GerardinaRomaniello
DIRITTO DI REPLICA - In riferimento agli articoli e agli interventi pubblicati dalla nostra testata nelle date dell’11/7/2015 (“Giustizia e dintorni: arrivederci in autunno” di Ivan Russo), 23/3/2016 (“Caso San Carlo e dintorni.

Troppe parentele in tribunale?” di Generoso Galina), 2/4/2016 (“Giustizia Chiacchierata. Il San Carlo, il Tribunale e ... le ” di Ivan Russo), 7/5/2016 (“Il Giudice e la : la polemica non trova <serenità>” di Generoso Galina), 25/6/2016 (“Il caso San Carlo e la La verità non può più aspettare” di Ivan Russo), 9/712016 (“Il Giudice e il : ” di Alessandro Singetta), 16/7/2016 (“” di Walter De Stradis), 30/7/2016 (“Tribunale di Potenza: aspettando Godot oppure settembre?” di Ivan Russo) e 24/9/2016 (“Non abbandonate il caso Romaniello” di Maurizio Spera), inerenti la registrazione (chiamata sui giornali “Controregistrazione”), a opera di una giornalista di altra testata, di una conversazione intervenuta tra costei, la dottoressa Gerardina Romaniello e il marito, il dr. Fausto Saponara del San Carlo, la stessa dottoressa Romaniello ha chiesto la rettifi ca delle notizie pubblicate, «alla luce di dati documentali medio tempore acquisiti, che dimostrano come la registrazione della conversazione e la sua successiva diffusione si collocano nell’ambito di un piano illecito fi nalizzato alla delegittimazione personale e professionale» della Romaniello stessa. Il magistrato attualmente in servizio a Salerno, ritiene infatti che la “ c o n t r o r e g i s t r a z i o n e ” in oggetto che la immortalerebbe, insieme al marito, nell’atto di discutere con la direttrice della testata (che poi l'ha effettivamente pubblicato) della diffusione del contenuto del famoso “audio shock” del dr. Cavone (relativo alla morte della signora Presta al San Carlo di Potenza) «fu preordinata e premeditata dalla giornalista e da un soggetto, all’ epoca imputato in un processo assegnato alla scrivente, che pose addosso alla stessa l’apparato di registrazione».


UN AUDIO “INTEGRALE”
La registrazione, riferisce il giudice, fu effettuata non per motivi di lavoro, «bensì all’esito di un incontro pianificato e realizzato con la partecipazione del medesimo imputato, che si servì della giornalista per accreditarsi falsamente, quale vittima di pregiudizi del magistrato che doveva giudicarlo. Tali circostanze possono essere affermate con assoluta certezza e sono documentate dall’ autoregistrazione effettuata dalla giornalista e dall’imputato, di cui al fi le audio in versione integrale, della durata di 3 ore, 31 minuti e 55 secondi, denominato” 16.7.2014WAV”, consegnato, per apparenti motivi di chiarezza dall’autrice della registrazione». A questo punto la Romaniello dà contezza di una serie di particolari, da lei estrapolati dall’ascolto della registrazione da lei citata, che testimonierebbero quanto detto fi nora, ovvero che la giornalista, inizialmente, era in compagnia di un uomo (manifestando anche il timore che il registratore potesse essere visibile o rumoroso o che – in attesa dell’arrivo degli interlocutori- la memoria non risultasse suffi ciente). Pertanto, la Romaniello sostiene che la registrazione fu effettuata nell’ interesse di più persone, tra cui lo stesso soggetto imputato «con artifi zi ed in modo clandestino, oltre che con inganno», poiché le era stato assicurato che il cellulare fosse spento e che la conversazione sarebbe rimasta riservata: «Nessuna ragione professionale o lavorativa sostenne la decisione di effettuare la registrazione». Secondo il giudice, infatti, la persona che lei indica come “imputato” –non appena appreso dalla cronista il contenuto della conversazione- si sarebbe lamentato della non corrispondenza del contenuto della stessa alle sue personali aspettative, ovvero quelle di «‘fuorviare’ il giudizio del magistrato sulla di lui persona».


«UNA REGISTRAZIONE MANIPOLATA E TAGLIATA»
Terminato il colloquio col giudice, riferisce la nota di rettifica, e trascorsi altri venti minuti, la giornalista si sarebbe accorta di avere ancora il telefono acceso, per cui, «la registrazione, effettuata nell’estate del 2014, fu manipolata nel tempo, in particolare nelle date dell’8 novembre 2015 e del 26 febbraio 2016, con la creazione di undici file audio, di contenuto coincidente con i titoli e gli articoli che saranno pubblicati» su altra testata dal 17/3/2016. La Romaniello riferisce che i fi le risultanti dalla manomissione furono poi masterizzati in un cd-rom, facendo sì che artatamente e in malafede uscisse sui giornali «una conversazione che sarebbe dovuta, invece, rimanere riservata e tutelata da segreto professionale», e, allo scopo di depistaggio, ne sarebbe stata anche digitalmente manipolata in un ulteriore fi le "immagine", la data di creazione: «La conversazione divulgata ed oggetto degli articoli di cui alla richiesta di rettifica è quella frutto dell’attività manipolatoria e riguarda la registrazione del solo colloquio della giornalista con la scrivente ed il dr. Saponara». Gli ulteriori colloqui, quello fra la giornalista, l’uomo che il giudice identifica come “l’imputato” e un altro fra gli stessi protagonisti ed altre persone, «furono cancellati, all’esito della manipolazione operata tra 1’8/11/2015 e il 26/2/2016, ad opera di più persone, al fine di nascondere le prove della preordinata e premeditata attività di delegittimazione, in danno della scrivente, e di occultarne i responsabili; così alterata, la registrazione fu pubblicata in violazione di ogni norma giuridica, persino deontologica». La Romaniello inoltre afferma che colui che definisce “l’imputato” (sul quale avrebbe espresso apprezzamenti negativi, bensì solo «a fronte del tentativo di inquinamento processuale» consumatosi) , che si sarebbe "servito" della giornalista, si era successivamente inserito nella campagna stampa derivante dalla pubblicazione della “contro registrazione”, occultando che sarebbe stato proprio lui a "commissionare" la registrazione della conversazione, atta, come spiegato, a «corrompere» il giudizio della Romaniello stessa. Il giudice ritiene inoltre che parte degli attori intervenuti sugli articoli susseguiti (fra giornalisti e commentatori vari), sarebbero stati portatori di interessi personali o comunque di vicinanza alla persona da lei descritta in questa rettifica. Le rettifiche che vengono da lei richieste al nostro giornale, specifica la Romaniello, sono «a tutela della propria immagine di magistrato e della propria carriera ultraventennale al servizio esclusivo dello Stato», poiché quanto pubblicato sarebbe «conseguenza di atti manipolati, di subdole manovre di delegittimazione, preordinate e pianificate per lungo tempo, di visioni del tutto parziali ed interessate, nell’ambito di un piano illecito attuato in modo violento ma grossolano (anche attraverso inedite, abnormi e reiterate violazioni di elementari principi deontologici che presiedono al corretto esercizio dell’attività giornalistica), rispetto al quale ulteriori elementi indiziari non interessano in questa sede».

 

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