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di Antonella Sabia

 

 

 

 

Si presenta così l’avvocato Nicodemo Gentile, presidente nazionale di Penelope, Associazione delle famiglie e degli amici delle persone scomparse: “Mi ritengo un uomo molto fortunato perché mi sono reso conto, nel tempo, che la mia attitudine di fondo sarebbe stata quella di occuparmi di qualcosa inerente i diritti umani, la giustizia. All'università ho conosciuto la periferia del mondo, l'avvocatura e poi il penale, quello duro, che ti porta tutti i giorni a confrontarti con le tragedie e le sciagure, da una parte o dall'altra della barricata. Sono fortunato perché comunque faccio qualcosa che avevo sempre sognato, è un motivo di soddisfazione perché anche se un lavoro ti impegna fisicamente e mentalmente, la passione diventa un valore aggiunto”.

Ai più giovani dice: Credeteci sempre e datevi degli obiettivi! Non tutti probabilmente verranno raggiunti come uno immaginava, ci vuole buona sorte, ma anche tanto studio, tanta dedizione e voglia di farcela”.

Una intensa, sincera e profonda intervista rilasciata ai giovani studenti del Liceo Scientifico Galilei, sempre nell’ambito del progetto “Galilei in Radio” che è possibile riascoltare su Spotify.

d - Come sta l'Associazione Penelope?

r - Penelope sta molto bene, è un'associazione in salute che sta vivendo un momento di grande espansione, crescita e riconoscimento, significa che stiamo lavorando con lo spirito di soldati del bene che da sempre ci contraddistingue. Siamo ben accetti di ricevere critiche, anche feroci, perché vogliamo migliorare e capire dove sbagliamo. Essendo un'associazione di volontariato fatta di uomini e donne di buona volontà, come tutti gli umani, possiamo compiere degli errori, in buona fede, che vanno rimessi in carreggiata. Siamo in un momento di grande entusiasmo e questo ci dà l'energia per essere sempre operativi su tutto il territorio nazionale.

d - Ha parlato di periferia del mondo, essere volontario di un'associazione è un po' assistere il dolore e se vogliamo cercare di dare una mano alla periferia della nostra società?

r - Dico sempre che noi dei Tribunali abbiamo un posto privilegiato, in prima fila, nel teatro della vita, soprattutto io che mi occupo di penale, ho sempre avuto un certo fiuto per situazioni più gravi da un punto di vista sociale e personale, tanto disagio, tante difficoltà e tanto dolore. Ho capito che il bene c'è, l'ho conosciuto, fa meno rumore del male e di tante situazioni che invece fanno clamore proprio perché sono piene di rumore. C’è una differenza tra il male e il bene: il male è rumore, il bene è suono. Tante persone ogni giorno riescono ad essere empatiche, che parola magica, dietro ogni professionista c'è sempre l'uomo, la persona, tolta la divisa, ognuno si confronta con la vita. Ho conosciuto l'Associazione nel 2009 per motivi professionali, mi sono confrontato con uno spaccato di dolore che costella il mondo della scomparsa, che ha iniziato ad interessarmi. Ho capito che c'era bisogno di approcci nuovi anche dal punto vista dell'investigazione, e dopo una serie di percorsi nel 2020 sono stato eletto presidente nazionale.

d - Ha parlato di uomo e professionista, ma in una associazione come Penelope serve più essere avvocato o essere uomo?

r - Secondo me, la fusione di entrambi. È diventato quasi un secondo lavoro perché occupa un bel po' di spazio della propria giornata, ci deve essere il giusto equilibrio tra testa e cuore perché questo particolare ambito del dolore, relativo alla scomparsa, impone anche un approccio umano ed emotivo importante che è quello di cui hanno bisogno i familiari. Nei momenti bui della scomparsa hanno bisogno di calore, di protezione, di sostegno umano. Chi vuole far parte di questo esercito del bene, non può chiudere la porta del cuore, anche se è un professionista. Ci sono casi in cui la toga non arrivi neanche a indossarla, ci sono delle scomparse che non diventano mai un processo, sono convinto quindi con cognizione di causa che il giusto equilibrio si raggiunge attraverso una fusione tra uomo e professionista.

d - Quanto un'associazione di volontariato può sostenere una persona a cambiare le sorti della nostra società e insegnare a mettersi dall'altra parte?

r - Il mondo del volontariato è una grande palestra, per poterla frequentare bisogna avere come faro quella parola magica, l'empatia, significa poter pensare, capire, ragionare che ci sono persone che possono essere emarginate dai circuiti della società. Come Penelope ci occupiamo esclusivamente di tutto ciò che è il mondo della scomparsa e delle conseguenze che un familiare deve vivere. Siamo nati da un’idea di Gildo e della famiglia Claps nel 2002, e nel nostro atto costitutivo c’erano 22 persone, dopo oltre 20 anni siamo presenti in tutte le regioni d'Italia. Lo zoccolo duro della nostra associazione è costituito da gente che questa Via Crucis la vive sulle sue spalle, cicatrici vive che ogni volta che aiutano qualcuno, iniziano a sanguinare. Ci sono ancora tanti familiari in bilico che vivono il buio della scomparsa, dove non c'è né vita né morte. Nell'associazione, inoltre, ci sono donne e uomini, spesso non più giovanissimi, eppure riescono a essere presenti, a dare una parola di conforto, anche con una semplice telefonata. La vicinanza, il calore, il pronto intervento: io ci credo nel volontariato, è una forma alternativa di essere persone per bene. E non basta, per essere persone per bene, non fare del male! Cerchiamo di mettere in pratica le parole di Madre Teresa che dice che Quello che facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma l’oceano senza quella goccia sarebbe più piccolo. Io ci credo tantissimo alla solidarietà, anche in un momento in cui sembra essere controcorrente e questo esempio deve essere talmente edificante e forte che deve far arrossire qualcuno che con enormi possibilità economiche e di mezzi, non riesce a fare grandi cose.

Giro per le scuole, ovviamente in maniera gratuita, parlo con questi ragazzi senza toga e cerco di portargli quei pezzi di verità e di vita reale. I giovani hanno bisogno di messaggi positivi, puliti, che siano aderenti al vero. È bello scoprire che i giovani sono molto meglio di quello che vengono descritti, trovi riscontro se ti poni in maniera leale verso di loro, e questo mi entusiasma molto.

(l’intervista integrale è ascoltabile al link https://open.spotify.com/episode/6tbJCTsXl0mE2Tv883bb6N)