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di Walter De Stradis

 

Di corporatura robusta, sopracciglia e capelli folti e corvini, unico eletto della Lista Civica per la Città, il trentacinquenne Antonio Vigilante è il nuovo vicesindaco della città di Potenza. Sorride spesso e non disdegna la citazione dotta.

Le sue deleghe sono altrettanto robuste: Urbanistica – Lavori Pubblici – Condono e Ricostruzione.  

 

Come giustifica la sua esistenza?

 

Ricordo che una volta andai su un cantiere insieme a mio padre, poiché per motivi di salute necessitava di un aiuto concreto. Mio padre, che era un geometra, era solito farmi tenere la palina, o qualsiasi altro strumento del mestiere. In presenza di uno dei nostri clienti, presentò con orgoglio il suo figlio laureato, ma quello, vedendomi subordinato durante lo svolgimento della consueta attività lavorativa, esclamò: «È davvero un peccato che sei ingegnere. Se avessi studiato un altro po’, saresti diventato geometra come papà!».

Questa piccola nota di colore legata al mio vissuto personale serve a far comprendere a coloro che non mi conoscono che, all’occorrenza, non mi tiro indietro di fronte a qualsiasi necessità o impegno. È ciò che faccio sempre nell’azienda di famiglia ove, ad esempio, se serve continuo a svolgere anche la professione di geometra, o qualsiasi altro ruolo che sia in grado di rappresentare al meglio la dignità del lavoro.

 

La politica quando l’ha “toccata”?

 

E’ frutto di un percorso che dura da più di vent’anni. Già dall’età di quindici anni, infatti, facevo politica nei movimenti giovanili del centro destra, o all’interno dell’associazione culturale “Il Sentiero” di Potenza. Proprio con quella piccola associazione realizzavamo giornali murali…

 

…Li ricordo, quelli con l’immagine di Crocco.

 

..Sì, ma anche campagne di sensibilizzazione volte a evidenziare il ricco patrimonio di strutture fatiscenti detenuto dalla nostra città, chiedendo alla pubblica amministrazione di porvi un rimedio.

 

 

Oggi l’assessore al ramo è lei: occhio ai giornali murali, e non solo.

 

(sorride) Oggi che sono assessore sto cercando di attenzionare tutte queste problematiche, grazie al coinvolgimento diretto di Enti sovradimensionati rispetto al comune di Potenza, come la Provincia. Bisogna, prima di ogni altra cosa, cercare di risolvere la problematica relativa alla proprietà di questi edifici, così da poter apportare degli interventi diretti. Nel caso della Provincia, tuttavia, il discorso si fa ancora più complicato, vista la presenza di una condizione di dissesto pilotato e, ahimè, di totale stallo.

 

Da ragazzo realizzava giornali murali con sopra i briganti. Mi lasci passare una provocazione: oggi il governo della città appartiene alla Lega, a quelli che potremmo etichettare come “piemontesi”...

 

Oggi la questione del meridionalismo è stata dimenticata, tuttavia proprio negli ambienti della Lega certe tematiche sul Sud vengono stranamente portate avanti e se ne discute, specialmente del furto che subimmo con l’Unità e con l’industrializzazione dilagante del Nord a discapito del Mezzogiorno. Non credo, dunque, che la Lega sia capace di portare avanti una narrazione nordista. La nostra classe dirigente deve avere le capacità per poter controbattere a una classe politica che sicuramente punterà ai propri interessi, nel legittimo gioco dei ruoli. E questo è ciò che è mancato finora.

 

...Il tema del giorno, non a caso, è anche quello del Regionalismo differenziato…

 

Be’, io ritengo che questo incarni la sua efficacia in presenza di una classe dirigente all’altezza del ruolo, perché la Regione Basilicata è vero che ha tante risorse, ma è altrettanto vero che ci vuole qualcuno che sappia metterle a frutto.

 

Per la prima volta, grazie ad una convergenza politica, si viaggia a braccetto con il Governo regionale.

