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«Stiamo vivendo la drammaticità del momento presente attraverso i tanti focolai di guerra che stanno divampando su tutta la terra. Quante brutalità! Quanto sangue versato inutilmente! Quanta innocenza trucidata! Quante donne violate e spezzate! Quanta fatica per tracciare strade di pace sulle quali far scorrere giustizia e fraternità! Ma penso anche al devastante terremoto in Turchia e Siria, del Marocco e dell’Afganistan, al naufragio di Steccato di Cutro, alla lotta per il cambiamento climatico, le inondazioni e incendi in Libia e Somalia. In questo clima di grande tensione e paura tutti sentiamo il desiderio di “Pace” che abbia come fondamento la giustizia. Se ci sono ingiustizie, guerre, disuguaglianze, stermini, morti innocenti, malattie varie, clima impazzito con le conseguenze che tutti conosciamo, è solo perché l’uomo si è dimenticato di essere uomo e pretende di essere padrone della vita personale, degli altri, di interi popoli. Le nostre piccole ma preziose comunità sono intrise di valori umani e spirituali, sempre capaci di costruire nuovi ponti umani ogni volta che la storia, per la ottusa presunzione degli uomini, li distrugge; coltivare l’accoglienza, il cuore che si dilata verso i bisogni e le necessità degli altri, la fatica e il sacrificio;rendere viva una terra amata, baciata e mai disprezzata».

Inizia con questa riflessione la nostra tradizionale intervista di fine anno con Monsignor Antonio Giuseppe Caiazzo, arcivescovo di Matera-Irsina, vescovo di Tricarico.

d - Quali sono le maggiori criticità del territorio lucano in termini di povertà, disoccupazione, giovani che partono?

r - Alla luce del Natale di Gesù che stiamo celebrando, anche nelle nostre realtà, diventa impegno concreto per sostenere e salvaguardare una Sanità che appare sempre più a corto di ossigeno, quindi malata e in procinto di collassare; di una economia che ritorni a mettere la persona al centro e prima del profitto e dell’interesse; di una politica che superi lotte e beghe interne, capace di mettersi in cammino per incontrare ed ascoltare la gente, sentire le problematiche, le esigenze, e rendersi conto, guardando con i propri occhi le tante criticità presenti dappertutto, ma in particolare nelle nostre aree interne. Ascoltare e condividere quanto le nuove generazioni ci chiedono, sapendo intercettare il loro linguaggio, nelle scuole, nelle parrocchie, nelle piazze, progettando e investendo energie e denaro affinché si vinca la tentazione sempre più impellente di lasciare la nostra amata terra. E ancora, con lo stesso sguardo dei pastori verso la grotta di Betlemme, riaffermare il valore della vita come sacra, per vincere la tentazione di servire la morte in nome di un falso progresso e un errato senso di civiltà e libertà. In questa logica non mi stancherò mai di ripetere che tutti abbiamo bisogno di essere educati per riconciliarci con la natura, tornando ad amare e rispettare la nostra madre terra dalla quale siamo stati impastati e alla quale ritorneremo. La Basilicata è la terra d'Italia con il più alto numero di siti potenzialmente inquinati in proporzione al numero degli abitanti. Lo spettro che ritorna dell’incubo nucleare, con l’individuazione di 10 siti sul nostro territorio dove smaltire le scorie radioattive, ci preoccupa non poco e ci interroga seriamente.

d - Cosa auspica in vista delle prossime elezioni regionali?

r - La necessità di una Basilicata più capace di essere: solidale, inclusiva, partecipata, giovane, operosa, in salute, attraente. Alla luce di queste considerazioni mi auguro che il confronto avvenga più sui programmi che sulla dialettica spesso sterile, inconsistente, accusatoria e senza una reale progettazione. I candidati degli opposti schieramenti dovranno necessariamente vincere la tentazione del populismo e ascoltare il grido della gente di questa terra, che chiede rispetto, bene comune e crescita umana, crescita economica.

d - Anche se dalla finestra, continuiamo ad assistere a guerre, vecchi conflitti che si riaccendono, e purtroppo episodi ripetuti di femminicidio che si consumano in ambito familiare. Come si fa a fare i conti con queste sofferenze e guardare con occhi di speranza?

