pranzoLETTIERI

«Mio figlio che fa l’avvocato, ma che di politica ne capisce più di me, nel 2005 si voleva candidare alla Regione. Io, che ero Sottosegretario, lo fermai, spiegandogli che non esiste che in una piccola terra come la nostra due persone della stessa famiglia facciano entrambi i politici». Capisci a me. Il professor Mario Lettieri, 76 anni, originario di Gallicchio (Pz), già consigliere regionale (comunista), nonché deputato (Pds-Margherita-L’Ulivo) e Sottosegretario all’Economia nel Governo Prodi, asserisce di non leggere più i giornali locali, a parte “Controsenso” (perché glielo “tirano appresso”). Ma appare ugualmente “bene informato”. Piuttosto e anzichenò.


Onorevole, perché non legge più i giornali locali?
Sono fuori dalla politica attiva da circa 9 anni, e non ho alcun partito da 12-13. Da quando si ammalò mia figlia, mi dedicai completamente a quella battaglia, ahimè una battaglia persa. (Silenzio) Certo, alla politica non sono indifferente (è stata la mia vita), ma io appartengo a un altro millennio ormai. (Sorride) Insomma, per non essere “trascinato” nelle vicende locali, a un certo punto mi son detto: meglio non sapere. E poi, sono sincero, è vero che mi piace Controsenso (e non è piaggeria), ma sulla stampa locale ho potuto registrare delle cose non corrette.


Ha mai querelato?
In effetti sì. Ma poi, solo perché me lo aveva chiesto mia figlia, dopo la sua morte ritirai la denuncia. I fatti: quando ero sottosegretario, mi chiamò l’onorevole Boccia (quello pugliese), a quell’epoca dirigente a Palazzo Chigi. Mi chiese di ricevere –anche per conto di Enrico Letta- il noto imprenditore barese Degennaro. Io che avevo la filosofi a di ricevere tutti, acconsentii, e quello mi espose un problema anche di una certa importanza, debbo dire. Tuttavia, gli dissi che non era di mia competenza, bensì del Ministero dei Lavori Pubblici. Stop. Finì lì. E invece sul giornale uscì qualcosa come «La “lobby dei Degennaro” in Basilicata». Riportarono tre nomi, fra cui il mio. Ma io non ho mai fatto il “lobbista”. Perciò querelai.


Quindi non c’era neanche un’indagine che la riguardava…?
MAI! Io ho 76 anni e nella mia vita le posso dire “MAI”.


Diceva che dalla politica ormai è completamente fuori…
…sì, ma la seguo. Anzi, le anticipo che oggi alle 17 e 30 (di mercoledì scorso –ndr) Conte sale al Quirinale. Mi ha chiamato mia moglie poco fa…


Ma lei a New York c’è mai stato?
No, perché?

Controllavo, nel caso avesse studiato anche lei nella Grande Mela…
Ahhh (ride). Mah, guardi, non lo so… questi si lasciano prendere da… Il fatto è che viviamo in una società in cui conta più l’apparire dell’essere. Ribadisco: sarà che io sono del millennio scorso…


Ma cosa si può recuperare da quel “millennio”?
La passione, la serietà e il senso dell’onore. Anche nella Prima Repubblica c’erano state delle deviazioni, ma erano singoli individui. Fare il consigliere regionale e poi il deputato per conto dei Lucani (che non fi nirò mai di ringraziare), per me è stato un ONORE. Certo, i privilegi ci sono, ma se sei un politico serio non li calcoli neanche.


Lei quanti vitalizi prende?
Due: uno dalla Camera e uno dalla Regione.


Che in totale fanno?
Circa seimila euro al mese.


Ci sono state delle polemiche sull’eventualità di un taglio “retroattivo” dei vitalizi dei…
…guardi, chiudiamola così, la mia posizione è: “Facciano quello che vogliono. Punto”. Faranno una legge per toglierli? Io le leggi le rispetto. Sarà una legge incostituzionale? Se la vedranno con la Corte. Ma non ne voglio più sentir parlare: è un argomento antipatico e di queste cose si parla quando non c’è una POLITICA. Ed è una vergogna che giornalisti importanti si siano prestati a inzupparci il biscotto, a dispetto di tante altre questioni ben più gravi.


Lei quindi è d’accordo con Grillo quando dice che alcune delle cose che vanno male in questo Paese sono anche colpa della stampa?
Molto. Sono molto d’accordo con lui. Ma io non ho votato nè Cinque Stelle né Lega. E, francamente, non ho trovato una sola ragione per votare Pd.


Mi dica perché.
Innanzitutto, va detto che il Pd è nato male. Sin dal suo momento costituente (io ho fatto parte dell’assemblea), ha tradito il suo stesso spirito.


Come dire, si è tradito ancora prima di uscire dalla sala parto.
Esatto. Tant’è che noi Ulivisti facemmo anche ricorso. All’assemblea costituente eravamo meno di 600 su un totale di 2800, ma quelli approvarono ugualmente lo Statuto e tutto il resto e io e Parisi fummo gli unici a prendere la porta e a denunciare che era tutto illegittimo. Fummo letteralmente i-g-n-o-r-at-i-. Da t-u-t-t-i. Compresi quelli che oggi se ne sono usciti e al Pd fanno le pulci.