 

Certo, e noi vogliamo far tesoro di questo aspetto per poter avviare una proficua interlocuzione istituzionale. Speriamo che la Regione voglia investire anche in questa nuova classe politica che si è affacciata al Comune di Potenza, al fine di produrre giovamento a tutti i concittadini. La città di Potenza, inoltre, deve diventare capofila di un discorso ben più ampio che la veda come Area Centro, o rappresentante dei diversi comuni che le gravitano intorno. La nostra, infatti, è una città di sessantasettemila abitanti su carta, ma ne gestisce circa centocinquantamila durante l’arco della giornata, e questo è un elemento che ci deve far riflettere e su cui si deve tenere conto in occasione dei tavoli di concertazione.

 

Più soldi a Potenza, dunque…

 

… E il Comune, dal canto suo, dev’essere capace di portare avanti una progettualità strategica di concerto con tutti i comuni dell’hinterland.

 

Chi ha incontrato per primo, o avuto modo di sentire telefonicamente, dei rappresentanti istituzionali?

 

Gli incontri istituzionali, anche per una questione di ruoli, sono stati tutti ad appannaggio del sindaco, tuttavia, durante la festività della Bruna, alla quale ho partecipato di persona, ho avuto modo di conoscere il mio corrispettivo al Comune di Matera. Abbiamo voluto superare anche quest’ultimo steccato legato, più che altro, a una mera questione calcistica.

 

In questo momento può essere più utile Potenza a Matera o Matera a Potenza…?

 

L’una non prescinde dall’altra. Potenza ha una capacità amministrativa di rilievo e, non a caso, è sede dei principali uffici, cosa sulla quale Matera è un po’ più carente. La Città dei Sassi, invece, vive una grande opportunità che mette in risalto l’intera regione in un contesto nazionale e internazionale, dunque una buona collaborazione ci porta ad essere più incisivi sui tavoli che contano, come la richiesta di un miglioramento infrastrutturale, viario e di collegamento, che è poi il primo elemento da considerare. Se mancano le capacità di farsi valere da parte della nostra classe dirigente, allora saremo destinati sempre a soccombere. Ma proprio l’idea della Lega di candidare Guarente come primo cittadino di un comune del Sud, io l’ho sempre considerata un modo per esportare questo valido modello anche in altre realtà del Meridione.

 

...E se a metà percorso dovesse accorgersi che così non è e che la Lega, in realtà, cerca di perseguire interessi controproducenti per il Sud?

 

Se ciò dovesse accadere, fedeli al nostro credo politico di una vita (che ha comportato enormi sacrifici) prenderemmo le dovute distanze cercando, al contempo, di far valere il nostro peso.

 

Guarente incluso?

 

Io credo proprio di sì. Mario è fortemente legato alla sua identità e se l’emancipazione e la rinuncia a una crescita politica dovessero comportare tornare tra la sua gente, sono certo che non lo preoccuperebbe. Lo conosco ormai da anni e so che è una persona sufficientemente pazza da fare una cosa del genere. Veniamo dalla minoranza, dunque non ci spaventano i contesti stretti o le forme di auto-organizzazione politica dal basso.

 

Facendo un po’ di ironia sul suo cognome, secondo lei c’è da “vigilare” su Salvini?

 

In realtà noi vigiliamo su tutte le dinamiche politiche che interessano la Regione Basilicata e la città di Potenza. Spesso dietro ai movimenti politici ci sono dei veri e propri fermenti culturali che a me piace comprendere fino in fondo, comprese le correnti politiche definite da molti giornalisti come “rosso-brune”. Si tratta, infatti, di correnti di sinistra che aderiscono a una modalità meno progressista e non riferita alla cosiddetta “Scuola di Francoforte” responsabile, invece, di una visione della sinistra ispirata a valori radical chic.

 

Giocando ancora sui cognomi, Guarente quale piaga deve “guarire” della città?

 

Il dissesto ha condotto ad un Ente ridotto all’osso, specialmente per quanto riguarda la sua stessa struttura. È come se fosse una macchina che viaggia con consumi parsimoniosi e che, alla prima salita, avverte non poche difficoltà.

