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Compita, con la voce squillante e la parlantina sciolta, Stefania D’Ottavio, giovane imprenditrice, è uno dei componenti della giunta “young e tinta di rosa” del neo sindaco del capoluogo Mario Guarente. Le sue deleghe sono quanto mai cruciali: attività produttive, centro storico e cultura.

L’incontriamo all’indomani dell’ufficializzazione dell’incarico.

 

 

Come giustifica la sua esistenza?

 

La risposta è un po’ complessa. Mi ritengo un principio dell’umanità, un tutt’uno con essa. Sembrerà pure un vecchio adagio, ma credo davvero che ognuno di noi rappresenti il pezzo di un puzzle che, a sua volta, va a formare un disegno più grande. Affronto ogni obiettivo non con la presunzione di dover per forza lasciare un segno, bensì solo per l’impegno profuso nell’accettazione di una sfida. Questa mia visione non è tanto calata o dipesa da una credenza religiosa, ma alchemica.

 

Mi viene da dire, alchemicamente, che per arrivare all’oro, o per trasformare la città in oro, bisogna prima trovare la Pietra Filosofale. Dunque da dove arriva?

 

La Pietra Filosofale viene generata dall’attrito. Vogliamo parlare di politica? Tutti hanno un’idea, ad essere precisi non credo che manchino a nessuno, ma ciò spesso non comporta LA CAPACITÀ di realizzarle. Io lo attribuisco alla scarsa comunicazione con i cittadini. Se la città, dunque, è un puzzle, direi che sono venuti a mancare proprio i tasselli dei cittadini. Per questa ragione io le ho parlato poc’anzi dell’attrito, poiché da esso si genera il fuoco, e il fuoco porta all’oro.

 

Qual è, dunque, l’errore da non commettere, quello che consentirà di non “bruciarvi”?

 

Imparare a dire di no. Il no che arriva, tuttavia, deve essere autenticamente giustificato. Non esiste l’amico o il parente, bisogna affibbiare un diniego a tutto ciò che, pur essendo una buona idea di partenza, non può avere effetti benefici se calato in questa realtà.

 

 

Alla pubblicazione della notizia della nuova Giunta comunale sui social, tra i commenti più frequenti ce ne sono molti del tipo: “ma questi che esperienza hanno???”.

 

Nella mia campagna elettorale è stato per me molto facile portare avanti le tematiche connesse alla piccola e media impresa, anche perché ne faccio parte. In merito alle attività produttive, inoltre, è stato altrettanto semplice parlare di centro storico perché io ci vivo, faccio la spesa e, fino all’altro giorno, mi sono lamentata come qualsiasi altro residente. 

La cultura, invece, l’ho voluta fortemente perché per creare un salotto nel centro storico c’è bisogno di un cuore pulsante che, non a caso, è proprio quello della cultura.

 

Cultura e attività produttive, dunque, secondo lei sono collegate?

 

Certo. Se porto la cultura nella città, concentrandomi principalmente sul centro storico (così come, peraltro, è stato fatto finora), facilitando anche le attività produttive con un servizio di trasporti efficiente e un sistema di parcheggi adeguato, a quel punto le persone saranno incentivate di più a spendere. Il centro storico, tuttavia, è fatto anche dai residenti, dunque credo che ognuno di loro sarebbe positivamente sorpreso dalla creazione di ciò che mi piace definire un “salotto elegante”, così com’era un tempo.

 

La cultura, all’interno di questo salotto, può significare anche lavoro?

 

Perché non dovrebbe. Se si lavora davvero sugli eventi culturali pensando di rilanciarli in maniera qualificata, be’, allora necessariamente questa operazione si trasforma in lavoro. Ci sono dei settori della cultura che devono essere affidati necessariamente agli esperti del settore, pertanto è evidente che si tratta di lavoro.

 

 

Al di là dell’aspetto produttivo, le si ritiene un’esperta di cultura?

 

Non mi ritengo un’esperta, sono acculturata, ma questo non c’entra nulla. Il vero assessorato parte nel momento in cui dalla cultura possono scaturire importanti azioni, come il ripristino del decoro urbano o la riqualificazione di qualche area, e ciò può avvenire solo mediante l’apporto di specialisti. L’errore che si è commesso, negli anni, è proprio quello di SENTIRSI ESPERTI, per questa ragione la cultura deve e può creare lavoro. E’ mia intenzione scegliere attività culturali che producano lavoro, anche se non voglio cambiare “il taglio”: finora si è lavorato bene, associazioni comprese. Immagino però una Cultura che non cessa con “l’evento” in sé.

 

Pertanto se dovesse tirare un orecchio a Falotico per quanto riguarda la gestione della cultura, per cosa lo farebbe?

 

Come cittadina non mi viene da dire nulla. Non riesco a comprendere, tuttavia, anche se non è certo una tirata d’orecchio, come mai qui non funzioni la pubblicità. Ad esempio, il 28 ci sarà la Traviata e in quanti davvero lo sanno? Magari in tanti, ma non tutti. Ho una vita molto dinamica con un’attività privata e due bambini piccoli, quindi mi capita raramente di andare a passeggiare in via Pretoria. Magari non sono al corrente delle tante attività del Centro (che sono tantissime), ma se la vita è già così frenetica non devo certo essere io a dover cercare l’informazione, ma è lei che deve giungere a me. Be’, forse è proprio questo che non ha funzionato. Non so se ciò dipende dalla mancanza di soldi o da altro: dovrò valutarlo.

 

Ha già avuto modo di parlare con Falotico?

 

Ancora no ma, se dovesse capitare, ne sarò lieta.

