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di Antonella Sabia

 

 

 

 

È presidente dell’ARCAT BASILICATA (Associazione Regionale dei Club Alcologici Territoriali) dal 2014, dopo l’esperienza a livello provinciale a Matera. Umberto Miriello ci ha raccontato qualcosa di più sull'associazione, toccando anche pezzi di vita ed esperienze personali legate all'alcol e altre devianze.

d: Di che cosa si occupa l’associazione sul territorio?

r: Stiamo parlando di un insieme di club sparsi su tutto il territorio regionale, circa 27 in Basilicata, ognuno dei quali costituito da un Servitore Insegnante e massimo 12 famiglie. I club sono delle autentiche comunità che si incontrano una volta a settimana per qualche ora, fanno capo all’AICAT (Associazione Italiana dei Club Alcologici Territoriali) e al WACAT (Associazione Mondiale dei CAT), nati da un'idea del professor Vladimir Hudolin, neurologo, psichiatra e docente universitario jugoslavo esperto mondiale sui problemi alcol-correlati. Hudolin parlava dell’alcolismo non come una malattia bensì un comportamento, uno stile di vita, introducendo i principi della terapia familiare sistemica.

d: Come sono composti questi club? Chi può aderire?

r: Fino a qualche tempo fa, si potevano avere 10 famiglie con problemi di alcol e due con altre complessità, come la dipendenza dal gioco d’azzardo, droga ecc. Oggi invece i club sono aperti a tutti, anche a persone sole che possono venire accompagnate, creando di fatto una famiglia solidale, per mettersi in gioco, dare supporto a chi ha più bisogno, ma anche creare nuove relazioni. Nei nostri club non si viene solo per smettere di bere, ma in generale per migliorare la qualità della vita.

Visto che in pochi ne parlano, ho iniziato anche a trattare il tema dei nostri ragazzi, spesso giovanissimi e già schiavi della cocaina, che negli ultimi tempi è diventata di uso frequente, poiché tra le meno costose: la “neve bianca” ha preso il sopravvento, un po’ come successe negli anni '90 con l’eroina, ed è bene porre una grande attenzione su questo fenomeno.

d: Si sente spesso parlare di giovani e giovanissimi, maschi e femmine, ubriachi fino a stare male. C'è qualche fattore scatenante che li induce a lasciarsi andare e perdere il controllo?

r: Non sempre c’è un perché, e nemmeno c’è una predisposizione. Posso parlare della mia esperienza, sono sobrio da 15 anni, ma negli anni '90, per quattro anni circa, sono stato anche tossicodipendente. Ho smesso per mia volontà e senza andare in comunità. Allo stesso tempo, però, sono stato per 22 anni nell’alcolismo pesante.

d: Nella sua esperienza, cosa l'ha portata ad avvicinarsi a droghe e alcol?

r: Ero un ragazzo abbastanza timido, per esempio, quando andavo in discoteca difficilmente ballavo, vuoi per i pregiudizi o per timore di sentirmi osservato. Mi rifugiavo quindi nei bar, e con l'alcol diventavo disinibito, l’alcol mi dava la “forza”, andando a modificare totalmente la mia personalità. A lungo andare ovviamente diventa un problema, e non sto parlando solo di problemi fisici (cirrosi, tumori al pancreas ecc), ma proprio del dolore e della distruzione che si porta all’interno delle famiglie: molto spesso ne soffre più chi sta intorno che la persona stessa.

d: Ha detto che ne è uscito da solo, è stato spinto da una motivazione forte?

r: Per quanto riguarda la droga sì, ne sono uscito da solo. Fino al 2008 ho comunque continuato a bere, ma da quel momento in poi ho tolto anche il vizio delle sigarette, non gioco nemmeno più la schedina da due euro, sono diventato sobrio a 360°. Dopo la morte di mio padre decisi di andare nella comunità di Chiaromonte e dopo 45 giorni, ho iniziato a fare dei corsi di sensibilizzazione, ho iniziato a dedicarmi al volontariato, perché mi sono reso conto che negli anni ho fatto soffrire tante persone.

d: Dedicarsi agli altri è diventata quindi anche una forma di riscatto sociale?

r: Esattamente, infatti l’ARCAT è un’associazione di volontariato senza scopo di lucro. Sono diventato Servitore Insegnante dopo aver seguito un corso di sensibilizzazione di 52 ore sui problemi alcol-correlati e complessi, sempre basati sul metodo Hudolin.

d: Collaborate con Scuole, mondo dello sport, ma anche con le Istituzioni?

r: Scendiamo spesso nelle piazze, anche supportando altre realtà, e in quell’occasione raccontiamo e spieghiamo quello che facciamo e le problematiche correlate all’alcolismo. Aprile, per esempio, è il mese per la prevenzione nazionale sull’alcol e sicuramente ci saranno diversi eventi in programma. Nel 2018 siamo riusciti ad organizzare a Matera il Congresso Nazionale AICAT, che ha visto arrivare oltre 900 persone da tutta Italia, istituzioni nazionali, medici di fama internazionale. Sono stato inoltre in alcune scuole in qualità di Presidente Regionale, in occasione di alcune assemblee di istituto e ho parlato proprio ai giovani, di alcol e bullismo che molto spesso è correlato e abbiamo avuto un ottimo riscontro. Spesso si tende ad invitare e ospitare gente proveniente da San Patrignano, perché è una realtà più conosciuta, quando invece si hanno delle associazioni locali che si occupano ugualmente di devianze. In generale, bisogna raggiungere una mentalità tale che ti porta a lottare contro le dipendenze, penso che prima di cambiare stile di vita, bisogna cambiare la cultura. Molto spesso anche quando si fa un uso moderato delle cose si potrebbe finire nel problematico. Bisogna sempre fare sensibilizzazione e informazione su questi temi, in particolare, sottolineando che l’alcol è una sostanza tossica, anche se legale, che può far male anche in piccole quantità.