r - Papa Francesco spesse volte ci ha ricordato: “Nessuno si salva da solo”.È quanto ci chiedono i bambini sfruttati, uccisi, violentati nell’animo e nel corpo, in tutte le parti del mondo, così come le donne considerate oggetto di desiderio e di possesso che, in nome di un amore malato, vengono uccise. È quanto ci chiedono i tanti bambini mai nati ed abortiti come gli anziani soli e parcheggiati. Nessuno si salva da solo, nessuno può essere escluso dalla vita: tutti apparteniamo a questa grande famiglia che è l’umanità. Ce lo chiedono quanti hanno fame e sete di giustizia, quanti, come Maria e Giuseppe, si sentono stranieri e non accolti.A Natale non si diventa più buoni! È il falso messaggio pubblicitario che ha il fine unico del guadagno! Natale è ogni giorno! È l’occasione quotidiana che a noi viene concessa per uscire dall’indifferenza, dall’apatia, dal silenzio omertoso, e diventare operativi indicando, senza nessuna pretesa ma con convinzione, orizzonti e mete lontani da raggiungere, speranza che diventa certezza di una umanità senza guerre, povertà, ingiustizie. Come credenti sappiamo che Gesù è la vera Pace e che il pane va spezzato e condiviso sempre e che la guerra del grano non può diventare uno strumento di ricatto per ottenere la vile vittoria. L’acqua non può essere negata per costringere alla resa, senza nessuna pietà, gli innocenti, scudi umani immolati; che l’elettricità non può essere interrotta anche per le culle di neonati costretti ad una agonia inenarrabile. Nel mondo non c’è pace perché manca l’amore. C’è solo violenza che ha la pretesa di seppellire i diritti più elementari della convivenza umana. È così in Terra Santa e Palestina, in Ucraina come in tante altre parti dell’Africa, del mondo intero.

d - Vicenda Elisa Claps, la Chiesa della Trinità di Potenza è stata riaperta al culto ad agosto, prima celebrazione il 2 novembre. Il caso è tornato alla ribalta negli scorsi mesi, in seguito alla serie TV in onda su RaiUno. Una sua riflessione in merito.

Ribadisco quanto detto nel comunicato del 6 novembre scorso. Vicini con la preghiera e, comprendendo il dolore della famiglia di Elisa Claps perché è anche il dramma di tutti e di quanti cercano la verità, la giustizia e rifuggono compromessi omertosi, ma l’affermazione di questo insopprimibile diritto non giustifica violenze di nessun tipo. Rimango, però, profondamente colpito dai gravi giudizi espressi nei confronti dell’Arcivescovo Ligorio che so uomo mite e seminatore di pace e fraternità. Ritengo che, come ha indicato lo stesso Papa Francesco, sia compito della comunità cristiana elaborare proposte e percorsi di riconciliazione, di guarigione e di purificazione che trovino anche nella preghiera e soprattutto nell’Eucaristia il centro, la sorgente, lo stile e il vertice. 

d - Il suo augurio ai Materani e ai Lucani tutti per l’anno che verrà.

r - Un semplice augurio che diventa impegno. Lo faccio con le parole di S. Teresa di Calcutta e di Gianni Rodari:

Cosa posso dirvi per aiutarvi a vivere meglio in questo anno?

Sorridetevi
gli uni gli altri;

sorridete a vostra moglie
a vostro marito
ai vostri figli
alle persone con le quali lavorate
a chi vi comanda;
sorridetevi a vicenda;
questo vi aiuterà a crescere nell’amore
perché il sorriso è il frutto dell’amore.

O anno nuovo, che vieni a cambiare
il calendario sulla parete,
ci porti sorprese dolci o amare?
Vecchie pene o novità liete?
Dodici mesi vi ho portati,
nuovi di fabbrica, ancora imballati;
trecento e passa giorni ho qui,
per ogni domenica il suo lunedì;
controllate, per favore:
ogni giorno ha ventiquattr’ore.
Saranno tutte ore serene
se voi saprete usarle bene.
Vi porto la neve: sarà un bel gioco
se ognuno avrà la sua parte di fuoco.
Saranno una festa le quattro stagioni
se ognuno avrà la sua parte di doni.