…Leu…
(Strizza l’occhio) Non hanno titolo. Sono come gli altri.


Mi scusi, eh, ma allora lei per chi ha votato?
Al Senato, per Folino.


Ma ha detto or ora che è come gli altri.
In riferimento alla faccenda dell’assemblea costituente, sì: Speranza, Bubbico, Folino…


E alla Camera?
Diciamo che ho votato a sinistra. Molto.


Oggi che lei è un semplice cittadino, genitore e presumo nonno…

… da due mesi.


Auguri. Da nonno –non da ex politico- se potesse prendere sotto braccio Marcello Pittella, cosa gli direbbe?
Che la “personalizzazione” della politica a me non piace. Vengo dal partito Comunista e sono abituato al “collettivo”. E poi gli chiederei: «Perché hai nominato una giunta con quattro “esterni”? Non ritieni di aver offeso il Popolo Lucano, che è stato preso a ceffoni?».


E i Lucani -dal 4 marzo in poi- questi ceffoni li stanno restituendo?
Non saprei, e non so come si comporteranno in futuro. Certo è che qui ci vuole una svolta radicale. E sottolineo “radicale”. C’è bisogno di più democrazia e di maggiore programmazione. Il prossimo candidato presidente dovrebbe provenire dalle professioni o dal mondo associativo professionale e produttivo. E deve essere uno di Matera: perché sennò quella opportunità finirà che se la “fregheranno” i pugliesi! Una Regione, poi, non deve “gestire”, bensì fare pianificazione, coordinamento e –appunto programmazione. E in casi eccezionali, l’alta amministrazione. Tutto il resto deve essere gestito dagli enti locali, singoli o associati.


Io avevo parlato di un’ipotetica chiacchierata sottobraccio con Pittella, ma da cittadino e da nonno.
Io non ho da dare consigli a nessuno, neanche a Pittella. La Basilicata deve riconsiderare il suo destino, perché c’è il rischio di scomparire dal punto di vista istituzionale. E poi, i temi: in materia ambientale, le istanze dei Lucani sono state bellamente ignorate. Hanno deciso ALTRI, al di fuori. Dev’essere il Pubblico a decidere nell’ambito del proprio assetto territoriale, e il Privato poi ci si deve adeguare. Qui è avvenuto esattamente il contrario. Con danni quasi irreparabili. Non so se lei conosce i boschi di Calvello…


… ma il vecchio sindaco era tutto contento per il petrolio (vedi intervista a pranzo)…
Ahhh, «Perdona loro perché non sanno quello che fanno!». Aver autorizzato delle perforazioni in posti meravigliosi è un d-e-l-i-t-t- o, di cui qualcuno porta le responsabilità. E non è certo il vecchio sindaco.


Ma se ci sono tutti questi “delitti” in giro da decenni, come mai non viene mai condannato nessuno?
Io sono un garantista, e sarei cattivo se le rispondessi a tono: “Non poniamo limiti alla Provvidenza”. Ma sono garantista e non lo dico. Forse in tribunale c’è stato un intasamento di cose minute, e non si è avuta la possibilità di porre la giusta attenzione su certe cose. Ma chiarisco che ho grande stima e fiducia nella magistratura.


Nitti una volta disse: «Verranno le regioni e sarà la rovina del’Italia».
Guardi, io sono stato un regionalista. Nel primo ventennio, non perché ne facevo parte (tra l’altro ero all’opposizione), sono state fatte cose pregevoli, con poche competenze e con pochi soldi. Dal ventennio successivo, invece, sono aumentate le competenze e i soldi (una marea) a disposizione, ma paradossalmente è aumentata anche la povertà dei Lucani e l’emigrazione.


Viene da chiedere: e allora dove sono andati a finire tutti quei soldi?
Io direi che sono finiti in mille rivoli. Anche perché in Basilicata, al di là di un paio di famiglie politiche, ce ne sono dieci, quindici –toh- venti famiglie del mondo professionale e imprenditoriale. E’ un’analisi sommaria. Ma ecco perché dico che ci vuole una svolta vera, che porti a un sistema di democrazia radicata, continua. I sindaci -tranne qualche eccezione- qui in Basilicata sono degli eroi (anche se a Potenza condanno molti di quelli che ci sono stati).


La canzone che la rappresenta?
“A muso duro” di Pierangelo Bertoli.


Il libro?
“La Lunga Vita di Marianna Ucrìa” di Dacia Maraini.


Il film?

Non mi rappresenta, ma certo è molto attuale: “Il Gattopardo”.


Fra cent’anni cosa vorrebbe fosse scritto sulla sua lapide?
«Fu un uomo».


Qualcosa da aggiungere?
Sì. Proprio oggi ricorre l’anniversario della morte del giudice Falcone. Un grande uomo che non dobbiamo mai dimenticare. Io ero entrato in parlamento appena un mese prima.