 

Attività produttive: De Luca aveva già cercato di iniziare una politica di detassazione per le attività del Centro.

 

Sì, a tal proposito ho una notizia fresca fresca. Mi hanno già lasciato le carte, devo solo studiarle e firmarle, pertanto questa politica di detassazione dovrebbe partire di qui a qualche giorno e riguarderà tutte le attività del centro storico. Non è certo una cosa da niente, si tratta di un avviso pubblico, rivolto alle imprese concernenti attività artigianali e commerciali ubicate in centro storico, che fa riferimento alla concessione di contributi relativi alla Tari, vale a dire la spazzatura, e alla Cosap, ossia il canone di occupazione di suolo pubblico. Ci tengo, inoltre, a smentire con piacere la vox populi secondo la quale gli uffici comunali non funzionano. Sono stupefatta dalla pazienza e dalla competenza di tutti i funzionari che lavorano all’interno dell’unità attività produttive e di quella della cultura. È vero che c’è stata una scrematura durante la guida di De Luca, ma al momento registro una qualità grandissima.

 

Dunque non rotolerà nessuna testa con il cambio dell’amministrazione?

 

Assolutamente no, anzi spero davvero che restino, è questa la cosa che mi spaventa di più.

 

C’è qualcos’altro che la spaventa di questo incarico?

 

Trovare di fronte un insormontabile “no” legato ad una questione legale, a un cavillo o ad una concessione che non è possibile ottenere. Mi spaventano molto i gangli della burocrazia. È vero che una norma dev’essere interpretata, ma fino a che punto? Noi dobbiamo essere responsabili di ogni azione. Ad esempio, mi piacerebbe molto riportare il mercato nel centro storico, ma abbiamo tutti i requisiti per farlo, nonostante i cittadini lo chiedano a gran voce? Prima non eravamo sottoposti a tutte queste leggi, anche perché vi assicuro che oggi per mettere delle bancarelle di prodotti alimentari si devono rispettare una serie di requisiti. L’intoppo, purtroppo, è sempre dietro l’angolo.

 

C’è da rivitalizzare anche il mercatino dell’usato?

 

Io preferirei parlare di mercato dell’antiquariato, ma certo va migliorato. Il popolo potentino è particolarmente legato al fascino dell’antiquariato, ma ce n’è davvero in questo mercatino? La domanda da porsi è questa. Non ho nulla contro i giornaletti o l’orecchino venduto dall’ambulante, ma certo non è antiquariato. Tanti anni fa c’era, e sarebbe bello richiamare quei venditori proponendogli qualcosa di interessante.

 

Il ritorno degli uffici nel centro storico. C’è la possibilità che ciò accada davvero?

 

Se sono andati via significa che possono anche ritornare. Molto di quello che manca a Potenza è qualcosa che c’era e che si è perso.

 

 

Potenza è regredita?

 

Per molti aspetti Potenza è regredita, tantissimo. Certamente ci sono dei luoghi che, invece, hanno avuto grande successo, come il parco di Poggio Tre Galli che, un tempo, era popolato dagli spacciatori. L’idea di togliere il brutto con il bello (uno dei punti di Guarente in campagna elettorale) riesce anche a calamitare intorno la presenza delle persone. E lo spacciatore cambia strada.

 

…Mi viene una battuta: la nave del Serpentone, dunque, dovrebbe essere piena di farabutti!

 

Io mi chiedo come abbiano potuto convincere Enric Miralles, un artista di fama internazionale, a piantare la sua opera proprio lì. Interveniamo. Dovrebbe essere un’attrazione culturale! Tuttavia se si lavora bene con le associazioni, quella stessa nave può diventare un qualcosa di straordinario.

 

 

Parlando di cultura, a volte si ha la percezione che in questa città gli ambiti culturali siano un po’ blindati, quasi esclusivi. Le risulta?

 

Questa è la caratteristica della nostra città, ma un po' del Sud in genere. Qui c’è la famosa frase, “sono sempre gli stessi”. Bene: tutto questo deve cambiare, ma ciò non significa togliere l’opportunità a chi l’ha sempre avuta, bensì concederla anche agli altri. Se fino ad ora si è lavorato bene non si deve certo operare per sottrazione, bensì per aggiunta, specialmente delle associazioni culturali valide. Ben venga la competizione culturale. Voglio citare Troisi: ricomincio da tre, non da uno. Ma devo arrivare a cento.

 

 

Se potesse prendere sotto braccio il governatore Bardi, cosa gli direbbe?

 

Non l’ho mai conosciuto personalmente, ma per come me ne hanno parlato, nutro un grande rispetto. Più che domandargli qualcosa, lo ascolterei e cercherei di comprendere qual è la sua direzione, anche perché mi dà l’idea di essere una persona molto saggia. Farei più domande all’assessore alle attività produttive, anche lui uomo di grande esperienza, cercando di capire quali sono i programmi e quanti soldi ci sono a disposizione. (sorride, ndr)

 

La canzone che la rappresenta?

 

Mi viene in mente “Fotoromanza” della Nannini, la ascoltavo insieme a mio padre in macchina.

 

Il film?

 

“Opera senza autore”.

 

Il libro?

 

Ne leggo tanti, ma forse quello che mi è piaciuto di più da ragazza è “Oceano Mare” di Baricco.

 

Tra cent’anni cosa vorrebbe fosse scritto sulla sua lapide?

 

Non vorrei una lapide. Mi piacerebbe, tuttavia, che a scrivere qualcosa per me fosse una persona che mi ha amato tanto in vita. In questo momento mi vengono in mente i miei figli, anche se nella vita non si può mai dire...