INFORTUNISULLAV.jpg

I dati sulle tragedie sul lavoro nei primi sette mesi del 2026 raccontano una realtà ancora drammatica. Fino al mese di luglio si contano infatti 595 vittime complessive: 430 lavoratori hanno perso la vita svolgendo le proprie mansioni e 165 durante il tragitto tra casa e lavoro. Nonostante si registri una lieve flessione del 2% rispetto allo stesso periodo del 2025, la situazione non consente di tirare un sospiro di sollievo. Come sottolinea Mauro Rossato, presidente dell'Osservatorio Vega, questo piccolo calo sta perdendo forza, mentre le denunce totali di infortunio sono cresciute del 5,3%, superando quota 368 mila.

L'analisi del territorio mostra un'Italia spaccata. Cinque regioni si confermano in "zona rossa" a causa di un indice di mortalità molto più alto della media: Calabria, Sicilia, Campania, Liguria e Puglia. La Basilicata si colloca invece in "zona gialla" — fascia in cui il rischio si mantiene al di sotto dell'indice medio nazionale — registrando 3 infortuni mortali sul posto di lavoro. In termini assoluti, il maggior numero di decessi si concentra in Lombardia (66), seguita da Veneto (44) e Campania (41). I settori più colpiti a livello nazionale restano le Costruzioni (76 morti), Trasporti e Magazzinaggio (55) e Industria Manifatturiera (50). Inoltre, il giovedì si rivela il giorno più nero, concentrando oltre il 22% degli incidenti mortali.

Il report mette in evidenza forti vulnerabilità per specifiche categorie. Gli occupati con più di 65 anni registrano l'indice di mortalità più elevato in rapporto al loro numero. In termini assoluti, la fascia d'età più colpita è quella tra i 55 e i 64 anni, con 153 vittime. Particolarmente grave è la condizione dei lavoratori stranieri: con 169 vittime totali, il loro rischio di morire sul lavoro è oltre tre volte superiore rispetto a quello degli italiani. Sono invece 54 le donne decedute, di cui 29 sul posto di lavoro.

L'aumento costante delle denunce generali di infortunio (+5,3%) conferma che i pericoli restano diffusi. Un piccolo calo dei decessi non basta per parlare di svolta: servono prevenzione concreta, controlli continui e formazione quotidiana per tutelare la vita di tutti i lavoratori.

Alfonso Rossiello