha affermato il segretario generale Cgil Basilicata, Angelo Summa, proprio in occasione della visita di Figliuolo alle tende del Qatar di Potenza e Matera.

Summa accoglie positivamente i risultati per gli over 80, così come attestato anche dal generale Figliuolo, ma precisa che occorre procedere col medesimo passo in tutti i comuni dei nove distretti regionali, focalizzando tutta la pianificazione organizzativa anche sulle figure più fragili, per le quali si registrano ancora criticità (e lo stesso generale, il secondo, lo ha rimarcato). Così come criticità si riscontrano nella fascia 70 – 79, anche questo aspetto messo in evidenza dal commissario. Serve dunque una pianificazione capillare, si acceleri anche sulle somministrazioni nelle farmacie, come si sta procedendo in alcune regioni.

Si faccia un grande investimento sulla sanità pubblica e sul suo potenziamento -conclude Summa- realizzando quel cambio di passo tanto invocato (ancora “una nuova speranza” stile Star Wars?) «e che non può che essere realizzato attraverso un cambio di paradigma nell’affrontare la sfida di una campagna vaccinale affinché il vaccino sia un diritto esigibile e non un lontano miraggio».

Dunque, c’era una volta, in una Galassia lontana lontana…

Walter De Stradis

 

 

 

 

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Cari Contro-Lettori,

«Leoni e veltri, orsù marciam, noi siam l’Armata Brancaleon…»: il diritto di satira ci spinge a richiamare il celebre refrain tratto dai film di Monicelli con protagonista Vittorio Gassman (evocati nella vignetta di fianco).

«Da giorni sui giornali e TG nazionali si parla del ‘Modello Basilicata’, ormai copiato in tutta Italia. Abbiamo avuto coraggio e abbiamo stupito tutti: abbiamo vinto una sfida e insieme possiamo vincere la battaglia contro la pandemia e tornare a vivere. Prudenza, responsabilità e orgoglio lucano. Avanti! PS: oggi primo giorno di somministrazioni prenotate e record assoluto di vaccinazioni in Basilicata, ben sopra la media nazionale. Il ‘modello’ funziona. Grazie a Poste Italiane e ai lucani»: il dovere di cronaca ci inviata a riportare queste parole del presidente della Regione, Vito Bardi, pubblicate giovedì sul sito istituzionale della Regione.

Il diritto di critica, unito ancora al diritto/dovere di cronaca, ci suggerisce altresì di segnalare le parole del dottor Rocco Perrone, medico con una lunga esperienza nella sanità pubblica, già sindaco di Sasso di Castalda in provincia di Potenza (e visionario promotore della ben nota risorsa turistica “Ponte alla Luna”): «Ho preferito non intervenire prima per due ordini di ragioni. La prima, innanzitutto, è legata ad un mio preciso impegno, maturato con l’età, di non pronunciarmi a caldo, a ridosso di eventi o di discorsi che suscitano rabbia. La seconda è che mi sembrava la discussione si orientasse verso dissertazioni socio-politiche, che volevo decantassero con maggior serenità. Oggi però non mi sottraggo al dovere di affermare che ieri (lunedì 12 aprile – ndr) a Potenza ed a Matera (un po’ di meno per ragioni logistiche) è stata scritta una delle pagine più nere e tristi della storia della nostra terra. Mi riferisco ovviamente alla circense soluzione di somministrare vaccini ai primi che si presentassero.

Una delle pagine di maggior disprezzo verso la nostra gente e, per di più, verso una fascia di popolazione che ha contribuito con una vita di sacrifici ed impegno alla costruzione di questa società. Raramente si è visto calpestare con tanta supponenza, superficialità e cinismo, la dignità delle persone.

Mi è sembrato di rivedere quelle scene medievali di lancio ai pezzenti di pezzi di cibo avanzato. E non per sfamarli. No! Per il gusto di vederli accapigliarsi e azzuffarsi nel contendersi il cibo.

È vero che ci stiamo abituando a tutto. Che al peggio non c’è mai fine. Ma qui l’assuefazione è eccessiva. Ma dove sono i sindacati? Dove sono le associazioni di categoria? Dov’è financo la chiesa?

Io mi vergogno come medico e come cittadino lucano!

E mi sento in dovere di chiedere scusa a tutti coloro che ieri sono stati insultati e mortificati da questi decisori».

E scusate se e poco.

Giudicate voi.

Walter De Stradis

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Cari Contro-Lettori,

non serve ricorrere alla fisica quantistica, ma solo al buon senso, per capire che nell’infinitamente piccolo si nascondono i misteri dell’infinitamente grande. E non occorre rifarsi a poeti e filosofi per constatare che “il diavolo è nei dettagli”.

Basta farsi un giro a Ginestra, comune di poco più di settecento abitanti in provincia di Potenza.

Noto ai più per essere il paese di origine del fotoreporter di guerra Raffaele Ciriello (scomparso sul lavoro) e per essere uno degli avamposti della tradizione arbereshe lucana, è un piccolo-grande condensato delle tematiche cogenti del pianeta Basilicata.

In settimana ci siamo recati in loco per intervistare il sindaco, anzi, la sindaca, una donna minuta, volitiva, ma visibilmente affaticata, che –come ci raccontano ancor prima di entrare nel suo ufficio- ormai “abita” nella casa comunale.

Una piccola scrivania, una finestra: le mani di Fiorella Pompa si muovono (si agitano?) nel mentre ci illustra subito le difficoltà del suo piccolo gruppo di lucani (perlopiù anziani e molti di questi soli) al tempo del Covid. C’è bisogno di un punto vaccinale in paese. Lo chiederà all’Asp. Poco prima di accendere telecamere e registratori, afferma di volersi lamentare duramente per alcuni disservizi, di carattere regionale, che sono il “corpus” delle sue preoccupazioni attuali. Tuttavia, una volta avviata l’intervista vera e propria, forse per non gettare ulteriore benzina sul fuoco, pare voler misurare le parole. Ma bastano quei rapidi concetti espressi, affinché noi, che siamo dall’altra parte della sua scrivania, colma di responsabilità, ci si tocchi lo stesso la fronte: «Le Ordinanze di Bardi e della Regione -ci dice- noi le leggiamo sui giornali».

Fuori da quella finestra –anche a causa dell’isolamento precauzionale di alcuni anziani, già in qualche modo “isolati” in tutti gli altri giorni- le strade del paese sono vuote e tira il vento.

In una sala attigua, un collega giornalista ci fa notare foto vecchie di decenni appese sul muro, in bianco e nero, in cui campeggiano affollati incontri pubblici con Colombo, in visita al paese. La gente sembrava contenta e onorata.

Il “tocco”, il passaggio (quasi messianico) della politica che conta, è dunque qualcosa di molto ambito.

Un qualcosa che ancora oggi, per quanto dovuto, e per quanto clamorosamente necessario in questi “tempi di guerra”, rimane una “concessione”.

Non concessa, a quanto pare.

I tempi della Dc sono passati, ma il “Vangelo” della politica lucana, oggi più che mai, è questo: gli ultimi saranno… gli ultimi.

Walter De Stradis

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