- Redazione
- Sabato, 24 Ottobre 2026 07:36
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di Walter De Stradis
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l sindaco di Sant’Angelo Le Fratte (Pz), Vincenzo Ostuni, non le manda a dire: tra fondi che non arrivano, cantine da salvare e una Regione che dovrebbe scoprire il territorio, il rischio è che a perdere acqua e sapone non sia soltanto l’asino.
d - Sindaco, oggi è arrivato qui da un comune vicino e per poco non è rimasto coinvolto anche lei nei blocchi stradali provocati dalle proteste degli autotrasportatori. Come giudica la situazione?
r - Temiamo il peggio, perché siamo già in una situazione di crisi. Se non cambierà qualcosa nell'immediato, ci aspetta un periodo di forte disagio. Senza provvedimenti chiari e concreti da parte del Governo, rischiamo davvero di attraversare una fase molto grigia.
d - Le critiche, però, riguardano anche la politica regionale: si parla spesso di annunci a cui non seguirebbero fatti concreti, soprattutto in agricoltura e nei trasporti.
r - Per quanto riguarda la Regione Basilicata, abbiamo visto anche in questi giorni alcuni provvedimenti a favore degli agricoltori. Ma spesso si tratta dei soliti aggiustamenti, di tamponi economici che consentono di mettere qualche soldo e risolvere temporaneamente una questione. Anche in quel settore si lamenta l’assenza di interventi strutturali, capaci di affrontare i problemi ordinari. In una fase straordinaria, invece, la Regione continua a mettere pezze.
Il problema riguarda la vita di tutti i lucani. Noi sindaci e gli addetti ai lavori contestiamo soprattutto i ritardi: i provvedimenti vengono annunciati, ma poi arrivano molto tardi oppure non si concretizzano affatto. E quando finalmente arrivano, spesso sono già insufficienti a risolvere i problemi. Lo stesso accade con i trasferimenti ai Comuni e con i progetti finanziati: le istruttorie si trascinano per mesi, a volte per anni, e non riusciamo a capire dove si inceppi la macchina amministrativa.
d - Può fare un esempio concreto?
r - Prendiamo la viabilità rurale. Parliamo di finanziamenti da 200 mila euro per sistemare qualche strada. Tolte le spese tecniche e l'Iva, restano risorse con cui si riesce a malapena a tappare qualche buca. Eppure, anche per ottenere quei soldi, bisogna partecipare a bandi, seguire tutte le procedure e aspettare mesi.
Il problema è che il bando di cui parlo risale a due anni fa e ancora non abbiamo una graduatoria definitiva, una valutazione di merito che stabilisca chi verrà finanziato e chi no. Probabilmente saremo finanziati tutti, ma nel frattempo le istruttorie proseguono e rischiamo di arrivare a fine anno. Le buche, intanto, si allargano. E quello che poteva essere risolto con un intervento ordinario finisce per richiedere lavori strutturali, rendendo quasi inutile il finanziamento inizialmente previsto.
d - È soprattutto un problema burocratico?
r - È anche un problema di organizzazione. Ricordo che negli anni passati, nell'arco di una legislatura, venivano pubblicati almeno due o tre bandi per la viabilità rurale. Un sindaco poteva programmare gli interventi e lavorare con una certa continuità. Invece, considerando questa legislatura e il quinquennio precedente, siamo arrivati a circa sette anni con un solo bando di questo tipo. È difficile amministrare così.
d - Se un domani i sindaci lucani organizzassero una protesta, magari con un blocco stradale, per che cosa scenderebbero in piazza?
r - Per tutti questi ritardi, che non riguardano soltanto la viabilità rurale, ma anche altri bandi attualmente in corso. Le procedure sono lunghe e non consentono una programmazione efficace. Noi cerchiamo di lavorare su un orizzonte triennale, ma se non riusciamo a realizzare neppure ciò che ci siamo prefissati in quel periodo, diventa tutto complicato.
d - La politica può fare poco contro gli uffici oppure ha comunque delle responsabilità?
r - La politica ha le sue responsabilità. Nelle ultime due legislature ho visto un'organizzazione e una riorganizzazione degli uffici piuttosto improvvisate, con sovrapposizioni e sostituzioni continue. Così si interrompe la continuità amministrativa e non credo che questo favorisca l'efficienza.
d - Si cambia continuamente, forse perché c'è sempre qualcuno da accontentare?
r - Mah. Abbiamo visto e continuiamo a vedere in Regione l'arrivo di tanti funzionari che non sono lucani e che, spesso, non conoscono nemmeno la Basilicata. Anche questo, a mio avviso, non depone a favore dell'efficienza. Conoscere il territorio è fondamentale per amministrarlo.
d - Sant'Angelo Le Fratte è anche capofila di un progetto turistico che coinvolge altri Comuni. Di che cosa si tratta?
r - Siamo capofila di una rete composta da 17 Comuni, nata per lavorare insieme sulla promozione turistica. Oggi tutti cerchiamo di attrarre visitatori, valorizzare le nostre risorse e creare nuovi motivi di interesse. Abbiamo capito che, unendo le forze, possiamo presentarci con una voce sola davanti agli enti sovracomunali, dall’APT alla Film Commission, fino alla Regione.
d - La rete sta dando risultati?
r - Direi di sì. Senza sovrapporci al lavoro di nessuno, cerchiamo di incidere sulle iniziative e sui progetti. Siamo riusciti a contribuire al percorso sul cosiddetto "turismo lento", legato alla valorizzazione dei sentieri, e ora bisogna trasformare le opportunità in interventi concreti nei nostri territori.
