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La commedia all’italiana, che ci ha tenuto compagnia nelle sale cinematografiche durante la prima repubblica, ha quasi sempre un risvolto tragico, non fai in tempo a ridere che la tristezza ti stringe il cuore. Fantozzi, il ragioniere impersonato da Paolo Villaggio nel film del 1975 diretto da Luciano Salce, nella notte di San Silvestro assiste sconvolto al fracassarsi della sua umile bianchina nell’impatto con la cucina lanciata da una finestra.

        Questo rito ormai desueto di salutare l’anno nuovo liberandosi dai vecchi oggetti bombardandoli sulla strada, fa capolino mentre provo a tratteggiare un consuntivo dell’agricoltura lucana. Purtroppo si salva ben poco. Con buona pace del dottor Vittorio Restaino, a cui rinnoviamo tutta la nostra stima, il Piano di Sviluppo Rurale ha continuato a fare acqua da tutte le parti; non si può andare avanti con una sommatoria raffazzonata di misure sconnesse. Si ignorano i territori con le loro specificità e le loro potenzialità.

        Il Consorzio di Bonifica, nato male e cresciuto peggio, andrebbe semplicemente soppresso riorganizzando agili entità locali vicine ai fruitori dei servizi i quali dovrebbero essere i veri padroni dell’associazione consortile. C’è da chiedersi che ci stanno a fare in questo sbrindellato baraccone i rappresentanti delle organizzazioni agricole.

        Per carità di patria ci fermiamo, ma i lanci fantozziani di capodanno potrebbero continuare per un bel po’; non possiamo però ignorare che alla rabbia degli agricoltori a causa delle devastazioni provocate dai cinghiali fanno riscontro i balbettii dell’ente regione e la beata incoscienza degli ambiti territoriali di caccia e delle lobby ambientaliste.

Se si è persa l’abitudine di gettare allo scoccare della mezzanotte la roba vecchia nella strada, ancora si inviano le letterine alla Befana e a Babbo Natale con la speranza di essere esauditi. Anche la nostra agricoltura avrebbe le sue istanze e alcuni desideri che meriterebbero di essere presi in considerazione quanto meno dai due venerabili vecchietti portatori di regali, dal momento che tutti gli altri hanno dimostrato una assoluta e sorda indifferenza.

        Innanzi tutto intervenire per il riequilibrio tra le varie zone della regione smettendola di interessarsi soltanto alla costa jonica e alla fascia tra il Bradano e l’Ofanto. Andrebbe assicurata la massima attenzione e data la necessaria priorità alla montagna e all’alta collina. Alcune righe della letterina andrebbero dedicate alle pratiche di multifunzionalità e di interdisciplinarietà privilegiando le varie espressioni di agricoltura sociale con l’impegno di recuperare nella maniera più idonea anche i piccolissimi appezzamenti. Gli istituti agrari giorno dopo giorno sono abbandonati al loro destino dimenticando che nelle loro aule, nei loro laboratori, nei loro campi sperimentali si costruisce il futuro della Lucania. C’è da passarsi la mano sulla coscienza e chiedersi perché nessuno ci ha fatto caso e ha reagito alla chiusura del convitto della sede di Lagopesole. Il CREA di Bella è un ottimo luogo dove si fa ricerca però non appassiona più di tanto i nostri politici probabilmente perché non deve dar conto alle conventicole della Regione bensì al Ministero. Meriterebbero di essere presi in considerazione i tecnici dell’agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione, soprattutto coloro che operano nelle realtà condannate all’abbandono.

        Cara Befana e caro Babbo Natale, non dimenticatevi di regalarci un nuovo assessore, sono mesi che ne siamo privi. Però cercatene uno buono e non come gli ultimi esemplari che abbiamo conosciuto, altrimenti rischia di fare la stessa fine della bianchina del povero ragionier Fantozzi.

Mimmo Guaragna