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Cari Contro-Lettori,

era il 17 marzo del 2010 quando furono ritrovati i resti della giovane potentina Elisa Claps, nell'ormai tristemente noto sottotetto della chiesa Santissima Trinità di Potenza. E proprio lo scorso 17 marzo si è tornato nuovamente a parlare del caso Claps a Spinoso (Pz), presso la sede di Palazzo Ranone, in compagnia di Fabio Amendolara e Fabrizio Di Vito, autori del libro-inchiesta “Indagine nell'abisso della Chiesa della Trinità”, in un accorsato incontro che ha visto la partecipazione del sindaco, Pasquale De Luise e che è stato moderato dalla giornalista Rosa Santarsiero.

La nostra testata è tornata ancora una volta ad occuparsi dell'intenso lavoro dei due cronisti, questa volta attraverso una intervista a Fabrizio Di Vito, ascoltato poco prima dell'avvio dell'incontro di domenica scorsa.

D - Vogliamo spendere qualche parola sul ruolo che le comunità possono avere in indagini come questa, particolarmente complesse, e che nel caso di Elisa Claps ne sono state coinvolte per tantissimi anni

R - Direi che quello delle comunità è certamente un ruolo fondamentale. Noi discutiamo molto del ruolo che ha avuto la città di Potenza in questi anni, che definirei certamente ambiguo o ambivalente, poiché non sempre c'è stata la giusta considerazione nei confronti di Elisa e della sua famiglia. Girando per il territorio stiamo riscoprendo l'importanza del ruolo delle comunità per esercitare anche un controllo civico utile ad impedire il verificarsi di altre tragedie simili ed è ancora più opportuno ricordarla oggi, a distanza di quattordici anni dal ritrovamento dei suoi resti.

D - In occasione del trentennale, della fiction Rai e del podcast di Pablo Trincia c'è stato un grande risveglio di coscienza con manifestazioni in strada. Ci fu anche all'epoca, man non certo con questa intensità...

R - Se ci fosse stata tutta questa partecipazione le cose sarebbero andate certo diversamente. Sarebbero bastate le testimonianze venute fuori soltanto nel 2007 (relative all'abitudine di Danilo Restivo di tagliare le ciocche alle ragazze sugli autobus, o le sue telefonate minatorie alle vicine di casa, o ancora l'episodio del ferimento di un minorenne con un coltellino), per fare assumere a questa triste storia un epilogo diverso, al netto di tutti gli errori giudiziari che hanno portato le indagini al di fuori del perimetro della chiesa.

Il sindaco di Spinoso, De Luise ha manifestato più volte, durante la presentazione, l’intenzione di intitolare alla giovane potentina un parco giochi per bambini, affermando però di incontrare non meglio definite “resistenze”. “Se scegliessi Mameli”-ha dichiarato al termine della serata- “Andrebbe di sicuro tutto liscio”.

Walter De Stradis