 

 

Ci sono due milioncini nelle casse, però…

 

Sì, ma la sfida di Mario, dunque, sarà anche quella di riorganizzare l’Ente mediante il ricorso a concorsi pubblici –che si dovranno necessariamente fare- e poi quella di lavorare in un contesto di relazione omologa con la Regione e lo Stato. Dobbiamo diventare un biglietto da visita per il Sud.

 

Se potesse prendere sotto braccio il governatore Bardi, cosa gli direbbe?

 

Chiederei un’attenzione strategica alla città di Potenza. Percepisco in Bardi un grande spessore culturale supportato, inoltre, da una sconfinata esperienza lavorativa (anche se poco “politica”), dunque gli sottoporrei l’idea di realizzare proprio a Potenza il fulcro di un grande ambito di sviluppo, tenendo conto che proprio da lì possono diramarsi dinamiche amministrative, dei servizi e di convogliamento di una serie di realtà economiche della provincia. Se potessi arrivare, invece, a tavoli internazionali direi ai grandi della Terra che l’hub logistico per la realizzazione della “Via della seta” deve essere necessariamente il Sud, anche perché la Basilicata vanta una posizione baricentrica.

 

Veniamo ad alcune tematiche “pratiche” sulla città. Questione Via Mazzini. I lavori alle condutture idriche suscitano preoccupazione da parte dei residenti per la mancanza di acqua e parcheggi.

 

Siamo consapevoli dei disservizi che andremo a generare, tuttavia si tratta di un’opera importantissima dal punto di vista infrastrutturale. Siamo in presenza di una condotta di adduzione che, in realtà, non fornisce acqua in via Mazzini, ma ad un’altra area della città. La condotta di adduzione necessitava di un intervento, a causa della corrosione delle tubature e di un quadro generale piuttosto fatiscente. Il senso unico di circolazione durerà fino a quando non ultimeremo i lavori, contiamo di finire in quarantacinque giorni. L’acqua, invece, mancherà solo per un fabbricato a valle, ma per un breve periodo.

 

 

Bucaletto. A ridosso del ballottaggio erano ricominciati gli ingessi abusivi. Qual è la situazione al momento?

 

Bucaletto necessita di un’attenzione programmatica. Le politiche abitative si possono concretizzare solo con la liberazione e trasformazione di alcune aree destinate alla costruzione dei nuovi edifici, altrimenti andremo sempre incontro a limiti fisici. Dobbiamo avviare un processo di sgombero per zone, al momento ne abbiamo già una disponibile, l’area 7. Le persone, temporaneamente, dovranno essere dirottate all’interno dei prefabbricati che appartenevano a famiglie che si sono trasferite già nelle case popolari. In questo modo si trasforma la zona, si scorre la graduatoria delle case popolari e si assegna. Finalmente, si può riportare in quel quartiere un po’ di giustizia sociale, ovviamente dopo ATTENTA valutazione dei requisiti.

 

 

Il vecchio discorso del Mercedes parcheggiato di fianco al prefabbricato.

 

Esatto. È necessario, infatti, elaborare un apposito censimento degno di tale nome (l’amministrazione precedente si limitò a una ricognizione tecnico-amministrativa dello status dei prefabbricati) in grado di mettere in evidenza tutti i nodi, tipo i macchinoni parcheggiati negli umili pressi. La collaborazione con la Guardia di Finanza, inoltre, apporterà un valore aggiunto a questo processo, al fine di verificare alcune “criticità” nella dichiarazione dei redditi. Questo censimento ci consentirà poi di assegnare, a cuor sereno, a persone che hanno veramente bisogno.

 

Il libro che la rappresenta?

 

“Pelle di vetro”. Il sottotitolo, se non ricordo male, era più o meno questo: “Nell’Italia delle archi-star, vincono i geometri”.

 

La canzone?

 

“Il mio canto libero” di Battisti.

 

Il film?

 

“The Boondock Saints”. La storia di due fratelli col “pallino” della Giustizia. Io e mio fratello ci rivediamo nei protagonisti.

 

Tra cent’anni, cosa vorrebbe fosse scritto sulla sua lapide?

 

“Sempre, a qualunque cimento”. Vale a dire che non mi risparmio, perché poi non mi piace rammaricarmi.