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di Walter De Stradis

 

 

 

 

La settimana scorsa è stato siglato nella Sala dell’Arco del Palazzo di Città, il contratto attraverso il quale il Comune concede in uso all’Avis di Potenza i locali che ospitavano gli uffici comunali di via Nitti.

Incredibilmente rassomigliante all’attore Will Patton, Anthony Clementi (il nome di battesimo si deve al “periodo americano” dei suoi genitori) è il Presidente cittadino dell’Associazione Italiani Volontari del Sangue.

d: Prima di Pasqua è dunque arrivato questo “dono” del Comune, considerate le ben note traversie che l’Avis di Potenza ha vissuto proprio per problemi legati alla sede…

r: Sì, vorrei però precisare che ci sarà un canone di locazione, quello previsto per le associazioni di terzo settore. Si può dire quindi che, sin dal suo insediamento, questo Comune (nella persona del sindaco, degli assessori, ma anche di alcuni dipendenti municipali assai disponibili) ci ha “donato” soprattutto la sua attenzione, visto che l’operazione è stata lunga e faticosa. Abbiamo risolto un bel problema, dato che ultimamente si operava con la consapevolezza di doversi trovare un’altra casa.

d: A scanso di ogni possibile equivoco: il canone sarà direttamente a carico dell’Avis questa volta?

r: Sì, a carico dell’Avis comunale. Credo che per fine maggio ultimeremo le operazioni di trasloco necessarie a trasferirci nella nuova sede e ad abbandonare la vecchia, di proprietà dell’Ater, sita in via Volontari del Sangue. In merito a quest’ultima, avevamo provato a chiedere una rinegoziazione del contratto di locazione (prevedendo anche un minor numero di metri quadrati da usare), e l’applicazione delle condizioni previste per le associazioni del terzo settore, ma non è stato possibile.

d: La nuova casa dell’Avis comporterà anche un nuovo corso per l’associazione? In questi anni si sono lette sui giornali anche notizie controverse…

r: Indubbiamente. Come capita anche nelle migliori famiglie, e nelle migliori associazioni, qualche anno fa l’Avis veniva da un periodo, in effetti, controverso. C’erano delle diatribe tra Avis regionale e comunale; una commistione di problemi associativi e anche personali, che rischiava di protrarsi a lungo. Tempo dopo c’è stata la mia nomina –tra parentesi, non mi sarei mai sognato di fare il Presidente, essendo un semplice donatore dall’età di diciotto anni- poiché mi era stato chiesto di dare un contributo. Ho pensato quindi di metterci una pietra sopra, su qualsivoglia controversia passata, perché non facevano bene all’Avis ed erano soprattutto senza soluzioni. Per questi motivi, la svolta c’è già da cinque anni: ci occupiamo esclusivamente di promozione della donazione e della donazione del sangue stessa. Il tutto avviene, a livello associativo, in uno spirito di grande condivisione e partecipazione corale, anche collaborando con altre associazioni.

d: Quali sono i vostri rapporti col sistema sanitario locale?

r: Di base ci sono dei protocolli d’intesa tra l’ospedale San Carlo e l’Avis regionale, a cui si attengono la sezione comunale di Potenza e tutte le altre consorelle sul territorio: noi facciamo in modo di garantire il fabbisogno, ordinario e quotidiano, di sangue, in riferimento sia alle sale operatorie sia ai malati cronici (leucemici, talassemici…). Non bisogna però creare né eccedenze né mancanze. Un’associazione come la nostra serve anche e soprattutto per gestire le emergenze: quando l’Avis regionale segnala l’urgente richiesta di dieci sacche di sangue “0” negativo, o magari di piastrine, noi abbiamo un gruppo di donatori abituali al quale sappiamo di poter attingere, servendoci anche di un database che ci dice chi è in condizione di donare in quel momento. Poi, chiaramente, ci sono le donazioni periodiche ordinarie, organizzate e regolarizzate dalla nostra segreteria, anche tramite le “famose” telefonate ai soci (sorride). Pensi che solo a Potenza ci sono più di duemila e duecento donatori.

d: Donare, per sua stessa definizione, implica non aspettarsi nulla in cambio, ma prendiamo lei: da volontario che non percepisce emolumenti, cosa ha avuto, in ritorno, dall’Avis?

r: La bellezza e la meraviglia di una donazione gratuita e anonima.

