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Cari Contro-Lettori,
la proposta lanciata dall’editore di
questo giornale (a pagina 4) sulla
realizzazione di una “zipline” nel
Vallone di Santa Lucia, a Potenza,
incarna in realtà qualcosa di molto più
profondo di una attrazione turistica.
È il desiderio, quasi febbrile, di una
città che vorrebbe finalmente vedersi
prendere il volo. Un volo economico,
sociale e perfino politico.
Se è vero che Leonardo da Vinci
era convinto che l’uomo, con un paio d’ali ben
progettate, avrebbe potuto librarsi in cielo, è
altrettanto vero che non occorre essere un genio
rinascimentale per comprendere che la politica
dovrebbe ascoltare le idee e le proposte che
arrivano dai cittadini. Soprattutto quando queste
rappresentano una reazione all’apatia che troppo
spesso si taglia col coltello nelle stanze dei
bottoni.
Potenza può davvero volare. Ma per farlo deve
liberarsi, una volta per tutte, del teatrino tanto
inutile quanto perverso delle inaugurazioni.
Quello delle fasce tricolori indossate per aprire
negozi e associazioni, dei nastri tagliati davanti
ai fotografi e delle presenze istituzionali che
svaniscono puntualmente quando si tratta di
affrontare i problemi reali del centro storico
e delle tante aree della città che continuano a
languire.
Forse una parte del problema risiede nel fatto
che alcuni dei nostri amministratori non sono
nemmeno passati dal vaglio elettorale e hanno
assunto ruoli di responsabilità attraverso
meccanismi che poco hanno a che fare con il
consenso popolare. Ma anche chi viene eletto sa
perfettamente che esistono percorsi alternativi
–e del tutto legittimi- per restare saldamente
ancorato a una qualche poltrona disponibile
su uno dei tanti satelliti che orbitano nella
galassia amministrativa lucana. I meccanismi
ci sono, eccome, anche al di là del consenso dei
cittadini, che da tempo sembra non essere più
né una condizione necessaria né una condizione
sufficiente.
Eppure Potenza può volare.
Può farlo anche se la situazione attuale restituisce
l’immagine opposta: una città ferma, immobile,
intrappolata in una stagnazione aggravata da
crisi e contrapposizioni che, per responsabilità
dirette o indirette (o addirittura subite)
dell’amministrazione comunale, hanno finito per
creare stalattiti di ghiaccio nei rapporti sia con la
Regione sia addirittura con la Curia locale. Come
lo guardi lo guardi, un “successo” non da poco.
Spopolamento, desertificazione, emigrazione:
sono ferite aperte che non possono più essere
curate con palliativi o slogan. Richiedono
interventi risolutivi, visione e coraggio.
È arrivato il momento di tornare a sognare. Ma
che siano sogni lucidi. Sogni concreti. Si tratta
di immaginare una città che ritrova la voglia di
guardare avanti. E che, finalmente, decide di
prendere quota.
Walter De Stradis