editoriale_27_01_24.jpg

 

 

 

Cari Contro-Lettori,
a una manciata di mesi dalle elezioni
comunali di giugno prossimo, ci si augura,
sommessamente, ma sinceramente, che i
nostri amministratori uscenti, specie coloro,
tra essi, che intendono “riprovarci” (in stile,
“Provaci ancora, Sam”), comincino a leggere
gli articoli e le segnalazioni di questo e
degli altri giornali in una maniera diversa.
Si chiede un piccolo sforzo, insomma, volto
a prendere nota dei problemi segnalati dal
cittadino, e dagli attori della vita sociale,
a considerarli almeno come un possibile
spunto di riflessione per le cose fette o da
fare, e non solo come pretesto per alzare il
telefono e dolersi degli articoli letti, a mo’ di
“lesa maestà”.
Sarà una speranza vana, ma se –per esempiodovessimo
tracciare un profilo minuto del
Capoluogo di regione, unendo il filo di
alcuni articoli, lettere e interviste apparsi sul
numero di “Controsenso” che stringete tra
le mani, i connotati risultanti sarebbero un
tantinello preoccupanti.
A sentire i residenti di Via Parigi che ci hanno
inoltrato una, ennesima missiva, alcune zone
di Potenza sarebbero alla mercé di perditempo
(beati loro) nottambuli (e ultimamente anche
violenti), dediti con solerzia e insistita
frequenza al sollevamento del gomito e al
trambusto molesto annesso e connesso.
In assenza di misure efficaci, operate di
chi (sarebbe) di dovere, questi cittadini si
al sicuro.
Il parroco di Rione Lucania, dal canto suo,
denuncia una situazione un po’ più complessa,
e assai legata ai cambiamenti/turbamenti
dei tempi che corrono, e alle relative degenerazioni,
ma sempre e comunque
condizionata dall’ “aria” che si respira in
Città. I suoi parrocchiani, ma anche tutti gli
altri, sembra dire don Giovanni, si chiudono
nelle loro case, in preda ai loro problemi,
sono sfiduciati finanche dei rapporti umani
(o inumani), e sono poco partecipativi ai fatti
pubblici. In poche parole, sembra di capire,
questi cittadini sono davvero stanchi.
E poi, Francesco Romagnano, presidente di
“Io Potentino”, ONLUS che da qualche anno
ha attivato un poderoso progetto di contrasto
alla povertà locale (tramite la raccolta e la
somministrazione dell’aiuto più diretto che
possa esistere, ovvero il cibo), ci conferma
– se mai ve ne fosse bisogno- la presenza in
Città di una povertà, concreta, reale, forse
ancora non genuinamente capita nella sua
mutevolezza, specie se per ogni malanno
si adotta sempre e comunque il rimedio del
brodo di pollo.
Mescolate bene il tutto e aggiungete,
naturalmente, un'abbondante spruzzata di
spopolamento giovanile (e non solo), sempre
per rimanere in tema di "sfiduciati"
E per questa settimana basta così.
Walter De Stradis