Se dovesse fare uno spot?

r: C’è già quello storico, con quell’attore (Glauco Onorato, tra l’altro celebre voce di Bud Spencer – ndr), che sulle scale di un centro prelievi incontra un ragazzo che gli chiede dove si va a donare il sangue: entrambi scoprono successivamente di averlo fatto “per Mario”, amico del giovane, ma del tutto sconosciuto a quell’altro. E’ questa la meraviglia di una donazione anonima, un atto che nessuno conosce. La ricompensa? Il sorriso del medico o del volontario Avis, che magari poi ti offre la colazione. Oggi, in questi tempi di Pandemia, in cui si usano molto i social, a fini promozionali magari pubblichiamo online la foto di gruppi –organizzati- di persone venute a donare, come l’AS Volley Santa Maria, ad esempio.

d: La Pandemia, appunto: i Potentini hanno continuato a donare?

r: Assolutamente sì, e in totale sicurezza. Anche perché la donazione era una delle attività d’urgenza consentite anche durante il Lockdown. Dico sempre che io stesso il Lockdown non l’ho vissuto: sono stato solo una domenica a casa, perché ogni giorno mi recavo in sede. Si faceva via social o al telefono tutto ciò che non si poteva fare in presenza. In quel periodo abbiamo allacciato rapporti con le più disparate associazioni e/o gruppi organizzati, e hanno collaborato tutti. Pensi che nel primo anno di Covid abbiamo avuto soltanto trenta donazioni in meno rispetto all’anno precedente. Oggi invece vanno addirittura aumentando.

d: C’è qualche storia particolare, non solamente legata al Covid, che l’ha segnata?

r: Mi piace quando vengono a donare i gruppi familiari, ma di storie ce ne sarebbero tante. Recentemente avevamo allestito uno stand ai mercatini natalizi della villa di Santa Maria. Lo scopo era quello di fare “proseliti”, ma alcune risposte ci hanno lasciati di stucco. Una ragazza ci ha detto “Vi conosco, vi conosco, perché io USUFRUISCO delle vostre donazioni” e una famiglia, addirittura, ci ha mostrato un pargolo dicendo “Lui non ci sarebbe, senza di voi!”. Bellissimo.

d: La politica ha mai cercato di penetrare nell’Avis? C’è chi cerca di ottenere visibilità personale entrando nell’Avis?

r: Mmm… no. Magari qualcuno in passato, dopo essersi speso in Avis ha poi voluto –legittimamente- vivere la sua storia politica. Ma la politica è totalmente al di fuori della nostra organizzazione.

d: Quindi riuscite a gestire senza essere sotto la consueta “spada di Damocle” di chi ha il potere di chiudere i rubinetti.

r: Ribadisco la nostra estraneità alla politica, altrimenti forse non avremmo avuto tutti quei problemi legati alla sede… (sorride). Nel corso della Pandemia, certo, abbiamo rivolto alcuni inviti al Sindaco e ai consiglieri, e coloro che sono venuti a donare –e sono diversi- lo hanno fatto singolarmente e senza squilli di trombe. Hanno avuto questa sensibilità e rispetto nei confronti del nostro lavoro.

d: Come giudica invece la “tenuta” del sistema sanitario regionale di fronte al Covid? Ultimamente abbiamo anche scoperto che Governatore e l’ex assessore al ramo non si stimavano…e nel mezzo c’erano i cittadini.

r: (Sorride in silenzio).

d: Ha la faccia di chi vorrebbe dire tante cose.

r: Beh, quel battibecco politico, parlando da semplice cittadino, non è stato bello a vedersi. Magari è apprezzabile che non se le siano mandate a dire, ma certo risulta sconfortante scoprire il clima col quale si sono gestiti due anni di Pandemia. Da ignorante in materia, mi chiedo perché non si sia realizzata una struttura permanente, dedicata a gestire questa e altre eventuali urgenze; non è bello osservare ancora la “provvisorietà” con cui si opera alle famose tende “del Qatar”, in cui tanti disagi vengono attenuati dalla presenza costante di associazioni di volontariato. Anzi, mi chiedo: cosa sarebbe stato senza questi volontari? C’è L’Avo (Associazione Volontari Ospedalieri – ndr), ci sono gli Scout, la Protezione civile…Con tutti i loro limiti, queste persone hanno addolcito l’accoglienza e contribuito all’organizzazione.

d: Se potesse prendere Bardi sottobraccio, cosa gli direbbe?

r: (Altro sorriso) Che arriva un momento in cui bisogna essere operativi, pratici, concreti. Basta diatribe. Basta chiacchiere. Basta finire sui giornali con accuse reciproche. E’ un momento gravissimo, e non solo per la Pandemia (c’è la Sata che va a rotoli, ci sono le conseguenze della Guerra…). C’è bisogno di un’operazione di rilancio. Ci sono troppe famiglie con situazioni di grave disagio sociale e, in tutto questo, fa malissimo leggere di litigi per poltrone e cariche. E’ una cosa che offende la dignità delle povere persone. Nei supermercati, gli scaffali con i prodotti in offerta sono perennemente vuoti. Ci sono attività che chiudono di continuo e altre che tirano a stento, ma solo perché sono a conduzione familiare. E leggere di litigi politici è davvero mortificante.

d: Il film che la rappresenta?

r: “C’era una volta in America”.

d: Il libro?

r: “Narciso e Boccadoro”, di Herman Hesse.

d: La canzone?

r: “Povera patria”, e “E ti vengo a cercare” del compianto Battiato.

d: Mettiamo che fra cent’anni all’Avis di Potenza scoprano una targa a suo nome, cosa le piacerebbe ci fosse scritto?

r: «Anthony Celementi: un amico».