- Redazione
- Categoria: Editoriale
- Sabato, 18 Luglio 2026 07:38

Cari Contro-Lettori,
il fumettistico "Mumble Mumble" borbottato dalla Meloni al vertice Nato, è ormai di prepotenza entrato nel vocabolario delle più basse onomatopee linguistiche della politica italiana; così come le sue smorfie stralunate esibite contestualmente (si trattava di rispondere alla domanda di un giornalista a proposito di riarmo) sono già incollate col bostick nella sezione "cornicette d'oro" dell'italiota album di "figurine" che di tanto in tanto ci concediamo in autorevoli contesti internazionali. Noi Lucani, tuttavia, dovremmo avere poco di cui stupirci, visto e considerato che da diversi anni, ormai, riceviamo in risposta alle domande di questa terra dei non pronunciati, ma senza fallo sottintesi, "Mumble, Mumble". Questione petrolio, ambiente e sviluppo? "Mumble, Mumble". L'acqua scarseggia nonostante le abbondanti piogge invernali? "Mumble, Mumble". Spopolamento? "Mumble, Mumble". Basilicata agli ultimi posti per PIL? "Mumble, Mumble". Sanità in affanno? "Mumble, Mumble". Sito unico di scorie radioattive? "Mumble, Mumble". E fermiamoci qui, sennò Topolino, Pippo e Paperino ci fanno causa per plagio. Ma quello descritto, da decenni, è un metodo di governo. Perché un errore dichiarato può essere corretto; un "Mumble, Mumble" permanente, invece, diventa una palude nella quale finiscono per affondare il dibattito pubblico, la fiducia dei cittadini e, alla lunga, perfino le speranze di chi questa terra continua ostinatamente ad abitarla. Forse è proprio questa la più grande differenza tra una caricatura e la realtà. La prima strappa una risata e passa. La seconda presenta il conto. E c'è un momento in cui perfino il borbottio smette di essere innocuo: quando diventa la colonna sonora di una legislatura.
Alla prossima figurina.
Walter De Stradis







