- Redazione
- Sabato, 31 Gennaio 2026 06:47

Cari Contro-Lettori,
c’è quel film americano, “Ted”, in cui un tizio spiantato vive da trent’anni col suo orsacchiotto di peluche, che quando lui era bambino a un certo punto si era messo a ragionare e a parlare come un uomo, senza smettere più.
La premessa del lungometraggio, spiegata all’inizio, è che il mondo –dopo il clamore iniziale- alla fine si abitua a tutto, persino al fatto che da qualche parte esista un pupazzo che parla, beve, fa sesso, si droga, guarda la tv e dice parolacce, come un qualsiasi sbandato trentacinquenne.
Certi politici pensano che noi lucani viviamo nel mondo di Ted.
Fanno molto affidamento, cioè, sulla capacità tutta lucana di “abituarsi” alle cose assurde. Ma a volte esagerano, in questa loro speranza.
E se David Copperfield (l’illusionista, non il personaggio di Dickens) avesse frequentato il Consiglio Regionale di via Verrastro, probabilmente avrebbe imparato come far sparire il numero legale con la stessa velocità con cui ha fatto puff! con la Statua della Libertà..
La maggioranza non ha i numeri, ma ha una tecnica raffinata: l’assenza strategica. Il rinvio “a data da destinarsi” è ormai una forma di governo. Nel frattempo, mentre fuori crescono firme e indignazione, nella stanza dei bottoni si prende tempo. Che in politica è come prendere ossigeno: serve a sopravvivere, non a camminare.
A Potenza, invece, si sperimenta. Sensi unici, parcheggi creativi, ponti trasformati in autorimesse. Il traffico non scompare, si sposta. Come i problemi. La città viene trattata come un disegno su carta millimetrata: pulito, ordinato, irreale. Il Centro e i suoi negozianti, intanto, continuano a farsi il segno della croce, confidando di non sparire, anche loro.
E poi c’è Tommaso Pedio, che –raccontato dal prof. D’Andria nella sua rubrica- attraversa queste pagine come un corpo estraneo. Era uno che faceva politica andando in archivio. Troppo serio, troppo libero, troppo poco allineato. Per questo oggi è celebrato, citato, ma accuratamente neutralizzato. Qui i padri si rispettano meglio quando non disturbano. E pure i figli. Noi tutti, insomma.
Qui la presa per il culo la chiamano resilienza.
In questa Basilicata non c’è nulla che "resista", se non la pazienza dei cittadini, esangui, e l’ostinazione di una classe dirigente che continua a confondere il bene comune con il proprio fondo pensione.
Walter De Stradis







