- Redazione
- Categoria: Editoriale
- Sabato, 04 Luglio 2026 07:31

Cari Contro-Lettori,
ci sono settimane in cui le notizie di un giornale -come questo- sembrano non avere nulla in comune. Poi le metti una accanto all’altra e scopri che raccontano tutte la stessa storia.
La storia di una regione che continua a interrogarsi su sé stessa.
Da una parte c’è un punto di domanda che torna a bussare alla porta, con la riapertura delle indagini sulle possibili complicità nel caso Elisa Claps. Dall’altra ci sono milioni di euro di royalties petrolifere e un quesito che resiste agli anni: perché una terra così ricca continua a sentirsi povera di occasioni? Poi ci sono i giovani, ai quali l’arcivescovo Ambarus chiede di non smettere di sognare, e gli adulti, a cui chiede di non limitarsi a dare lezioni, ma di assumersi finalmente le proprie responsabilità. Ci sono gli interrogativi sul discorso Terremoto che, ancora una volta, ricorda al mondo che le tragedie naturali diventano catastrofi quando gli uomini smettono di prevenire. C’è una periferia come Bucaletto che prova a cambiare il proprio destino attraverso una festa, trasformando un appuntamento religioso in un’occasione di comunità. C’è un imprenditore che, da solo, recupera le antiche cantine di Rionero perché ha capito che la memoria non si conserva con i convegni, ma con le mani. E c’è una storia, quella di Palazzo Loffredo, che insegna come gli edifici possano cambiare funzione senza perdere identità.
Sembrano argomenti lontani. In realtà, come in un loop quantistico, parlano tutti della stessa cosa. Parlano della qualità di una comunità. Perché una comunità cresce quando non ha paura delle domande scomode. Quando si interroga sul futuro invece di amministrare solo il presente. Quando smette di raccontarsi soltanto attraverso ciò che non funziona.
Perché le risorse, da sole, non cambiano una terra. Lo dimostra il petrolio.
Perfino la verità, da sola, non basta se poi non produce una cultura diversa della responsabilità. Il “Disclosure Day”, il “Giorno del Disvelamento” (per citare il recente film di Spielberg sui marziani) forse arriverà anche per noi. E per le cose serie. E non solo per il caso Claps. Ma, intanto, sono le comunità che devono fare la differenza. Quelle che scelgono di non voltarsi dall’altra parte. Quelle che preferiscono costruire piuttosto che lamentarsi. Quelle che sanno conservare la memoria senza restarne prigioniere. Quelle che investono nei giovani prima ancora che nelle infrastrutture, perché sanno che il capitale più prezioso non si estrae dal sottosuolo.
Forse è questa la vera sfida della Basilicata: passare dall’elenco delle occasioni perdute al progetto delle opportunità possibili.
E non sono certo concetti…alieni.
Walter De Stradis







