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POTENZA – Un confronto articolato e di alto profilo giuridico sul nuovo reato di femminicidio ha animato oggi l’Aula Grippo del Palazzo di Giustizia di Potenza, in occasione del convegno dal titolo “Il reato di femminicidio. Inquadramento penale, prospettive applicative, nuovi risvolti civilistici e tecniche deontologiche”, promosso dall’Ordine degli Avvocati di Potenza,  dall’Unione Italiana Forense e dall'ufficio della Consigliera regionale di parità..

L’incontro, accreditato dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati con crediti formativi in materie ordinarie e deontologia, ha rappresentato uno dei primi momenti pubblici di studio e approfondimento sul nuovo articolo 577-bis del codice penale, che introduce il femminicidio come autonoma fattispecie di reato.

Ad aprire i lavori sono stati gli indirizzi di saluto del Prefetto di Potenza Michele Campanaro, del presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati Francesco Bonito Oliva, della presidente della sezione civile del Tribunale di Potenza Licia Tomay, della Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza Rossana Mignoli e della presidente di Telefono Donna Cinzia Marroccoli. L’introduzione è stata affidata ad Armando Dereviziis, presidente dell’Unione Italiana Forense – sezione di Potenza.

Tra gli interventi, quelli di Ivana Enrica Pipponzi, consigliera regionale di Parità della Basilicata, di Guglielmo Binetti, già consigliere dell’Ordine e componente del Cdd, di Sarah Masecchia, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Potenza, e di Valentina Rossi, giudice del Tribunale di Potenza. A moderare il dibattito Luca Lorenzo, coordinatore dell’Unione Forense Diritti Umani – sezione di Potenza.

Nel corso del convegno è stato sottolineato il valore storico e culturale della nuova norma, che per la prima volta nel codice penale italiano riconosce esplicitamente la donna come soggetto giuridico tutelato in quanto tale. Il femminicidio viene infatti qualificato come l’uccisione della donna “in quanto donna”, superando l’impostazione tradizionale dell’omicidio generico e ponendo al centro il tema degli stereotipi di genere e della violenza strutturale.

Un passaggio definito da più relatori come di “alta valenza culturale”, anche in attuazione degli obblighi assunti dall’Italia con la Convenzione di Istanbul. È stato ricordato come il nostro Paese sia tra i primi in ambito occidentale ad aver introdotto una fattispecie autonoma di femminicidio, con l’obiettivo non solo repressivo ma anche simbolico e preventivo.

Ampio spazio è stato dedicato alle prospettive applicative della norma e alle criticità interpretative che inevitabilmente accompagneranno la sua prima attuazione. Il confronto tra avvocatura e magistratura è stato indicato come essenziale per garantire un’applicazione coerente ed efficace della nuova disciplina.

Dal confronto è emersa la consapevolezza che l’introduzione del reato di femminicidio non esaurisce il tema della violenza di genere, ma rappresenta un passaggio fondamentale per rafforzare la tutela penale della donna e per affermare, anche sul piano normativo, un cambiamento culturale profondo.