- Redazione
- Martedì, 30 Giugno 2026 11:44

di Walter De Stradis
Ottobre 2018 - Kabir Bedi, il volto di Sandokan per intere generazioni di spettatori, è in Basilicata alla ricerca di location per una produzione di Bollywood. Tra i luoghi visitati c’è anche il Parco della Grancia, scenario ogni anno dello spettacolo storico “La Storia Bandita”. È qui che qualcuno gli racconta una storia curiosa. L’attore indiano si diverte, si appassiona all’idea e accetta persino di indossare la giacca di scena di Carmine Crocco, il più celebre brigante lucano, imbracciando una vecchia “scuppetta” e puntandola all’obiettivo dei fotografi. Ma quale storia aveva ascoltato?
In realtà si trattava del racconto di un racconto: il ricordo di alcuni presenti che richiamavano le lezioni di un professore melfitano, oggi difficile da identificare, portatore di una teoria tanto audace quanto affascinante. Secondo questa interpretazione, infatti, la Tigre di Mompracem, il personaggio più celebre creato da Emilio Salgari nel 1883, sarebbe in realtà una trasfigurazione letteraria di Carmine Crocco. Proprio lui.
La teoria (non si sa se basata su un qualche documento o su una elaborata “deduzione” personale) sostiene che Salgari, lettore attento delle vicende del brigantaggio postunitario e da sempre incline a schierarsi con i popoli oppressi contro i dominatori, abbia trasferito nel Sud-est asiatico conflitti e personaggi che affondavano le proprie radici nel Mezzogiorno d’Italia.
I sostenitori di questa suggestiva ipotesi, da prendere con le pinze, si spingono però oltre. Il nome Sandokan sarebbe il risultato di una combinazione tra SANtomauro, cognome della madre di Crocco, DOnatelli, soprannome del brigante, e la lettera K, a significare l’iniziale del cognome. Il fedele Yanez, portoghese, troverebbe il proprio corrispettivo in Borges (il generale carlista spagnolo che nel 1861 raggiunse la Basilicata per coordinarsi con Carmine Crocco nella lotta contro il Regno d’Italia), mentre la sfortunata Marianna, “La Perla di Labuan”, richiamerebbe la figura della brigantessa Maria Giovanna Tito, compagna del Generale dei Briganti. E il conflitto tra gli inglesi e la Tigre della Malesia non sarebbe altro che una rilettura romanzata dello scontro tra i briganti meridionali e il nuovo Stato sabaudo.
Naturalmente, quando si cerca di sostenere una tesi, soprattutto in campo letterario, le coincidenze possono moltiplicarsi facilmente. Tuttavia l’ipotesi Sandokan-Crocco possiede un fascino indiscutibile. E soprattutto presenta un elemento raro: la sua originalità. Così originale, che persino Felice Pozzo, considerato il massimo esperto e studioso italiano dell’opera salgariana, non ne ha mai sentito parlare.
Contattato telefonicamente per una scrupolosa verifica, lo studioso vercellese propone invece una diversa chiave di lettura, che sarebbe peraltro ampiamente condivisa dagli specialisti. Il modello storico di Sandokan sarebbe Giuseppe Garibaldi, osservato però non nel ruolo dell’Eroe dei Due Mondi celebrato dal Risorgimento, bensì nel periodo delle sue avventure sudamericane, quando combatté, a mo' di "corsaro" (ovvero come comandante navale irregolare), al fianco di alcune forze indipendentiste.
In questa prospettiva, i “Tigrotti” della Malesia non sarebbero i “Lupi” lucani, bensì gli uomini che seguirono il biondo eroe di Caprera nelle sue campagne oltreoceano. E Yanez, il “fratellino” d’elezione di Sandokan, troverebbe il proprio equivalente nel fidato Nino Bixio, sia pure con qualche inevitabile approssimazione.
Nel corso della conversazione, Pozzo elenca una lunga serie di parallelismi storici e narrativi che sembrano rafforzare questa interpretazione. A suo giudizio si tratta dell’ipotesi più accreditata tra gli studiosi di Salgari. Senza escludere, naturalmente, altre influenze letterarie. Tra queste, concorda con lo scrivente, figura anche il Capitano Nemo di Jules Verne: un principe indiano privato del proprio regno dal colonialismo europeo e trasformatosi in ribelle dei mari, figura che presenta più di una somiglianza con la Tigre di Mompracem.
Eppure la suggestione che dietro Sandokan possa celarsi, almeno in parte, il volto di Carmine Crocco continua a esercitare il proprio richiamo. Perché la storia della letteratura comunque insegna prudenza davanti alle intuizioni apparentemente improbabili. Del resto, fino agli anni Settanta del Novecento quasi nessuno collegava il Dracula di Bram Stoker a un personaggio storico realmente esistito. Soltanto dopo la pubblicazione di “In Search of Dracula”, nel 1972, gli studiosi Radu Florescu e Raymond T. McNally resero popolare l’associazione tra il celebre vampiro e il voivoda valacco Vlad III Tepeș.
Oggi quel legame è entrato nell’immaginario collettivo. Chissà che un giorno qualcuno non decida di indagare con la stessa ostinazione anche la pista che magari potrebbe condurre dal Borneo alle montagne della Basilicata. Hai visto mai.







