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di Walter De Stradis

 

Fresca di riconferma, Incoronata “Tina” Zacometti, è la Presidente (locuzione scelta da lei) dell’Ordine dei Medici Veterinari della Provincia di Potenza.

Ha la voce bassa e roca, e i modi spigliati.

D: L’ordine dei veterinari, rispetto ad altri, è un po’ meno noto …

R: …e vengono dette anche molte cose improprie. I veterinari vengono visti solo come “i medici degli animali”, laddove invece ci occupiamo di un po’ di tutto, a partire dall’alimentazione (dell’uomo): latte, formaggi, sicurezza alimentare. E invece, come accennavo, nel “confronto” coi medici la gente ci sminuisce sempre. E purtroppo si è visto anche a livello nazionale. Come le dicevo, invece c’è un’ampia branca della veterinaria che si occupa esclusivamente di sicurezza alimentare, nella quale l’animale manco lo si vede. Ci si occupa di caseifici, salumifici…

D: C’è chi dice anche che imparando ad amare gli animali, si finisce con l’amare sempre meno le persone.

R: Beh, certe volte succede! (Ride) Purtroppo, a guardare anche ciò che succede oggi nel Mondo, il peggior animale è spesso l’Uomo. Un errore però che non bisognerebbe mai commettere è quello di “umanizzare” l’animale: trattare e tenere un cane come un “figlio”, mettendolo a tavola o altre cose del genere, è un discorso egoistico, che non fa bene all’animale stesso. Peggio ancora quando lo si tratta come un giocattolino, cioè come una cosa che quando non ti piace più, la butti in mezzo a una strada.

D: Che spessore ha in Basilicata il fenomeno dell’abbandono degli animali, i cani in particolare?

Fortunatamente non credo sia presente in larga misura. Però c’è. Un collega mi ha recentemente raccontato di aver trovato dei “pinscher”, caratteristici cani da appartamento, abbandonati nel bosco: si sono fatti accarezzare, cosa che di solito non avviene con i randagi. Erano quindi stati abbandonati da qualcuno.

D: Per un giovane che si vuole laureare e intraprendere questa professione ci sono sbocchi qui da noi?

R: Gli sbocchi, quelli buoni, sono nel sistema sanitario pubblico (a breve dovrebbe esserci un ricambio attraverso alcuni pensionamenti). Per quanto riguarda i piccoli animali ci sono strutture ben organizzate nel privato. Sulla zootecnia, seguita da liberi professionisti, abbiamo qualche difficoltà -oggi la veterinaria sembra concentrarsi più che altro sui piccoli animali- ma ci sono giovani colleghi che si stanno dando molto da fare.

D: Lei come presidente dei veterinari ha avuto la possibilità di incontrare Bardi o gli assessori?

R: Ho mandato delle email per la questione Covid (sicurezza e tamponi), e adesso scriverò a proposito delle vaccinazioni, perché noi siamo sanitari a tutti gli effetti, e soprattutto non ci siamo mai fermati.

D: Chi legge, in maniera semplicistica, potrebbe obiettare: “Vabè, voi avete a che fare con gli animali”.

R: Noi siamo soprattutto a contatto con I PROPRIETARI degli animali: chi lavora in ambulatorio vede tot cani e tot padroni, certe volte più i secondi dei primi. Se il padrone mi mantiene il cane, la vacca o la pecora durante una qualsiasi operazione, il discorso “distanziamento” diventa relativo. E infatti ci sono stati colleghi che hanno contratto il Covid -fortunatamente- con sintomi lievi, ma c’è stato anche un collega, il dottor Angelo Bochicchio (direttore UOC Area C del Dipartimento Igiene delle produzioni zootecniche all’Asp -ndr) , che purtroppo non ce l’ha fatta (la voce si incrina – ndr). Aveva contratto il virus sul lavoro, essendo andato a prendere parte alla commissione di un concorso...

D: Quindi dicevate di quella mail…

R: …sì, l’ho mandata alla Regione in quanto tale e alla Task Force. Tuttavia, forse per gli impegni e tutto il resto…

D: …non vi hanno risposto.

R: Non ci hanno risposto. Ne approfitto allora per sollecitare la possibile e futura vaccinazione dei colleghi! Loro vanno sul territorio e –come scrivevo nella mail- oltre a essere un possibile bersaglio del virus, possono essere loro stessi fonte di contagio per proprietari e allevatori. Finora sono stati inseriti nell’elenco del personale da vaccinare esclusivamente i veterinari dipendenti del SSN (hanno avuto il tampone e a breve, credo, saranno vaccinati, se non lo sono stati già)…

D: Quindi il suo appello è a favore dei veterinari che lavorano come privati.

R: Sì, i liberi professionisti. Che sono tanti.

D: Passiamo a tutt'altra questione. In Basilicata da anni c’è l’"invasione" dei cinghiali. C’è chi propone di creare un “indotto”, relativo alla macellazione e la commercializzazione di carne da cinghiale, come avviene nel Centro Italia.

R: Io non sono per la caccia, ma in effetti quella potrebbe essere un’opportunità, a fronte di un’invasione che può distruggere animali, persone (cinghiali sono stati visti a Potenza, a Sant’Antonio La Macchia) e raccolti. Inoltre, a quanto ci risulta dagli esami che facciamo in Associazione Allevatori, la macellazione del cinghiale già c’è.

D: E perché l’invasione non si riesce ad arginare?

R: Credo sia una questione politica. Non saprei dire se c’è incapacità o mancanza di volontà, so che il discorso caccia spesso va a cozzare con quello dell’anti-caccia… e poi bisognerebbe vedere chi dovrebbe gestire certe cose, perché ci vogliono i macelli adatti, così come quelli che catturano gli animali…Ci sono state delle associazioni di categoria che avevano messo in piedi un buon progetto, ma poi non è andato a buon fine.

D: C’è poi questa storia, quasi una fiaba d’altri tempi, della lupa “randagia” che ritorna a Potenza. Alcuni hanno puntato il dito contro una presunta “sporcizia” del capoluogo…

R: No, non è quello. La lupa probabilmente è “scesa” fin qui poiché, dopo essersi staccata dal branco, ha trovato una zona sua, che riteneva sicura. I lupi in genere non sono attratti dai cassonetti. Il problema è che il locale Ordine dei Veterinari non è stato contattato, come dovrebbe essere sempre quando si tratta di animali: ci sono colleghi specializzati in ambito animali selvatici, ma non sono stati minimamente tenuti in considerazione! Senza nulla togliere al collega di Salerno, ma pareva fosse l’unico che si intendesse di certe cose, e invece non è vero, perché le professionalità qui ce l’abbiamo. Io l’ho saputo dai giornali.

D: Ma è pericolosa questa lupa?

R: Se è da sola e incontra lei, se ne scappa. Ma è altrettanto chiaro che se in qualche modo si sente aggredita, reagisce. Essendo al di fuori del suo branco, si sente disorientata.

D: Forse la più bella immagine di fine anno è stata quel branco di cani in giro per Potenza, che poi si sono andati a “sedere” sul monumento al Leone cittadino, quasi come se sapessero…

R: (Ride) Sì, proprio su quel Leone che, poverino, è stato spostato diverse volte! Alcuni di quei cani molto probabilmente erano randagi sfuggiti alla cattura di routine, mentre altri, i più piccoli, quelli un pochino più “birbanti”, a mio avviso erano cani padronali abbandonati. E qui torniamo al discorso del cane preso come “giocattolo”.