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Cari Contro-Lettori,

la politica è morta a Potenza.

Ne danno il triste annuncio i cittadini/elettori, col capo chino, il lutto al braccio e le mani giunte, in processione:

al supermercato per fare la spesa, con i rincari che mordono e le tasche che languono; in fila alla Caritas, per gli indispensabili e un tempo mai neanche ipotizzati aiuti;

in coda nei pressi di uno sportello, per pagare le multe dell’Autovelox di varco d’Izzo o le quote delle mense scolastiche più alte (non in senso altimetrico) d’Italia;

in attesa, dietro la porta di un qualche Amministratore cittadino, aspettando di essere ricevuti per segnalare qualche problema rionale (e soprattutto di essere “ascoltati”, ma all’uopo si consiglia di munirsi di dispositivo Amplifon, da donare all’illustre interlocutore);

in un ingorgo stradale, chessò, dalle parti di Corso Garibadi o di Santa Maria, pregando, e bestemmiando, che i “benedetti” lavori pubblici (pur necessari, ma organizzati alla “canina”) si tolgano presto d’impaccio.

Le esequie si tengono tutti i giorni, per i vicoli del Centro, ove –anche con l’irrigidirsi delle temperature- certi giovinastri continuano morbidamente a fare il bello e cattivo tempo; per le vie dei rioni periferici, con l’illuminazione che marca visita; per le strade di “campagna”, tempestate di fossi, e spesso “condite” di spazzatura.

Le orazioni funebri si tengono poi in consiglio comunale, sempre che non salti il numero legale, ove la figura del Presidente si dà per irrimediabilmente deceduta (dichiarazione di morte presunta) e alcune questioni cruciali rimangono nel limbo dell’incertezza, altre nell’inferno delle eterne incompiute o nel buco nero dei soldi perduti (vedi Sport).

La politica a Potenza è morta e continuerà a morire ogniqualvolta un genitore, al bar, o all’edicola o dal tabaccaio, si lamenterà di non avere “Santi in Paradiso” che possano miracolare il figlio, laureato in ingegneria, che ora deve partire per Lecco, onde accettare un posto da usciere (testimonianza raccolta dallo scrivente). E meno male.

Una prece.

Walter De Stradis