de_stradis_e_miglionico.jpgdi Walter De Stradis

 

 

 

Durante il Lockdown del 2020, si è messo a pensare ai personaggi lucani illustri e la mano ha dato seguito a quelle riflessioni, trasferendole sul foglio da disegno. Dopo essere stati una mostra, i “Ritratti di Basilicata” di Michele Miglionico -già sindaco di Satriano di Lucania e attualmente presidente del Gal “PerCorsi”- sono diventati un libro coi testi dell’associazione “Cosmopolites”.

d: Perché un libro di “ritratti lucani”?

r: E’ una cosa nata durante il primo Lockdown. Dopo lo smart working e le faccende di famiglia, dedicavo del tempo a una mia vecchia passione giovanile, quella del disegno, che avevo interrotto. All’inizio non pensavo a una pubblicazione, semplicemente ho rubato dei fogli Fabriano 4 alle mie figlie, e mi sono messo all’opera con pennarelli indelebili molto semplici, di diverse dimensioni. Così ho iniziato a disegnare i volti di personaggi lucani, o di persone illustri che avevano avuto a che fare con la Basilicata, di volta in volta con una sensibilità diversa. Quando ho disegnato Rocco Scotellaro, per esempio, stavo pensando ai giovani sindaci lucani (come lo ero stato io un tempo), che stavano affrontando la tragedia della Pandemia. Posso testimoniare che a Satriano, per esempio, i cittadini non si sono mai sentiti abbandonati, in forza di un rapporto che si può instaurare solo col sindaco di un piccolo comune.

d: Aiutiamoci dunque con gli spunti che ci possono fornire alcuni dei personaggi ritratti nel libro. Vedo che c’è Carlo Alianello, autore del famoso romanzo “L’eredità della priora”, divenuto negli anni Settanta anche un telefilm, con le musiche di Eugenio Bennato. In regione si parla spesso, a sproposito o meno, di uno “spirito dei briganti” che è andato perduto…

r: Il discorso è complesso, perché se si intende il brigante come figura rivoluzionaria violenta, è un concetto che non mi appartiene. Preferisco pensare al brigante come alla figura di chi non ci sta, colui che vuole difendere la propria terra e le proprie radici –come fu all’epoca- in un processo di trasformazione culturale non condiviso. A me non piace l’idea di essere soltanto “contro”, perché credo si debba proporre anche delle alternative. Ho l’impressione che a volte sia più facile lamentarsi e basta, mentre se ci pensiamo le cose positive ci sono, una su tutte i progressi nel turismo.

d: Secondo lei qual è la più grossa ingiustizia alla quale è sottoposto il Lucano al giorno d’oggi?

r: Ingiustizie vere e proprie non ne vedo. Nelle attività di programmazione e di sviluppo non sempre si è agito con oculatezza, questo sì, ma non parlerei di ingiustizie.

d: Emilio Colombo: lei lo ritrae con una testa bella grossa. Sovente nelle interviste ci viene citato ancora come “modello politico” lucano da seguire. Verrebbe da chiedersi: possibile che siamo rimasti ancora a Colombo? Che non ce ne siano di nuovi?

r: Beh, forse dipende dalle numerose cariche pubbliche che ha avuto e per il periodo storico nel quale ha operato, un periodo in cui sono state realizzate infrastrutture che hanno fatto uscire la Basilicata dall’isolamento del “paese”. Tuttavia, oggi le infrastrutture culturali sono importanti al pari, se non di più, di quelle culturali, e quindi in effetti verrebbe da individuare un diverso riferimento politico.

d: E allora mi dica qual è, secondo lei, un altro personaggio rappresentativo della politica recente…

r: Beh, difficile non pensare –o esserne addirittura orgogliosi- a Roberto Speranza, che sta interpretando il ruolo di Ministro della Salute con efficacia e sobrietà.

d: Però nel suo libro di ritratti non c’è. Non l’ha ispirata.

r: No, infatti, non so perché (ride). Forse perché era il primo Lockdwon, ed era troppo presto per valutarlo. Oggi ritengo che la Facoltà di Medicina sia un grande risultato e che a lungo andare la Storia tributerà un giusto riconoscimento per tutti coloro che si sono battuti per questa opportunità per i giovani lucani (e non solo).

d: Sto guardando il suo ritratto di Carlo Levi, autore di “Cristo si è fermato a Eboli”. Oggi verrebbe forse da dire “Cristo si è fermato a Sicignano” (per i lavori stradali infiniti).