Anche con la Film Commission stiamo cercando di valorizzare strutture, infrastrutture e location dei nostri Comuni, mettendole a disposizione delle produzioni cinematografiche. L'obiettivo è far conoscere meglio ciò che abbiamo e trasformarlo in un'opportunità.
d - A Sant’Angelo Le Fratte, naturalmente, ci sono anche i murales e le cantine.
r - Sono due dei nostri principali attrattori, progetti nati quasi contemporaneamente circa trent’anni fa. Con i murales abbiamo cercato di raccontare la nostra vita e le nostre origini. Abbiamo capito che l’iniziativa funzionava e abbiamo continuato a investire, ottenendo grandi soddisfazioni. Con le cantine, invece, ci siamo un po’ arenati. Nel 2015 fu approvata dalla Regione una legge per istituire il Parco delle Cantine, che coinvolgeva otto Comuni lucani. Una legge approvata, dunque, ma mai finanziata concretamente.
Da quattro o cinque anni stiamo cercando di rilanciare il progetto. Se n'è tornato a parlare anche in Consiglio regionale e tutti si sono detti favorevoli a reperire risorse attraverso strumenti come i POC e il PSR. Ma, ogni volta, il problema sembra essere quello dei soldi.
Eppure parliamo di otto Comuni e di una realtà che abbiamo sviluppato negli anni senza finanziamenti, utilizzando le nostre risorse. Le iniziative estive arrivano a richiamare decine di migliaia di persone: parliamo di 20, 30, persino 40 mila visitatori in pochi giorni. Ci vorrebbe uno scatto in più.
Trent'anni fa mettevamo a disposizione del pubblico 70-80 cantine; oggi ne apriamo soltanto 10 o 15. Nel frattempo il patrimonio si è deteriorato. Se non interveniamo, rischiamo di perderlo, a Sant'Angelo come negli altri Comuni coinvolti.
d - La vera sfida, però, è il resto dell’anno. In estate quasi tutti i paesi riescono a organizzare eventi e riempire le piazze. E negli altri nove o dieci mesi? Come definirebbe oggi Sant’Angelo Le Fratte: un paese in spopolamento o un territorio con prospettive concrete?
r - Abbiamo una situazione particolare. Non mi piacciono molto le definizioni di "area interna", perché noi siamo un po' più “esterni” rispetto ad altre realtà della Basilicata. Siamo a un quarto d'ora o venti minuti da Potenza, ma a dieci minuti da Polla e dall'autostrada Salerno-Reggio Calabria. Siamo aperti su due fronti e sentiamo soprattutto l'influenza della Campania.
Non abbiamo la percezione di uno spopolamento così evidente, anche se è chiaro che il fenomeno riguarda tutta la Basilicata e interessa anche noi. Se guardiamo i numeri, riusciamo a mantenere una certa tenuta, mentre altrove il calo è più marcato. Questo, però, non significa che possiamo abbassare la guardia.
d - E se domani qualcuno proponesse di spostare Sant’Angelo Le Fratte in Campania?
r - Direi di no, per ragioni geografiche, ma soprattutto affettive. Anzi, direi ai campani e agli abitanti del Vallo di Diano, che confina con noi, di venire in Basilicata. Cercherei di convincerli a fare il percorso inverso!
d - Se potesse prendere il presidente della Regione, Vito Bardi, sottobraccio, che cosa gli direbbe?
r - È una persona rispettabilissima, ma in politica ci vuole ben altro: bisogna conoscere il territorio.
Al di là delle polemiche, abbiamo avvertito l'assenza del presidente, perché eravamo abituati a una presenza diversa. Lo stesso vale per gli assessori e, più in generale, per l'intero apparato regionale. Tolti alcuni eventi specifici, non siamo riusciti a portare molti di loro nei nostri territori. Sono convinto che né Bardi, che pure è stato invitato tante volte a Sant'Angelo e nei Comuni vicini, né diversi assessori conoscano davvero le nostre realtà.
Lo dico senza polemica, perché ritengo che conoscere il territorio sia fondamentale. La Basilicata è una regione vasta, ma bisogna anche avere la volontà di girarla. Per curiosità personale ho cercato di visitare quasi tutti i 131 Comuni lucani: me ne mancano ancora una ventina o una trentina, ma conto di riuscirci.
d - Concludiamo con un proverbio del suo paese.
r - "A lavà la capo a lu ciucc' si perde acqua e sapone". Significa che, purtroppo, certe cose noi continuiamo a dirle, ma poi restano inascoltate.