r: (Sorride) Parlo spesso con imprenditori che lamentano difficoltà sia nell’import che nell’export di materiali e forniture. Anche se ci sono zone della Basilicata un po’ più fortunate –in tema di viabilità- rispetto alle zone interne…

d: Il tema del giorno è la possibilità che Amazon crei uno stabilimento in Basilicata. Si è parlato di Tito o Melfi, ma il candidato sindaco Gianni Pittella ha messo sul piatto anche la sua Lauria. Lei avrebbe una zona da proporre?

r: Non mi appassiona il discorso del “dove”. Temo stia diventando una “guerra tra poveri”.

d: La notizia è piombata in piena campagna elettorale.

r: Evvabbè, ma questo è campanilismo sterile. Io mi preoccuperei di verificare innanzitutto che la notizia data dall’uscente assessore Cupparo abbia un fondamento, e poi di fare in modo che Amazon scelga effettivamente la Basilicata, fra le possibilità offerte dal Sud. Questo è ciò che conta davvero. Bisogna lavorare tutti in questa direzione. Prenda la Fiat: all’epoca qualcuno era scettico sulla possibilità che degli operai si sorbissero un’ora e mezzo di pullman all’andata, e altrettante al ritorno. Eppure molti dal mio paese, Satriano, vanno a Melfi, così come tanti altri dal Marmo-Melandro o dalla Val D’Agri. Ne consegue che il bisogno del lavoro in Basilicata è grandissimo. Pertanto, cerchiamo di non sprecare le occasioni: c’è il rischio che a litigare troppo questi di Amazon si stanchino e cambino idea.

d: Nel suo libro ci sono molti personaggi del cinema (Coppola, Wertmuller, Pasolini…): le dimissioni dell’assessore Cupparo, al momento in cui parliamo, sembrano quasi un film “giallo”.

r: Non è questione di chi va via e di chi verrà al suo posto. Tantomeno mi permetto di dare giudizi sull’operato di chicchesia. Ma a me spaventa il VUOTO, creatosi in un momento difficile, in cui si è ancora in fase di programmazione e si cerca di capire come spendere le risorse che arriveranno. Anzi, per citare ciò che diceva l’altro giorno a Brienza un responsabile lucano di un istituto bancario, la parola “spendere” mette paura, meglio sempre parlare di “investire”. Questo momento di fermo, pertanto, a me fa paura, perché rischiamo di perdere tempo prezioso nella pianificazione degli investimenti.

d: Specie in questo momento, allora, se potesse prendere Bardi sottobraccio, cosa gli direbbe?

r: Appunto di accelerare. I tempi morti nella politica sono come le fasi di studio su un malato: studiare è importante, ma nel frattempo la malattia va avanti, e a volte le terapie individuate si rivelano tardive.

d: Lei ha ritratto anche Mango, veniamo dunque alla musica. Sarà mai possibile creare in Basilicata un grande evento stile “Notte della Taranta” o prima ancora, come sostengono in molti, bisogna pensare alle infrastrutture (che non ci sono)?

r: Con me sfonda una porta aperta. Da sindaco diedi vita al “Lucania Etno Folk”: sottoponemmo l’idea all’allora governatore De Filippo che si mostrò interessato, e coinvolgemmo subito Eugenio Bennato che aveva fatto tutta una ricerca sulla tarantella. Quel festival crebbe molto, e subito. Tuttavia, in poco tempo ci scontrammo con questo “malessere interno”: le risorse pubbliche da investire nella Cultura te le fanno sempre passare come un lusso, un “di più”. Questa cosa non la digerisco. Come Comune, infatti, non avevamo le risorse utili a far diventare quel Festival qualcosa di grande e stabile, e alla fine i contributi assegnati divennero via via sempre più irrisori. E allora io mi chiedo: perché la Puglia ci riesce e noi no? E pensare che noi non abbiamo nulla da invidiare -come patrimonio antropologico e musicale- ma evidentemente non si è capaci, non si comprende che la musica, intesa come attrattore, va sostenuta.

d: Il film che la rappresenta?

r: Non credo ce ne sia uno in particolare.

d: La canzone?

r: Adoro Pierangelo Bertoli, e quindi direi senz’altro “A muso duro”.

d: Il Libro?

r: Ultimamente mi ha molto preso il libro di Barack Obama.

d: Fra cent'anni cosa le piacerebbe ci fosse scritto sulla sua lapide?

r: «Innamorato di questa terra e di questo popolo».